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Full text of "Numeri, Atomi e Alambicchi. Donne e Scienza in Piemonte dal 1840 al 1960 a cura di Erika Luciano e Clara Silvia Roero"

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NUMERI, ATOMI 
E ALAMBICCHI 

DONNE E SCIENZA IN PIEMONTE 

DAL 1840 AL I960 


a cura di 
Erika Luciano e 
Clara Silvia Roero 


CENTRO STUDI E DOCUMENTAZIONE 

PENSIERO FEMMINILE 


Questo volume offre un affresco, al femminile, 
della cultura e della ricerca in Piemonte nei vari 
rami delle scienze matematiche, fisiche, chimi- 
che e naturali, comprensive, queste ultime, della 
botanica e dell’agraria, della zoologia e dell’an- 
tropologia, e delle scienze della terra (geologia, 
paleontologia, mineralogia, ...) attraverso 115 
profili biografico-scientifici di laureate e ricerca- 
trici che hanno operato prevalentemente nella 
Facoltà di Scienze MFN dell’Ateneo torinese dal 
1 840 agli anni sessanta del Novecento. 

Nel caleidoscopio dei loro percorsi scientifici e 
umani si ravvisano alcuni leitmotif ricorrenti: la 
cospicua presenza nell’ambito della ricerca nella 
didattica disciplinare: un’attività certo non spo- 
radica, né occidua; l’impegno profuso in attività 
sociali, sorto talora da sofferte vicende personali, 
talaltra dalla consapevolezza etica del mestiere di 
docente, ed infine il ricorrente incontro di ‘cop- 
pie speciali’ che hanno lavorato gomito a gomi- 
to, coppie unite nella vita scientifica oltre che 
in quella famigliare: Grace Chisholm e Will H. 
Young, Maria Cibrario e Silvio Cinquini, Gia- 
cinta Andruetto e Arnaldo Corio, Lucia Rossi ed 
Enrico Tortonese, Maria Sacchi e Luigi Casale, 
Ada Balzanelli e Renato Ascoli, Rosina Corner- 
ei e Pietro Zuffardi. Accanto a questi sodalizi si 
ricordano nel volume alcune figure femminili 
che, pur non svolgendo attività di ricerca, hanno 
saputo creare un clima di serena affettuosità, di 
fondamentale importanza per consentire ai loro 
famigliari di dedicarsi interamente agli studi. 



ERIKA LUCIANO - CALRA SILVIA ROERO NUMERI, ATOMI E ALAMBICCHI 



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(NUMERI, ATOMI 
ALAMBICCHI 

DONNE E SCIENZA IN PIEMONTE 
DAL 1840 AL 1960 

Parte I 


a cura di 

Erika Luciano e Clara Silvia Roero 

. 


Donne del Piemonte 

Collana diretta da Aida Ribero 



CENTRO STUDI E DOCUMENTAZIONE 

PENSIERO FEMMINILE 



Numeri , Atomi 
e Alambicchi 

Donne e Scienza in Piemonte 
dal 1840 al I960 

Parte I 


a cura di 

Erika Luciano e Clara Silvia Roero 


Erika Luciano, 

allieva di Roero dalla tesi di laurea (2003), ha conseguito nel 2008 il dottorato di ricerca 
in Matematica presso l’Università di Torino, con una tesi storica sull’interazione fra l’attività 
di ricerca e l’insegnamento negli scritti di Analisi infinitesimale del celebre matematico 
Giuseppe Peano. Attualmente assegnista di ricerca sull’opera scientifica di Peano presso il 
medesimo Ateneo, si è occupata in particolare dell’avviamento alla ricerca di giovani studen- 
tesse sotto la direzione di Peano. 

Clara Silvia Roero 

è professore ordinario di Storia delle Matematiche all’Università di Torino ed è dal 2000 
Presidente della Società Italiana di Storia delle Matematiche. Autrice di numerosi articoli e 
volumi sulla matematica antica e moderna, sulla storia dell’analisi e del calcolo delle proba- 
bilità e sulle scienze matematiche e fisiche in Piemonte dal Cinquecento al Novecento, ha 
curato in anni recenti una storia della Facoltà di Scienze MFN di Torino e alcuni cd-rom e 
saggi sull’opera scientifica di G. Peano e sui rapporti da lui instaurati con le insegnanti delle 
Conferenze Matematiche Torinesi. 


© 2008 CENTRO STUDI E DOCUMENTAZIONE 
PENSIERO FEMMINILE 
C.so Re Umberto 40 - 10128 Torino 
tei. 011 0868581 - email: info@pensierofemminile.org 
www.pensierofemminile.org 


Donne del Piemonte — 6 

Numeri, Atomi e Alambicchi 

Donne e Scienza in Piemonte dal 1840 al 1960. 

a cura di Erika Luciano e Clara Silvia Roero 

Pubblicazione realizzata grazie al 
contributo della Regione Piemonte 


Progetto grafico: Vanessa Cucco 
Stampa: Stampatre, Torino 


Prefazione 


In questo libro si intende tracciare un affresco, al femminile, della cultura e della 
ricerca in Piemonte nei vari rami delle scienze matematiche, fisiche, chimiche e naturali, 
comprensive, queste ultime, della botanica e dell’agraria, della zoologia e dell’antropolo- 
gia, delle scienze della terra (geologia, paleontologia, mineralogia ecc.), attraverso profili 
biografico-scientifici che coprono l’arco temporale dal 1840, con l’inglese Ada Augusta 
Byron, all’anno 1960, data di laurea alla quale ci siamo volutamente arrestate. 

Abbiamo scelto quale base di partenza gli Annuari dell’Università di Torino, dai quali 
abbiamo ricavato le giovani donne iscritte all’Università, dapprima come semplici udita- 
ci, e poi come vere e proprie studentesse, che si sono laureate nelle Facoltà scientifiche. 
Ancora dagli Annuari abbiamo desunto le prime notizie relative alle assistenti volontarie, 
incaricate, ..., alle prime docenti e alle ricercatrici che hanno collaborato negli Istituti 
universitari, cercando di ricostruire attraverso la loro carriera e le loro pubblicazioni il 
percorso scientifico del loro operato. In questo primo stadio ci siamo proposte di condur- 
re accurate indagini negli archivi storici dell’Università e delle Accademie delle Scienze 
e di Agricoltura, nelle Biblioteche dei Dipartimenti universitari della Facoltà di Scienze 
MFN di Torino e su riviste scientifiche nazionali e internazionali, al fine di evidenziare i 
numerosi risultati e i contributi originali ottenuti dalle donne tra la fine dell’Ottocento e 
la prima metà del Novecento, nel capoluogo subalpino. 

Attraverso i profili biografici, redatti grazie anche ad alcune interviste che ci sono state 
gentilmente concesse dalle stesse “protagoniste”, sono emerse le scuole e i laboratori uni- 
versitari che videro le nostre ricercatrici operare attivamente per il progresso della scienza e 
del suo insegnamento. Questo complesso e variegato mondo universitario ha permesso da 
un lato di segnalare gli obiettivi raggiunti, dall’altro di evidenziare alcuni cambi di percorso 
e abbandoni; interessanti risvolti sociologici, didattici e umani; differenti dinamiche di 
confronto nei singoli contesti disciplinari; e infine ci ha indotto a indagare la dialettica dei 
rapporti intrecciati con i Maestri, con gli altri collaboratori, con i direttori e i colleghi. 

Per limiti di spazio, in questa Prefazione, desideriamo sottolineare solo un caso parti- 
colarmente singolare per il ribaltamento di ruoli che si verificò a Fisica e che nelle parole 
di Alberta Marzari Chiesa, che ce l’ha raccontato, è sintetizzabile nell’ossimoro: Ricer- 
catori donne e tecnici osservatori uomini: il Gruppo Lastre a Fisica (V. De Alfaro in Roero 
1999, t. 1, pp. 207-208): 

«Nella prima metà del 1900, fino alla seconda guerra mondiale, l’attività di ricerca in 
fisica a Torino era molto limitata. Si conducevano accurate ricerche di fisica classica ma 
nessuno si occupava di fisica moderna. Non c’è stato niente di paragonabile a quello che 
nello stesso periodo avveniva a Roma. Vittorio de Alfaro scrive in proposito: 


Prefazione 


“[...] per la fisica in generale il divario rispetto all’Istituto di Roma, dove si faceva 
davvero fisica, rendeva più evidente questa situazione di stagnazione. Testimoni del 
periodo qui descritto mi hanno assicurato che, a parte gli insegnamenti di Persico, non 
c’era stimolo ad interessarsi di fisica.” 

Finita la guerra, non appena l’istituto di corso Massimo d’Azeglio fu di nuovo agibile, 
iniziarono invece una serie di attività nuove: venne costruito il laboratorio del sincro- 
trone, si facevano misure sulla radiazione cosmica nel laboratorio della Testa Grigia a 
Plateau Rosà e si portavano avanti con molto successo ricerche di fìsica teorica. 

Fra queste attività, una venne guidata da una donna (Carola Maria Garelli) e la cosa 
ancora più straordinaria è che il gruppo che a lei faceva capo era un gruppo di sole donne 
che tale rimase per parecchio tempo. 

All’Istituto di Fisica nel 1948 era arrivato Gleb Wataghin, fisico teorico-sperimenta- 
le, pieno di entusiasmo e molto aperto verso le moderne teorie fisiche, ben inserito nel 
movimento mondiale che dette vita alla fisica quantistica e delle particelle. Era di ritorno 
dal Brasile, dove si era rifugiato durante la guerra e dove aveva avviato molte attività di 
ricerca. 

Nel 1952 con lui si laurearono due brillanti studentesse: Anna Debenedetti e Maria 
Vigone, su argomenti di fisica delle particelle: un mondo all’epoca completamente nuo- 
vo, almeno a Torino. Gleb Wataghin era un grande trascinatore, capace di comunicare 
curiosità ed entusiasmo: ritornò dagli Stati Uniti con un pacco di emulsioni nucleari 
esposte ai raggi cosmici e chiese alle due neo laureate di esaminarle al microscopio. Le 
emulsioni nucleari erano in quel momento largamente usate come rivelatore di particelle 
e l’unica sorgente di particelle di alta energia (> 1 GeV) era costituita dai raggi cosmici. 
Le emulsioni nucleari sono essenzialmente pellicole fotografiche (cristalli di AgBr in una 
matrice di gelatina) arricchite di argento: quando vengono attraversate da una particella 
carica, questa cede parte della sua energia ai cristalli rendendoli sviluppabili (immagine 
latente). Lo sviluppo riduce ad Ag metallico l’argento di alcuni cristalli di modo che, 
lungo il percorso della particella, si avranno dei grani di argento di diametro = 0,5 pm, 
tanto più fitti quanto più la particella è ionizzante. Al microscopio è così possibile osser- 
vare (e misurare) la traccia lasciata dalla particella. Se una particella interagisce o decade 
in altre particelle cariche, si vede una traccia finire e dare luogo ad altre tracce. Pacchi di 
emulsioni venivano mandati, mediante palloni riempiti di idrogeno, nelle zone più alte 
dell’atmosfera (a circa 30 km da terra) in modo da poter osservare i raggi cosmici “prima- 
ri”, ovvero i raggi cosmici che, non avendo ancora interagito con i nuclei dell’atmosfera, 
avevano energia più alta. Le emulsioni portate da Gleb Wataghin furono osservate dalle 
due neolaureate: in esse vennero trovate alcune interazioni di particelle relativistiche e i 
risultati furono pubblicati sul “Nuovo Cimento”. L’articolo si intitola Sui jets di mesoni 
nelle emulsioni nucleari ed è firmato da G. Bertolino, A. Debenedetti, G. Lovera e M. 
Vigone (Nuovo Cimento, 10, 1953, p. 991). 

Il lavoro andò così bene che venne voglia a tutti di continuare: a Gleb Wataghin che 
era interessato soprattutto alla parte teorica, a Romolo Deaglio che vedeva in queste 
ricerche un futuro per l’Istituto di Fisica e alle due neolaureate che erano entusiaste di 
poter continuare a sperimentare nella fisica delle particelle. Maria Vigone e Anna De- 
benedetti erano però troppo giovani e ancora inesperte per formare un gruppo da sole. 


Prefazione 


e d’altra parte i professori erano troppo impegnati in altre ricerche: Romolo Deaglio 
pensò allora che C.M. Garelli fosse la persona indicata per guidare il gruppo: aveva già 
qualche anno di esperienza e aveva le capacità di guidare un gruppo di ricerca. Si formò 
così questo gruppo di sole donne (nel 1953 si era unita anche Lucia Tallone), che lavorò 
ai massimi livelli delle ricerche dell’epoca in fisica delle particelle, e produsse risultati 
importanti sulle proprietà dei mesoni pesanti e degli iperoni. Nel 1953, 1954 e 1955 
furono lanciati palloni con pacchi di emulsioni nucleari, che vennero sviluppate a Bri- 
stol (con la collaborazione di Anna Debenedetti e Maria Vigone che furono mandate in 
quel laboratorio anche per raffinare le tecniche di misura delle emulsioni) ma vennero 
analizzate completamente nel laboratorio di Torino. In quegli anni i fisici di quattro sedi 
universitarie, fra cui Torino, avevano fatto nascere l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare 
(INFN), con l’intento di promuovere ricerche nel campo della fisica nucleare e delle 
particelle. Con i finanziamenti dell’INFN fu possibile attrezzare un buon laboratorio e 
assumere dei tecnici per l’osservazione sistematica delle emulsioni. Il particolare curioso 
è che a Torino, a differenza di tutte le altre sedi dove i tecnici “osservatori” erano donne, 
furono assunti per lo più osservatori uomini. La situazione era quindi doppiamente ano- 
mala: ricercatori donne e osservatori uomini. 

Le ricerche, che riguardavano le proprietà delle particelle elementari e la ricerca di 
interazioni di particelle di altissima energia, vennero condotte in modo completamente 
autonomo dalle “ragazze”: i 12 lavori pubblicati dal 1954 al 1956 portano le firme di A. 
Debenedetti, C.M. Garelli, L. Tallone e M. Vigone, e solo un paio di lavori, riguardanti 
la ricerca di jets di altissima energia, sono firmati anche da Gleb Wataghin. Il gruppo era 
apprezzato in tutta Italia e all’estero, tanto che fu premiato nel 1956 dalla Società Italia- 
na di Fisica. D’altra parte Edoardo Arnaldi nella relazione sulla fisica in Italia nel primo 
dopoguerra cita le ricerche di C.M. Garelli e delle sue collaboratrici fra quelle importanti 
e innovative: 

“Il risveglio dell’interesse per la fisica era però anche più generale. A Torino G. Monta- 
lenti e L. Radicati (1947) si aggiungevano a C.M. Garelli e G. Lovera (1943) [...]” 
“Anche a Torino le cose si muovevano, sia al Politecnico che all’Università. Il ritorno 
di Gleb Wataghin dal Brasile nel 1949 ebbe certamente un’influenza sulle nuove leve, 
fra le quali ricordiamo [...] A. Debenedetti, T. Regge, M. Vigone (1953), B. Bosco, 

G. Ghigo e L. Tallone (1954).” 

Anche Richard Dalitz, un fisico teorico di Oxford famoso per le sue ricerche sulla 
fisica delle particelle, cita le ricerche del gruppo di Torino: 

“In emulsion, thè 2' particle proved rather elusive at first since its decay can be ob- 
served only in flight, thè 2 undergoing nuclear absorption after coming to rest in 
emulsion. However, a fortunate event recorded by Debenedetti, Garelli, Tallone and 
Vigone (1954) in which thè jr secondary was emitted backwards from decay in flight 
and was sufficiently slow to come to rest, provided a finn identification of thè charged 
secondary. The mass estimate for thè primary 2' particle [...] . From this determination 
it appears that thè 2' particle is about 16 electron mass heavier than thè 2 t particle.” 


Prefazione 


Furono osservati decadimenti di mesoni K in tre particelle cariche (i cosiddetti de- 
cadimenti t), uno dei primi esempi di decadimento in volo di un iperone carico (quello 
citato da Dalitz) e alcuni esempi di produzione associata. Erano veramente passi impor- 
tanti nella neonata fisica sperimentale delle particelle! Il gruppo di Torino studiò anche la 
composizione dei raggi cosmici primari, in particolare la percentuale di elementi leggeri 
(Li, Be, B), connessa con l’età dei raggi cosmici e quindi con la loro origine. Anche 
questo era uno studio all’avanguardia: i risultati ottenuti a Torino furono tra i primi a 
indicare una significativa percentuale di elementi leggeri. 

Naturalmente non mancavano commenti ironici: c’era chi chiamava “pollaio” il re- 
parto lastre (così veniva chiamato il laboratorio di questo gruppo), e chi si preoccupava 
di cosa sarebbe diventato il gruppo quando le “ragazze” avessero superato i 50 anni... 
Viceversa il gruppo non solo non si sfasciò, ma andò via via ingrandendosi e altre donne 
ne fecero parte: Rosanna Cester e Brunilde Quassiati dal 1957, e in seguito Maria Itala 
Ferrerò e poi la sottoscritta e Giuseppina Rinaudo, per citare solo quelle che iniziaro- 
no l’attività prima del ’60. Quel gruppo, che rimase di sole donne fino al 1958, seppe 
evolvere cambiando tecnica e modo di lavorare ed ebbe un ruolo importantissimo nella 
formazione dei fisici sperimentali di Torino che si occupavano di fisica delle particelle 
elementari. Alla fine degli anni ’50 il gruppo si attrezzò per analizzare film di camere a 
bolle, poco dopo iniziò a usare, per l’analisi dei dati, calcolatori elettronici e, quando fu 
evidente che per raggiungere le precisioni richieste per verificare la teoria erano necessarie 
statistiche non raggiungibili in un solo laboratorio, entrò a far parte di collaborazioni 
europee e mondiali. 

Adesso, dopo tanto tempo, le cose sono cambiate: sono state introdotte tecniche 
completamente diverse e le attività si sono diversificate, ma non c’è dubbio che tutta l’at- 
tività sperimentale torinese nella fisica delle alte energie ha avuto origine da quel gruppo 
di donne.» 

Nel caleidoscopio dei percorsi scientifici e umani delle ricercatrici piemontesi che ope- 
rarono nella Facoltà di Scienze MFN si ravvisano alcuni leitmotif ricorrenti: la cospicua 
presenza nell’ambito della ricerca nella didattica disciplinare: un’attività certo non spo- 
radica, né occidua; l’impegno profuso in attività sociali, sorto talora da sofferte vicende 
personali, talaltra dalla consapevolezza etica del mestiere di docente, e infine il ricorrente 
incontro di coppie “speciali” che hanno lavorato gomito a gomito, coppie unite nella vita 
scientifica oltre che in quella famigliare: Grace Chisholm e William Henri Young, Maria 
Cibrario e Silvio Cinquini, Giacinta Andruetto e Arnaldo Corio, Lucia Rossi ed Enrico 
Tortonese, Maria Sacchi e Luigi Casale, Ada Balzanelli e Renato Ascoli. 

Accanto a questi sodalizi ci piace ricordare alcune figure femminili che, pur non 
svolgendo attività di ricerca, hanno saputo creare intorno ai loro compagni un clima di 
serena affettuosità, di fondamentale importanza per consentire loro di dedicarsi intera- 
mente agli studi. Sono donne che, come Carola Crosio e Domenica Angiola Gili, mogli 
rispettivamente di Giuseppe Peano e di Cataldo Agostinelli, hanno condiviso successi e 
sconfitte dei loro compagni, talora sacrificando le proprie inclinazioni personali e in certi 
casi persino la loro carriera. Accanto a queste figure, ricche di un carisma silenzioso e 
umile, ricordiamo quella di Laura Badini Confalonieri, moglie di Gustavo Colonnetti, al 
suo fianco negli anni difficili dell’esilio in Svizzera e poi in quelli della ricostruzione. Dal 


Prefazione 


carteggio dei coniugi Colonnetti emerge l’instancabile energia con cui, insieme, si sono 
prodigati a favore degli studenti colpiti dalla guerra: 

«Mamma ed io, insediati ormai definitivamente nei saloni del Consiglio delle Ricerche 
facciamo la vita dei perfetti funzionari [...] Oramai tutte le famiglie dei prigionieri 
sanno di trovare in lei un conforto, e gli studenti di qui ricorrono a lei come facevano 
quelli di Losanna, con la stessa fiducia e la stessa riconoscenza. La notorietà del suo 
ufficio ha ormai varcati tutti i confini. Basti dire che ci sono stati dei prigionieri in 
Germania che hanno scritto alle loro famiglie di rivolgersi ad una signora che a Roma 
si occupa di loro; e le famiglie cercano fin che la trovano; e le scrivono da tutti i paesi 
dell’Italia liberata! 

Tutte le domeniche mattina c’è adunanza del Comitato Assistenza agli Universitari 
ed io lavoro con quei ragazzi. Ora abbiamo deciso l’apertura di una sala studio per 
gli studenti sinistrati della facoltà di Scienze, Medicina e Ingegneria, ed a gran stento 
raccogliamo libri, dispense, ma quanto tempo e quanta fatica di vuole per riuscir cosi 
poco! Papà lavora, lavora, lavora.» 1 


Ringraziamenti 

Al termine del nostro operato, che si presenta come un atlante delle studiose di scien- 
za in Piemonte dal 1840 al 1960, desideriamo esprimere il nostro più vivo ringraziamen- 
to alle amiche e agli amici che hanno collaborato alla stesura dei profili di Antropolo- 
gia, Botanica, Chimica, Fisica, Informatica, Matematica, Scienze della Terra e Zoologia, 
come Valeria Babini, Paola Covoni, Rosa Boano, Rosanna Caramiello, Francesca Turco, 
Alberta Marzari Chiesa, Vittorio de Alfaro, Ezio Menichetti, Carla Taricco, Simonetta 
Ronchi della Rocca, Giuseppe di Domenico, Margherita Bongiovanni, Elena Ferrerò, 
Bruna Merlino e C. Sertorio. 

Naturalmente siamo inoltre affettuosamente debitrici alle studiose che ci hanno con- 
cesso interviste sul loro percorso scientifico e umano, fra cui Fulvia Skof, Elisa Gallo, 
Bruna Griseri, Alberta Marzari Chiesa, Marinella Angela, Olimpia Cambino, Rosarina 
Carpignano e Liliana Zappi. Un grazie di cuore va anche al personale delle biblioteche 
dei Dipartimenti universitari, delle Accademie e delle Istituzioni cittadine che hanno 
agevolato il nostro lavoro con la loro generosa disponibilità, come Paola Novaria, Franco 
Bessone, Laura Garbolino, Alessandra Fenoglio, Renata Santoro e Alessandra Leone. De- 
sideriamo infine ringraziare Sergio Duca e Luca Morelli per la pazienza e la condivisione 
del nostro faticoso operato, reso più piacevole dalla loro ironia. 

Erika Luciano e Clara Silvia Roero 


1 Gustavo Colonnetti ai figli, 16 marzo 1945 e Laura Colonnetti ai figli, 28 marzo 1945 in Laura 
e Gustavo. Scritti di persone che li ricordano con nostalgia e affetto a cura di Ecomuseo Velia Elvo-Sera, 
Pollone, Leone & Griffa, 2000. Cfr. anche L. Badini Confalonieri e G. Colonnetti, Carissimi figlioli 
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Clara Silvia Roero, Peano e l’altra metà del cielo, in C.S. Roero (a cura di), Giuseppe Peano 
Matematica, Cultura e Società, Cuneo, L’Artistica Savigliano, 2001, pp. 60-77; trad. ingl. 
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Sara Sesti, Liliana Moro, Donne di Scienza: 50 Biografie dall’antichità al duemila, Milano, 
Pristem, Eieusi, Università Bocconi, 1999. 


Bibliografia essenziale 


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Sara Sesti, Nobel negati alle donne di scienza. Mostra, Torino, Galleria del Nuovo Romano, 
2008. 

Raffaella Simili (a cura di), Scienza a due voci, Firenze, Olschki, 2006. 

E.C. Smith, Some notable women ofi Science, Nature, 127, 1931, pp. 976-977. 

D. Spender (a cura di), Feminists Theorists, London, 1983. 

Fran^oise Thébaud (a cura di), Il Novecento, in Georges Duby, Michelle Perrot, Storia delle 
Donne in Occidente, Bari, Laterza, 1992. 

Tommaso Vallauri, Storia delle Università degli studi del Piemonte, 3 voli., Torino, Stamperia 
Reale 1846. 

Nicolas Witkowski, Troppo belle per il Nobel. La metà femminile della scienza, Torino, Bollati 
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Maddalena Zacchi, Tavole statistiche sulla popolazione studentesca, 1875-1994, in C.S. Roero 
(a cura di), La Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche Naturali di Torino 1848-1998, t. 1 
Ricerca, Insegnamento, Collezioni Scientifiche, Torino, 1999, pp. 529-565. 

Flavia Zucco, Le donne nel mondo della scienza. Atenei, Bimestrale del Ministero dell’Uni- 
versità e della Ricerca, Numero speciale: Università e ricerca: il nuovo Rinascimento, 5-6, 
2005, pp. 147-149. 


SITI INTERNET 

Associazione Donne e Scienza : http://www.donnescienza.it/cms/ 

Association fior Women in Science-, http://www.awis.org/ 

Association Femmes & Mathématiques: http://www.femmes-et-maths.fr 
Politecnico di Torino, Progetto Donna: http://didattica.polito.it/progettodonna/tutor.html 
Associazione Italiana Donne Architetti e Ingegneri (AIDIA): http://www.aidia-italia.org 
Associazione per una Libera Università delle Donne: http://www.universitadelledonne.it/ 
International Organisation ofWomen and Mathematics Education (IOWME): http://extra.shu. 
ac. uk/ iowme/ index.html 

Portale Donne nella Storia: http://it.wikipedia. 0 rg/wiki/P 0 rtale:D 0 nne nella storia 
Biografie di donne matematiche, Agnescott College: http://www.agnesscott.edu/lriddle/women/ 
women.htm 

Pristem: http://matematica.unibocconi.it 

Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne: http://hal9000.cisi.unito.it/wf/CEn 
TRI E L/C-I-R-S-De 


Cronologia essenziale 


Italia Piemonte 

1678 Elena Cornaro Pisco- 
pia è la prima donna a 
laurearsi, all’Università 
di Padova. 

1714 A Torino, nella chiesa di 

S. Tommaso dei minori 
osservanti, Benedetta 
Clotilde Lunelli discute 
il 22 novembre 23 tesi di 
metafisica, fisica e logica, 
in latino, ottenendo il 
titolo di doctor artium. 

1727 È edita a Milano 

l ’ Orario qua ostenditur 
artium liberatimi 
studia a femineo sexu 
neutiquam abhorrere, 
tradotta e declamata da 
Maria Gaetana Agnesi a 
9 anni in cui si difende 
il diritto delle donne 
all’istruzione delle arti e 
delle scienze. 

1729 Su proposta del 

naturalista e medico 
Antonio Vallisneri si 
pubblicano a Padova 
i Discorsi accademici 
di vari autori viventi 
intorno agli studi 
delle donne , a cura 
di G.A. Volpi, che 
includono fra gli altri 
l’ Orario recitata da 
Agnesi a Milano. 


Mondo 


Cronologia essenziale 


1732 Laura Bassi si laurea 
brillantemente in 
filosofia all’Università 
di Bologna e ottiene 
la nomina a membro 
onorario dell’Accademia 
delle scienze, una 
cattedra onoraria di 
filosofia stipendiata 
nell’Ateneo e una 
medaglia d’argento. 

1738 Sono edite a Milano 

le Propositiones 
philosophicae, 191 tesi 
di filosofia e di fisica, 
discusse da Maria 
Gaetana Agnesi nel 
salotto di casa con 
eruditi e letterati 

1745 Laura Bassi è nominata 

accademica benedettina. 

1748 Maria Gaetana Agnesi 

diventa membro 
dell’Accademia delle 
scienze di Bologna e 
pubblica i due poderosi 
volumi delle sue 
Instituzioni analitiche 
ad uso della gioventù 
italiana, che è accolto 
con favore in Italia e 
all’estero 

1750 Maria Gaetana Agnesi 
è nominata da papa 
Benedetto XIV lettrice 
onoraria di matematica 
all’Università di 
Bologna. 

1759 Emilie du Chàtelet pubblica 

la traduzione francese 
commentata dei Philosophiae 
naturalis Principia 
Mathematica di I. Newton. 

1776 Laura Bassi diventa 
professore di fisica 
sperimentale all’Istituto 
delle Scienze di Bologna. 


Cronologia essenziale 


1777 


1801 


L’Università di Tino 
rifiuta la richiesta 
di Maria Pellegrina 
Amoretti di sostenere la 
laurea in giurisprudenza. 


Sophie Germain inizia 
la sua corrispondenza 
scientifica con il princeps 
matkematicorum C.F. Gauss. 


1831 


1848 


1852 

1859 


1862 


1863 


Mary Fairfax Somerville 
pubblica Mechanism of thè 
heavens, la traduzione della 
Mécanique célèste di P.S. 
Laplace. Un suo mezzobusto 
è collocato nella sala della 
Royal Society a Londra e alla 
sua morte il “Morning Post” 
la definì «la regina della 
scienza». 

A Londra è fondato il Queen 
College, primo collegio 
femminile. 

A Torino nasce 
l’Associazione femminile 

La legge Casati sancisce 
che il salario delle 
maestre sia ridotto di 
1/3 rispetto a quello dei 
maschi. 

Francesco Faà di Bruno 
istituisce dei corsi 
di Fisica, Chimica e 
Astronomia «per le 
gentildonne torinesi»». 

L’Università di Lione è 
la prima ad ammettere 
l’iscrizione delle donne. 


operaia. 

Le Università russe 
ammettono l’iscrizione delle 
donne. 


1865 II Codice riconosce alle 
donne diritti civili, ma 
conserva la preventiva 
autorizzazione del 
marito e il divieto di 
testimonianza in atti 
di stato civile e nei 


testamenti. 


Cronologia essenziale 


1867 



A Parigi e a Zurigo si 
accettano le iscrizioni 
femminili. 

1869 

Mary Somerville riceve 
a Firenze dalla Società 
geografica la medaglia 
d’oro per le sue ricerche 
scientifiche. 



1870 

L’analfabetismo in Italia 
è all’80%. 


Sofja (Sonja) Kovalewskaja 
lavora intensamente in 
Analisi matematica a Berlino 
con il celebre K.Weierstrass 
e ottiene a Gottinga il titolo 
di dottore di ricerca e a 
Stoccolma un posto di Privat 
Docent. 

1872 

Olimpia Sacchi fonda 
ad Alba la rivista “La 
missione della donna”. 



1873 

Le donne sono ammesse 
a lavorare negli uffici del 
telegrafo. 



1876 

Nei Nuovi regolamenti 
si ammette l’iscrizione 
delle donne sia come 
uditrici, che come 
studentesse. 



1877 

Si laurea in medicina 
a Firenze la russa 
Ernestina Paper. 

A Torino nasce la rivista 
“La gentildonna”. 


1878 


Maria Farne Velleda è la 
prima donna a laurearsi 
a Torino in medicina. 

L’Università di Londra 
concede alle donne il titolo 
di studio. 

1880 

L’enciclica Arcanum di 
Leone XIII si pronuncia 
contro l’uguaglianza dei 
coniugi. 




Cronologia essenziale 


1881 Si laureano in scienze 
naturali a Roma 
Evangelina Bottero e 
Carolina Magistrelli. 

Alla Camera è respinta 
la legge sul voto alle 
donne. A cura di 
Anna Maria Mozzoni 
è fondata la Lega 
promotrice degli 
interessi delle lavoranti. 

1882 E. Bottero e C. 

Magistrelli sono assunte 
all’Istituto superiore 
femminile di Magistero, 
dove insegneranno fisica 
e scienze naturali fino al 
1922. 

1883 Margherita Traube, 
che nel 1880 era 
stata accettata 
all’Università di Roma, 
su presentazione del 
chimico S. Cannizzaro, 
è la prima donna a 
laurearsi in fisica nel 
regno. 

1884 Giuseppina Cattani 
si laurea in medicina 
a Bologna e diventa 
assistente di laboratorio 
nel gabinetto di 
patologia generale. 

1885 Charlotte A. Schott è la 

prima donna a conseguire 
il dottorato all’Università 
di Londra e a diventare 
capo del Dipartimento di 
Matematica al Bryn Mawr. 
Mary F. Winston Newson 
è la prima americana 

ad ottenere il PhD in 
Matematica all’estero, a 
Gottinga, con F. Klein. A lei 
si deve la traduzione inglese 
della conferenza di David 
Hilbert nel 1 900 sui futuri 
problemi della matematica. 


La prima laureata in 
giurisprudenza è Livia 
Poet. 


xviii 


Cronologia essenziale 


Giuseppina Cattani 
ottiene per titoli a 
Torino la libera docenza 
in patologia generale. 

Sofja Kovalewskaja vince il 
premio Bordin. Le donne 
rappresentano il 29,3% della 
popolazione studentesca 
nelle Università degli Sati 
Uniti. 


A Torino si laurea in 
matematica Ida Terracini 
di Asti, la prima 
studentessa ammessa 
nel 1888 alla Facoltà di 
scienze MFN. 


pubblica Fisiologia della 
donna in cui sostiene le 
ragioni per cui le donne 
non devono esercitare 
molte professioni. Maria 
Montessori presenzia 
alla cremazione e 
alla veglia del prof. 
Moleschott. 

1894 Teresa Labriola, 

figlia di Antonio, è 
la seconda laureata 
in giurisprudenza 
nel regno. Nel 1900 
conseguirà a Roma 
la libera docenza in 
filosofia del diritto. 
Femminista, impegnata 
in politica, si batterà per 
i diritti delle donne. 


1887 Si laureano a Napoli 
Anna Kuliscioff 

in medicina e 
Iginia Massarini in 
matematica. 

1888 Per l’opposizione di 
Crispi è respinto il 
progetto di legge per il 
voto alle donne. 


1891 Si laurea brillantemente 
in matematica a Pisa 
Cornelia Fabri, allieva 
di Vito Volterra, che 
presenterà alcune sue 
note ad accademie 
italiane. 

1892 


1893 Paolo Mantegazza, 

antropologo e medico, 


Cronologia essenziale 


1895 


1896 


1897 


1899 


Nelle scuole superiori 
del regno sono iscritte 
7319 studentesse. Maria 
Bakunin si laurea in 
chimica a Napoli, dove 
inizia una brillante 
carriera che la porterà 
alla cattedra nel 1912 e 
alla nomina a socio di 
numerose accademie. 

Si laurea a Roma 
Maria Montessori, 
che diplomata nella 
scuola tecnica si era 
dovuta iscrivere a 
scienze naturali e dopo 
il biennio era passata a 
medicina. 

M. Montessori inizia le 
sue ricerche nella clinica 
psichiatrica universitaria 
di Roma, partecipa a 
congressi internazionali 
e presto raggiunge 
notorietà in Italia e 
all’estero. 


Nasce a Torino la rivista 
“Vita femminile”, 
organo della Lega 
Torinese voluta da 
Emilia Mariani e Irma 
Scodnik. 


Grace Chisholm consegue 
a Gottinga il dottorato di 
ricerca con Felix Klein sulla 
teoria dei gruppi. 


Alphonse Rebière pubblica 
Les femmes dans la Science , 
primo dizionario dedicato 
alle scienziate. 


Emilia Borghesio e 
Maria Stroppiana sono le 
prime laureate in scienze 
naturali all’università di 
Torino. 


1900- 1128.12.1901 Gino 

1901 Loria tiene a Padova 

la conferenza «Donne 
Matematiche». 


È fondata l’associazione 
culturale «Pro cultura 
femminile». 


1902 


1903 


Sul “Bollettino ufficiale 
del ministero della 
pubblica istruzione” 
sono pubblicati i nomi 
delle prime 224 laureate 
del regno, 72 delle quali 
in discipline scientifiche 
e in medicina. 


Marie Curie riceve il primo 
premio Nobel per la fisica. 


xx 


Cronologia essenziale 


1905 


1907 All’ università di Torino 

Maria Zanghelmi è 
la prima laureata in 
chimica e Maria Soave 
la prima laureata in 
fisica, dopo quella in 
matematica conseguita 

nel 1905. 


1908 


Si tiene il primo 
Congresso nazionale 
delle donne italiane. Il 
Vaticano fonda l’Unione 
fra le donne cattoliche 
d’Italia. 


Emma Strada è la prima 
donna a laurearsi in 
Ingegneria civile al 
Regio Politecnico di 
Torino, con un brillante 
curriculum di studi. 

Sarà una delle fondatrici 
dell’Associazione Italiana 
Donne Ingegneri e 
Architetti (AIDIA). 


1911 Rina Monti è la 

prima donna ad essere 
promossa professore 
ordinario sulla cattedra 
di zoologia, anatomia e 
fisiologia comparate, a 
Sassari e poi a Pavia. Un 
censimento registra che 
dei 121024 insegnanti 
in Italia, 75251 sono 
donne. 


1912 Maria Bakunin entra a 

far parte dell’Accademia 
delle scienze fisiche 
e matematiche della 
Società Reale di Napoli. 


Nettie Maria Stevens riceve 
il premio Eiien Richards 
e pubblica una ricerca 
che rivoluzionerà gli studi 
sulla determinazione 
ereditaria del sesso tramite 
i cromosomi, ponendo le 
basi delle successive ricerche 
sulle mosche drosofile che 
porteranno T.H. Morgan a 
ricevere il premio Nobel di 
genetica nei 1933. 


Marie Curie riceve il 
secondo premio Nobel per la 
chimica. 


Cronologia essenziale 


1918 


1921 


1923 


® 1926 


1927 


1932 




Elena Freda ottiene la 
libera docenza in Fisica 
matematica. 


Il censimento 
deU’Istituto di statistica 
rileva che dei 182121 
insegnanti, 128266 
sono donne, cioè oltre 
il 70%. Pia Nalli è 
la prima donna ad 
ottenere la cattedra 
di Analisi matematica 
(all’Università di 
Cagliari). 

F’art. 12 della riforma 
della pubblica istruzione 
firmata da G. Gentile 
impedisce alle donne di 
diventare presidi delle 
scuole superiori. 

Il ministro P. Fedele 
firma il decreto che 
esclude le donne dai 
concorsi per le cattedre 
di lettere classiche nei 
licei, di lettere italiane 
e storia negli istituti 
tecnici e magistrali, e di 
lettere italiane, latine, 
storia e filosofia nei licei. 
Margherita Beloch 
Piazzolla vince la 
cattedra di Geometria 
all’Università di Ferrara. 


Giacinta Andruetto 
riceve il premio C. 

Segre per le ricerche 
in matematica. 
F’Associazione culturale 
italiana di Irma 
Antonetto organizza 
al teatro Carignano i 
Venerdì culturali. 


Annie Jump Cannon 
collabora nell’American 
Astronomical Society alla 
catalogazione di circa 
500000 spettri stellari, 
teorizzandone le differenze e 
gettando le basi dello studio 
dell’evoluzione delle stelle. 



Emmy Noether è la 
prima matematica a 
tenere una Plenary Letture 
all’International Congress 
of Mathematicians a Zurigo 
dal 5 al 12 settembre, sul 
tema Hyperkomplexe Systeme 
in ibren Beziehungen zur 
kommutativen Algebra und 
zur Zahlentheorie. 


XXII 


Cronologia essenziale 


1935 


1938 


1939 Maria Pastori ottiene la 
cattedra di Meccanica 
razionale all’Università 
di Messina. 

1944 


1946 La scienziata 
Maria Bakunin e 
l’archeologa Paola 
Zancani Montuoro 
sono nominate 
soci corrispondenti 
dell’Accademia dei 
Lincei. 

1947 Maria Cibrario Cinquini 
vince la cattedra di 
Analisi matematica 
all’Università di 
Cagliari. 

1948 Maria Biggiogero 
Masotti vinve la 
cattedra di Geometria al 
Politecnico di Milano. 

1951 


Irene Joliot Curie riceve 
riceve il premio Nobel per la 
chimica. 

Lise Meitner, all’Istituto 
Kaiser Wilhelm di chimica 
di Berlino, collabora alle 
ricerche sulla fissione 
nucleare che porteranno O. 
Hahn a ricevere il premio 
Nobel per la fisica. 


Chien Shiung-Wu collabora 
alla Columbia University 
al Progetto Manhattan, 
insieme ai professori Tsung 
Dao Lee e Chen Ning Yang 
che riceveranno il premio 
Nobel nel 1957. 


Gerty Cory riceve il premio 
Nobel per la medicina. 


Dal 1951 al 1958, anno 
della morte per tumore 
ovarico, Rosalind Franklin 
collabora attivamente alle 
ricerche sulla struttura 
del DNA che porteranno 
F. Crick, J. Watson e M. 
Wilkins a ricevere nei 1962 
il premio Nobel. 


xxiii 


Cronologia essenziale 


1956 


Maria Teresa Vacca 
ottiene il premio Bovera 
per le sue ricerche 
matematiche. 


1957 Primo Convegno 
Nazionale AIDIA a 
Venezia «La donna 
nella professione 
dell’ingegneria e 
dell’architettura». 


Il 26 gennaio si 
costituisce a Torino 
l’Associazione Italiana 
Donne Ingegneri e 
Architetti, fondata da 
Emma Strada, Anna E. 
Amour, Ines Del Tetto 
Noto, Adele Racheli 
Domenighetti, Laura 
Lange, Alessandra 
Bonfanti Vietti e Vittoria 
Ilardi. 


1958 


1959 


1962 


1963 

1964 


1965 


Cesarina Tibiletti 
Marchionna ottiene la 
cattedra di Geometria 
all’Università di Ferrara. 


Secondo Convegno 
AIDIA, a Torino, 
su «Affermazioni e 
possibilità delle donne 
nei campo della tecnica». 

Maria Luisa Pini De 
Socio riceve il premio 
Bonavera per le ricerche 
in matematica. 


Sofja Alexandrovna 
Janovskaja è il primo 
direttore del Dipartimento 
di Logica matematica 
all’Università statale di 
Mosca. 


Maria Pia Colautti 
ottiene il premio Bovera 
per le ricerche nel campo 
della matematica. 


Il premio Bonavera per 
le ricerche in matematica 
è conferito a Fulvia Skof. 


Maria Mayer riceve il premio 
Nobel per la fisica. 

Dorothy Hodgkin riceve 
il premio Nobel per la 
chimica. 


Delfina Roux vince 
la cattedra di Analisi 
matematica al 
Politecnico di Torino e 
nel 1968 si trasferisce 
all’Università statale di 
Milano. 


xxtv 


Cronologia essenziale 


1966 


1967 


1968 


L’Accademia delle 
Scienze di Torino 
elegge come socio 
corrispondente il 23 
marzo Maria Pastori, 
prof, ordinario di 
Meccanica razionale a 
Milano. 

Jocelyn Bell-Burnell, 
studentessa di astronomia, 
scopre le stelle pulsar e tale 
scoperta porterà al Nobel 
di A. Hewish e M. Ryle nel 
1974. 

Il 24 aprile Maria 
Cibrario Cinquini, 
prof, ordinario di 
Analisi matematica 
a Pavia, è eletta 
sodo corrispondente 
dellAccademia delle 
Scienze di Torino. 


Rosalyn Yaiow riceve 
il premio Nobel per la 
medicina. 

1978 Nella nota «II contributo 
femminile al progresso 
della matematica» G. 

Fichera dichiara con 
orgoglio di essere stato 
allievo di Pia Nalli e 
reputa un suo privilegio 
l’aver avuto, fra i suoi 

7 allievi, 5 donne che 
raggiunsero la cattedra 
universitaria. 

1979 Andreina Griseri, prof 

ordinario di Storia 
dell’arte a Torino è eletta 
socio corrispondente 
dell’Accademia delle 
Scienze. 


1976 II 7 aprile Fulvia Skof, 

prof, ordinario di 
Analisi matematica 

a Torino, è eletta 
socio corrispondente 
dell’Accademia delle 
Scienze. 

1977 


Cronologia essenziale 


1980 


1981 

1983 

1986 

1988 

1995 

2000 

2005 

2008 


Sono elette soci 
corrispondenti 
dell’Accademia delle 
Scienze di Torino 
Delfina Roux, prof, 
di Analisi superiore a 
Milano, Antonietta 
Guardabassi, prof, di 
Istologia e embriologia 
a Torino e Lellia Cracco 
Ruggini, prof, di Storia 
romana a Torino. 


Maria Cibrario è 
nominata professore 
emerito all’Università di 
Pavia. 

Barbara Me Clintock riceve 
il premio Nobel per la 
medicina. 

Rita Levi Montalcini riceve 
il premio Nobel per la 
medicina. 

Gertrude Elion riceve 
il premio Nobel per la 
medicina. 

Christiane Nusslein Volhard 
riceve il premio Nobel per la 
medicina. 

E istituito dall’Unesco e 
dall’Oréal il premio For 
women in Science per 
incoraggiare la presenza 
femminile nella ricerca 
scientifica ed è conferito 
ogni anno a cinque 
scienziate illustri, una per 
ogni continente. 

Dai dati del MIUR 
risulta che il numero 
delle donne che hanno 
conseguito il titolo di 
dottore di ricerca in 
discipline scientifiche 
ha superato quello degli 
uomini. 

Fulvia Skof è nominata 
professore emerito 
dell’Università di Torino. 


Ada Augusta Byron 

1815-1852 

Matematica 


In un volume dedicato alle scienziate in Piemonte, potrà stupire il nome tipicamente 
“British” di Ada Byron, contessa di Lovelace, che in Piemonte sembra non aver mai 
messo piede. Ma l’unica opera scritta lasciata da Ada, le Notes on thè Analytical Engine 
of Charles Babbage, nasce da una serie quasi fortuita di eventi iniziata a Torino, e ci è 
sembrato quindi giusto inserirla in quest’opera, per dare un’immagine completa del 
contributo femminile allo sviluppo scientifico della regione. Tutto iniziò quando Gio- 
vanni Plana, professore di Astronomia all’Università di Torino, nel 1842, invitò Charles 
Babbage, illustre matematico inglese, professore di Matematica a Cambridge, a tenere 
una conferenza in occasione del secondo congresso degli scienziati italiani, organizzato 
dall’Accademia delle Scienze di Torino, sotto il patronato del re Carlo Alberto. Bab- 
bage, che già aveva realizzato una macchina da calcolo, la Difference Engine, discusse, 
nella conferenza, l’ambizioso progetto della Analytical Engine, una macchina da calcolo 
universale e programmabile. Un giovane ingegnere, Luigi Federico Menabrea, futuro 
primo ministro italiano, fu incaricato di scrivere le note della conferenza, sembra con 
disapprovazione di Babbage, che non conosceva Menabrea, e avrebbe preferito che il 
lavoro fosse realizzato dallo stesso Plana, più noto nella comunità scientifica. E, poiché 
Menabrea scrisse le note in francese, Babbage chiese a Ada Byron, giovane scienziata 
inglese da lui molto stimata, di tradurle in inglese e di estenderle. Ma vediamo ora chi 
è Ada, e come conobbe Babbage. 

Ada nasce il 10 dicembre del 1815, unica figlia di Lord Byron e di Anne Isabelle Mil- 
banke. La madre abbandonò Lord Byron un mese dopo la sua nascita, portando con sé la 
figlia, che non ebbe mai contatti con il famoso padre. Anne Isabelle Milbanke fu sempre 
appassionata di matematica, e iniziò prestissimo la figlia a questa scienza. Ada bambina 
imparò la matematica sotto la guida di istitutori privati, tra cui Mary Sommerville, ma- 
tematica scozzese, che fu, con Caroline Herschel, fra le prime due donne ammesse nella 
prestigiosa Royal Academic Society. Mary Sommerville era molto stimata dai matematici 
suoi contemporanei, tradusse in inglese le opere di P.S. Laplace e Laplace stesso la definì 
come la persona che più aveva compreso i suoi lavori. E fu proprio Mary Sommerville che 
presentò Ada a Babbage, nel 1833. E interessante notare la catena femminile che conduce 
Ada alla conoscenza scientifica, in un’epoca in cui l’accesso delle donne alla scienza non 
era certo incoraggiato! Quando Ada conobbe Babbage aveva appena 17 anni, e possedeva 
già una solida cultura scientifica, tanfi è vero che iniziò con lo stesso un lungo scambio 
epistolare su temi di matematica e filosofia. Due anni dopo, nel 1835, Ada sposò William 
King, e nel 1838 divenne contessa di Lovelace, quando il marito ereditò il titolo. Ebbe tre 
figli. Morì il 27 novembre 1852, praticamente dissanguata dai medici che tentavano di 


1815-1852 


Ada Augusta Byron 


curarle un cancro con continui salassi. Chiese di essere sepolta vicino alla tomba del padre, 
con un inaspettato attaccamento al genitore famoso che non aveva mai conosciuto. 

Ma ora veniamo all’opera di Ada, e al suo contributo scientifico. Le note, il cui titolo 
completo è Sketch of thè Analy ficai Engine invented by Charles Babbage, si compongono di 
una descrizione della macchina scritta da Menabrea, che occupa circa un terzo dell’opera, 
e da sette note scritte da Ada, numerate dalla A alla G. Menabrea certamente comprese a 
fondo il progetto di Babbage, e nel suo testo lo definì a gigantic idea. Ma nel suo scritto 
egli dichiara apertamente i limiti della sua descrizione (Menabrea, Byron 1843, p. 1): 

«But thè reader must not expect to find a description of Mr. Babbage engine: thè 
comprehesion of this would entail studies of much lenght; and I shall endeavour 
merely to give an insight into thè end proposed, and to develop thè principles on 
which its attainment depends.» 

Il suo testo certo era compresso e oscuro per quell’epoca, ma leggendolo con gli occhi 
di oggi si può cogliere l’incredibile attualità del progetto di Babbage, che propone per la 
sua macchina un’architettura molto vicina a quella degli attuali calcolatori, introducendo 
nozioni quali i registri di lavoro, la memoria, la separazione del programma dai dati. Cer- 
tamente, la visione di Babbage è più attuale di quella di A. Turing, la cui macchina astrat- 
ta è ancora oggi il modello fondamentale del calcolo automatico. Ma queste incredibili e 
profonde intuizioni si perdono, nel testo di Menabrea, tra numerosi esempi incompiuti 
mescolati alla descrizione della struttura meccanica della macchina, basata sull’uso delle 
schede perforate che Joseph Marie Jacquard aveva inventato nel 1801 per programmare 
i telai per tessere le stoffe. 

Ada si propone, nelle sue note, scritte in quasi un anno tra il 1842 e il 1843, di chia- 
rire e approfondire la descrizione di Menabrea, e rivela in questo una profonda capacità 
di analisi e una bellissima chiarezza espositiva. Intanto dimostra di comprendere a fondo 
le possibilità della macchina: mentre Menabrea la presenta come un miglioramento della 
precedente Dìfference Engine, che permette di passare dal calcolo delle funzioni aritmeti- 
che al calcolo delle funzioni dell’analisi, Ada scrive, nella nota A, che essa (1843, p. 14): 

«[. . .] is not merely adapted for tabulating thè results of one particolar function and of 
no other, but for developing and tabulating any function whatever [...].» 

dimostrando così di avere profondamente compreso il carattere universale della macchina. 

L’approccio di Ada è didatticamente rigoroso. Nella nota A, a mio parere la più in- 
teressante, sostanzialmente dedicata a illustrare la differenza tra la Analytical Engine e la 
precedente Difference Engine, Ada inizia introducendo la definizione rigorosa dei concet- 
ti che userà in seguito, accompagnandoli da considerazioni generali, in cui guarda alla 
matematica da un punto di vista veramente informatico, anticipando alcune riflessioni 
che saranno poi riprese dagli scienziati quasi un secolo dopo. Innanzitutto coglie la dif- 
ferenza tra una funzione matematica e il suo processo di calcolo, che definisce nel modo 
seguente (1843, p. 16): 

«[. . .] by thè word opemtion, we mean any process which alters thè mutuai relation of 
two or more things [. . .].» 


Matematica 


Inoltre, e in questo credo sia veramente la prima, anticipa la necessità di una scienza 
autonoma dalla matematica per studiare i processi di calcolo. Nota che una tale scienza 
non ha potuto svilupparsi a causa dell’ambiguità e della staticità del linguaggio matema- 
tico, dove (1843, p. 16): 

«[...] thè symbols of operations are frequently also thè symbols of thè results of 
operations.» 

Porta ad esempio la notazione x", usata per denotare sia l’operazione di elevazione al- 
l’ennesima potenza della variabile x, sia il numero che è il risultato di tale operazione. La 
Analytical Engine viene presentata come un mezzo per chiarire l’ambiguità: infatti in essa 
i simboli di operazione e i loro risultati sono trattati in maniera diversa, dimostrando la 
loro differenza semantica. La modernità del pensiero di Ada qui è impressionante: la cri- 
tica al linguaggio matematico, negli stessi termini in cui è fatta da Ada, sarà ripresa quasi 
un secolo dopo da A. Church, che proporrà come linguaggio per risolvere l’ambiguità 
il lambda-calcolo, considerato ancora oggi come il paradigma generale dei linguaggi di 
programmazione. 

La nota B è dedicata alla descrizione dell’architettura della Analytical Engine , e qui 
viene messa bene in evidenza la distinzione del programma dai dati, che rappresenta il 
salto di qualità di questo progetto rispetto alle macchine da calcolo precedenti. Quella che 
oggi chiameremmo «memoria della macchina» è realizzata da un insieme di pile ( columns ) 
di dischi sovrapposti; sul bordo di ogni disco sono impresse le dieci cifre 0, 1,..., 9: la 
sequenza di cifre di una pila nella medesima posizione, lette dal basso verso l’alto, rappre- 
senta un numero, in base 10, di lunghezza uguale al numero di dischi componenti la pila 
stessa. Un sistema meccanico di leve permette di ruotare i dischi indipendentemente l’uno 
dall’altro, modificando quindi il numero rappresentato. Ogni pila è denominata Variabile, 
e la giustificazione formale della denominazione è che (1843, p. 24): 

«[...] thè values on thè columns are destinated to change, that is to vary, in any 
conceivable manner.» 

Qui Ada fa una interessante osservazione, notando che la distinzione matematica 
fra variabili e costanti non si riflette nella struttura della macchina, dove nelle Variabili 
vengono allocati sia i valori delle costanti sia quelli delle variabili di una formula. E pro- 
pone di chiamare «variabili» (con l’iniziale minuscola) le classiche variabili matematiche, 
e «Variabili» le pile della macchina, dimostrando ancora una volta un estremo rigore 
sintattico. Seguendo la notazione usata da Menabrea, Ada denota le Variabili come V r . . 
V . Il movimento meccanico delle leve che fanno ruotare i dischi è regolato da schede 
perforate, secondo un metodo simile alla programmazione dei telai meccanici. Quindi 
l’istruzione elementare della macchina è la rotazione di un disco di un certo numero di 
posizioni, e se si vuole effettuare un calcolo occorre decomporlo in sequenze di istruzioni 
elementari. Dal punto di vista teorico, un calcolo è decomposto in tre diverse sequenze di 
istruzioni: la prima immette nella macchina i dati iniziali, la seconda indica le operazioni 
da realizzare su questi, la terza alloca i risultati del calcolo in particolari Variabili. Per que- 
sto, la sequenza delle schede viene suddivisa in tre parti, le Supplying-cards, le Operation- 


1815-1852 


Ada Augusta Byron 


cards e le Receiving-cards, ciascuna relativa rispettivamente a una delle tre funzioni pri- 
ma citate. La prima e l’ultima sequenza quindi corrispondono alle operazioni di input 
e di output , mentre la sequenza delle Operation-cards è il programma vero e proprio. La 
distinzione, oggi ovvia, tra programma e dati viene spiegata attraverso esempi in cui gli 
stessi dati sono usati per differenti operazioni, e la stessa operazione viene eseguita su 
dati diversi. Ada anticipa l’osservazione che il numero sia delle Variabili sia dei dischi 
che le compongono è un limite alla potenza computazionale della macchina, ma rispon- 
de che tale limite può essere facilmente superato grazie a una costruzione incrementale, 
che permetta di estendere all’occorrenza le due componenti la struttura. La nota C, la 
più breve, tratta di quello che ora definiremmo «ottimizzazione del software». Qui Ada 
non entra nei dettagli, ma accenna alla possibilità di modificare la meccanica del lettore 
di schede, per poter leggere le schede sia in avanti sia all’indietro. Lo scopo è quello di 
risparmiare sulla scrittura del programma, scrivendo una sola volta sequenze di opera- 
zioni che si devono ripetere identiche in differenti punti del programma. La distinzione 
tra scrittura di un programma e ottimizzazione dello stesso è molto chiara a Ada, che 
infatti scrive (1843, p. 28): 

«It has been proposed to use it for reciprocai benefit of that art, which, while it has 
itself no apparent connexion with thè domain of abstract Science, has yet proced so 
valuable [...]. By thè introduction of thè System of backing into thè Jacquard-loom 
itself, patterns which should possess symmetry, and follow regular laws of any extent, 
might be woven by means of comparatively few cards.» 

La nota D si concentra sull’uso della memoria, cioè delle Variabili. Qui c’è un’altra 
impressionante affinità con la struttura delle macchine attuali. Infatti le Variabili vengo- 
no distinte in tre categorie, a seconda che memorizzino i dati iniziali, o i risultati finali, 
o siano usate per calcolare i risultati intermedi. Oggi parleremmo di distinzione tra me- 
moria centrale e registri. Ada in questa nota si prende la libertà di modificare le notazioni 
usate da Menabrea nella sua descrizione iniziale. Un’istruzione che modifica il contenuto 
di una Variabile può essere circolare, ad esempio: V = V + V , che denota l’operazione 
di rimpiazzamento del contenuto della Variabile V con il risultato della somma del suo 
contenuto attuale e del contenuto della Variabile V . Insomma, una operazione di as- 
segnazione, in linguaggio attuale. Ada nota che questa scrittura matematicamente non 
ha senso, in quanto impredicativa, e per chiarire la notazione propone di aggiungere al 
nome delle Variabili, oltre al pedice che ne denota la posizione, un apice che ne denoti 
lo stato. Quindi la precedente scrittura diventerebbe: m *‘ V = q V n + m V , ammesso che m 
e q siano lo stato attuale di V e V rispettivamente. Questa ambiguità di notazione è 
stata risolta, nella maggior parte dei linguaggi di programmazione attuali, introducendo 
un simbolo diverso da = per l’operazione di assegnazione. Ma Ada coglie anche un’altra 
importante possibilità della sua notazione, anticipando la nozione di analisi del flusso di 
un programma (1843, p. 30): 

«It is also obvious that thè indices furnish a powerful means of tracing back thè 
derivation of any result; and of registering various circumstances concerning that 
series of successive substitutions, of which every result is in fact merely thè final 
consequence.» 


Matematica 


La nota E contiene, tra le altre, due importanti osservazioni. La prima è che la 
Analytical Engine non è solo una macchina da calcolo, ma può realizzare manipolazioni 
algebriche, se si pensa ai contenuti delle Variabili non solo come numerali, ma come 
rappresentazioni numeriche di simboli. Ada scrive (1843, p. 33): 

«Many persons who are not conversant with mathematical studies, immagine that 
because thè business of thè engine is to give its results in a mathematical notation, thè 
nature of its processes must consequently be arithmetical and numerical, rather than 
algebraic and analytical. This is an error [...] thè main object of thè invention is to 
translate into numerical language generai formulae of analysis.» 

L’osservazione è supportata da un esempio di calcolo (sia numerico sia simbolico) 
di una serie trigonometrica. La seconda importante osservazione è la definizione della 
nozione di ciclo (1843, p. 37): 

«A cycle of operations [. . .] must be understood to signify any set of operations which 
is repeated more then once.» 

Ada introduce anche la nozione di cicli annidati, e considera la possibilità di avere 
programmi che non terminano. La nota F è dedicata a una breve discussione su quella 
che oggi chiamiamo «complessità computazionale in tempo», cioè il tempo di esecuzione 
dei programmi. Nella moderna teoria della complessità, il tempo è espresso come una 
funzione dei dati in ingresso, cioè non si è interessati al valore assoluto del tempo, ma 
a come questo cresce in funzione dei dati. La lunghezza del programma, il tempo di 
scrittura e di compilazione non contribuiscono alla misura di complessità. Ma in una 
macchina meccanica come la Analytical Engine il tempo di perforazione delle schede è 
alto, e per Ada il numero di schede che compongono un programma contribuisce alla 
misura della sua complessità, così come il tempo di esecuzione, e suggerisce alcune tecni- 
che di programmazione che ottimizzano il numero di schede, utilizzando al massimo la 
nozione di ciclo. L’ultima nota, la G, contiene un esempio completo di programma per 
la Analytical Engine, un programma per calcolare i numeri di Bernoulli, che sono generati 
dalla funzione x/(e*-l) = ^ z0 (B x x"/nl), dove B rappresenta l’ennesimo numero della 
sequenza. 

Gli storici hanno molto dibattuto su quale sia il contributo originale di Ada nella 
scrittura di questo programma. Babbage, in Passages from thè Life ofa Philosopber, scrive 
(Babbage 1864, p. 136): 

«I then suggested that she add some notes to Menabrea’s memoir, an idea which was 
immediately adopted. We discussed together thè various illustrations that might be 
introduced: I suggested several but thè selection was entirely her own. So also was thè 
algebraic working out of thè different problems, except, indeed, that relating to thè 
numbers of Bernoulli, which I had offered to do to save Lady Lovelace thè trouble. 
This she sent back to me for an amendment, having detected a grave mistake which I 
had made in thè process.» 


1815-1852 


Ada Augusta Byron 




Se pure le cose stanno come scrive Babbage, questo non diminuisce per nulla la gran- 
dezza di Ada: chiunque si intenda un po’ di programmazione sa che capire e correggere 
un programma complesso è molto spesso più difficile che scriverlo ex novo\ Sulla base 
della descrizione del calcolo automatico dei numeri di Bernoulli, Ada è considerata la 
prima programmatrice, e un linguaggio di programmazione, sviluppato negli anni 1977- 
1983, è stato denominato ADA in suo onore. La mole di lavoro descritta nell’ultima 
nota è impressionante: il calcolo che si vuole eseguire è matematicamente complesso, e 
programmarlo al livello di dettaglio richiesto dalla Analytical Engine, come sequenza di 
rotazioni di dischi, richiede un’abilità fuori dal comune. Ricordiamoci che anche ora, no- 
nostante esistano linguaggi di programmazione avanzati e strumenti raffinati per aiutare 
il programmatore nel suo lavoro, la programmazione è un’arte difficile. Ma, nonostante 
ciò, io penso che ricordare Ada come la prima programmatrice sminuisca la sua statura 
scientifica. L’opera di Ada è di estrema importanza scientifica: Ada ci ha lasciato l’unica 
descrizione completa della Analytical Engine (l’introduzione di Menabrea è troppo con- 
cisa e da sola non permette una piena comprensione del progetto, e il testo di Babbage 
è di impianto completamente filosofico), e quindi l’unica testimonianza della gigantic 
idea di Babbage. E ovviamente in questo contesto la programmazione del calcolo della 
serie di Bernoulli è un’importante componente. Ma la grandezza di Ada è stata anche di 
aver anticipato una serie di considerazioni teoriche sulla natura del calcolo automatico, 
che gli scienziati hanno ripreso solo quasi un secolo dopo. Meritandosi, a mio parere, di 
essere considerata non solo la prima programmatrice, ma una degli scienziati che hanno 
permesso, con le loro riflessioni, la nascita della scienza informatica. 

$ $ 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Sketch of thè Analytical Engine invented hy Charles Babbage, by Luigi Federico Menabrea, 
with notes upon thè Memoir by thè Translator Ada Augusta, Countess of Lovelace, Sci- 
entific Memoirs, Selected from thè Transactions of Foreign Academies of Science and 
Learned Societies, 3, 1843, pp. 666-731. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Charles Babbage, Passages from thè Life ofa Philosopher, Longman, 1864. 

John Barnes, Programming in Ada 95, 2nd Edition, Addison-Wesley, 1998. 

Alonzo Church, The Calculi of Lambda Conversion, Princeton University Press, 1941. 

Mary T. Bruck, Mary Sommerville mathematician and astronomer ofunderused talents, Journal 
of British Astronomical Association, 106, 1996, pp. 201-206. 

Martin Davis, Il calcolatore Universale, Biblioteca Scientifica 35, Milano, Adelphi, 2003. 

Dana Angluin, Lady Lovelace and thè Analytical Engine, Association for Women in Ma- 
thematics Newsletter, 6, 1976, pp. 6-8. 

H.D. e V.R. Huskey, Lady Lovelace and Charles Babbage, Ann. Hist. Comput., 2, 4, 1980, 
pp. 299-329. 

H.D. e V.R. Huskey, Ada, Countess of Lovelace, and her contribution to computing, Abacus, 1, 
1984, pp. 22-29. 


6 


Matematica 


Eugene Kim e Betty Alexandra Toole, Ada and thè First Computer, Scientific American, 
1999, pp. 66-71. 

Betty Alexandra Toole, Ada, thè Enchantress of Numbers, A Selection from thè Letters of Ada 
Lovelace, and her Description of thè First Computer, Strawberry Press, CA, USA, 1992. 

KathrynA. Neeley, Mary Somerville: Science, Illumìnation, and thè Female Mind, Cambridge- 
New York, Cambridge University Press, 2001. 

Mary Sommerville, Mechanism of thè Fheavens (traduzione della Méchanique Celeste di P.S. 
Laplace), Malaspina Univ. College, BC, Canada, 1831, E-TEXT, Malaspina Great Books, 
Russell McNeil ed. 

Betty Alexandra Toole, Ada, The Enchantress of Numbers, Prophet ofthe Computer Age, Straw- 
berry Press, CA, USA, 1998. 

Benjamin Wooley, The Bride of Science: Romance, Reason, and Byron’s Daughter, Blacklick, 
Ohio, USA, McGraw-Hill, 2002. 


S.R.d.R. 


Adele Masi Lessona 

1824-1904 


Scienze Naturali 


Dagli anni Settanta del Novecento gli studi su donne e genere hanno offerto stru- 
menti storiografici e interpretativi nuovi attraverso i quali rileggere le fonti della storia 
della scienza, dalla prima età moderna a quella contemporanea. Le scoperte che ne sono 
seguite, è noto, sono state straordinarie. Da un lato, si sono svelate influenze rilevanti 
che nel farsi della scienza hanno avuto concetti socialmente costruiti come «maschile» 
e «femminile», in particolare nei settori delle scienze della vita; dall’altro lato, si è ridata 
voce a un numero importante - e sempre crescente - di studiose rimosse dalla memoria 
storica. All’interno di questo secondo ambito di studi, concentratosi sulla ricostruzione 
della vita e delle opere di donne attive in campo matematico, scientifico, tecnologico 
e medico, si è aperto un campo d’indagine particolare e che qui ci interessa. Dai diari 
personali e di laboratorio, così come dalla corrispondenza di filosofi naturali e scienziati, 
sono emersi elementi utili per la ricostruzione del lavoro scientifico che, fino alla fine del- 
l’Ottocento, si svolgeva spesso in casa. Si tratta di contesti dove le donne furono presenti 
non soltanto come compagne di vita, ma talvolta anche di lavoro. Sorelle, mogli, amanti, 
figlie di scienziati, spesso prive di una formazione scientifica formale, furono in qualche 
caso in grado di conquistare capacità professionali rimarchevoli, collaborando a imprese 
sperimentali, didattiche o divulgative. 

Il caso di Adele Masi, seconda moglie del naturalista torinese Michele Lessona, appar- 
tiene a questo interessante repertorio. 

Adele Masi per parte di madre apparteneva a una famiglia di commercianti veneziani, 
i Pini Bej. Trasferitisi in Egitto verso la fine del Settecento, dove fecero fortuna, i Pini-Bej 
ebbero successo anche come amministratori dei beni dei reali egiziani, divenendo una 
potente famiglia dove diverse culture, commerciale e politica, europea e mediorientale, 
si fusero insieme. A quanto pare, sin dai tempi di Sara Vidar, moglie di origine armena 
del capostipite dei Pini-Bej, Carlo, le donne si erano distinte per cultura e impegno nel 
fornire un’educazione non banale anche alle figlie. Adele Masi, del cui padre sappiamo 
soltanto che fu un tipografo-editore toscano di orientamento liberale, crebbe dunque in 
una famiglia dove non mancarono gli stimoli a viaggiare e studiare. Quel contesto con- 
tribuì in modo importante alla formazione di una persona che, pur non avendo ricevuto 
un’istruzione superiore, conquistò dimestichezza con le lingue moderne e fu sempre cu- 
riosa di scienza, di letteratura e di politica; saperi che, a un certo punto della vita, Adele 
Masi seppe far fruttare anche da un punto di vista editoriale. 

Adele Masi si sposò una prima volta con Giovanni B. Pollonera dal quale ebbe un 
figlio e due figlie, l’ultima nata nel 1851, poco prima di rimanere vedova. Conobbe in 
seguito in Egitto il naturalista torinese Michele Lessona, anch’egli vedovo e con una figlia 


Scienze Naturali 


di pochi anni. Adele Masi e Michele Lessona si sposarono nel 1854 e il matrimonio pare 
sia stato particolarmente felice per quarant’anni, fino alla morte del naturalista. Insieme 
ebbero sei figli che, con i quattro dei precedenti matrimoni, costituirono, come emerge 
dalla corrispondenza di Lessona e da altre testimonianze, un nucleo familiare complicato 
e dispendioso, ma allo stesso tempo unito e collaborativo, anche sul piano professionale. 

Nella storia piemontese della scienza tra l’inizio dell’Ottocento e il Novecento, il 
cognome Lessona ha un ruolo di qualche importanza: prima Carlo (1784-1858), do- 
cente di Medicina veterinaria presso la scuola di Venaria, della quale fu anche direttore, 
e seguace delle idee di Lamarck, quindi il figlio Michele (1823-1894), naturalista e uno 
dei primi e più convinti sostenitori delle teorie darwiniane, hanno dato un contributo 
significativo alla diffusione delle teorie evoluzionistiche a sud delle Alpi. Adele Masi 
con la sua cultura linguistica e letteraria e un retroterra internazionale portò nella fami- 
glia Lessona un contributo intellettuale originale. Di lei personalmente sappiamo poco, 
perché non sembra sia sopravvissuto alcuno dei suoi manoscritti, se si escludono due 
lettere su problemi di traduzione che inviò nel 1865 a George Perkins Marsh, linguista 
ed esperto di ecologia, primo ambasciatore degli Stati Uniti nell’Italia unita. Tuttavia, 
le testimonianze del marito nella corrispondenza e in alcune dichiarazioni pubbliche, 
così come quelle di altri familiari, insieme al lavoro che Adele Masi Lessona svolse come 
autrice e traduttrice, ci restituiscono una figura di donna dalle qualità non comuni. Di 
queste si trovano significative testimonianze, per esempio, nella corrispondenza di Lesso- 
na dalla Persia, dove nel 1862 lo studioso compì un lungo viaggio con scopi naturalistici 
e antropologici al seguito di una missione politica e commerciale organizzata dal nuovo 
stato italiano. In quella corrispondenza, vi è testimonianza del fatto che Adele Masi 
Lessona si manteneva al corrente degli avvenimenti politici italiani e internazionali, sui 
quali informava il marito e l’intera delegazione in viaggio, mentre per suo conto scriveva 
articoli per la “Gazzetta di Torino”, sperando - pare inutilmente - di ricavarne qualche 
guadagno. Il peso della numerosa famiglia, infatti, fu l’impulso che inizialmente indusse i 
Lessona all’intensa attività editoriale in cui insieme furono impegnati per tutta la vita. Al 
bisogno economico, tuttavia, seppero entrambi unire la passione naturalistica, letteraria 
e educativa, realizzando traduzioni, libri e articoli di divulgazione scientifica tra i più 
interessanti della seconda metà dell’Ottocento, una pubblicistica per non esperti in grado 
di reggere il confronto con la miglior produzione europea coeva. 

Michele Lessona, di formazione medico e naturalista, insegnò presso l’Università di 
Torino e, per ragioni economiche, anche nelle scuole superiori; fu per tutta la vita con- 
ferenziere scientifico per il pubblico borghese e per le numerose società operaie torinesi. 
Fu inoltre impegnato in politica a livello locale e nominato senatore, curò con assiduità 
il Museo di Zoologia dell’Ateneo torinese ed ebbe varie mansioni universitarie, inclusa 
quella di rettore. Lessona risulta inoltre autore di centinaia tra libri e articoli di divulga- 
zione scientifica, oltre che traduttore di ventitré opere (tedesche, inglesi e francesi), per 
un totale di trentadue volumi. Scorrendo la sua bibliografia e il fitto elenco degli impegni 
pubblici sorge evidentemente spontaneo chiedersi come trovasse il tempo per tutto. La 
risposta in parte è nello stile di vita di sapore calvinista di Lessona, una condotta che ha 
impresso un marchio riconoscibile in molte delle sue pagine educative. Un’altra parte 
della risposta, in ogni caso, sta nel fatto che le traduzioni, così come molta della pubbli- 


1824-1904 


Adele Masi Lessema 


cistica scientifica firmata da Lessona, furono in parte frutto del lavoro di Adele Masi, che 
a sua volta seppe avvalersi dell’aiuto delle figlie: Elena Pollonera e Teresa, Luigia e Clelia 
Lessona. Il ruolo di Adele Masi nell’organizzazione e nel funzionamento del laboratorio 
editoriale della famiglia Lessona Masi Pollonera fu determinante e riconosciuto in quegli 
anni non soltanto a livello cittadino, ma nazionale. L’organizzazione del lavoro era quella 
di un’impresa e la firma «Michele Lessona» nei frontespizi di traduzioni di opere scien- 
tifiche importanti - in primo luogo alcune di C. Darwin - e di volumi divulgativi di 
successo fu per decenni garanzia di qualità, divenendo un marchio prestigioso e tra i più 
diffusi della cosiddetta «scienza per tutti» postunitaria. 

Da una lettera di Lessona apprendiamo che la moglie Adele Masi «ha tradotto tutto 
il volume degli animali di Figuier, ed ora incomincia con una traduzione del nuovo li- 
bro del Darwin, The descent ofmam. Nel frattempo Lessona stava soltanto «rivedendo» 
la traduzione della Vita degli animali di Brehm (M. Lessona a Matilde Withey, Torino, 
18.5.1871. Registro I, FML). La certezza di un ruolo determinante di Adele Masi Lessona 
come traduttrice di Darwin riguarda dunque The descent of man, ma a quanto si evince 
da altri cenni nella corrispondenza, da quanto dichiarato da Lorenzo Camerano, prima 
allievo e poi genero di Lessona, e infine dalle significative tracce lasciate da Adele Masi 
come traduttrice autonoma, è lecito ritenere che anche le altre tre opere di Darwin tradot- 
te in lingua italiana e pubblicate con il nome «Michele Lessona» in frontespizio - L’origine 
dell’uomo e la scelta in rapporto col sesso (Torino, 1871), Viaggio di un naturalista intorno al 
mondo (Torino, 1872) e La formazione della terra vegetale per l’azione dei lomhrici (Torino, 
1882) - siano frutto del suo lavoro, giovandosi della collaborazione delle figlie e di alcuni 
allievi del marito. Anche in Italia, dunque, fu una donna a tradurre o curare la traduzio- 
ne di alcune delle opere di Darwin: com’è stato studiato il caso della traduzione italiana 
dell’ Orìgine delle specie a cura di Giovanni Canestrini, o di quella francese di Clémence 
Royer, una studiosa interessante, ma che portò modifiche discutibili al testo originale, 
così sarebbe auspicabile un’analisi linguistica accurata dei volumi darwiniani tradotti dalla 
moglie di Lessona. Adele Masi Lessona, tuttavia, non tradusse sempre anonimamente, ma 
pose la sua firma in frontespizio ad alcuni volumi, sia scientifici, sia letterari. In campo 
letterario tradusse, firmandoli, un volume dell’americana Harriet Beecher Stowe, abolizio- 
nista e autrice nota per il suo La capanna dello zio Tom (1852); racconti dell’inglese Dinah 
Maria Mulock, nota in particolare per il suo John Halifax, Gentiluomo (1857), un’autrice 
che non pose mai il proprio nome in frontespizio ai libri che scrisse; una raccolta di rac- 
conti dell’inglese Wilkie Collins, il cui romanzo più famoso fu La donna in bianco (1859), 
dove descriveva l’infelicità cui le donne dell’epoca erano spesso condannate in seguito a 
matrimoni combinati e imposti. Adele Masi Lessona tradusse dunque autori particolari, 
anche donne, e questo è interessante, perché a giudicare dagli scambi epistolari dei Lesso- 
na con gli editori (la calligrafia di quelle lettere è sia di Michele, sia di Adele), la scelta dei 
libri stranieri da proporre al pubblico italiano era frutto di un lavoro di collaborazione tra 
traduttori speciali come i Lessona e editori altrettanto speciali come Luigi Pomba, della 
Unione tipografico-editrice di Torino, ed Emilio Treves, della omonima casa milanese. 

Adele Masi Lessona affiancò all’attività di traduttrice quella di divulgatrice scienti- 
fica, questo con certezza almeno in un caso. Del Dizionario universale di scienze, lettere 
ed arti, uno strumento bibliografico di più di 1500 pagine sul cui frontespizio si legge 


Scienze Naturali 


«compilato da una società di scienziati italiani sotto la direzione dei professori Michele 
Lessona e Carlo A. Valle», Michele Lessona, con l’ironia che gli era consueta, ammise: 
(M. Lessona, Ricordi di giornalismo - Fra Cbicbibio, “Capitan Fracassa”, 197, 1887, in 
Camerano, Michele Lessona, p. 39): 

«Io non ne scrissi una riga. La mia parte la fece tutta mia moglie. Io mi contentavo di dare 
la mia alta approvazione. Ma, da che sono in vena di sincerità, devo aggiungere che quel 
dizionario mia moglie lo fece quasi tutto essa sola. Carlo A. Valle non ci accompagnò 
che breve tratto, fino alla lettera D. Scrisse l’articolo dramma e mori [...].» 

Adele Masi Lessona diede anche qualche saggio di critica letteraria. Sappiamo che si 
occupò di Charlotte Brònte (M. Lessona a Emilio Treves, 9.1.1871. Registro I, FML), di 
Edmondo De Amicis (M. Lessona a Francesco Protonotari 17.10.1869) e del fisiologo, 
antropologo e poligrafo Paolo Mantegazza (1831-1910). Nel 1869 la Nuova Antologia 
accettò una recensione di Adele Masi Lessona del più famoso romanzo di Mantegazza, Un 
giorno a Madera, dove si narra della storia d’amore tra due giovani destinata a concludersi 
in un dramma a causa della morte della protagonista, malata di tubercolosi, una vicenda 
banale, ma abilmente piegata da Mantegazza alle sue esigenze di divulgatore di nozioni 
mediche e di igiene. Nel 1869 Mantegazza non era ancora il vate della divulgazione, ma 
era tuttavia già noto al pubblico. Soprattutto, e questo già da tempo, Mantegazza era un 
accademico di qualche peso, al contrario di Michele Lessona che, nonostante la maggiore 
età, aveva ottenuto solo da due anni la cattedra a Torino. Adele Masi Lessona, recensendo 
il romanzo di Mantegazza, esordiva tenendo evidentemente conto di tutto ciò e presen- 
tava il libro come «bellissimo». Proseguendo nell’argomentazione, tuttavia, l’autrice ri- 
nunciava alla diplomazia di circostanza per considerazioni più interessanti. In particolare, 
Adele Masi Lessona giudicava la «soluzione» proposta da Mantegazza in tema di malattie 
ereditarie (la tubercolosi di cui era affetta la protagonista era in quegli anni ritenuta una 
di queste) sostanzialmente inumana, oltre che poco realistica nelle misure proposte. Masi 
Lessona si chiedeva: come costringere «un quinto della popolazione in certi paesi e un 
trentesimo in altri al celibato forzato onde la razza umana non vada sempre più deterio- 
rando»? L’autrice poneva con forza l’accento su un tema importante e che nel Novecento 
sarebbe sfuggito di mano agli europei, con conseguenze apocalittiche (Adele Masi Lesso- 
na, ‘"Un giorno a Madera” di Paolo Mantegazza, Nuova Antologia, 10, 1869, p. 400): 

«Secondo questo concetto bisognerebbe fare nella specie umana quello che si fa colla 
specie degli animali domestici: non pensare che al miglioramento della razza. Questa 
teoria è troppo barbara: quasi quasi quella del signor Darwin, che ci vuol far discendere 
dalle scimmie, è preferibile perché non sappiamo se talvolta nelle loro solitarie foreste 
non compiono i loro amori spinte da una simpatia per così dire umana.» 

Queste parole di Adele Masi Lessona sono una prova dell’acutezza con cui sapeva 
leggere gli scritti di Darwin e allo stesso tempo cogliere i messaggi spuri che potevano na- 
scondersi in un romanzo come quello di Mantegazza, che raggiungerà per molti decenni 
decine di migliaia di lettori. 

Le cronache della Torino di fine Ottocento testimoniano un altro interessante aspetto 
dell’attività di Adele Masi Lessona: la sua assiduità nell’aprire la propria casa a letterati e 


1824-1904 


Adele Masi Lessema 


a scienziati insieme. In effetti, il dialogo tra ciò che oggi definiamo le «due culture» è un 
altro aspetto di cui si trovano tracce interessanti negli scritti divulgativi firmati «Michele 
Lessona». Autori come i Lessona si collocavano al crocevia tra scienza positiva ed etica, 
guidati da una forte vocazione educativa che accompagnava sempre i loro scritti. Fu la 
tradizione letteraria a offrire spesso ai Lessona i temi più appropriati per realizzare nei loro 
scritti divulgativi un ponte convincente fra scienza ed etica. Il programma educativo che 
traspare in molti dei loro scritti - testi in cui la dimensione scientifica, umanistica ed etica 
s’intrecciavano profondamente - era evidentemente il frutto della interazione tra un natu- 
ralista laico, evoluzionista e positivista, come Lessona, e Adele Masi, lettrice attenta degli 
scienziati che traduceva e recensiva, educatrice in prima persona di dieci figli e figlie, ma 
anche appassionata di letteratura internazionale, in particolare femminile, quasi certamen- 
te attenta alla cosiddetta «questione della donna», un tema dibattuto ovunque in quegli 
anni, in Europa come negli Stati Uniti. In Volere e potere, un libro di Lessona che, con 
Cuore di Edmondo De Amicis e il Bel paese di Antonio Stoppani, fu in assoluto uno dei 
titoli più di successo in Italia tra Otto e Novecento, Michele Lessona (o Adele Masi, non 
sappiamo) si soffermava sulla condizione femminile fin dalle prime pagine, dove analizza- 
va ruolo e finalità dell’istruzione popolare. Per Lessona, se si volevano risollevare davvero 
le sorti del paese, non si poteva prescindere da un’educazione delle donne. In una gerarchia 
ideale delle civiltà umane, non poteva fare a meno di notare che le zone più povere del glo- 
bo erano anche quelle dove la donna era meno rispettata e in quella classifica l’Italia stava 
purtroppo appena a metà strada. Invece, osservava Lessona ( Volere è potere, p. 8): 

«dove la donna è meno discosta dall’uomo, dove è chiamata meglio a partecipare alle 
fatiche di lui, dove ha larga parte nella vita pubblica, dove è più rispettata e più colta, si 
è nell’ America del Nord. Ma siccome i critici dicono che non sono da pigliarsi esempi 
troppo lontani ed in paesi dove non è facile il riscontro e la conferma, gioverà dare 
un’occhiata a tal provincia d’Europa non troppo rimota, per esempio alla Svizzera.» 

La vicina e allo stesso tempo lontanissima Svizzera, come già a Carlo Cattaneo quan- 
do si era occupato di istruzione popolare, forniva a Lessona il modello di una possibile 
organizzazione dell’istruzione per le donne. Tuttavia, il modello che più interessava il 
naturalista, era offerto dall’Inghilterra ( Volere e potere, p. 10): 

«E la donna inglese legge e studia e scrive e stampa, più che altra non faccia in qualsivoglia 
parte del mondo. Della trabocchevole quantità di libri che ogni anno si stampano in 
Inghilterra, di amene letture, di viaggi, di educazione, di scienze elementari, teoriche, 
applicate, popolari, buona porzione è fatta da femmine.» 

Così, le società dove le donne avevano accesso alla scienza e contribuivano a divul- 
garla erano anche quelle dove la felicità del singolo era più a portata di mano ( Volere e 
potere, p. 10): 

«E la famiglia inglese, non meno che l’americana del Nord e la svizzera e la tedesca, 
la famiglia, in una parola, presso tutte quelle nazioni dove più splende per coltura 
intellettuale la donna, è famiglia concorde, operosa, contenta, ricca di tutta quella 
felicità che è dato gustare su questa terra.» 


Scienze Naturali 


Come per l’immagine di una scienza aperta all’ arricchimento della letteratura e di altri 
campi del sapere, anche per la concezione del ruolo della donna nella società e in famiglia 
Adele Masi Lessona, traduttrice di Beecher Stowe, Mullock e Collins nonché lettrice di 
Brònte, doveva avere giocato un ruolo importante nel pensiero di Michele Lessona. Non 
sorprende dunque che tra i numerosi autori italiani di «scienza popolare» del periodo Les- 
sona si sia contraddistinto per le sue posizioni in merito all’istruzione femminile, convinto 
sostenitore della necessità di dare alla donna pari dignità e diritti che all’uomo. D’altra 
parte, il lavoro di coppia, come è emerso in alcune importanti ricostruzioni, era un aspetto 
tipico del lavoro di molti intellettuali e scienziati ottocenteschi, uno degli effetti dell’ac- 
cesso delle donne all’istruzione che coincise con una fase evolutiva peculiare del lavoro 
scientifico, ormai specialistico, ma spesso ancora realizzato nella casa-laboratorio dello 
scienziato o del divulgatore e traduttore, come nel caso di Michele Lessona. 

Di Adele Masi Lessona ci restano purtroppo poche tracce, sufficienti tuttavia per af- 
fermare che la produzione editoriale a firma «Michele Lessona» nel settore della divulga- 
zione e delle traduzioni scientifiche fu in larga misura il frutto della lunga collaborazione 
tra Adele Masi e Michele Lessona. Si segnalano nell’elenco che segue, le traduzioni e gli 
scritti fin qui rintracciati e nei quali compare il nome di Adele Masi Lessona. 

ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Von Weckerlin, Gli animali domestici, riproduzione, miglioramento, allevamento , opera 

tradotta in lingua francese dal signor P.S.I. Verheyn, traduzione italiana della signora 
A.M. Lessona, Torino, Unione-Tipografico Editrice, 1865. 

• In ferrovia, cinque racconti di celebri autori inglesi, tradotti dalla signora A.M. Lessona, Mi- 

lano, Editori della biblioteca utile, 1865. 

• George Fownes, Elementi di chimica esposti popolarmente, coll’aggiunta di un saggio delle 

applicazioni della chimica alla agricoltura. Prima traduzione italiana dall’originale inglese 
di A.M. Lessona, Milano, Editori della biblioteca utile, 1866. 

• Accanto al fuoco, racconti di Wilkie Collins e dell’autore di John Halifax, tradotti dalla si- 

gnora A.M. Lessona, Milano, Editori della biblioteca utile, 1868. 

• Adele Masi Lessona, “Un giorno a Madera” di Paolo Mantegazza, Nuova Antologia, 10, 

1869, pp. 396-401. 

• Charles Louandre, L’epopea degli animali, traduzione della signora A.M. Lessona, Milano, 

F.lli Treves, 1874. 

• A proposito di un tappeto, ossia II governo della famiglia moderna, di Enrichetta Beecher 

Stowe, traduzione libera dall’inglese di Adele Lessona, Milano, Treves, 1 877. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Fondo Michele Lessona, Archivio del Dipartimento di Biologia Animale, Università di Torino 
(FML). 

Fondo Michele Lessona, Famiglia Lessona Alberto, Torino. 

Lettere di Adele Masi Lessona a George Perkins Marsh, George Perkins Marsh Papers, Univer- 
sity of Vermont. 


1824-1904 


Adele Masi Lessema 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

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Filippi, Atti della Accademia roveretana degli Agiati, 14-15, 1976, pp. 3-106. 

Marina Bonifetto, Self-help all’italiana. L’opera di divtdgazione di Michele Lessona, Atti della 
Accademia roveretana degli Agiati, 14-15, 1976, pp. 31-47. 

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della R. Università di Torino, 9, 1894, pp. 1-72. 

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morale” e divulgazione del sapere, Tesi di laurea in Storia del Risorgimento, Università di 
Torino, 1998. 


P.G. 


Grace Chisholm Young 

1868-1944 


Matematica 


Fra le giovani donne che fanno ricerca a Torino nel campo della matematica, alla 
fine dell’Ottocento, si deve annoverare anche il nome illustre di Grace Chisholm, che 
soggiorna in Piemonte dalla tarda primavera del 1898 all’autunno del 1899, insieme al 
marito William Henri Young (1863-1942), per assistere alle lezioni di Corrado Segre e 
condurre studi di geometria algebrica nell’ambito della scuola da questi diretta. 

Nata il 15 marzo 1868 vicino a Londra, da H.W. Chisholm, politico del governo 
inglese che operava nel Dipartimento di pesi e misure, Grace Chisholm è educa- 
ta nell’infanzia e adolescenza da sua madre, che ne incoraggiava gli studi, e da una 
governante. Nel 1885, all’età di 17 anni, supera brillantemente l’esame per entrare 
all’Università di Cambridge, ma solo quattro anni più tardi, nel 1889 è ammessa 
a frequentare il prestigioso Girton College, l’unico istituto a preparare le donne a 
un’istruzione universitaria. Il Girton vantava docenti del calibro di Arthur Cayley, 
l’illustre algebrista esperto nella teoria delle matrici, in geometria non euclidea e nelle 
geometrie a «-dimensioni, e vi insegnava pure William Henri Young, il futuro marito 
di Grace, lettore e ripetitore di Matematica, molto apprezzato, che aveva, come af- 
ferma lo storico della scienza I. Grattan-Guinness, «il dono di far emergere il talento 
latente nei suoi studenti» (2006, p. 221). 

Vinta una borsa di studio al Girton college, Grace Chisholm sceglie di dedicarsi alla 
matematica e all’astronomia e si rivolge a un insegnante del King’s College, Mr. Berry, 
che era appena ritornato in Inghilterra da un periodo di ricerche matematiche in Germa- 
nia. E Berry a stimolare Chisholm e la sua amica Isabel Maddison a seguire le conferenze 
di illustri personalità, come Cayley e questi incontri spronano l’interesse e la passione 
della giovane per gli studi matematici, contribuendo a farle ottenere buoni risultati nei 
primi due anni, al punto da concorrere al Final Honours School in matematica a Oxford, 
dove nel 1892 Grace consegue l’ambito First class oward, concesso al migliore studente, 
quello cioè che aveva riportato il punteggio massimo in tutte le materie. Questo successo 
la spinge a proseguire gli studi e a superare l’altro importante esame, il Tripos di matema- 
tica, che decreta il suo futuro nella ricerca. Non avendo possibilità di ottenere ulteriori 
borse di studio in Inghilterra, Grace Chisholm si reca a Gottinga, dove operava l’illustre 
matematico Felix Klein, di ampie vedute, che avendo constatato le sue doti, la accoglie 
nel dottorato. Un permesso speciale è accordato a lei e ad altre due studentesse americane 
(Mary Frances Winston e Isabel Maltby) dal Ministero della Cultura a Berlino, dove ope- 
rava Friederich Althoff, di idee progressiste e liberali. Grace si concentra soprattutto sulle 
ricerche matematiche e scrive una tesi sulle applicazioni alla trigonometria sferica della 
teoria dei gruppi elaborata da F. Klein che è discussa il 26 aprile 1895 e le viene conferito 


1868-1944 


Grace Chisholm Young 


il titolo magna cum laude. Le trattative per l’ammissione erano condotte da Klein, come 
la giovane confidava ai genitori (Grattan-Guinness 2006, pp. 224-225): 

«Ieri ho avuto un colloquio con il professor Klein. Quest’uomo è sicuramente una delle 
persone più schiette al mondo, che non schiva i guai e le responsabilità. [...] La sua 
opinione è che l’ammissione alla discussione del dottorato è una questione che riguarda 
soltanto la Facoltà. Nello statuto non si dice nulla circa il fatto che chi riceve il titolo sia 
un uomo, semplicemente perché nessuno si è mai sognato potesse essere diversamente; 
però è possibile che sia necessario fare richiesta al Governo. Comunque, per prima 
cosa porterà la questione in Facoltà all’inizio del prossimo semestre, usando tutta la sua 
influenza a nostro favore, e questa deciderà. E stato molto benevolo al riguardo, non 
ha minimizzato l’importanza dell’impresa, ma non ha nemmeno detto che pensa sia 
di là dalle mie possibilità, solo ha voluto mettermi in guardia dal prendere la faccenda 
troppo alla leggera. Oh, cielo! Come vorrei che i ricchi inglesi si prendessero più a cuore 
l’educazione, in America mi sarebbero semplicemente saltati addosso con le loro borse 
di studio per consentirmi di restare e per non farmi sentire di peso!» 

Dedicata al padre che l’aveva sostenuta, la tesi è edita a Gottinga nel 1895 e Grace 
Chisholm ne invia una copia anche a W.H. Young. Ritornata in famiglia a Londra, la 
giovane accetta l’invito che Young le aveva già proposto a Cambridge, qualche anno 
prima, di scrivere insieme un manuale di astronomia e i carteggi e le frequentazioni fra i 
due culminano con la dichiarazione di William a Grace, che porterà al loro matrimonio, 
celebrato nel giugno del 1896. L’inizio del fidanzamento era avvenuto al termine di una 
conferenza di Bertrand Russell, cui i due avevano assistito alla Fabian Society. Dopo il 
viaggio di nozze, trascorso in Svizzera e in Italia, i coniugi Young si stabiliscono a Cam- 
bridge, dove Grace sviluppa una ricerca, iniziata a Gottinga sotto la guida di Klein, su 
una curva collegata a un problema astronomico. Lo studio appare nel 1897 sul mensile 
della Royal Astronomical Society e Chisholm incita il marito a compiere anch’egli lavori 
di ricerca. Nel frattempo il 4 giugno 1897 nasce il loro primo figlio, Frankie, sopran- 
nominato Bimbo durante il loro soggiorno in Italia, e Grace userà questo nomignolo 
nei titoli di due libriccini, Bimbo (1906) e Bimbo and thè Frogs (1907), che scriverà per 
introdurre la scienza nel mondo infantile. 

Matura intanto, nell’estate del 1897, la decisione di trasferirsi all’estero per occuparsi 
a tempo pieno di ricerca matematica, essendo peggiorate le condizioni finanziarie e gli 
obblighi dei docenti a Cambridge. In autunno i due si recano perciò a Gottinga e, sotto 
gli stimoli di F. Klein, William Young inizia a dedicarsi a problemi geometrici in spazi ad 
n dimensioni e pubblica il suo primo articolo sul periodico della London Mathematical 
Society, di cui era socio dal 1894. 

Nella primavera del 1898 Grace e William Young partono per l’Italia e dopo aver 
soggiornato in Toscana e in Umbria, trascorrono a Torino l’autunno e l’inverno, seguen- 
do il corso di Geometria superiore di Corrado Segre e le conferenze di altri matematici 
dell’Università. In questo periodo appaiono negli “Atti dell’Accademia delle Scienze di 
Torino” una nota di Grace Chisholm su varietà algebriche del quarto ordine, di 3 di- 
mensioni dello spazio a 6 dimensioni e due articoli di suo marito su temi di geometria 
algebrica. Scrivendo alla madre, la giovane sottolinea la sua felicità e il pieno accordo con 
il marito (Grattan-Guinness 2006, p. 227): 


Matematica 


«La strada che abbiamo scelta è leggera e facile perché 1’affrontiamo insieme.» 

Il soggiorno torinese costituisce una tappa importante nel percorso scientifico della 
coppia, perché inizia nel capoluogo piemontese la fase più creativa di William Young 
e sua moglie, che ne segue con entusiasmo le idee originali, collabora alla loro messa a 
punto (Grattan-Guinness 2006, p. 230): 

«la giovane promettente matematica, la catalizzatrice di quel cambiamento profondo, 
divenne la sua segretaria e assistente, perfettamente in grado di dare essa stessa 
contributi originali, ma assolutamente indispensabile al fine di rifinire in teoremi e 
risultati rigorosi il flusso di idee con cui Will la inondava.» 

La malattia del padre di Grace li riporta subito dopo in Inghilterra per qualche mese, 
ma nell’autunno del 1899 i coniugi Young sono nuovamente a Gottinga e vi resteranno 
fino al 1908, salvo i periodi d’insegnamento di William al Peterhouse di Cambridge 
per mantenere la famiglia, che nel frattempo si era accresciuta con la nascita della figlia 
Rosalind Cecily. In aiuto a Grace che aveva deciso di affiancare alle ricerche di matema- 
tica anche lo studio della medicina, giunge sua cognata Ethel che prodigherà le sue cure 
nell’educazione dei nipoti fino al 1901 quando, ammalatasi gravemente, viene sostituita 
da sua sorella Mary Ann nella gestione dei piccoli Young che vengono alla luce: Janet 
(1901), Helen (1903), Laurence (1904) e Patrick (1908). 

Nel frattempo a Gottinga Felix Klein promuove il progetto grandioso di tradurre in 
altre lingue la prestigiosa Encyclopadie der Matbematiscben Wissenscbaften e suggerisce 
loro di dedicare impegno ed energie alla versione inglese, cercando eventuali altri colla- 
boratori nel mondo anglosassone. Klein li invita anche ad approfondire la teoria degli 
insiemi che, sviluppata da Georg Cantor, era stata presentata alla comunità internazio- 
nale nel 1900 da Arthur Schònflies in un lungo saggio edito sulla rivista della Deutsche 
Mathematiker Vereinigung. La proposta di Klein e la lettura dei lavori di Schònflies 
modificano gli orizzonti di indagine dei coniugi Young che rivolgono a questo nuovo 
settore di studi in rapida espansione tutti i loro sforzi, contribuendo al suo sviluppo e 
alle applicazioni ai problemi di analisi matematica, fino a raggiungere fama e successo a 
livello internazionale. 

Il sodalizio umano e scientifico fra Grace Chisholm e William Young è in effetti uno 
dei più singolari che la storia della scienza abbia mai registrato, paragonabile a quello dei 
coniugi Marie e Pierre Curie. È sufficiente ricordare che le ricerche condotte insieme in 
venticinque anni hanno prodotto tre libri e oltre duecento fra articoli e saggi, dedicati 
soprattutto alla teoria degli insiemi e alle sue applicazioni nell’analisi, oltre che alla geo- 
metria, come si è già accennato. Pur essendo 18 quelli con il solo nome di Grace e 13 a 
due nomi, gli studiosi della loro biografia scientifica sono concordi nel riconoscere il ruo- 
lo importante e talvolta decisivo svolto dalla moglie nel completamento e nella revisione 
delle ricerche del marito. E lo stesso William a sottolineare gli stimoli che riceve da lei e a 
chiederle di cooperare, scrivendole da Cambridge (Grattan-Guinness 2006, p. 231): 

«Spero che tu ti diverta a lavorare per me. Nel complesso mi sembra, in questo momento 
almeno, che sia abbastanza come dovrebbe essere, visto che siamo responsabili soltanto 
con noi stessi di come effettuare la divisione degli allori. Il lavoro non è di un tipo che 


1868-1944 


Grace Chisholm Young 


possa suscitare rivendicazioni conflittuali. Sono molto felice che tu prosegua a lavorare 
su quei concetti. Mi sento in parte come se ti stessi insegnando, sottoponendoti dei 
problemi che io stesso non sono interamente in grado di risolvere da solo, ma posso 
rendere te in grado di farlo. Di nuovo penso a me stesso come un Klein, fornitore 
del vapore necessario, dell’iniziativa, della guida. Ma sono anche molto fiducioso che 
insieme saliremo nuove vette. Anche tu hai bisogno di una buona dose di critiche 
quando sei nel tuo meglio e nella tua vena migliore. 

Il fatto è che i nostri saggi dovrebbero essere pubblicati con entrambi i nostri nomi ma, 
se lo faremo, nessuno dei due ne trarrà vantaggio. No. Mie le glorie ora e il sapere. Per 
te soltanto il sapere. Tutto con il mio nome ora e, più tardi, quando non ci dovremo 
più procurare pani e pesci in quel modo, tutto o molto con il tuo nome. Questo è 
il mio programma. Al momento tu non puoi intraprendere una carriera. Hai i tuoi 
bambini. Io invece posso e lo farò. Ogni missiva che mi porta una tua risposta al mio 
ultimo quesito o suggerimento, mi dà un grande, piacevole entusiasmo. La vita qui 
è molto più interessante con questi stimoli. Così lavoro senza smettere di pensare. 
Ogni cosa sembra confermare che siamo sulla strada buona. Ma dobbiamo inondare la 
società di saggi. Non tutti devono essere al livello di quelli del continente, ma devono 
dimostrare conoscenze che gli altri non hanno acquisito ed essere numerosi.» 

I soggiorni di studio e di lavoro in Italia, Germania, Svizzera, Svezia e India, oltre che 
a Cambridge, contribuiscono a stabilire contatti importanti con la comunità matematica 
internazionale e l’arrivo dei sei figli non costituirà un ostacolo al progresso delle loro 
ricerche e alla valanga delle loro pubblicazioni. Nel 1903 William Young ottiene il dotto- 
rato a Cambridge e nel 1907 è eletto Fellemi della Royal Society. Insieme, Grace e William 
pubblicano nel 1905 un fortunato libriccino di geometria per i ragazzi, intitolato A First 
Book of Geometry, che sarà tradotto in numerose lingue, fra cui anche in italiano, a cura 
di Luisa Viriglio, cui l’aveva segnalato Corrado Segre. 

Nel 1906 esce per i tipi della prestigiosa Cambridge University Press il libro, a quattro 
mani, The Theory ofSets ofPoints, in cui il nuovo ramo della matematica, la teoria degli 
insiemi, era trattato con ampiezza di dettagli tecnici e con applicazioni a vari settori: 
dall’analisi alla geometria, dalla topologia alla fisica matematica, con i più recenti con- 
tributi dei contemporanei. Lo stesso Georg Cantor, cui il volume è inviato nel 1907, si 
congratula con queste parole: 

«E per me un piacere vedere con quale cura, abilità e successo abbiate lavorato ed 
io vi auguro che nelle vostre ulteriori ricerche in questo campo possiate ottenere i 
risultati più raffinati che sono certo non mancherete di raggiungere con la profondità 
e acutezza d’ingegno che provengono da voi due.» 

Alla fine del 1908 la famiglia Young si trasferisce in Svizzera, a Ginevra e poi a Losan- 
na, dove Grace termina gli studi di medicina, ma non completa il tirocinio che le avreb- 
be consentito di praticare anche all’ esterno la professione medica, che invece eserciterà 
solo in famiglia. Fra l’altro la sua cultura letteraria e musicale si riversa nell’educazione 
dei figli, che imparano a suonare uno strumento. Nel frattempo le domande rivolte da 
William a varie università inglesi per ottenere una cattedra non sono accolte ed egli tiene 
lezioni come special lecturer per due o tre trimestri all’Università di Liverpool, dedicando 
il tempo restante alla ricerca. Nel 1911 è nominato associate professor e nel 1913 profes- 
sore di Filosofia e Storia della matematica a Liverpool, ma nell’agosto del 1913 accetta di 


Matematica 


organizzare un Dipartimento di Matematica all’Università di Calcutta, dove resterà fino 
al 1915, compiendo vari viaggi in istituti matematici europei, americani e giapponesi. 

Fra il 1914 e il 1916 Grace si dedica a una serie di ricerche matematiche sui fonda- 
menti del calcolo differenziale, che sono pubblicate su importanti riviste internazionali 
e per il lungo saggio On infinite derivates riceve nel 1915 il prestigioso Gamble Prize del 
Girton College di Cambridge. 

Nel febbraio del 1917 il figlio primogenito Frankie è ucciso in un combattimento 
aereo con i tedeschi e i coniugi reagiscono alla tragedia continuando a lavorare senza so- 
sta. William pubblica fra il 1916 e il 1917 venti articoli e nell’estate del 1917 riceve dalla 
London Mathematical Society la Morgan Medal, conferita ogni tre anni ai contributi più 
notevoli dati alla matematica e pochi anni dopo è eletto presidente della stessa Società 
matematica londinese. 

Contrari alla dichiarazione di guerra da parte della Germania, gli Young che condi- 
videvano con molti altri matematici l’ideale di un’Europa unita, si prodigano nel 1919 
per ristabilire la pace, ma le istanze rivolte ad esempio da Grace Chisholm a F. Klein, 
che aveva firmato il manifesto in appoggio alla dichiarazione di guerra, affinché ritratti, 
restano inascoltate. 

Nell’autunno del 1919 William Young accetta il posto di professore di matematica 
all’Università di Aberystwyth, in Galles, dove si trasferisce con la figlia Cecily, sostituita 
poi da Janet. Lì finalmente egli riesce a organizzare un importante centro di ricerca e 
di didattica della matematica, sullo stile di quello di Gottinga, chiamando a insegnare 
matematici di prestigio, come l’ungherese Paul Dienes che aveva studiato a Parigi con 
Jacques Hadamard. 

Negli anni successivi l’attività di ricerca degli Young subisce rallentamenti, anche 
legati a problemi di salute, e gli ultimi articoli matematici di Grace Chisholm riguardano 
un problema di teoria dei numeri, edito nel 1925 sul periodico della London Mathema- 
tical Society e una nota di carattere storico sul dialogo di Platone, il Menone. 

William conclude la sua carriera ricevendo importanti riconoscimenti ufficiali: oltre 
alla presidenza della London Mathematical Society, nel 1928 è insignito della laurea ho- 
noris causae dall’Università di Strasburgo, ottiene la Sylvester Medal della Royal Society, e 
nel 1929 è eletto presidente dell’Unione Matematica Internazionale ed è invitato a tenere 
conferenze in numerose sedi universitarie. Grace si dedica invece in questi anni alla stesu- 
ra di un romanzo dal titolo The croton ofiEngland, che non sarà però mai pubblicato. 

Con lo scoppio nel 1939 della seconda guerra mondiale Chisholm lascia la Svizzera e 
giunge in treno a Parigi con i nipoti, riuscendo a prendere l’aereo per Londra, prima che 
i tedeschi occupino la capitale francese e interrompano i collegamenti. William resta in- 
vece in Svizzera dove muore nel luglio del 1942, seguito due anni più tardi da sua moglie 
Grace che si spegne a Croydon, in Inghilterra, il 29 marzo 1944, poche settimane dopo 
che il suo nome è proposto come Fellow onorario del Girton College. 

Anche i figli e i nipoti di Grace compiono studi scientifici e alcuni intraprendono con 
successo la carriera universitaria. Rosalind Cecily Tanner, ottenuto il dottorato in Mate- 
matica al Girton, vince nel 1939 il Gamble Prize e opera all’Università di Londra. Janet 
si laurea in Medicina ed è la prima donna membro del Royal College of Surgeons. Helen 
si laurea in Matematica a Losanna e ottiene una borsa di studio negli Stati Uniti, mentre 


1868-1944 


Grace Chisholm Young 


dei due maschi, Laurence diventa professore di Matematica all’Università di Cape Town 
in Sud Africa e poi all’Università del Wisconsin-Madison, e Patrick, dopo aver studiato 
fra Strasburgo, Ginevra e Gottinga, prende il dottorato in Chimica a Oxford e si occupa 
poi di finanza. Sylvia Wiegand, figlia di Laurence Young, è attualmente professore di 
Matematica all’Università del Nebraska ed è stata presidente dell’Associazione americana 
delle donne matematiche. 


ELENCO DELLE PRINCIPALI PUBBLICAZIONI 

• Algebraisch-Gruppentheoretische, Untersuchungen zur sphàrische Trigonometrie, Gòttingen, 

1895. ( i j 

• On thè curve y = r 2 + and its connection with an astronomical problem, Montly 

Notices of thè Royal Astronomical Society, 57, 1897, pp. 379-387. 

• Sulla varietà razionale normale M 4 3 di S g rappresentante della trigonometria sferica. Atti della 

R. Accademia delle Scienze di Torino, 34, 1898-99, pp. 587-596. 

• On thè form ofa certain Jordan curve, Quarterly Journal of pure and applied Mathematics, 

37, 145, 1905, pp. 87-91. 

• (con W.H. Young), A First Book of Geometry, London, Dent’s Math. & Scient. Text Books 

for Schools, 1905; ed. ted. Der kleine Geometer, a cura di Felix e S. Bernstein, Leipzig, 
Teubner, 1908; ed. it. Geometria per i piccoli, a cura di Luisa Viriglio, Torino, Paravia, 
1911; ed. ebraica Dresda 1921; ed. svedese, magiara, ..., rist. New York, Chelsea Pubi. 
Comp. Bronx, 1970. 

• Bimbo. A little story for Jill and Molly by AuntieWill, London, J.M. Dent & Co., 1905. 

• Bimbo and thè Frogs, London, J.M. Dent & Co., 1907. 

• (con W.H. Young), The Theory ofSets ofPoints, Cambridge, Univ. Press, 1906. 

• A note on derivates and differential coejficients, Acta Mathematica, 37, 1914, pp. 141-154. 

• On infinite derivates, Quarterly Journal of pure and applied Mathematics, 47, 1915, pp. 

127-175. 

• On thè derivates ofa function, Proceedings of thè London Mathematica! Society, s. 2, 15, 

1916, pp. 360-384. 

• On thè solution of a pair of simidtaneous Diophantine equations connected with thè nuptial 

number of Plato, Proceedings of thè London Mathematica! Society, 23/1, 1925, pp. 27- 
44. 

• A time-honoured mystery from thè Meno of Plato, O Instituto, 1929, p. 78. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Andrew M. Bruckner, S. Thomson Brian, Reai varìable contributions of G. C. Young and W. 

H. Young, Expositiones Mathematicae, 19, 4, 2001, pp. 337-358. 

M.L. Cartwright, Grace Chisholm Young, Journal of London Mathematical Society, 19, 
1944, pp. 185-191. 

Ivor Grattan-Guinness, A Mathematical Union: William Henry and Grace Chisholm 
Young, Annals of Science, 29, 1972, pp. 105-185; versione ridotta in italiano Un’unione 


Matematica 


matematica: William Henry Young e Grace Chisholm Young, in Scienza a due voci, a cura di 
R. Simili, Firenze, Olschki, 2006, pp. 217-246. 

Ivor Grattan-Guinness, Mathematical bibliograpby of W H. and G. C. Young, Historia 
Mathematica, 2, 1975, pp. 43-58. 

Laura Coffin Koch, Grace Chisholm Young, in Notable Women in Mathematics: A Biographical 
Dictionary, a cura di C. Morrow & T. Perl, Westport, Conn., Greenwood Press, 1998, 

pp. 277-282. 

Teri Perl, Math Equals, Biographies of Women Mathematicians, Menlo Park California, 
Addison-Wesley, 1978. 

Patricia Rothman, Grace Chisholm Young and thè Division ofLaurels, Notes and Records of 
thè Royal Society of London, 50, 1996, pp. 89-100. 

Sylvia Wiegand, Grace Chisholm Young, Newsletter of thè Association for Women in 
Mathematics, 7, 1977, pp. 5-10. 

Sylvia Wiegand, Grace Chisholm Young, in Women of Mathematics: A Biobibliographic 
Sourcebook, a cura di L.S. Grinstein & P.J. Campbell, Westport, Conn., Greenwood Press, 
1987, pp. 246-254. 

Sylvia Wiegand, Grace Chisholm Young and William Henry Young: A Partnership ofltinerant 
British Mathematicians, in Creative Couples in thè Sciences, a cura di Helena M. Pycior, 
Nancy Slack, Pnina Abir-Am, New Brunswick, Rutgers University Press, 1996, pp. 
126-140. 

Sylvia Wiegand, My Grandmother, Grace Chisholm Young, in Complexities: Women in 
Mathematics, a cura di Bettye Anne Case, Anne Leggett, Princeton, Princeton University 
Press, 2005, pp. 39-45. 


Paola Lombroso 

1871-1954 


Antropologia 


«A Torino — scrivevano nel 1906 Papini e Prezzolini - vi sono due scuole che vengono 
chiamate ambedue, fuori d’Italia, Scuola Italiana. La prima è composta di antropologi 
ed è capitanata da Cesare Lombroso, la seconda è di matematici ed è guidata da 
Giuseppe Peano. La prima ha per organi l 'Archivio di psichiatria” e la “Biblioteca 
antropopologico-giuridica”; l’altra la “Revue des Mathématiques” e il “Formulario di 
Matematica”. La prima è celebre in tutto il mondo e perfino in Italia tutti la conoscono, 
l’altra comincia soltanto da poco ad essere apprezzata in Francia e Inghilterra ed è quasi 
sconosciuta in Italia.» (Papini, Prezzolini 1906, p. 153) 

Nata a Pavia nel 1871, Paola Lombroso fa parte di quella élite sociale e culturale che 
consente alle donne di affacciarsi al sapere purché nella dimensione domestica, o addo- 
mesticata, della collaborazione e del sostegno del lavoro intellettuale maschile. Per farlo, 
Paola non dovrà attendere il matrimonio: è una figlia di Cesare Lombroso. Come la so- 
rella Gina, vive e si forma in quell’ambiente ricco di stimoli e di fermenti che è il salotto 
di via Legnano: dove sfilano scienziati e intellettuali non solo italiani (Gaetano Mosca, 
Achille Loria, Leonardo Bistolfi, Benedetto Marpurgo, Teodoro Moneta, Max Nordau, 
Jean Finot ecc.), le loro rispettive signore, qualche “donna nuova” (Anna Kuliscioff, Ellen 
Key), e approdano dalle varie università giovani studiosi attratti dal “personaggio Lom- 
broso” e desiderosi di diventarne gli allievi. Tra questi, anche il futuro marito di Paola, 
Mario Carrara, uscito dalla scuola del grande clinico Augusto Murri e giunto, dunque, 
da Bologna a Torino per lavorare al fianco dell’antropologo più celebre d’Italia, di cui 
diventerà l’allievo e il successore nella cattedra di Medicina legale (1903), nonché dal 
1899 suo genero. 

Seppure destinata, per così dire, al training famigliare che fa di lei, primogenita, la pri- 
ma segretaria e collaboratrice del padre nella gestione dell’“Archivio di psichiatria” e della 
corrispondenza scientifica, in cui Cesare Lombroso era ostacolato anche da una scrittura 
pressoché illeggibile, Paola ha una natura indipendente e insofferente dei legami istitu- 
zionali. L’educazione inizialmente ricevuta alle scuole pubbliche - dove l’antropologo 
torinese ha scelto di mandare tutti i suoi figli - è breve e ininfluente sulla sua personalità. 
Paola vive come costrizione e noia la regolarità e il metodo scolastico dell’epoca: avvilita, 
per così dire, dalla scuola pubblica che sembra tarpare ogni sua capacità, e mortificare il 
suo forte e impetuoso desiderio di cultura, continua i propri studi in privato, sostenendo 
e superando gli esami pubblici di anno in anno. E, nei risultati, una studentessa brillante, 
ma la sua formazione cresce ecletticamente, al riparo di una vera e propria passione per 
la lettura e la scrittura, che è la sua vera guida fin dalla prima infanzia e che segnerà pro- 
fondamente e presto il suo destino di intellettuale (Dolza 1990, p. 38): 


Antropologia 


«A me di non aver fiabe o libri da bambini importava poco — scrive la sorella Gina nella 
sua Autobiografia inedita - perché non mi piaceva affatto di leggere, ma altra cosa era 
per Paola. E nata con la penna e il libro in manof. La stessa passione che aveva per 
scrivere aveva per leggere. La sua passione era tale che finiva per contentarsi anche delle 
Avventure di Telemaco, dell’Asino d’oro, e delle Mie prigioni, che il papà le offriva, ma li 
leggeva per disperazione, rodendosi di non poter leggere libri più divertenti.» 

Non medico, come invece la sorella Gina e il fratello Ugo, e mai laureata, la primo- 
genita di casa Lombroso ama prevalentemente la letteratura, la pittura e la musica, ed è 
soprattutto attratta e incuriosita dal mondo mentale infantile: vero e proprio continente 
sconosciuto per la scienza del diciannovesimo secolo. A quel mondo rivolgerà i primi 
suoi studi scientifici; a quel mondo indirizzerà i suoi scritti letterari, a cui dopo la prima 
guerra mondiale si dedicherà definitivamente ed esclusivamente. Ha anche un’altra pas- 
sione: divulgare il sapere e l’amore per la lettura in un pubblico «minore» (classi inferiori, 
donne, bambini). E forse questa l’impronta più forte che il padre Cesare è riuscito a dare 
alla personalità di quella che è la sua figlia più indipendente, sia nel percorso formativo, 
sia nel contenuto delle proprie riflessioni. Perchè, «nata con la penna in mano», deside- 
rosa di autonomia, insofferente della disciplina scolastica, Paola riesce a sottrarsi lenta- 
mente anche a quella «scienza in famiglia» che aveva visto prima la madre, e poi le figlie, 
collaborare al lavoro scientifico e intellettuale di Cesare Lombroso (Dolza 1990, p. 96): 

«La Paola in casa - scrive ancora la sorella Gina - era in una condizione falsa, i 
dissidi fra lei e la mamma, e il papà, e l’Arnaldo crescevano. La Paola aveva delle doti 
organizzative che in casa non si potevano in alcun modo espandere [. . .] mentre io ero 
incastonata in modo perfetto [...] la Paola aveva mille ragioni [...] per desiderare di 
uscire di casa.» 

Dalle pagine autobiografiche della sorella Gina apprendiamo che Paola ebbe tra gli 
insegnanti privati anche lo scienziato Michele Lessona. Divulgatore tra i più rappresen- 
tativi della cultura scientifica italiana (Covoni 2002), Lessona, che le impartì lezioni di 
storia naturale in cambio, per così dire, di un aiuto di segreteria, dovette senz’altro influire 
sulla intenzione della giovane di mettere la propria penna al servizio della diffusione del 
sapere scientifico e per il mondo infantile. Sappiamo anche che, ad un certo punto, Paola 
lasciò gli studi classici preferendo dedicarsi alla pittura sotto la guida di Calderini. Ma la 
troviamo però, già alla fine degli anni Ottanta, non ancora ventenne, tra le firme della 
“Gazzetta letteraria” di Vittorio Bersezio e del “Fanfulla della Domenica”. Sul periodico 
fondato da Ferdinando Martini, ha cominciato dal 1889 a pubblicare racconti e bozzetti. 
Collabora, inoltre, al “Giornale per i bambini”, fondato sempre dal Martini nel 1881 e 
poi assorbito nel 1889 nel “Giornale dei fanciulli”, che si fa carico anche di avvicinare l’in- 
fanzia al mondo affascinante della scienza e soprattutto della scoperta scientifica. A questa 
impresa formativa e insieme divulgativa partecipano, oltre alla Lombroso, firme illustri 
come Carlo Anfosso, Luigi De Marchi, Paolo Lioy e, non da ultimo, Michele Lessona. 

Proprio mentre comincia a scrivere su giornali e riviste letterarie, Paola passa a poco 
a poco alla sorella Gina il proprio posto di collaboratrice, a fianco del padre, nel lavoro 
redazionale dell’“Archivio di psichiatria” su cui, ancora a metà degli anni Novanta, viene 
pubblicando qualche articolo: Il lavoro mentale negli uomini di genio (1895) e Le guari- 


1871-1954 


Paola Lombroso 


gioni con la preghiera (1896). Di fatto, nel 1893, ha incominciato una collaborazione, per 
lei ben più soddisfacente, con l’appena fondata rivista di Luigi Capuana “Cenerentola”. 
Vi pubblica novelle, biografie di personaggi celebri per la serie Infanzia di grandi uomini 
(. Francesco de Sanctis, Massimo D’Azeglio, Charles Darwin, Lev Tolstoj), nonché alcuni 
racconti a sfondo autobiografico in cui narra della sua predisposizione letteraria {La mia 
vocazione) e del ruolo giocato da Anna Kuliscioff sulla propria formazione intellettuale 
{La mia signora). Assidua del salotto Lombroso, la «signora del socialismo italiano» ha 
avvicinato Paola alla passione politica. Accanto a lei anche il futuro marito, Mario Car- 
rara, nutre simpatie socialiste: ha aderito al Partito dei lavoratori italiani fin dalla sua co- 
stituzione nel 1892 e ha contribuito alla fondazione di “Critica sociale”. Comunque sia, 
nel maggio del 1898 Paola Lombroso viene condannata per un articolo pubblicato su “Il 
grido del popolo”, il giornale dei socialisti piemontesi. L’accusa è «eccitamento all’odio 
tra le classi» (Turati, Kuliscioff 1949, p. 145): 

«So della condanna di Paola - scrive Filippo Turati alla madre il 20 novembre. - Dille 
che si aiuti a furia di rinvii, tanto da arrivare a qualche amnistia. Sebbene anche lei non 
è degli sconsigliati ma dei consigliatori ; tuttavia, trattandosi di donna, di pena lieve, di 
reato di stampa, chi sa! E alla peggio pensi ai nostri dodici anni di galera e si consoli 
dei suoi tre mesi e pochi giorni.» 

La condanna per reato di stampa - che peraltro le sarà commutata in pena pecunia- 
ria - non riesce certo a frenare la sua passione politica. Al contrario, Paola intensifica 
la sua collaborazione con le testate giornalistiche: scrive su “L’Avanti”, “Il Piccolo della 
sera” e “Il Secolo”, che è, alla fine dell’Ottocento, il giornale più venduto d’Italia. In un 
decennio pubblica circa 400 articoli, intervenendo sugli scioperi, sulla politica coloniale, 
sull’emigrazione, sulla condizione di vita delle famiglie operaie. E soprattutto lei che 
insieme alla sorella Gina ha animato il doposcuola per figli di operai del quartiere la 
Crocetta di Torino. In «Scuola e famiglia», istituito nel 1 896 su suggerimento della Kuli- 
scioff e di cui il padre Cesare è il presidente, ha iniziato a osservare i bambini delle classi 
inferiori: li ascolta, li segue nei loro pensieri e soprattutto ne esamina i disegni. E già da 
alcuni anni che la primogenita di Lombroso si cimenta nella psicologia e, più in parti- 
colare, nella psicologia dell’infanzia. Quest’ultimo è un ambito di studi allora pressoché 
inesistente. «L’Italia, il paese dell’antropologia, doveva di buon ora applicarsi allo studio 
dell’infanzia»: avrebbe commentato, alcuni anni dopo, Edouard Claparède, intendendo 
dire che l’attenzione dell’antropologia all’«infanzia dell’umanità» aveva finito per portare 
i riflettori anche sull’infanzia dell’individuo. Ma certo è che, quando Paola Lombroso 
esordisce, nel 1892, con la sua prima osservazione su L’amore tra i bambini - la pubblica 
su “Il pensiero italiano”, la rivista organo culturale dei radicali - è davvero l’inizio in 
Italia di un modo del tutto nuovo di guardare all’infanzia. Pochissimo è stato pubblicato 
a livello specialistico, dove inoltre l’interesse per la mente infantile è stato suscitato, e poi 
sarà pressoché assorbito, dallo studio della infanzia psicologicamente ritardata (Babini 
1996). Paola Lombroso invece si dedica all’infanzia normale, vuole conoscere la mente 
del bambino: è attratta, più che spaventata, dal terreno vergine in cui si trova a lavorare. 
Si tratta di guardare, descrivere, e poi raccontare, rivolgendosi a una platea vasta, preva- 
lentemente femminile: il pubblico delle madri. Il metodo è quello dell’osservazione, ma 


Antropologia 


ha come strumenti solamente gli occhi e l’intelligenza: l’osservazione diretta, «a occhio 
nudo piuttosto che della accurata e precisa indagine con la lente» (P. Lombroso 1894, 
p. vii ). E già un passo originale il suo, e tanto più se si pensa all’impostazione che il 
padre Cesare e la sua scuola hanno dato allo studio dell’uomo. Paola non segue la strada 
deH’antropometria, del resto non avrebbe neanche le competenze; raccoglie i propri dati 
osservando direttamente le manifestazioni esteriori della psiche infantile o intervistando 
mamme amiche e conoscenti. Nel 1894 ha già pronta una raccolta di Saggi di psicologia 
del bambino (Roux, Torino) in cui ha affrontato le prime tappe del linguaggio, lo svilup- 
po mentale, il senso morale, l’affettività, il gioco e l’espressione scritta dei bimbi della 
buona borghesia italiana. Nelle sue pagine non ci sono misure, il suo metodo dell’osser- 
vazione non le prevede (P. Lombroso 1894, p. vii): 

«se in psicologia le statistiche, lo strumento e l’esperienza sono indispensabili per le 
ricerche sullo sviluppo e le funzioni dei sensi, per misurare la velocità delle percezioni 
[...] - scrive il padre Cesare nella prefazione al libro della figlia, accettandone 
impostazione - anche l’osservazione dei gesti, lo studio della parola, degli scritti 
equivalgono all’esperimento fisiologico.» 

Paola segue appunto la strada dell’osservazione e della storia personale: sono questi 
i «dati» che cerca poi di mettere a confronto con quel poco che la letteratura scientifi- 
ca internazionale ha prodotto al riguardo. Tra gli autori citati e ripresi ci sono Charles 
Darwin ( The expression oftbe emotions in man and animals), Hippolyte Taine ( L’intelli - 
gence, 1870), Wilhelm Preyer {Die Seele des Kindes, 1882), ma il modello cui si riferisce 
è piuttosto quello di tradizione filosofica della osservazione sui figli, in cui si sono ci- 
mentati Dietrich Tiedemann (1787), Hippolyte Taine (1876), Charles Darwin (1877), 
e l’italiano Luigi Ferri (1879). Unica differenza: nelle pagine della Lombroso, a fornire 
osservazioni e riflessioni sui propri bambini sono le mamme dell’Italia umbertina. In 
chiusura al volume, una serie di piccole monografie, veri e propri bozzetti dal vero che 
raffiguravano quanto sostenuto nella parte più teorica del testo. Pur originale nell’im- 
pianto, l’opera del 1894 era in qualche modo ancora sacrificata alle idee di Cesare Lom- 
broso. Attenta allo studio deH’affettività infantile, Paola vi riconfermava che il bambino 
era un piccolo primitivo e che, come tale, non conoscerebbe il sentimento dell’amore. 
Anomalo nell’infanzia normale, quel sentimento sarebbe piuttosto il segno di un eccesso 
di sensibilità, che si rivelerebbe appieno nella genialità artistica (e patologica) dell’adulto, 
come attesterebbero le fonti autobiografiche di scrittori e filosofi cui la Lombroso attinge 
(Jean Jacques Rousseau, George Sand, Ernest Renan, Lev Tolstoj). 

Il 1904 è l’anno di svolta. Paola pubblica La vita dei bambini. Il libro, tradotto ap- 
pena un anno dopo in Germania, riprende e rielabora i materiali precedenti alla luce di 
nuove osservazioni, ma in più li modifica radicalmente ponendosi in una prospettiva 
sociologica. Il bambino «primitivo» di stampo lombrosiano, che era stato il filo rosso 
dell’opera precedente, lascia il posto al bambino «naturalmente egoista», espressione di 
un profondo quanto gioioso radicamento nella vita biologica, come già anticipato in un 
articolo apparso sulla “Nuova Antologia” (1903), cui la Lombroso ha iniziato a collabo- 
rare dal 1900. Determinante per il mutamento di prospettiva è stato il lavoro svolto in 
«Scuola e famiglia», dove la Lombroso si è trovata per così dire tra le mani un campione 


1871-1954 


Paola Lombroso 


di confronto di notevole consistenza e importanza. Vi scopre che il mondo mentale dei 
bambini delle classi meno agiate svela una complessità affettiva ancora sconosciuta. E 
quanto le basta per cambiar rotta e procedere lontano dal biologismo paterno (P. Lom- 
broso 1904, pp. 185-186): 

«Mentre gli studi sui bambini appartenenti alle classi ricche occupano da soli intere 
biblioteche, assai scarse e parziali sono le notizie raccolte intorno ai bambini poveri. 

Si è creduto forse che in questo caso il fattore psicologico dovesse prevalere sul fattore 
sociale, e che tutti i bambini, per il sol fatto di essere tali, potessero essere accomunati 
in una stessa psicologia [...]. Ci occorre uno sforzo per immaginare come diverse 
condizioni d’ambiente sociale imprimano alla personalità psichica caratteri diversi 
[...]. Per questo lo studio dei bambini poveri è doppiamente interessante, dal punto di 
vista psicologico e dal punto di vista sociale.» 

Anche le osservazioni sul disegno le riservano qualche sorpresa. La Lombroso con- 
sidera il disegno la manifestazione rivelatrice del mondo mentale dei bambini. Ma, ol- 
tre a contribuire a costituire un campione ampio e interclassista, i 500 disegni raccolti 
in «Scuola e famiglia» le rivelano un aspetto sfuggito nell’osservazione dei bimbi della 
borghesia: cioè l’attenzione rivolta all’azione, oltre che al dettaglio, e soprattutto il forte 
«senso drammatico» che caratterizzale rappresentazioni infantili (P. Lombroso 1904, p. 
184): 


«I disegni dei bambini non sono insomma tanto una riproduzione del vero, quanto 
i tentativi di illustrare le fantasie drammatiche della loro mente, a cui intrecciano 
poi per associazione verità rappresentate frammentariamente e variamente, a seconda 
dell’ardore e della vivacità con cui si presentano al loro spirito.» 

La vita dei bambini è insieme un libro di psicologia dell’infanzia e di denuncia socia- 
le. Orgoglio, fierezza, senso filosofico dell’esistenza, ingegnosità pratica sono i caratteri 
psichici più tipici della infanzia segnata dalla povertà, nelle cui pieghe Paola Lombroso 
scorge (e segnala) la reticenza nella ammissione e nella denuncia delle sevizie subite in 
famiglia. 

Quando nel 1905 Giulio Cesare Ferrari fonda il primo periodico italiano di psico- 
logia - la “Rivista di psicologia applicata alla pedagogia e alla psicopatologia” - Paola 
Lombroso vi interviene in un dibattito sulla fiaba in cui non esita a confrontarsi con il 
direttore, che peraltro l’ha chiamata in causa. Di fatto si discute sul posto da attribuire al 
governo dell’immaginazione e della fantasia nell’educazione infantile: mentre per Ferrari, 
di formazione psichiatrica, le fiabe possono risultare pericolosi stimoli di fuga dal senso 
di realtà, Paola Lombroso scende in campo in loro «difesa» capovolgendo semplicemente 
i termini della questione. Forte della sua esperienza con i bambini normali, si sente di 
poter tranquillamente affermare che la ragione per cui le fiabe piacciono tanto ai bambini 
è che i fatti lì narrati appaiono ai loro occhi del tutto possibili e realizzabili (P. Lombroso 

1904, pp. 144-145): 

«Raccontando le fiabe noi crediamo di trasportarli in un mondo fantastico, inverosimile, 
in cui essi non vedano che una finzione poetica e immaginaria. Invece tutto quel mondo 
straordinario di castelli incantati, di colpi di bacchetta magica, di voci misteriose, di 


Antropologia 


provvidi animali ammaestrati è per il bambino molto più vicino alle cose reali che alle 
fantasticherie: la sua esperienza personale è tale che le fiabe più meravigliose non gli 
paiono molto più meravigliose delle cose e dei fatti che lo circondano.» 

Naturale compagna della mente infantile, che si ciba di pensiero magico, la fiaba 
non può in alcun modo danneggiare il bambino. Anzi: per la figlia di Cesare Lombroso, 
educata rigidamente alla scuola positiva del vero e del reale, quel mondo magico infantile 
andava partecipato, sostenuto, arricchito dall’adulto. Ne è così convinta che a questo 
si dedicherà, negli anni seguenti, divenendo una nota e prolifica autrice di scritti per 
l’infanzia e l’adolescenza. Tra i molti, La vita e buona, che il padre Cesare definì libro di 
«gioia limpida»: una serie di riflessioni sulla vita a partire dai momenti più significativi 
della propria esistenza. 

Nel corso di quei trent’anni a cavallo del secolo, Paola di fatto ha seguito un progetto 
pedagogico che mette insieme armonicamente le sue due passioni per la divulgazione e per 
l’infanzia. Ha pensato che per diffondere la cultura negli strati sociali che ne sono stati fi- 
nora esclusi, la mossa più radicale sia quella di rivolgersi all’infanzia: attraendola e appassio- 
nandola al mondo del pensiero e della lettura. In questa direzione s’adopra sia ad arricchire 
personalmente la scarsa letteratura infantile italiana, sia a farla circolare tra i ragazzi delle 
scuole di campagna. Due sono i risultati della sua infaticabile e ingegnosa attività: l’isti- 
tuzione delle «Bibliotechine rurali» e l’ideazione del “Corriere dei piccoli”. Questo vedrà 
luce nel 1908, dopo una lunga e anche spiacevole trattativa di tre anni con il direttore del 
“Corriere della Sera”, Albertini, conclusasi con l’assegnazione alla Lombroso di tre rubriche 
fisse, purché in forma anonima, e con il rifiuto della direzione (Dolza 1990, p. 119): 

«perché con una signora — scrivono i fratelli Albertini nel settembre del 1908 — non 
potremmo avere quella libertà di rapporti che sono necessari con tutti coloro ai quali si 
affida una simile responsabilità e che invece si possono aver con un uomo.» 

Anche se delusa, Paola Lombroso accetta. Ed è proprio da una rubrica del “Corriere 
dei piccoli”, la Corrispondenza di Zia Mariti, che partirà l’altra iniziativa. Paola vi pub- 
blica una lettera di una maestra di Riabella Balma (Biella) che le scrive chiedendo se ci 
sono bambini disposti a spedire libri di lettura alla sua scuola di campagna che ne è del 
tutto sprovvista. I ragazzi leggono e aderiscono alla richiesta inviando direttamente i libri 
al giornale: è nata la prima «Bibliotechina». Numero minimo di libri richiesto: dieci, 
tra cui tre irrinunciabili: Cuore, Pinocchio, e un volume di «fiabe a sfondo folcloristico» 
come Cenerentola, Cappuccetto rosso. La bella addormentata. Alcuni mesi dopo, nell’aprile 
del 1910, dalle pagine del “Corriere dei piccoli” Zia Mariù può annunciare il completa- 
mento della 125 a «Bibliotechina». E un bel traguardo. Per raggiungerlo, ha lanciato un 
appello chiedendo al lettore che, in occasione di un compleanno suo o di un parente, 
invii un francobollo da dieci centesimi come contributo per il finanziamento di una «Bi- 
bliotechina». È così che si è messa in moto la catena. Ma gli Albertini non hanno gradito; 
e sul finire del 1911 Paola Lombroso decide di interrompere la sua collaborazione con il 
“Corriere dei piccoli”. 

Nell’ottobre del 1909 è morto il padre, Cesare Lombroso, autore tra l’altro del ce- 
leberrimo La donna delinquente, la prostituta, la donna normale (1893). In quello stesso 


1871-1954 


Paola Lombroso 


anno Paola pubblica da Bocca I caratteri della femminilità . È già intervenuta sulla stampa 
a favore delle leggi per la tutela del lavoro femminile, della proposta di legge sul divorzio 
e del voto alle donne: è una intellettuale democratica schierata nella battaglia per il mi- 
glioramento delle condizioni di vita femminili, ma non crede nel femminismo. O quanto 
meno non ci crede più (P. Lombroso 1909, p. vii): 

«Il femminismo di cinquantanni fa operò saggiamente quando invitò le donne a 
sviluppare la propria personalità anche al di fuori della sfera puramente domestica, 
ad occuparsi della propria coltura spirituale, a reclamare i propri diritti nell’agone 
sociale e politico [...], ma questi che sarebbero stati reali vantaggi del femminismo 
non tardarono a degenerare in un danno gravissimo: lo sviluppo della propria 
personalità individuale diventò per la donna il supremo intento e la suprema 
ambizione senza che essa pensasse più a subordinarlo al destino essenziale della sua 
natura [...].» 

Di fatto, il libro del 1909 resta in una posizione di ambiguità circa la “natura femmi- 
nile”. Alla maternità, in quanto destino naturale, andrebbe subordinata ogni altra realiz- 
zazione personale: questa l’opinione di Paola Lombroso. Tuttavia, in altre parti del libro, 
l’autrice sembra allontanarsi da questo modello; per esempio, là dove presenta un elenco 
di difetti femminili (civetteria, maldicenza, debolezza, gelosia, avarizia) esattamente so- 
vrapponibile a quello illustrato dalla letteratura positivistica, ma riconducibili non alla 
“natura” della donna, bensì alla posizione di «soggezione e dipendenza» in cui è indotta a 
vivere nella società e nella famiglia (P. Lombroso 1909, pp. 107-108): 

«La maggior parte dei difetti dell’uomo deriva da un eccesso di forza e dalla coscienza di 
poterne disporre impunemente, mentre al contrario i difetti della donna derivano dalla 
debolezza e dallo stato di dipendenza in cui ella si trova ancora rispetto all’uomo.» 

Inoltre, indicando il potere di autodominio e di controllo di pensiero ed emozioni 
come qualità caratterizzante la femminilità, Paola Lombroso rompe senz’altro con lo 
stereotipo dominante, di cui il padre Cesare è stato uno dei più potenti costruttori. 

Alcune osservazioni sulla natura femminile Paola Lombroso le aveva già espresse in 
un libro pubblicato del 1902, I segni rivelatori della personalità. Qui - spiegava nella 
prefazione (P. Lombroso 1902, p. v) - aveva cercato di raccogliere «sotto una forma 
popolare, spoglia di qualsiasi astrusa terminologia scientifica», i dati più comuni, forniti 
dalla fisionomia e da alcune manifestazioni esteriori della persona, utili per una rapida 
quanto approssimativa «diagnosi» della personalità. Una sorta di Baedecker psicologico 
per orientarsi nel nuovo mondo, il Novecento, in cui sarebbe diventato utile saper in- 
terpretare i tratti di un volto o di una calligrafia, o intuire velocemente la personalità 
dell’altro dietro un gesto irrilevante. Considerazioni interessanti, sempre sulla vita fem- 
minile, comparivano anche nel volume II problema della felicità, uscito nel 1907 con una 
prefazione di Jean Finot e si chiudeva con una serie di biografie divise per gruppi: donne 
felici, semifelici, infelici. Tra le felici figurava «A.K. 47 anni»: era la sua «signora», Anna 
Kuliscioff (P. Lombroso 1907, p. 175): 

«Un esempio di donna cha ha raggiunto lo sviluppo mirabile di tutte le sue potenzialità 
e toccata un’altezza di felicità come nessun’ altra donna [. . .] un caso eccezionale, perché 


Antropologia 


ben poche sono le donne che possedano una tal ricchezza di facoltà e che soprattutto 
possano nella vita muoversi cosi liberamente da sprigionar in forti scintille le latenti 
energie.» 

Se non felice, gioiosa e dinamica è l’immagine che di Paola Lombroso ci ha lasciato 
Natalia Ginzburg nel suo Lessico famigliare (Ginzburg 1963, p. 95): 

«Mia madre, - scrive la Ginzburg - quando voleva alimentare il suo proprio ottimismo, 
andava dalla Paola Carrara. La trovava però, a volte, nel suo salottino semibuio e 
pieno di perline, di cartoline e di bambole, tutta imbronciata. Le avevano levato il 
passaporto, o non le era arrivato - e lei pensava che glielo avessero sequestrato alla 
frontiera - il “Zumai de Zenève”.» 

Di fatto, Casa Carrara (Mario fu tra i dodici professori universitari che nel 1931 
non avevano giurato fedeltà al regime) era diventato il luogo di ritrovo dell’antifascismo 
torinese. Lì «nel salottino della Paola Carrara che era pieno di bambole» tutti trovavano 
conforto e appoggio. Eppure la loro vita coniugale era accompagnata da un dolore. Dalla 
loro unione erano nati due figli: Enrico nel 1900 e Maria Gina nel 1902. Quest’ultima, a 
causa di una malattia contratta proprio nella prima infanzia, non aveva potuto vivere una 
vita autosufficiente. Quando nel 1942 Paola, già vedova, la perde, decide di raggiungere 
a Ginevra la sorella Gina, che è rimasta anche lei sola dopo la morte del marito Gugliel- 
mo Ferrerò, avvenuta proprio in quello stesso anno. Ritornerà a Torino nell’agosto del 
1945: Gina è morta l’anno prima. Provata dai lutti ma ancora fiduciosa nella vita, Paola 
riprende a scrivere e a impegnarsi nell’attività delle «Bibliotechine rurali» che, anche per 
iniziativa delle amiche sostenitrici, rinascono nel 1951. 

Muore nella sua casa di Torino il 23 gennaio del 1954, dopo una breve malattia. 


ELENCO DELLE PRINCIPALI PUBBLICAZIONI 

• L’amore tra i bambini , Pensiero italiano, 2, 1892, 4, f. 13, pp. 66-7 2. 

• Il gioco per i bambini, Pensiero italiano, 2, 1892, 6, f. 22, pp. 214-219. 

• (con Cesare Lombroso) Una inchiesta sugli ejfetti psichici della musica. Gazzetta musicale di 

Milano, 48, 1893, nn. 49-50-51-52-53. 

• Saggi di psicologia del bambino, Torino, Roux, 1 894, 284 p. 

• Lavoro mentale negli uomini di genio. Archivio di psichiatria, antropologia criminale, scien- 

ze penali, 16, 1895. 

• Le guarigioni con la preghiera, Archivio di psichiatria, antropologia criminale, scienze pena- 

li, 17, 1896. 

• L’epistolario di Morant, L’Illustrazione italiana, 2, 1896. 

• L’instinct de la conservation chez les enfants, Revue philosophique de la France et de l’étran- 

ger, 10, 1896, pp. 370-390. 

• La psicosi di Beccaria, Archivio di psichiatria, antropologia criminale, scienze penali, 18, 

1897. 

• La superstizione della vecchiaia. Critica sociale, 8, 1897. 


1871-1954 


Paola Lombroso 


• Note sui selvaggi della Nuova Guinea, Archivio di psichiatria, antropologia criminale, scien- 

ze penali, 19, 1898. 

• Povera gente. Racconti, Palermo, Sandron, 1899, 116 p. 

• Le evoluzione delle idee nei bambini, Rivista di scienze biologiche, 1, 1899, n. 8-9. 

• Artisti contemporanei: Leonardo Bistolfi, Emporium, 5, 1899. 

• LI problema della felicità, Torino, Bocca, 1900. 

• La psicologia dei bambini poveri, Nuova antologia, 170, 1900. 

• Le supremazie della donna, Nuova antologia, 180, 1901. 

• L segni rivelatori della personalità, Torino, Bocca, 1902, 235 p. 

• L’amor dei fiori. Nuova Antologia, 183, 1902. 

• LI riconoscimento dei grandi uomini, Nuova Antologia, 186, 1902. 

• L difetti dei due sessi. La lettura. Rivista mensile del Corriere della Sera, 2, 1902. 

• L capricci dei bambini, Nuova Antologia, 191, 1903. 

• LI senso della gioia nei bambini, Nuova Antolo già, 192, 1903. 

• Un nuovo libro sull’imperialismo. Nuova Antologia, 198, 1903. 

• La vita dei bambini, Torino, Bocca, 1904, 203 p. (tr. tedesca: Das Leben dei Kinder, Lipseig, 

Otto Neumich Verlag, 1905 con introduzione di Helène Goldbaum). 

• Kodak: (Kodak di viaggio; Kodak estivi; Kodak familiari; Kodak mondani, Torino-Roma, 

Roux e Viarengo, 1905, 222 p. 

• Ln difesa delle fiabe, Rivista di psicologia, 1, 1905, pp. 293-296. 

• (con Mario Carrara) Nella penombra della civiltà, da un’inchiesta sid pensiero del popolo, 

Torino, Bocca, 1906,198 p. 

• (con Mario Carrara) Zone inesplorate della mentalità popolare. Critica sociale, 16, 1906. 

• (con Gina Lombroso) Cesare Lombroso. Appunti sulla vita. Le opere, Torino, Bocca, 1906, 

269 p. 

• Pietre migliari, Nuova antologia, 208, 1906. 

• Perché sono belli i bambini i, La lettura. Rivista mensile del Corriere della Sera, 6, 1906. 

• LI problema della felicità, Torino, Bocca, 1907, 218 p. 

• La vita e buona, Nuova antologia, 217, 1908. 

• La fortuna e il malanno. Rassegna contemporanea, 1, 1908. 

• Caratteri della femminilità, Torino, Bocca, 1909, 198 p. 

• Prime luci nella puerizia. Nuova antologia, 226, 1909. 

• (con Cesare Lombroso)Z« psicologia dei terremotati. Archivio di psichiatria, antropologia 

criminale, scienze penali, 30, 1909. 

• La vita e buona, Milano, Treves, 1910, 244 p. 

• Un reporter nel mondo degli uccelli, con illustrazioni di Ugo Finozzi, Firenze, Bemporad, 

1911, 264 p. 

• Le fiabe di zia Mariti, Firenze, Bemporad, 1912, 185 p. 

• Storia di una bambina e di una bambola, con illustrazioni di A. Mussino, Firenze, Bempo- 

rad, 1914, 131 p. 

• Storie vere di zia Mariù, con illustrazioni di Bona Gigliucci, Firenze, Bemporad, 1914, 206 p. 

• Briciolina e Musoduro, con illustrazioni di Bruno Angoletta, Ostiglia, La Scolastica, 1915, 

117 p. 


Antropologia 




• Vi racconto dei vostri bambini , Biblioteca della rivista Sapientia, Roma, 1916. 

• Due che si incontrano: novelle, Milano, Treves, 1920, 194 p. 

• I giocattoli di zia Mariù, Torino, Paravia, 1921, 284 p. 

• Storie per voi bambini, Milano, Mondadori, 1922, 284 p. 

• Storie di bambini che conosco, Torino, Paravia, 1924, 130 p. 

• Primavera 1885, in fascicolo In memoria di A. Kuliscioff, Critica sociale, 36, 1926. 

• La casa del sole. Un esperimento educativo su bambini del popolo, Torino, Off. Graf. Elzevi- 

riana, 1930, 23 p. 

• Ragazzi allo specchio, con illustrazioni di Edina Accornero-Altara, Torino, Paravia, 1924, 

136 p. 

• La vita privata, in AA.W., Cent’anni di vita italiana. 1848/1948, voi. I: Politica-Economia- 

Vita sociale, Milano, Cawallotti, 1948. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 


Valeria P. Babini, La questione dei frenastenici. Alle origini della psicologia scientifica in Italia 
(1870-1910), Milano, Angeli, 1996. 

Valeria P. Babini, Paola Lombroso, Una donna nelle scienze dell’uomo, Nuncius. Annali di storia 
della scienza, 18, 2003, 1, pp. 141-165. 

Valeria P. Babini, Un altro genere. La “costruzione scientifica” della natura femminile, in Alber- 
to Burgio, Nel nome della razza. Il razzismo nella storia d’Italia 1870-1945, Bologna, il 
Mulino, 1999, pp. 475-489. 

Eugène Claparède, Psycbologie de l’enfant et pédagogie expérimentale, Genève, Kundig, 1916, 
pp. 78-80. 


Delfina Dolza, Essere figlie di Lombroso. Due donne intellettuali tra ’800 e 900, Milano, 
Angeli, 1990. 

Delia Frigessi, Cesare Lombroso, Torino, Einaudi, 2003. 

Natalia Ginzburg, Lessico famigliare, Torino, Einaudi, 1963. 

Paola Govoni, Un pubblico per la scienza. La divulgazione scientifica nell’Italia in formazione, 
Milano, Carrocci, 2002. 

Antonia Lucarelli, Psicologia della sviluppo: le origini, Firenze, Giunti, 1993. 

Roberto Michels, Cesare Lombroso. Note sull’uomo politico e l’uomo privato. Archivio di antro- 
pologia criminale, 32, 1911, pp. 353-367. 

Giovanni Patini, Giuseppe Prezzoline La cultura italiana. La Voce, 1906. 

Filippo Turati, Anna Kuliscioff, Carteggio, voi. 1, Torino, Einaudi, 1949. 


V.P.B. 


31 


Gina Lombroso 

1872-1944 


Antropologia 


Luigia o Luisa Lombroso, più comunemente chiamata Gina nasce a Pavia nel 1 872 da 
Nina De Benedetti e da Cesare Lombroso, ma è a Torino che cresce e si forma, seguendo 
e poi partecipando alla vita scientifica e intellettuale che ruota attorno al padre. Cesare 
Lombroso, infatti, ha ottenuto nel 1876 - che è l’anno della pubblicazione de L’uomo 
delinquente — la cattedra di Medicina legale e Igiene pubblica nell’Ateneo torinese. La 
madre, Nina De Benedetti, proveniente da una famiglia di commercianti di Alessandria, 
è donna colta e intelligente, l’anima vera di quel salotto in cui, grazie alla sua delicata 
ospitalità, poterono animarsi serate e pranzi intellettuali che riunivano personalità di spic- 
co della vita culturale e politica non solo italiana. È questa la prima scuola di vita di Gina 
Lombroso: la giovane vi apprende l’apertura al mondo, alla discussione e al confronto, in 
un’atmosfera di calda cordialità, animata dalla piacevolezza e generosità di Cesare Lom- 
broso che Michels ci descrive come uomo mite e riservato nei suoi giudizi, di rara mode- 
stia e semplicità, capace di amicizia devota e di veri e propri entusiasmi giovanili. 

Dopo le scuole primarie, Gina si iscrive all’Istituto tecnico, da cui presto viene trasfe- 
rita, per intercessione dell’insegnante Maria Bobba, al Massimo d’Azeglio di Torino: qui 
la «piccola asinina», come il padre Cesare è solito appellarla in famiglia, riesce a compiere 
in un solo anno le cinque classi del ginnasio. Nel 1885 il tifo la costringe a casa per 
molti mesi: è in quel lungo periodo di convalescenza che Gina inizia a collaborare con il 
padre e a conoscere il piacere del lavoro intellettuale: ha tredici anni. Da quel momento 
il suo percorso formativo non prescinderà più dal rapporto con il padre-maestro, del cui 
lavoro scientifico diventerà la più intelligente e devota collaboratrice, iniziando fin dagli 
anni del liceo a prestare il proprio servizio nella redazione delLArchivio di psichiatria”, 
la rivista che Cesare Lombroso ha fondato nel 1880 e che decreterà il successo della sua 
scuola di antropologia criminale. 

Nel 1891, quando Gina ottiene la licenza liceale (si è particolarmente interessata alla 
filosofia e alla storia naturale), sperimenta per la prima volta le limitazioni imposte alla 
condizione femminile: vorrebbe iscriversi a Medicina, ma la scelta è considerata inade- 
guata dalla famiglia Lombroso e da lì’ entourage dei colleghi medici che ne frequentano la 
casa: una scelta troppo originale e persino intrusiva (Dolza 1990, p. 50): 

«Quando finii il liceo - scriverà nella sua autobiografia ancora inedita - nessuna 
ragazza si era ancora iscritta alla Facoltà di medicina di Torino, i colleghi del papà 
cominciarono a fare delle facce interrogative all’idea di avermi come scolara [. . .]o 
fu la mamma e il papà a interpretare [...]. Arnaldo risolutamente si oppose, gli zii 
cominciarono delle sequele di ragionamenti contrari. Io per conto mio spaventata da 
tutti questi spaventi non osai insistere e siccome la Facoltà di lettere era l’unica allora 
frequentata da signorine, mi iscrissi colla intenzione di dedicarmi alla filosofia.» 


Antropologia 


Lo scarso entusiasmo per quella iscrizione pilotata si riflette nella mediocrità dei ri- 
sultati: Gina si laurea il 13 luglio 1895 con un punteggio tra i più bassi attribuiti ai 22 
laureati in Lettere di quell’anno: 74/110. Le lezioni che ha dovuto seguire le sono parse 
francamente noiose: ma le ha per cosi dire vitalizzate con i corsi liberi di Medicina le- 
gale e di Antropologia criminale (tenuti entrambi dal padre) e con quello di Fisiologia 
svolto da Angelo Mosso. Forse ha in mente un progetto. Di fatto, è proprio grazie al 
conseguimento di quella laurea in Lettere che Gina, dopo l’iscrizione del fratello Ugo a 
Medicina, riesce a spuntarla in famiglia e può accedere direttamente al secondo anno. 
Alla Facoltà medica di Torino, che annovera tra i suoi professori i nomi più illustri della 
medicina italiana, Gina segue i corsi di Angelo Mosso per la fisiologia, Giulio Bizzozzero 
per l’Istologia, Luigi Pagliani per l’Igiene sperimentale, Camillo Bozzolo per la Clinica 
speciale medica, Luigi Roncoroni per la Psichiatria, Bonaventura Graziadei per la Patolo- 
gia speciale medica, nonché Cesare Lombroso per la Medicina legale e l’Antropologia cri- 
minale. Mentre ancora frequenta Medicina, inizia a collaborare attivamente all’“Archivio 
di psichiatria” dove pubblica anche il suo primo lavoro scientifico, L’atavismo nel delitto 
e l’origine della specie, oltre che numerose recensioni. La conoscenza delle lingue straniere 
(legge correntemente il tedesco, l’inglese, il francese e lo spagnolo) la mette a diretto 
contatto con il dibattito scientifico internazionale (Dolza 1990, p. 50): 

«Mi piacevano enormemente i corsi di medicina [...] — leggiamo nell’autobiografia 
- perché con questi studi potevo essere utile al papà, parlarne, discuterne [...]. Se il 
papà fosse stato commerciante, industriale, agricoltore, io colla stessa foga mi sarei 
dedicata allo sport, all’agricoltura, all’industria, al commercio.» 

Anche se finalmente approdata a quegli studi che più desiderava e che le consentivano 
di affiancarsi a pieno titolo al lavoro scientifico del padre, Gina si appassiona di politica e 
si dedica alla ricerca sociologica e all’impegno sociale. Nel 1896 fonda con la sorella Paola 
una istituzione di pubblica assistenza, «Scuola e famiglia»: è una sorta di doposcuola che 
consente alle famiglie operaie di non lasciare soli i figli al termine della giornata scolasti- 
ca. Oltre a questa attività, intraprende ricerche di carattere sociologico: si occupa delle 
condizioni di vita del quartiere operaio della Crocetta, dell’analfabetismo e dei fattori di 
successo degli scioperi. Ne pubblica i risultati su “Riforma sociale”, “Critica sociale” e, 
dal 1902, su “Il Socialismo”. Sono gli anni della stretta autoritaria del governo Pelloux e 
proprio in quel periodo, insieme alla sorella Paola, Gina si è avvicinata al socialismo. E 
una parentesi breve ma significativa nella sua formazione. Determinante è stata l’influen- 
za di Anna Kuliscioff, abituale frequentatrice del salotto di casa Lombroso verso la fine 
degli anni Ottanta, quando la Kuliscioff si trova a Torino per specializzarsi in ostetricia. 

Dopo il padre Cesare, la Kuliscioff è la persona che più incide sulla personalità delle 
«Lombrosine», come le appella confidenzialmente nelle lettere a Filippo Turati: 

«Aveva un fascino personale indicibile [...] - scrivono Gina e Paola Lombroso nella 
biografia dedicata al padre Cesare - Noi c’infervorammo allora per le questioni sociali 
e politiche, e con noi il papà.» (Paola e Gina Lombroso 1906, p. 91) 

E lei che si preoccupa di consigliare letture, studi e anche stili di vita; è lei che ha 
suggerito loro di impegnarsi nel doposcuola, riferendo di una esperienza già attiva a 


1872-1944 


Gina Lombroso 


Milano; è lei che ha regalato l’edizione italiana dell’opera di J.S. Mill, The Subjection of 
Women, uscita a cura di Annamaria Mozzoni nel 1870. E si deve sempre al suo intervento 
sul padre Cesare se il matrimonio di Gina con Guglielmo Ferrerò, officiato alle otto del 
mattino con rito civile e in forma strettamente privata, non ripeterà le tradizioni nuziali 
del matrimonio della sorella Paola con Mario Carrara. 

Il 1901 è un anno importante. Gina Lombroso si laurea in Medicina: ancora una vol- 
ta il 13 di luglio, ma questa volta a pieni voti. Il suo lavoro di tesi (di cui non c’è rimasta 
copia) porta lo stesso titolo del volume che uscirà, pochi anni dopo, presso la casa editrice 
Bocca, I vantaggi della degenerazione. Sempre nel 1901 ha finalmente acconsentito a spo- 
sare, dopo un fidanzamento decennale, Guglielmo Ferrerò. 

«Ricordi quella sera dell’aprile del 1889, in cui venni per la prima volta nella casa dei 
tuoi, in Corso Oporto, a Torino? Vedo ancora, come poche settimane fossero passate, 
nella penombra di un crepuscolo piovoso, tutta la famiglia seduta intorno alla tavola, 
nella sala da pranzo. Eravamo allora poco più che due ragazzi. Quasi mezzo secolo è 
passato. Dalle vette della vecchiaia a cui siamo giunti camminando insieme, mi volto 
oggi e guardo laggiù, nella valle del tempo, a quel momento lontano, in cui il nostro 
destino fu deciso dalla affinità dei presentimenti che orientavano già i nostri spiriti 
adolescenti. Presentimenti ancora confusi; ma già covavano sotto la fronte pura della 
fanciulla che, quella sera, sedeva quetamente, le lunghe trecce pendenti sulle spalle, al 
desco familiare accanto a suo padre [...].» (Ferrerò 1936, p. i) 

Laureato in Giurisprudenza e poi in Lettere a Bologna, Guglielmo Ferrerò, che era 
stato attratto e affascinato, ancora studente, dalla figura di Cesare Lombroso, ne era dive- 
nuto nel tempo uno dei suoi allievi più cari. Quando nel 1901 sposa Gina è già l’autore 
de L’Europa giovane (Milano, Treves, 1897), opera dedicata al futuro suocero, insieme a 
cui ha pubblicato nel 1893 La donna delinquente, la prostituta e la donna normale (Tori- 
no, Roux), vero e proprio manifesto della misoginia scientifica ottocentesca (cfr. Babini, 
Minuz, Tagliavini 1989). Dal 1897 ha iniziato la collaborazione con il quotidiano mila- 
nese radicale “Il Secolo”. 

Anno importante, il 1901, ma non ancora anno della svolta: per Gina, l’autonomia 
intellettuale sarà un cammino lento, al passo tra due figure, il padre e il marito, che 
entrano anche in conflitto in quella che lei sente come vocazione alla collaborazione 
professionale: ruolo in qualche modo ancillare che vedrà il proprio compimento solo con 
la morte del padre nel 1909 e il successo internazionale del marito, decretato dall’opera 
Grandezza e decadenza di Roma (Milano, Treves, 1902-1906). 

Dopo la laurea, Gina ha proseguito la sua attività di ricerca, svolgendo studi sulla 
pazzia morale, l’epilessia e la criminalità: lavori scientifici costruiti su casi clinici (non 
solo femminili) che ha potuto osservare nella clinica psichiatrica dell’Università di Torino 
dove per alcuni anni è «assistente onorario». È una delle pochissime donne che nei primi 
anni del Novecento frequenta le corsie degli ospedali: la clinica medica del Bozzolo, il 
reparto di patologia speciale medica diretto da Graziadei, e, come già si è detto, la clini- 
ca psichiatrica. Continua, ovviamente, la sua intensa collaborazione con ^Archivio di 
psichiatria”; del resto, ha accettato di sposare Ferrerò ponendo come condizione quella 
di non lasciare gli studi di medicina e di abitare nella stessa casa dei genitori, nonché di 
continuare il rapporto di collaborazione con il padre. In effetti è dalDArchivio di psichia- 


Antropologia 


tria” che Cesare Lombroso dirige i movimenti della sua scuola «come il pilota dal timone 
della sua nave», e in quest’impresa Gina lo aiuta concretamente nella redazione. Ma non 
solo: facendosi insieme filtro e interprete della prassi scientifica e intellettuale del pa- 
dre scienziato (di cui cura personalmente anche la corrispondenza), viene guadagnando 
progressivamente la propria autonomia scientifica e insieme un’identità di tutto rispetto 
anche agli occhi dei colleghi del padre. 

I lavori scientifici pubblicati in quei primi anni del Novecento sono ancora, per così 
dire, lavori di scuola: dove la «dottoressa Gina» - così la chiamavano gli amici colleghi 
di Cesare Lombroso - dà prova, oltre che della sua competenza e delle sue capacità 
cliniche, dell’appartenenza alla «équipe Lombroso». Ma è con l’opera I vantaggi della 
degenerazione , edito da Bocca nel 1904, che entra finalmente e a pieno titolo, come “au- 
tore”, nel dibattito scientifico contemporaneo, affrontando il proprio padre-maestro nel 
suo stesso campo specifico. In particolare, Cesare Lombroso aveva utilizzato il concetto 
di degenerazione nello studio del fenomeno del genio, connotandolo però in senso op- 
posto a quello ormai diffuso nella letteratura psichiatrica dell’epoca e centrando la sua 
riflessione sul legame tra genio e degenerazione, dove il genio veniva a rappresentare una 
«devianza positiva» che si poneva agli antipodi di quella dell’uomo delinquente, costruita 
sul concetto di atavismo. In tal modo Lombroso suggeriva un’idea di degenerazione che 
si associava per così dire a una funzione sociale: i «giganti del genio» sono «degenerati» 
che, in anticipo sui tempi, camminano sulle strade del futuro e pagano in follia la loro 
originalità intellettuale. 

Considerata in rapporto agli studi sul genio di Cesare Lombroso, la monografia di 
Gina, che fin nel titolo annunciava un rovesciamento di segno nella trattazione della de- 
generazione, era insieme uno sviluppo e un superamento delle concezioni del padre. Ma 
evidente è l’ispirazione del tutto nuova dell’opera, lontana da quella positivistica che mar- 
ca il dibattito ottocentesco sulla degenerazione, nonché gli studi di Cesare Lombroso: 

«Forse è la prima volta - avverte anche “Civiltà Cattolica” (1905), che teme uno stuolo 
di amazzoni della scienza antropologica al seguito della figlia di Lombroso — che la 
penna di una donna gentile [...] tratta con tanta disinvoltura dottrine, oltreché 
assurde, così fredde e così funeste agli infelici.» (Civiltà cattolica, Rivista della stampa 
1905, p. 699) 

Di fatto, ne / vantaggi della degenerazione l’argomento veniva affrontato sposando 
l’ottica biologica con una prospettiva sociologica; per Gina Lombroso, non si tratta tanto 
di «rigenerare la razza» o di contrastarne la degenerazione attraverso una medicina sociale 
e preventiva, bensì di guardare al fenomeno della degenerazione fisica e antropologi- 
ca dell’uomo moderno in relazione alle richieste e ai bisogni della vita contemporanea. 
Dopo aver illustrato che l’evoluzione non si compie in natura unicamente tramite varia- 
zioni progressive - come avevano pensato i teorici della degenerazione - ma che, al con- 
trario, i regressi e persino le patologie possono concorrere, attraverso una trasformazione 
utile, a rendere l’organismo più adatto all’ambiente in cui deve vivere, Gina richiamava 
l’attenzione sulla relazione uomo-ambiente. I locali «mefitici» delle fabbriche e delle case 
dell’uomo moderno - precisava - hanno preso il posto delle «lande deserte»; nuove con- 
dizioni di vita hanno richiesto dunque nuovi strumenti di lotta: è così che al «torace 


1872-1944 


Gina Lombroso 


potente» dell’antico progenitore si è sostituita la «resistenza passiva» ai microbi dell’uomo 
contemporaneo. Il busto asimmetrico, il volto pallido e scarno, il «corpo infrollito», il 
torace ridotto del cittadino del secolo nuovo non era il risultato della degenerazione, ma 
al contrario l’utile risposta adattiva a nuove condizioni di vita sociale e lavorativa. Insom- 
ma, industria, macchine, vita cittadina richiedono un nuovo tipo d’organismo: ciò che è 
stato considerato degenerato è piuttosto la risposta più idonea per la sopravvivenza nella 
vita industriale moderna. Questo il messaggio del libro del 1904. 

Il successo dell’opera di Guglielmo Ferrerò sulla Grandezza e decadenza dì Roma por- 
ta la Lombroso a intraprendere con il marito un viaggio prima a Parigi (1906), poi in 
Sudamerica (Argentina, Uruguay, Brasile) e negli Stati Uniti. Gina approfitta dell’occa- 
sione per far visita a carceri, scuole, manicomi; ne sortirà un volume, edito nel 1908, in 
cui renderà conto di quel viaggio e di quelle visite, Nell’America Meridionale (Brasile- 
Uruguay-Argentina), e il cui capitolo di chiusura è dedicato alla questione della donna e 
al femminismo in Argentina. Ma mentre è in viaggio e visita le sopra citate istituzioni, 
Gina ha anzitutto il piacere di constatare che le idee di Cesare Lombroso hanno avuto là 
larga diffusione e applicazione, e non manca di segnalarlo al padre (G. Lombroso 1907, 
p. 648): 


«Carissimo papà - scrive all’inizio di una lettera del 29 luglio 1907 che Cesare 
Lombroso pubblica così com’è nella rubrica Varietà della sua rivista - torno ora 
dall’aver fatto una visita con Ingegneros al “Penitenziario Nacional” e per la seconda 
volta (la prima fu alla Piata) rammarico che tu papà non sii qui. Se ti avessero cavato 
dalla testa quello che volevi fare per i delinquenti, per eseguirlo non avrebbero potuto 
far meglio di qui.» 

Nei suoi testi, e persino negli interventi ai convegni, la dizione «mio padre» spes- 
so si sovrappone a quella più accademica che lo vuole citato per nome; qui invece, e 
in occasione della morte di Cesare Lombroso, la dizione più domestica e affettuosa di 
«papà» sembra imporsi con naturalezza. Del resto quella tra Gina e Cesare Lombroso è 
una relazione del tutto particolare: famigliare e insieme pubblica, per la quale Gina non 
sembra provare disagio; costituisce inoltre la radice personale ed esistenziale della sua 
concezione delfalterocentrismo: perno del libro L’anima della donna che grazie alla sua 
diffusione - verrà tradotto in francese, tedesco, inglese, svedese, danese, olandese, rume- 
no, ungherese, spagnolo, polacco, giapponese - decreterà la sua fama mondiale e la sua 
autonoma fisionomia di intellettuale. L’alterocentrismo: una sorta di altruismo indotto 
dalla centralità dell’altro nella vita della donna. 

Cesare Lombroso muore nell’ottobre del 1909. Da quel momento Gina trasferisce 
la sua collaborazione concreta nell’opera di diffusione e riedizione degli scritti del padre: 
di fatto ne è l’erede intellettuale e, da allieva qual è, s’adopra a mantenerne vivo il suo 
pensiero nell’ambiente scientifico contemporaneo. Nel 1910 esce l’edizione riassunti- 
va de L’Uomo delinquente, che di fatto è la versione italiana dell’edizione americana, 
The criminal Man according to thè classification of Cesare Lombroso (New York-London, 
Putnam, 1910). Si tratta ancora di un lavoro prodotto in collaborazione con il padre. 
Sarà infatti attorno agli anni Venti che Gina si dedicherà particolarmente alla riedizione 
delle opere di Cesare Lombroso. Nel frattempo ha lasciato Torino e si è trasferita con la 


Antropologia 


famiglia a Firenze: siamo nel 1916, il marito Ferrerò codirige a Firenze con J. Luchaire la 
“Rivista delle nazioni latine”. Qui, alla fredda accoglienza dei fiorentini Gina ha risposto 
impegnandosi per il mondo femminile: ha fondato una associazione, l’ADDI, Associa- 
zione Divulgatrice Donne Italiane, in cui presta la sua attività anche pubblicando scritti 
su problematiche femminili e sul tema della guerra. 

Poco prima della cura delle riedizioni de La donna delinquente e de L’uomo delinquen- 
te, che escono rispettivamente nel 1923 e nel 1924 - lavoro delicato e complesso per cui 
ha dovuto intervenire sul testo del padre riassumendone parti, alleggerendone lo stile, 
aggiornandone i dati - Gina ha messo a punto i due libri che costituiscono L’anima della 
donna e che, pubblicati in prima edizione nel 1917-1918 come opuscoli della ADDI, 
approderanno nel 1920 alla casa editrice Zanichelli di Bologna, e di li raggiungeranno il 
successo internazionale. 

La stesura del libro è del tutto particolare: ha più propriamente una vita. Il volume 
infatti è venuto crescendo nel corso di cinque anni nella mente dell’autrice che ne ha 
condiviso e discusso le idee privatamente e pubblicamente, tra uomini e donne di di- 
versi ceti, culture, con le donne dell’ ADDI: richiedendo di farle giungere per iscritto le 
proprie opinioni e le proprie riflessioni. Inoltre, grazie al confronto e al dibattito che ha 
fatto seguito alla prima edizione (decisamente meno consistente di quella del 1920), il 
libro si è andato di nuovo arricchendo e precisando. Opera già corale nella sua costru- 
zione, L’anima della donna viene offerta alle lettrici come «mezzo» per aiutare la donna 
a renderla consapevole della sua «tragica» situazione esistenziale (piuttosto e prima che 
sociale). Ma è anche presentata come «punto di partenza», libro aperto dunque, per una 
più completa investigazione dell’animo femminile. Di fatto, è un’opera complessa con 
cui Gina Lombroso, al di là della tesi della complementarità dei sessi e delle rispettive 
qualità, si cimenta a illustrare la contraddizione, per lei costitutiva dell’animo femminile, 
tra ideali femministi e «alterocentrismo»: «la donna ondeggia continuamente come il bi- 
lanciere di un orologio, fra i suoi interessi, rappresentati generalmente dal femminismo, 
e le sue passioni, rappresentate dall’istinto altruistico materno, dall’amore.» Questa la 
radice della sua ineluttabile tragicità. 

A seguito delle persecuzioni politiche da parte del regime, Gina, che si rifiutò sempre 
di scrivere sotto pseudonimo, riesce a espatriare, grazie all’intervento del re del Belgio, 
e a raggiungere nel 1930 il marito che già si trova a Ginevra. L’anno precedente, il Fer- 
rerò, nominato professore di Storia contemporanea a Ginevra, era riuscito a ottenere il 
passaporto dopo un ripensamento di Mussolini (28 ottobre 1929), che, seguendo la sua 
consueta politica degli ostaggi, l’aveva negato alla restante famiglia. La casa di rue de 
l’Hòtel de Ville, nel cuore della vecchia Ginevra, divenne un vero e proprio rifugio per 
l’antifascismo italiano. 

Negli anni dell’esilio Gina si dedica all’approfondimento degli studi sul «macchi- 
nismo»: in Le tragedie del progresso (1930) e Le retour a la prosperiti (1933) affronta gli 
sviluppi della nuova epoca industriale in una prospettiva sociologica. Ma gli anni di 
Ginevra sono anche gli anni che segnano tragicamente la sua vita. Il 26 agosto del 1933 
muore il figlio in un incidente automobilistico nel Nuovo Messico. Giovane poeta e 
intellettuale, Leo non ha ancora trent’anni. Da quel momento Gina Lombroso diventa 
la «mamma di Leo», come già si era firmata nelle novelle per l’infanzia scritte negli anni 


1872-1944 


Gina Lombroso 


Dieci. Gina si impegna dunque nell’opera di raccolta e cura degli scritti del figlio, per 
la cui memoria fonda anche la associazione «Amici di Leo». Muore nel 1944 a Ginevra, 
dove nel 1942, alla morte del marito Guglielmo, l’aveva raggiunta la sorella Paola. Le 
sue spoglie, come quelle di Guglielmo Ferrerò, riposano nel cimitero di Plainpalais, nel 
Nuovo Messico, accanto a quelle dell’amato figlio Leo. 


ELENCO DELLE PRINCIPALI PUBBLICAZIONI 1 

• Sulle condizioni sociali ed economiche degli operai di un sobborgo di Torino, Riforma sociale, 

4, 1896, pp. 310-330. 

• I coefficienti della vittoria negli scioperi, Critica sociale, 7, 1897, pp. 3-2 1 . 

• Sulle cause e i rimedi dell’analfabetismo in Italia, Riforma sociale, 8, 1898, pp. 3-10. 

• L’atavismo nel delitto e l’origine della specie, Archivio di psichiatria, antropologia criminale, 

scienze penali, 20, 1899, pp. 579-580. 

• Sull’origine della separazione dei sessi in natura. Rivista di scienze biologiche, 1, 1899, pp. 

1-4. 

• I vantaggi della degenerazione. Rivista di scienze biologiche, 2, 1900, pp. 848-874. 

• Il lavoro delle donne e le leggi protettive. Socialismo, 1, 1902, pp. 4-6. 

• I vantaggi della degenerazione, Torino, Bocca, 1904, 230 p. 

• Le role de la pitié dans la justice. Archivio di psichiatria, antropologia criminale, scienze 

penali, 27, 1906, pp. 636-541. 

• L’invasione degli uomini nel regno delle donne. La lettura, rivista mensile del Corriere della 

Sera, 6, 1906, 3, pp. 801-806. 

• (con Paola Lombroso), Cesare Lombroso. Appunti sulla vita. Le opere, Torino, Bocca, 1906, 

269 p. 

• Embriologia delle forme pazzesche. Archivio di psichiatria, antropologia criminale, scienze 

penali, 28, 1907, pp. 53-59. 

• Nell’America meridionale ( Brasile : Uruguay, Argentina): Note e impressioni, Milano, Treves, 

1908, 356 p. 

• La vita del papà. Archivio di psichiatria, antropologia criminale, scienze penali, 30, 1909, 

pp. 607-632. 

• L’uomo alienato. Trattato clinico sperimentale delle malattie mentali. Riordinato dalla 

dott.ssa Gina Lombroso, Torino, Bocca, 1913, 413 p. 

• Le commedie di Leo e Nina, Torino, Paravia, 1915. 

• Cesare Lombroso. Storia della vita e delle opere narrata dalla figlia, Torino, Bocca, 1915. 

• La questione della donna e le sue difficoltà, Nuova antologia, 191, 1917, pp. 85-89. 

• Riflessione sulla vita. E anima della donna, Libro I: La tragica posizione della donna, Firenze, 

ADDI, 1917, 26 p. 

• Riflessione sulla vita. L’anima della donna. Libro II: Conseguenze dell’altruismo, Firenze, 

ADDI, 1918, 51 p. 

• L’anima della donna, Bologna, Zanichelli, 1920, 239 p. 


L’elenco completo è pubblicato in Calloni 1998. 


Antropologia 


• Anime dì donne. Vite vere, Bologna, Zanichelli, 1925, 153 p. 

• La donna nella società attuale, Bologna, Zanichelli, 1927, 198 p. 

• Nuove vite di donna (Autobiografie raccolte da Gina Lombroso), Bologna, Zanichelli, 1929, 

1 6 1 p. 

• Le tragedie del progresso meccanico. Origine - ostacoli - trionfi - sconquassi del macchinismo, 

Torino, Bocca, 1930, 312 p. 

• Le retour à la prospérité. Les erreurs du passé et le tàches de l’avenir, Paris, Payot, 1933, 280 p. 

• Lo sboccio di una vita. Note su Leo Ferrero-Lombroso dalla nascita ai vent’anni, Torino, Tipo- 

grafia Frassinelli, 1936, 34 1 p. 

• L’oeuvre de Leo Ferrerò a travers la critique, Génève, P.E. Grivet, 1943. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio storico delPUniversità di Torino: IX A 64, Registro della carriera scolastica , Facoltà di 
Lettere e Filosofia 1891-92, n. matr. 88, p. 88; IX A 334, Registro della carriera scolastica, 
Facoltà di Medicina, dal 1004 al 1634 bis, n. matr. 1 145, p. 1 145; X.F. 128, Registro degli 
esami di laurea in Lettere e Filosofia dal 5 novembre 1890 al 21 dicembre 1899, p. 134; X 
A 109, Registro degli esami di laurea dal 1900 al 1901, Facoltà di Medicina e Chirurgia, 
p. 147. 

FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Geni e degenerati. Saggio di nuovi studii d’antropologia, Civiltà cattolica, Rivista della stampa, 
4, 1905, pp. 692-700. 

Valeria P. Babini, Fernanda Minuz, Annamaria Tagliavini, La donna nelle scienze dell’uomo. 
Immagini del femminile nella cultura scientifica italiana di fine secolo, 2 a ed., Milano, F. 
Angeli, 1989. 

Valeria P. Babini, Due risposte femminili al problema della degenerazione. Maria Montessori e 
Gina Lombroso, in R. Simili (a cura di), Scienza a due voci, Firenze, Olschki, 2006, pp. 
183-215. 

Valeria P. Babini, In thè name of father. Gina and Cesare Lombroso, in Valeria P. Babini, R. 
Simili (a cura di), More than pupils. Italian women in Science at thè turn ofthe 20th century, 
Firenze, Olschki, 2007, pp. 75-105. 

Maria Calloni, Gina Lombroso, tra scienza, impegno civile e vita familiare (Pavia 1872- 
Ginevra 1944). Alcuni appunti bio-bibliografici, in Lina Cedroni (a cura di), Nuovi studi 
su G. Ferrerò, Roma, Aracne, 1998, pp. 273-293. 

Lina Cedroni (a cura di), Guglielmo Ferrerò. Itinerari del pensiero, Napoli, ESI, 1994. 

Delfina Dolza, Essere figlie di Lombroso. Due donne intellettuali tra 800 e 900, Milano, F. 
Angeli, 1990. 

Guglielmo Ferrerò, Gli ultimi barbari. Liberazione, Lugano, Le nuove edizioni Capolago, 
1936, pp. i-ii. 

Nina Ferrerò Raditza, Gina Lombroso, in M. Calloni 1998 cit. pp. 277-281. 

Delia Frigessi, Cesare Lombroso, Torino, Einaudi, 2003. 


1872-1944 


Gina Lombroso 


Roberto Michels, Cesare Lombroso. Note sull’uomo politico e l’uomo privato. Archivio di antro- 
pologia criminale, 32, 1911, pp. 353-367. 

José Luis Peset, Genio y degeneraciòn en Gina Lombroso, Frenia, 1, 2001, pp. 121-128. 
Daniel Pick, Volti della degenerazione. Una sindrome europea 1848-1918, orig. 1989, tr. it. 
Firenze, La Nuova Italia, 1999. 

Filippo Turati, Anna Kuliscioff, Carteggio, voi. 1, Torino, Einaudi, 1949. 

Paolo Treves, Guglielmo Ferrerò, Dizionario biografico degli italiani, voi. 47, Roma, Edizioni 
dell’Enciclopedia italiana, pp. 17-26. 


V.P.B. 



Studi sul cervello maschile e femminile (xix sec.) 
all’epoca di Cesare Lombroso e delle sue figlie Gina e Paola. 


Luisa Viriglio 

1879-1955 


Matematica 


Luisa Giuseppina Viriglio nasce a Torino l’8 settembre 1879 da Delfina Bauchie- 
ro e Alberto Viriglio (1851-1913), scrittore e divulgatore, autore di libri sul capoluo- 
go piemontese e sulla cultura locale: Come si parla a Torino (1897), Torino e i torinesi 
(1898), Vecchia Torino (1903), Torino napoleonica (1905), Voci e cose del vecchio Piemonte 
(1907). 

Compiuti gli studi secondari presso il Liceo classico M. D’Azeglio, nel 1895 Luisa Vi- 
riglio si iscrive all’Università di Torino, scegliendo il corso di laurea in Matematica. Nei 
quattro anni accademici in cui frequenta le lezioni, ottiene e riesce a conservare un posto 
gratuito nel R. Collegio Carlo Alberto per gli studenti delle Provincie. Nel 1896-97 Lui- 
sa Viriglio consegue la licenza in Scienze Fisiche e Matematiche e si laurea il 9 dicembre 
1904 con pieni voti legali (63/70), presentando la tesi Monografia sui gruppi d’ordine 
finito di sostituzioni lineari e le sottotesi Forme binarie per cui (f, fi) = 0, Lunghezza di un 
arco di parallelo. Elementi dell’ellissoide dedotti da due archi differenti. 

Assistente volontaria dal 1904 al 1906 all’Osservatorio astronomico di Torino diretto 
da G. Boccardi, che aveva sede nella specola su Palazzo Madama, Luisa Viriglio si dedica 
poi all’insegnamento della Matematica presso la R. Scuola Normale D. Berti di Torino. 

La sua passione per la didattica e per l’educazione scientifica dei ragazzi la porta a 
curare nel 1911 l’edizione italiana del fortunato libro dei coniugi Grace Chisholm e Wil- 
liam H. Young The First Book ofiGeometry, apparso a Londra nel 1905 e a Lipsia nel 1908 
in versione tedesca col titolo Der Kleine Geometer. Questo libretto le era stato segnalato 
da Corrado Segre, suo professore all’Università, e Viriglio, nel ringraziarlo per i consigli e 
per l’aiuto forniti nella sua stesura, aggiunge nella prefazione (1911, pp. iii-iv): 

«Potranno perciò giovarsene, insieme cogli insegnanti delle scuole primarie e cogli 
alunni dei corsi normali e froebeliani, a cui sopra tutto io pensavo facendo la 
traduzione, anche le persone che, o non essendo obbligate a svolgere un particolare 
programma, o anche non avendo avuta una speciale preparazione all’insegnamento 
matematico, desiderano iniziare un fanciullo a seri e proficui studi superiori con 
un primo insegnamento essenzialmente domestico. E mio desiderio ed augurio nel 
presentare il libro che esso aiuti a render leggero e dilettevole ai bimbi l’acquisto di 
una scienza che non solo potrà essere per loro di immenso valore pratico, ma ancora 
divenire sorgente di intensa e profonda gioia dello spirito.» 

Dal 1915, e per oltre una decina di anni, Viriglio frequenta attivamente le Conferen- 
ze Matematiche Torinesi, che Giuseppe Peano e i suoi collaboratori Tommaso Boggio e 
Matteo Bottasso, avevano istituito all’Università per l’aggiornamento degli insegnanti di 


1879-1955 


Luisa Viriglio 


matematica delle scuole secondarie. In questo contesto Viriglio espone tre personali ri- 
cerche, di carattere storico, didattico e fdologico-linguistico, ispirate dalle frequentazioni 
con Peano e la sua Scuola. Esse saranno pubblicate fra il 1916 e il 1918, molto probabil- 
mente su presentazione dello stesso Peano. In molti incontri Luisa Viriglio assume anche 
fincarico di segretaria delle Conferenze e in questa veste tiene i rapporti con le riviste di 
didattica della matematica. 

Nel primo articolo / segni numerali romani l’insegnante torinese, che ha esamina- 
to l’enciclopedico Corpus Inscriptionum Latinarum (Berlino, 1883-1893) e gli Exempla 
scripturae epigraphicae a cura di E. Hiibner (Berlino, 1885), discute le varie tipologie della 
numerazione romana nel corso dei secoli, segnalando alcune diversità nella scrittura dei 
segni numerali, rispetto alle regole universalmente note, riportate ad esempio nei testi 
di aritmetica pratica. Traendo spunto da specifiche iscrizioni incise su reperti archeolo- 
gici, conservati in Musei di tutto il mondo, Luisa Viriglio osserva che i numeri talvolta 
non erano distinti dal resto del testo, che altre volte a contraddistinguerli era una linea 
sovrapposta, che spesso erano espressi in forma additiva, mentre quella sottrattiva com- 
parve successivamente, che l’uso di lettere dell’alfabeto per certi numeri subì variazioni 
nel percorso storico. Per l’accuratezza e l’interesse dell’indagine svolta, la nota di Luisa 
Viriglio fu edita all’Accademia delle Scienze di Torino e sul “Bollettino di Matematica e 
di Scienze Fisiche e Naturali” e Peano la cita nel suo libro Giochi di aritmetica e problemi 
interessanti , al paragrafo dedicato ai numeri romani (Torino, 1924, p. 18). 

Un altro studio storico-filologico, condotto da Viriglio sotto l’influenza di Peano, 
e anch’esso citato nei Giochi, è quello relativo alle origini della terminologia matemati- 
ca, pubblicato nell’articolo Le parole italiane di matematica derivate dal greco. In questo 
caso sono i dizionari di matematica e i vocabolari di Peano i modelli della ricerca che 
prende in considerazione 118 termini del linguaggio matematico, a partire da quelli più 
noti: logica, mathematica, axioma, theorema, ... fino a quelli di branche specifiche della 
disciplina, e li correda di fonti e citazioni testuali, tratte da matematici dell’antichità e 
dell’epoca moderna. 

Le frequentazioni con Peano e con il gruppo delle Conferenze Matematiche Torinesi 
sono pure evidenti nella nota Estrazione graduale di radice cubica, presentata all’Accade- 
mia delle Scienze di Torino il 1 6 giugno 1918, in cui Viriglio calcola la radice cubica, con 
dieci cifre decimali, del numero 7 e la radice cubica del numero jt con 25 cifre decimali. 
Il legame con le ricerche contemporanee è documentato sia dall’esordio del lavoro, in 
cui Luisa Viriglio dichiara di utilizzare le notazioni impiegate da Peano negli articoli 
Approssimazioni numeriche (Nota I e II) e Interpolazione nelle tavole numeriche (Atti R. 
Accademia delle Scienze di Torino, 52, 1917, pp. 453-468; 513-528 e 53, 1918, pp. 
693-716), sia da ciò che il matematico e logico cuneese scriveva nella conclusione del suo 
studio (p. 716): 

«Debbo grazie ai colleghi delle “Conferenze Matematiche Torinesi”, e specialmente 

alla prof. Luisa Viriglio, per l’idea dello studio, e per la verifica dei calcoli.» 

Nella ricerca di Viriglio si ritrovano l’attenzione continua alle fonti storiche, i richia- 
mi alle particolari tecniche operazionali di illustri matematici del passato, come A.-L. 


Matematica 


Cauchy e J. Fourier, e le ricerche più recenti condotte in Europa, ad esempio quelle 
presentate da J. C. Houzeau all’Accademia delle Scienze del Belgio. Sulla scia della nota 
di Viriglio nella scuola di Peano, fra il 1918 e il 1924, ricerche analoghe di calcolo nu- 
merico e sulle approssimazioni furono condotte dagli insegnanti che partecipavano alle 
Conferenze Matematiche. 

Il suo costante impegno nei confronti della didattica della matematica e delle iniziati- 
ve per il suo miglioramento prosegue nel tempo: nel 1919 partecipa al Congresso di Trie- 
ste dell’Associazone italiana Mathesis; aderisce all ’Academia prò Interlingua, di cui Peano 
era presidente, restando in continuo contatto con il Maestro, cui invia lettere, e alla sua 
morte, nel 1932, sottoscrive una quota per il “Fundo Peano prò Interlingua”, istituito da 
U. Cassina, M. Cipolla, T. Levi Civita, O. Chisini, B. Finzi, N. Mastropaolo e G. Canesi 
per la diffusione del latino sine flexione e per la continuazione della rivista Schola et Vita. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Traduzione di G. Chisholm Young e W.H. Young, The First Book of Geometry. Geometria 

per ì piccoli per l’insegnamento elementare e prescolastico, Torino, Paravia, 1911. 

• Conferenze Matematiche Torinesi, Boll. Mathesis, 8, aprile 1916, pp. 46-47. 

• I segni numerali romani, Atti R. Accademia delle Scienze di Torino, 52, 1916-17, pp. 48- 

54; Boll, di Matematica e di Scienze Fisiche e Naturali, 18, 1917, pp. 50-56. 

• Conferenze Matematiche Torinesi, Boll. Mathesis, 9, gennaio-giugno 1917, pp. 35-43. 

• Estrazione graduale di radice cubica. Atti R. Accademia delle Scienze di Torino, 53, 1917- 

18, pp. 1067-1078. 

• Le parole italiane di matematica derivate dal greco. Bollettino di Matematica (A. Conti), 

1919, pp. 25-41. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Sci- 
enze MFN, n. matr. 989/20; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 4.7.1902 
al 14.4.1921, p. 47. 

Biblioteca Civica di Cuneo: Fondo G. Peano, n. 101950, visibile anche sul cd-rom a cura di 
C.S. Roero, N. Nervo, T. Armano, L’Archivio Giuseppe Peano, Torino, Dipartimento di 
Matematica, 2002. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Annuari dell’Università di Torino a.a.: 1895-96, pp. 196, 298, 323; 1896-97, pp. 222, 286, 
306; 1897-98, pp. 233, 307, 330; 1898-99, pp. 333, 357; 1904-05, pp. 96, 225; 1905- 
06, p. 113. 

Rosetta Frisone, Le varie definizioni di prodotto. Atti R. Accad. Scienze di Torino, 53, 1917- 
18, p. 427. 


1879-1955 


Luisa Viriglio 


Gilda Mori Breda, Sviluppo delle radici in prodotto decimale, Atti R. Accad. Scienze di Torino, 
54, 1918-19, p. 534. 

Natalia Nervo, La Scuola di Peano: Allievi e Collaboratori, Tesi di laurea in Matematica, 
Università di Torino, 1999. 

Giuseppe Peano, Interpolazione nelle tavole numeriche. Atti R. Accad. delle Scienze di Torino, 

53, 1917-18, p. 716. 

Giuseppe Peano, Giochi di aritmetica e problemi interessanti, Torino, Paravia, 1924, pp. 18, 
55-56. 

Clara Silvia Roero, Peano e l’altra metà del cielo, in Giuseppe Peano Matematica, Cultura e 
Società, a cura di C.S. Roero, Cuneo, L’Artistica Savigliano, 2001, pp. 63-67; Giuseppe 
Peano and thè female universe, in More than pupils, Italian vuomen in Science at thè turn of 
thè 20th century, a cura di Valeria Babini, Raffaella Simili, Firenze, Olschki, 2007, pp. 
33-35. 


C.S.R. 



C V/. Mi 


G. C. YOOTG raro W. H. YOUNG 

DER KLEIN E GEOMETER 


DEUTSCHE AUSGABE 

BESORGT VON 

S. UND F. BERNSTEIN 

MIT 127 TEXTFIGUREN UND 3 BUNTEN TAPELN 



LEIPZIG UND BERLIN 
DRUCK UND VERLAG VON B. G. TEUBNER 
1908 


Traduzione di Luisa Viriglio di un libro di geometria per l’infanzia (Torino, 1911). 




Clelia Pariseli Trop ea 

1882-1960 


Botanica 


Nata aTreviso 12 gennaio 1882 da Giuseppe e da Maria Pillinini, Clelia Parisch con- 
segue la maturità classica presso il Liceo M. D’Azeglio di Torino il 15 ottobre 1901. 

Si iscrive nello stesso anno alla Facoltà di Scienze MFN e consegue la laurea in Scien- 
ze Naturali ITI luglio 1905, discutendo una tesi in Paleontologia dal titolo Foraminiferi 
fossili del Tongriano piemontese-ligure e due tesine, una di Zoologia riguardante Le colonie 
animali e una di Botanica su / principali stadi evolutivi nel passaggio dalle Crittogame alle 
Fanerogame , riportando lavorazione 65/70. 

Supera l’esame di Magistero in Scienze Naturali il 19 luglio 1909. 

Prosegue gli studi sui foraminiferi, con risultati di livello tale da essere proposti per la 
pubblicazione sulle Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino. 

Non sono noti incarichi ufficiali presso l’Università di Torino. Nel 1925 si sposa con 
Francesco Tropea ad Ancona. Muore a Firenze l’ll novembre 1960. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Di alcune nummuliti e orbitoidi dell’Appennino Ligure-Piemontese, Memorie R. Accademia 
delle Scienze di Torino, s. 2, 57, 1905-1906, pp. 71-95. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 26, n. matr. 350, p. 144; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 53. 


Efisia Fontana 

1882-1976 


Botanica 


Nata a Giaveno il 31 dicembre 1882 da Nemore e da Giovanna Dattier, Efisia Fon- 
tana consegue la maturità classica presso il Liceo D’Azeglio di Torino. 

Iscrittasi alla Facoltà di Scienze MFN dell’Università di Torino, si laurea in Scienze 
Naturali con il massimo dei voti il 9 luglio 1906, discutendo una tesi in Botanica dal 
titolo Sulla struttura del pendio e sull’ordinamento sistematico delle specie del genere Elapho- 
mices-Nees V E., e presentando due tesine, una in Zoologia sui fenomeni di mimetismo 
negli animali e una in Geologia sulla flora del paleozoico. 

Il 15 dicembre 1906 supera, con il massimo dei voti, l’esame di Magistero in Scienze 
Naturali. Non sono noti incarichi ufficiali presso l’Università di Torino, ma Efisia Fonta- 
na continua gli studi di micologia e pubblica sugli Atti della R. Accademia delle Scienze 
di Torino una nota desunta dalla tesi di laurea. 

Efisia Fontana muore a San Maurizio Canavese il 13 settembre 1976. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Sul valore sistematico di alcune specie del Genere Elaphomyces del gruppo anthracinus Vìtt . , 
Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 43, 1907-1908, pp. 1035-1046. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 27, n. matr. 553, p. 153; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 66. 


Alfonsina Mondino 

1884 -? 

Botanica 


Nata a Camino (Alessandria) il 20 dicembre 1884 da Basilio e da Amalia Grillo, fre- 
quenta il Liceo classico Cavour di Torino, dove consegue la maturità il 9 dicembre 1913. 
Si iscrive nello stesso anno alla Facoltà di Scienze MFN, presso la quale si laurea in Scien- 
ze Naturali il 9 luglio 1917, riportando il massimo dei voti (90/90). Discute una tesi in 
Botanica dal titolo Ricerche •f«//’Arrhenatherum elatius var. tuberosa e tre tesine, una in 
Paleontologia sul Miocene in Tripolitania, una in Geologia sulla Circolazione dell’acqua 
nel sottosuolo e una in Zoologia sulla Simbiosi fra gli animali. 

Supera con il massimo dei voti l’esame di Magistero in Scienze Naturali il 12 luglio 
1917. 

Completa gli studi iniziati per la preparazione della tesi, pubblicando una nota sugli 
Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Ricerche anatomiche e morfologiche sulla var. “tuberosa” Asch. dell’ Arrhenatherum elatius 
M.K nuovamente trovata in Piemonte, Atti della R. Accademia Scienze di Torino, 54, 
1918-1919, pp. 782-794. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 34, n. matr. 1736, p. 36; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 210. 


Botanica 


Giuseppina Osimo 

1884 -? 


Nata a Podenzano (Piacenza) il 15 agosto 1884 da Raffaele e da Deborina Osimo, 
Giuseppina Osimo frequenta il R. Liceo classico Gioberti di Torino, presso il quale con- 
segue la maturità. 

Il 18 luglio 1907 si laurea in Scienze Naturali presso l’Ateneo torinese con il massimo 
dei voti, discutendo una tesi in Geologia dal titolo Di alcuni Foraminiferi dell’Eocene 
superiore di Celebes e due tesine, una di Zoologia sui fenomeni di mimetismo e una di 
Botanica concernente / limiti superiori della vegetazione forestale nelle Alpi. 

Supera con il massimo dei voti l’esame di Magistero in Scienze Naturali il 29 luglio 
1907. 

Non sono noti incarichi ufficiali presso l’Università di Torino, ma solo una pubblica- 
zione sugli Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, nella quale approfondisce i 
temi affrontati nella tesi di laurea. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Il Genere “Siderolithes” Lamk, Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 42, 1906- 
1907, pp. 273-285. 

FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 28, n. matr. 757, p. 1 77; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 86. 


R.C. 


Rosa Cornerei Zuffardi 

1887-1952 


Scienze della Terra 


Rosina Cornerei nasce a Frascati il 20 dicembre 1887 da Fortunato e da Cleofe Car- 
nevali. Consegue il diploma il 1° dicembre del 1908 presso l’Istituto tecnico Torricelli 
di Torino e si immatricola il 9 novembre 1908 presso la Regia Università di Torino in 
Scienze Naturali. Si contraddistingue per le ottime votazioni che le permettono d’essere 
dispensata dal pagamento delle tasse. Si laurea il 16 luglio 1912 con pieni voti assoluti 
(90/90), discutendo la tesi Cenni sulle piante rampicanti in generale, e ricerche sui dischi 
adesivi del Pithecocteniumen. 

Il 18 luglio del 1912 supera a pieni voti (40/40) l’esame di Magistero in Scienze 
Naturali. 

Nel dicembre 1915 sposa Pietro Zuffardi, studioso e docente presso l’Istituto Geolo- 
gico torinese, che muore prematuramente nel 1916, in seguito alle gravi ferite riportate 
in un’operazione bellica. Rosina Zuffardi-Comerci, come era solita firmarsi da allora in 
poi, è dichiarata nell’ottobre del 1916 assistente in soprannumero e completerà gli ultimi 
studi del marito sui Celenterati libici. 

A decorrere dal 16 gennaio 1920 la Zuffardi-Comerci è assistente presso il Museo di 
Geologia e Paleontologia, dove inizia la lunga e proficua collaborazione con il professor 
Carlo Fabrizio Parona. Lo stesso Parona il 17 giugno del 1929, segnalò al rettore: «[...] 
l’opera assidua e proficua della Sig.ra Dott. Rosina Zuffardi-Comerci, [...]», proponen- 
dola per una gratifica. Il 5 marzo 1930 ottiene la libera docenza in Paleontologia presso 
l’Università di Torino, confermata definitivamente nel febbraio del 1936. Tiene inoltre 
corsi presso la facoltà di Architettura del Politecnico e risulta nell’elenco dei liberi docenti 
fino al 1952, anno della sua morte. 

Numerosi sono gli studi paleontologici in cui la Zuffardi-Comerci si occupa di Ce- 
lenterati africani mesozoici e terziari e dei «corallari italiani» del Terziario, di cui diventa 
specialista e definisce numerosi «nuovi taxa». Il suo lavoro del 1937 fornisce un quadro 
sistematico riassuntivo in cui viene sottolineata l’importanza delle faune coralline nei 
terreni delle varie località italiane e nei diversi periodi geologici. Alcune collezioni su cui 
si sofferma maggiormente (v. elenco) comprendono materiali provenienti dalla Tripolita- 
nia, Cirenaica, Puglia e dal Bacino Terziario Piemontese, e attualmente sono conservati 
presso la sezione di Paleontologia del Museo Regionale di Scienze Naturali, in conven- 
zione con l’Università di Torino. 

Gli studi della Zuffardi-Comerci si occupano inoltre dei resti algali del Terziario della 
Tripolitania, dei Tabulati e delle Alghe del Mesozoico italiano e albanese, dei Foramini- 
feri e dei Briozoi mesozoici della Tripolitania. Anche le collezioni di Foraminiferi e di 
Briozoi, frutto delle raccolte effettuate in diverse spedizioni del 1913 e del 1914, sono 


1887-1952 


Rosa Cornerei Zuffardi 


conservate in convenzione presso la sezione paleontologica del Museo Regionale, come 
pure la collezione Bonarelli di Foraminiferi terziari del Borneo, oggetto di un altro im- 
portante studio in cui l’autrice ha istituito numerosi nuovi taxa. 

Rosina Cornerei studia anche i Molluschi del Mesozoico veneto e pugliese e del 
Bacino Terziario Piemontese: uno studio sui Molluschi di Masserano dà uno dei primi 
inquadramenti geopaleontologici del Pliocene biellese. 

Si segnala inoltre l’interessante nota del 1935 dedicata alle pietre decorative e da co- 
struzione del Piemonte e alla loro utilizzazione. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Fauna del Neo-Cretacico della Tripolitania. Celenterati, Memorie per servire alla descrizione 

della Carta Geologica d’Italia, 8, 1921, pp. 1-23 (estratto). 

• Subtilicyatus, nuovo genere di corallari, Bollettino del R. Ufficio Geologico d’Italia, 49, 1 1, 

1922-23, pp. 1-5 (estratto). 

• Coralli cenozoici della Cirenaica, Bollettino del R. Ufficio Geologico d’Italia, 50, 6, 1924- 

25, pp. 1-28 (estratto). 

• Foraminiferi del Senoniano della Tripolitania, Bollettino del R. Ufficio Geologico d’Italia, 

51, 12, 1926, pp. 1-27 (estratto). 

• Faunetta di corallari pliocenici dell’Isola di Rodi, Atti della R. Accademia delle Scienze di 

Torino, 62, 1927, pp. 629-637. 

• Contributo alla fauna turoniana di Calloneghe nel Cansiglio, Giornale di Geologia, Annali 

del R. Museo Geologico di Bologna, 2, 1927, pp. 1-7 (estratto). 

• Fauna del Neo-Cretacico della Tripolitania. Briozoi, Bollettino del R. Ufficio Geologico 

d’Italia, 52, 12, 1927, pp. 1-28 (estratto). 

• Alcionarì del Bacino Terziario Ligure-Piemontesi, Memorie della R. Accademia Nazionale 

dei Lincei, 2, 18, 1928, pp. 560-575. 

• Coralli, R. Società Geologica Italiana, 6, 1928, pp. 203-208. 

• Di alcuni Foraminiferi terziari dell’isola di Borneo, Bollettino della Società Geologica Italia- 

na, 47, 1928, pp. 127-148. 

• La fauna pliocenica di Masserano-Cossato (Biellese), Atti della R. Accademia delle Scienze di 

Torino, 64, 1929, pp. 305-313. 

• Di una nuova forma di Alcionario fossile della Collina di Torino, Bollettino della Società 

Geologica Italiana, 48, 2, 1929, pp. 275-280. 

• Sulle faune del Sopracretacico in Puglia con particolare riguardo a quella di S. Cesareo, Bollet- 

tino del R. Ufficio Geologico d’Italia, 55, 7, 1930, pp. 1-35 (estratto). 

• Corallari e Idrozoi del Giuralias della Somalia, Palaeontographia Italica, 32, 1931, pp. 49- 

75. 

• (con Carlo Fabrizio Parona), Somalica aenigmatica, Palaeontographia Italica, 32, 1931, pp. 

77-80. 

• Corallari del Cretaceo della Somalia, Palaeontographia Italica, 32, 1931, pp. 209-216. 


Scienze della Terra 


• Comllari-Zoantari fossili del Miocene della Collina di Torino , Palaeontographia Italica, 33, 

1932, pp. 85-132. 

• Su alcuni Corallarì terziari della Cirenaica e della Tripolitania orientale, R. Accademia d’Ita- 

lia, 1934, pp. 1-18 (estratto da «Missione della R. Accademia d’Italia a Cufra»). 

• Coralli paleogenici dell’Isola di Rodi, Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 70, 

1934- 35, pp. 411-429. 

• I depositi marini pliocenici subalpini del Piemonte considerati in rapporto ai movimenti epiro- 

genetici postpliocenici, Atti R. Accademia delle Scienze di Torino, 70, 1934-35, pp. 447- 
461. 

• Pietre decorative e sculturali del Piemonte, Rassegna Mensile Municipale Torino, 8, 1935, 

pp. 1-8. 

• Due nuove forme del sottogenere Circe s.s., Giornale di Geologia, Annali del R. Museo Geo- 

logico di Bologna, 10, 1935, pp. 1-4 (estratto). 

• Corallarì neogenici del Sahel eritreo, Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 71, 

1935- 36, pp. 205-220. 

• Di alcuni corallarì dell’Eocene istriano. Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 72, 

1936- 37, pp. 128-139. 

• Contributo dato dai Corallarì - durante i periodi geologici - alla formazione dei terreni calca- 

rei in Italia, Rivista Italiana di Paleontologia, 43, 1937, pp. 9-35. 

• Coralli oligocenici e miocenici della Somalia, Palaeontographia Italica, 32 (suppl. 2), 1937, 

pp. 265-301. 

• Avanzi vegetali nel Miocene della Sinica, Natura, 28, 1937, pp. 85-91. 

• Sui generi Chaetetes FISCHER, Pseudochaetetes HAUG e Solenopora DYBOWSKY, Bol- 

lettino del R. Ufficio Geologico d’Italia, 62, 1937, pp. 1-18 (estratto). 

• Corallarì fossili del giacimento di “Cerasa" presso Cessaniti (Vibo Valentia), Istituto geo-pa- 

leontologico R. Università di Catania, 7, 1937, pp. 1-6 (estratto). 

• Fossili in pozzo tabulare nel Pliocene di Brandizzo, Atti della R. Accademia delle Scienze di 

Torino, 73, 1937-38, pp. 337-341. 

• Corallarì e Idrozoi giurassici dell’Ogad'en, Palaeontographia Italica, 32 (suppl. 3), 1938, pp. 

1-9. 

• Ancora sulla Somalica aenigmatica, Palaeontographia Italica, 32 (suppl. 3), 1938, pp. 11- 

12 . 

• Nuovi contributi allo studio di Corallofaune della Tripolitania, Atti della R. Accademia delle 

Scienze di Torino, 74, 1938-39, pp. 147-156 

• Carlo Fabrizio Parona. Qualche ricordo della vita d’insegnante e di studioso, Giornale di Geo- 

logia, 2, 13, 1939, pp. 67-79. 

• Osservazioni paleontologiche su facies particolari del Cretacico della Tripolitania, Annuali del 

Museo Libico di Storia Naturale, 2, 1940, pp. 157-164. 

• Nuovo contributo allo studio di Corallofaune cenozoiche della Sinica (Libia), Annuali del 

Museo Libico di Storia Naturale, 2, 1940, pp. 203-210. 

• Corallarì e Idrozoi giurassici degli altipiani Hararini, Accademia Nazionale dei Lincei, 4, 1 , 

1959, pp. 200-250. 


1887-1952 


Rosa Cornerei Zuffardi 




ELENCO DELLE COLLEZIONI 

• Foraminiferi senoniani della Tripolitania, studiati nel 1926 (nn. 3264-3323; Addenda nn. 

16085-16978). 

• Foraminiferi terziari del Borneo, studiati nel 1929 (nn. 3324-3388; Addenda nn. 16079- 

16080). 

• Celenterati miocenici della Cirenaica, studiati nel 1925 (nn. 8990-9023; Addenda n. 

13930). 

• Celenterati cretacei della Tripolitania, studiati nel 1921 (nn. 9024-9049). 

• Celenterati cretacei di Santa Cesarea, Puglia, studiati nel 1930 (nn. 9050-9071). 

• Chaetetes e Solenopora mesozoiche (Celenterati e Alghe), studiati nel 1937 (nn. 9072-9100 

e Addenda n. 40862). 

• Celenterati del Bacino Terziario Piemontese, studiati nel 1930 e rev. Chevalier (1961). Parte 

I (nn. 10067-10809). 

• Briozoi (cretacei e quaternari) della Tripolitania, studiati da Parona nel 1923 e da Cornerei 

nel 1927 (nn. 10810-10944). 

• Briozoi del Bacino Terziario Piemontese, studiati da Neviani nel 1895 e da Cornerei (nn. 

10951-10975). 

• Molluschi pliocenici di Masserano, studiati nel 1929 (nn. 13378-13558). 

• Celenterati terziari del Piemonte Parte II (grandi campioni), studiati da Osasco (1898) e da 

Cornerei nel 1930; materiale indeterminato (nn. 40100-40280). 


FONTI ARCHIVISTICHE 


Archivio Storico dell’Università di Torino: Carriera Scolastica della Facoltà di Scienze MFN, n. 
32, n. matr. 142 4, p. 24; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 4.7.1902 al 
14.4.1921, p. 153; Fascicolo personale. 

E.F., B.M. 1 


1 Si ringraziano per la collaborazione nella stesura di questo profilo Emilia Cianci e Sarah 
Glesaz della Biblioteca del DISTER, Paola Novaria dell’Archivio storico dell’Università di Torino, 
Marco Pavia e Maria Grazia Morando. 


52 


Maria Paola Gramegna 

1887-1915 


Matematica 


Maria Paola Gramegna nasce a Tortona, presso Alessandria, ITI maggio 1887 da 
Maria Cristina Agosta e da Innocenzo Gramegna, che gestiva una piccola fabbrica di 
pasta. Nel 1901 lascia la sua città natale trasferendosi a Voghera per compiere gli studi 
secondari e qui si iscrive al R. Liceo classico Severino Grattoni, dove all’ epoca insegnava 
il valente matematico Giuseppe Vitali, poi professore ordinario all’Università di Bolo- 
gna. Un attestato di merito rilasciatole dal preside nel 1906 per l’«esemplare diligenza e 
profitto» con cui aveva seguito l’ultimo trimestre testimonia, a fianco delle sue pagelle di 
quegli anni, l’ottimo rendimento scolastico che Gramegna mantiene per tutta la durata 
degli studi liceali. All’atto di conseguire la licenza, il 27 giugno 1906, Gramegna non 
ottiene infatti in nessuna materia una votazione inferiore a 8/ 1 0; in italiano, greco, storia, 
filosofia, matematica e fisica consegue il punteggio di 9/10 e in storia naturale quello 
massimo di 10/10. 

Conseguito il diploma di maturità, Gramegna si trova però nell’impossibilità di pro- 
seguire gli studi a causa delle precarie condizioni economiche della famiglia, composta 
da cinque figli e supportata economicamente, dopo la morte del padre, dai fratelli mag- 
giori di Maria: Paolo, pastaio come il padre, e Pietro, professore di violino. Nell’agosto 
del 1906, Gramegna inoltra la domanda per ottenere una borsa di studio al Collegio 
Ghislieri di Pavia e al Regio Collegio delle Province Carlo Alberto. Il 14 novembre del 
1906, risultata vincitrice per concorso di una borsa di studio presso quest’ultima strut- 
tura, si iscrive al corso di laurea in Matematica dell’Università di Torino. Resterà ospite 
del Collegio delle Province per tutta la durata dell’Università, grazie al suo eccellente 
curriculum. 

Compagna di studi del geometra algebrico Alessandro Terracini, Gramegna è allieva 
di Giuseppe Peano nei corsi di Calcolo infinitesimale e di Analisi superiore, nei quali ri- 
porta rispettivamente le votazioni 30/30 e lode e 30/30, ed è una studentessa di promet- 
tente talento, che coniuga la passione per la matematica astratta con quella per le scienze, 
tanto da decidere di seguire due corsi liberi di Chimica agraria e di Chimica fisica. 

Conseguita la licenza in Matematica nel 1908, Gramegna si laurea il 7 luglio 1910 
con il massimo dei voti (110/110), discutendo la tesi intitolata Serie di equazioni diffe- 
renziali lineari ed equazioni integro-differenziali sotto la guida di Peano e presentando 
tre sottotesi: Movimenti a traiettorie sferiche. Osservazioni sulle equazioni dell’idrostatica e 
sulle congruenze di curve e Differenza fra la lunghezza del perimetro di una sezione normale 


1887-1915 


Maria Paola Gramegna 


perpendicolare al meridiano in più punti di latitudine qp e la intera geodetica che inviluppa 
il parallelo di latitudine qp. 

Il tema per la dissertazione di laurea suggeritole da Peano, di assoluta avanguardia per 
la matematica dell’epoca, consisteva nello stabilire le risolventi per i sistemi infiniti di 
equazioni differenziali lineari e per alcuni tipi di equazioni integro-differenziali. La ricerca 
condotta nella tesi, andata purtroppo perduta a seguito nelle travagliate vicende dell’Ar- 
chivio Storico dell’Università di Torino, è di grande rilievo per l’originalità dei problemi 
in essa affrontati e per le tecniche dimostrative adoperate, connesse ai metodi vettoriali- 
omografici propugnati da numerosi allievi di Peano. I risultati ottenuti dalla sua allieva 
erano a tal punto soddisfacenti che, ben quattro mesi prima dell’esame di laurea, nella 
seduta del 13 marzo 1910, Peano li presentava all’Accademia delle Scienze di Torino. La 
nota, estratta dalla tesi e intitolata Serie di equazioni differenziali lineari ed equazioni inte- 
gro-differenziali (Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 45, 1910, pp. 469-491), 
costituirà l’unica pubblicazione di Gramegna. In essa l’autrice applica il metodo delle 
approssimazioni successive per provare il teorema di esistenza e unicità della soluzione 
per sistemi infiniti di equazioni differenziali lineari, fornendo l’estensione dell’analogo 
risultato ottenuto da Peano per sistemi di n equazioni nell’articolo Integrazione per serie 
delle equazioni differenziali lineari (Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 22, 
1887, pp. 437-446; Mathematiche Annalen, 32, 1888, pp. 450-456). L’obiettivo che 
Gramegna si prefigge è quello di dimostrare il seguente teorema: 

sia A = (a, v )e L (£°°) , allora la serie esponenziale e 4 ‘ converge, e la funzione 
*!-»(** (0) keN ~ e 41 ((x k 

)rew) è l’unica soluzione del sistema: 


(0 + a l2 x 2 (0 + ... + a ht x n (t) + ... 
a 2 \X\ ( t ) +a 22 x 2 (t) + ... +a 2l ,x n (t) + ... 


a nl x l (t)+a n2 x 2 (t) + ... +a im x„(t) + ... 


dx l 

dt 

dx 2 

dt 

dx n 

dt 


con le assegnate condizioni iniziali (x,(0) = x 01 ,x 2 (0) = x 02 ,...,x„(0) = x 0 „,...) . 

A tal fine la giovane matematica estende in modo naturale la teoria dei «complessi di 
ordine »», cioè dei vettori a n componenti, definendo ad esempio il limite di un com- 
plesso infinito funzione di una variabile reale t e la derivata rispetto a quella variabile, e 
getta le basi della teoria delle sostituzioni o trasformazioni lineari di complessi infiniti, 
introducendo nel loro spazio la norma del sup, definendo l’esponenziale di una sostitu- 
zione e dimostrando la convergenza uniforme della serie esponenziale. 


Matematica 


Nella sezione finale della nota, Gramegna utilizza inoltre la notazione matriciale e il 
simbolismo logico per risolvere alcuni tipi di equazioni integro-differenziali, già studiati 
dal matematico svedese Ivar Fredholm e da Vito Volterra, e rilevanti per le loro applica- 
zioni alla fisica matematica. Al termine del suo lavoro inserisce, indubbiamente su invito 
di Peano, una significativa nota a piè di pagina in cui rileva l’originalità della sua ricerca 
(Gramegna 1910, pp. 490-491): 

«Nella nota V. Volterra, Qtiestioni generali sulle equazioni integrali ed integro- 
differenziali , R. Accademia Lincei, 20 febbraio 1910, l’autore indica il procedimento 
col quale possono trasportarsi le considerazioni svolte nel caso dei limiti variabili e in 
quello più generale dei limiti costanti. Recentissimamente il Moore dell’Università di 
Chicago nell’ Introduction to a Form of General Analysis 1910, tratta coi metodi e coi 
simboli della logica matematica (pag. 11) le equazioni integro-differenziali. Però mi 
pare che tutti i risultati contenuti nel presente mio scritto siano nuovi, come pure i 
metodi per trovarli, cioè l’esponenziale d’una sostituzione e la sua mole, che permette 
di riconoscere la convergenza assoluta di questa serie, come per le serie comuni.» 

L’utilizzo di concetti innovativi - fra cui quelli della teoria delle matrici infinite e 
degli operatori lineari definiti su spazi funzionali - e l’approccio formale intrinseco con- 
feriscono un taglio di raffinato rigore e di spiccata modernità allo studio di Gramegna e i 
risultati che stabilisce costituiscono un precedente importante della moderna applicazio- 
ne dell’algebra lineare e della funzione esponenziale allo studio dei sistemi di equazioni 
differenziali, che grande sviluppo avrà nell’analisi funzionale del Novecento. In effetti, 
nel 1894 il matematico francese Henri Poincaré aveva già affrontato con successo proble- 
mi inerenti sistemi infiniti a infinite incognite, ma si era limitato ad approfondire solo al- 
cuni casi particolari. Gramegna, invece, ricorre a metodi e tecniche analitiche di elegante 
generalità, riallacciando il suo lavoro da un lato alla tradizione degli studi sulle operazioni 
distributive avviata a Bologna da Salvatore Pincherle, dall’altro alle conquiste dell’analisi 
generale di Eliakim H. Moore e alla teoria degli spazi funzionali di dimensione infinita, 
il cui studio sarà successivamente approfondito dalla scuola francese, in particolare da 
Frédéric Riesz e da Maurice Fréchet, e da quella polacca di Stefan Banach. 

La struttura della nota di Gramegna e i riferimenti interni in essa inseriti ai saggi di 
Helge Von Kock, Eliakim H. Moore, David Hilbert, Ivar Fredholm, Henri Poincaré e 
Vito Volterra consentono del resto di ricavare preziose informazioni sull’insegnamento 
di Analisi superiore tenuto per incarico dal suo maestro Peano nel biennio 1908-1910. 
Da questo articolo è infatti possibile desumere l’attenzione scrupolosa e costante con 
cui quest’ ultimo si teneva aggiornato sulle più recenti pubblicazioni, sottoponendole 
all’attenzione critica dei suoi allievi, e le modalità con cui avviava i giovani alla ricerca 
originale. Convinto che il corso di Analisi superiore dovesse conservare un forte legame 
con quello propedeutico di Calcolo infinitesimale, a costo di rinunciare al taglio rigida- 
mente monografico prediletto da numerosi suoi colleghi come Enrico d’Ovidio, Guido 
Fubini ed Ernesto Pascal, Peano proponeva ai suoi studenti temi di ricerca che avevano 
stretta attinenza con quelli affrontati a lezione a partire dalla lettura del Formulario di 
Matematica e forniva loro un ampio bagaglio bibliografico di cui tener conto in fase di 
avvio dei loro studi. Nel caso della ricerca di Gramegna la base di partenza è costituita dai 
paragrafi del Formulario sui complessi di ordine », enti di cui Peano, a partire dal 1887, 


1887-1915 


Maria Paola Gramegna 


aveva sempre più enfatizzato l’efficacia sia in sede didattica sia nell’ambito dell’attività 
di ricerca. L’obiettivo non era affatto quello di spigolare l’esposizione che il Formulario 
offriva di questa teoria, cesellandone dettagli marginali di forma e contenuto, bensì quel- 
lo di fornirne una generalizzazione, ai complessi di ordine infinito, che avrebbe potuto 
a sua volta essere accolta in una nuova edizione del Formulario e costituire il punto di 
avvio per ulteriori approfondimenti. Si trattava quindi di un vero avviamento dei giovani 
alla ricerca, sì atipico, ma potenzialmente assai fecondo, in quanto destinato a imple- 
mentarsi progressivamente, grazie all’arricchimento e aH’aggiornamento vicendevole sui 
fronti della ricerca e della didattica. Il percorso di creazione di una Scuola di analisi sotto 
la guida di Peano sarà purtroppo interrotto nel 1910 a causa dell’ostilità di alcuni suoi 
colleghi in Facoltà e ne restano tre sole «tappe»: una nota sul calcolo delle differenze 
finite di Margherita Peyroleri ( Relazioni fra calcolo delle differenze e Calcolo differenziale. 
Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 44, 1908-1909, pp. 881-904), l’articolo 
di Gramegna (1910) e una memoria del suo compagno di corso e coetaneo Vincenzo 
Mago sulla teoria dei fini ( Teoria degli ordini. Memorie dell’Accademia delle Scienze di 
Torino, s. 2, 44, 1912-1913, n. 8). Si tratta di ricerche, tutte svolte nell’ambito dei corsi 
di Analisi superiore del 1908-1910, accomunate dall’obiettivo di mostrare l’utilità del- 
l’applicazione dei metodi della logica simbolica in ambiti diversi da quello della critica 
dei fondamenti, e in particolare in quello dell’analisi matematica. 

Pur essendo citato da Francesco Tricomi (1962, p. 61), Giulio Vivanti (1916, p. 378) 
e Vito Volterra (1930, p. 168), recensito con favore dal tedesco Otto Toeplitz (1910, p. 
388) e menzionato nella prestigiosa Encyklopadie der Mathematischen Wissenschafien nel 
1927 (p. 1478) per l’innegabile rilievo dei suoi contenuti matematici, l’articolo di Gra- 
megna riceve poca risonanza. Le ragioni dell’oblio in cui cade per lunghi anni sono da 
individuarsi essenzialmente nell’uso massiccio e a tratti esclusivo del linguaggio logico- 
simbolico di Peano, che rende arduo seguire nei dettagli le dimostrazioni. L’applicazione 
dell’ideografia allo studio di un problema di matematica superiore è invece vivamente 
apprezzata in seno alla Scuola di Peano e questo aspetto è ad esempio considerato uno 
degli elementi di maggior pregio dell’articolo dall’allievo e assistente di Peano, Giovanni 
Vacca, che nell’aprile del 1910 scrive a Peano (Osimo 1992, XIII bis): 

«Ho avuto intanto la grande soddisfazione di leggere la nota della Signorina Maria 
Gramegna sulle equazioni differenziali ed integro-differenziali. E veramente 
importante. Il prof. Volterra a Roma mi aveva fatto leggere il manoscritto delle sue 
Questioni generali etc. (20 Febbr. 1910), e subito io ero rimasto colpito dalla profonda 
analogia che il suo procedimento aveva con quello delle integrazioni successive. La nota 
della Signorina Gramegna mette ben in rilievo di qual natura sia questa connessione. 

E le dimostrazioni rese tanto semplici dalle notazioni veramente felici, non potrebbero 
essere più belle.» 

Quella di Gramegna è, come si è accennato sopra, l’ultima ricerca di Analisi superiore 
condotta sotto la supervisione di Peano: a distanza di pochi giorni dalla presentazione 
della nota, il matematico cuneese attraversa infatti uno dei momenti più difficili della sua 
vita accademica. Nella seduta di Facoltà del 17 marzo 1910, i geometri algebrici Corrado 
Segre e Gino Fano e il fisico-matematico Carlo Somigliana lo attaccano duramente, rite- 


Matematica 


nendolo inadeguato a tenere l’insegnamento di Analisi superiore, a causa della scelta di 
utilizzare il Formulario di Matematica e il linguaggio logico nelle sue lezioni. Nasce così 
un forte scontro in Facoltà che acuisce la frattura fra la scuola di Peano e quella di Geo- 
metria algebrica diretta da Segre, e si conclude nel 1911 con l’allontanamento definitivo 
di Peano dal corso di Analisi superiore. Tale insegnamento sarà affidato a Guido Fubini, 
un docente che, secondo le parole di Peano, «ha dato prova di non essere al corrente dei di 
lui lavori, che segue altro indirizzo, e dà luogo così a un completo distacco fra i due inse- 
gnamenti di Calcolo Infinitesimale e Analisi Superiore» (ASUT, Facoltà di Scienze MFN, 
VII, 83, Verbale dellTl marzo 1915). Peano perde quindi la possibilità di indirizzare alla 
ricerca altri allievi e questa decisione, vissuta con amarezza, influirà sul cambiamento dei 
suoi interessi di studio e contribuirà all’isolamento e al declino della sua scuola. 

Mentre per Peano si apre, nella primavera del 1910, una nuova fase della sua attività 
scientifica, caratterizzata da un impegno più intenso nell’ambito della didattica matema- 
tica e della linguistica, Maria Gramegna si diploma il 19 luglio 1910 con pieni voti legali 
(punti 38/40) alla Scuola di Magistero, nella sezione di Matematica, presentando una 
dissertazione dal titolo Area della zona sferica e della sfera. 

Intraprende quindi la carriera di insegnante nella scuola secondaria e nell’ottobre 
del 1910 si trasferisce in Abruzzo per prendere servizio alla Regia Scuola Normale di 
Avezzano, dove le viene assegnata una supplenza temporanea di matematica e scienze. 
Risultata vincitrice del primo concorso a cui partecipa per le Scuole Normali Femminili, 
il 16 novembre dell’anno successivo è nominata Straordinaria di matematica nel medesi- 
mo istituto. Dal 1910 al 1912 affiancherà costantemente alla sua attività didattica nella 
Scuola Normale, le supplenze di matematica nelle cinque classi del ginnasio di Avezzano. 
Sono anni di intensa attività per Gramegna, e tuttavia ella non interrompe i contatti con 
l’ambiente torinese e con il suo maestro Peano, che la ringrazia con affetto nell’articolo 
Le definizioni in matematica per avergli fornito alcune indicazioni storiche e citazioni di 
Aristotele e di Pascal (Peano, Le definizioni in matematica, Arxivs de l’Institut de ciencies, 
Barcelona, 1911, 1, pp. 70). 

Ad Avezzano Gramegna si fa apprezzare per le sue qualità, tanto che il 26 novembre 
1912 il Consiglio comunale della città le affida per l’anno 1912-1913 la direzione del 
Convitto annesso alla R. Scuola Normale. Nel luglio le viene concesso, dietro sua richie- 
sta, il trasferimento a Piacenza, una sede più vicina alla sua città natale, ma il 24 ottobre 
del 1913, come si desume dal suo Stato di servizio, Gramegna inoltra una contro-do- 
manda di trasferimento da Piacenza ad Avezzano (Archivio di Stato, Avezzano, Stato 
Personale di Maria Gramegna 1913-1915, ff. 9-1 1). Qui muore tragicamente insieme alla 
madre, che aveva portato ad abitare con sé, il 13 gennaio del 1915, vittima del violento 
terremoto che sconvolge la Marsica. 

La notizia della sua morte raggiunge presto Torino e desta profonda commozione 
nella Scuola di Peano. Quest’ultimo scrive a Roma, al collega Roberto Marcolongo, il 24 
gennaio seguente (Roero 2001, p. 69): 

«Purtroppo la cosa è come Ella scrive. La Maria Gramegna rimase ad Avezzano, ove fu 
nominata direttrice della scuola, o del convitto. Fece venire a coabitare seco la vecchia 
madre. E amendue rimasero sotto le macerie del terremoto. Due fratelli, residenti in 
Tortona, loro paese nativo, si recarono ad Avezzano, e ritornarono senza notizie della 


1887-1915 


Maria Paola Gramegna 


sorella e della madre. Ella era amata da tutto il paese, e questa è la ragione per cui non 
si era mossa di là. Povera signorina!» 

Nello stesso tempo un altro allievo di Peano, Vincenzo Mago, che era stato compa- 
gno di studi di Gramegna, ne stila il necrologio, in cui - quasi a smentire ante litteram 
il giudizio denigratorio di Tricomi secondo cui l’idea del lavoro di Gramegna era «molto 
probabilmente, del Peano» (Tricomi 1962, p. 61) - ricorda la genesi e le fasi di sviluppo 
della sua nota (Mago 1915, p. 304): 

«Già s’erano considerati sistemi di infinite equazioni algebriche, quando Maria 
Gramegna, seguendo un consiglio datole dal prof. Peano, di cui per tre anni era stata 
assidua alunna, si propose di stabilire le risolventi d’un sistema d’infinite equazioni 
differenziali. Nel nuovo problema da lei propostosi tutto doveva ancora acquistare 
un senso: essa introdusse i complessi d’infiniti reali, i limiti, le serie, le sostituzioni fra 
questi enti, studiò i determinanti infiniti e così andò costruendo una teoria nella quale 
venivano ad avere significato i sistemi da lei considerati: potè quindi operare con essi; 
e, seguendo una via analoga a quella che aveva indicato nel 1887 il professor Peano 
pel caso d’un numero finito d’equazioni, giunse ad analoghe risolventi. Collegò la sua 
teoria a quella delle equazioni integro-differenziali di Fredholm (di uso frequente in 
recenti lavori di Fisica-Matematica), accennando poi a sistemi più complicati. [...] 
L’Analisi non potrà mai trascurare l’argomento da Lei svolto.» 

Di Gramegna resta una pubblicazione che costituisce, pur nella sua unicità, un tas- 
sello importante per valutare l’origine e le prime linee di sviluppo degli studi di analisi 
funzionale condotti nella scuola di Peano. Purtroppo, le sue ottime doti scientifiche e 
organizzative, valorizzate nella carriera di insegnante e di direttrice, sono bruscamente 
stroncate dalla prematura scomparsa. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Serie di equazioni differenziali lineari ed equazioni integro-differenziali, Atti R. Accademia 
delle Scienze di Torino, 45, 1910, pp. 469-491. 

FONTI ARCHIVISTICHE 

Accademia delle Scienze di Torino, Verbali originali, Classe di Scienze Fisiche e Matematiche, 
ms. Mazzo 27, 1895-1920, p. 291. 

Archivio di Stato, Sezione di Avezzano, Liceo «A. Torlonia» e R. Scuola Normale Femminile 
«Maria Clotilde di Savoja», Stato Personale di Maria Gramegna 1913-1915, ff. 9-11. 
Archivio Storico dell’Università di Torino: ms. XI, F 7, 1904-1912, fase. N. G. 70, Studenti. 
Domande numerate, con ordinamento alfabetico e cronologico. Fascicoli dei concorrenti ai 
posti nel Collegio Carlo Alberto-, ms. XI, F 22, Concorso 1906-, ms. XI, F 31, Rubrica degli 
studenti, informazioni, 1906-1913-, Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scienze 
MFN, n. 31, p. 58, n. matr. 1258; Verbali degli Esami Speciali di Calcolo infinitesimale 

18.6.1902- 22.3.1921, p. 202; ms.X, D, 63, Verbali degli Esami Speciali di Analisi superiore 

16.6. 1902- 28. 1 0. 1955, p. 14; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 4. 7. 1902 
al 14.4. 1921, p. 127; ms. VII, 83, Verbali delle adunanze della Facoltà di Scienze MFN-, ms. 
VII, 86, Programmi dei corsi liberi 1909-10 / 1916-17. 


Matematica 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Tania Hahn, Carla Perazzoli, A brief history of thè exponential function , in K.J. Engel, R. 
Nagel, One parameter semwroubs for linear evolution equation, GTM, New York, Sprinter, 
2000, pp. 503-505. 

Ernst Hellinger, Otto Toeplitz, Integralgleichungen und Gleichungen mit unendlich vielen 
Unbekannten , Encyklopadie der Mathematischen Wissenschaften, 2, III, Leipzig, 1927, 
p. 1478. 

Erika Luciano, At thè origins offunctional analysis: G. Peano and M. Gramegna on Ordinary 
dijferential equations, Revue d’Histoire des Mathématiques, 12, 2006, pp. 33-77. 

Erika Luciano, Giuseppe Peano docente e ricercatore di analisi 1881-1919, Tesi di dottorato in 
Matematica, rei. C. S. Roero, Università di Torino, 2007, pp. 126-147. 

Vincenzo Mago, In memoria di Maria Gramegna, Bollettino di Matematica (A. Conti), 13, 
1915, p. 304. 

Clara Silvia Roero, Giuseppe Peano geniale matematico, amorevole maestro, in Maestri 
delPAteneo torinese dal Settecento al Novecento, a cura di R. Allio, Torino, Stamperia 
artistica nazionale, 2004, pp. 138-144. 

Otto Toeplitz, M. Gramegna. Serie di equazioni differenziali lineari ed equazioni integro- 
dijferenziali, Jahrbuch iiber die Fortschritte der Mathematik, 41, 1910, p. 388. 

Francesco Tricomi, La mia vita di matematico attraverso la cronistoria dei miei lavori 
(Bibliografia commentata 1916-1967), Padova, Cedam, 1967. 

Francesco Tricomi, Ricordi di mezzo secolo di vita matematica torinese, Rendiconti del 
Seminario Matematico dell’Università e Politecnico di Torino, 31, 1971-72, pp. 31-43. 

Francesco Tricomi, Matematici Italiani del primo secolo dello stato unitario. Memorie 
dell’Accademia delle Scienze di Torino, Classe di Scienze FMN, 4, 1962, pp. 1-120. 

Vito Volterra, Theory offunctionals and of integrai and integro-dijfierential equations (trad. M. 
Long), London, Blackie and son Limited, 1930. 

Vito Volterra, B. Hostinsky, Opérations infinitésimales linéaires. Applications aux équations 
differentielles et fonctionnelles, Paris, Gauthier-Villars, 1938. 


E.L. 


Margherita Peyroleri 

1887 -? 

Matematica 


Margherita Catterina Peyroleri nasce a Torino il 27 marzo 1887 da Luigi e Giuseppi- 
na Origlia. Rimasta orfana del padre durante l’adolescenza, dopo aver conseguito il di- 
ploma di licenza fisico-matematica presso il R. Istituto tecnico di Torino, il 30 novembre 
1903 si iscrive all’Università, scegliendo il corso di laurea in Matematica. 

Frequenta gli studi universitari con un buon profitto e negli esami di Calcolo infi- 
nitesimale e di Analisi superiore, entrambi sostenuti con G. Peano, riporta ad esempio, 
rispettivamente, le votazioni 28/30 e 27/30. Nel 1906 segue inoltre il corso libero di 
Logica tenuto dal matematico cuneese, dedicato a illustrare i contributi alla teoria degli 
insiemi emersi nei lavori di Emile Borei, Jacques Hadamard, Henri Poincaré, Henri Le- 
besgue, Réné Baire e Philip Jourdain: l’argomento era di assoluta attualità dal momento 
che la polemica sul rigore e l’intuizione che stava divampando in Francia sulle pagine 
della “Revue de Métaphysique et de Morale” e la pubblicazione delle celebri Cinq lettres 
sur la théorie des ensembles (Bulletin de la Société Mathématique de France, 33, 1905, pp. 
261-273) avevano catalizzato l’attenzione sui rapporti fra logica e matematica e sull’uti- 
lità della prima nella pratica dimostrativa. 

Peyroleri consegue la licenza nel 1907 e il 12 luglio 1909 si laurea in Matematica, 
con la votazione massima (80/80), discutendo la tesi intitolata Sulle differenze finite e due 
sottotesi riguardanti II plesioscopio e Le superficie di traslazione e il teorema di Abel. Il 20 
ottobre dello stesso anno si diploma alla Scuola di Magistero, nella sezione di Matemati- 
ca, presentando una dissertazione sui numeri negativi e riportando anche in questa sede 
lavorazione massima di 30/30. 

La dissertazione di Peyroleri, che si inseriva nell’ambito delle ricerche originali svolte 
nei corsi di Analisi superiore tenuti da Peano nel biennio 1908-1910, mirava a estendere 
i risultati inseriti dal matematico cuneese nell’articolo Sulle differenze finite (Atti della R. 
Acc. dei Lincei: Rendiconti, 1906, s. 5, 15, pp. 71-72), presentato nel gennaio 1906 per 
sancire la sua ammissione a Socio corrispondente dei Lincei. Lo studio della giovane do- 
veva essere di ottimo livello se, un mese prima dell’esame di laurea, Peano ne presentava 
all’Accademia delle Scienze di Torino, nella seduta del 13 giugno 1909, un estratto dal 
titolo Relazioni fra Calcolo delle differenze e Calcolo differenziale. 

Il calcolo delle differenze finite costitutiva un settore di ricerche che poteva vantare 
in Italia una fervida tradizione di studi - fra cui spiccano quelli di Gregorio Fontana, 
Vincenzo Brunacci, Barnaba Tortolini, Felice Casorati, Ettore Bortolotti e Ernesto Pascal 
- e aveva attirato l’attenzione di Peano per i suoi risvolti prettamente applicativi, emersi 
nell’ambito del calcolo delle rendite vitalizie. 


Matematica 


Nella sua nota Peyroleri propone una ricognizione delle analogie fra il calcolo delle 
differenze finite e il calcolo differenziale. Partendo da teoremi di calcolo differenziale 
proposti nella quinta edizione del Formulario Mathematica di Peano, l’autrice formula 
i corrispondenti teoremi di calcolo delle differenze finite, e li espone utilizzando sia il 
linguaggio simbolico introdotto dal maestro, sia quello usuale. Al teorema che afferma 
che «se una funzione reale continua definita in un intervallo assume agli estremi valori 
di segno contrario, allora si annulla per un valore intermedio» (cfr. Formulario, t. V, p. 
239, P 2- 1), corrisponde ad esempio l’enunciato: «Data una successione di quantità e due 
interi a, b con a < b, se.fatfb sono di segno contrario allora esiste un valore fra a e b - 1 
(inclusi gli estremi) in cui la successione presenta una variazione.» In simboli ideografici 
si ha: a, b (E n. a < b.fa xjb < 0 .D. 3 a "• (b - 1) n x3 [fic xfix + 1) [ ()]). Il noto teorema 
del massimo e minimo per le funzioni reali di variabile reale, che si enuncia affermando 
che: «se una funzione definita in un campo u diventa massima o minima pel valore x in- 
terno al campo e ivi ha derivata, questa è nulla» (cfr. Formulario, t. V, p. 286) corrisponde 
invece alla proposizione: «se la successione /diventa massima o minima per un valore x 
interno all’intervallo a b, allora la differenza A/presenta una variazione pel valore x-l». 
Un’analoga trasposizione è condotta a proposito del teorema di Rolle, del teorema del 
valor medio del calcolo differenziale e di quello dell’interpolazione. La nota si conclude 
poi con un interessante paragrafo destinato alle Applicazioni numeriche: i temi trattati, 
fra cui il calcolo approssimato della somma dei reciproci dei numeri da 10 a 20 e da 100 
a 200, con le relative determinazioni degli errori, sono quelli prediletti da Peano, da lui 
affrontati a partire dal trattato di Applicazioni geometriche del calcolo infinitesimale del 
1887 e oggetto dell’ultimo gruppo di suoi lavori di ricerca. 

L’articolo di Peyroleri risulta di particolare interesse per due ordini di motivi: innan- 
zitutto, al pari di quello della sua coetanea Maria Gramegna, consente di percepire il 
meccanismo di avviamento dei giovani alla ricerca in Analisi superiore, messo in atto da 
Peano fra il 1908 e il 1910. Il punto di avvio per la ricerca è costituito, anche in questo 
caso, da una memoria di Peano e dal Formulario : ben tre paragrafi sono infatti dedicati 
da Peyroleri alla dimostrazione di altrettanti teoremi di cui il matematico cuneese si era 
limitato a fornire l’enunciato nel suo lavoro, soggiungendo che «le formule precedenti si 
possono dimostrare come le corrispondenti di calcolo, con opportune variazioni» (Peano 
1906, p. 72). La dimostrazione comporta, in primo luogo, la traduzione in linguaggio 
logico-simbolico, ed è illuminante a questo proposito confrontare gli enunciati del me- 
desimo teorema dati da Peyroleri e dal suo Maestro, al fine di percepire come l’attenzione 
per gli aspetti linguistici si traduca nella volontà di esprimere in linguaggio ideografico i 
procedimenti deduttivi: 

«Avendo a, b, /il significato precedente, e b>a + 1, se x è un intero compreso fra a e 
b, allora la differenza fra fx, e fa + (x -a)(fb- fa)l(b-a), funzione di primo grado 
che per x = a ed x = b assume i valori fa e fb, vale (x-a)(x-b)l 2 moltiplicato per 
un valore medio fra quelli assunti da A 2 fx, variando xda^a b-2 (per valori interi).» 
(Peano 1906, p. 72). 

«Data la successione/ definita nell’intervallo a ■ ■ ■ b , la funzione di 1 ° grado che coin- 
cide con fic per x = a e per x = b è ancora fa + (x-a)— — — . L’errore che si commette 

b-a 


1887-? 


Margherita Peyroleri 


in questa approssimazione è della forma ^ per un valor medio tra quelli 

assunti dalla differenza seconda della funzione /^nell’intervallo da a a (b- 2): 

x&a---b.^.fx-fa-(x-à) j b ~ fa & (X ~ a)(X ~ Ò) MerfA 2 /'a -(fc-2).,> 
b-a 2 

(Peyroleri 1909, pp. 888-889). 

Rispetto alla ricerca condotta da Gramegna, tuttavia, quella di Peyroleri risulta meno 
«matura» sia dal punto di vista della contestualizzazione dello studio nei confronti della 
letteratura contemporanea sul soggetto, sia da quello di vista logico-matematico: l’ideo- 
grafia è infatti utilizzata come mero strumento espressivo e non come mezzo di ricerca, 
pur in presenza di qualche sporadico cenno all’«operare» per simboli. 

La nota di Peyroleri è comunque apprezzata nell’ambito della scuola di Peano, come 
testimonia la richiesta giunta al matematico cuneese di un suo estratto da parte di Gio- 
vanni Vacca (cfr. G. Peano a G. Vacca, 20.1.1910, Osimo 1992, n. 103) e, d’altra parte, 
la breve recensione che riceve sullo “Jahrbuch iiber die Fortschritte der Mathematik” 
conferma il buon tenore di questo studio. 

Di Peyroleri resta un’ulteriore pubblicazione, questa volta di carattere prettamente 
didattico, intitolata Sur la formule de Taylor e apparsa sulla rivista francese “L’Enseigne- 
ment mathématique” in cui la giovane determina un’espressione del resto della formula 
di Taylor da cui si deduce il resto di Lagrange e l’interpretazione della formula come 
serie asintotica. In questa sede, Peyroleri fa ancora esplicito riferimento al Formulario di 
Peano, il che rende plausibile supporre che questa ricerca sia stata diretta, come la prece- 
dente, dal matematico cuneese, tuttavia nell’articolo l’autrice non fa stranamente alcun 
uso del linguaggio logico-matematico né come strumento espositivo né come mezzo 
dimostrativo. 

Dopo la laurea, Peyroleri si dedica all’insegnamento superiore e nel 1910 è assunta 
presso la R. Scuola normale di Modena. L’esordio nel mondo della scuola non è per lei 
scevro di contrattempi, tanto che Peano, consapevole del talento e delle potenzialità della 
sua ex studentessa, si rivolge al collega Roberto Marcolongo, membro della commissione 
incaricata di esaminarla, scrivendo (Torino 8.11.1912, Roero 2001, pp. 67-68): 

«Egregio Collega, Mi permetto di esporle le condizioni di due mie ex-allieve, che devo- 
no passare sotto la sua commissione. Una è la dott. Peyroleri, mia allieva distintissima, 
come risulta dalla laurea a pieni voti assoluti, e dalla sua tesi di laurea, sulle differenze 
finite, già pubblicata, e ove si trovano alcuni risultati curiosi. Prometteva molto, sia 
per la diligenza, che per ingegno. Sgraziatamente ebbe infortuni di famiglia, un con- 
corso andò male, andò a Castellamare adriatico, ove ebbe la promessa di un posto 
fisso; invece la scuola diventò regia, ed essa si trova a litigare col comune. Tutte queste 
contrarietà la debbono perturbare, come mi fu detto dalla Sua vecchia madre, che sta 
qui a Torino; e come si capisce del resto. Se riesce, tutte le difficoltà spariranno, e sarà 
un’ottima insegnante.». 

Peyroleri vincerà in effetti il concorso generale per cattedre di Matematica nelle Scuo- 
le Tecniche nel 1912. 


Matematica 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Relazioni fra Calcolo delle differenze e Calcolo differenziale , Atti R. Accademia delle Scienze 

di Torino, 44, 1908-09, pp. 881-904. 

• Sur la formule de Taylor, L’Enseignement mathématique, 11, 1909, pp. 187-189. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’ Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 30, p. 176, n. matr. 1 146; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 116; Verbale dell’adunanza dei Prof. Ordinari, Straordinari e In- 
caricati Fac. di Scienze dell’Univ. di Torino, VII 83, verbale n. 255 del 21 dicembre 1908. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Annuari dell’ Università di Torino a.a.: 1905-06, p. 281; 1906-07, p. 293; 1907-08, p. 216, 
245; 1908-09, p. 296; 1909-10, pp. 270, 272. 

Erika Luciano, Giuseppe Peano docente e ricercatore di analisi 1881-1919, Tesi di dottorato in 
Matematica, rei. C. S. Roero, Università di Torino, 2007, pp. 147-151. 

Guido Osimo, Lettere di Giuseppe Peano a Giovanni Vacca, Quaderni P.RI.ST.EM., 1992. 

Giuseppe Peano, Formulano Mathematica, Editio V. (tomo V de Formulario completo). Praefa- 
tione, Torino, Bocca, 1908. 

Giuseppe Peano, Sulle differenze finite. Atti della R. Accademia dei Lincei, Rendiconti, 1906, 
5, 15, pp. 71-72. 

Clara Silvia Roero, Peano e l’altra metà del cielo, in Giuseppe Peano. Matematica, cultura e 
società. Cuneo, L’Artistica Savigliano, 2001, pp. 60-77; Giuseppe Peano and thè female 
universe, in More than pupils, Italian women in Science at thè turn of thè 20th century, a cura 
di Valeria Babini, Raffaella Simili, Firenze, Olschki, 2007, pp. 31, 36. 


E.L. 


Virginia Vesin 

1887 -? 

Matematica 


Nata a Torino il 17 marzo 1887 da Pietro e da Alessandra Strua, Virginia Giuseppa 
Vesin dopo aver compiuto gli studi secondari nel R. Istituto tecnico con indirizzo fisico- 
matematico, nel 1907 si iscrive al corso di laurea in Matematica dell’Università di Tori- 
no, che segue con buoni risultati. Il 24 aprile 1912 si laurea con semplice approvazione 
(88/100), presentando la tesi Sulle funzioni armoniche in S e le tre sottotesi II Cannoc- 
chiale astronomico a visuale reciproca. Sul lavoro meccanico esterno compiuto dalle forze 
elettriche durante un mutamento dei conduttori . . . , e Applicazione della teoria dei momenti 
alle F ì ... Vesin consegue poi nel febbraio del 1913 il diploma della Scuola di Magistero 
nella sezione di Matematica, con pieni voti legali (36/40). 

L’attività di ricerca svolta dalla giovane insegnante è collegata alle sue frequentazio- 
ni delle Conferenze Matematiche Torinesi, che Giuseppe Peano e i suoi collaboratori 
Tommaso Boggio e Matteo Bottasso, istituiscono a partire dal 1915 all’Università per 
l’aggiornamento degli insegnanti di matematica delle scuole secondarie. 

In questo contesto Vesin presenta due studi sui prodotti approssimati che traggono 
ispirazione dalle note di Peano di calcolo numerico, edite negli “Atti dell’Accademia delle 
Scienze di Torino” del 1917, e dall’esame di alcuni libri di testo per le scuole medie. 

Nel primo lavoro Vesin illustra, attraverso esempi specifici, come effettuare prodotti 
del tipo nd o 2xtr con un dato numero di cifre decimali e discute i risultati erronei che 
si trovano in libri scolastici, come pure la mancanza di spiegazioni sul prodotto di Jt per 
un numero razionale in vari manuali di istituti tecnici. L’autrice coglie l’occasione per 
sottolineare la presenza di un maggiore rigore in alcuni testi redatti nell’ambito della 
scuola torinese di Peano, in particolare citando gli Elementi di geometria ad uso delle scuole 
secondarie inferiori di Angelo Pensa. 

Nel secondo articolo, presentato da Peano all’Accademia dei Lincei, Vesin prosegue 
nella stessa ricerca, andando a enunciare una regola per il prodotto di numeri con infinite 
cifre decimali. Anche qui si serve delle notazioni utilizzate da Peano nelle sue Approssi- 
mazioni numeriche (1917) e, dopo aver introdotto la definizione di prodotto graduale, 
giunge a dimostrare la seguente proposizione: 

ax h - a ss b < (2 cifre V a + 2 cifre V b + 1) 

p+i p i ' 

dove a e b sono quantità numeriche, Va indica il valore con n decimali di a, X è la base 
dieci della numerazione, ax. bb il prodotto ordinario, a x p+ b è il prodotto di grado p + 
q e 2 è la somma delle cifre. Vesin completa la trattazione con l’esempio kx^2 e mostra 
come si può applicare il prodotto graduale anche nel caso di prodotti di due numeri con 
un numero finito di cifre decimali. 


Matematica 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 


• Prodotti approssimati. Periodico di Matematica, 40, 1917, pp. 192-200. 

• Proprietà del prodotto graduale, Atti R. Accademia dei Lincei, 5, 27, parte 1, 1918, pp. 47- 


51. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 31, p. 179, n. matr. 1379; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 149. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Annuari dell’Università di Torino a.a.: 1907-08, p. 245; 1908-09, p. 296; 1909-10, pp. 271, 
298; 1910-11, p. 315; 1912-13, p. 231; 1913-14, p. 248. 


E.L., C.S.R. 



Giuseppe Peano e le allieve delle Conferenze Matematiche nel 1928. 


Rosetta Frisone 

1888-1983 

Matematica 


Nata a Novi Ligure (Alessandria) il 9 novembre 1888 da Giacomo e da Giuseppina 
Cottalorda, Rosetta Margherita Frisone, dopo aver compiuto gli studi superiori presso 
il R. Istituto tecnico di Alessandria con indirizzo fisico-matematico, si iscrive nel 1908 
al corso di studi in Matematica dell’Università di Torino e per un anno usufruisce di 
una borsa di studio C. Ferrati assegnatale dalla Facoltà di Scienze MFN. Il 21 dicembre 
1912 si laurea in Matematica con pieni voti legali (100/110), presentando la tesi Sugli 
integrali dell’equazione fiU -K~)" = 0 e discutendo le tre sottotesi Intorno a un problema 
di distribuzione termica. Sulle funzioni di due o più variabili complesse e Massima dimen- 
sione dei sistemi lineari di curve piane di dato genere. Il 23 febbraio 1913 Rosetta Frisone 
si diploma alla Scuola di Magistero, nella sezione di Matematica, con pieni voti legali 
(36/40) e inizia la sua carriera di insegnante nelle scuole secondarie, in particolare nella 
R. Scuola Normale di Torino. 

Assidua frequentatrice delle Conferenze Matematiche Torinesi istituite da Giuseppe 
Peano, Tommaso Boggio e Matteo Bottasso all’Università di Torino per aggiornare gli 
insegnanti di matematica, Frisone intraprende la sua attività di ricerca, seguendo lo stile 
e i temi trattati nel gruppo degli allievi e collaboratori dell’illustre matematico e logico 
piemontese, cioè il percorso storico della matematica e i calcoli approssimati. Le sue 
pubblicazioni sono appunto il frutto di conferenze tenute in quell’ambito, come Frisone 
afferma in modo esplicito facendo riferimento alle osservazioni fattele da Peano e da 
Luisa Viriglio (1917-18, p. 427). 

Frisone rivolge la sua attenzione dapprima alle definizioni nel campo dell’aritmetica, 
cui sono dedicate due note edite sul “Bollettino di Matematica e di Scienze Fisiche e 
Naturali” nel 1917 e sugli “Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino” del 1917-18. 
L’autrice esamina qui alcuni modi con cui nel linguaggio comune si esprime l’idea di 
prodotto, cioè per semplice apposizione verbale, o con suffissi grammaticali, e analiz- 
za poi le varie definizioni che si trovano comunemente nei libri scolastici: quella per i 
numeri naturali che risale a Euclide, quella di A.L. Cauchy per i numeri reali, quella di 
G. Cantor, con le osservazioni di A. Capelli, per i numeri cardinali, e infine espone la 
definizione per induzione, tratta dagli scritti di G. Peano Aritbmetices principia (1889) e 
Sul concetto di numero (1891), che ormai era stata ampiamente accolta nei principali testi 
di aritmetica italiani (C. Burali-Forti e A. Ramorino, Aritmetica, Torino, 1898; P. Gaz- 
zaniga, Libro di aritmetica e di algebra elementare, Padova, 1897; S. Catania, Aritmetica 
razionale, Catania, 1904). 

Sempre legato al contesto delle conferenze fra insegnanti è lo studio sui logaritmi che 
porterà alla redazione delle Tavole di logaritmi in edizione italiana, a cura di G. Peano e 


Matematica 


dei suoi collaboratori (Torino, 1918). La nota, presentata da Peano all’Accademia delle 
Scienze di Torino il 13 maggio 1917, affronta i logaritmi in base dieci con tre cifre deci- 
mali ed espone le proprietà relative, utilizzando i simboli della logica matematica intro- 
dotti nel Formulario Matematico , traducendole anche in linguaggio ordinario. L’autrice 
presenta poi il calcolo numerico del logaritmo di un numero mediante successive eleva- 
zioni al quadrato e fornisce due applicazioni relative al calcolo diretto di Log 2 e di Log 
3, che saranno citate da Peano nella nota Interpolazione nelle tavole numeriche (Atti Acc. 
Sci. To., 53, 1917-18, pp. 693-716). L’elevazione al quadrato nel primo caso è effettuata 
con il metodo fulmineo degli indiani, tratto dall’articolo di Peano sulle Approssimazioni 
numeriche (1917). 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Una teoria semplice dei logaritmi, Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 52, 1916- 

17, pp. 846-853. 

• Le prime definizioni in Aritmetica, Bollettino di Matematica e di Scienze Fisiche e Naturali, 

1917. 

• Le varie definizioni di prodotto. Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 53, 1917- 

18, pp. 420-427. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 32, p. 13, n. matr. 1413; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 158; Verbali delle adunanze dei Profi. Ordinari e Straordinari 
della Facoltà di Scienze MFN, VII 83, verbale n. 276 del 13.12.1910; verbale n. 288 del 
15.11.1911. 

FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Annuari dell’Univ. di Torino a.a.: 1908-09, p. 295; 1909-10, p. 298; 1910-11, pp. 279, 287, 
315; 1911-12, p. 322; 1912-13, p. 231; 1913-14, p. 248; 1919-20, pp. 245-246. 

G. Peano, Le definizioni in matematica. Periodico di matematica, 4, 1, 1921, p. 183. 


Paolina Quarra 

1889 -? 

Matematica 


Paolina Giulia Quarra nasce a Torino il 13 giugno 1889 da Paolo e Modesta Uber- 
tone. Compiuti gli studi superiori nel R. Istituto tecnico di Torino con indirizzo fisico- 
matematico, nel 1907 si iscrive alla Facoltà di Scienze MFN dell’Università di Torino e si 
laurea in Matematica il 22 aprile 1913 presentando la dissertazione di astronomia Sulla 
teorìa delle perturbazioni speciali delle comete con speciale riguardo alla cometa Cerulli Jaya 
e le tre sotto tesi Resto in alcune formole di quadratura. Funzione potenziale di un polinomio 
omogeneo e Cannocchiale astronomico a visuale reciproca formato da una lente convergente e 
da una lente divergente. Il 6 dicembre 1913 si diploma nella sezione di Matematica della 
Scuola di Magistero. 

La tesi di laurea di Paolina Quarra riguardava la teoria delle perturbazioni subite dalla 
cometa Cerulli-Faye, per cui avendo incontrato e applicato la formula data da P.S. Lapla- 
ce nel 1805, che era largamente utilizzata nei calcoli astronomici, ebbe da Peano, come 
argomento per una delle tesine, il compito di determinare il resto nel suddetto calcolo 
delle perturbazioni. Così, ancora studentessa, Quarra pubblica sugli “Atti dell’ Accademia 
delle Scienze di Torino” la nota Resto in alcune formule di quadratura, presentata da Peano 
il 30 marzo 1913. La giovane opera sotto l’influenza diretta dell’illustre matematico pie- 
montese e cita in particolare una lezione in cui Peano aveva fornito la regola per determi- 
nare il resto di una formula di quadratura sotto forma di integrale definito, un risultato 
delle sue ricerche più recenti, che presenterà il 4 maggio 1913 all’Accademia dei Lincei 
{Resto nelle formule di quadratura espresso con un integrale definito, 1913). Affascinata dalla 
cultura e dal carisma di Peano docente, Quarra entra a far parte della cerchia dei suoi 
collaboratori e vi resterà fino alla fine. 

Assistente volontaria alla Scuola di Calcolo infinitesimale diretta da Peano dall’anno 
accademico 1914-15 al 1918-19 la giovane partecipa attivamente alle Conferenze Mate- 
matiche istituite nel 1915 all’Università di Torino da G. Peano, T. Boggio e M. Bottasso 
allo scopo di aggiornare gli insegnanti, con «scambio di idee sulle questioni riguardanti 
le matematiche elementari» (1915, p. 42). Delle riunioni redige anche il resoconto per il 
periodico dell’associazione italiana Mathesis nel 1915 e nel 1917 e dichiara nell’articolo 
Problemi capziosi di aver raccolto informazioni (1919, p. 192): 

«da vari libri e dalla voce dei colleghi che frequentano le conferenze matematiche 
iniziate dal prof. Peano.» 


Anche le ricerche di carattere didattico che Paolina Quarra pubblica sono il frutto di 
conferenze svolte in quell’ambito. La prima nota, scritta in latino sine flexione, la lingua 


68 


Matematica 


intemazionale ideata da Peano per gli scambi scientifici, riguarda la dimostrazione di 
proprietà di calcolo numerico sulla media aritmetica e sulla media geometrica di numeri 
reali positivi elevati a potenze positive, razionali o irrazionali. La seconda, presentata nel 
giugno del 1918 all’Accademia delle Scienze di Torino e pubblicata anche sul “Bollettino 
di matematica” diretto da A. Conti, tratta il problema dell’utilizzo delle parentesi nei 
calcoli in cui intervengono la somma o il prodotto di centinaia di termini e le espressioni 
approssimate più convenienti da utilizzare. 

L’obiettivo che Quarra si propone invece nell’articolo Problemi capziosi destinato agli 
insegnanti di matematica delle scuole elementari e secondarie è quello di «rendere le 
lezioni dilettevoli» e «sollevare la mente affaticata dei giovani» servendosi di «problemi 
interessanti e anche di qualche giochetto matematico». Alcuni di questi indovinelli saran- 
no ripresi e inseriti da Peano nel libro Giochi di aritmetica e problemi interessanti (Torino, 
1924). 

La collaborazione con il matematico e logico cuneese prosegue con la redazione nel 
1930 di un un breve articolo dedicato all’aviazione sulla rivista “Schola et Vita” diretta a 
Milano da Nicola Mastropaolo, con la supervisione di Peano, e alla morte di quest’ulti- 
mo Quarra parteciperà con una quota al “Fundo Peano prò Interlingua” promosso da U. 
Cassina, M. Cipolla, T. Levi Civita, O. Chisini, B. Finzi, N. Mastropaolo, e G. Canesi, 
volto alla diffusione del latino sine flexione e alla stampa del periodico milanese. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Resto in alcune formule di quadratura, Atti R. Accademia delle Scienze di Torino, 48, 1912- 

13, pp. 643-653. 

• Relatione inter medio arithmetico et geometrico, Periodico di Matematica, 15, 1915, pp. 81- 

86 . 

• Conferenze matematiche torinesi. Bollettino Mathesis, 7, aprile 1915, pp. 42-44. 

• Conferenze matematiche torinesi, Bollettino Mathesis, 9, luglio-dicembre 1917, pp. 73-74. 

• Calcolo delle parentesi. Atti R. Accademia delle Scienze di Torino, 53, 1917-18, pp. 1044- 

1047; Bollettino di Matematica (A. Conti), 15, 1918, pp. 191-194. 

• Problemi capziosi. Bollettino di Matematica (A. Conti), 16, 1919, pp. 192-195. 

• Aviatione, Schola et Vita, 5, 1930, pp. 113-114. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 31, p. 175, n. matr. 1375; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 159. 


1889-? 


Paolina Quarra 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Annuari dell’Università di Torino a. a.: 1907-08, p. 245; 1908-09, p. 296; 1909-10, p. 298; 
1910-11, p. 315; 1913-14, pp. 246,248; 1914-15, p. 72; 1915-16, p. 106; 1917-18, p. 
58; 1918-19, p. 43. 

Natalia Nervo, La Scuola dì Peano: Allievi e Collaboratori, Tesi di laurea in Matematica, Uni- 
versità di Torino, 1999. 

Giuseppe Peano, Resto nelle formtde di quadratura espresso con un integrale definito, Atti R. 
Acc. Lincei, Rend., 5, 22, 1913, p. 568. 

Giuseppe Peano, Giochi di aritmetica e problemi interessanti, Torino, Paravia, 1924, p. 3. 

Tina Pizzardo, Senza pensarci due volte, Bologna, il Mulino, 1996, p. 1 1 . 

Clara Silvia Roero, Peano e l’altra metà del cielo, in Giuseppe Peano Matematica, Cultura e 
Società, a cura di C.S. Roero, Cuneo, L’Artistica Savigliano, 2001, pp. 63-70; Giuseppe 
Peano and thè female universe, in More than pupils, Italian women in Science at thè turn ofi 
thè 20th century, a cura di Valeria Babini, Raffaella Simili, Firenze, Olschki, 2007, pp. 
31-40. 


Maria Sacchi Casale 

1889-1950 

Chimica 


Nata a Pieve del Cairo (Pavia) il 13 maggio 1889 da Francesco e da Ernesta Biscardi, 
Maria Rosa Sacchi consegue la maturità presso il Liceo B. Cairoli di Vigevano e si iscrive 
all’Università di Torino nel 1907, scegliendo il corso di studi in Chimica che frequenta 
con esiti ottimi. Si laurea il 13 luglio 1911, con la votazione massima 90/90, discutendo 
la tesi Gli 1,5-Dicbetoni e le tre sottotesi La pressione osmotica dei colloidi. Il punto di 
fusione e Torbificazione. 

Sposa il celebre chimico Luigi Casale (1882-1927), creatore di uno dei processi più 
largamente usati per la produzione delfammoniaca sintetica, conosciuto durante gli stu- 
di universitari e presente fra l’altro al suo esame di laurea, come membro della commis- 
sione. Entrambi sono infatti allievi di Michele Fileti, e Casale - che aveva conseguito 
la laurea in Chimica nel 1908 - è assistente e aiuto nell’Istituto di Chimica generale di 
Torino fino al 1915 e collabora con Maria Sacchi nelle sue prime due pubblicazioni di 
chimica organica. 

Insieme al figlio Renato, Maria Sacchi segue il marito a Terni, collaborando attiva- 
mente alla sua instancabile attività, che lo porterà a costituire la società Casale Ammonio 
S.A. In meno di sei anni, ques’ultima annovera 22 fabbriche di produzione di ammonia- 
ca secondo il «processo Casale» in 10 stati diversi e la sua produzione complessiva viene 
subito dopo quella della Badische. 

Dopo la prematura scomparsa del marito, stroncato all’età di 45 anni da un collasso 
dovuto «all’eccessivo logoramento», Maria Casale continua ancora l’attività di ricerca per 
alcuni anni, brevettando fra l’altro un processo per la produzione dell’idrogeno. 

Muore a Rapallo il 29 marzo 1950. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con L. Casale), Su alcuni aminoazocomposti. Atti della R. Accademia delle Scienze di To- 

rino, 49, 1913-14, pp. 1199-1209. 

• (con L. Casale), Sui sali di alcuni aminoazocomposti. Atti della R. Accademia delle Scienze 

di Torino, 50, 1914-15, pp. 903-918. 

• Apparatus fior Heat Interchange and Catalytic Reactions Between Gases Under Pressure at High 

Temperature, British Patent 328139, 22 maggio 1929, Chem. Abs, 24, 1930, p. 4965. 

• Process for thè production of hydrogen-nitrogen mixtures, United States Patent 1716813, 6 

novembre 1929. 

• Process for thè production of hydrogen, United States Patent 1793677, 24 febbraio 1931. 

• Catalytic Apparatus, Austrian Patent 121245, 1925, Chem. Zentralb., 1, 1931, p. 3421. 


1889-1950 


Maria Sacchi Casale 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di carriera scolastica della Facoltà di Scienze 
MFN, n. 31, n. matr. 1391, p. 191; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 144. 


Rosina Regé 

1890-1969 


Botanica 


Nata ad Acqui (Alessandria) il 29 novembre 1890 da Alberto e da Enrica Trincherò, 
dopo aver conseguito il diploma di maturità classica, Rosina Regé si iscrive alla Facoltà 
di Scienze MFN di Pavia e di qui, dopo il congedo ottenuto il 14 novembre 1910, alla 
stessa Facoltà presso l’Ateneo torinese. 

Si laurea in Scienze Naturali il 16 luglio 1912, con il massimo dei voti, discutendo la 
tesi Ricerche sulla anatomia comparata del rizoma del genere Iris e tre tesine intitolate La 
Bollente di Acqui, Il mimetismo protettivo e I fenomeni riproduttivi nei Protozoi. 

Supera, nuovamente con il massimo dei voti, l’esame di Magistero in Scienze Natu- 
rali il 18 luglio 1912. 

Pur non risultando incarichi ufficiali presso l’Università, pubblica un lavoro sugli 
“Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino”, nel quale approfondisce gli studi av- 
viati per la redazione della tesi di laurea. 

Rosina Regé muore a Pinerolo (Torino) il 10 agosto 1969. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Ricerche anatomiche sui tessuti corticali del rizoma di alcune Iris, Atti della R. Accademia 
delle Scienze di Torino, 49, 1913, pp. 3-12. 

FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 32, n. matr. 1 5 1 7, p. 117; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 153. 


Tiziana Tersilla Comi 

1891-1961 


Matematica 


Nata a Pieve di Cadore (Belluno) il 17 settembre 1891 da Enrico e da Delfina Ar- 
mando Tiziana Tersilla Comi, dopo aver frequentato il R. Istituto tecnico Sommeiller di 
Torino, si iscrive nel 1910 al corso di studi in Matematica dell’Ateneo sabaudo, dove si 
laurea il 9 luglio 1914 con semplice approvazione (votazione 85/100). Per l’occasione di- 
scute una tesi intitolata Questioni varie sul movimento di un punto soggetto a forze centrali 
e presenta le tre sottotesi Alcune proprietà delle trasformazioni piane univoche involutorie. 
Azimut di un piano che passa per un punto e per la normale in un altro punto e Teorema di 
Lambert sulla curvatura apparente delle orbite planetarie. Il 14 luglio 1914 consegue anche 
il diploma nella sezione di Matematica della Scuola di Magistero (con voto 28/30). 

Nell’anno accademico 1915-16 è assistente all’Osservatorio astronomico di Torino, 
diretto da Giovanni Boccardi, e su temi di argomento astronomico pubblica le sue pri- 
me due note: Osservazioni meteorologiche fatte nell’anno 1914 , edita dall’Accademia delle 
Scienze di Torino ed Effemeridi del Sole e della Luna pel 1917, apparsa nell’Annuario 
Astronomico dell’Osservatorio di Pino Torinese. 

Passata poi a insegnare nelle scuole secondarie, Tiziana Comi partecipa attivamente 
alle Conferenze Matematiche, istituite nell’Ateneo torinese da Giuseppe Peano, Tom- 
maso Boggio e Matteo Bottasso per faggiornamento degli insegnanti. In quest’ambito 
Comi si occupa di ricerche di calcolo numerico, ispirate da specifici lavori di Peano o di 
suoi allievi. In questo modo i suoi studi di Tiziana Comi affiancano, integrano e com- 
pletano note e considerazioni di Luisa Viriglio, Margherita Peyroleri, Matteo Bottasso, 
Giuliano Pagherò, Paola Quarra, Gilda Mori Breda e Maria De Stefanis. 

In occasione delle Conferenze Matematiche, Comi presenta nell’autunno del 1918 
una prima ricerca sulle Formule sommatorie, con la finalità di calcolare il resto, e una 
seconda sullo Sviluppo delle radici in prodotto decimale, entrambe apparse negli Atti del- 
l’Accademia delle Scienze di Torino. 

Nel primo articolo si notano in più punti aspetti caratteristici della Scuola di Peano: 
i precisi riferimenti storici a matematici dell’antichità, come i greci Teone e Diofanto, o 
di epoca moderna, come L. Euler e C. Maclaurin, o a matematici contemporanei, come 
C. J. Malmsten, riguardo al resto da lui edito sul Journal di Creile nel 1847. Sono infine 
frequenti i rimandi al Formulario Mathematica di Peano e sono segnalate le dimostrazioni 
alternative di esponenti vicini a Peano, come quella di Matteo Bottasso di una formula di 
Euler, apparsa nel 1914 sulla Rivista Italiana di Ragioneria, o quella di Giuliano Pagherò 
nel 1911 sull’espressione del resto, fornita da Lubbock. 

Nella nota Sviluppo delle radici in prodotto decimale. Comi esordisce alludendo all’im- 
pulso ricevuto dal logico piemontese per compiere la sua ricerca (1918-19, p. 543): 


Matematica 


«Nelle conferenze che i professori di Matematica tengono tutte le settimane presso 
l’Università di Torino, il Prof. Peano suggerì di sviluppare le radici in prodotto deci- 
male del tipo: Vjt = T2 x 1-04 x 1-007 x 1-0004 x ... Ciò si può fare in più modi. 

La prof. Mori-Breda ed io ci proponemmo due metodi diversi, ma adottando gli stessi 
esempi e conducendo parallelamente tutti i passaggi; così si mette in evidenza la di- 
versità dei due metodi, e si verificano reciprocamente i risultati numerici. Spiegherò 
la teoria calcolando, come esempio, la radice quinta di Jt, dapprima con poche cifre, 
poi con molte.» 

Tiziana Comi sposa Luigi Quagliotti da cui avrà figli e muore a Torino il 24 gennaio 
1961. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con Ettore Roggero) Osservazioni meteorologiche fatte nell’anno 1914 all’Osservatorio della 

R. Università di Torino 1914 , Atti R. Accademia delle Scienze di Torino, L, 1914-15, pp. 
1-55. 

• Effemeridi del Sole e della Luna pel 1917, Annuario Astronomico pubblicato dal R. Osser- 

vatorio di Pino Torinese, Torino, 1916. 

• Formule sommatorie. Atti R. Accademia delle Scienze di Torino, 54, 1918-19, pp. 23-38. 

• Sviluppo delle radici in prodotto decimale. Atti R. Accademia delle Scienze di Torino, 54, 

1918-19, pp. 543-548. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 32, p. 89, n. matr. 1489; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 1 77. 

FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Annuari dell’Univ. di Torino a.a.: 1910-11, p. 314; 1911-12, p. 321; 1912-13, p. 261; 1913- 
14, p. 278; 1914-15, pp. 240-241; 1915-16, p. 123. 

Natalia Nervo, La Scuola di Peano: Allievi e Collaboratori, Tesi di laurea in Matematica, Uni- 
versità di Torino, 1999. 

Clara Silvia Roero, Peano e l’altra metà del cielo, in Giuseppe Peano Matematica, Cultura e 
Società, a cura di C.S. Roero, Cuneo, L’Artistica Savigliano, 2001, pp. 63-70; Giuseppe 
Peano and thè female universe, in More than pupils, Italian women in Science at thè turn of 
thè 20th century, a cura di Valeria Babini, Raffaella Simili, Firenze, Olschki, 2007, pp. 
31-40. 


Matematica 


Gilda Mori Breda 

189 ?-? 


Gilda Mori Breda non compie gli studi universitari a Torino, ma nel capoluogo pie- 
montese insegna Matematica nelle scuole secondarie superiori, essendo risultata idonea 
nel 1912 al concorso generale per cattedre di Matematica nelle Scuole tecniche ed essen- 
do docente nella R. Scuola tecnica G. Plana di Torino nel 1918. 

Mori Breda fa parte del gruppo di partecipanti alle Conferenze Matematiche istituite 
da Giuseppe Peano, Matteo Bottasso e Tommaso Boggio all’Università di Torino per 
faggiornamento degli insegnanti. Proprio in questo contesto nascono le sue ricerche di 
calcolo numerico, che traggono ispirazione dai lavori editi dal celebre logico matemati- 
co piemontese, lavori che si allineano ad altri studi condotti contemporaneamente da 
esponenti della Scuola di Peano, come Angelo Pensa, Cesare Burali-Forti, Luisa Viriglio, 
Maria De Stefanis e Tiziana Comi. 

Nella prima nota, Mori Breda prende spunto dagli articoli di Peano sulle Approssi- 
mazioni numeriche (1917) per fornire l’esposizione diretta della teoria per l’estrazione 
graduale della radice quadrata, con l’obiettivo di individuare (1917-18, p. 236): 

«le precauzioni che bisogna avere affinché il calcolo riesca praticamente; cioè che se la 
parte intera della radice è >100 allora si può applicare l’estrazione di radice graduale 
fino a 22 cifre decimali. Risulta così che questo metodo, applicato convenientemente, 
è più comodo e più rapido, sia del metodo elementare usato nelle nostre scuole, sia 
degli altri metodi meno noti per l’estrazione di radice quadrata.» 

Si rilevano qui fra l’altro i precisi rimandi alle fonti storiche consultate, quali i 
manoscritti di J. Fourier editi a cura di Claude Navier nel 1831 e gli articoli più recenti 
di J. Lùroth (1900) e di A. Xavier (1909). 

La seconda nota di Gilda Mori Breda è di carattere prettamente computazionale e 
verte sull’applicazione dell’estrazione graduale di radice al calcolo della radice quinta di 
jt, esteso a 7 cifre decimali. Tale calcolo si affianca a quello effettuato sullo stesso esempio 
da Tiziana Comi (1918-19) con metodo diverso, al fine di verificare la coincidenza dei 
risultati finali ottenuti. 


Matematica 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Estrazione graduale della radice quadrata. Atti R. Accademia delle Scienze di Torino, 53, 

1917- 18, pp. 225-236. 

• Sviluppo delle radici in prodotto decimale. Atti R. Accademia delle Scienze di Torino, 54, 

1918- 19, pp. 533-542. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Natalia Nervo, La Scuola di Peano: Allievi e Collaboratori, Tesi di laurea in Matematica, Uni- 
versità di Torino, 1999. 

Clara Silvia Roero, Peano e l’altra metà del cielo, in Giuseppe Peano Matematica, Cidtura e 
Società, a cura di C.S. Roero, Cuneo, L’Artistica Savigliano, 2001, pp. 63-67; Giuseppe 
Peano and thè female universe, in More than pupils, Italian women in Science at thè turn of 
thè 20th century, a cura di Valeria Babini, Raffaella Simili, Firenze, Olschki, 2007, pp. 
31-35. 


Maria Destefanis Majmone 

1893-1979 

Matematica 


Maria Destefanis nasce a Parma il 18 luglio 1893 da Celso e da Rosalia De Stefanis. 
Nell’anno accademico 1911-12 si iscrive al corso di laurea in Matematica dell’Ateneo di 
Bologna, e l’anno successivo passa all’Università di Torino dove si laurea in Matematica 
l’il luglio 1916 (con voto 105/110), presentando la tesi Ricerche sulle quartiche piane 
autoproiettive razionali e le tre sottotesi Rappresentazione geodetica di due superficie. Azione 
dinamica di correnti fluide fra pareti rigide e Origine delle comete. Il 15 luglio 1916 con- 
segue anche il diploma alla Scuola di Magistero, nella sezione di Matematica (votazione 
28/30) e inizia a insegnare nelle scuole superiori. 

L’unica pubblicazione di Maria Destefanis, di cui siamo a conoscenza, risale agli anni 
di insegnamento, quando la giovane è docente in un Istituto superiore a Crema (1918). 

Maria Destefanis partecipa attivamente alle Conferenze Matematiche istituite al- 
l’Università di Torino da Giuseppe Peano, Tommaso Boggio e Matteo Bottasso per l’ag- 
giornamento degli insegnanti di matematica delle scuole secondarie. In queste riunioni 
si presentavano e discutevano temi riguardanti le matematiche elementari e nel 1918 
Destefanis espone una ricerca di calcolo numerico dedicata -AY Estrazione della radice 
quadrata che Peano presenta all’Accademia delle Scienze di Torino nella seduta del 1° 
dicembre dello stesso anno. In questa nota la giovane utilizza i simboli ideografici intro- 
dotti dal logico piemontese nell’articolo Interpolazione nelle tavole numeriche (1917) e 
si propone di fornire alcune regole per l’estrazione abbreviata della radice quadrata, che 
migliorino il procedimento suggerito da Gaston Darboux nel 1887 sul “Bullettin des 
Sciences Mathématiques”. 

Seguendo lo stile dei collaboratori di Peano, Destefanis si serve delle tavole numeri- 
che, il cui utilizzo raccomanda perché (1918-19, p. 86): 

«risparmiano i calcoli noiosi e permettono quindi di arrivare a risultati, la cui ricerca 
senza tavole sarebbe troppo faticosa.» 

Destefanis richiama nell’articolo i procedimenti descritti da altri insegnanti della cer- 
chia di Peano: quello di Alberto Tanturri, apparso nel 1916 sugli Atti dell’Accademia 
delle Scienze di Torino, quello di Gilda Mori Breda, presentato alla stessa Accademia nel 
gennaio del 1918, e quello di Luisa Viriglio, anch’esso presentato da Peano il 16 giugno 
1918. 

Nel 1927 Maria Destefanis si sposa a Torino con Antonio Majmone. Morirà a S. 
Carlo Canavese il 12 novembre 1979. 


Matematica 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Estrazione della radice quadrata. Atti R. Accademia delle Scienze di Torino, 54, 1918-19, 
pp. 84-96. 

FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di 
Scienze MFN, n. 33, p. 98, n. matr. 1648; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 203. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Annuari dell’Università di Torino a.a.: 1912-13, p. 260; 1913-14, p. 2 77; 1914-15, p. 271; 
1915-16, p. 321. 

Natalia Nervo, La Scuola di Peano: Allievi e Collaboratori, Tesi di laurea in Matematica, Uni- 
versità di Torino, 1999. 

Clara Silvia Roero, Peano e l’altra metà del cielo, in Giuseppe Peano Matematica, Cultura e 
Società, a cura di C.S. Roero, Cuneo, L’Artistica Savigliano, 2001, pp. 63-66; Giuseppe 
Peano and thè female universe, in More than pupils, Ltalian women in Science at thè turn of 
thè 20th century, a cura di Valeria Babini, Raffaella Simili, Firenze, Olschki, 2007, pp. 
31-35. 


Matematica 




Amalia Guglielmi 

1893 -? 


Nata a Marina Franca (Lecce) il 13 giugno 1893 da Guglielmo e da Giuseppina Balloi- 
ra, Amalia Guglielmi consegue la licenza fisico-matematica presso il R. Istituto tecnico G. 
Sommeiller di Torino e nel novembre del 1911 si iscrive alla Facoltà di Scienze MFN del- 
l’Università, nel corso di studi in Matematica pura. Si laurea ITI luglio 1916 (con votazione 
95/110) discutendo la tesi Sulla teoria dei vortici e presentando le sottotesi Metodi di Laplace 
per la determinazione delle orbite-. Funzioni potenziali dei sistemi simmetrici attorno ad un asse e 
Metodo dei limiti di Cauchy per l’esistenza degli integrali di un sistema di equazioni differenziali 
alle derivate ordinarie. Il 15 luglio 1916 supera anche l’esame di Magistero in Matematica 
(con punti 25/30), illustrando la dissertazione Problemi di 1° grada per la 1“ classe di Istituto 
tecnico, di fronte a una commissione presieduta da A. Naccari. Nel novembre successivo è 
ammessa al terzo anno del corso di studi in Fisica, ma non risultano documenti attestanti il 
conseguimento di una seconda laurea. 

Per alcuni anni Amalia Guglielmi opera nell’ambito della Scuola di Algebra e Geometria 
analitica diretta da Tommaso Boggio, dapprima come assistente incaricata (1918-19), poi 
come assistente volontaria alla stessa cattedra dal 1919 al 1923. Proprio a questo periodo 
risalgono le sue due pubblicazioni scientifiche, la prima delle quali scaturita dalla tesi di lau- 
rea. Nella sua attività di ricerca, svolta sotto la guida di Boggio, la giovane affronta temi di 
Fisica matematica e di Calcolo vettoriale, seguendo l’indirizzo di studi delle omografie vet- 
toriali promosso in Italia da Cesare Burali- Forti, Roberto Marcolongo e Tommaso Boggio. 

Dopo un ultimo anno di assistentato presso la Scuola di Analisi algebrica diretta da 
Ugo Cassina, nel 1924 Guglielmi lascia l’Università, optando probabilmente per la car- 
riera di insegnante nella scuola secondaria. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Prodotto di due prodotti vettoriali misti ed applicazione ai sistemi di equazioni. Bollettino 

della Mathesis, 11, 1919, pp. 131-135. 

• Sul moto vorticoso dei liquidi, Rendiconti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 81, 

1921-22, pp. 289-314. 

FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scienze 
MFN, n. 33, n. matr. 33-22; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 4.7. 1902 al 
14.4.1921, p. 204; Verbali di Laurea in Magistero dal 27.10.1902 al 16.11.1925, p. 70. 

E.L., C.S.R. 




80 


Giuseppina Aliverti 

1894-1982 

Fisica 


Giuseppina Aliverti nasce a Somma Lombardo (Varese) il 4 dicembre 1894 da Carlo 
e da Antonietta Piantanida. Consegue la laurea in Fisica l’8 aprile 1919 a Torino con 
una tesi sulle Estrazioni dei depositi elettrolitici. Nel 1920 diviene assistente di Fisica spe- 
rimentale e ha poco dopo la qualifica di aiuto. Nel 1931 consegue la libera docenza in 
Geofisica e Meteorologia. 

Presso la Facoltà di Scienze MFN di Torino viene nominata assistente il 1° gennaio 
1920, tiene per incarico gli insegnamenti di Geodesia e Geofisica dal 1932/33 al 1935/36 
e di Fisica terrestre dal 1936/37 al 1941/42. Insegna anche all’Università di Pavia fino 
all’a.a 1950/51. Nel 1937 Giuseppina Aliverti vince il concorso per un posto di Geofisica 
al Ministero Agricoltura e Foreste e ha la direzione dell’Osservatorio Geofisico di Pavia; 
in quello stesso anno riceve anche il premio decennale Camillo Reina per le ricerche in 
Geofisica. Nel 1949 diventa professore di ruolo di Meteorologia e Oceanografia presso 
l’Istituto Universitario Navale di Napoli. 

Nella sua attività di ricerca dimostra subito indipendenza e originalità, venendo mol- 
to apprezzata: una personalità notevole in periodi di difficile affermazione femminile. 

Giuseppina Aliverti inizia con studi sul moto dei fluidi nei canali aperti, sulle pro- 
prietà del geoide, sui depositi elettrolitici. Passa quindi all’elettricità atmosferica; compie 
una serie molto completa di misure della radioattività naturale dell’aria realizzando un 
metodo quantitativo di misura che oggi porta il suo nome. Presso l’Istituto Universitario 
Navale prosegue le ricerche già intraprese e apre nuovi temi di indagine sulla fisica atmo- 
sferica, CO,, meteorologia e oceanografia. E presidente di una Commissione Nazionale 
del CNR e mette a punto il programma italiano di Oceanografia nel quadro dell’Anno 
Geofisico Internazionale 1957-1958. Riesce a ottenere la collaborazione di tre corvette 
della Marina Militare che attrezza scientificamente, compiendo in cinque campagne una 
serie di misure fondamentali sulle proprietà fisiche del Mar Tirreno. Tra i risultati conse- 
guiti hanno grande importanza per l’epoca il riconoscimento di due tipi di masse d’acqua 
e le misure di evaporazione media. 

Giuseppina Aliverti pubblica oltre 150 lavori nei campi della fisica terrestre, della me- 
teorologia, dell’oceanografia e della glaciologia. Di quest’ultima disciplina aveva comin- 
ciato a interessarsi dal punto di vista sperimentale, frequentando l’Istituto Angelo Mosso 
dell’Università di Torino al Col d’Olen. Gli aspetti matematici della glaciologia vengono 
affrontati da Aliverti in collaborazione con Carlo Somigliana; un capitolo dedicato alla gla- 
ciologia viene steso per il progettato Trattato di Geofisica del CNR, che non fu mai portato 
a compimento. Su sollecitazione del CNR, Aliverti pubblica nel 1964, come quaderno n. 
16 della Ricerca Scientifica, un testo rielaborato e aggiornato, che è molto apprezzato. 


1894-1982 


Giuseppina Aliverti 


Grande successo ha anche il manuale di Esercitazioni di Fisica Pratica, scritto sulla 
base delle esperienze della Fisicbetta del Laboratorio di Torino; ne sono stampate otto 
edizioni Hoepli tra il 1928 e il 1968. 

Giuseppina Aliverti è membro del Comitato Glaciologico Italiano, del Comitato 
per la Bibliografia di Oceanografia fisica della LAPSO e rappresenta l’Italia presso lo 
SCOR. Fa inoltre parte di numerose Commissioni del CNR e dei Ministeri della Pubbli- 
ca Istruzione, della Marina Mercantile, dei Lavori Pubblici e delfAgricoltura. E preside 
della Facoltà di Scienze Nautiche dell’Istituto Universitario Navale di Napoli dal 1960 
al 1970. E socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei, dell’Accademia Pontaniana di 
Napoli e dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere. Le sono assegnate la medaglia d’oro 
dei Benemeriti della Scienza, della Cultura e dell’Arte (1963) e la medaglia d’oro della 
Facoltà di Scienze Nautiche dell’Istituto Universitario Navale (1971). Nello stesso anno 
è insignita del titolo di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica. 

Muore a Napoli il 10 giugno 1982. Scompare con Aliverti una notevole personalità 
scientifica e umana dalla vita totalmente dedicata, con originalità e iniziativa, agli studi 
e alle ricerche di cui, nei rapporti umani, colleghi e allievi apprezzarono la generosità e 
la lealtà. 

Ad Aliverti è dedicata la Biblioteca Comunale di Somma Lombardo, sua città natale. 


ELENCO DELLE PRINCIPALI PUBBLICAZIONI 

• Lezioni di Fisica Terrestre: meteorologia, 1945/46, Torino, Levrotto e Bella, 1946. 

• Esercitazioni di Fisica pratica, Milano, Hoepli, 1928 (7 ed. successive). 

• (con A. De Maio, G. Lovera, R. Perilli Fedeli), Autoradiografia dell’areosol atmosferico Hoe- 

pli, Il Nuovo Cimento, 12, 1954, pp. 270-278. 

• (con A. De Maio, G. Lovera, R. Perilli Fedeli), Tracce alfa in emulsioni nucleari esposte in 

aria ad alto contenuto di radon. Il Nuovo Cimento, 10, 4, 1956. 

• (con M. Canò, A. De Maio, C. De Pietri), Dati talassografici dell’Istituto Universitario Na- 

vale relativi alla prima crociera tirrenica dell’A.G.I. 1957/58, Annali dell’IUN, 27, 1958. 

• (con A. De Maio, G. Lovera, R. Perilli Fedeli, L. Sacchetti), Sulla determinazione del radon 

nell’aria tellurica mediante lastre nucleari. Il Nuovo Cimento, 10, 14, 1958, pp. 68-77. 

• (con M. Canò, C. De Pietri), Dati talassografici della seconda crociera tirrenica dell’A.G.I. 

1957/58 , Annali dell’IUN, 28, 1959. 

• (con A. De Maio, M. Picotti), Sulla evaporazione annua del Tirreno meridionale, Roma, 

CNR, CNIAGI, 1959. 

• (con A. De Maio, M. Picotti), On thè dijferencies (ew-ea) observed in thè south Tirrenian Sea, 

First Oceanographyc Congress, Washington DC, 1959. 

• (con M. Canò, A. De Maio, C. De Pietri), Dati talassografici della terza crociera dell’A.G.I. 

1957/58, Annali dell’IUN, 29, 1960. 

• (con M. Canò, A. De Maio), Dati talassografici della quarta crociera dell’A.G.I. 1957/58, 

Annali dell’IUN, 29, 1960. 

• (con M. Canò, A. De Maio), Dati talassografici della quinta crociera dell’A.G.I. 1957/58, 

Annali dell’IUN, 29, 1960. 


• (con M. Picotti, L. Trotti, A. De Maio, O. Lauretta, M. Moretti), Atlante del Mar Tirreno: 

isoterme e isoaline dedotte dalle misure delle crociere per VAGÌ 1957-58, CNR e Istituto 
Universitario Nazionale Navale, Napoli, Genovese, 1968. 

• (con A. De Maio), Sul rapporto NRn/N’th in aria atmosferica, Annali dell’IUN, 39, 1971. 

• (con P. Colombino, A. De Maio), Sopra un “surge” di acqua accaduto sul ghiacciaio del Lys 

(M. Rosa), Bollettino del Comitato Glaciologia? Italiano, 21, 1973. 

• (con G. Lovera), Sui nuclei di condensazione di origine marittima. Pure and Applied Geophy- 

sics, 16, 1950, pp. 133-135. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 34, n. matr. 1755; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 4.7. 1902 
al 14.4.1921, p. 231; Fascicolo personale. 

FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Arturo De Maio, Giuseppina Aliverti, Atti del Coni. Glaciologico Italiano, 1983, p. 106 (con 
l’elenco delle pubblicazioni di argomento glaciologico). 

Arturo De Maio, Ricordo di Giuseppina Aliverti, Annuario dell’Istituto Universitario Navale 
di Napoli, a.a. 1980-81, 1982-83, pp. 545-546. 

Vittorio De Alfaro, Giuseppina Aliverti, in Clara Silvia Roero (a cura di), La Facoltà dì 
Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali 1948-1998, t. 2, I docenti, Torino, Deputazione 
Subalpina di Storia Patria, 1999, pp. 276-278. 

V.D.A., A.M.C. 



Un gruppo di fisici nel 1954, di fronte al portone dellTstituto. 


Elisa Viglezio Rossi 

1894-1984 

Matematica 


«Egregio Professore, sono qui ove le ore sono occupatissime per la mia casa che sto 
facendo sorgere un po’ alla volta e la scuola, ove il suo libro di giochi mi è stato di 
grande ausilio per farmi amare dai bambini e per fare sì che la matematica non fosse 
loro antipatica o pesante. Ma sento la nostalgia della vita universitaria che sotto la Sua 
guida eccellente mi ha portato ad una cultura un po’ migliore di quella che può avere 
un professore che come me non studi eccessivamente. E penso molto sovente ai Suoi 
consigli e quando sono a scuola penso di essere molto semplice nelle mie spiegazioni, 
ma esatta. E Lei egregio professore sta bene? Credo ed auguro sia sempre lo stesso che 
con vivacità sapeva rendere divertenti le lezioni di Calcolo. Se avrà un po’ di tempo e 
mi scriverà mi farà cosa estremamente gradita.» 

Con queste affettuose parole Elisa Viglezio si rivolgeva a Giuseppe Peano, il 13 no- 
vembre 1925, quando ormai da un anno aveva lasciato l’ambiente torinese per seguire il 
marito a Venezia. 

Nata a Lucca il 4 maggio 1894 da Pio e da Ida Fagioli, Elisa Maria Virginia Cesarina 
Viglezio frequenta il R. Istituto tecnico di Torino con indirizzo fisico-matematico e nel 
1913 si iscrive al corso di studi in Matematica dell’Università di Torino, che frequenta 
con un curriculum molto buono. Il 20 giugno 1918 si laurea, con la votazione 66/70, 
presentando la dissertazione Sul differenziale di una funzione di linea o di superficie e le 
tre sottotesi Determinazione delle congruenze normali di oc 1 iperboloidi rotondi. Sui poten- 
ziali corrispondenti alla legge esponenziale dell’attrazione e Coordinate di punti cardinali di 
2 sistemi di lenti. Il 15 luglio 1918 si diploma alla Scuola di Magistero, nella sezione di 
Matematica, riportando nuovamente la votazione massima 40/40. E assistente di Peano 
alla Scuola di Calcolo infinitesimale dall’a.a. 1920-21 fino al 1924-25 e nel dicembre del 
1924 consegue l’abilitazione all’insegnamento medio di Matematica e Fisica con punti 
70/100. L’anno successivo lascia l’incarico di assistente per dedicarsi all’insegnamento 
secondario a Venezia, dove cerca senza grande successo di promuovere e diffondere la 
lingua internazionale ideata da Peano, il latino sine flexione, essendosi iscritta da tempo 
all 'Academia prò Interlingua di cui Peano era presidente. 

Come si evince dalle lettere velate di nostalgia che invia al celebre matematico e 
logico piemontese, i primi tempi dopo il trasferimento sono duri per lei, che si sente 
«veneziana di nome» ma non di fatto, a causa del clima, della stanchezza e della «continua 
preoccupazione del programma da svolgere e degli allievi da interrogare per vedere fino 
a qual punto riescano ad assimilare le nozioni impartite a loro» (E. Viglezio a G. Peano, 
19.6.1926). 

Diretta nelle sue ricerche da Peano, che fra l’altro presenta due sue note all’Accademia 
delle Scienze di Torino, Elisa Viglezio ha al suo attivo una produzione scientifica che, per 


Matematica 


quanto non molto ampia, comprende alcuni risultati notevoli. I suoi interessi spaziano 
dalla geometria differenziale, oggetto del suo primo articolo Aree di curve piane , alla ma- 
tematica attuariale e al calcolo numerico: temi di indagine prediletti da Peano in quegli 
anni e da lui proposti ai suoi allievi e collaboratori. Nella prima nota Viglezio dimostra, 
utilizzando i metodi del calcolo vettoriale, un teorema che applica alla determinazione 
dell’area delimitata da curve particolari come la cardioide, l’asteroide, la lumaca di Pascal 
e la caustica per riflessione. L’obiettivo che l’autrice si prefigge è quello di generalizzare 
due casi particolari, inseriti rispettivamente nella quinta edizione del Formulario Mathe- 
matica del 1908 (Prop. 2.7, p. 404) e nel saggio di Gino Loria, Ebene Curven (1902, p. 
487), dimostrando che, introdotti il punto O di un dato piano, la rotazione i dell’angolo 
retto positivo dei vettori di questo piano, i vettori a, b, c ... del piano considerato e i 
numeri interi h, k, l ..., l’area limitata dalla curva descritta dal punto P(r) = O + e h,, a + 
é"b + é'*c + . . . , quando t varia fra 0 e 2jt, è data da bua 2 + kjib 2 + hic 2 + . . . . 

Le due successive pubblicazioni di Viglezio, concernenti questioni di calcolo numeri- 
co, hanno un taglio più spiccatamente didattico. Nella nota Calcolo diretto dei logaritmi , 
che si presenta come una pregevole esercitazione erudita, la giovane ricercatrice «dimo- 
stra» con argomenti matematici e storici, l’identità dei logaritmi neperiani e di quelli 
naturali, riportando i due procedimenti di calcolo dei logaritmi in base 10 esposti da J. 
Napier nell’opera Mirifici logarithmorum canonis descriptio (1614) e fornendo il calcolo 
di Log 3 con il metodo delle successive potenze decime del numero dato. Affiorano qui i 
canoni dell’indagine storiografica tipici della Scuola di Peano e largamente caratterizzanti 
le analoghe ricerche sui logaritmi di Rosetta Frisone e di Agostino Borio: lo studio delle 
fonti originali, attraverso la «versione» filologicamente corretta dei passi e la loro suc- 
cessiva manipolazione matematica con l’ausilio del simbolismo del Formulario, e infine 
l’accento posto sull’utilità della storia nella pratica d’insegnamento. 

Il desiderio di condividere le competenze logiche, matematiche, storiche e pedago- 
giche acquisite negli anni di assistentato, confrontandosi con i colleghi, porta Elisa Vi- 
glezio a collaborare attivamente alla rivista “Rassegna di Matematica e Fisica”, del cui 
comitato di redazione fa parte, insieme a Peano. Su questo periodico compaiono alcuni 
suoi interventi su questioni di matematiche elementari come il calcolo del radiante, i 
problemi di meccanica e le approssimazioni. Nell’articolo Extractione graduale de radice 
quadrato, ad esempio, la ricercatrice espone per via elementare, «in modo que ilio potè es 
applicato in scholas» il metodo «multo plus breve, sed in generale ignoto» di estrazione 
graduale della radice quadrata proposto da Peano nel lavoro Approssimazioni numeriche 
(Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 52, 1916-1917, pp. 453-468, 513-528), 
da lei applicato al calcolo di Ve. Per la stessa “Rassegna”, Viglezio cura anche un breve 
e commosso necrologio di Corrado Segre, il matematico di cui aveva avuto modo di 
apprezzare le doti scientifiche e umane negli anni universitari, tracciando di lui questo 
delicato ritratto (1924, p. 2): 

«Fu profondamente modesto, di carattere dolce e riflessivo. A tutta prima poteva pa- 
rere riservato, ma la gentilezza dei suoi sentimenti si manifestava nella famiglia e nella 
scuola. Nell’insegnamento si rivelò Maestro in sommo grado e nel completo senso 
della parola; perché sapeva non solo insegnare, ma comunicare ai discepoli il suo gran- 
de amore per la scienza; di loro si interessava incoraggiandoli ed aiutandoli con bontà 


1894-1984 


Elisa Viglezio Rossi 


paterna ed affettuosa. Dei giovani studiosi si interessava anche se non erano suoi al- 
lievi, mantenendosi sempre con essi in corrispondenza. E chi, come la scrivente, ebbe 
la fortuna di assistere alle sue lezioni, sa quanto interesse queste destavano in tutti gli 
allievi, e come docenti italiani e stranieri bene spesso ne seguissero i corsi per ritrarne 
insegnamenti che li conducessero poi a nuove e interessanti ricerche.» 

Nel 1925 la giovane interrompe l’attività scientifica, continuando però a mantenersi 
in contatto con l’ambiente torinese e, alla morte di Peano, scrive al suo collaboratore 
Gaetano Canesi, con commozione (19.5.1932): 

«Egregio ingegnere, solamente con molto ritardo ho saputo della grave perdita che i 
matematici e gfinterlinguisti hanno avuto! L’affetto che mi legava al grande Maestro 
scomparso, mi ha maggiormente fatto sentire il dolore di non aver potuto essere 
presente con uno scritto e con un pensiero alla dolorosa cerimonia. La ringrazio di 
avermi inviato il giornale nel quale Egli era ricordato, come affezionata allieva mi fa 
piacere sapere con quanto rimpianto si pensi al Maestro scomparso.» 

Elisa Viglezio si spegne a Venezia il 28 maggio 1984. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Aree di curve piane. Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 56, 1920-21, pp. 89- 

96. 

• Calcolo del radiante, Rassegna di Matematica e Fisica, 6, 1921, pp. 146-151. 

• Calcolo diretto dei logaritmi decimali, Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 58, 

1922-23, pp. 113-121. 

• Extractione graduale de radice quadrato, Wiadomosci Matematyczne, 27, 1923, 6 p., riedito 

in Rassegna di Matematica e Fisica, 4, 1, 1924, pp. 1-6. 

• In memoria di Corrado Segre, Rassegna di Matematica e Fisica, 5, 1-2, 1924, pp. 1-2. 

• Formule approssimate pel calcolo dell’interesse. Giornale di Matematica Finanziaria, Rivista 

tecnica del Credito e della Previdenza, 6, 1, 1924, pp. 44-46. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 34, n. matr. 1719, p. 19; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 221. 

Biblioteca Civica di Cuneo: Fondo G. Peano\ lettere a Peano n. 100814 del 13.11.1925, n. 
100380 del 6.1926, n. 100215 del 29.8.1927, visibili anche sul cd-rom, a cura di C.S. 
Roero, N. Nervo, T. Armano, L’Archivio Giuseppe Peano, Torino, Dipartimento di Mate- 
matica, 2002; lettera a G. Canesi n. 2516 del 19.5.1932. 


Matematica 




FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Annuari dell’Università di Torino a.a.: 1913-14, p. 277; 1914-15, p. 271; 1915-16, p. 321; 
1920-21, p. 67; 1921-22, p. 58; 1922-23, p. 90; 1923-24, p. 95; 1924-25, p. 85. 

Natalia Nervo, La Scuola di Peano: Allievi e Collaboratori, Tesi di laurea in Matematica, Uni- 
versità di Torino, 1999. 

Clara Silvia Roero, Peano e l’altra metà del cielo, in Giuseppe Peano Matematica, Cultura e 
Società, a cura di C.S. Roero, Cuneo, L’Artistica Savigliano, 2001, p. 66; Giuseppe Peano 
and thefemale universe, in More than pupils, Italian women in Science at thè turn of thè 20th 
century, a cura di Valeria Babini, Raffaella Simili, Firenze, Olschki, 2007, pp. 33-35. 

E.L., C.S.R. 



Alcuni allievi e collaboratori di G. Peano a Superga nel 1928. Piera Chinaglia è la prima a destra. 


87 


Margherita Raineri Gianolio 

1896 -? 

Botanica 


Nata a Torino il 21 luglio 1896 da Maurizio e da Elena Tinetti, consegue il diploma 
di maturità classica presso il R. Liceo D’Azeglio nel 1915. Il 10 luglio 1919 si laurea 
in Scienze Naturali presso l’Ateneo torinese, riportando la votazione 110/110 e lode, 
discutendo la tesi intitolata Alghe calcaree del litorale tripolitano e le tre tesine: Le dune in 
Tripolitania, Minerali di tungsteno in Italia e La teratogenesi. 

Nello stesso anno sostiene l’esame di Magistero in Scienze Naturali, che supera con 
la votazione 30/30. 

Il 16 ottobre 1920, dopo il giuramento, diviene assistente alla cattedra di Botanica 
presso il Regio Orto Botanico dell’Università di Torino, una carica che mantiene fino al 
1° aprile 1927. In quell’anno Oreste Mattirolo la propone per il posto di aiuto presso lo 
stesso Istituto, in sostituzione di Hena Rigotti. Rita Raineri resta inserita nel nuovo ruolo 
fino al 1° novembre 1931. 

Nel 1929 partecipa attivamente, come segretaria, all’organizzazione delle manifesta- 
zioni per il II centenario della fondazione dell’Orto Botanico e nello stesso anno accetta 
di svolgere ricerche sulle alghe del Grande lago Balaton, presso l’Istituto di Biologia di 
Tihany (Ungheria), ottenendo una borsa di studio dal Ministero dell’Educazione Nazio- 
nale. Per l’anno 1931 le è assegnato dal Consiglio Superiore delle Ricerche un posto di 
studio presso l’Istituto di Biologia di Tihany al fine di completare le sue ricerche sulle 
alghe di lago. 

Il 23 ottobre 1931, rassegnando le dimissioni, termina la propria carriera universi- 
taria. 

Gli interessi scientifici di Rita Raineri sono sempre stati rivolti allo studio delle alghe 
e della loro biologia, dimostrando un’ampia disponibilità a partecipare a corsi di specia- 
lizzazione presso altre Università: si può ricordare, fra l’altro, la sua adesione nel 1925 al 
corso estivo di Biologia presso l’Università di Ginevra. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Alghe fossili Comllinacee della Libia, Atti della Società Italiana di Scienze Naturali, 59, 1920, 

pp. 137-148. 

• Alghe Sifonee fossili della Libia, Atti della Società Italiana di Scienze Naturali, 61, 1922, pp. 

1-15. 

• Alghe fossili mioceniche di Cirenaica raccolte dall’Ing. C. Rema, Nuova Notarisia, 35, 1923, 

pp. 5-23. 


1896-? 


Margherita Raineri Gianolio 


• Alghe Corallinacee, in E. Chiovenda, Flora Somala. Piante raccolte nella penisola somala 

(1924) dalla missione Stefanini-Puccioni, Roma, Sindacato Italiano Arti Grafiche, 1929, 
pp. 3-13. 

• Caratteri e periodicità delle Alghe nelle risaie del Vercellese, in Studi sulla vegetazione del 

Piemonte a ricordo del II centenario della fondazione dell’Orto Botanico della Regia Univer- 
sità di Torino, Torino, Checchini, 1929, pp. 3-63. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 35, n. matr. 1867, p. 167; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
4.7.1902 al 14.4.1921, p. 234; Fascicolo personale. 


Piera Chinaglia 

1898-1985 


Matematica 


Pierina Luigia Giuseppa Maria Chinaglia nasce a Siracusa il 23 novembre 1898 da 
Marcello e da Benedetta Reycend. Trasferitisi i genitori, e rimasta orfana del padre, com- 
pie gli studi secondari presso il R. Istituto tecnico di Torino con indirizzo fisico-mate- 
matico, e il 5 novembre 1917 si iscrive al corso di laurea in Matematica dell’Università 
di Torino, che frequenta con esiti discreti. Il 18 luglio 1923 consegue la laurea, con la 
votazione 75/90, discutendo la tesi Ricerche sulle omografie e sulle reciprocità che scam- 
biano tra loro due coniche o due quadriche e le tre sottotesi Sulle funzioni analitiche a 
spazi lacunari. Sugli assi di rotazione ed Equazioni generali delle eclissi di sole. Dopo aver 
sostenuto nel gennaio e nel novembre del 1926, senza successo, l’esame di abilitazione 
alfinsegnamento di Matematica e Fisica, è assunta in qualità di assistente incaricata per 
l’anno accademico 1927-28 alla scuola di Calcolo infinitesimale diretta da G. Peano. Nel 
1933 consegue l’abilitazione all’insegnamento di Matematica, Scienze fisiche e naturali, 
Merceologia ed Igiene nelle R.R. Scuole e nei R.R. corsi secondari di avviamento profes- 
sionale, con punti 65/75. 

Negli anni di assistentato, Chinaglia collabora all ’Academia prò Interlingua di cui 
Peano è presidente, pubblicando alcuni articoli di divulgazione, redatti in latino sine 
flexione, la lingua ideata dal logico piemontese. Fra questi, sono editi sulla rivista “Api 
Discussiones” gli elzeviri Joco de shah et progressione geometrico. Super uno definitione de 
Mathematica e Numeros. Su “Schola et Vita” è invece pubblicata la nota Definitione de 
numeros, in cui Chinaglia espone le varie definizioni di numero e le operazioni apparse 
nel corso dei secoli. Si tratta di uno studio, che verrà ripreso da Fausta Audisio nell’ arti- 
colo I numeri interi. Le quattro operazioni su di essi (v. profilo), in cui l’autrice traccia una 
breve panoramica storica, fornendo i rimandi alle fonti classiche e recenti, per esempio 
a Euclide, Teone, Boezio, S. Stevin, R. Dedekind e I. Kant. Nei lavori di Chinaglia si 
coglie l’influenza di Peano nel gusto per la critica storica, filosofica e filologica - ali- 
mentata dalla lettura dei classici della letteratura greca e latina e dall’analisi comparata 
del lessico -, nell’interesse per i problemi di matematica attuariale e per i giochi di arit- 
metica. Si deve tuttavia rilevare la mancanza di originalità in questi articoli, pensati per 
un pubblico di lettori costituito per lo più da insegnanti. Essi sono infatti il frutto di un 
collage di riflessioni tratte dagli scritti di autori noti a Peano o suoi collaboratori e allievi, 
come B. Russell, D. Mercogliano, G. Vivanti, G. Vailati, E. Picard, F. Sacco, G. Vacca, 
A. Natucci e R. Frisone. Peano con ogni probabilità commentava tali riflessioni nelle 
lezioni, nelle conversazioni e negli incontri con gli insegnanti. 

Legata da sincero affetto ai coniugi Peano, Chinaglia partecipa attivamente alle inizia- 
tive in onore del maestro: nel 1928 fa parte del Comitatu generale prò honores ad Peano, 


Matematica 


formatosi in occasione del 70° compleanno del matematico allo scopo di pubblicare un 
opuscolo sui suoi contributi alla cultura e di curare una nuova edizione del suo Vocabo- 
lario Commune. In tale occasione redige l’articolo Jocos de Aritbmetica, in cui recensisce il 
volume Giochi di aritmetica e problemi interessanti di Peano: 

«In 1924 Professore Peano publica libro “Giochi di aritmetica e problemi interessanti”. 

Es interessante collectione de exercitio de arithmetica posito in forma arguto aut de 
joco, intercalato cum observationes et consilios ad docente prò que libro es scripto, 
ut guida in difficile arte de doce ad puero principio de mathematica. [. . .] Lectura de 
isto libro procura non solo curiositate ad scholares, sed etiam da summo delectatio- 
ne ad persona culto per multo notione curioso et interessante que es citato in plure 
problema (sicut in illos super calendario et super aetate de luna, etc.) et per argutia de 
plure alio. Si nos cogita quanto es importante, prò studio successivo, primo notiones 
de mathematica, et quanto es importante que puero considera isto materia non sicut 
studio predante et inutile, sed contra interessante et necessario, nos debe es multo grato 
ad prof. Peano prò Isto suo labore.» 

Condividendo l’impegno di Peano per i progetti di lingua internazionale, Chinaglia 
redige in latino sine flexione i resoconti del Congresso Internazionale dei Matematici e del 
Congresso della Società Italiana per il progresso delle Scienze, che si tengono rispettiva- 
mente a Bologna e a Torino nel settembre del 1928. In queste cronache di giornalismo 
scientifico emerge il suo sentimento di appartenenza a una celebre Scuola, sottolineato 
dall’entusiastica insistenza sui contributi matematici e interlinguistici del gruppo di Pea- 
no (1928, pp. 202-203) e sulla stima che circondava il maestro a livello nazionale (1928, 
p. 241): 


«Me puta que isto es primo congressu internationale que pone Interlingua in suo pro- 
gramma, et isto acquisitione, de evidente magno valore, nos debe ad nostro Praesiden- 
te Prof. G. Peano, que fac cognosce, per voce, utilitate de interlingua sicut medio de 
cultura in praecedente congressu mathematico de Toronto 1924. Prof. Ugo Cassina, 
de Universitate de Milano, valente cultore de interlingua et eximio mathematico, fac 
docto et darò communicatione super “Theoria de radice quadrato graduale”. Audito- 
res recognosce ad unanimitate facile comprehensione de Interlingua, et illustre prof. 
Dickstein, praesidente de sectione, manifesta suo admiratione per tale proba practico. 
Ad congressu non potè participa nostro Praesidente prof. G. Peano, per grave luctu 
familiare, et suo absentia es causa de unanimo angustia de interlinguistas et de mathe- 
maticos. [. . .] Sed Ilio es praesente in mente de omnes, nam scientia mathematico mo- 
derno es permeato ad suo studios, et plure oratore cita suo opere. Interlinguistas habe 
gaudio de potè lege, per primos, publicatione prò 70° anno de Illustre Magistro, que 
apposito Comitatu compila cum amoroso cura, per propositione de prof. W. Jezierski 
de Universitate de Cracovia. De isto comitatu es anima ing. Canesi, prof. Cassina et 
prof. Mastropaolo. Isto opuscolo es dato in ampio distributione ad congressistas, que 
multo appretia isto tributo ad Illustre Magistro. [...] Augurios perveni ad scientistas 
de 14 nationalitate.» 

«De multo interesse es conferentia de Prof. Severi, de Roma, cum thema: “Moderno 
directiones de Mathematica”. Docto oratore, cum raro habilitate et claritate, illustra 
historia de mathematica, et redde manifesto evolutione in tempore futuro de isto 
scientia. Prof. Padoa, de Genova, interpreta admiratione de auditores ad oratore, et 
releva elogio de Prof. Severi directo ad Prof. Peano, fundatore de logica-mathematica 


1898-1985 


Piera Chinaglia 


et illustre studioso de analysi; et obtine unanime consensu de praesentes manifestato 
per cordiale ovatione ad Prof. Peano.» 

Alla morte di Peano, nel 1932, Chinaglia è fra i sottoscrittori del “Fundo Peano prò 
Interlingua”, istituito da U. Cassina, M. Cipolla, T. Levi Civita, O. Chisini, B. Finzi, N. 
Mastropaolo e G. Canesi per diffondere il latino sine flexione e la rivista “Schola et Vita”. 
Dopo breve tempo, però, rallenta e infine interrompe i contatti con i collaboratori del- 
l’Academia prò Interlingua, tanto che G. Canesi le scrive, nel 1937: 

«Non mi riesce di immaginare quale sia la causa del suo abbandono dell’Academia; 
ho interrogato i Sigg. Proff. Cassina, Mastropaolo e Gliozzi in proposito, ma nessuno 
è stato in grado di darmi spiegazioni; la Stimat. ma Sig. ra Vedova Peano a Cavoretto 
varie volte mi ha chiesto sue nuove; con rincrescimento non ho potuto rispondere. 

[...] Non per i meriti degli attuali dirigenti delFAcademia, ma in omaggio alla cara 
memoria del Prof. Peano io ed i Colleghi gradiremmo che Ella volesse continuare a 
conservarsi Socia deU’Academia.» 

Piera Chinaglia muore aTorino l’8 giugno 1985. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Joco de sbab et progressione geometrico, Academia prò Interlingua, 1926, pp. 45-48. 

• Super uno definìtione de Mathematica, Academia prò Interlingua, 1926, pp. 94-95. 

• Numeros, Academia prò Interlingua, 1927, pp. 102-104. 

• Definitione de numeros, Schola et Vita, 3, 1928, pp. 7-9. 

• Latino sine flexione in congressu internationale de mathematicos, Schola et Vita, 3, 1928, pp. 

201-203. 

• Congressu de Società italiana per il progresso delle scienze, Schola et Vita, 3, 1928, pp. 240- 

241. 

FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Sci- 
enze MFN, n. 36, n. matr. 2063, p. 14; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
26.4.1921 al 16.11.1925, p. 215. 

Biblioteca Civica di Cuneo, Fondo Peano, lettera di G. Canesi a P. Chinaglia, 16.6.1937, in 
fase di catalogazione dal magazzino Santa Croce. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Annuario dell’Università di Torino a.a.: 1927-28, p. 108. 

E.L. 


Teresita Maccagno Paulucci 

1900-1999 

Zoologia 


Nata il 3 aprile 1900 a Bossolasco (Cuneo) da Michele e da Caterina Capellano, Tere- 
sita Caterina Maccagno si laurea in Chimica pura il 13 luglio 1924, con punti 100/100, 
presentando la dissertazione Acidi trussilici e loro stereolisomerìa e in Scienze Naturali il 
19 dicembre 1927, con la tesi Le gallare e le sottotesi Gli insetti dei caprifichi. La finalità 
dell’arte quaternaria e L’Lstmo di Suez, riportando la votazione 100/100. 

Dopo aver insegnato nel biennio 1925-27 al Liceo ginnasio C. Balbo di Chieri e al- 
l’Istituto magistrale di Alessandria, dal 1° dicembre 1927 è nominata assistente incaricata 
e, in seguito a concorso, assistente di ruolo (16 giugno 1928) nell’Istituto di Zoologia, 
diretto prima da Alfredo Corti e poi da Alceste Arcangeli. 

Il 21 gennaio 1935 consegue presso l’Università di Torino la libera docenza in Zoolo- 
gia, poi confermatale nel luglio 1941. Grazie a una convenzione culturale, siglata con il 
governo ungherese nel febbraio del 1935, erano stati creati un posto di lavoro e di ricerca 
presso la Stazione Zoologica di Napoli, destinato a uno specialista ungherese, e un ana- 
logo posto, riservato a un giovane ricercatore italiano, presso l’Istituto di Studi Biologici 
di Tihany, in Ungheria. Nel 1938 Maccagno, ottenuta questa borsa di studio, si reca a 
Tihany per un primo periodo. Nonostante l’invito a tornare nel 1940 per riprendere le 
ricerche, la zooioga deve rinunciare per sopperire alle esigenze scientifiche e di servizio 
presso l’Istituto torinese, essendo stati richiamati in guerra i suoi colleghi maschi. Il di- 
spiacere di Maccagno per non aver potuto cogliere quest’occasione traspare dalla lettera 
che scrive al rettore A. Azzi nell’agosto del 1939: 

«In riferimento alla richiesta del Superiore Ministero [. . .] se sono disposta a recarmi a 
Tihany durante le vacanze estive del corrente anno accademico, sono dolente di dover 
rispondere rinunciando aH’ambitissima offerta perché alcune esperienze in corso non 
mi permettono di allontanarmi nei prossimi mesi di agosto e settembre. Tengo ad 
esprimere con i più vivi ringraziamenti per l’ambitissima offerta il mio profondo ram- 
marico di non poter accettare ciò che realizzava il mio grande desiderio di proseguire 
in quel bellissimo Laboratorio le ricerche iniziate lo scorso anno.» 

Nel 1936 Maccagno era stata intanto nominata aiuto di Zoologia, incarico che terrà 
fino al 1948, e aveva sposato Enrico Paulucci (1901-1999), il noto artista del «gruppo 
dei Sei pittori» di Torino, con Chessa, Galante, Levi, Menzio e Boswell. Dal 1956 al 
1964-65 svolge per incarico l’insegnamento di Zoologia generale affidatole dalla Facoltà 
di Medicina veterinaria. Collocata a riposo per raggiunti limiti d’età dal novembre del 
1965, scrive congedandosi al rettore: 


1900-1999 


Teresita Maccagno Paulucci 


«Ho sempre amato molto la mia attività scientifica e didattica ed ho cercato di adem- 
piere il mio dovere con scrupolo, onestà e dedizione.» 

Muore a Torino il 19 giugno 1999 ed è sepolta, accanto al marito, nel cimitero di 
Montegrosso d’Asti. 

Autrice di una quarantina di pubblicazioni, Teresita Maccagno è soprattutto nota 
per la sua ricerca sulle ghiandole tegumentali degli isopodi terrestri, più volte citata in 
ambito internazionale, ad esempio da J. Ross Stevenson e James C. Murphy in articoli 
successivi. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• II fenomeno gallare, considerazioni enologiche , Rivista di fisica matematica e scienze naturali, 

s. 2, a. 3, 1928-29, pp. 67-78. 

• Il fenomeno gallare, considerazioni teleologiche, Rivista di fisica matematica e scienze naturali, 

s. 2, a. 3, 1928-29, pp. 141-148. 

• Le specie del genere “Uca Leach’’ conservate nel R. Museo Zoologico di Torino, Boll, dei Musei 

di Zoologia e di Anatomia comparata R. Univ. Torino, s. 3, 4 1 , 1926, n. 1 1, pp. 1-52. 

• Dermatteri. Il genere “Cylindrogaster Stal. ”, Boll, dei Musei di Zoologia e di Anatomia com- 

parata R. Univ. Torino, s. 3, 41, 1926, n. 12, pp. 1-15. 

• Dermatteri italiani, “Saggio di chiave della specie”, Boll, dei Musei di Zoologia e di Anato- 

mia comparata R. Univ. Torino, s. 3, 41, 1926, n. 12, pp. 1-15. 

• Crostacei Decapodi. Due Grapsidae della Somalia Italiana, Boll, dei Musei di Zoologia e di 

Anatomia comparata R. Univ. Torino, s. 3, 41, 1926, n. 15, pp. 1-5. 

• Crostacei di Assab, Decapodi Stomatopodi Anfipodi, Annali del Mus. Civ. di St. Nat. di Ge- 

nova, 59, 14, 1928, pp. 171-186. 

• Ligia Porteri nuova specie di Isopodo terrestre del Cile, Bollettino di Zoologia dell’Unione 

Zoologica Italiana, 2, 4, 1931, pp. 151-157, tav. 3. 

• Il Clinostomum complanatum Rud., in Cobitis taenia L., Bollettino di Zoologia dell’Unio- 

ne Zoologica Italiana, 3, 6, 1932, pp. 285-290. 

• Isopodi terrestri delle Isole della Società, Boll, dei Musei di Zoologia e di Anatomia comparata 

R. Univ. Torino, s. 3, 42, 1932, n. 20, pp. 1-7. 

• Osservazioni su Helleria Brevicornis Ebner, Boll, dei Musei di Zoologia e di Anatomia 

comparata R. Univ. Torino, s. 3, 42, 1932, n. 24, pp. 1-14. 

• Sopra i caratteri della sottofamiglia Halophiloscinae Kess. (Isopodi terrestri), Boll, dei Musei 

di Zoologia e di Anatomia comparata R. Univ. Torino, s. 3, 43, 1933, n. 37, pp. 215- 
220. 

• I Dermatteri italiani, Boll, dei Musei di Zoologia e di Anatomia comparata R. Univ. Tori- 

no, s. 3, 43, 1933, pp. 241-296. 

• Osservazioni intorno a Clinostomum complanatum Rud., Bollettino di Zoologia, Napoli, 

5, 1934, n. 2, pp. 45-59. 

• Il Clinostomum Marginatum Rud. In Europa, Boll, dei Musei di Zoologia e di Anatomia 

comparata R. Univ. Torino, s. 3, 44, 1934, n. 44, pp. 1-8. 


• Sulla morfologia di Stylocometes Digitatus Stein, Acinete asellicolo, Boll, dei Musei di Zoo- 

logia e di Anatomia comparata R. Univ. Torino, s. 3, 44, 1934, n. 58, pp. 1-8. 

• Alcuni dati sperimentali sulla rigenerazione nei Crostacei Isopodi , Boll, dei Musei di Zoologia 

e di Anatomia comparata R. Univ. Torino, s. 3, 45, 1936, n. 68, pp. 285-292. 

• Formazioni sensoriali delle antenne esterne degli Isopodi terrestri, Boll, dei Musei di Zoologia 

e di Anatomia comparata R. Univ. Torino, s. 3, 45, 1936, n. 70, pp. 299-. 

• Sulla presunta funzione respiratoria dell’apparato boccale di Hemilepistus Reaumuri Aud. e 

Sav., Boll, dei Musei di Zoologia e di Anatomia comparata R. Univ. di Torino, s. 3, 46, 
1937, n. 76, pp. 3-7. 

• Sugli organi respiratori degli Isopodi terrestri. Ricerche istofisiologiche , Boll, dei Musei di Zoo- 

logia e di Anatomia comparata R. Univ. Torino, s. 3, 46, 1937-38. 

• Contributo alla conoscenza dei Crostacei della Tripolitania, Boll, dei Musei di Zoologia e di 

Anatomia comparata R. Univ. Torino, s. 3, 47, 1939, n. 103, pp. 438-452. 

• L’apparato tracheale del genere Tracheoniscus Vert., Boll, dei Musei di Zoologia e di Anato- 

mia comparata R. Univ. Torino, s. 3, 47, 1939, n. 104, pp. 454-466. 

• La rigenerazione degli occhi nei generi Asellus e Gamnarus, Boll, dei Musei di Zoologia e di 

Anatomia comparata R. Univ. Torino, s. 3, 47, 1939. 

• La rigenerazione degli occhi nei Crostacei Edrioftalmi, Boll, dei Musei di Zoologia e di Ana- 

tomia comparata R. Univ. Torino, s. 3, 48, 1940, n. 109, pp. 81-85. 

• Deformazione patologica dei pleopodi in Asellus coxalis Dolf. subsp. garganicus, Boll, dei 

Musei di Zoologia e di Anatomia comparata R. Univ. Torino, s. 3, 48, 1940, n. 1 13, pp. 
1-4. 

• Ghiandole dell’ovidutto negli Isopodi ( Crostacei), Atti della R. Accademia delle Scienze di 

Torino, 85, 1950-51, pp. 280-284. 

• Osservazioni sulla schizogenesi di alcune specie di Oligocheti Terricoli, Boll. Ist. Museo di 

Zoologia Univ. Torino, s. 3, 10, 1951, pp. 3-12. 

• Sul secreto delle ghiandole tegumentali lobate degli Isopodi Terrestri, Boll. Ist. Museo di Zoo- 

logia Univ. Torino, s. 3, 14, 1951, pp. 1-8. 

• Ghiandole tegumentali negli Isopodi terrestri. Archivio Zoologico Italiano, 36, 1951. 

• Osservazioni sulla respirazione degli Oligocheti, Atti della R. Accademia delle Scienze di 

Torino, 86, 1951-52, pp. 255-264. 

• Osservazioni su Platyarthus Brd. (Isopodi Terrestri) 1 ° Nota, Boll. Ist. Museo di Zoologia 

Univ. Torino, 4, 1953, n. 14, pp. 1-7. 

• (con G.R Delmastro Calvetti) Una nuova specie di Physaloptera degli Uccelli Falconidi (Ac- 

cipiter): Physaloptera Pardii n. sp. (Nematoda Spiruroidea), Boll. Ist. Museo di Zoologia 
Univ. Torino, 4, 1953-54, n. 13, pp. 1-11. 

• Osservazioni sopra le ghiandole tegumentali del genere Platyarthrus Br. ( Crostacei Isopodi ter- 

restri), Boll. Ist. e Museo di Zoologia Univ. Torino, 4, 1954. 

• (con A. Cuniberti) Intersessualità in Gammarus pungens M. Edw ( Crostacei Anfipodi), Atti 

della Accademia delle Scienze di Torino, 90, 1955-56, pp. 171-188. 

• (con B. Cucchiari) Revisione delle Palaemoininae del Museo di Torino, Boll. Ist. e Museo di 

Zoologia Univ. Torino, 5, 1955, n. 11, pp. 3-175. 


1900-1999 


Teresita Maccagno Paulucci 


• L’anemia salina (L.) var. Milbansenii ( G. Fiscb) della salina di Hidalgo (Rep. Argentina), 

Archivio de Ciencias Biologicas y Naturales, 4, 1960. 

• Missione 1957 del Prof. G. Scortecci in Migiurtinia (Somalia sett.) Crustacea Decapoda Na- 

tantia (Tav. XVII-XVIII), Atti della Società Italiana di Scienze Naturali, 3, 100, 1961, pp. 
335-343, taw. XVII-XVIII. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 38, n. matr. 38-175 bis; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN 
dal 26.4.1921 al 16.1 1.1925, p. 257; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN 
dal 16.1 1.1925 al 13.7.1935, p. 85; Fascicolo personale-. Lettera al Rettore, Torino, 
11.10.1965. 

FONTI BIBLIOGRAFICHE 

J. Ross Stevenson, Development ofthe Tegumental Glands in thè Pillbug, Armadillidium vul- 
gare, in Relation to thè Molting Cycle, Transactions of thè American Microscopical Society, 
83, 2, 1964, pp. 252-260. 

James C. Murphy, Mucopolysaccharide Glands in thè Isopod Crustacean Armadillidium vulga- 
re, Transactions of thè American Microscopical Society, 86, 1, 1967, pp. 50-57. 


Luisa Pelosi Pastorini 

1900-1984 


Matematica 


Nata a Nizza, in Francia, il 17 febbraio 1900 da Vittorio Emanuele e da Roma Li- 
berata Righetti, Luisa Pelosi compie gli studi superiori al R. Istituto tecnico di Ales- 
sandria e nel 1920 si iscrive al corso di laurea in Matematica dell’Università di Torino, 
che frequenta con un ottimo curriculum. Il 14 gennaio 1926 si laurea con la votazione 
massima (100/100) discutendo la tesi Sopra alcune questioni di meccanica e dì geometrìa 
differenziale e presentando le tre sottotesi Sulla propagazione delle onde nei mezzi isotropi , 
Integrazione per serie dei sistemi di equazioni differenziali lineari e Forma della superficie 
d’equilibrio in prossimità della terra oppure a grande distanza dalla terra. Nel settembre 
successivo è nominata, per concorso, docente straordinaria di Matematica e Fisica presso 
il liceo di Biella e due anni più tardi ottiene la promozione a ordinaria con un lusinghiero 
giudizio. 

Dopo aver conseguito la libera docenza in Meccanica razionale nel gennaio del 1931, 
Luisa Pelosi svolge corsi liberi di questa disciplina presso la Facoltà di Scienze MFN del- 
/§) l’Ateneo torinese nell’a.a. 1934-35, dal 1937 al 1939, dal 1945/46 al 1967/68 e dal 1976 

al 1979. Nella relazione di conferma della libera docenza, Tommaso Boggio esprime il 
seguente giudizio elogiativo sulle ricerche di Pelosi edite fra il 1933 e il 1938: 

«Queste varie pubblicazioni, che si raccomandano per chiarezza, perspicuità e sem- 
plicità grande di metodi, e che dimostrano buona cultura, riguardano svariate e im- 
portanti questioni, analoghe ad altre delle quali si sono occupati in questi ultimi anni 
i professori Giorgi, Serini, Cugino, Picone, ecc. In parecchi di questi lavori la prof. 
Pelosi ha ottenuto vari risultati nuovi e interessanti, e in altri ha semplificato notevol- 
mente dimostrazioni già note. Tale attività è veramente da elogiare, specialmente se 
si tiene conto del gravoso carico d’orario che comporta l’insegnamento medio, che la 
Pelosi impartisce come titolare di Matematica e Fisica nei R.R. Licei.» 

Formatasi nell’ambito del gruppo vettorialista di Cesare Burali-Forti, Tommaso Bog- 
gio e Roberto Marcolongo, Luisa Pelosi ha al suo attivo una produzione scientifica che 
spazia dalla geometria all’analisi, dalla meccanica alle questioni didattiche. Notevoli sono 
i suoi studi di meccanica razionale sulle possibili applicazioni dell’aerodinamica, con 
ricerche sul moto di un liquido che circola fra due pareti cilindriche, le pubblicazioni di 
geometria differenziale relative alla curvatura delle superfici degli iperspazi e gli articoli 
di analisi su una generalizzazione di un teorema di F. Neumann inerente il calcolo dei 
momenti magnetici di un ellissoide. 

Nel 1941 Luisa Pelosi sposa il colonnello Pastorini e si trasferisce a Milano, dove 
insegna al R. Istituto magistrale C. Tenca. Si spegne a Torino il 4 marzo 1984. 


97 


1900-1984 


Luisa Pelosi Pastorini 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Sopra alcuni massimi e minimi geometrici, Rend. R. Accademia dei Lincei, s. 6, 3, 1926, pp. 

650-654. 

• Sulle equazioni intrinseche di una curva sghemba, Rend. R. Istituto Lombardo di Scienze e 

Lettere, s. 2, 59, 1926, pp. 215-220. 

• Un’applicazione idrodinamica della funzione di Green, Atti dell’Accademia delle Scienze di 

Torino, 61, 1926, pp. 569-583. 

• Démonstration nouvelle de la formule trigonométrique relative a l’addition des arcs, L’Ensei- 

gnement mathématique, 27, 1928, pp. 142-143. 

• Sopra una proprietà della lumaca di Pascal, Giornale di Mat., 68, 1930, pp. 149-151. 

• Sulla curvatura media delle superficie, Rendiconti Accad. dei Lincei, Roma, s. 6, 12, 1930, 

pp. 283-285. 

• Sulla curvatura delle superficie degli iperspazi, R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, s. 

2, 63, 1930, pp. 814-818. 

• Generalizzazione di un teorema di F. Neumann sul calcolo di certi integrali. Rendiconti Ac- 

cad. dei Lincei, Roma, s. 6, 11, 1930, pp. 549-554. 

• Nuova dimostrazione di un teorema di Painlevé-Levi-Civita sulle equazioni dinamiche, Ren- 

diconti Accad. dei Lincei, Roma, s. 6, 11, 1930, pp. 819-821. 

• I teoremi di Apollonio per le quadriche degli iperspazi, Rend. R. Istituto Lombardo di Scienze 

e Lettere, s. 2, 64, 1931, pp. 569-574. 

• Sulle corde massime e minime normali ad un’ipersuperficie, Rend. R. Accademia dei Lincei, s. 

6, 14, 1931, pp. 322-325. 

• Ricerca di un’espressione razionale per le potenze di speciali matrici. Atti Accademia Pontificia 

dei Nuovi Lincei, 85, 1932, pp. 100-105. 

• Sulle funzioni di matrici completamente paraboliche. Atti Accademia Pontificia dei Nuovi 

Lincei, 85, 1932, pp. 106-111. 

• Sull’esponenziale di una matrice, la cui equazione caratteristica e binomia, Atti Accademia 

Pontificia dei Nuovi Lincei, 85, 1932, pp. 336-344. 

• Sul parallelismo di Levi-Civita, Rend. R. Accademia dei Lincei, s. 6, 15, 1932, pp. 280- 

284. 

• Sulla formula fondamentale della cinematica dei sistemi rigidi, Rend. R. Accademia dei Lin- 

cei, s. 6, 17, 1933, pp. 935-937. 

• Sul parallelismo definito con variazioni angolari, Rend. R. Accademia dei Lincei, s. 6, 1 8, 

1933, pp. 218-222. 

• Sopra alcune proprietà del minimo e massimo integrale della somma di più funzioni, Boll. 

dell’Unione Matematica Italiana, 12, 1933, pp. 302-304. 

• Generalizzazione di teoremi di Siacci sui determinanti, Rend. R. Istituto Lombardo di Scien- 

ze e Lettere, s. 3, 71, 1938, pp. 121-132. 

• Sopra alcune formule di quadratura. Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 73, 1938, 

pp. 397-411. 


Matematica 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di 
Scienze MFN, n. 38, p. 69, n. matr. 2515; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze dal 
16.1 1.1925 al 13.2.1935, p. 17; Fascicolo personale. 

FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Profilo biografico sul sito http://matematica.unibocconi.it/storia/letterap/pelosi.htm. 


Cesarina Boccalatte Allentano 

1901-1991 

Matematica 


Portava scolpita nel cuore la certezza che il sapere è vita, progresso e libertà, 
testimoniandolo con un impegno senza soste o arretramenti. 

“La Valsusa”, 26 settembre 1991. 


Cesarina Rosa Boccalatte nasce a Tortona (Alessandria) il 15 gennaio 1901 da Fau- 
stino e da Giacinta Cerrina in una famiglia contadina, penultima di nove tra sorelle e 
fratelli, e dopo aver compiuto gli studi secondari presso l’Istituto tecnico A. Bordoni di 
Pavia, con indirizzo fisico-matematico, consegue il diploma nel 1920. Si iscrive al corso 
di laurea in Matematica dell’Università di Torino ma, al terz’anno (1922-23), passa alla 
laurea mista in Scienze Matematiche e Fisiche. 

Nonostante l’esito mediocre (21/30) dell’esame di Calcolo infinitesimale sostenuto 
con G. Peano, Boccalatte, ormai fuori corso da tempo, si rivolge al matematico e logico 
piemontese, chiedendogli di redigere sotto la sua guida la tesi di laurea. Peano risponde 
affermativamente, a differenza di molti suoi colleghi che, con atteggiamento più ari- 
stocratico, in simili circostanze avrebbero rifiutato, consigliando di rivolgersi altrove. 
Boccalatte si presenta alla laurea il 23 dicembre 1927, ma deve sostenere l’esame di 
cultura generale che era stato istituito nel 1921 dal ministro O.M. Corbino per le lauree 
miste in Scienze fisiche e matematiche e in Scienze fisiche e naturali, e interrogata sulla 
risoluzione e discussione dei triangoli obliquangoli viene respinta (votazione 50/100). Il 
suo caso sarà preso a pretesto da alcuni colleghi di Peano per screditare la sua didattica, 
come si evince dai Ricordi del geometra algebrico Alessandro Terracini molti anni più 
tardi (1968, pp. 42-43): 

«Anche nelle tesi di laurea che egli assegnava, generalmente a signorine poco preparate, 
Peano, nonostante l’azione esercitata da vari colleghi, approvava quelle tesi a occhi 
chiusi, senza assicurarsi in alcun modo della preparazione delle candidate, tanto che 
vive ancora nella mia famiglia il ricordo di una sera che il collega invitato a cena ed io 
ci presentammo a casa con tre ore di ritardo a causa di una penosa seduta di lauree che 
si era conclusa con la bocciatura della candidata. Questa porta anche indirettamente 
la responsabilità della istituzione a Torino dell’esame di cultura in matematica, che 
appunto da quel momento è stato stabilito per evitare il ripetersi di casi consimili.» 

In realtà, ciò che il racconto di Terracini travisa, forse per la distanza temporale, è il 
fatto che l’esame di cultura generale non venne stabilito a Torino «per evitare il ripetersi 
di casi consimili», ma era attuato in tutte le Università italiane, in virtù del decreto 
Corbino. 


Matematica 


Ripetuto l’esame il 27 novembre 1928, Boccalatte si laurea con punti 72/100, di- 
scutendo la dissertazione Concetti primitivi della geometria e presentando le sottotesi La 
determinazione della densità media della terra. Le moderne teorie del magnetismo e La di- 
sintegrazione artificiale dell’atomo. 

La tesi, in sintonia con le ricerche svolte in passato nella scuola di Peano, non doveva 
essere troppo scadente, se quest’ultimo, il 2 dicembre 1928, la presentava all’Accademia 
delle Scienze di Torino col titolo La geometria basata sulle idee di punto e angolo retto. 
In questa nota Boccalatte illustra «dietro suggerimento del Prof. Peano» come stabilire 
i postulati della geometria, partendo dalle due sole idee primitive di punto e di angolo 
retto e utilizzando il simbolismo logico del Formulario. A tale scopo compendia le tappe 
fondamentali delle costruzioni fornite da Moritz Pasch nei Vorlesungen iiber neuere Geo- 
metrie (Leipzig, 1882), da Peano nell’opera I principi di Geometria logicamente esposti 
(Torino, 1889), e da Mario Pieri nelle note Della Geometria elementare come sistema 
ipotetico deduttivo (Mem. Accademia delle Scienze di Torino, 40, 1899-1900, pp. 173- 
222) e Sur la géométrie envisagée comme systeme purement logique (Congrès Intern. de 
philosophie, Paris, 1900) rimandando, per ulteriori approfondimenti critici, agli scritti 
di Oswald Veblen, Friedrich Schur, e, per quelli didattici, alle Questioni riguardanti le 
Matematiche elementari di Federigo Enriques e Ugo Arnaldi. L’articolo riflette bene l’in- 
segnamento impartito da Peano nel corso di Matematiche complementari, che teneva 
all’Università dal 1924-25, non solo per la scelta del tema, ma anche per l’approccio 
metodologico e per lo stile espositivo, con frequenti rimandi storici e attenzione alla 
filologia. 

Boccalatte, «la signorina poco preparata» di cui parla Terracini e che Peano aveva 
invece gratificato con una pubblicazione all’Accademia delle Scienze di Torino, resterà 
sempre legata al ricordo del Maestro e alla sua morte sottoscriverà una quota per il Fundo 
Peano prò Interlingua volto alla diffusione del latino sine flexione, il progetto di lingua 
internazionale cui si era dedicato negli ultimi anni come presidente dell’Accademia. 

Conseguite nel 1929 e nel 1933 le abilitazioni all’insegnamento medio di Matemati- 
ca negli Istituti medi inferiori, Boccalatte diventa un’ottima insegnante e una preside con 
capacità organizzative non comuni, tanto da essere insignita dell’onorificenza di Cava- 
liere della Repubblica e nel 1961 del premio particolare di Fedeltà Montanara dalla Pro- 
vincia di Torino. Sposatasi con il medico Vincenzo Allentano nel 1937, Rosa Boccalatte 
è costretta a riparare in tempo di guerra, con due bambini piccoli, in alta Val Susa e alla 
fine del conflitto si trasferisce a Oulx, dove nascono altre sue due figlie. Nella zona man- 
cano sedi scolastiche e Boccalatte, che ha a cuore le necessità locali ed è vicina ai giovani, 
si prodiga con «notevole accanimento e superando molteplici ostacoli» affinché sorgano 
a Oulx una Scuola media statale, una sezione staccata del Liceo ginnasio di Susa e una 
Scuola media a Sestrière e a Bardonecchia. Le comunità montane non sono però «facili» 
e Boccalatte deve lottare contro le resistenze di famiglie che, per impossibilità materiale 
o per tradizione, preferivano indirizzare al lavoro i loro figli appena concluse le scuole 
elementari. Boccalatte si dedica personalmente e con tenacia al reclutamento dei giovani 
delle borgate più lontane e isolate della valle. Alla sua morte un cronista del giornale “La 
Valsusa” ricordava (26 settembre 1991): 


1901-1991 


Cesarina Boccalatte Allemano 


«Era giunta ad Oulx verso la fine della guerra e vi trovò problemi e tensioni di ogni 
ordine e grado. Come insegnante subito intuì che la ricostruzione della società, mar- 
toriata e sconvolta, doveva fondarsi sul pilastro portante della cultura, terreno inso- 
stituibile per la seminagione e la crescita di un senso nuovo di dignità e libertà. [...] 
Insegnante, preside della scuola media prima e direttrice delFawiamento poi, non si 
lasciò abbattere da difficoltà e delusioni. Nel primo autunno si portava nelle famiglie 
dei ragazzi in età scolare, specialmente nelle frazioni più scomode, per un’opera di 
persuasione a non fermarsi alla quinta elementare, ma a proseguire nella media o nel- 
l’avviamento professionale. [...] Portava scolpita nel cuore la certezza che il sapere è 
vita, progresso e libertà, testimoniandolo con un impegno senza soste o arretramenti. 

[. . .] Per sua volontà erano intanto nati, ad Oulx, il ginnasio liceo, sezione staccata dal 
liceo di Susa, e a Bardonecchia la scuola media.» 

Come preside, Boccalatte si occupa anche dei dettagli minuti della gestione della 
scuola, come l’orario, si interessa personalmente alle situazioni famigliari degli studenti 
e nel 1953 accompagna a Roma in gita scolastica ben 160 alunni. Dirigente «dai sogni 
grandiosi e dalle realizzazioni impensate» ottiene dal ministero che Oulx sia scelta per 
la sperimentazione della nuova Scuola media, di cui è una fervente sostenitrice: al suo 
fianco collaborano colleghi motivati, che condividono il suo entusiasmo, rimasto intatto 
anche di fronte alle delusioni subite negli anni della contestazione e alle disgrazie fami- 
gliari da cui è colpita, con la morte del suo primogenito Gabriele, all’ età di tredici anni. 

Boccalatte si spegne a Oulx il 10 agosto 1991, circondata dalla stima e dall’affetto 
di tanti «-allievi e colleghi, e desideriamo quindi concludere con il ricordo di uno di 
questi: 


«Anch’io ho avuto il privilegio di conoscere da vicino la preside Allemano: ho iniziato 
con lei la mia carriera di insegnante e sotto la sua presidenza ho lavorato parecchi anni. 
Ho potuto pertanto apprezzare i suoi principi morali e religiosi, le sue non comuni 
doti di educatrice e di organizzatrice, lo zelo e la tenacia nel perseguire il suo progetto 
che era quello di portare a scuola tutti i ragazzi [. . .] Riandando con il pensiero a quegli 
anni ormai lontani, la ricordo con noi, giovani insegnanti alle prime armi, in Cinque- 
cento, il mattino presto salire al Colle tra montagne di neve ancora da spalare, per 
verificare di persona l’andamento della scuola. [. . .] Entusiasta e ostinata, inarrestabile 
di fronte a qualsiasi difficoltà e con una carica di vitalità contagiosa. Questo è il ricordo 
che io ho di lei e che so essere condiviso da molti.» 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• La geometrìa basata sulle idee di punto e angolo retto, Atti della Reale Accademia delle Scien- 
ze di Torino, 64, 1928-29, pp. 47-55. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 38, p. 55, n. matr. 3855; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
16.11.1925 al 13.7.1935, p. 87; 127. 

Biblioteca Civica di Cuneo: Fondo G. Peano\ Lettera a G. Canesi n. 102824 del 25.12.1932. 


Matematica 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Una vita per la scuola. Nel ricordo della preside, professoressa Rosa Boccalatte Allentano, donna 
di notevole statura nella scuola, nella famiglia e nella fede , La Valsusa n. 36, 26 settembre 
1991. 

Clara Silvia Roero, Peano e l’altra metà del cielo, in Giuseppe Peano Matematica, Cidtura e 
Società, a cura di C.S. Roero, Cuneo, L’Artistica Savigliano, 2001, pp. 63-71; Giuseppe 
Peano and thè female universe, in More than pupils, Italian women in Science at thè turn of 
thè 20th century, a cura di V. Babini, R. Simili, Firenze, Olschki, 2007, pp. 40-41. 

Alessandro Terracini, Ricordi di un matematico Un sessantennio di vita universitaria, Roma, 
Cremonese, 1968, pp. 42-43. 

E.L., C.S.R. 



Cesarina Rosa Boccalatte. 



Laura Gambetta 

1901 -? 

Zoologia 


Nata a Torino il 9 gennaio 1901 da Pietro, ingegnere, e da Cesarina Meano, Laura 
Gambetta si laurea in Scienze Naturali all’Università di Torino il 2 luglio 1924, discu- 
tendo la tesi I molluschi della Cirenaica (ricerche anatomico-sistematiche) e riportando la 
votazione massima (110/110 e lode). 

Frutto delle ricerche svolte dalla giovane nel Museo di Zoologia, ancor prima della 
laurea, sotto la guida di Umberto Pierantoni e Giuseppe Colosi, è la sua prima pubbli- 
cazione su campioni di molluschi raccolti da vari naturalisti, come A. Borelli e M. Doel- 
lo-Jurado, nelle missioni in Argentina, Bolivia e Paraguay. Gli studi della dissertazione 
di laurea confluiscono invece nel saggio sui gasteropodi terrestri e fluviali ritrovati in 
Cirenaica da E. Festa. 

Assistente dal luglio del 1925 nell’Istituto di Zoologia, Laura Gambetta consegue nel 
dicembre del 1929 l’abilitazione alla libera docenza in Zoologia presso l’Università di 
Torino, poi confermatale nel 1936, ed è promossa aiuto nel 1931, per le accurate inda- 
gini condotte sui molluschi delle Isole Egee e di altre località, oggetto di pubblicazioni 
corredate da raffinate tavole iconografiche da lei realizzate. 

Laura Gambetta lascia l’Istituto di Zoologia nel 1935, senza concludere le ricerche 
iniziate nel 1931-32 sui campioni di fossili raccolti da H. Scaetta in una missione nel 
Congo Belga. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Alcuni Vaginulidi sudamericani, Boll. Musei Zool. Anat. Comp. R. Univ. Torino, n. s., 38, 

1923, n. 11, pp. 1-10. 

• Gasteropodi terrestri e fluviali. Missione zoologica del dott. E. Festa in Cirenaica, Boll. Musei 

Zool. Anat. Comp. R. Univ. Torino, n. s., 39, 1924, n. 22, pp. 1-36. 

• Molluschi, Archivio Zool. Italiano, 13, 1-2, 1929, pp. 45-117. 

• Sopra alcuni molluschi raccolti dal Dott. H. Scaetta nel Lago Kivu in rapporto alla fauna ma- 

lacologica del Lago Edoardo (Africa Equatoriale Orientale), Boll. Musei Zool. Anat. Comp. 
R. Univ. Torino, s. 3, 42, 1932, n. 21, pp. 1-26. 

• La sinonimia delllmax Maximus, Boll. Musei Zool. Anat. Comp. R. Univ. Torino, s. 3, 42, 

1932, n. 27, pp. 1-18. 

• Osservazioni sull'apparato riproduttore dellhrion (Mesarion) Subfuscus Drap., Boll. Musei 

Zool. Anat. Comp. R. Univ. Torino, s. 3, 43, 1933, n. 39, pp. 231-237, 1 tav. 


Zoologia 


• Sulla variabilità del cobite fluviale (Cobitis Taenia L.) e sul rapporto numerico dei sessi, 
Boll. Musei Zool. Anat. Comp. R. Univ. Torino, s. 3, 44, 1934, n. 57, pp. 1-28, 1 
tav. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’ Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 38, n. matr. 38-147; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
26.4.1921 al 16.11.1925, p. 253. 


Botanica 


Ada Silvia Colla 

1902-1989 


Nata a Venaria Reale (Torino) il 12 luglio 1902 da Vittorio e da Carolina Colla, Ada 
Silvia Maria Colla consegue la licenza presso il Liceo D’Azeglio di Torino il 16 giugno 
1921. Appartiene alla stessa famiglia di Luigi Colla, avvocato e appassionato botanico, 
che nei primi decenni dell’Ottocento diede lustro alla sede torinese con il suo importante 
Hortus ripulensis e con notevoli pubblicazioni scientifiche su specie esotiche. 

Iscrittasi nel 1921 alla Facoltà di Scienze MFN dell’Ateneo torinese, frequenta nei pri- 
mi due anni il laboratorio di Fitopatologia diretto da P. Voglino e, nel secondo biennio, 
l’Istituto botanico con Oreste Mattirolo. Si laurea in Scienze Naturali il 2 luglio 1924 
con il massimo dei voti (100/100) e la lode, discutendo una tesi dal titolo Monografia 
delle Tuberales italiane e tre tesine sperimentali, una in Geologia, una in Zoologia e una 
terza in Botanica. Consegue l’abilitazione all’insegnamento medio di Scienze Naturali 
e Chimica il 22 dicembre 1924 e nel 1926 insegna Scienze Naturali al Liceo Quintino 
Sella di Biella. Viene nominata assistente volontaria presso l’Istituto botanico dell’Uni- 
versità di Torino dal 16 febbraio 1925 al 15 giugno 1926. Subito dopo il conseguimento 
della laurea in Scienze Naturali si iscrive alla Facoltà di Medicina, dove frequenta i corsi 
e sostiene gli esami fino alla fine del terzo anno, quando vince il concorso ed è nomi- 
nata assistente di ruolo presso l’Istituto di Fisiologia della stessa Facoltà, a partire dal 16 
giugno 1926. Fino al 31 ottobre 1931 mantiene tale incarico, lavorando con Amedeo 
Herlitzka, che considerò sempre il suo Maestro. Consegue la libera docenza in Fisiologia 
vegetale e Botanica generale nel 1929, confermata nel 1935, e quella in Botanica nel 
1933, confermata nel 1939. 

La passione per la ricerca la induce a trascorrere i periodi estivi frequentando vari 
laboratori in Italia e all’estero: l’Istituto di Fisiologia marina di Trieste, il Laboratorio di 
Anatomia e fisiologia vegetale e di Farmacologia a Gratz, il Laboratorio di botanica La 
Linnaea a Bourg-Saint-Pierre e il Laboratorio alpino della Cbanousia al Colle del Piccolo 
San Bernardo, per indagare sugli enzimi proteolitici delle pinguicole, piccole piante alpi- 
ne «carnivore». Le viene assegnato l’incarico di Chimica fisiologica dal 1° novembre 1930 
al 31 ottobre 1932 presso l’Istituto botanico di Torino, dove Oreste Mattirolo la propone 
come aiuto provvisorio dal 1° novembre 1931 al 15 gennaio 1939. In quegli anni svolge 
numerosi incarichi d’insegnamento presso la Facoltà di Agraria appena istituita: Botanica 
sistematica nell’anno accademico 1935-36; Botanica generale nel 1936-37 e nuovamente 
Botanica sistematica nel 1937-38. 

La sua attività di ricerca ha portato alla pubblicazione di ben 71 lavori a stampa nei 
quali riunisce i risultati delle sue sperimentazioni condotte spesso con tecniche allora 
innovative, come l’impiego della luce di Wood o della spettrofotometria. 


Botanica 


Conduce anche indagini di tipo tassonomico su un singolare ordine di Ascomiceti, 
le Laboulbeniales, e una sua monografia sul tema viene inserita dalla Società Botanica 
Italiana nella collezione Flora italica cryptogama del 1934. 

Molte sue ricerche vertono sull’azione di sostanze sintetiche nei processi di radicazio- 
ne, ampliando il filone di studi di tipo applicativo, che proseguirà con successo negli anni 
seguenti. Un composto di sintesi in grado di favorire la radicazione e la cicatrizzazione 
fu da lei brevettato, insieme alla tecnica di applicazione, in Lussemburgo, nel 1937. A 
seguito di questo brevetto, e su richiesta del Ministero dell’Agricoltura dell’Argentina, il 
Governo italiano la invia come consulente per organizzare la sperimentazione e l’insegna- 
mento superiore agrario in quel Paese. 

Nel gennaio del 1939 rassegna le dimissioni dall’ufficio di aiuto e accetta una borsa 
di studio del CNR in Argentina per condurre studi sulla radicazione e i movimenti 
rapidi delle piante; nello stesso anno è chiamata dal governatore Cooper in Florida, per 
compiere studi sui processi di radicazione degli aranceti. E sempre più spesso invitata a 
tenere conferenze presso prestigiose Università nordamericane. In Argentina, nel periodo 
1938-1967, tiene numerosi corsi di insegnamento, fra cui uno di Morfologia e fisiologia 
cellulare presso la Facoltà di Agraria di Buenos Aires e uno di Fisiologia fiorale presso la 
Società di Orticoltura e Frutticoltura. Si stabilisce definitivamente in Argentina alla fine 
del 1939 e qui fonda il primo Istituto di Fisiologia vegetale, di cui diventa direttore; nel 
1940 è a capo del Dipartimento e Divisione Laboratori della Direzione del Tabacco del 
Ministero di Agricoltura del Brasile. 

Per migliorare la qualità e la produzione del tabacco, coltura di grande interesse eco- 
nomico per il paese, conduce esplorazioni in zone marginali alla ricerca di piante ende- 
miche, sulle quali avviare programmi di selezione, con la protezione della Gendarmeria e 
con il grado di Tenente Colonnello. Dal 1949 in poi, continua le ricerche in un proprio 
Istituto a Buenos Aires da lei denominato Istituto para el Conocimiento della Tierra Argen- 
tina, costituito da quindici laboratori e da una biblioteca. La permanenza in Argentina 
è garantita dal «comando» da parte dell’Università di Torino, che le era stato revocato 
durante il periodo fascista e riconfermato successivamente, con un ampliamento dei temi 
di ricerca che comprendevano anche la coltura del tabacco e i problemi generali dell’agri- 
coltura in zone dell’Argentina caratterizzate da condizioni climatiche estreme. 

Sempre nel 1949 riceve dall’Ateneo torinese l’incarico per condurre studi, da com- 
piersi in Argentina per conto di questa Università, sull’applicazione delle sostanze or- 
monali vegetali all’ agricoltura e alla coltivazione del tabacco. Trova anche finanziamenti 
per 1’“ Archivio di Biologia e Scienze Naturali”, continuazione delDArchivio di Biologia 
Vegetale”, su cui vengono pubblicati i risultati delle ricerche. 

La sua fama di competenza e di onestà fa sì che sia chiamata come consulente per la 
risoluzione di problemi tecnici e la verifica di risultati ottenuti in vari laboratori privati 
gestiti da aziende e industrie locali. 

In Argentina pubblica più di cento lavori scientifici e note tecniche, di molti dei quali 
non si ritrovano attualmente i titoli nelle nostre biblioteche. 

Nel 1957 apre un nuovo campo di indagini occupandosi delle saline, di cui analizza 
la flora e studia la biologia di un crostaceo, V Artemia salina, tipico di questo ambiente 


estremo. 


1902-1989 


Ada Silvia Colla 




Dopo circa trentanni di assenza toma a Torino nel 1968 e tiene una conferenza 
presso la Procultura femminile su La donna argentina. Compie numerose ricerche biblio- 
grafiche e tiene altre conferenze su temi relativi alle sue ricerche scientifiche; segue le 
pratiche necessarie per la sua riammissione nei ruoli universitari italiani e nel 1969, sulla 
base della ricostruzione della sua carriera, risultano mancarle solo due anni di servizio 
per ottenere il trattamento di quiescenza. Chiede pertanto, e ottiene, l’incarico esterno 
di Botanica generale dal 1 aprile 1970 al 31 ottobre 1972 presso la Facoltà di Agraria di 
Torino, mentre continua la sua attività di ricerca sulle secrezioni nettarifere della flora 
alpina, presso i laboratori delflstituto di Chimica biologica della Facoltà di Medicina 
e, durante l’estate, presso la Stazione Alpina dell’Istituto di Apicoltura della Facoltà di 
Agraria a Pragelato. 

Compie ancora un «viaggio lampo» nel 1971 in Patagonia per indicare le colture più 
adatte a rendere autosufficienti alcuni gruppi di popolazioni locali. 

Ritorna a Torino, dove cessa l’attività universitaria per limiti d’età il 1° novembre 
1972. 


Il suo impegno scientifico continua negli anni successivi, particolarmente in Argen- 
tina, dove continua a occuparsi delle saline, affrontando anche problemi amministrativi 
e vertenze giudiziarie. 

Le difficoltà economiche legate alla recessione nel Paese sudamericano rallentano le 
sue ricerche e nel 1982 preferisce dedicarsi all’elaborazione di note per la realizzazione 
di una monografia sul sale e sulle saline. La salute diviene malferma e nel 1986 rientra a 
Torino per completare la bibliografia della sua ultima opera. 

L’Accademia di Agricoltura di Torino le conferisce il 16 ottobre 1987 il diploma di 
accademico nazionale onorario, titolo conferito a una donna per la prima volta nei due 
secoli di vita dell’Istituzione. 

Riparte ancora per l’Argentina, dove muore l’ll aprile 1989. 

Silvia Colla è una figura assolutamente originale di ricercatrice dotata di grande intui- 
to scientifico, di grande serietà e onestà, doti accompagnate da disponibilità a compiere 
personalmente missioni di esplorazione sul territorio. Spicca inoltre per talento organiz- 
zativo e capacità manageriali, spese a vantaggio del paese in cui ha trascorso la maggior 
parte della sua vita. 


ELENCO DELLE PRINCIPALI PUBBLICAZIONI 1 

• Contributo alla conoscenza dei Laboulbeniali Piemontesi, Atti Acc. Sci. Torino, 40, 1924-25, 

pp. 250-268. 

• Sull'organo di assorbimento della specie del gen. “Laboulbenia ” Rob., Atti Acc. Sci. Torino, 

41, 1925-26, p. 277. 

• Laboulbeniali osservati nelle collezioni del R. Museo Zoologico di Torino, Memorie R. Acc. 

Naz. Lincei, 6, 2, 1926, pp. 151-193. 


1 La ricerca bibliografica sugli scritti di Silvia Colla è risultata particolarmente complessa per la 
mole dei contributi scientifici, pubblicati spesso su riviste non facilmente reperibili. 


108 


Botanica 


• Secondo contributo alla conoscenza dei Laboulbeniali Piemontesi, Atti Soc. It. Se. Nat., 61, 

1926, pp. 1-14. 

• Emiparassitismo sperimentale, Boll. Soc. It. Biol. Sper., 2, 1927, pp. 225-281. 

• Sulle correnti di riposo e di lesioni dei Basidiomiceti, Arch. Scienze Biol., 10, 1927, pp. 333- 

348. 

• Sull'azione dei raggi UV sulle piante etiolate, Boll. Soc. It. Biol. Sper., 2, 1927, p. 724. 

• Sur les courants de repos et de lésion des Basidiomicetes, Arch. It. de Biol., 10, 1927, pp. 1-8. 

• Sulla localizzazione delle ossidasi e delle perossidasi nei Basidiomiceti, Ann. di Botanica, 1 8, 

1928, pp. 92-106. 

• Osservazioni sulla presenza di fermenti ossidanti nei tessuti di alcune fanerogame parassite. 

Nota I. Cuscuta e Latharaea, Ann. di Botanica, 18, 1928, pp. 113-123. 

• Sulla localizzazione del glicogeno nei funghi e sul suo significato biologico, Ann. di Botanica, 

18, 1928, pp. 124-143. 

• Ricerche sul ricambio idrico delle Crassulente. Nota I. Il ricambio idrico a varie altezze. Nuovo 

Giorn. Botan. Ital., 35, 1928, pp. 232-256. 

• Sui fenomeni bioelettrici in rapporto all'accrescimento della pianta. Nuovo Giorn. Botan. 

Ital., 34, 1927, pp. 1281-1295. 

• Sul ricatnbio idrico delle Crassulente. Nota IL Osservazioni sulle relazioni tra acqua e sali nei 

tessuti di alcune alofite, Nuovo Giorn. Botan. Ital., 35, 1928, pp. 307-331. 

• Nota sull'azione della concentrazione degli idrogenioni sulle correnti protoplasmatiche, Proto- 

plasma, 5, 1928, pp. 179-190. 

• Untersuchungen iiber Plasma und Plasmastromung bei Characeen. II. Die Wirkung verschie- 

dener Salze auf die Plasmastromung, Protoplasma, 6, 1929, pp. 438-448. 

• Prime ricerche sul comportamento tra i due antagonisti nei tentativi di un emiparassitismo 

sperimentale tra Fanerogame, Ann. di Botanica, 17, 1928, pp. 308-331. 

• Su alcuni funghi parassiti delle Termiti, Boll. Lab. Zool. Gen. e Agr. Portici, 22, 1928, pp. 

39-48. 

• Sull'azione dei raggi di Wood durante la germinazione e i primi periodi di accrescimento delle 

piante, Boll. Soc. It. Biol. Sper., 4, 1929, p. 298. 

• Contributo alla conoscenza dei lariceti di alcune Valli Piemontesi, Studi sulla vegetazione del 

Piemonte, R. Ist. Botanico, Torino, 1929, pp. 1-76. 

• Formazione della clorofilla nelle piante esposte alla luce di Wood, Ann. di Botanica, 18, 1930, 

pp. 329-349. 

• Azione della luce di Wood sidla posizione dei cloroplasti nelle cellule, Boll. Soc. It. Biol. Sper., 

5, 1930, pp. 1-3. 

• Variazioni del contenuto in 0 2 nelle vesciche idrostatiche di alcune alghe brune, Rend. R. Acc. 

Naz. Lincei, 6, 11, 1930, pp. 615-618. 

• (con Z. Danin), Variazioni di pressione osmotica in alcuni Basidiomiceti, Boll. Soc. It. Biol. 

Sper., 5, 1930, pp. 1-4. 

• Ricerche sul movimento degli stami in alcune Berberidacee. 1, Nuovo Giorn. Botan. Ital., 38, 

1931, pp. 1-46. 

• Sulla nutrizione di embrioni di graminacee mediante albumi di specie diversa, Boll. Soc. It. 

Biol. Sper., 6, 1931, pp. 13-16. 


1902-1989 


Ada Silvia Colla 




• Sui gas contenuti in Valonia utricularis, Rend. R. Acc. Naz. Lincei, 6, 13, 1931, pp. 149- 

153. 

• Sugli organi di assorbimento di alcune Termitarie, Boll. Lab. Zool. gen. e Agr. Portici, 25, 

1931, pp. 242-248. 

• Ricerche sul contenuto gassoso di alcune alghe, Ann. di Botanica, 19, 1931, pp. 426-464. 

• La fotosintesi alla sola luce di Wood , Nuovo Giorn. Bot. Ital., 38, 1931, pp. 463-474. 

• La fioritura ai soli raggi UV, Nuovo Giorn. Bot. Ital., 38, 1931, pp. 509-514. 

• Sulle mycorrizze di Dryas octopetala, Atti Soc. It. Natur., 70, 1931, pp. 1-2. 

• Sulle mycorrizze di alcuni alberi ed arbusti di foresta. Atti Soc. It. Natur., 70, 1931, pp. 3- 

6 . 

• Osservazioni sulla biologia del Triphragmnium echinatum Lev., Atti Soc. It. Natur., 70, 

1931, p. 7-8. 

• Sulle variazioni del contenuto in O, e in CO, negli organi di Nymphaea alba, Boll. Soc. It. 

Biol. Sper., 6, 1931, pp. 1-3. 

• Su un nuovo caso di formazione di uredospore nell'interno della pianta ospite. Atti Soc. It. Se. 

Nat., 21, 1932, pp. 91-92. 

• Sulle varie forme della R. Rougetii Mont. e Rob. e sul loro valore sistematico, Mem. R. Acc. 

Se., 2, 67, 1932, pp. 1-14. 

• Ricerche sul contenuto gassoso di alcune alghe. IL Rapporto tra i gas e i tessuti in F. virsoides ]. 

Ag., Atti R. Acc. Se. Torino, Classe di Se. Fisiche, matematiche e naturali, Nota 2, 67, pp. 
277-308. 

• Ricerche sul contenuto gassoso di alcune alghe. IV. La secrezione di gas da parte di Fucus virsoi- 

des j. Ag., Atti Soc. It. Scienze Nat., 71, 1932, pp. 1-8. 

• Ricerche sul movimento degli stami in alcune “Berberidacee”. IL Azione dell'acqua distillata 

sulla contrazione degli stami di B. vulgaris L., Boll. Soc. It. Biol. Sper., 7, 1932, pp. 1-5. 

• Ricerche sul movimento degli stami in alcune Berberidacee. III. Azione di stimoli multipli sot- 

toliminali, Rend. R. Acc. Naz. Lincei, 6, 15, 1932, pp. 828-831. 

• Ricerche sul movimento degli stami in alcune Berberidacee. IV. Le modificazioni dei tessuti dello 

stame durante la contrazione. Nuovo Giorn. Botan. Ital., 39, 1932, pp. 182-208. 

• Ricerche sul movimento degli stami in alcune Berberidacee. V Cambiamento di pH nelle cellule 

durante la contrazione, Boll. Soc. It. Biol. Sper., 7, 1932, pp. 1-5. 

• Una Laboulbeniale nuova per l'Italia: ‘Rachomyces Aphaenopsis”, Nuovo Giorn. Botan. 

Ital., 39, 1932, p. 512. 

• Troglomyces Manfredii: N. Gen. e N. Sp. Nuova Laboidbeniacea su un miriapode, Nuovo 

Giorn. Botan. Ital., 39, 1932, pp. 450-453. 

• Ricerche sui gas nei vegetali. Atti Soc. It. Prog. Se. Roma, 5, ottobre, 10, 1933, pp. 1-11. 

• Elettrofotometria con luci monocromatiche. 1 ° L’impiego della cella fotoelettrica per dosaggi con 

luci selezionate, Boll. Soc. It. Biol. Sper., 8, 1933, pp. 315-317. 

• Elettrofotometria con luci monocromatiche. 2° Titolazione di miscele di clorofilla in presenza di 

xantofilla e carotina, Boll. Soc. It. Biol. Sper., 8, 1933, pp. 317-321. 

• Ricerche sul movimento degli stami in alcune Berberidacee. VI. Le modificazioni del contenuto 

cellulare durante la contrazione. Protoplasma, 21, 1933, pp. 3-33. 


% 


110 


Botanica 




Laboulbeniales, edita dalla Soc. Botan. Ital. in Flora Italica cryptogama, 1934, pp. 1-145. 
Osservazioni sulla composizione e sul trasporto dei gas nelle piante acquatiche. Nota 1. Le va- 
riazioni giornaliere della pressione dei gas e del loro contenuto in O ,e CO , nei tessuti durante 
il periodo di vegetazione, Giorn. Botan. Ital., 4 1 , 1934, pp. 292-319. 

La perdita di acque e i fenomeni di rìviviscenza in Fucus virisoides J. Ag., Boll. Soc. It. Biol. 
Sper., 9, 1934, pp. 881-883. 

Ricerche sul movimento degli stami in alcune Berberidacee. Nota VII, Boll. Soc. Botan. Ital., 

41, 1934, pp. 443-444. 

Sull’andamento della secrezione nettarifera in Fritillaria imperialis L., Nuovo Giorn. Botan. 

Ital., 41, 1934, pp. 768-770. (Nota preventiva). 

Ricerche sui gas nei vegetali. I. I gas contenuti negli organi cavi delle alghe. Nuovo Giorn. 
Botan. Ital., 42, 1935, pp. 173-197. 

Ricerche std movimento degli stami di alcune Berberidacee. Nota VII. I movimenti dello stame 
nel fiore: rapporti tra i vari organi fiorali e la contrattilità dello stame, Nuovo Giorn. Botan. 
Ital., 42, 1935, pp. 357-384. 

Su un caso di germinazione endocarpica. Ardi. Bot., 12, 1936, pp. 1-16. 

Osservazioni sidl' andamento della secrezione nettarifera in Fritillaria imperialis, Nuovo Giorn. 
Botan. Ital., 43, 1936, pp. 373-415. 

Note su alcune colorazioni dell’apparato florale, Ann. della Chanousia, 3, 1937, p. 99. 
Localizzazione e variazione dei pigmenti antocianici nelle corolle durante la vita del fiore. 
Annali Chanousia, 3, 1937, pp. 112-144. 

Sui fermenti secreti da Pinguicula alpina L., Annali Chanousia, 3, 1937, pp. 144-159. 

Die kontraktile Zelle der Pflanze, Berlin, Borntraeger, 1937. 

Le corolle e i loro colori, Sapere, 1938. 

Sui granuli di secrezione in P. Alpina e P. vulgaris, Boll. Soc. Bot. It., 1938. 

Su un caso di Uleostogamia in R. luteulentus, Boll Soc. Bot. It., 1938. 

Azione di sostanze sintetiche sulla formazione di radici. I, Ann. della R. Acc. di Agr. in Tori- 
no, 1938. 

Azione di sostanze sintetiche sulla formazione di radici. II, Relazione C.N.R., 1938. 

Azione di sostanze sintetiche sulla produzione di radici e su altre funzioni della pianta. Nota I, 
II, III, Atti R. Acc. d’Italia, 1938. 


Las hormonas y la reprodución de plantas. I, Buenos Aires, La Prensa, 1938. 

Las hormonas y su aplicación a la horticultura. La Cosecha, 1939. 

El arraigamiento y desarrelle de los dlanos, bajo la acción de las mustancias de crociniento, 
Ingenierla Agronomica, 1, 5, 1939. 

Acción de las sustancias de crecimeinto sobre la radicación del olivo, L’Oliviculturo, 5, 1939. 
El cultivo de las células “in vivo”, Buenos Aires, La Prensa, 1939. 

El estudio sobre la acción de las hormonas en les vegetales, R. Acc. Italia, 1939. 

El laboratorio de fisiologia vegetai, Boi. H. Conc. Deliberante, 4, 1940. 

Las corolas y sus colores, Buenos Aires, La Prensa, 1939. 

La calda de las hojas, Buenos Aires, La Prensa, 1940. 

Los movimentos ràpidos en los vegetales, Buenos Aires, La Prensa, 1940. 

Apuntes de anatomia y fisiologia celular, Pubi. Fac. Agr. Y Veterinaria, 1941. 


Ili 


1902-1989 


Ada Silvia Colla 


Nuestra vida depende de las bojas , Buenos Aires, La Prensa, 1941. 

Las cenicientas del reino vegetai, Buenos Aires, La Prensa, 1941 . 

Los fletadores en les vegetales, Buenos Aires, La Prensa, 1941. 

Humus y su formaclon, Buenos Aires, La Prensa, 1941. 

Los fenómenos de contractibilidad en les vegetales. Pubi. Soc. de Cultura de Rosario, 1941. 

El aguay las sales que absorben las raices de las plantas, Buenos Aires, La Prensa, 1941. 

Sobre algunes problemas de fisiologia y ecologia del tabaco que se presentan enzonas tabacaleras 
del norte argentino, Arch. de Biol. Veg., 1943. 

Estudios sobre la secreción nectarìfiera (Nota II), Arch. de Biol. Veg., 1943. 

Estudios sobre la reacciones de les vegetale a los nematodes (Nota II), Arch. de Biol. Veg., 1, 
1943. 

Estudios sobre la reacciones de les vegetale a los nematodes (Nota II), Arch. de Biol. Veg., 1, 
1943. 

Estudios sobre la reacciones de les vegetale a los nematodes (Nota II), Arch. de Biol. Veg., 1, 

1943. 

Sobre algunos problemas de fiosiologia y biologia del tabaco. Nota II. El problema de los ratrojos, 
Arch. de Biol. Veg., 1, 1943. 

(con E.H. de Stienstra), Estudios sobre la fisiologia de la vacuola. Nota I. Observaciones so- 
bre las gotas oleosas de Guillermond en las céljlas de tejidos adultos, Arch. de Biol. Veg., 1, 

1944. 

Estudios sobre la contractibilidad e los vegetales. Vili. Sobre la tècnica de estimulación para 
observar “in vivo” les tejidos contrdctiles, Arch. de Biol. Veg., 1, 1944. 

Memorandmn para “ElAlto Uruguay”, Para la Gobernacion de Misiones, 1945. 

Como viven las plantas. Cole, Ciencia y vida, Losada Ed., 1945. 

Sobre algunos problemas de Fisiologia y Ecologia del tabaco. Nota III. Apuntes sobre la curación, 
Mem. Ler. Congr. Nac. del Tabaco, 1944, 1946. 

Sobre algunos problemas de Fisiologia y Ecologia del tabaco. Nota IV. Aplicatión de algunos 
principios teóricos sobre el reconocimiento de hebrasy trozos de tabaco, Arch. de Biol. Veg., 3, 
1946. 

Colonias Duranona, Pondero, El Soberbio, Monteagudo, Inforni. Ministerio del Interior, 

1946. 

Contestando a ciertas observaciones, Arch. de Biol. Veg., 1946. 

De algunos nombres del tabaco. Boi. Tabacalero, 9, 1 e 2, 1946. 

Monteya R G., bajo la dirección de la que suscribe: Gobre las relaciones on tre palo y parenqui- 
ma. Boi. Tabacalero, 1946. 

Que es el tabaco ì. Soc. A. de Conferencias de Rosario, 1947. 

Lo que llamamos tabaco. Soc. A. de Conferencias de Rosario, 1947. 

Sopre los ensayos de aclimatación de algunos tabacos do alto predo en el Alto Uruguay, Presen- 
tado a la Dirección de Tabaco, 1947. 

Sobre algunos caracteres tecnologicos de ciertos caperos ensayadors en elAlto Uruguay, Informe, 

1947. 

Conoy por cuales razones la “ Dirección de Tabaco” pudo bacer ensayos de introducción de caperes 
en al Alto Uruguay, Revista de Gendarmeria Nacional, 47, 4, 1948, pp. 24-32. 


112 


Botanica 


• Apuntes sobre la instalación agricola de una colonia que se organizó para explotación maderera 

en elAlto Uruguay: “El Soberbio” , Informe al Banco Central, 1953. 

• Apuntes sobra la fisiologia y la biologia de la datilera en la Argentina, Buenos Aires, Archivio 

de Ciencia Biol. Y Nat., 1, 1956, pp. 3-14. 

• Sulla biologia fisiologia e fisioecologia dei vegetali nelle Ande Orientali: Nota I, Parte I, Buenos 

Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 1, 1956, pp. 15-28. 

• Centro de Informes “Amedeo Herlitzka”, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 1, 

1956, pp. 29-36. 

• Ragione dell’opera “Obra Cosme Massini Ezcurra", Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y 

Nat., 1, 1956, pp. 37-40. 

• Sobre algunos problemas de fisiologia y ecologia que se presentan en el Norte Argentino. VI. La 

zona ecològica y la de coltivo: El caso de la datilera, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. 

Y Nat., 2, 1957, pp. 5-45. 

• Sobre algunas plantas e la zona saladay su absorción o retención selectiva. 1 ° Difierencias entre 

cenizas solubles e insolubles en algunas tnalezas riojanas, Buenos Aires, Archivio de Ciencia 
Biol. Y Nat., 2, 1957, pp. 46-49. 

• Apuntes sobre la zona del Alto Urugua y sus cultivos. Sobre el contendo en cifrai del “ Pasto ce- 

dron” cultivado en las zonas diferentes de Misiones, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. 

Y Nat., 2, 1957, pp. 50-51. 

• Su alcuni innesti eseguiti anni fa e la loro evoluzione, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. 

Y Nat., 2, 1957, pp. 51-52. 

• Sobre la acción de las sales de Litio solas o en consunto con atros elementos sobre la micobacte- 

riaceae, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 2, 1957, pp. 52-53. 

• J.A. Dominguez: la sua persona: le sue opere, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 

2, 1957, pp. 54-57. 

• Apuntes sobre la vegetación del A. Uruguay y sus cultivos. 11°. La introducción de tabacos cape- 

ros: caracteristicas tecnológicas obtenidas, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 3, 
1958-59, pp. 20-52. 

• Sobre algunos problemas de fisiologia y ecologia que se presentan en el Norte Argentino. VII. El 

caso del Ramio, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 3, 1958-59, pp. 53-77. 

• Su alcuni tabacchi dei “Departamentos de S. Victoria e Iruya”, Buenos Aires, Archivio de 

Ciencia Biol. Y Nat., 3, 1958-59, pp. 78-82. 

• Sobre algunos plantas de las zonas saladas y su absorción selectiva. 1° Difierencia entre cenizas 

solubles e insolubles en algunas malezas riojanas-. B) y C), Buenos Aires, Archivio de Ciencia 
Biol. Y Nat., 3, 1958-59, pp. 83-85. 

• Problemi che orientano allo studio delle saline argentine, Buenos Aires, Archivio de Ciencia 

Biol. Y Nat., 3, 1958-59, pp. 102-103. 

• Los Argerich, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 3, 1958-59, pp. 141-143. 

• Un libro che può interessare un biologo pur non avendo nulla a che fare colla biologia “P. 

Agostino Gemelli il Francescanesimo”, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 3, 
1958-59, p. 153. 

• (con A. Collura), Apuntes sobre la zona del Alto Uruguay. 111° Contendo en mentol en la menta 

japonesa cultivada en la colonia “El Soberbio” y comparación con la misma specie ctdtivada en otras 
zonas del pais, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 4-5, 1960-61, pp. 25-27. 


1902-1989 


Ada Silvia Colla 




• Estudios sobre el tabaco en la Argentina, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 4-5, 

1960-61, pp. 28-94. 

• Sulla biologia, ecologia e fisioecologia dei vegetali nelle “Ande Orientali”. Nota 1°. Cenni sul- 

l’agricoltura dei Collas o Coyas che abitano nella zona citata. Parte 2°: Le condizioni a cui 
sono soggette le piante in cultura, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 4-5, 
1960-61, pp. 95-128. 

• In ricordo di un principe della Chiesa, Mons. Giuseppe Fietta, Buenos Aires, Archivio de 

Ciencia Biol. Y Nat., 4-5, 1960-61, p. 136. 

• Appunti sulla biologia delle saline. 11° Ciclo dell’Anemia salina e le sue relazioni coll’equilibrio 

dell’azoto nella salina stessa {Salinas grandes de Hidalgo ), Buenos Aires, Archivio de Ciencia 
Biol. Y Nat., 4-5, 1960-61, pp. 177-186. 

• (con L. Sailmann, L. Delgago), Sobre la germinación de la A. Salina var. Milhausenii de la 

salina de Hidalgo, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 4-5, 1960-61, pp. 187- 
202 . 

• Il paesaggio argentino, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 4-5, 1960-61, pp. 

213-230. 

• La sai, las salinas y sus problemas, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 6, 1, 

1964. 

• Appunti per lo studio della vita nell’ambiente delle saline. III. Microzonas microscópicas en 

cristales de sai extraidos de las salinas ( salinas de cosecha ), Buenos Aires, Archivio de Ciencia 
Biol. Y Nat., 6, 2, 1964, pp. 47-65. 

• Por el alto Uruguay, El primero estudio de zona, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y 

Nat., 6, 3, 1964, pp. 67-1 12. 

• Fundamentos para el prelavado de la sai de Las salinas de Cosecha del pais, Buenos Aires, 

Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 6, 4, 1964, pp. 1 13-144. 

• Appunti per la vita nelle saline. IV° Sobre algunas species del Gen. Micrococcus y la sobrevi- 

vencia en el “grano” de sai, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 6, 1965, pp. 
115-121. 

• Giuseppe Levi: recuerdos de un estudiante, Buenos Aires, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., 6, 

1965, pp. 125-128. 

• Valeria Crotto de Massini Ezcurra, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., Buenos Aires, 6, 1965, 

p. 129. 

• El duraznero en la economia de los “Andes orientales”. Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., Bue- 

nos Aires, 6, 1965, pp. 137-140. 

• Jardines, jardinotes y jardincitos en S. Victoria. ( Recuerdos de 1947-48), Archivio de Ciencia 

Biol. YNat., Buenos Aires, 6, 1965, pp. 141-147. 

• 15 ahos de vida del laboratorio, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., Buenos Aires, 6, 1965, pp. 

149-181. 

• Sobre algunos problemas de Fisiologia y Ecologia en la Argentina. Vili: la raiz y el suelo {27 

anos de esperimentos y andlisis en las varias zonas de la Argentina ) , Archivio de Ciencia Biol. 
Y Nat., Buenos Aires, 7. 

• Appunti per la vita nelle saline. V°, Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., Buenos Aires, 7. 

• Microorganismos y organismos encontrados en la sai de salina y en los “bojos de agua”, Archivio 

de Ciencia Biol. Y Nat., Buenos Aires, 7. 




114 


Botanica 




• El “grano de sai” de salina: sobre su constitución y estructura, Archivio de Ciencia Biol. YNat., 

Buenos Aires, 7. 

• El grano de sai. Donde se forma y se cosecha en las salinas de Tierras Argentinas. Obra Postuma, 

Archivio de Ciencia Biol. Y Nat., Buenos Aires, 8, 1989, pp. 1-173. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 38, n. matr. 2591, p. 145; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
26.4.1921 al 16.11.1925, p. 253; Fascicolo personale. 

FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Carlo Enrico Malan, In memoria dell’Accademico onorario Ada Silvia Colla, Annali 
dell’Accademia di Agricoltura di Torino, 132, 1989-1990, pp. 251-264. 

R.C. 





Silvia Colla. 


115 




Domenica Angiola Gili Agostinelli 

1902-1985 

Matematica 


Nata a Torino il 17 aprile 1902 da Giuseppe e da Teresa Bertinetti, Domenica Angio- 
la Gili compie gli studi superiori al R. Istituto tecnico di Torino, avendo come compagni 
di scuola Peppino Agostinelli, suo futuro cognato, Beniamino Segre e Maria Mascalchi, 
nipote di Francesco Severi. Nel 1919 si iscrive al corso di studi in Matematica dell’Uni- 
versità di Torino, che segue con esiti eccellenti, tanto da conseguire in tutti gli esami la 
votazione massima di 30/30 e lode. Il 14 luglio 1923 si laurea con la votazione 80/80 
e lode, discutendo la tesi di Geometria algebrica Ricerche sulle superficie del 4° ordine a 
retta doppia e su talune involuzioni ad esse collegate e presentando le tre sottotesi: Sid pro- 
blema di Dirichlet ( metodo di Poincaré), Teoria generale delle superficie ad area minima e 
Determinazione di un’orbita kepleriana a mezzo di tre osservazioni (col metodo di Lagrange- 
Andoyer). 

Subito assunta come assistente alle cattedre di Analisi matematica, tenuta da G. Fubi- 
ni, e di Geometria presso il Politecnico di Torino, dopo un breve periodo, Angiola Gili, 
com’era solita farsi chiamare, preferisce prendere parte ai concorsi di Matematica e Fisica 
per le scuole secondarie. Conseguite con ottimi punteggi, nel dicembre del 1924 e nel 
novembre del 1926, le abilitazioni all’insegnamento medio di Materie scientifiche negli 
istituti medi inferiori, di Matematica nelle scuole medie, di Scienze naturali e computi- 
steria nelle scuole complementari, e di Matematica e fisica negli istituti medi, insegna ad 
Aosta, Ivrea e Asti, e, quando ottiene il trasferimento al Liceo classico Cavour di Torino, 
i suoi colleghi e studenti di Asti le manifestano il loro rammarico, con le parole «il bene 
si conosce quando si perde». 

Risalgono agli anni di assistentato due pubblicazioni di Angiola Gili, apparse fra il 
1923 e il 1935, che traggono origine dagli insegnamenti di Geometria analitica, proietti- 
va e descrittiva, che svolge nella Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, e le di- 
spense litografate del corso di Calcolo numerico, redatto in collaborazione con i suoi col- 
leghi al Politecnico, Carlo Bersano e Ireneo Zavagna. Costituito da quattro monografie, 
di cui quella a cura di Gili riguardava i calcoli approssimati e l’uso delle tavole, il volume 
si apre con una dichiarazione di intenti da cui si evince l’influenza esercitata da Peano sui 
tre giovani che frequentavano le Conferenze Matematiche Torinesi (1927, pp. 3-5): 

«D’importanza fondamentale per le applicazioni della matematica è tutto quanto ri- 
guarda il calcolo numerico. Soltanto questo permette di passare da formule generali ai 
dati concreti riguardanti i singoli problemi posti nella pratica. E però opportuno porre 
una distinzione fondamentale. Mentre in alcuni calcoli di grande precisione occorre 
saper sfruttare al massimo grado i dati iniziali del problema in modo da aggravare 
il meno possibile l’errore di cui essi sono affetti, nella maggior parte dei calcoli che 


Matematica 


l’ingegnere deve eseguire una tale precisione non è necessaria. In questo caso è quindi 
più conveniente cercare di ottenere, eventualmente a scapito di una non necessaria 
precisione, un risparmio di tempo. E in questa prevalenza del fattore tempo che si 
deve ricercare la fortuna sempre crescente del calcolo grafico e del regolo calcolatore. 

[. . .] In ogni articolo il lettore troverà brevi cenni bibliografici riguardanti l’argomento 
ivi trattato. Qui citeremo soltanto le numerose note del Prof. Peano e dei suoi allievi, 
e come trattato generale quello recentissimo dell’ing. G. Cassinis, Calcoli numerici, 
grafici e meccanici, Pisa, Mariotti, 1927.» 

Il 28 maggio 1939 Angiola Gili sposa il fisico matematico Cataldo Agostinelli, che 
era ormai diventato un amico di famiglia, essendo stato collega di sua sorella Lucia e di 
suo fratello Michele. Cataldo conosceva da tempo «per fama» la sua futura moglie, aven- 
done sentito parlare con ammirazione da suo fratello Peppino, compagno di scuola di 
Angiola. La coppia si trasferisce a Torino, dopo il viaggio di nozze a Portofino, e nell’au- 
tunno Agostinelli parte per Modena, dove è docente presso l’Accademia militare, mentre 
Gili torna all’insegnamento al Liceo Cavour, interrompendo la sua attività di ricerca. 

Nell’accorato ricordo che Agostinelli le dedica alla memoria, con grande delicatezza 
rievoca i primi anni di matrimonio, attraverso alcune «istantanee» tratte dal loro quoti- 
diano carteggio nei periodi di distacco: la moglie che «con immensa gioia» gli comunica 
a tarda sera il telegramma della vincita del concorso a professore ordinario, le estenuanti 
venti ore di viaggio in treno da Catania a Torino, che era lieto di affrontare pur di tra- 
scorrere il fine settimana con lei, le ore di ansiosa attesa al telefono quando, per scampare 
ai bombardamenti, Angiola è costretta a rifugiarsi a La Loggia e ancora i pochi giorni 
trascorsi insieme a Roma, in occasione di una sessione di esami estivi. 

Angiola Gili, scomparsa a Torino il 19 aprile 1985, vive nelle parole con cui l’hanno 
commemorata su “La Stampa” alcuni colleghi, allievi e amici e, ancor più, nelle tenere 
espressioni d’affetto del marito (1985, pp. 37-39): 

«Compagna preziosissima in tutte le vicende della mia vita e della mia carriera è stata 
la mia adorata e incomparabile consorte, la mia Angiola. Ella, rinunciando volentieri 
alle sue abitudini, ha saputo, con grande affetto e devozione, determinare intorno a 
me quella serenità necessaria per i miei studi e i miei lavori; ha partecipato con ansia e 
con gioia alle mie lotte e ai miei successi; mi ha curato amorosamente con trepidazione 
quando qualche male mi affliggeva; ha contribuito in sommo grado a rendere la mia 
esistenza tranquilla e felice. Ella era la bontà e la gentilezza personificata. Dotata di alto 
intelletto e di grande signorilità si prodigava generosamente verso chiunque si rivol- 
gesse a Lei. Alla Scuola si è dedicata con eccezionale fervore, anche con sacrificio della 
salute. Spesso dopo diverse ore di lezione accoglieva ancora benevolmente i genitori 
degli allievi con parole di incoraggiamento e dando dei consigli. Ritornava così talvolta 
a casa stanca e sfinita, senza mai lamentarsi. [. . .] Con la parola e l’esempio ha educato 
generazioni di allievi che hanno raggiunto posizioni eminenti nell’insegnamento o 
nelle professioni, e che La ricordano ancora con grande ammirazione e devozione. Per 
questi meriti Ella ebbe dal Ministero due promozioni per merito distinto. [. . .] Questa 
dolce ed amata creatura, che era tutto il mio bene, ora non è più di questa terra. Iddio 
l’ha voluta con sé ed io sono rimasto solo, col ricordo di Lei sempre davanti alla mente, 
colla tristezza che domina il mio animo e col pianto che sgorga dal cuore e che durerà 
fino a quando chiuderò gli occhi per sempre.» 


1902-1985 


Domenica Angiola Gili Agostinelli 


Un premio di studio annuale dell’Accademia Nazionale dei Lincei per ricerche di 
carattere fisico matematico e medico, e una borsa di studio dell’Accademia delle Scienze 
di Torino, da assegnare a giovani donne laureate nella Facoltà di Scienze MFN, onorano 
ancor oggi la memoria dei coniugi A. Gili - C. Agostinelli che hanno devoluto il loro 
patrimonio a fini scientifici e umanitari. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con Card Bersano, Ireneo Zavagna), Esercizi di Geometria analitica e proiettiva, Torino, 

Pero tri, 1925. 

• (con Carlo Bersano, Ireneo Zavagna), Calcolo Numerico, R. Scuola di Ingegneria, Torino, 

Lit. A. Viretto, 1927, 152 p., 14 tav. 

• Lezioni di geometria proiettiva e descrittiva, Torino, V. Giorgio, 1935. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 37, p. 80, n. matr. 2328; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
26.4.1921 al 16.11.1925, p. 213. 

Biblioteca Civica di Ceglie-Messapico, Carteggio Cataldo Agostinelli - Domenica Gili. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Una maestra. La Stampa, Specchio dei Tempi, 26.4.1985, p. 18. 

Cataldo Agostinelli, Ricordi dedicati alla memoria della diletta consorte: Domenica Angiola 
Gili, Memorie dell’Accademia delle Scienze di Torino, s. 5, 10, 1985, pp. 3-39. 


Clementina Ferrerò 

1903-1984 


Matematica 


Uno libro prò omnes. Ede, bibe et es hilare. 

Bono notitia prò Mulieres. 
Minus labore, minus expensa, meliore resultata. 
M. Crosland-Taylor, Coquina vegetale, 1927 


Clementina Adele Ferrerò nasce a Torino il 24 febbraio 1903 da Alessandro e da Te- 
resa Blasi. Dopo aver conseguito la maturità al R. Istituto tecnico Sommeiller di Torino, 
nel 1920 si iscrive al corso di studi in Matematica, dove si laurea il 19 dicembre 1924 
(con votazione 80/1 00), discutendo la tesi Le superficie del quarto ordine a conica doppia e 
le tre sottotesi Resto nelle formule di quadratura espresso con un integrale definito. Le curve 
rettificabili e Distribuzione dell’elettricità in equilibrio sui conduttori. Nel novembre del 
1923 Ferrerò consegue l’abilitazione all’insegnamento di Matematica e Fisica (con punti 
65,75/100) e a quello di Materie scientifiche negli Istituti medi inferiori (con punti 
^ 71,50/100). ^ 

Negli anni accademici 1925-26 e 1926-27 la giovane è assistente alla Scuola di Calco- 
lo infinitesimale diretta da Giuseppe Peano e successivamente si dedica all’ insegnamento 
secondario presso il Liceo scientifico di Pavia, avendo vinto nel 1926 il concorso generale 
a 19 cattedre di Matematica e Fisica nei R. Istituti medi d’istruzione. Contemporanea- 
mente a quest’attività didattica, Ferrerò scrive articoli di divulgazione per l’Accademia di 
agricoltura, segue le iniziative intraprese nel gruppo degli allievi di Peano, traduce e re- 
censisce testi in latino sine flexione, la lingua ausiliaria internazionale promossa da Peano 
nell’Academia prò Interlingua (Api) e pubblica alcuni articoli di carattere didattico. 

La sua prima nota, intitolata Resto nella formula di quadratura Cavalieri-Simpson, 
è presentata da Peano all’Accademia delle Scienze di Torino il 28 dicembre 1924 ed è 
il frutto delle ricerche condotte in una delle sottotesi da lei sostenute. Qui Ferrerò si 
riallaccia ai risultati ottenuti dal celebre logico alcuni anni prima ( Resto nelle formule di 
quadratura espresso con un integrale definito. Accademia dei Lincei, 1913) e, sotto la guida 
del Maestro, la giovane riesce a migliorare una stima del resto data da Mauro Picone nel 
1923. 

Successivamente, Clementina Ferrerò si dedica a temi più legati alla divulgazione 
scientifica, alla storia e alla didattica della matematica. Nel 1925 pubblica sulla rivista 
dell’ApI il noto problema sul lupo, la capra e il cavolo, ideato nel Medioevo dal filosofo 
inglese Beda, i cui «giochi matematici» sono ripresi da autori di matematica ricreativa, 
fra cui anche alcuni insegnanti della cerchia di Peano, come Paolina Quarra e Tina Piz- 
zardo. 


119 


1903-1984 


Clementina Ferrerò 


Seguono articoli divulgativi su temi di chimica, di alimentazione e di agricoltura, 
quali Ricerche analitiche sopra un formaggio uso reggiano preparato in Piemonte (1925), Di 
un vino centenario (1925), I derivati fosforganici nella panificazione (1925), Crenologia. 
Analisi chimica delle acque minerali (1925), Sunti storici dei lavori della R. Accademia di 
Agricoltura di Torino e la voce «Fumigazioni» per l’ Enciclopedia Chimica. 

Fra l’altro, per queste attitudini, Clementina Ferrerò è probabilmente invitata da 
Peano a tradurre dall’inglese in latino sine flexione l’opuscolo sulla cucina vegetariana di 
Mary Crosland Taylor, Coquina Vegetale, edito dall’Academia prò Interlingua, che viene 
distribuito ai soci, con una prefazione di Peano. 

Nel 1927 la giovane pubblica, ancora sulla rivista dell’ApI, la breve nota divulgativa 
Curiositate de numeros, nella quale ripercorre con frequenti cenni storici alcune note as- 
sociazioni mentali fra i primi 12 numeri naturali e oggetti, oppure eventi o monumenti 
celebri, come ad esempio le tre Divinità egizie, indiane e persiane; le 7 Meraviglie dei 
Greci; le 9 Muse; le 10 dita; i 12 Mesi e i segni dello Zodiaco, . . . Sul “Periodico di Mate- 
matiche” appare invece Una questione di analisi indeterminata nella quale Ferrerò discute 
le soluzioni dell’equazione indeterminata ax + by = c, con a, h, c, interi positivi e a, b 
primi fra loro, soluzione presentata in molti trattati, fra i quali quello di Joseph Bertrand, 
Trattato di algebra elementare (trad. it. E. Betti, Firenze, 1912, p. 209). Si rilevano, an- 
che in questo articoletto, precisi riferimenti storici a Diofanto, Euclide, Beda, Leonardo 
Fibonacci Pisano e a trattati contemporanei, come il Formulario mathematica di Peano, 
gli Elementi di matematica di R. Baltzer (1886) e la breve nota di Tina Pizzardo del 1926 
sulla rivista dell’ApI. L’ultimo testo di cui siamo a conoscenza risale al 1928 ed è relativo 
alla recensione del libro di Ugo Cassina Calcolo numerico (Bologna, Zanichelli, 1928), 
che compare nelle carte del Fondo Peano dell’archivio cuneese (cd-rom LArchivio di G. 
Peano, Ferrerò, n. 101374, Torino, 2002). Clementina Ferrerò esordisce dicendo: 

«Isto tractatu constitue novitate non solo in campo de litteratura mathematico italia- 
no, sed etiam in ilio de litteratura mathematico mondiale; nam in praesente libro, fac 
suo primo apparitione theorias et methodos de calculo multo plus simplice et potente 
quam illos antiquo, et numeroso et vario interessante problema, ab illos plus simplice 
et de charactere elementare, que secundum desiderio de Auctore debe fac parte de 
docentia in schola medio, usque ad illos magis elevato et pertinente ad mathematica 
superiore.» 

La recensione è di grande interesse perché sottolinea in modo chiaro e rigoroso gli 
aspetti peculiari dell’opera: da quello puramente matematico a quello storico, a quello 
culturale in senso lato. Clementina Ferrerò muore a Torino il 30 ottobre 1984. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Resto nella formula di quadratura di Cavalieri-Simpson, Atti R. Accademia delle Scienze di 

Torino, 60, 1924-25, pp. 145-148. 

• Sunti storici dei lavori della R. Accademia di Agricoltura di Torino, Ann. R. Acc. di Agricol- 

tura, 1919-1924. 


Matematica 


• Ricerche analitiche sopra un formaggio uso reggiano preparato in Piemonte, Ann. R. Acc. di 

Agricoltura, 1925. 

• Di un vino centenario, Ann. R. Acc. di Agricoltura, 1925. 

• I derivati fosforganici nella panificazione. Atti 1 Congresso sulla macinazione dei cereali e 

sulla panificazione, 1925. 

• Crenologia. Analisi chimica delle acque minerali, Milano, Tip. U. Grioni, 1925. 

• Voce: «Fumigazioni», Enciclopedia Chimica, v. 4, parte 3, p. 954. 

• Curiositate de numeros, Academia prò Interlingua, 1927, pp. 83-85. 

• Una questione di analisi indeterminata. Periodico di Matematiche, 4, 7, 1927, pp. 257- 

260. 

• Mary Crosland Taylor, Coquina Vegetale Versione exAnglo in Interlingua per Dr. Clementi- 

na Ferrerò, Prefatione de prof. G. Peano, Paesidente de Academia prò Interlingua, Vocabulario 
de coquina, Vocabulario latino-anglo-franco-italiano, Academia prò Interlingua, Cavoretto- 
Torino, 1927. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 38, p. 61, n. matr. 2507; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
26.4.1921 al 16.11.1925, p. 273. 

Biblioteca Civica di Cuneo: Fondo G. Peano : lettere a Peano n. 101374 del ?. 12. 1928, con la 
Recensione di U. Cassina, Calcolo numerico (1928), visibile anche sul cd-rom, a cura di 
C.S. Roero, N. Nervo, T. Armano, LArchivio Giuseppe Peano, Torino, Dipartimento di 
Matematica, 2002. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Annuari dell’Università di Torino a.a.: 1924-25, p. 242; 1925-26, p. 87; 1926-27, p. 118. 

Natalia Nervo, La Scuola di Peano: Allievi e Collaboratori, Tesi di laurea in Matematica, Uni- 
versità di Torino, 1999. 

Clara Silvia Roero, Peano e l’altra metà del cielo, in Giuseppe Peano Matematica, Cultura e 
Società, a cura di C.S. Roero, Cuneo, L’Artistica Savigliano, 2001, pp. 63-65; Giuseppe 
Peano and thè female universe, in More than pupils, Italian women in Science at thè turn of 
thè 20th century, a cura di Valeria Babini, Raffaella Simili, Firenze, Olschki, 2007, pp. 
31-44. 


Virginia Gennaro 

1903 -? 

Scienze della Terra 




Nata a Milano il 2 febbraio 1903 da Uberto e da Maria Longhi, frequenta il Liceo 
classico M. D’Azeglio di Torino e nel 1921 si iscrive all’Università, scegliendo il corso di 
studi in Scienze Naturali, che frequenta con un ottimo curriculum, riportando ad esem- 
pio le votazioni massime negli esami di Embriologia comparata, Mineralogia e Geologia, 
sostenuti rispettivamente con G. Colosi, E. Repossi e C.F. Parona. Si laurea il 2 luglio 
1923, discutendo la tesi Su due giacimenti manganesiferi delle Valli di Lanzo e le sottotesi 
La teoria di Wegner sulle traslazioni continentali. La funzione della silice nei vegetali ed 
Eredità e Mendelismo, riportando la votazione massima 100/100 e lode. 

Nel 1929-31 è assistente alla cattedra di Mineralogia tenuta da Emilio Repossi. Dopo 
l’improvvisa scomparsa di quest’ultimo nel 1931, è assunta per l’a.a. 1931-32 in qualità 
di aiuto alla cattedra di Mineralogia di Luigi Colomba. 

L’attività di ricerca di Gennaro si svolge prevalentemente nell’ambito della cristallo- 
grafia. Nel 1923 Ferruccio Zambonini aveva descritto in una nota pubblicata sui “Ren- 
diconti dell’Accademia Nazionale dei Lincei” un nuovo giacimento di minerali manga- 
nesiferi scoperto a Ceres, nella Valle di Lanzo, segnalando in particolare la rara specie 
ardennite, sulla cui analisi si riprometteva di ritornare. Come ricorda Gennaro (1925, 
p. 508): 


«Sapendo che il Prof. Zambonini, chiamato ad altra sede, non intendeva più tornare 
sull’argomento, il Prof. Repossi, succedutogli nella direzione dell’Istituto Mineralogi- 
co della R. Università di Torino, affidò a me l’incarico di completare l’esame dell’inte- 
ressante materiale già raccolto e di procedere possibilmente a radunarne dell’altro. A 
questo scopo, pertanto, feci ripetute visite sul posto; e poiché in queste visite e nello 
svolgimento delle mie ricerche parmi che nuovi fatti non trascurabili si siano messi 
in evidenza e che il soggetto stesso dell’indagine sia venuto ampliandosi e mutando 
alquanto carattere, credo di non far cosa inutile esponendo qui sommariamente i risul- 
tati più salienti finora conseguiti nel mio studio, riservandone la trattazione definitiva 
al momento in cui esso sia completo in ogni sua parte.» 

Gli esiti delle ricerche condotte da Gennaro nel Laboratorio di Mineralogia dell’Uni- 
versità di Torino confluiscono nella sua prima pubblicazione, presentata all’Accademia 
dei Lincei dal socio Ettore Artini. In essa sono segnalati, oltre alla piemontite, minuta- 
mente diffusa nella roccia, altri minerali di manganese fra cui la bramite, la spessartina e 
Xalurgite. Le ricerche di Gennaro si estendono quindi, dalla zona di Ceres al Passo della 
Forcola, fra Corio e Balangero, dove accerta la presenza di ardennite, piemontite, mine- 
rali di manganese già riscontrati a Ceres e rodonite. La nota, vista la rarità delle rocce 
descritte, all’epoca segnalate solo in India, Giappone e Asia Minore, risulta importante, 


122 


Scienze della Terra 


tanto da essere citata anche nella letteratura scientifica più recente, ad esempio da R.W. 
Webb. 

Contemporaneamente, Gennaro conduce studi sul copioso materiale raccolto nelle 
ripetute visite alle grandi cave di materiali da pietrisco aperte nelle serpentine scistose di 
Piossasco, alle falde del Monte San Giorgio. Tra i minerali descritti si trovano le masse di 
granatite, peculiari per il colore violaceo scuro, i minerali di titanio, eccezionalmente dif- 
fusi, e la perowskite, il cui giacimento piossaschese è «notevolmente più ricco ed impor- 
tante di tutti quelli fin qui conosciuti sul versante italiano delle Alpi» (1926, p. 152). 

In qualità di assistente di Repossi, direttore del Museo mineralogico di Torino, è na- 
turale che Gennaro si accosti alle collezioni dell Tsti tuto e del Valentino. La sua terza nota 
nasce infatti con l’intento di colmare una lacuna nella raccolta di minerali piemontesi 
del Museo, in cui mancavano campioni del giacimento della Bettolina Nord, un valico 
situato a nord del Monte Rosso di Verrà, che mette in comunicazione l’alta Valle di 
Gressoney e quella di Ayas. 

Al giugno 1931 risale l’ultimo, corposo lavoro di Virginia Gennaro, in cui confluisco- 
no, integrati e ampliati rispetto alla nota del 1926, i risultati delle sue campagne di studi 
cristallografici sulle serpentine di Piossasco. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Micascisti a piemontite nelle valli di Lanzo (Alpi Piemontesi), Rendiconti della R. Accademia 

Nazionale dei Lincei, Cl. Scienze FMN, s. 6, 2, 1925, pp. 509-510. 

• (con Emilio Repossi), I minerali delle serpentine di Piossasco (Piemonte), Rendiconti R. Ac- 

cademia Nazionale dei Lincei, Cl. Scienze FMN, s. 6, 4, 1926, pp. 150-153. 

• Thomsonite e scolecite dell’alta Valle d’Ayas e delle Valli di Lanzo, Atti della R. Accademia 

delle Scienze di Torino, 64, 1928-29, pp. 133-143. 

• I minerali delle serpentine di Piossasco (Piemonte), Atti della R. Accademia delle Scienze di 

Torino, 6, 4, 1930-31, pp. 433-458. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di carriera scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 39, n. matr. SN 39-66; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
26.4.1921 al 16.11.1925, p. 284. 


Tina Pizzardo Rieser 

1903-1989 

Matematica 


I due uomini fumano a riva. La donna che nuota 
senza rompere l’acqua, non vede che il verde 
del suo breve orizzonte. [. . .] 
Ora e giunta alla riva e ci parla, stillante 
nel suo corpo annerito che sorge fra i tronchi. 
La sua voce è ben l’unico suono che si ode sull’acqua 
- rauca e fresca, è la voce di prima. 
Cesare Pavese, Paesaggio IV (a Tina) 


Nata a Torino il 5 febbraio 1903 da Francesco e da Rosalia Musso, Battistina Pizzar- 
do, che tutti chiamano Tina, è anche nota al pubblico letterario come «la donna dalla 
voce roca» delle poesie di Pavese. Amica del celebre scrittore e fidanzata di Altiero Spi- 
nelli, racconta la sua vita difficile negli anni del fascismo nel libro Senza pensarci due volte 
(1996), nel quale dà anche qualche cenno sulla vita universitaria torinese. 

Allieva di Paolina Quarra nel R. Istituto magistrale di Alessandria, Tina Pizzardo rife- 
risce nella sua autobiografia il suo incontro con Peano all’esame di licenza, in cui egli era 
presidente. Nel 1920 la giovane si iscrive al corso di studi in Matematica dell’Università 
di Torino, e si laurea il 17 luglio 1925 (votazione 75/100) con la tesi Quintiche ellittiche 
normali, e presentando le sotto tesi Scoperta e generalizzazione di un teorema fondamentale 
di calcolo e Teorema di Liouville e di Stdckel. Il 10 novembre 1925 Pizzardo consegue l’abi- 
litazione aH’insegnamento medio di Matematica e Fisica (con punti 70,50/100) e quello 
di Materie scientifiche negli Istituti medi inferiori (con punti 73,50/100). 

Lo speciale rapporto di confidenza che Peano sapeva instaurare con gli allievi affiora 
nei ricordi di Tina Pizzardo che racconta, fra l’altro, l’incredibile proposta che il logico 
matematico le fece negli anni del fascismo di diventare sua assistente, pur sapendo dei 
suoi problemi con il regime. Amica di comunisti e antifascisti e, come si è detto, fidanza- 
ta di Altiero Spinelli, era stata in carcere ed era sorvegliata, come ricorda lei stessa (1996, 

pp. 11; 114-115): 

«Peano era una celebrità mondiale ma in facoltà contava niente. [...] Nell’autunno 
del ’20 avendo passato un anno a prepararmi alla licenza fisico-matematica entro al- 
l’università. Ci entro con lieta baldanza perché godevo della stima di Peano che, dopo 
aver sentito per anni vantare le mie prodezze matematiche dalla sua discepola e mia 
insegnante Paolina Quarra, mi aveva conosciuta e, oso dire, apprezzata agli esami di 
licenza magistrale di cui era stato presidente.» 

«Non sono più stata chiamata, ma ogni notte gli agenti venivano, anche due volte, a 
controllare se ero in casa, e permessi serali non ne ho più avuti. [...] Un anno burra- 


Matematica 


scoso con giornate di tregua e persino momenti felici. Anzitutto c’è stato - battaglia 
vinta dopo mesi di guerra - il primo colloquio con Altiero: grande emozione e, in 
presenza dei carcerieri, nulla da dirci. Poi, il grande Peano, mio maestro all’ università, 
che viene a cercarmi a casa per offrirmi il posto di assistente al suo corso di Calcolo 
infinitesimale! Antifascista e uomo d’altri tempi come mio padre, non si rendeva conto 
di quanto inesorabile fosse l’interdizione dai pubblici uffici: se non potevo insegnare 
nei licei come avrei potuto insegnare all’università? Proviamo — insisteva. Nel timore 
di compromettere lui, ho rifiutato. Altiero, che si era messo a studiare anche matema- 
tiche, ha sempre potuto profittare della mia confidenza con Peano per quei consigli, 
quei sottili chiarimenti che io non mi sentivo in grado di dargli.» 

Fra l’altro Tina Pizzardo, che in carcere legge il Formulario (Pizzardo 1996, p. 86), 
pubblica nel 1926 su “Schola et Vita”, la rivista deH’Academia prò Interlingua, di cui Pea- 
no era presidente, l’articoletto, in latino sine flexione, intitolato Quaestiones de arithmetica 
in Beda , in cui presenta un elenco di problemi tratti dall’opera del matematico medievale 
inglese Beda il Venerabile, da proporre nella scuola come esercizi di algebra elementare. 
Note analoghe, di carattere storico, didattico e divulgativo sono, in quegli anni, stilate 
dagli allievi di Peano, come per esempio P. Quarra, L. Viriglio, P. Chinaglia, C. Ferrerò, U. 
Cassina e M. Cibrario. Evidentemente, il celebre logico e didatta della matematica con- 
tinuava a coltivare egli stesso e a suggerire ai suoi discepoli, anche dopo la pubblicazione 
dei suoi Giochi di aritmetica e problemi interessanti (Torino, 1924), la ricerca nelle fonti 
storiche di esempi curiosi da presentare a scuola per catturare l’attenzione dei ragazzi. 

Tina Pizzardo si sposa con Henek Rieser, da cui ha un figlio e muore a Torino nel 
1989. 


Paesaggio IV ( a Tina) 

I due uomini fumano a riva. La donna che nuota 
senza rompere l’acqua, non vede che il verde 

del suo breve orizzonte. Tra il cielo e le piante 
si distende quest’acqua e la donna vi scorre 
senza corpo. Nel cielo si posano nuvole 
come immobili. Il fumo si ferma a mezz’aria. 

Sotto il gelo dell’acqua c’è l’erba. La donna 
vi trascorre sospesa; ma noi la schiacciamo, 
l’erba verde, col corpo. Non c’è lungo le acque 
altro peso. Noi soli sentiamo la terra. 

Forse il corpo allungato di lei, che è sommerso, 
sente l’avido gelo assorbirle il torpore 
delle membra assolate e discioglierla viva 
nell’immobile verde. Il suo capo non muove. 

Era spesa anche lei, dove l’erba è piegata. 

II suo volto socchiuso posava sul braccio 
e guardava nell’erba. Nessuno fiatava. 

Stagna ancora nell’aria quel primo sciacquio 

che l’ha accolta nell’acqua. Su noi stagna il fumo. 

Ora è giunta alla riva e ci parla, stillante 

nel suo corpo annerito che sorge fra i tronchi. 

La sua voce è ben l’unico suono che si ode sull’acqua 
- rauca e fresca, è la voce di prima. 


1903-1989 


Tina Pizzardo Rieser 


Pensiamo, distesi sulla riva, a quel verde più cupo e più fresco 
che ha sommerso il suo corpo. Poi, uno di noi 
piomba in acqua e traversa, scoprendo le spalle 
in bracciate schiumose, fimmobile verde. 


La voce 

Ogni giorno il silenzio della camera sola 
si richiude sul lieve sciacquio d’ogni gesto 
come l’aria. Ogni giorno la breve finestra 
s’apre immobile all’aria che tace. La voce 
rauca e dolce non torna nel fresco silenzio. 
S’apre come il respiro di chi sia per parlare 
l’aria immobile, e tace. Ogni giorno è la stessa. 
E la voce è la stessa, che non rompe il silenzio, 
rauca e uguale per sempre nelPimmobilità 
del ricordo. La chiara finestra accompagna 
col suo palpito breve la calma d’allora. 

Ogni gesto percuote la calma d’allora. 

Se suonasse la voce, tornerebbe il dolore. 
Tornerebbero i gesti nell’aria stupita 
e parole parole alla voce sommessa. 

Se suonasse la voce, anche il palpito breve 
del silenzio che dura si farebbe dolore. 
Tornerebbero i gesti del vano dolore, 
percuotendo le cose nel rombo del tempo. 

Ma la voce non torna, e il sussurro remoto 
non increspa il ricordo. L’immobile luce 
dà il suo palpito fresco. Per sempre il silenzio 
tace rauco e sommesso nel ricordo d’allora. 


Un ricordo 

Non c’è uomo che giunga a lasciare una traccia 
su costei. Quant’è stato dilegua in un sogno 
come via in un mattino, e non resta che lei. 

Se non fosse la fronte sfiorata da un attimo, 
sembrerebbe stupita. Sorridon le guance 
ogni volta. 

Nemmeno s’ammassano i giorni 
sul suo viso, a mutare il sorriso leggero 
che s’irradia alle cose. Con dura fermezza 
fa ogni cosa, ma sembra ogni volta la prima; 
pure vive fin l’ultimo istante. Si schiude 
il suo solido corpo, il suo sguardo raccolto, 
a una voce sommessa e un po’ rauca: una voce 
d’uomo stanco. E nessuna stanchezza la tocca. 
A fissarle la bocca, socchiude lo sguardo 
in attesa: nessuno può osare uno scatto. 


126 


Matematica 


Molti uomini sanno il suo ambiguo sorriso 
o la ruga improvvisa. Se quell’uomo c’è stato 
che la sa mugolante, umiliata d’amore, 
paga giorno per giorno, ignorando di lei 
per chi invita quest’oggi. 

Sorride da sola 

il sorriso più ambiguo camminando per strada. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Quaestiones de arithmetica in Beda, Academia prò Interlingua, 1926, pp. 44-45. 

• Senza pensarci due volte, Bologna, il Mulino, 1996. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’ Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di 
Scienze MFN, n. 38, n. matr. 2514, p. 68; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze dal 
26.4.1921 al 16.11.1925, p. 293. 

FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Cesare Pavese, Poesie, Torino, Einaudi, 1961, pp. 113-116 Paesaggio IV (a Tina), pp. 113- 
114; Un ricordo, p. 115, La voce p. 116. 

Clara Silvia Roero, Peano e l’altra metà del cielo, in Giuseppe Peano Matematica, Cidtura e 
Società, a cura di C.S. Roero, Cuneo, L’Artistica Savigliano, 2001, pp. 63-71; Giuseppe 
Peano and thè female universe, in More than pupils, Ltalian ivomen in Science at thè turn of 
thè 20tb century, a cura di Valeria Babini, Raffaella Simili, Firenze, Olschki, 2007, pp. 
40-41. 


C.S.R. 



Tina Pizzardo. 


Cecilia Dainotti Nicolone 

1904-2002 


Fisica 


Cecilia Dainotti nasce a Messina il 12 agosto 1904 da Paolo e Luigia Garbelli. Com- 
piuti gli studi superiori all’Istituto tecnico Sommeiller di Torino, il 15 ottobre 1923 si 
iscrive all’Università, scegliendo il corso di studi in Scienze Fisiche e Matematiche. 

Si laurea il 14 luglio 1927, con la votazione 80/100, discutendo sotto la guida di 
Carlo Somigliana la tesi Sulla figura della terra e sulla determinazione della gravità al- 
l’equatore e ai poli e le due sottotesi Le superfici a linee di curvature piane e Sulla teoria 
della equivalenza. 

La ricerca svolta nella dissertazione di laurea proseguiva gli studi di Somigliana sulle 
relazioni fra i valori della gravità sulla superficie di un geoide, considerata come superficie 
di livello che ruota uniformemente. Il contributo originale della studentessa è premiato 
dal suo relatore che lo presenta all’Accademia delle Scienze di Torino nella seduta del 17 
giugno 1928. Nella nota, servendosi delle misure delle latitudini stabilite a livello inter- 
nazionale (Unione geodetica internazionale, Bureau des longitudes), Cecilia Dainotti 
discute la concordanza e discordanza fra coppie di valori osservati fra il polo e l’equatore 
e sottolinea la presenza di anomalie rispetto alle rilevazioni fino ad allora registrate. 

Della sua biografia non abbiamo altre notizie, tranne il fatto che si è sposata con 
Filippo Nicolone e non risulta aver avuto incarichi all’Università. 

Cecilia Dainotti muore a Torino il 15 febbraio 2002. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 


• Determinazione della gravità al polo ed all’equatore mediante coppie di valori osservati a varie 
latitudini , Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 63, 1927-28, pp. 365-374. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 40, n. matr. 40-157, p. 157; Verbali di Laurea della Facoltà dì Scienze dal 
16.11.1925 al 13.7.1935, p. 57. 


E.L., C.S.R. 


Savina Fumagalli 

1904-1961 


Antropologia 


Savina Fumagalli nasce il 6 aprile 1904 a Ronco Scrivia (Genova) dove trascorre la 
sua infanzia con le due sorelle maggiori, Orestina e Ines, il padre Giovanni, impiegato 
nelle ferrovie, e la madre Rosa Landoni, casalinga. Dopo aver frequentato il Liceo di 
Novi Ligure, si diploma nel 1923 e si iscrive al corso di laurea in Scienze Naturali presso 
la Regia Università di Torino. Qui si laurea con il massimo dei voti (100/100), il 18 
luglio 1927, con una tesi sperimentale in Antropologia, dal titolo Ricerche scheletriche 
comparative nell’uomo e nei primati, il cui relatore era il professor Giovanni Marro (1875- 
1952). Nel 1927 Fumagalli consegue l’abilitazione all’insegnamento di Scienze Naturali 
e Chimica nelle scuole secondarie e nel 1928 inizia la sua carriera accademica come assi- 
stente volontaria presso la cattedra di Antropologia dell’Istituto e Museo di Antropologia 
ed Etnografia di Torino, svolgendo corsi di esercitazioni, guidando l’esecuzione delle tesi 
e sotto tesi di laurea degli allievi e ordinando le collezioni del Museo. Ottenuta nel 1933 
la libera docenza in Antropologia, le viene affidato nel 1945 l’incarico di completare l’in- 
segnamento al corso di Antropologia, in qualità di supplente di Marro. Dal 1948 Savina 
Fumagalli è professore incaricato di Antropologia nella Facoltà di Scienze MFN fino alla 
sua prematura scomparsa nel 1961. Per il lavoro straordinario compiuto nell’Istituto, 
riceve numerosi premi di operosità su proposta del prof. Marro e, successivamente, del 
prof. R. Deaglio, preside della Facoltà di Scienze MFN. 

Parallelamente a questa sua attività universitaria insegna Scienze Naturali nel Liceo 
di Saluzzo (Cuneo) fino al 1946, per passare poi al Liceo scientifico Galileo Ferraris di 
Torino. 

Nel 1959, insieme ad Anna Maria Di Giorgio e Francesco Loreti, è fra i docenti 
fondatori dell’Istituto Superiore di Educazione Fisica di Torino, dove introduce l’inse- 
gnamento, allora biennale, di Antropologia e Antropometria nell’ambito delle Scienze 
Motorie. 

La sua carriera universitaria è ripercorsa sinteticamente e con commozione dalla stes- 
sa Fumagalli in uno dei suoi ultimi lavori, edito nel 1961, dedicato all’Istituto e Museo 
di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino, fondato nel 1926 dal prof. Gio- 
vanni Marro (1961, pp. 1-2): 

«[...] la storia di questo Istituto e Museo non è molto lunga, ma in compenso assai 
densa di risultati ed avvenimenti. E sfilata di anno in anno tutta sotto i miei occhi 
di Studente interna dapprima, per lo svolgimento della tesi di Laurea sperimentale, 
alquanto impegnativa; di Assistente volontaria subito dopo; a sei anni dalla Laurea 
in qualità di Libera docente di Antropologia con la responsabilità di un corso libero 
- l’Antropologia delle parti molli - fermo restando il compito del corso di esercitazio- 


1904-1961 


Savina Fumagalli 


ni, iniziato dal primo anno di assistentato volontario; dal 1948 in qualità di Professore 
incaricato del corso ufficiale di Antropologia nella Facoltà di Scienze, per la Laurea 
in Scienze Naturali ed ora anche in Scienze Biologiche; dal 1959 incaricata del cor- 
so biennale fondamentale di Antropologia ed Antropometria nell’Istituto Superiore 
Pareggiato di Educazione Fisica di Torino per il Diploma di Educazione Fisica [...]. 
Godo sempre di un’intima soddisfazione rievocando l’affermarsi ed il graduale e co- 
stante progredire di questo Istituto in cui trascorsi tanti anni di studio, di cui vissi 
anche con sentimento di allieva, di Assistente, di Docente le ore tristi e le ore liete.» 

Per le sue numerose ricerche e pubblicazioni, e per la sua proficua attività didattica, 
nel 1956 Savina Fumagalli riceve dall’Accademia Nazionale dei Lincei il premio ministe- 
riale P.I. per le Scienze Naturali nelle scuole secondarie. 

Nel 1961, in occasione delle Celebrazioni per il Primo Centenario dell’Unità d’Italia, 
Fumagalli organizza a Torino, dal 19 al 23 settembre, il I Congresso Nazionale di Scien- 
ze Antropologiche, Etnologiche e di Folklore, sotto l’Alto Patronato dell’On. Ministro 
della Pubblica Istruzione, Sen. Prof. G. Bosco. Il Congresso suscita grande interesse nel 
mondo accademico italiano, poiché in quella occasione, per la prima volta, gli studiosi 
del settore si riuniscono per discutere su tematiche molto ampie inerenti la storia natu- 
rale dell’uomo, comprendenti sia gli aspetti più strettamente bio-naturalistici sia quelli 
culturali ed etnologici. 

Purtroppo una lunga malattia spegne a Torino, il 18 dicembre del 1961, a soli 57 
anni, Savina Fumagalli, lasciando un grande rimpianto fra tutti coloro che l’avevano 
conosciuta e apprezzata. E sepolta nella tomba di famiglia a Casellette Torinese. 

Ricercatrice e studiosa instancabile con una personalità eclettica, che per molti aspetti 
ricordava quella del prof. Giovanni Marro, durante la sua carriera universitaria Savina 
Fumagalli partecipò a numerosi congressi e scrisse interessanti pubblicazioni. La sua pro- 
duzione scientifica è vasta ed eterogenea, caratterizzata da oltre 50 lavori scientifici che 
spaziano dal folklore all’antropologia classica, dall’etnologia alla paleopatologia, oltre a 
molti articoli di divulgazione. Inoltre Fumagalli curò personalmente il volume Elementi 
dì storia naturale dell’Uomo, Antropologia fisica che, destinato agli studenti di Scienze 
Naturali, costituisce la prima parte di una trilogia dedicata alle origini biologiche della 
specie umana. Non mancano poi le monografie sull’antropologo Angelo Mosso, su An- 
tonio Marro, padre di Giovanni e assistente di Cesare Lombroso, e sullo stesso Giovanni 
Marro. Quest’ultimo era il suo «Maestro» e frequentemente Savina Fumagalli ne esaltò 
le qualità, evidenziandone il carattere altruistico e il valore scientifico, ed espresse sempre 
profonda riconoscenza e ammirazione, quasi filiale, che non cessò mai di ribadire, nep- 
pure negli ultimi scritti. 

Dopo la morte di Marro nel 1952, oltre ad assumere la docenza e proseguire l’attività 
scientifica intrapresa dal Maestro, diviene l’unica responsabile del Museo da lui fondato; 
in qualità di «esecutrice testamentaria» del professore, Fumagalli prosegue la raccolta dei 
materiali, integrando, in particolare, le collezioni etnografiche. Con assiduo e paziente 
lavoro di anni e con la collaborazione dell’assistente straordinaria Adelia Conti, e in se- 
guito degli assistenti volontari Domenico Davide, Renato Grilletto e Melchiorre Masali, 
cura la prima catalogazione e la sistemazione delle raccolte del Museo nei locali del vec- 
chio Ospedale San Giovanni. La poderosa opera di riordino, vissuta da Fumagalli come 


Antropologia 


«espressione di devozione» e «inderogabile dovere», è diretta ed eseguita in prima persona 
con risolutezza ed energica determinazione. Attraverso le sue stesse parole possiamo ap- 
prezzare al meglio i suoi sentimenti, la sua appassionata dedizione e abnegazione per gli 
studi antropologici e per le collezioni (1961, pp. 4-5): 

«Alla morte dell’indimenticabile Maestro mi assunsi volonterosamente il compito 
- non facile e tutt’altro che rapido - di sceverare quell’ingente massa di materiale 
atropo-paleo-etnografico per poterne, sia pure provvisoriamente, conoscere la vera e 
propria entità e consistenza. Cominciai ad estrarre ogni cosa personalmente e meto- 
dicamente dalle oltre 1 50 casse colme. Tale lavoro che implicava una prima generica 
classificazione ma spesso un immediato controllo, lo condussi anche sulla base dell’ ar- 
chivio dell’ingente corrispondenza del Prof. Marro, di sera, sola nell’Istituto, andavo 
redigendolo, e via via completandolo. Quest’archivio di oltre 2000 lettere, mi è stato 
di grande utilità; e ancora adesso vado a consultarlo per diradare dubbi circa la prove- 
nienza di questo o quel pezzo museologico, per stabilire dati precisi circa i suoi studi 
e le sue ricerche. 

Affidato all’Assistente straordinaria il compito della elencazione dei libri della Biblio- 
teca - sia quella di “Marro” sia quella dell’Istituto - per la compilazione degli schedari 
inesistenti, passai di vano in vano, anche quelli del piano interrato adibiti a magazzino, 
per selezionare e raccogliere ogni sorta di materiale; tutto ho esaminato personalmente 
ed ho estratto, con l’aiuto del bidello dell’Istituto, che ogni cosa rassettava e deponeva 
nel luogo da me indicato. 

Un lavoro di questa fatta durò oltre quattro anni, giacché nel contempo l’Istituto 
riprendeva le sue attività didattiche e scientifiche, allargava i contatti col fuori, aumen- 
tava il proprio patrimonio di Biblioteca, il numero di Riviste, ecc, ecc. pur disponendo 
di un solo Assistente straordinario. 

Chiedendo agli Eredi del Prof. Marro ed ottenendo, di trattenere nell’Istituto le col- 
lezioni museologiche in esso depositate dal compianto professore, soprattutto per la 
necessità degli studi in corso, sapevo di attenermi alle volontà e al desiderio che negli 
ultimi anni di vita insistentemente il prof. Marro mi aveva significate oralmente, una 
volta anche presente il prof. A. Corti di Anatomia Comparata. Cinque mesi dopo la 
di Lui dipartita ebbi il conforto di vedere per intero approvato il mio operato da un 
testamento olografo, che rinvenni casualmente in un armadio dell’istituto, fra molti 
documenti dell’Archivio di Bernardino Drovetti. 

Ciò che era apparso fino ad allora espressione di devozione alla memoria di chi mi ave- 
va guidata, sollecitata, incoraggiata negli studi antropologici, divenne un inderogabile 
dovere, un preciso compito morale e scientifico, giacché con immensa sorpresa il prof. 
Marro mi affidava, come già ho accennato, in possesso tutta la sua Biblioteca, di oltre 
1300 volumi e di parecchie migliaia di note di miscellanea e tutte le sue collezioni 
antropo-etno-paletnologiche ed archeologiche depositate in parte nell’Istituto e costi- 
tuenti per l’altra parte l’arredamento della sua abitazione. [...] Al Museo fu deposita- 
to tutto quanto venne in seguito in mio possesso dell’enorme patrimonio scientifico 
messo insieme in oltre cinquanta anni di studio e di appassionate ricerche da quella 
spiccata personalità di studioso che era il Prof. Marro. Patrimonio tale da esortare a le- 
gare al nome dell’illustre scienziato piemontese il Museo di storia Naturale dell’Uomo 
che auguro possa concretarsi a Torino.» 

Alla morte di Savina Fumagalli, per iniziativa del rettore prof. Mario Allara, coa- 
diuvato dal preside della Facoltà di Scienze MFN, prof. Romolo Deaglio e dal prof. 
Brunetto Chiarelli, allora incaricato di Antropologia, l’Università degli Studi di Torino 
acquisisce le Collezioni antropologiche ed etnografiche. Oggi, possiamo ricordarla come 


1904-1961 


Savina Fumagalli 


una donna energica, instancabile e risoluta, come una studiosa che dedicò la sua vita al 
progresso degli studi antropologici e come un’insegnante che svolse con passione e con 
perizia il suo incarico, trasmettendo l’entusiasmo ad assistenti e studenti. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Peso, volume e capacità del cranio in alcune serie umane e di primati. Rivista di Antropologia, 

29, 1930, pp. 3-59 (estratto). 

• Mandibola arcaica di vecchio pigmeo del Gargano, Rivista di Antropologia, 29, 1930, pp. 

3-15 (estratto). 

• Oggetti d’argento zoomorfici precolombiani, Natura, 22, 1931, pp. 3-11 (estratto). 

• Lo zoomorfismo nella collezione precolombiana di Torino, Atti della Società Italiana per il 

Progresso delle Scienze, 2, 1932, pp. 3-4 (estratto). 

• Crani di due antichi ossari piemontesi, Bollettino dei Musei di Zoologia e di Anatomia com- 

parata della Regia Università di Torino, 42, 23, 1932, pp. 1-28 (estratto). 

• Amuleti ed oggetti d’oro della Collezione Precolombiana di Torino, Atti della Società Piemon- 

tese d’Archeologia e Belle Arti, 13, 1932, pp. 3-33 (estratto). 

• Crani di due antichi ossari piemontesi. Atti della Società Italiana per il Progresso delle Scien- 

ze, 3, 1933, pp. 1-3 (estratto). 

• Contributo allo studio del simbolismo zoomorfico nell’arte precolombiana, Atti della Reale 

Accademia delle Scienze di Torino, 68, 1933, pp. 3-29 (estratto). 

• Sopra due crani dell’antico ossario di Susa, Bollettino dei Musei di Zoologia e di Anatomia 

Comparata della Regia Università di Torino, 43, s. 3, 33, 1933, pp. 3-10 (estratto). 

• Contributo alla craniologia del Trentino, Memorie del Museo di Storia Naturale della Venia 

Tridentina, 2, 1934, pp. 3-9 (estratto). 

• Della natalità e mortalità in Piemonte, Atti della Società Italiana per il Progresso delle Scien- 

ze, 3, 1935, pp. 5-7 (estratto). 

• Sulla scafocefalia dell’Egitto antico. Atti della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, 

4, 1936, pp. 3-4 (estratto). 

• Deformazioni craniche dei negri Bantu nei prodotti della plastica. Atti della Società Italiana 

per il Progresso delle Scienze, 16, 1937, pp. 1-4 (estratto). 

• Lo speciale abito colonizzatore della razza italiana. Rivista delle colonie, 18, 1940, pp. 1-5 

(estratto). 

• Un pioniere del lavoro manuale nella scuola: Antonio Marro, Lavoro umano, 2, 1941, pp. 

289-308 (estratto). 

• Plastica ed evoluzione psichica dei congolesi. Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 81- 

82, 1945-46 e 1946-47, pp. 1-7 (estratto). 

• Mimetismo ed evoluzione delle capanne congolesi, Rivista di Etnografia, 3, 1949, pp. 1-11 

(estratto). 

• Morfologia endocranica della scafocefalia e dell’acrocefalia, Atti dell’Accademia delle Scienze 

di Torino, 83, 1949, pp. 3-7 (estratto). 

• Popolazione e ambiente naturale delle Valli Saluzzesi, Atti del XV Congresso Geografico 

Italiano, Torino, I.T.E.R., 1950, pp. 1-10 (estratto). 


Antropologia 


• Folklore piemontese. Folklore, 6, 1951, pp. 1-14 (estratto). 

• Sull’azione coercitrice della natura africana sopra i ceppi autoctoni, Atti dell’Accademia delle 

Scienze di Torino, 86, 1951-52, pp. 1-15 (estratto). 

• Struttura dei tessuti dentari nei neolitici egiziani di Gebelèn (Alto Egitto), Atti dell’Accademia 

delle Scienze di Torino, 86, 1951-52, pp. 51-52. 

• I crani neolitici di Gebelèn (Alto Egitto), Actes du IV e Congrès International des Sciences 

Anthropologiques et Ethnologiques, Viennne, 1, 1952, pp. 221-227. 

• Il cranio nella necropoli neolitica di Gebelèn (Alto Egitto). Nota II, Atti della Società Italiana 

di Scienze Naturali, 91, 1952, pp. 55-94. 

• La gemellanza nell’antichità e presso i primitivi, in Onoranze al Prof. R. Corso del “Club In- 

ternacional de Folklore” Tucumàn (Argentina), Pinerolo, Tip. Vescovile dei PP. Giuseppini, 
Borgo Madonnina, 1952, pp. 1-16 (estratto). 

• (con Giovanni Marro), Gli scheletri neolitici di Val d’Aosta. Accademia delle Scienze di To- 

rino, Nota in verbale nella seduta del 18 giugno, 1952, p. 1. 

• Variazioni costituzionali in alcune vallate piemontesi. Bollettino ed Atti della Società Italiana 

di Endocrinologia, 2, 1952, pp. 111-115. 

• Rappresentazioni plastiche e strumenti chirurgici della medicina congolese, Minerva Medica, 

43, 1, 45, 1952, pp. 1-12 (estratto). 

• Giovanni Marro 1875-1952, Bollettino della Società di Studi Storici, Archeologici, Artisti- 

ci nella Provincia di Cuneo, 31, 1952, pp. 1-6 (estratto). 

• Saggio di suppellettile Etnografica Neolitica della necropoli di Gebelèn (Alto Egitto), Napoli, 

Tipografia R. Pironti e Figli, 1952, pp. 3-16 (estratto). 

• Giovanni Marro 1875-1952, Pinerolo, Tip. Vesc. dei PP. Giuseppini, Borgo Madonnina, 

1952, pp. 1-8 (estratto). 

• Giovanni Marro 1875-1952, Annuario dell’Università degli Studi di Torino, 1952-53, To- 

rino, Tip. Artigianelli, pp. 1-7 (estratto). 

• Giovanni Marro 1875-1952, Studi Etruschi, s. 2, 23, 1954, pp. 578-579. 

• Il culto delle acque presso i palafitticoli camuni. Etnografia e Folklore del mare, 1954, pp. 

3-17 (estratto). 

• Onoranze al prof. Sen. Giovanni Marro, Capo di ponte, Valcamonica, 22 maggio 1955, 

Torino, Stab. Tipo-litografico C. Bandoni, 1955, pp. 1-36 (estratto). 

• La prospettiva nei petroglifi dei palafitticoli Camuni, Sibrium, 2, 1955, pp. 179-200. 

• Leggende e preistoria di Sonico (antichissimi graffiti sul corno delle Fate), Giornale di Brescia, 

1955, pp. 3-6 (estratto). 

• L’arte sacra preistorica in Vallecamonica, Rassegna dell’Ente Provinciale per il Turismo, Bre- 

scia, 19, 1955, pp. 1-6 (estratto). 

• Arte preistorica in Valcamonica, Le vie d’Italia, 61, 1955, pp. 1-5 (estratto). 

• Crani neolitici di Villeneuve nella Valle d’Aosta, Atti della Società Italiana di Scienze Natura- 

li, 94, 1955, pp. 105-144. 

• Il Monregalese Monsignor Luigi Gandolfi in Terra Santa (Dall’epistolario di Bernardino Dro- 

vetti). Bollettino della Società per gli Studi Storici, Archeologici ed Artistici nella Provin- 
cia di Cuneo, 36, 1955, pp. 93-109. 


1904-1961 


Savina Fumagalli 


• Incisioni preistoriche a Sonico (Valcamonica), Atti della Società Italiana di Scienze Naturali, 

95, 1956, PP . 52-79. 

• Stilizzazione zoomorfica preistorica in saggi d’arte pastorale valdostana, XXXI Congresso Sto- 

rico Subalpino, 1956, pp. 71-79. 

• La Valcamonica preistorica - Accostamenti con leggende e Folklore, Monografia illustrata «Bre- 

scia e Provincia», Torino, Stab. Tip.-lit. Brandoni, 1957, pp. 1-35 (estratto). 

• Zoomorfismo nell’arte alpestre Piemontese, Atti del VII Congresso Nazionale delle Tradizioni 

Popolari (Chieti, 1957), Firenze, Olschki, 1959, pp. 208-220. 

• Emblemi Zoomorfi mitici dei nativi dell’Africa — Nota Etnologica e antropogeografica. Archi- 

vio per l’Antropologia e la Etnologia, 88, 1958, pp. 273-307. 

• Folklore di Valtrompia, Rivista Folklore, 12, 1958, pp. 1-25 (estratto). 

• Dell’influsso di antichissime e moderne civiltà sui negri d’Africa, L’Universo (I.G.M.), 38, 

1958, pp. 337-356. 

• Angelo Mosso Antropologo, Annuario «Angelo Mosso», Scuola Media Statale Chieri, 1958, 

pp. 3-13 (estratto). 

• Una curiosità museologica. Natura, 49, 1958, pp. 1-21 (estratto). 

• Dalla Scomparsa di alcune genti primitive all’avvenire dell’umanità, L’Universo (I.G.M.), 39, 

1959, pp. 275-294. 

• Evoluzione morfometrica delle ossa craniche dall’infanzia all’età adulta ( Collezione osteologia 

egiziana dinastica), Atti del VP Congrès International des Sciences Anthropologiques et 
Ethnologiques, Paris, 1, 1960, pp. 167-170. 

• L’Istituto e Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino (Fondatore il Prof. 

Sen. Giovanni Marro), Torino, Levrotto & Bella, 1961, pp. 1-16. 

• Yata-no-kagami: emblema ed immagine dell’antico Giappone (note di Antropogeografia e di 

Civiltà Asiatiche), Atti della Società Italiana di scienze Naturali e del Museo Civico di 
Storia Naturale in Milano, 100, 1961, pp. 1-46, 5 tav. (estratto). 

• Elementi di storia naturale dell’Uomo, voi. 1: Antropologia fisica, Torino, Levrotto & Bella, 

1961. 

• Cranio Neolitico infantile con deformazione patologica da sinostosi precoce. Atti del I Con- 

gresso di scienze Antropologiche, Etnologiche e di Folklore, Chieri, Bigliardi, 1961, pp. 
115-139. 

FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, 40/1-100, n. matr. 4095; Verbali di Latirea della Facoltà di Scienze MFN dal 
16.11.1925 al 13.7.1935, p. 66; Fascicolo personale. 

FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Premio ministeriale P. I. per le Scienze Naturali, Atti della Accademia Nazionale dei Lincei, 
Rendiconti delle adunanze solenni, 5, 1956, pp. 648-654. 

Melchiorre Masali, Savina Fumagalli, Annuario dell’Istituto Superiore di Educazione Fisica 
di Torino, 1958/59-1962/63, Torino, 1961, pp. 1-4. 


Antropologia 


Melchiorre Masali, Savina Fumagalli, in C.S. Roero (a cura di), La Facoltà di Scienze Mate- 
matiche, Fisiche e Naturali 1948-1998, t. 2, I docenti, Torino, Deputazione Subalpina di 
Storia Patria, 1999, pp. 36-38. 

Emma Rabino Massa, Rosa Boano, Il Museo di Antropologia ed Etnografia, in Giacomo Gia- 
cobini (a cura di), La memoria della scienza. Musei e collezioni dell’Università di Torino, 
Torino, Fondazione CRT, 2003, pp. 165-176. 

R.B. 1 



Savina Fumagalli. 


1 Si ringraziano il prof. Melchiorre Masali e Renato Grilletto, già assistenti della prof.ssa Fumagalli, 
per i racconti sulla “vita” dell’Istituto che hanno contribuito a delineare questo profilo, e la prof.ssa 
Emma Rabino Massa per l’aiuto offerto nella revisione del testo. 



Botanica 


Hena Rigotti Righetti 

1904-1989 


Nata a Torino il 10 febbraio 1904 da Annibaie e da Maria Calvi, Hena Carlotta Ri- 
gotti ottiene il diploma presso flstituto tecnico Sommelier di Torino nel 1921 e la laurea 
in Scienze Naturali il 15 luglio 1925, con la votazione 95/100, discutendo una tesi su IL 
genere Arctium (Linn.) nella flora italiana e le tre tesine: I vulcani della regione tirrenica. 
La luminosità degli animali e Le rocce: classificazioni moderne e classificazioni antiche. 

Nel 1924 il celebre pittore Felice Caso rati le dipinge un ritratto. Sposatasi con il 
pittore Renato Righetti, Hena Rigotti sostiene l’esame di abilitazione aH’insegnamento 
medio e a quello di Scienze naturali e Chimica nel 1926, riportando la votazione di 
66,5/100. 

Nel 1926 diventa aiuto incaricato alla cattedra di Botanica delflstituto botanico e 
dal 1° aprile 1927 al 31 ottobre 1933 è assistente volontaria. Nel febbraio del 1930 Ri- 
gotti è nominata assistente provvisoria, fino all’ espletamento del concorso per il ruolo di 
assistente ordinario, subentrando al dott. Mussa, a condizione della rinuncia all’insegna- 
mento nella scuola media secondaria durante tale periodo. Alla fine del 1933 rassegna le 
dimissioni e lascia l’Istituto botanico, pur continuando a occuparsi di Scienze naturali 
come docente nelle scuole medie superiori. 

Muore a Torino il 2 dicembre 1989. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• La sistemazione del venere Arctium, Nuovo Giornale Botanico Italiano, n. s., 36, 1928, pp. 
1095-1105. 

FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 39, n. matr. 2712, p. 70; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
27.10.1902 al 16.1 1.1925, p. 287; Fascicolo personale. 

R.C. 


Matematica 


Giuseppina Casara 

1905 -? 


Giuseppina Casara nasce a Torino il 7 luglio 1905 da Teresa Casara e, dopo aver fre- 
quentato l’Istituto tecnico, nel 1923 si iscrive all’Università, scegliendo il corso di studi 
in Fisica. Si laurea il 16 luglio 1927, con la votazione 88/100, discutendo la tesi Metodi 
fisici per le ricerche nel sottosuolo e le tre sottotesi Inversione delle formule di Poisson sui moti 
rigidi. Teoria ed applicazione della bilancia di Ebtvos e Spettrografia interferenziale. 

Il 12 novembre 1927 Giuseppina Casara consegue l’abilitazione all’insegnamento 
medio di Matematica e Fisica con punti 47/50 e, nella stessa data, ottiene l’abilitazione 
all’insegnamento di Materie scientifiche con punti 53,50/75. 

Due anni più tardi, il 13 luglio 1929, si laurea in Matematica, presentando la disser- 
tazione diretta da Carlo Somigliana II geoide terrestre e le misure di gravità e le tre sottotesi 
Alcune formule per la rifazione atmosferica. Numeri cardinali finiti e transfiniti e Raggi 
molecolari e applicazioni. Il voto di laurea è 92/100 e i risultati ottenuti nella tesi, su 
proposta di Somigliana, confluiscono in una nota pubblicata sugli “Atti dell’Accademia 
delle Scienze di Torino”. Prendendo le mosse dalle ricerche condotte da Paolo Pizzetti, 
Casara stabilisce una formula da cui risulta che sull’equatore di un ellissoide geoidico, 
poco diverso da una sfera, e che ruota come la Terra, la gravità è massima agli estremi 
dell’asse maggiore e minima a quelli dell’asse minore. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Sul geoide poco differente da una sfera, Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 65,1 929- 
30, pp. 69-72. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di 
Scienze MFN, n. 40, p. 88, n. matr. 40-88; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze dal 
16.11.1925 al 13.7.1935, p. 61 e p. 137. 


E.L., C.S.R. 


Maria Cibrario Cinquini 

1905-1992 


Matematica 


«Maria Cibrario è stata una figura eccezionale per molti motivi. È stata una delle prime 
donne in Italia a salire la cattedra universitaria in discipline matematiche, ha lavorato 
scientificamente con grande successo, intensità e straordinaria continuità per tutta la 
Sua lunga vita, imponendosi all’attenzione di tutto il mondo matematico, non solo 
di quello italiano, ha saputo conquistarsi con la Sua cordialità e gentilezza l’affetto e 
la gratitudine dei Suoi allievi e dei tanti studenti della Università di Pavia, che hanno 
seguito le sue lezioni, e la simpatia e l’amicizia di quanti hanno avuto la fortuna di 
incontrarla; è stata moglie e madre esemplare in una famiglia altrettanto esemplare, è 
riuscita insomma a comporre e portare avanti bene, con intelligenza, grande equilibrio 
e serenità, tanti ruoli, tutti molto impegnativi.» (Magenes 1994, p. 37) 

Con queste commosse parole Enrico Magenes rievocava all’Accademia dei Lincei, a 
due anni dalla scomparsa, Maria Cibrario, figura di spicco della matematica italiana e 
una delle prime donne, dopo Pia Nalli e Maria Pastori, a conseguire in Italia il posto di 
professore ordinario in discipline matematiche. 

Maria Elisa Eugenia Cibrario nasce a Genova il 6 settembre 1905 da Giulio e da 
Cristina Botto, in un contesto famigliare di notevole spessore culturale. Il padre, cava- 
liere e capitano dell’esercito, appartiene all’illustre famiglia torinese che annovera fra i 
suoi membri il conte Giovanni Antonio Luigi Cibrario (1802-1870), studioso di storia 
e di economia, professore all’Università di Torino, ministro delle Finanze del Gabinetto 
D’Azeglio e dell’Educazione e degli Affari Esteri sotto Camillo Benso di Cavour. A causa 
dei frequenti trasferimenti richiesti dalla carriera militare del padre, Maria Cibrario lascia 
la Liguria nell’infanzia, compie gli studi al Liceo classico Verri di Lodi e il 22 luglio 1923 
si iscrive al corso di laurea mista in Scienze Fisiche e Matematiche dell’Università di 
Torino, ma dopo aver frequentato il primo anno, nel 1924 passa al corso di Matematica 
pura. Durante gli studi universitari si dimostra un’ allieva di talento: riporta ad esempio la 
votazione massima negli esami dei corsi di Analisi - algebrica, infinitesimale e superiore, 
seguiti rispettivamente con Ugo Cassina, Giuseppe Peano e Guido Fubini - e altrettanto 
brillanti sono i risultati ottenuti nei corsi di Geometria e di Meccanica tenuti da A. Ter- 
racini, G. Fano, T. Boggio e C. Somigliana. La laurea, conseguita il 14 luglio 1927 con il 
massimo punteggio di 100/100, sancisce per Cibrario l’ingresso nel mondo della ricerca: 
la tesi - intitolata La trasformazione di Laplace e le sue applicazioni alle equazioni lineari 
di tipo parabolico a coefficienti costanti e redatta sotto la direzione di Guido Fubini - è 
infatti giudicata degna di menzione ed è accolta per la pubblicazione sui “Rendiconti del 
R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere”, una rivista che ospiterà, nel corso degli anni, 
molti articoli della studiosa. Accanto alla tesi, Cibrario discute le due sottotesi Un errore 
di Sophus Lie nella teoria dei complessi di rette e Definizione di arco di una curva e di area 


Matematica 


di una superficie e formule relative. Quest’ultima verte su uno dei temi prediletti da Peano 
nei suoi corsi di Matematiche complementari ed è, con tutta probabilità, il frutto di una 
ricerca svolta sotto la sua direzione. 

Pochi mesi dopo la laurea, nel novembre del 1927, Cibrario consegue l’abilitazione 
all’insegnamento secondario di Matematica e Fisica riportando la votazione 60/70 e pa- 
rallelamente muove i suoi primi passi nella carriera universitaria, divenendo assistente 
presso la Scuola di Calcolo infinitesimale diretta da G. Peano. Quest’ultimo ne aveva 
apprezzato le doti scientifiche e didattiche e nel 1991, in occasione di un convegno 
di studi sul matematico cuneese, Cibrario ne ricordava con affetto le parole scherzose 
che era solito ripeterle: «Signorina ma perché viene a lezione? Queste cose che dico le 
avrà imparate a memoria!». Il segno sicuro della stima di Peano emerge nelle relazioni 
annuali sull’attività dell’Istituto di analisi da lui diretto, da cui traspare l’apprezzamento 
per lo zelo e l’energia della sua assistente, che riusciva a coniugare un’intensa attività di 
ricerca, testimoniata da otto pubblicazioni in sei anni, con un’altrettanto fervida attività 
di insegnamento di 60 ore di didattica frontale, cui si aggiungevano le consulenze per i 
laureandi e le esercitazioni del corso di Matematiche complementari. 

Gli interessi di Peano in quegli anni erano però ormai lontani dall’analisi pura e 
concernevano prevalentemente la linguistica e la didattica della matematica. Cibrario li 
condivideva in parte e, sollecitata dal Maestro, collaborava alla rivista “Schola et Vita”, 
organo dell’Academia prò Interlingua, con due articoli scritti in latino sine flexione, la lin- 
gua internazionale da lui ideata e promossa: Metallos utile e Unitate de mensura. Systema 
metrico decimale. Frutto di una ricerca di analisi condotta sotto la direzione di Peano è 
invece l’isolata memoria di Cibrario, Proposizioni universali e particolari, e definizione del 
limite, che Peano presenta all’Accademia delle Scienze di Torino il 23 giugno 1929. In 
questa nota la sua assistente, utilizzando il simbolismo logico della quinta edizione del 
Formulario Mathematica, analizza le 24 proposizioni che scaturiscono dalla definizione di 
limite agendo sull’alternanza dei quantificatori esistenziale e universale in essa presenti. 
Lo schema concettuale della nota, arricchita da un interessante paragrafo conclusivo di 
Notizie storiche, ricalca perfettamente quello di altre ricerche consimili condotte da Pea- 
no nel 1910 e nel 1913 ( Sugli ordini degli infiniti, Rend. R. Acc. Lincei, s. 5, 19, 1910, 
pp. 778-781; Sulla definizione di limite. Atti R. Acc. Scienze di Torino, 48, 1913, pp. 
750-772) e proseguite dai suoi allievi Vincenzo Mago ( Teoria degli ordini, Mem. R. Acc. 
Scienze di Torino, s. 2, 64, 1914, n. 8, pp. 1-25) e Ugo Cassina ( Sul concetto dì lìmite, 
Rend. R. Acc. Lincei, s. 6, 8, 1928, pp. 639-645). 

Cibrario è attenta a inserire il suo studio in un più ampio settore di indagini cui affe- 
riscono, ad esempio per quanto riguarda le classi limite, i risultati di Ulisse Dini e quelli 
più recenti di Gustavo Sannia (/ limiti dì una funzione in un punto del suo campo, Mem. 
Acc. Scienze di Torino, s. 2, 66, 1915, n. 5, pp. 1-22). Certamente la giovane studiosa, 
pur essendo influenzata, nella sua formazione, dal rigore logico-critico del matematico 
cuneese, deve aver percepito il clima di emarginazione che lo circondava in quegli anni 
nell’Ateneo torinese, tanto da ricordarlo come un «insigne maestro» ma anche come un 
«uomo solo, profondamente solo» (Cibrario, Recensione di Selected Works of Giuseppe 
Peano, translated ed edited hy H.C Kennedy ..., Historia Mathematica, 3, 1976, pp. 230- 
231). Del resto, la giovane Cibrario si muove fin da allora in modo autonomo ed è in 


1905-1992 


Maria Cibrario Cinquini 


grado di formulare e di realizzare impegnativi programmi, grazie alle sue doti peculiari, 
così ricordate nel necrologio da Fulvia Skof: «la forza, il rigore del pensiero uniti a una 
chiara e disciplinata fantasia e [alla] metodica costanza» (1993, p. 290). A partire dal 
1928, dunque, Cibrario preferisce dedicarsi a problemi di analisi “pura”, collegati con i 
suggerimenti e gli stimoli che le giungono da due altri illustri matematici che operano 
all’Università di Torino: Francesco Tricomi e soprattutto Guido Fubini, che anche a di- 
stanza di molto tempo lei indicherà come il suo «sommo», «illustre e venerato maestro». 
E Fubini che dirige Cibrario nella tesi di laurea e la orienta nelle prime ricerche sulla 
teoria delle caratteristiche, suggerendole, fra l’altro, la lettura e l’approfondimento dei 
lavori di Eugenio Elia Levi e di Hans Lewy sulle equazioni non lineari di tipo iperbolico. 
Ancora nel 1937-38, poco prima di abbandonare l’Italia, Fubini le propone un problema 
applicativo coinvolgente un’equazione non lineare di tipo iperbolico, ripreso poi succes- 
sivamente, ma da un punto di vista prettamente teorico, nel 1942. 

Il rapporto con Tricomi, divenuto nel 1932 dopo la morte di Peano direttore dell’Istitu- 
to di Analisi, appare invece più distaccato. Nel necrologio che Cibrario redigerà per il “Bol- 
lettino dell’Unione Matematica Italiana”, descrive il matematico napoletano come «molto 
corretto e cordiale» nei suoi confronti, privo di atteggiamenti baronali, un docente «giusta- 
mente esigente, ma molto equilibrato nel giudizio [che] mai si irritava o pronunciava parole 
offensive verso qualche studente non preparato» (Cibrario 1980, p. 73). Tuttavia un filo 
comune di ricerche la lega a Tricomi: quelle sulle equazioni di tipo misto, con l’obiettivo di 
generalizzare i risultati conseguiti da lui, ricerche condotte «soltanto per consiglio del suo 
Maestro Fubini» ed esclusivamente sotto la sua guida, pur traendo beneficio da frequenti 
scambi di opinioni con Tricomi (Cibrario 1980, p. 77). 

I contatti con Peano, Fubini e Tricomi - seppure in misura diversa - lasciano sulla 
giovane studiosa un’orma indelebile dal punto di vista scientifico e umano, per cui non 
stupisce che Cibrario sia lieta di tornare a Torino, per partecipare nel maggio del 1977 al 
convegno organizzato dall’Università e dall’Accademia delle Scienze per gli ottant’anni 
di Tricomi, che qui incontra per l’ultima volta, nell’ottobre del 1979 per il simposio in 
memoria di Guido Fubini e di Francesco Severi, e infine nell’ottobre del 1982 per le ce- 
lebrazioni di G. Peano, a cinquant’anni dalla morte. In queste occasioni accetta l’invito 
a tenere le conferenze Risultati antichi e recenti in teorìa delle caratteristiche e Attualità di 
alcuni metodi classici in Analisi matematica, a detta di F. Skof «esposte con il suo tipico 
generoso vigore», in cui ripercorre e traccia un bilancio delle sue ricerche di analisi. 

Nel periodo trascorso a Torino, fino al 1939, giungono a Cibrario i primi riconosci- 
menti per i suoi risultati scientifici: nel luglio del 1929 riceve il premio Corrado Segre per 
gli anni 1926, 1927 e 1928; nel 1932 consegue «con lusinghiera relazione» la libera do- 
cenza in Analisi infinitesimale e nel 1933 le è conferito, in considerazione dei suoi primi 
lavori di ricerca, il premio ministeriale per le Scienze matematiche di 2000 lire, assegnato 
dall’Accademia dei Lincei agli assistenti universitari (Rend. R. Acc. Lincei, Cl. Scienze 
FMN, s. 6, 17, 1933, p. 678). All’ attività didattica svolta in seno all’Istituto di Analisi, 
Cibrario accosta quella nel corso di Istituzioni di matematiche, che tiene fra il 1933 e il 
1937. Nel 1938-39 le è inoltre affidato l’insegnamento di Matematiche complementari 
e la direzione dell’omonimo Istituto: è l’unica donna, in questo periodo, a Torino, a 
ricoprire la carica di direttore di un istituto universitario. 


Matematica 


Sul versante della ricerca, dal 1931 Cibrario inizia a dedicarsi allo studio delle equazio- 
ni differenziali a derivate parziali lineari del secondo ordine di tipo misto, all’epoca consi- 
derate - come avrebbe raccontato con arguzia - «semplici curiosità analitiche». Saranno 
proprio queste ricerche a darle fama in campo internazionale, dopo la scoperta che le 
equazioni a derivate parziali di tipo misto iperbolico-ellittico da lei studiate costituiscono 
un modello adeguato per la descrizione dei fenomeni dell’aerodinamica transonica. Le 
indagini di Cibrario fino al 1942 traggono origine dalla celebre memoria lincea del 1923 
nella quale Tricomi studia l’equazione a derivate parziali del 2° ordine di tipo misto, che 
oggi porta il suo nome. Dopo un acuto esame critico delle ipotesi sotto cui risulta valido 
il risultato di Tricomi, Cibrario si propone di affrontare più in generale la questione, e 
giunge a classificare una vasta classe di equazioni lineari del secondo ordine di tipo misto 
sotto qualche ipotesi, non troppo restrittiva, ma atta a circoscrivere il campo di ricerca. 
Dopo aver dimostrato che, oltre all’equazione di Tricomi, occorre introdurre altre due 
forme canoniche, e aver individuato le sottoclassi distinte, Cibrario passa ad affrontare il 
problema di studiare la natura delle soluzioni e i problemi «ben posti». Dai lavori dedi- 
cati a questo studio, in cui dimostra grande versatilità e vasta cultura, emerge una vera e 
propria teoria riguardante l’ampia classe delle equazioni di tipo misto (celebri soprattutto 
i teoremi di esistenza e unicità) che avrà un fecondo seguito in campo internazionale. 

Nel 1938 Maria Cibrario sposa il collega Silvio Cinquini - conosciuto a un congresso 
dell’Unione Matematica Italiana - che è appena stato chiamato sulla cattedra di Analisi 
dell’Università di Pavia. A Torino l’atmosfera stimolante in cui Cibrario si era formata 
è ormai svanita e, con l’entrata in vigore delle nefaste leggi razziali, il corpo accademico 
perde docenti e ricercatori d’eccezione, fra cui il suo maestro Fubini, costretto a riparare 
negli Stati Uniti. Non stupisce quindi che anche lei, che ha ormai a Pavia la sua famiglia, 
opti per il trasferimento come assistente e professore incaricato di Meccanica razionale 
nell’Ateneo pavese, dove si svolgerà la maggior parte della sua carriera. 

Il trasferimento coincide con una svolta nella sua attività di ricerca: a partire dagli 
anni Quaranta Cibrario lascia sostanzialmente lo studio delle equazioni di tipo misto 
(l’isolamento negli anni della guerra non poteva infatti far immaginare l’interesse che 
stava scaturendo per esse in America e in Russia) e si rivolge ad altri problemi riguardanti 
le equazioni a derivate parziali. Precisamente, studia i classici problemi di A.L. Cauchy, 
E. Goursat, G. Darboux per certi tipi di equazioni a derivate parziali, fra cui quelle iper- 
boliche non lineari del secondo ordine, e i sistemi iperbolici quasi lineari e non lineari. La 
scelta di rimanere nel campo delle funzioni di variabile reale, anziché in quello analitico, 
comporta la natura locale dei risultati ottenuti e, in conseguenza dell’atteggiamento clas- 
sico nella posizione dei problemi, per questi studi Cibrario fa sistematico riferimento alla 
«teoria delle caratteristiche», cui era stata introdotta da Fubini prima della sua partenza 
per l’America. Di particolare importanza, in quest’ambito di ricerche, è il lavoro Un 
teorema dì esistenza e di unicità per un sistema dì equazioni alle derivate parziali, uno dei 
pochi studi italiani ad essere citato nel fondamentale trattato di R. Courant e D. Hilbert, 
Methods ofMatbematical Pbysics. 

Il ritmo e il tenore della produzione scientifica di Cibrario non scemano neppure 
negli anni della seconda guerra mondiale e dell’immediato dopoguerra, con la nascita dei 
tre figli Giuseppe, Vittoria e Carlo nel 1944, nel 1947 e nel 1949. A causa degli scon- 


1905-1992 


Maria Cibrario Cinquini 


volgimenti legati al conflitto, la studiosa deve però attendere il 1947 per risultare ternata 
nel primo concorso a cattedra di Analisi matematica bandito in Italia. E quindi chiamata 
come professore straordinario di Analisi matematica dapprima a Cagliari e successiva- 
mente a Modena, come professore ordinario dal 1948. Nel 1950 ritorna all’Università di 
Pavia sulla cattedra di Analisi matematica e su questa rimane fino all’andata fuori ruolo, 
per sopraggiunti limiti d’età, nel 1980. Qui tiene anche parallelamente l’insegnamento 
di Analisi matematica per gli allievi del corso di laurea in Fisica e per gli studenti della 
Facoltà di ingegneria, ed è incaricata sui corsi di Teoria delle funzioni e di Complementi 
di Analisi matematica in quella stessa Facoltà. 

Negli anni successivi al definitivo rientro a Pavia, Cibrario inizia a collaborare con 
il marito Silvio Cinquini che fino a quest’epoca si era dedicato prevalentemente alle 
funzioni analitiche, al calcolo delle variazioni nella scia di L. Tonelli e alle equazioni dif- 
ferenziali ordinarie. I frutti delle ricerche condotte dai due coniugi, in stretta e armonica 
collaborazione, confluiscono in un cospicuo gruppo di lavori, in cui i problemi, che 
Cibrario aveva trattato in precedenza localmente, sono risolti anche «in grande». Allo 
scopo, vengono assunte definizioni più generali del concetto di «soluzione», e dei «pro- 
blemi» posti e gli autori adoperano i più moderni strumenti dell’Analisi, generalizzando 
una tecnica che C. Caratheodory aveva applicato con successo allo studio delle equazioni 
differenziali ordinarie. La produzione di Cibrario in quest’ultima fase della sua vita è 
dunque tutta incentrata sui sistemi iperbolici di equazioni in due e più variabili, affron- 
tati dal nuovo punto di vista delle soluzioni generalizzate. I risultati ottenuti sono esposti 
organicamente nel celebre trattato Equazioni a derivate parziali di tipo iperbolico, basato 
sull’Analisi classica e sugli elementi della Teoria delle funzioni di variabile reale. Gli studi 
sulle equazioni di tipo iperbolico non lineari in due variabili, con riferimento alla teoria 
delle caratteristiche, sono invece l’oggetto di un articolato e ricco corso di lezioni tenuto 
a Varenna nel 1956 nell’ambito del C.I.M.E. 

Dai suoi volumi di lezioni, anche dai più giovanili, emergono le notevoli capacità 
didattiche di Cibrario, la «sua forte carica comunicativa, il desiderio di trasmettere agli 
altri il proprio sapere, con la necessaria cura dei dettagli e le osservazioni d’assieme che 
pongono il lettore nella condizione di cogliere il significato della ricerca esposta, senza 
fatica nonostante la complessità dei problemi trattati» (Skof 1993, pp. 291-292). I suoi 
ultimi risultati, apparsi nel 1985 quando aveva ormai raggiunto gli ottanfi anni, riguarda- 
no il problema di Cauchy per certi tipi di sistemi non lineari. 

Numerosi sono i riconoscimenti che la comunità nazionale e internazionale confe- 
risce a Maria Cibrario per le sue ricerche: nel 1951 la nomina a socio corrispondente 
e dal 1967 a membro effettivo dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, nel 1967 
la medaglia d’oro ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte, l’elezione, nel 
1968, a socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino, nel 1981 quella a 
socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Nel 1992 è annoverata fra 
i soci fondatori dell’Unione Matematica Italiana e, su proposta dell’Ateneo pavese, fin 
dal 1981 le è conferito il titolo di professore emerito con decreto del presidente della 
Repubblica. In quest’occasione Cibrario tiene un breve ma intenso discorso, le cui pa- 
role conclusive rappresentano una sorta di testamento spirituale (Cazzani Nieri 1994, 
p. 302): 


Matematica 


«Spero che io possa ancora dedicarmi serenamente a quegli studi che sono stati tanta 
parte della mia vita. E voglio ancora manifestare una mia speranza, che la passione per 
l’attività scientifica e per la ricerca disinteressata, fatta perché è bella e soddisfa per se 
stessa, fatta per la dignità dello spirito umano, non si affievolisca nei giovani e continui 
ad essere l’anima della nostra Università.» 

A testimonianza della fama di cui Cibrario godeva nel mondo matematico inter- 
nazionale Enrico Magenes cita gli attestati di stima che più volte aveva avuto modo di 
rilevare nelle parole di R. Courant, J. Leray, H. Lewy e S. Sobolev. 

Maria Cibrario si spegne a Pavia, all’età di 87 anni, il 16 maggio 1992. Di lei resta 
la vasta produzione scientifica: oltre cento pubblicazioni che, accanto ai numerosi studi 
sulle equazioni differenziali a derivate parziali, annoverano ricerche su altre questioni 
di analisi, geometria, critica dei principi e teoria dei numeri, fra cui la trasformata di 
Laplace, i numeri e i polinomi di Bernoulli, i problemi di minimo, i rapporti fra serie di 
polinomi sferici generalizzati e serie trigonometriche riguardanti funzioni ipergeometri- 
che di Gauss, le congruenze di rette iperspaziali e l’estensione dei metodi della geometria 
descrittiva dallo spazio ordinario a quello a 4 dimensioni per rappresentare le rigate e 
certe varietà di piani. Il rigore critico che contraddistingue la sua produzione scientifica, 
la sua obiettività e la sua capacità di cogliere le origini, i riflessi e i legami fra i vari rami 
dell’analisi ben traspaiono dalle oltre cento recensioni di monografie e trattati che cura 
per la rivista “Mathematical Reviews”. 

Le testimonianze di colleghi e allievi sono concordi nel ricordare, con affettuoso rim- 
pianto, le doti di intelligenza, comprensione e umanità, la «signorile cordialità» di Maria 
Cibrario e soprattutto l’entusiasmo che sapeva infondere nei suoi studenti e nei giovani 
che avviava alla ricerca, per cui era «incoraggiante guida [...] attenta, preziosa e venera- 
ta Maestra» (Cazzani Nieri 1994, p. 302). L’affezione per l’Ateneo in cui trascorsero la 
maggior parte della loro carriera portò Maria Cibrario e Silvio Cinquini a donare alla Bi- 
blioteca del Dipartimento di Matematica un cospicuo fondo librario, comprendente circa 
centocinquanta monografie di analisi del Novecento, alcune delle quali piuttosto rare. 

In memoria dei coniugi Cinquini, dal 1999 è stato istituito, presso l’Università di 
Pavia, un premio per la miglior tesi di laurea in Matematica e in ricordo della loro plu- 
ridecennale attività di ricerca e d’insegnamento il 15 gennaio 2007 una lapide è stata 
affissa nel Cortile Volta dell’Ateneo pavese. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• La trasformazione di Laplace, Rend. Ist. Lomb., s. 2, 62, 1929, pp. 337-353. 

• Proposizioni universali e particolari, e definizione di limite. Atti R. Acc. Sci. Torino, 64, 

1929, pp. 319-330. 

• Metallos utile, Schola & Vita, 6, 1929, pp. 95-100. 

• Teorema di Leibniz-Wilson sui numeri primi, Per. di Mat., s. 4, 9, 1929, pp. 262-264. 

• Sulla non esistenza di congruenze W di rette iperspaziali che abbiano per prime due falde focali 

delle varietà luoghi di spazii, Rend. R. Acc. dei Lincei, s. 6, 11, 1930, pp. 170-173. 


1905-1992 


Maria Cibrario Cinquini 


• Sulle congruenze di rette di S 4 aventi per falde focali delle varietà luoghi di oo 1 S 2 , Rend. Ist. 

Lomb., s. 2, 63, 1930, pp. 843-855. 

• Unitate de mensura. Systema metrico decimale , Schola & Vita, 6, 1931, pp. 79-84. 

• Sui teoremi di esistenza e di unicità relativi ad alcune equazioni dijferenziali a derivate parzia- 

li, Nota I, Rend. R. Acc. dei Lincei, s. 6, 13, 1931, pp. 26-31. 

• Sui sistemi di esistenza e di unicità relativi ad alcune equazioni dijferenziali a derivate parziali. 

Nota II, Rend. R. Acc. dei Lincei, s. 6, 13, 1931, pp. 115-118. 

• Su una trasformazione per le equazioni alle derivate parziali del secondo ordine, Boll. UMI, 

10, 1931, pp. 73-76. 

• Su alcuni notevoli cambiamenti di variabili e sulle loro applicazioni ad alcune equazioni a 

derivate parziali di tipo iperbolico e parabolico, Atti R. Acc. Sci. Torino, 67, 1932, pp. 85- 

105. 

• Sulla riduzione a forma canonica delle equazioni lineari alle derivate parziali di secondo ordine 

di tipo misto, Rend. R. Acc. dei Lincei, s. 6, 25, 1932, pp. 619-625. 

• Primi studi intorno alle equazioni lineari alle derivate parziali del secondo ordine di tipo misto 

iperbolico-paraboliche, Rend. R. Acc. dei Lincei, s. 6, 26, 1932, pp. 10-15. 

• Sulla riduzione a forma canonica delle equazioni lineari alle derivate parziali di secondo ordine 

di tipo misto, Rend. Ist. Lomb., 65, 1932, pp. 889-906. 

• Primi studi intorno alle equazioni lineari alle derivate parziali del secondo ordine di tipo misto 

iperbolico-paraboliche, Rend. del Circolo Mat. di Palermo, 56, 1932, pp. 385-418. 

• Alcuni teoremi di esistenza e unicità per l’equazione xz xx + z = 0, Atti R. Acc. Sci. Torino, 

68, 1932-33, pp. 35-44. 

• Sui numeri di Bernoulli e di Eulero, Rend. R. Acc. dei Lincei, s. 6, 18, 1933, pp. 1 10-1 18. 

• Sui polinomi di Bernoidli e di Eulero, Rend. R. Acc. dei Lincei, s. 6, 18, 1933, pp. 207- 

214. 

• Su alcune generalizzazioni dei numeri e dei polinomi di Bernoulli e di Eidero, Rend. R. Acc. 

dei Lincei, s. 6, 18, 1933, pp. 275-279. 

• Proprietà dei numeri e dei polinomi di Bernoulli e di Eidero generalizzati, Rend. R. Acc. dei 

Lincei, s. 6, 18, 1933, pp. 365-369. 

• Intorno ad una equazione lineare alle derivate parziali del secondo ordine di tipo misto iperbo- 

lico-ellittica, Ann. della Se. Normale Sup. di Pisa, s. 2, 3, 1934, pp. 255-285. 

• Alcuni teoremi di esistenza e unicità per l’equazione xu xx + u + 2 u x = 0, Rend. R. Acc. dei 

Lincei, s. 6, 19, 1934, pp. 615-619. 

• Sui teoremi di esistenza e di unicità per le equazioni lineari alle derivate parziali del secondo 

tipo misto iperbolico-paraboliche: x 2m z xr — z = 0, Rend. del Circolo Mat. di Palermo, 58, 
1934, pp. 217-284. 

• Le equazioni del secondo tipo misto ellittico-paraboliche e il problema di Dirichlet in domini 

infiniti. Atti R. Acc. Sci. Torino, 70, 1934-35, pp. 372-381. 

• Rappresentazione in geometria descrittiva delle rigate e delle 5, — V dello spazio a quattro 

dimensioni, Atti R. Acc. Sci. Torino, 70, 1934-35, pp. 391-403. 

• Sulle equazioni del secondo tipo misto ellittico-paraboliche, Rend. del Circolo Mat. di Paler- 

mo, 59, 1935, pp. 347-372. 

• Il problema di Dirichlet in domimi infiniti e le equazioni del secondo tipo misto ellittico-para- 

boliche, Ann. di Mat. p. e appi., s. 4, 14, 1935-36, pp. 215-247. 


Matematica 


Metodi e risultati nello studio delle equazioni lineari alle derivate parziali di tipo misto , Con- 
ferenze di Fisica e di Matematica, Torino, 5, 1935-36, pp. 69-84. 

Rapporti tra serie di polinomi sferici generalizzati e serie trigonometriche , Boll. UMI, 15, 
1936, pp. 77-82. 

Sul minimo di un integrale doppio , Atti R. Acc. Sci. Torino, 72, 1936-37, pp. 329-336. 

Il principio di minimo. Atti 1° Congresso UMI, Firenze, 1937, pp. 170-173. 

Il principio di minimo e le equazioni di tipo misto ellittico-paraboliche, Rend. del Circolo 
Mat. di Palermo, 61, 1937, pp. 122-138. 

Sulla dimostrazione di un teorema di esistenza, Boll. UMI, 17, 1938, pp. 94-98. 
Sull’esistenza di un integrale doppio, Boll. UMI, 17, 1938, pp. 187-190. 

Proprietà degli integrali delle equazioni a derivate parziali del Calcolo delle variazioni, Rend. 
Ist. Lomb., 73, 1939-40, pp. 679-698. 

Sull’analiticità degli integrali di alcune equazioni del primo tipo misto, Ann. di Matem. p. e 
appi., s. 4, 19, 1940, pp. 51-79. 

Relazioni fra integrali doppi e soluzioni di equazioni a derivate parziali. Atti II Congresso 
UMI, Bologna, 1940, pp. 112-118. 

Un complemento allo studio del problema di Dirichlet in domimi infiniti. Atti R. Acc. Sci. 
Torino, 76, 1940-41, pp. 105-124. 

Sopra alcune questioni relative ad equazioni ellittico-paraboliche del secondo tipo misto. Atti R. 
Acc. Sci. Torino, 77, 1941-42, pp. 365-383. 

Equazioni ellittico-paraboliche in domimi infiniti, Rend. Ist. Lomb., 75, 1941-42, pp. 619- 
629. 

Sul problema di Goursat per le equazioni di tipo iperbolico non lineari, Ann. di Matem. p. e 
appi., s. 4, 21, 1942, pp. 189-229. 

Una proprietà degli integrali delle equazioni ellittico-paraboliche del secondo tipo misto, Rend. 
R. Accad. d’Italia, 3, 1942, pp. 502-510. 

Intorno ad un sistema di equazioni alle derivate parziali del primo ordine, Rend. Ist. Lomb., 
76, 1942-43, pp. 177-184. 

Sul problema misto per l’equazione del tipo iperbolico non lineare, Rend. Ist. Lomb., 76, 
1942-43, pp. 247-255. 

Sopra alcune questioni relative alle equazioni del tipo iperbolico non lineari, Ann. di Matem. 
p. e appi., 4, 23, 1944, pp. 1-23. 

Un teorema di esistenza e di unicità per un sistema di equazioni alle derivate parziali, Ann. di 
Matem. p. e appi., 4, 24, 1945, pp. 157-175. 

Sopra un nuovo problema ai limiti per un sistema di equazioni alle derivate parziali, Rend. Ist. 
Lomb., 79, 1945-46, pp. 103-111. 

Sopra la teoria delle caratteristiche per le equazioni di ordine n di tipo iperbolico non lineari, 

Rend. Ist. Lomb., 79, 1945-46, pp. 147-154. 

Teoria delle caratteristiche per equazioni non lineari di ordine n di tipo iperbolico, Ann. di 
Matem. p. e appi., 4, 26, 1947, pp. 95-117. 

Una proprietà delle superfici integrali delle equazioni non lineari di ordine n di tipo iperbolico, 

Rend. Acc. Naz. dei Lincei, 3, 1947, pp. 49-55. 


145 


1905-1992 


Maria Cibrario Cinquini 


• (con S. Cinquini), Lezioni di Analisi Matematica, voi. 1, Pavia, 1947-48, 7 edizioni succes- 

sive 1949-1973. 

• Sopra il problema di Cancky per i sistemi di equazioni alle derivate parziali del primo ordine, 

Rend. Sem. Mat. Univ. di Padova, 17, 1948, pp. 75-96. 

• Sopra i sistemi di equazioni alle derivate parziali a caratteristiche reali e multiple, Rend. Acc. 

Naz. dei Lincei, 8, 4, 1948, pp. 682-688. 

• (con S. Cinquini), Lezioni di Analisi Matematica, voi. 2, Pavia, 1948-49, 7 edizioni succes- 

sive 1950-1973. 

• Sui sistemi di equazioni a derivate parziali di ordine superiore. Atri del III Congresso UMI, 

Pisa, 1948, p. 97. 

• Sui sistemi di equazioni alle derivate parziali di ordine superiore. Annali di Matem. pura e 

appi, 4, 29, 1949, pp. 147-161. 

• Sopra la teoria delle caratteristiche per i sistemi di equazioni quasi-lineari alle derivate parziali 

del primo ordine, Ann. Se. Normale Sup. Pisa, 3, 3, 1949, pp. 161-197. 

• Sopra alcuni problemi preliminari, Rend. Ist. Lomb., 83, 1950, Nota I, pp. 49-59, Nota II, 

pp. 71-78. 

• Metodi esistenziali in Analisi matematica. Atti Sem. Mat. e Fis. Univ. di Modena, 5, 1950- 

51, pp. 90-100. 

• Un teorema fondamentale per la teoria delle caratteristiche di equazioni non lineari di ordine 

n di tipo iperbolico. Atti 4° Congresso UMI, Taormina, 1951, voi. 2, pp. 52-56. 

• Alcuni nuovi teoremi di esistenza per equazioni non lineari di ordine n di tipo iperbolico, Ann. 

Se. Normale Sup. Pisa, 3, 5, 1951, pp. 329-353. 

• (con S. Cinquini), Sopra una forma più ampia del problema di Cauchy per l’equazione 

p = f{x,y,z,q), Annali di Matem. pura e appi., 4, 32, 1951, pp. 121-155. 

• (con S. Cinquini), Ancora sopra una forma più ampia del problema di Cauchy per l’equazione 

p = f(x,y,z,q), Ann. Se. Normale Sup. Pisa, 3, 6, 1952, pp. 187-243. 

• Sopra la teoria delle caratteristiche per i sistemi di equazioni non lineari alle derivate parziali 

del primo ordine, Rend. Ist. Lomb., 86, 1953, pp. 725-746. 

• Equazioni a derivate parziali di tipo misto, Rend. Sem. Mat. Fis. di Milano, 25, 1953-54, 

pp. 18-40. 

• Una estensione nello studio dei sistemi di equazioni a derivate parziali. Proc. Intern. Congress 

Mathem., Amsterdam, voi. 1, 1954, pp. 449-450. 

• Nuovi teoremi di esistenza e di unicità per sistemi di equazioni a derivate parziali. Annali Se. 

Normale Sup. Pisa, 3, 9, 1955, pp. 65-113. 

• Moderne ricerche sulle equazioni a derivate parziali del primo ordine, Rend. Sem. Mat. Univ. 

Polit. Torino, 15, 1955-56, pp. 5-26. 

• Equazioni e sistemi di equazioni alle derivate parziali a caratteristiche reali, Atti del 5° Con- 

gresso UMI, Pavia-Torino, 1956, pp. 125-153. 

• Equazioni non lineari e teoria delle caratteristiche, in Equazioni alle derivate parziali a carat- 

teristiche reali, C.I.M.E., 1° Ciclo, Varenna, 1956, pp. 1-187. 

• (con S. Cinquini), Sopra una nuova estensione di un teorema di esistenza per equazioni a 

derivate parziali del primo ordine, Ann. di Matem., 4, 43, 1957, pp. 51-81. 


Matematica 


• Sistemi di equazioni a derivate parziali in più variabili indipendenti , Ann. Mat. p. e appi., 4, 

44, 1957, pp. 357-417. 

• Ulteriori ricerche intorno ai sistemi di equazioni a derivate parziali in più variabili indipen- 

denti , Ann. Se. Normale Sup. Pisa, 3, 13, 1959, pp. 449-488. 

• Teoremi di unicità per sistemi di equazioni a derivate parziali in più variabili indipendenti, 

Ann. Matem. p. e appi., 4, 48, 1959, pp. 103-134. 

• Sistemi di equazioni a derivate parziali in più variabili indipendenti, Celebrazioni Archime- 

dee del secolo XX, v. 2, Siracusa, 1961, pp. 83-86 - Sistemi di equazioni a derivate parziali 
quasi lineari in più variabili indipendenti. Atti 6° Congresso UMI (Napoli, 1959), 1960, 
pp. 287-288. 

• Un teorema di esistenza per sistemi di equazioni a derivate parziali di tipo iperbolico, Rend. 

Ist. Lomb., 96, 1962, pp. 190-208. 

• Sistemi di equazioni a derivate parziali in più variabili indipendenti. Seminari dell’Ist. Naz. 

di Alta Matem., 1962-63, Roma, Cremonese, 1964, pp. 103-122. 

• (con S. Cinquini), Equazioni a derivate parziali di tipo iperbolico, Monografie Matematiche 

del CNR, n. 12, Roma, Cremonese, 1964. 

• Teoremi di esistenza per sistemi semilineari di equazioni a derivate parziali in più variabili 

indipendenti, Ann. Matem. p. e appi., 4, 68, 1965, pp. 1 19-160. 

• Teoremi di esistenza per sistemi di equazioni quasi lineari a derivate parziali in più variabili 

indipendenti, Ann. Matem. p. e appi., 4, 75, 1967, pp. 1-46. 

• Proprietà delle soluzioni di sistemi di equazioni a derivate parziali. Atti 8° Congresso UMI, 

Trieste 1967, pp. 282-283. 

• Ulteriori risultati per i sistemi semilineari di equazioni a derivate parziali in più variabili 

indipendenti, Rend. Ist. Lomb., 102, 1968, pp. 801-837. 

• Ulteriori risultati per sistemi di equazioni quasi lineari a derivate parziali in più variabili 

indipendenti, Rend. Ist. Lomb., 103, 1969, pp. 373-407. 

• Teoremi di esistenza per sistemi di equazioni non lineari a derivate parziali in più variabili 

indipendenti, Rend. Ist. Lomb., 104, 1970, pp. 795-829. 

• Recensione: Selected Works of Giuseppe Peano, Historia Mathematica, 3, 1976, pp. 230- 

232. 

• Problemi relativi alle caratteristiche per sistemi di equazioni semilineari a derivate parziali, 

Ann. Matem. p. e appi., 4, 1 10, 1976, pp. 177-209. 

• Attualità di alcuni metodi classici in Analisi Matematica (presentato al Convegno « Analisi 

Matematica classica e applicazioni », Torino, 1977), Rend. di Matem., 6, 10, 1977, pp. 
477-487. 

• Un complemento a ricerche sui sistemi di equazioni a derivate parziali di tipo iperbolico, Nota 

/, Rend. Ist. Lomb., Ili, 1977, pp. 62-68; Nota II, Rend. Ist. Lomb., 112, 1978, pp. 
37-46. 

• Sopra i sistemi di equazioni a derivate parziali di tipo iperbolico, Rend. Sem. Mat. Fis. Mila- 

no, 48, 1978, pp. 9-33. 

• Sopra alcune questioni relative a sistemi di equazioni quasi lineari a derivate parziali in due 

variabili indipendenti. Annali Matem. p. e appi., 4, 120, 1979, pp. 315-328. 

• Sopra un sistema di equazioni non lineari a derivate parziali in due variabili indipendenti, 

Rend. Ist. Lomb., 113, 1979, pp. 92-102. 


1905-1992 


Maria Cibrario Cinquini 


• Francesco Giacomo Tricomi, Rend. Ist. Lomb., Parte Generale e Atti Ufficiali, 114, 1980, 

pp. 72-79. 

• Alcune recenti ricerche relative a sistemi di equazioni a derivate parziali. Atti Convegno Ce- 

lebr. R. Calapso, Messina-Taormina, 1981, pp. 76-91. 

• Risultati antichi e recenti in teoria delle caratteristiche (Convegno Matematico in Celebr. di 

G. Fubini e F. Severi, Torino, 1979), Atti Accad. Sci. Torino, Suppl. alvol. 115, 1982, pp. 
99-116. 

• Una classe di sistemi di equazioni a derivate parziali in più variabili indipendenti, Rend. di 

Matem., 7, 2, 1982, pp. 499-522. 

• Nuove ricerche sui sistemi di equazioni non lineari a derivate parziali in più variabili indipen- 

denti, Rend. Sem. Mat. Fis. Milano, 52, 1982, pp. 531-550. 

• Sopra una classe di sistemi di equazioni non lineari a derivate parziali in più variabili indipen- 

denti, Annali di Matem., 4, 140, 1985, pp. 223-253. 

• Circa 150 recensioni sulle riviste “Mathematica! Reviews”, “Bollettino UMI”. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 40, p. 155, n. matr. 40-155; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN 
dal 16.11.1925 al 13.7.1935, p. 56; Fascicolo personale-. Affari ordinati per classi, XIV B 
316, 322, 1929; XIV B 323, 1929; XIV B 328, 1930; XIV B 344, 1933; XIV B 345, 
1933; XIV B 349, 1934. 

Biblioteca del Dipartimento di Matematica dell’Università di Pavia: Fondo «S. Cinquini-M. 
Cibrario». 

Biblioteca del Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino: M. Cibrario, Corso di 
Matematica per i Chimici ed i Naturalisti, anno 1936-37, ms. litografato, Torino, Lit. Gili 
[1936], Dispense 1-33, pp. 1-526 nn. 

fonti bibliografiche 

Annuari dell’Università di Torino: a.a. 1927-28, pp. 358, 366; 1928-29, p. 95; 1929-30, p. 
101; 1930-31, p. 118; 1931-32, pp. 112, 117; 1932-33, pp. 125, 129; 1933-34, pp. 52, 
1 16, 121, 537; 1934-35, pp. 45, 89, 1 12, 120, 356; 1935-36 e 1936-37, pp. 32, 36, 75, 
106, 114; 1937-38, pp. 61, 67, 107, 142; 1938-39, pp. 37, 41, 91, 131; 1939-40, p. 51; 
1940-41, p. 44; 1945-46, p. 82. 

Maria Cibrario Cinquini, in Scienziate d’Occidente due secoli di storia, Milano, Eleusi-Pristem, 
Univ. Bocconi, 1997, p. 13. 

Maria Grazia Cazzani Nieri, Maria Cinquini Cibrario, Bollettino dell’Unione Matematica 
Italiana, 7, 8/A, 1994, pp. 295-307. 

Edna E. Kramer, Six more Female Mathematicians, Scripta Matematica, 23, 1957, pp. 83- 
95. 

Enrico Magenes, Maria Cinquini Cibrario, Atti della Accademia Nazionale dei Lincei, Classe 
di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali, Rendiconti, s. 9, Suppl., 5, 1994, pp. 35- 
47. 


Matematica 


Pietro Nastasi, Maria Cibrario Cinquini, Lettera Matematica Pristem, 14, 1994, p. 31. 

Lynn Osen, Women in Mathematics, Cambridge (Mass.), MIT Press, 1974, p. 159. 

Fulvia Skof, Maria Cinquini Cibrario, Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 127, 
1993, pp. 285-298. 

Fulvia Skof, Maria Cibrario, in Clara Silvia Roero (a cura di), La Facoltà di Scienze Mate- 
matiche, Fisiche e Naturali 1948-1998, t. 2, I docenti, Torino, Deputazione Subalpina di 
Storia Patria, 1999, pp. 619-621. 

E.L. 



Maria Cibrario. 


Elsa Debenedetti 

1905-1979 

Scienze della Terra 


Nata ad Alba (Cuneo) il 27 novembre 1905 da Beniamino e da Emma Jarach, Elsa 
Debenedetti frequenta il Liceo classico Plana di Alessandria. Nel 1924 si iscrive all’Uni- 
versità di Torino al corso di studi in Scienze Naturali; si laurea il 23 novembre 1928, 
discutendo la tesi Sugli epidoti del Piemonte e in particolare del Giasset di Val d’Aia e le 
sottotesi Gli anfiteatri morenici del Piemonte, Vitalismo e meccanicismo e La vegetazione 
sotterranea, e riportando la votazione 90/100. 

Nel giugno del 1929 Emilio Repossi, direttore dell’Istituto di Mineralogia dell’Uni- 
versità, presenta all’Accademia delle Scienze di Torino la nota di Debenedetti Studio 
cristallografico dell’epidoto del Giasset in Val d’Aia (Piemonte). Si tratta di una ricerca volta 
a proseguire ed estendere i risultati pubblicati dallo stesso Repossi dieci anni prima nel 
saggio La Vald’Ala e i suoi minerali (Natura, 10, 3, 1919, pp. 89-132). Debenedetti ana- 
lizza un nuovo giacimento di epidoto, quello del Giasset, trovato vicino alla Testa Ciarva, 
sul lato settentrionale della Val d’Aia, e quindi sul versante opposto a quello dei famosi 
giacimenti del Paschietto, di Saulera e di Rocca Nera. L’abbondante materiale descritto 
nella nota in parte è raccolto da Debenedetti, in parte è fornito dal collezionista Crida e 
dal Museo Mineralogico di Torino. Quest’ultimo, del resto, a partire dal 1923 si era ar- 
ricchito, sotto la direzione di Repossi e grazie a ripetute campagne di ricerca proprio nella 
Val d’Aia, di bellissimi cristalli di vesuviana, epidoto, diopsite e granati. La ricercatrice 
distingue due tipi di cristalli, di cui il primo è simile a quello già descritto da Repossi, e 
conclude (1929, pp. 386, 391): 

«Il 2° tipo è meno frequente, e potei misurarne solo due cristalli, di cui uno è gemi- 
nato. Essi sono di colore verde più intenso. Il cristallo semplice ha abito più spiccata- 
mente epidotico, ossia è allungato nella direzione dell’asse y e tabulare secondo {001}. 

[. . .] L’epidoto del Giasset si può riportare, quanto a giacitura, agli altri della vai d’Aia 
e, in generale, delle pietre verdi. Per quanto riguarda l’abito, i cristalli del 1° tipo han- 
no qualche rassomiglianza con quelli più semplici del Paschietto, della Val di Viù ed 
anche dell’Ossola; i cristalli del 2° tipo invece presentano una somiglianza notevole più 
con quelli della Bettolina, in vai d’Ayas, che cogli altri della vai d’Aia.» 

Debenedetti muore a Torino il 14 dicembre 1979. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Studio cristallografico dell’epidoto del Giasset in Val d’Aia (Piemonte), Atti della R. Accademia 
delle Scienze di Torino, Classe di Scienze MFN, 64, 1929, pp. 385-391. 


Scienze della Terra 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di carriera scolastica della Facoltà di Scienze 
MFN, n. 41, n. matr. SN 41-109, p. 109; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN 
dal 16.11.1925 al 13.7.1935, p. 117. 


E.L., C.S.R. 


Fausta Audisio 

1906-1990 


Matematica 


Fausta Giuseppina Audisio nasce a Torino il 12 luglio 1906 da Vittorio e da Adele 
Andreis. Compiuti gli studi secondari presso il Liceo-ginnasio Cavour di Torino, conse- 
gue la maturità nel 1924 e, dopo aver frequentato per un anno, in modo egregio, la R. 
Accademia Albertina di Belle Arti, nel 1927 si iscrive al corso di laurea in Matematica 
dell’Ateneo torinese. Grazie a una delibera della Facoltà di Scienze MFN è ammessa 
direttamente al secondo anno, con l’obbligo di sostenere tutti gli esami del primo, ad 
eccezione di due prove uniche per Analisi I e II e per Geometria proiettiva e descrittiva I 
e II, su programmi concordati con i professori F. Tricomi e A. Terracini, titolari di quegli 
insegnamenti. 

Allieva di Giuseppe Peano nel corso di Matematiche complementari, Fausta Audisio 
ottiene il massimo dei voti nel relativo esame e, forse su invito e presentazione del Mae- 
stro, ancor prima della laurea pubblica sulla rivista “Rassegna di Matematica e Fisica”, 
una lezione di Peano sui numeri interi e sulle quattro operazioni fondamentali su essi, 
con lo scopo prettamente pedagogico di fornire definizioni rigorose di alcuni concetti 
elementari. 

Dopo aver introdotto assiomaticamente i numeri naturali incluso lo zero, l’autrice 
esamina dal punto di vista matematico e filologico-linguistico varie definizioni di nu- 
mero e di operazioni aritmetiche emerse nel corso dei secoli. Il testo cui Audisio fa qui 
costantemente riferimento è X Aritmetica generale e algebra elementare (Torino, 1902) di 
Peano, nella quale si utilizzavano il simbolismo ideografico e le proposizioni di aritmetica 
e di algebra contenute nel celebre Formulario di Matematica. Nella nota affiora l’impron- 
ta degli assunti epistemologici e delle proposte didattiche della scuola di Peano, come si 
evince ad esempio dal seguente brano (1929, p. 85): 

«Nel 1924, il Ministero d’istruzione Pubblica nominò una commissione sui libri di 
testo di aritmetica nelle scuole elementari. Nella relazione la commissione osserva: “è 
veramente doloroso il constatare la pretesa che hanno molti autori che il bambino 
impari quelle definizioni a memoria. L’insegnamento dogmatico insidia la formazione 
dell’ intelligenza e il carattere morale”. [...] Può avere importanza in una scuola supe- 
riore, l’esame se sia possibile ridurre quelle operazioni sui numeri ad altre più semplici. 

Ma allora occorre rinunziare al linguaggio a parole ed esprimere tutto in simboli.» 

E ancora il matematico e logico piemontese a dirigere Audisio nella sua dissertazione 
di laurea, intitolata II numero Jt e ancor oggi conservata a Torino. Il 14 luglio 1930 la 
giovane discute la tesi e le tre sottotesi Gruppi di omografie che mutano in sé una quadrica 
piana. Determinazione approssimata dell’orbita di un pianeta dall’osservazione e II teorema 


Matematica 


dì Mittag Leffler e il teorema dì Weiser, ma per il suo curriculum poco brillante ottiene la 
semplice approvazione (85/100). 

Nel 1931 Fausta Audisio consegue l’abilitazione all’insegnamento di Matematica e 
Fisica nelle scuole medie (con punti 53/78) e prosegue per alcuni anni le ricerche di 
carattere storico e matematico sull’argomento della sua tesi di laurea, confluite in alcune 
pubblicazioni presentate da Peano all’Accademia delle Scienze di Torino, ai Lincei e al 
“Periodico di Matematiche”. Nell’articolo Calcolo di Jt in Archimede la giovane prende in 
esame due passaggi oscuri dell’opera Sulla misura del cerchio e traduce in termini moderni 
il calcolo del matematico siracusano, ipotizzando l’uso delle frazioni continue. In una 
successiva nota, Audisio espone invece un metodo ideato da Peano per la stima del resto 
nella serie di Leibniz che esprime n/4. L’estratto più corposo della ricerca storica condot- 
ta da Fausta Audisio è costituito dal saggio II numero Jt, apparso nel 1931 sul “Periodico 
di Matematiche”. Qui troviamo dettagliate notizie storiche su Jt dai babilonesi agli egizi, 
dai greci agli indiani, dai cinesi agli arabi; sulle fonti originali in cui cercare metodi ele- 
mentari per il suo calcolo; tecniche approssimate per determinare la sua radice quadrata; 
i legami con il fattoriale; espressioni di Jt nelle forme più disparate, accanto ad alcuni 
cenni sulle dimostrazioni della sua irrazionalità e trascendenza. Interessante è la rassegna 
dei metodi infinitesimali per il calcolo di Jt mediante gli sviluppi in serie, desunta dalla 
lettura di alcune monografie e articoli di allievi e collaboratori di Peano, come la nota di 
Carlo Bersano, Il numero Jt calcolato con la serie esponenziale apparsa negli “Atti dell’Acca- 
demia delle Scienze di Torino” (54, 1918-19, pp. 1007-1012) e il volume di Ugo Cassina 
Calcolo numerico (Bologna, 1928). 

L’ultima pubblicazione di Fausta Audisio verte ancora Sul numero Jt e risponde in 
modo conciso, ma esauriente, ad alcune critiche rivoltele da Ettore Bortolotti e incentra- 
te soprattutto sull’utilizzo delle frazioni continue in Archimede. Anche in questo caso la 
giovane rinvia gli studiosi al Formulario Mathematica di Peano e alla letteratura più ag- 
giornata sul tema (Eugenio Maccaferri, Sulle frazioni contìnue , Annuario R. Ist. Tecnico 
di Piacenza, 1931). 

Pur impegnata nell’attività di insegnamento, Audisio continua a mantenere rapporti 
molto cordiali con Peano, testimoniati ad esempio dalla lettera del 31 maggio 1931, in 
cui gli preannuncia una sua visita: 

«Chiar.mo Professore, ho ricevuto Schola et Vita coll’interessante articolo della Signori- 
na Cibrario e la ringrazio sentitamente. Il 5 giugno dovrò essere a Torino per sostenere 
l’esame scritto per l’abilitazione; sarei troppo indiscreta se venissi a salutarla nel po- 
meriggio di giovedì 4 c.m.? A che ora la disturberei meno? Gradisca i miei più sentiti 
rispetti estensibili anche alla gent.ma Sua Signora.» 

Fausta Audisio si spegne a Mondovì il 20 marzo 1990. 


1906-1990 


Fausta Audisio 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• I numeri interi. Le quattro operazioni fondamentali su di essi , Rassegna di Matematica e 

Fisica, Periodico mensile dell’Istituto G. Ferraris (Roma), 1, 1929, pp. 81-85. 

• Calcolo di Jt in Archimede, Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 65, 1929-30, 

pp. 101-108. 

• Calcolo di Jt colla serie di Leibniz, Atti della R. Accademia dei Lincei, Rendiconti, 6, 11, 

1930, pp. 1077-1080. 

• Il numero Jt, Periodico di Matematiche, 4, 3, 1931, pp. 1 1-42. 

• Ancora sul numero Jt, Periodico di Matematiche, 4, 20, 1931, pp. 149-150. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di 
Scienze MFN, n. 44, p. 76 (n. matr. mancante); Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze 
MFN dal 16.1 1.1925 al 13.7.1935, p. 173; Tesi di laurea. 

Biblioteca Civica di Cuneo, Fondo G. Peano : lettera a Peano n. 101024 del 31.5.1931, visi- 
bile anche sul cd-rom, a cura di C.S. Roero, N. Nervo, T. Armano, LArchivio Giuseppe 
Peano, Torino, Dipartimento di Matematica, 2002. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Annuario dell’Università di Torino, a.a. 1930-31, p. 346. 

Natalia Nervo, La Scuola di Peano: Allievi e Collaboratori, Tesi di laurea in Matematica, Uni- 
versità di Torino, 1999. 

Clara Silvia Roero, Peano e l’altra metà del cielo, in Giuseppe Peano Matematica, Cultura e 
Società, a cura di C.S. Roero, Cuneo, L’Artistica Savigliano, 2001, pp. 63-71; Giuseppe 
Peano and thè female universe, in More than pupils, Italian women in Science at thè turn of 
thè 20th century, a cura di Valeria Babini, Raffaella Simili, Firenze, Olschki, 2007, pp. 
40-41. 


Pierina Calieri Carta 

1910-1991 

Matematica 


Nata a Torino il 13 ottobre 1910 da Alessandro e da Domenica Voglino, dopo aver 
compiuto gli studi superiori al Liceo Cavour, Piera Maria Calieri si iscrive nel 1928 al cor- 
so di laurea in Matematica e Fisica dell’Università di Torino, sostenendo in modo brillante 
tutti gli esami. Il 13 luglio 1932 si laurea con la votazione massima (100/100) discutendo 
la dissertazione di Fisica La diffrazione degli elettroni e presentando le tre sottotesi Le su- 
perfici rigate di quarto grado nella classificazione di Cremona, modelli relativi. Il teorema dì 
reciprocità di Fourier e Metodi per la prova dei sistemi ottici. Il 23 dicembre dello stesso anno 
consegue l’abilitazione all’insegnamento di Matematica e Fisica nelle scuole medie. 

Dal 1932 al 1935 Piera Calieri è impiegata come assistente incaricata presso la Bi- 
blioteca di Matematica, di cui all’epoca era direttore l’illustre geometra algebrico Gino 
Fano, e queste frequentazioni la spingono ad approfondire ricerche di carattere storico- 
scientifico. Agli anni Trenta risalgono infatti le sue pubblicazioni, che riguardano temi di 
geometria, con un orientamento prevalentemente storico e divulgativo di alto profilo. 

Nella prima nota, redatta sotto la guida e su suggerimento di Guido Ascoli, la giovane 
illustra in dettaglio il calcolo geometrico di G. Thomsen, le sue applicazioni e la relativa 
costruzione della geometria elementare. Le sue conoscenze della letteratura scientifica 
classica e di quella più aggiornata le permettono di tracciare un affresco degli sviluppi 
di questo settore della matematica, a partire dalla geometria analitica di R. Descartes, 
passando per il calcolo geometrico e vettoriale di Grassmann-Peano, fino alle costruzio- 
ni teoriche più astratte ad opera di D. Hilbert, M. Pieri, J. Fijelmslev e FI. Boldt. Pur 
trattandosi di una ricerca scaturita in seno all’Istituto di Matematiche complementari 
diretto da Ascoli, Calieri non adotta nel suo lavoro l’impostazione di taglio didattico 
che contraddistingue gli articoli di numerose sue colleghe. Lei stessa precisa infatti che il 
nuovo metodo di «meccanizzazione» della geometria elaborato da Thomsen è notevole 
non tanto «per valore pratico o didattico», quanto «per semplicità teorica ed originalità 
costruttiva» (1935, p. 74). 

Ancora alla storia della matematica è dedicato l’articolo Sulle origini della nozione dei 
punti ellittici e iperbolici di una superficie, apparso nel 1938 sul “Periodico di Matemati- 
che”. Estendendo lo studio condotto da Alessandro Terracini sulle origini dei primi con- 
cetti della geometria differenziale, Calieri si propone in questo caso di (1938, pp. 33-34): 

«far vedere come si sia sviluppato storicamente il concetto che dall’eguaglianza o meno 
di segno dei raggi principali di curvatura in un punto si possono dedurre importanti 
conclusioni relativamente alla forma della superficie nell’intorno del punto stesso, e 
quando sia stata risolta in modo chiaro la questione del comportamento di una super- 
ficie rispetto al piano tangente.» 


1910-1991 


Pierina Calieri Carta 


A tal scopo l’autrice esamina i contributi di J.B. Meusnier, L. Euler, G. Monge, P. Du- 
pin, A. Transon, J.N.P. Hachette, A.-L. Cauchy, J. Bertrand, J. Serret e Bedetti. Le com- 
petenze certamente acquisite nell’ambito della sua attività di addetta alla ricca Biblioteca 
di Matematica dell’Università di Torino traspaiono nella sua volontà di rifarsi scrupo- 
losamente alle fonti originali, ora trascrivendone alcuni passi, ora modernizzandone i 
ragionamenti, ora integrandoli alla luce delle conoscenze moderne. Pur senza elaborare 
delle tesi storiografiche di particolare originalità e spessore, la produzione scientifica di 
Calieri si situa armoniosamente nel filone di studi di storia della matematica «interna» e 
«tecnica» che, a Torino, aveva esordito nell’ambito dei corsi di Matematiche complemen- 
tari tenuti da Giuseppe Peano ed era poi proseguito ad opera soprattutto di A. Terracini, 
G. Ascoli, M. Gliozzi, U. Cassina e L. Geymonat. 

Nel dicembre del 1935 Piera Calieri si trasferisce ad Alessandria come insegnante di 
ruolo di Matematica e Fisica nel locale R. Istituto magistrale. 

Muore a San Carlo Canavese il 14 settembre 1991. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Il calcolo geometrico ed i fondamenti della geometrìa elementare nell’opera di G. Thomsen, 

Periodico di Matematiche, 4, 15, 1935, pp. 73-86. 

• Su alcune corrispondenze legate al contatto di due superficie. Rendiconti dell’Istituto Lom- 

bardo di Scienze e Lettere, 2, 69, 1936, pp. 711-721. 

• Sulle origini della nozione dei punti ellittici e iperbolici di una superficie, Periodico di Mate- 

matiche, 4, 18, 1938, pp. 33-42. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 44, p. 186, n. matr. 44-186; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze dal 
16.11.1925 al 13.7.1935, p. 228; Fascicolo della carriera. 


E.L., C.S.R. 


Pierina Gramantieri Mottura 

1910-1995 


Chimica 


Pierina Vittoria Giuseppina Gramantieri nasce a Tortona (Alessandria) il 7 aprile 
1910 da Pietro, maggiore dell’Esercito, e dalla contessa Maria Merenda Salecchi. 

Si iscrive all’Università di Torino, scegliendo il corso di studi in Chimica, che fre- 
quenta con esiti eccellenti, distinguendosi soprattutto negli esami di Bromatologia e in 
quelli di Chimica organica, analitica, inorganica e farmaceutica. Il 29 giugno 1932 si 
laurea in Chimica, riportando lavorazione 100/100, con la dissertazione Su alcune nuove 
aminoazossime e presentando le sottotesi Dosamenti dell’azoto col metodo di Dumas, Peso 
molecolare dell’acqua allo stato liquido e L’azione di un fungo endofita sulla germinazione 
delle orchidee. 

E assistente presso l’Istituto di Chimica generale diretto da Giacomo Ponzio dal 1934 
al 1936 e la sua breve permanenza all’Università si concretizza in una pubblicazione sulle 
diossime, ventennale area ricerca del suo Maestro. Per motivi di famiglia rassegna le sue 
dimissioni il 24 aprile 1937. 

Pierina Gramantieri in Mottura si spegne a Torino il 31 luglio 1995. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Ricerche sulle diossime - CXVII, Gazzetta Chimica Italiana, 66, 1936, pp. 753-757. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di carriera scolastica della Facoltà di Scienze 
MFN n. 45, n. matr. 4515; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 16.1 1.1925 
al 13.7.1935, p. 225; Fascicolo personale. 


E.L., ET. 


Giacinta Andruetto Corio 

1911 -? 

Matematica 


Nata a Torino il 26 luglio 1911 da Ettore e da Giuseppina Mensa, dopo aver compiu- 
to gli studi al R. Liceo classico Gioberti, Giacinta Andruetto si iscrive nel 1927 al corso di 
laurea in Matematica dell’Università di Torino, che frequenta con un ottimo profitto. 

Il 1 3 luglio 1931 si laurea con la votazione massima (lOO/lOOe lode) , discutendo sot- 
to la direzione di Tommaso Boggio la tesi Sopra alcune questioni di meccanica negli spazi 
curvi e presentando le sottotesi Enti geometrici proiettivamente collegati a sistemi di ele- 
menti curvilinei. Studio dell’articolo Uber ein trigonometrische Analyse eines Kaeyaschen 
Satzes e L’equazione aggiunta di Lagrange e le equazioni lineari d’ordine dispari equivalen- 
ti alla loro aggiunta. Nel 1932 Giacinta Andruetto riceve il premio Corrado Segre per 
laureati in Matematica, istituito nel 1925 in memoria del geometra algebrico, con una 
sovvenzione dell’ing. G. Ghersina. Iscritta al corso di laurea in Fisica presso l’Università 
di Roma, nell’ottobre del 1936 è ammessa al terzo anno, ma non sappiamo se completò 
questi studi. Nel 1932 Andruetto aveva conseguito nel frattempo l’abilitazione all’inse- 
gnamento di Matematica e Fisica nelle Scuole medie e, nel 1936, quella per le Scuole di 
avviamento professionale, iniziando la carriera di docente al Liceo tecnico P. Delpiano 
di Torino. Assistente supplente alla cattedra di Analisi matematica dal 1941 al 1944 e a 
quella di Geometria analitica dal 1944 al 1950, è nominata assistente straordinaria alla 
stessa cattedra dal 1951 al 1960. 

Giacinta Andruetto ha al suo attivo una produzione scientifica pregevole, costituita da 
una decina di note su questioni di meccanica razionale, apparse su prestigiose riviste. Frut- 
to della tesi di laurea è il suo primo articolo, presentato da T. Levi Civita all’Accademia 
Nazionale dei Lincei nel marzo del 1931, nel quale la giovane stabilisce una relazione tra i 
simboli di Riemann a 4 indici di T specie relativi a due varietà, una immersa nell’altra. E 
ancora Levi Civita a presentare ai Lincei le tre successive note di Andruetto che, ricorren- 
do ai metodi omografici tipici della scuola di Peano, e in particolare ai lavori di T. Boggio, 
P. Burgatti e C. Burali-Forti, mostra come l’approccio vettoriale permetta di giungere a 
formule di Saint- Venant più semplici ed espressive, rispetto a quelle «classiche». 

Nel 1945 Giacinta Andruetto sposa il collega Arnaldo Corio, assistente di ruolo al 
Politecnico di Torino, e inizia cosi un sodalizio scientifico e umano che porterà la coppia 
a pubblicare vari manuali di Algebra, Aritmetica, Trigonometria e Analisi infinitesimale 
per tutti gli indirizzi di scuole secondarie. Concepiti con l’intento di «raggiungere conci- 
sione e chiarezza senza pregiudizio del rigore», questi agili testi scolastici sono corredati 
da numerosi esercizi e con le loro varie edizioni segnano l’evolversi della manualistica del 
secondo dopoguerra, grazie alla specifica attenzione rivolta ai più recenti indirizzi dell’al- 
gebra moderna, secondo i programmi e le riforme ministeriali del 1961 e del 1972. 


Matematica 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Relazione tra i simboli di Riemann relativi a due varietà, una immersa nell’altra, Rendiconti 

R. Accademia dei Lincei, 6, 13, 1931, pp. 338-341. 

• Sulle equazioni intrinseche dell’equilibrio elastico. Rendiconti R. Accademia dei Lincei, 6, 

13, 1931, pp. 489-494. 

• Le formide di Saint-Venant per gli spazi curvi a tre dimensioni. Rendiconti R. Accademia dei 

Lincei, 6, 15, 1932, pp. 214-218. 

• Leformide di Saint-Venant per le varietà Vn a curvatura costante. Rendiconti R. Accademia 

dei Lincei, 6, 15, 1932, pp. 792-797. 

• Sulla curvatura dell’evoluta di alcuni sistemi di curve piane. Giornale di Matematiche (G. 

Battaglini), 74, 1936, pp. 101-104. 

• Sul modulo di una matrice. Rendiconti del R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, 2, 69, 

1936, pp. 300-308. 

• Nuova espressione per la curvatura totale di una superficie. Rendiconti R. Accademia dei 

Lincei, 6, 23, 1936, pp. 95-98. 

• Sulle linee e superficie geodeticamente parallele, Rendiconti R. Accademia dei Lincei, 6, 23, 

1936, pp. 99-103. 

• Relazioni tra volumi e superficie di rotazione intorno ad assi paralleli, Bollettino dell’Unione 

Matematica Italiana, 15, 1936, pp. 14-17. 

• Sulla determinazione degli assi delle quadriche, Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 

72, 1937, pp. 474-481. 

• Corso di matematica per istituti tecnici e licei. Algebra. Parte I, Torino, Paravia, 1950, Parte 

II. Trigonometria, Torino, Paravia, 1951. 

• Sistemi di primo grado. Appendice al volume secondo di algebra del corso di matematica. Ad uso 

esclusivo dei licei classici, Torino, Paravia, 1951. 

• (con A. Corio), Algebra per ginnasi superiori e licei classici. Parte I. Per ginnasi superiori, 

Torino, Paravia, 1952, 1959. 

• (con A. Corio), Algebra per gli istituti magistrali, Torino, Paravia, 1952. 

• (con A. Corio), Algebra per licei scientifici, Torino, Paravia, 1952, 1953, 1961. 

• (con A. Corio), Trigonometria per gli istituti tecnici industriali di ogni indirizzo e nautici, 

Torino, Paravia, 1952, 1956, 1961, 1964. 

• (con A. Corio), Trigonometria per i licei classici, Torino, Paravia, 1952, 1959, 1962, 1964. 

• (con A. Corio), Algebra per istituti tecnici industriali e nautici secondo i nuovi programmi, 

Torino Paravia, 2 a ed. 1952, 3 a ed. 1954. 

• (con A. Corio), Elementi di analisi matematica per istituti tecnici industriali e nautici, Tori- 

no, Paravia, 1954. 

• (con A. Corio), Elementi di geometria analitica per istituti tecnici industriali di ogni indirizzo 

e nautici, Torino, Paravia, 1954, 1961, 1987. 

• (con A. Corio), Complementi di matematica per licei scientifici, Torino, Paravia, 1956, 1964, 

1965. 

• (con A. Corio), Complementi di matematica per la 3“ classe degli istituti tecnici per geometri e 

agrari. Elementi di geometria analitica. Elementi di matematica finanziaria,Tonr\o, Paravia, 
1956. 


1911-? 


Giacinta Andruetto Corio 


• (con A. Corio), Aritmetica per le scuole medie ..., Torino, Paravia, 1957. 

• (con A. Corio), Algebra per le scuole medie, Torino, Paravia, 1960, 1962. 

• (con A. Corio), Trigonometria per licei scientifici ..., Torino, Paravia, 1961. 

• (con A. Corio), Aritmetica per la scuola di avviamento . . ., Torino, Paravia, 1962. 

• (con A. Corio), Geometria per la scuola di avviamento ..., Torino, Paravia, 1962. 

• (con A. Corio), Algebra con richiami di aritmetica per gli istituti tecnici femminili ad uso della 

prima e seconda classe, Torino, Paravia, 1962. 

• (con A. Corio), Aritmetica ed algebra per la T classe degli istituti tecnici per geometri ed agrari, 

secondo i nuovi programmi ..., Torino, Paravia, 1962. 

• (con A. Corio), Elementi di trigonometria e cenni sulla risoluzione grafica delle equazioni e dei 

sistemi di equazioni: per la seconda classe degli istituti tecnici per geometri ed agrari, Torino, 
Paravia, 1962. 

• (con A. Corio), Geometria per le scuole medie ..., Torino, Paravia, 1962. 

• (con A. Corio), Algebra, geometria analitica per la seconda classe degli istituti tecnici agrari 

secondo i programmi del 1961 ..., Torino, Paravia, 1963. 

• (con A. Corio), Aritmetica ed algebra per la prima classe degli istituti tecnici commerciali 

secondo i nuovi programmi, Torino, Paravia, 1963. 

• (con A. Corio), Aritmetica ed algebra per la seconda classe degli istituti tecnici commerciali 

secondo i nuovi programmi, Torino, Paravia, 1963. 

• (con A. Corio), Algebra, matematica finanziaria, geometria analitica per la terza classe degli 

istituti tecnici per geometri, secondo ì nuovi programmi, Torino, Paravia, 1963. 

• (con A. Corio) , Aritmetica per la scuola media unificata ..., Torino, Paravia, [ 1 963] . 

• (con A. Corio), Algebra, geometria analitica, trigonometrìa per la seconda classe degli istituti 

tecnici per geometri secondo i nuovi programmi ..., Torino, Paravia, 1962, 1963. 

• (con A. Corio), Elementi di analisi matematica per gli istituti tecnici industriali e nautici 

secondo i programmi del 1961 ..., Torino, Paravia, 1964. 

• (con A. Corio), Elementi di calcolo differenziale ed integrale con argomenti complementari per 

gli indirizzi di elettronica industriale, telecomunicazioni, energia nucleare, elettrotecnica degli 
istituti tecnici industriali, secondo i programmi del 1961 Torino, Paravia, 1964, 1971 • 

• (con A. Corio), Algebra con applicazioni dell’algebra alla geometria per istituti magistrali, 

Torino, Paravia, 1964. 

• (con A. Corio), Geometria analitica, algebra, matematica finanziaria, trigonometria per 

la terza classe degli istituti tecnici agrari, secondo i programmi del 1961, Torino, Paravia, 
1964. 

• (con A. Corio), Aritmetica ed algebra per la prima classe degli istituti tecnici commerciali ..., 

Torino, Paravia, 1971. 

• (con A. Corio), Cenni di algebra moderna, Torino, Paravia, 1971. 

• (con A. Corio), Algebra moderna per i licei scientifici parte prima e seconda, Torino, Paravia, 

1972. 

• (con A. Corio), Algebra moderna per gli istituti tecnici industriali e nautici, Torino, Paravia, 

1972. 

• (con A. Corio), Aritmetica ed algebra per la prima classe degli istituti tecnici per geometri, 

secondo i programmi del 1972, Torino, Paravia, 1973. 


Matematica 


• (con A. Corio), Algebra moderna per gli istituti magistrali Torino, Paravia, 1974. 

• (con A. Corio), Elementi di analisi matematica per la quarta classe degli istituti tecnici per 

geometri secondo i programmi del 1972 ..., Torino, Paravia, 1974. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 44, p. 75 (n. matr. mancante); Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN 
dal 16.11.1925 al 13.7.1935, p. 201; Fascicolo personale. 


E.L., C.S.R. 


Margherita Calvi Santoro 

1911-2001 

Matematica 


«[. . .] noti ve campo si bene mietuto che nulla offra all’opera delle spigolatrici, 
non ve argomento così trito che non permetta, a chi lo ricontempli con sguardo fresco 
ed acuto, di arricchirlo di qualche ulteriore osservazione [...]» 
G. Scorza, La matematica come arte, Congresso delle Scienze, Trento, Settembre 1930 




Margherita Giuseppina Secondina Calvi nasce a Torino il 27 aprile 1911 da Giovanni 
e da Teresa Tavolino. La sua è un’agiata famiglia del Monferrato: il padre, chimico, è stato 
direttore dell’Ufficio d’igiene di Torino e ha ricevuto diversi riconoscimenti, mentre un 
suo cugino ha sposato Giuseppina Peano, nipote del celebre matematico cuneese. 

Dopo aver compiuto gli studi superiori presso il R. Liceo scientifico G. Ferraris di 
Torino, conseguendo la maturità il 17 luglio 1928, Margherita Calvi avrebbe desiderato 
intraprendere gli studi di filosofia ma, come mi raccontava lei stessa: 


«per una donna questa non era, allora, una scelta opportuna e così assecondai un altro 
mio grande interesse: quello per la Matematica.» 


Si iscrive quindi al corso di studi in Matematica dell’Ateneo torinese, che segue con 
buon profitto. Fra i compagni di Università e gli amici che frequenta in quegli anni vi 
sono il filosofo Ludovico Geymonat, il matematico Piero Buzano, il fisico Ettore Majo- 
rana e Rita Levi Montalcini, futuro premio Nobel per la medicina. 

Il 5 dicembre 1932 Margherita Calvi si laurea discutendo la tesi Sui sistemi lineari 
di cubiche piane algebriche con punti base punti di flesso, guidata da A. Terracini, e le 
sottotesi Sulle singolarità delle equazioni differenziali del 1 ° ordine e di 1° grado ; Sull’in- 
tegrazione delle equazioni differenziali omogenee di ordine e grado qualunque e II fenomeno 
Doppler. I risultati originali della sua dissertazione confluiscono nella nota Sistemi linea- 
ri di cubiche piane i cui punti base sono di flesso, apparsa l’anno successivo sul “Giornale 
di Matematiche” di Battaglini, diretto da Ernesto Pascal. La giovane si propone qui di 
dimostrare che: 


«condizione necessaria e sufficiente affinché le C"di un fascio abbiano in un punto 
dato un punto di flesso a tangente variabile è che coincidano le polari armoniche del 
punto rispetto a due e quindi a tutte le C" del fascio.» 

L’autrice cerca quindi tutti i sistemi lineari di cubiche dotati di ulteriori punti base di 
flesso e, oltre alla nota soluzione dei fasci sizigetici, ne trova altre sei. 


162 


Matematica 


Dopo aver conseguito nel 1938 le abilitazioni all’insegnamento della Matematica nei 
Ginnasi, prima, e negli Istituti tecnici, poi, Margherita Calvi inizia la sua professione 
presso l’Istituto magistrale D. Berti di Torino. Entrata in ruolo nel 1939 prosegue la sua 
brillante carriera di insegnante in diverse scuole: Istituto tecnico Q. Sella, Liceo classico 
Cavour, Scuola media C. Nigra, Istituto tecnico A. Avogadro, dove conclude la sua atti- 
vità il 30 settembre 1975. 

La passione di Calvi per l’insegnamento, che la porta a collaborare con l’Associazione 
Mathesis di Torino, emerge dalle numerose testimonianze di allievi che si sono avvicinati 
allo studio della matematica grazie alle sue speciali doti didattiche e umane. Uno studente 
dell’ITIS Avogadro ricorda, ad esempio, un aneddoto significativo, da cui traspare come 
nel suo insegnamento la precisione lessicale fosse sempre accompagnata dal rigore logico: 

«Siamo all’inizio del percorso di studio dell’algebra e sono state introdotte le proprietà 
dei numeri relativi e le proprietà delle operazioni con essi. Uno studente è chiamato 
alla lavagna e sta sviluppando il calcolo di un’espressione algebrica con sicurezza e 
precisione, scandita ad alta voce perché tutti partecipassero (come lei richiedeva), con 
le motivazioni dei vari passaggi essenziali e l’enunciazione delle proprietà applicate. 

Ad un certo punto, lo studente procedendo senza esitazioni, dice: “adesso devo sem- 
plificare ...”. “NOOO!!!”, lo interrompe bruscamente la professoressa e scruta il resto 
della classe per scorgere se qualcuno è in grado di intervenire. Il silenzio però è totale. 
Nessuno aveva capito qual era stato l’errore commesso. La professoressa Calvi correg- 
ge: “lei non deve semplificare, lei può semplificare”» 

Il suo insegnamento, fortemente innovativo, prevedeva una modalità di conduzione 
della lezione prima e dell’interrogazione poi, che coinvolgeva l’intera classe e costituiva il 
momento di sintesi tra ciò che occorreva conoscere e ciò che bisognava saper fare. Le in- 
terrogazioni avevano il duplice scopo di verificare la puntuale conoscenza degli argomenti 
trattati - che durante le lezioni dettava e sollecitava a trascrivere sul proprio quaderno 
- e di consentire un’ulteriore riflessione sulla teoria, proponendo l’esecuzione di esercizi 
atti a esplicitare le proprietà illustrate. Questo permetteva a ciascun studente, e non solo 
all’interrogando, di rinforzare le conoscenze acquisite con un’applicazione ragionata delle 
regole, con un uso corretto dei termini, e lo aiutava a sviluppare delle reali competenze, 
spendibili anche in altri contesti. Sarebbero state inaccettabili affermazioni non corrette 
sul piano terminologico e logico formale e, nel contempo, il modus operandi non doveva 
scadere in un procedimento meccanico ma, al contrario, era proposto agli studenti per 
far compiere loro scelte opportune e per indurli a scorgere percorsi alternativi, semplici e 
efficaci. Per Calvi questo era il «calcolo algebrico intelligente», da contrapporre al «calcolo 
del salumiere». Analoga attenzione era da lei dedicata alla geometria intuitiva, che riteneva 
requisito fondamentale a conclusione del biennio secondario. Illustrava con particolare 
cura le dimostrazioni dei teoremi fondamentali ed è soprattutto in questa sede che si 
apprezzavano la sua capacità di scelta, il rigore argomentativo e l’essenzialità del proce- 
dimento. Non era raro, del resto, che durante una lezione Margherita Calvi si interrom- 
pesse per accogliere le richieste di approfondimento sollevate dagli allievi. Riteneva infatti 
importante non far mancare spunti di riflessione e, al termine del biennio, il suo lavoro 
poneva le basi per avviare l’acquisizione di una forma mentis dove l’ordine e la precisione 
non costituivano una struttura rigida, né mortificavano la creatività, ma facevano sì che i 
«lampi di genio» non fossero frutto della causalità e della sola predisposizione mentale. 


1911-2001 


Margherita Calvi Santoro 




In un’epoca in cui i programmi scolastici degli Istituti tecnici erano strutturati in modo 
da supportare le applicazioni alle altre discipline, ponendo la matematica in una situazio- 
ne di sudditanza rispetto alle specializzazioni scientifiche e tecnologiche, Calvi cercava di 
contrastare questa tendenza, rivendicando il ruolo di primaria importanza della matema- 
tica nella formazione e nello sviluppo di menti aperte e critiche, capaci di comprendere la 
complessità dei problemi e di ricercarne più consapevolmente la soluzione. Pur non avendo 
lasciato alcun testo delle sue lezioni, gli appunti presi dai suoi studenti, sotto la sua vigile 
dettatura, costituiscono ancor oggi un’ottima guida per lo studio e le esercitazioni. 

Se la sua carriera le ha riservato grandi soddisfazioni, la vita privata è stata invece fune- 
stata da eventi dolorosi. Il 3 agosto 1943, in seguito all’ affondamento del piroscafo Città 
dì Catania della Marina Militare Italiana, Margherita Calvi rimane vedova del capitano 
medico Pasquale Santoro, che aveva sposato a Montaldo di Cerrina Monferrato (Alessan- 
dria) il 3 gennaio di quello stesso anno. Il figlio Paolo Giovanni nasce l’8 aprile 1944, ma 
il destino glielo porterà via nell’estate del 1964 per un incidente stradale. Quest’ultima 
disgrazia contribuirà ad accentuare il suo impegno verso gli studenti, che diventeranno 
un po’ i suoi figli, sui quali riversare la sua straordinaria professionalità ed esperienza di- 
dattica, accompagnata da grande rigore scientifico. Il suo legame con la scuola continuerà 
anche dopo il pensionamento, con le lezioni che impartisce in scuole private. 

Margherita Calvi muore improvvisamente a Torino il 25 maggio 2001. Splendida- 
mente lucida fino alla fine, era amorevolmente assistita nell’ultimo periodo dalla signora 
Anna Volonnino e da alcuni suoi «-allievi che non hanno mai smesso di dimostrarle 
affetto e riconoscenza per i grandi insegnamenti ricevuti. 

$ $ 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Sistemi lineari dì cubiche piane i cui punti base sono di flesso. Giornale di Matematiche (G. 
Battaglini), 3, 72, 1934, pp. 71-75. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 44, p. 182, n. matr. 44-182; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze dal 
16.11.1925 al 13.7.1935, p. 243; Tesi di laurea. 

R. Liceo scientifico G. Ferraris di Torino: Registro Esami di Ammissione, 18 luglio 1924; Regi- 
stro di classe 1924-1928-, Registro Esami di Maturità scientifica, 17 luglio 1928. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Giuseppe Di Domenico, Grazie, professoressa Santoro, La Stampa, Torino Sette, Sul filo della 
memoria, n. 644, 12 luglio 2001. 

Giuseppe Di Domenico, In ricordo della prof. Margherita Calvi, La Grande Famiglia, settem- 
bre 2001. 

Giuseppe Di Domenico, La mitica 5° A Telecomunicazione del ’69, La Stampa, Torino Sette, 
1° settembre 2006. 


G.d.D. 


164 


Lucia Rossi Tortonese 

1913-2006 


Zoologia 


Lucia Rossi nasce a Torino il 5 aprile 1913 da Basilio, capitano d’esercito, e da Clelia 
Semeria. Per volontà dei genitori si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza e, dopo aver 
conseguito la laurea in Legge, seguendo la sua autentica vocazione, si iscrive al corso di 
studi in Scienze Naturali. Il 10 novembre 1947 si laurea con punti 100/100 e dignità di 
stampa, discutendo la tesi Studio dì “Helleria brevicornis Ebn.” e “Tylos latreillei Aud.”; le 
famiglie degli Isopodi terrestri, che costituirà l’oggetto della sua prima pubblicazione scien- 
tifica. E subito assunta come assistente incaricata nel dicembre 1947 e, in seguito a con- 
corso, è nominata assistente ordinaria dal novembre 1948. Conseguita la libera docenza 
in Zoologia generale il 30 settembre 1959, confermata nel 1965, le vengono affidati dalla 
Facoltà di Scienze MFN dell’Università di Torino i corsi di Anatomia comparata (1965- 
66), Biologia marina (1963-1970, 1976-1980) e Zoologia II (1965-1983). Inoltre ricopre 
nell’a.a. 1966-67 la carica di aiuto alla cattedra di Zoologia. Inquadrata nel ruolo degli 
assistenti fino al 1978, in seguito al giudizio di idoneità, Rossi passa nel 1982 alla fascia dei 
professori associati. Per raggiunti limiti d’età è collocata a riposo nel novembre 1983, ma 
continua a frequentare l’Istituto di Zoologia anche dopo il pensionamento «dedicandosi 
alla corrispondenza ed all’identificazione di materiale proveniente dai posti più disparati». 

L’intensa attività scientifica di Lucia Rossi è documentata da una quarantina di pub- 
blicazioni, alcune frutto di lavori svolti in collaborazione con Elso Lodi, Guido Badino 
ed Enrico Tortonese. Risale ai primi anni Cinquanta la nascita del suo sodalizio scienti- 
fico e umano con Tortonese, assistente nell’Ateneo torinese e poi direttore del Museo di 
Storia Naturale di Genova, che diventerà suo marito. Lucia Rossi compie con lui ricerche 
pioneristiche sul «Benthos ligure», incentrando l’attenzione soprattutto sugli Cnidari. 
Grande sportiva e amante della natura, prende parte personalmente alle campagne di 
studi, collaborando con i subacquei Gianni Roghi e Duilio Marcante. In un’epoca in 
cui i biologi marini «non sapevano o non potevano andare sott’acqua», ciò costituiva un 
approccio assai moderno, tanto che Roghi ricorda (1963, p. 4): 

«Più volte hanno direttamente assistito ai lavori la dottoressa Rossi ed il professor 
Tortonese; e un giorno, da essi accompagnato, abbiamo avuto in barca anche il bio- 
logo americano W.A. Stack, dell’Istituto oceanografico di Miami: si diceva lietamente 
sorpreso di vederci lavorare con mezzi tanto alla buona, per ottenere risultati così ri- 
spettabili. Io gli risposi che l’Italia, in fatto di scienza aveva ormai una antica tradizione 
di “pane e formaggio, e su allegri!”» 

A conferma dell’ormai consolidato prestigio nel contesto scientifico dell’epoca, sono 
affidati a Lucia Rossi campioni di spedizioni prestigiose, come quelle della Calypso, nel 


1913-2006 


Lucia Rossi Tortonese 


Mare di Sicilia (1954) e della Fajal, in Portogallo (1957). Una dettagliata descrizione, 
vibrante di nostalgia, di una delle campagne di studi di biologia marina cui Rossi prese 
parte, alla Punta del Mesco, sulla Riviera ligure di Levante, è dovuta a Roghi, che sottoli- 
nea il ruolo di primo piano svolto dalla ricercatrice torinese (1963, pp. 1-2): 

«La novità dei lavori al Mesco è consistita, più che altro, nella loro sistematicità, e in 
certi accorgimenti per l’analisi di microambienti, di densità di popolamenti bentonici 
e della configurazione del substrato che li ospita. [...] L’idea di questo nuovo passo 
avanti nella tecnica di indagine subacquea era venuta alla dottoressa Lucia Rossi del- 
l’Istituto di zoologia dell’Università di Torino. Essa si era consultata con il professor 
Enrico Tortonese. Idea non nuova, ovviamente, in campo internazionale, ma ancora 
non sfruttata presso di noi. Due biologi-subacquei francesi, Jacques Laborel e Jean 
Vacelet, avevano già effettuato un esemplare lavoro di questo tipo qualitativo-quan- 
titativo in una grotta subacquea vicino a Marsiglia, alla profondità di 8-16 metri. 
Saremmo stati noi capaci di fare altrettanto, in quella zona che già da un paio di anni 
indicavo come una delle biologicamente più interessanti non solo della Liguria ma del 
Mediterraneo? Alla domanda della dottoressa Rossi e del professor Tortonese, io rimasi 
perplesso. Conoscevo il lavoro di Laborel- Vacelet, sapevo bene che per ripeterlo sareb- 
bero occorse due cose: il tempo e la competenza scientifica. [...] Risposi quindi che 
avremmo potuto compiere un lavoro non altrettanto preciso, ma molto più basso: dai 
30 ai 55 metri, cioè nel regno del coralligeno, che è tuttora il meno conosciuto e il più 
complesso della platea continentale. Ci saremmo rifatti là dove la nostra capacità di 
tecnici poteva supplire alla nostra inferiore capacità scientifica. Il professor Tortonese 
ottenne un contributo dal CNR, la dottoressa Rossi preparò barattoli e microscopio, e 
l’operazione Mesco ebbe inizio. Quel 19 giugno c’era un bel sole, mare calmo, assenza 
di correnti, visibilità di 18 metri fino alla profondità di 25 metri circa, poi in costante 
diminuzione: a 40 metri era ridotta a non più di cinque. Tutti questi e moltissimi altri 
dati sono contenuti nello scrupoloso diario che di ogni immersione fu tenuto, con 
schizzi, mappe, disegni e centinaia di fotografie a colori e in bianconero.» 

Nel corso di tre anni di lavoro, l 'équipe dei coniugi Rossi-Tortonese studia un am- 
biente biologico tra i più ricchi e singolari della Liguria, sperimentando con successo la 
tecnica del «quadro» e affrontando con entusiamo e coesione notevoli difficoltà «tecni- 
che», fra cui, ad esempio, le condizioni di estrema torbidezza dell’acqua che, a profon- 
dità rilevanti, fecero sfiorare pericolosi incidenti, a causa dell’effetto di disorientamento 
subito dagli operatori. 

L’esito più celebre della lunga campagna di studi sulla «secca del Mesco» è la prima se- 
gnalazione nel Mar Ligure di «Gerardia savaglia», dovuta a Rossi (Roghi 1963, pp. 4-5): 

«Una ventina d’immersioni, con il lavoro appassionato e competente di una media di 
tre uomini per ciascuna, hanno così fornito una massa di materiale d’elezione che ha 
impegnato per molti mesi gli studiosi specialisti incaricati della classificazione. La dot- 
toressa Lucia Rossi, specialista numero uno in Italia in fatto di celenterati, ha smistato 
ai suoi colleghi, anche all’estero, gli esemplari estranei al suo campo e di classificazione 
più difficile. Tra qualche tempo potrà cosi riunire tutti i dati e compilare la pubblica- 
zione, che si annuncia di vivo interesse. Essa mi ha già informato, per esempio, che la 
sola raccolta biologica, nel senso qualitativo, ha rivelato scoperte di parecchie specie e 
di complessi faunistici di alto valore, i quali essendo insediati su fondi rocciosi ricchi 
di anfratti e di cavità erano sfuggiti fino a ora all’osservazione. Poi verrà, ancora più 
interessante, lo studio quantitativo [...].» 


Lucia Rossi pubblicherà i risultati di queste ricerche in tre importanti lavori, apparsi 
fra il 1961 e il 1965. I suoi interessi scientifici, inizialmente di tipo prettamente biono- 
mico, con identificazione e distribuzione di Idroidi e Antozoi, subiscono gradualmente 
una svolta e (Pessani, Sella 2006, p. 3): 

«si spostarono alla fine della carriera (sia per adeguarsi agli studi proposti da Guido 
Bacci, direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Torino dal 1962 al 1980, sia 
per mancanza di materiale derivante da campagne) verso la biologia, ed in particolare 
la riproduzione delle attinie.» 

Nel 1975, infatti, Rossi pubblica un importante studio sulla diversità di strategie 
riproduttive del Cereus pedunculatus, che è più volte citato nella letteratura successiva, ad 
esempio da Michael Ghiselin (1974, 1987). 

Membro dell’Associazione Italiana Naturalisti, Lucia Rossi si spegne a Torino il 1 8 
luglio 2006 e così la ricordano le colleghe e amiche Daniela Pessani e Gabriella Sella 
(2006, p. 3): 

«Smise di frequentare l’Istituto (diventato Dipartimento di Biologia animale) nella 
seconda metà degli anni Novanta, quando i 6 piani di scale senza ascensore erano di- 
ventati troppi per le sue gambe ed il suo cuore. Da quel momento si è chiusa nell’oblio 
di una vita solitaria, con occasionali visite di amici e dei pochi parenti rimasti, fino al 
1 9 luglio scorso quando il suo cuore ha dovuto cedere. Lucia Rossi era educata, schiva, 
persino timida, incapace di sgomitare nella vita e nella carriera, ma anche capace di 
emettere giudizi sintetici e penetranti. Era pronta a sostenere battaglie (spesso perse), 
appoggiando idee e persone, anche a scapito del suo interesse o tornaconto. Intelli- 
gente, colta di quella cultura che include le scienze, la letteratura, l’arte, la musica (di 
questa era fine intenditrice) e la raffinata cucina, Lucia Rossi era una Signora.» 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Studio delle produzioni cutanee di Helleria brevicornis Ebn. e Tylos latreillei Aud. (Isopodi 

terrestri), Boll. Ist. Mus. Zool. Univ. Torino, 14, 1948, pp. 1-30. 

• Celenterari del golfo di Rapallo, Boll. Ist. Mus. Zool. Univ. Torino, 4, 1950, pp. 1-43. 

• La membrana di tensione superficiale e la locomozione di alcuni invertebrati acquatici. Natura, 

42, 1951, pp. 80-89. 

• Moderne acquisizioni sulla fisiologia dei coralli, Natura, Milano, 42, 1951, pp. 1-10. 

• Radiazione adattativa e distribuzione geografica dei Pesci Nematognati, Boll. Ist. Mus. Zool. 

Univ. Torino, 4, 3, 1952, pp. 1-10 e 2 tav. 

• Gorgonari americani raccolti dal dr. E. Festa, Boll. Ist. Mus. Zool. Univ. Torino, 4, 3, 1954, 

pp. 1-19 e 1 tav. 

• (con E. Tortonese), Contributo allo studio biologico del Parco Nazionale del Gran Paradiso 

(Alpi Piemontesi) Gran Piano di Noasca e dintorni, Atti. Soc. It. Sci. Nat. Milano, 93, 3-4, 
1954, pp. 437-488. 

• Spedizione italiana subacquea nel mar Rosso. Ricerche Zoologiche. V Madreporari, Stoloniferi, 

Milleporini, Biol. Coloniale, 14, 1954, pp. 22-62 e 10 tav. 


1913-2006 


Lucia Rossi Tortonese 


• Variabilità e differenziazione nei Madreporari del gen. Fungia, Boll. Ist. Mus. Zool. Univ. 

Torino, 5, 2, 1955, pp. 1-7. 

• Sulla presenza in mar Rosso di Goniastraea benhami Vaugh., Doriana, 2, 63, 1955, pp. 1- 

4. 

• Osservazioni ecologiche su alcuni Antozoi del golfo di Genova, Boll. Zool. Napoli, 23, 2, 

1956, pp. 237-246. 

• Catalogo dei tipi di Gorgonari esistenti nel Museo Zoologico di Torino, Boll. Ist. Mus. Zool. 

Univ. Torino, 5, 10, 1956, pp. 1-7. 

• Revisione critica dei Madreporari del mar Ligure, Doriana, 2, 75, 1957, pp. 1-19 e 4 tav. 

• Osservazioni sul bentos coralligeno dei dintorni di Catania, Arch. Ocean. Limnol., 11, 2, 

1958, pp. 261-265. 

• Primo rinvenimento di Gerardia savaglia (Bert.) nei mari italiani ( Golfo di Genova), Doria- 

na, 2, 85, 1958, pp. 1-8. 

• Madreporari raccolti dalla N.R.P. Fajal durante la campagna 1957 presso le coste del Portogallo 

( Nota preliminare), Doriana, 2, 86, 1958, pp. 3-9. 

• Madreporari raccolti durante la campagna della N.F. Calypso nello stretto siculo-tunisino 

(1954) (Nota preliminare). Atti Soc. It. Sci. Nat. Milano, 97, 3, 1958, pp. 239-250. 

• Contributo allo studio della fauna di profondità vivente presso la riviera Ligure di Levante, 

Doriana, 2, 92, 1958, pp. 1-13. 

• Le specie di Eunicella ( Gorgonaria) del golfo di Genova, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, 7 1 , 

1959, pp. 203-225. 

• Catalogo dei tipi di Madreporari esistenti nel Museo Zoologico di Torino, Boll. Ist. Mus. Zool. 

Univ. Torino, 6, 3, 1959, pp. 1-11 e 1 tav. 

• Résultats Scientifiques de la Campagne du N.R.P. Fajal dans les eaux du Portugal ( 1957). N. 

3, Madréporaires, Gab. Est. Pescas., Lisboa, 1960, pp. 1-13 e 3 tav. 

• Etude sur le seuil sicido-tunisien, 6, Madréporaires, Res. Camp. Sci. Monaco, 5, 16, 1961, 

pp. 69-85 e 5 tav. 

• Morfologia e riproduzione vegetativa di un Madreporario nuovo per il Mediterraneo, Boll. 

Zool. Napoli, 28, 2, 1961, pp. 261-272 e 2 tav. 

• Sur une facies à Gorgonaires de la pointe du Mesco (golfe de Gènes), Rapp. Comm. Int. Mer 

Médit., 16, 2, 1961, pp. 517-521. 

• Fattori ecologici ed accrescimento in colonie di Eudendrium racemosum (Gmelin), Boll. 

Zool., 31, 2, 1964, pp. 891-905. 

• Il coralligeno di Punta Mesco (La Spezia), Ann. Mus. Civ. St. Nat., Genova, 75, 1965, pp. 

146-180. 

• Influenza dei fattori ambientali sulla facies a Gorgonari di Punta Mesco (Riviera di Levante), 

Boll. Zool., 32, 2, 1965, pp. 861-865. 

• Variazioni stagionali della spermatogenesi tipica e atipica in Viviparus ater ( Crist. Jan.) ( Ga- 

steropoda Prosobranchia), Arch. Zool. Ital., 53, 1968, pp. 315-329, 1 tav. 

• (con G. Bacci, G. Badino, L. Lodi), Biologia delle secche della Meloria. I. Prime ricerche e 

problemi di conservazione e ripopolamento, Boll. Pesca Piscil. Idrobiol., 24, 1, 1969, pp. 
5-3 1 e 4 tav. 

• Considerazioni zoogeografiche sul bacino N. W. del Mediterraneo, con particolare riguardo al 

mar Ligure, Arch. Bot. Biog. Italiano, 45, s. 4, 14, 4, 1969, pp. 138-152. 


Zoologia 


• (con G. Badino, E. Lodi), Premieres résultats sur un programme de recherches regardant les 

biocoenoses bentbiques des baut-fonds de la Meloria (Livourne), Rapp. Comm. Int. Mer 
Médit., 20, 3, 1971, pp. 205-206. 

• Cnidari e Ctenofori d’Italia, Quaderni Civ. Staz. Idrobiol. Milano, 2, 1971, pp. 5-101. 

• (con E. Lodi), Rinvenimento di Craspedacusta sowerbyi Lamk. (Hydroidea) in alcuni laghi 

del Piemonte, Doriana, 4, 198, 1971, pp. 1-3. 

• Tbelytocbus partbenogenesis in Cereus pedunculatus (Boad.) (Actiniaria), Experientia, 27, 

1971, p. 347. 

• (con G. Calenda), Variabilità riproduttiva e sessuale in popolazioni di Cereus pedunculatus 

(Boad.) (Actiniaria), Doriana, 5, 209, 1974, pp. 1-6. 

• Sexual races in Cereus pedunculatus (Boad), Pubbl. Staz. Zool. Napoli, 39, Suppl., 1975, 

pp. 462-470. 

• (con G. Varallo), Variabilità riproduttiva in Cereus pedunculatus della laguna di Orbetello 

(Actiniaria), Natura, 70, 3, 1979, pp. 185-192. 

• (con G. Varallo), Manifestazioni dell’ermafroditismo in Cereus pedunculatus della laguna di 

Orbetello, Boll. Zool., 46, suppl., 1979, pp. 202-203. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. matr. SN 96; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 12.11. 1935 
al 14.1 1.1947, p. 287; Fascicolo personale. 

FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Gianni Roghi, La foresta viola. Tre anni di ricerche biologiche a cinquanta metri di profondità 
sulla secca del Mesco, Mondo Sommerso, marzo 1963, 5 p. 

Daniela Pessani, Gabriella Sella, Lucia Rossi (1913-2006), Associazione Italiana Naturalisti 
Info., Sezione Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria, 90, Novembre 2006, pp. 2-3. 


Valeria Cova Bobbio 

1917-2001 

Botanica 


Nata a Perugia il 1° settembre 1917 da Ercole e da Carolina Perazzi, dopo il diploma 
di maturità classica Valeria Cova si laurea in Scienze Naturali all’Università di Torino il 
3 luglio 1939, con la votazione 100/100 lode e dignità di stampa, discutendo una tesi 
sperimentale dal titolo Ricerche sulla coltura di tessuti vegetali e presentando due sottotesi, 
una di Zoologia sugli Irudinei e una di Mineralogia sulla simmetria e struttura cristallina 
dei minerali del gruppo dell’arsenopirite. Nel suo fascicolo personale sono citate le lettere 
ufficiali trasmesse dal rettore e dal ministro alla giovane dottoressa con gli encomi per il 
brillante risultato conseguito. 

Nominata assistente volontaria a partire dal 1° novembre 1941 Cova prosegue le 
indagini sull’argomento affrontato nella tesi, sotto la direzione di Carlo Cappelletti, bo- 
tanico e fisiologo vegetale, che aveva introdotto da poco questa linea di ricerca presso 
l’Istituto torinese. 

Nel 1943 Valeria Cova sposa l’illustre filosofo e giurista Norberto Bobbio (1909- 
2004). Da questa unione nascono tre figli: Marco medico cardiologo, Luigi docente e 
ricercatore di Scienze politiche e Andrea, professore di Informatica. 

Valeria Cova muore a Torino il 22 aprile 200 1 . 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Coltura di tessuti vegetali. I. Ricerche morfologiche sulla coltura di Daucus carota, Atti R. Acc. 
Scienze di Torino, 76, 1940-41, pp. 5-27. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 45, n. matr. 608, p. 608; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
12.1 1.1935 al 14.1 1.1947, p. 64; Fascicolo personale. 


R.C. 


Martina Panetti 

191 8 -? 


Fisica 


Nata a Torino 1’ 11 giugno 1918 da Modesto e da Teresa Musso, si laurea in Matema- 
tica e Fisica a Torino il 15 giugno 1940, con la votazione 100/100 e dignità di stampa, 
discutendo la tesi intitolata Sopra alcuni problemi di idrodinamica. 

E assunta come assistente incaricata il 1 luglio 1949, e il 16 luglio dello stesso anno 
viene nominata assistente ordinaria. Resta in servizio all’Università di Torino fino all’ot- 
tobre del 1952, quando ottiene il trasferimento a Milano per motivi di famiglia. 

A Torino svolge attività di ricerca, sul moto di elettroni in campi elettrostatici, nei 
magnetron e in cavità, e su antenne per onde metriche e centimetriche, nei laboratori 
dell’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris. Con Gleb Wataghin studia anche 
l’intensità dei raggi cosmici nella parte più alta dell’atmosfera. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI (RELATIVE AL PERIODO TORINESE) 

• (con A. Pinciroli), Potenziogrammi e traiettorie elettroniche in campi elettrostatici, Alta Fre- 
quenza, 14, 1945, pp. 81-95 e pubblicazioni IEN, 8, 1945, n. 179. 

• Moto di un elettrone nei magnetron a cavità. Atti del Congresso Marconiano 1947, pp. 
601-605 e pubblicazioni IEN, 9, 1947, n. 210. 

• Antenne per onde metriche e centimetriche, R.C.L. Riunione AEI, voi. 3, 1949, n. 207 e 
pubblicazioni IEN, 11, 1949, n. 253. 

• (con R. Malvano), Rivelazione di piccole variazioni del coefficiente di qualità in un risona- 
tore a cavità. Alta Frequenza, 19, 1950, pp. 231-243 e pubblicazioni IEN, 11, 1950, n. 
267. 

• (con G. Wataghin), Cosmic Ray intensity in thè upper Atmosphere, Physical Review, 79, 
1950, p. 177. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di 
Scienze MFN, n. 45, n. matr. 701; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 
12.1 1.1935 al 14.11.1947, p. 88; Fascicolo personale. 


A.M.C. 


Giovanna Rava Ajmone Marsan 

191 8 -? 

Chimica 


Nata a Torino il 27 dicembre 1 9 1 8 da Antonio e da Adelaide Bertelà, Giovanna Rava 
si iscrive al corso di studi in Chimica e si laurea il 29 giugno 1941 con la dissertazione 
Sulla costituzione dei sali di nichel delle gliossime, riportando la votazione 98/100. La tesi, 
di chimica-fisica, è particolarmente interessante: viene applicato il metodo di analisi ròn- 
tgenografica delle polveri e sono effettuate determinazioni ebullioscopiche per ottenere 
dati sulla costituzione di sali di nichel. La ricerca si colloca all’interno dell’eterno settore 
coltivato da Giacomo Ponzio, ma proseguendo la strada intrapresa da Mario Milone di 
applicare i metodi chimico-fisici più avanzati. Il risultato è deludente, perché la struttura 
dei sali si rivela amorfa, tuttavia il lavoro è interessante e viene presentato da Ponzio al- 
l’Accademia delle Scienze di Torino, in una nota a quattro mani insieme a Milone. 

Assistente incaricata presso l’Istituto di Chimica generale dal 1 94 1 al 1 948, Giovanna Rava 
è incaricata dell’insegnamento di Esercitazioni di preparazioni chimiche dal 1946 al 1950. 

Dopo un lungo intervallo, dovuto probabilmente agli eventi bellici, riprende per 
qualche anno la ricerca nel gruppo guidato da Antonio Nasini, che era subentrato a 
Ponzio. In seguito a concorso è nominata assistente ordinaria alla cattedra di Chimica 
generale e inorganica dal 1948 al 1951, quando si dimette per ragioni di famiglia. Nel 
1949 Rava aveva infatti sposato Dario Ajmone Marsan e, in una lettera del 16 luglio 
1951 al direttore d’istituto Nasini, individua la motivazione che l’ha spinta a rassegnare 
le dimissioni nel desiderio di «potersi dedicare completamente alla cura del suo bam- 
bino». Il rettore Mario Allara le risponderà il 7 agosto 1951, ringraziandola per l’opera 
prestata nell’Istituto Chimico ed esprimendo rammarico per il distacco dall’Università di 
«una collaboratrice preziosa, intelligente e capace.» 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con M. Milone), Sulla struttura dei sali complessi delle gliossime. Nota III - 1 Sali verdi delle 

forme a con il nichel, Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, Cl. Scienze FMN, 77, 
1942, pp. 251-257. 

• (con A. Nasini, G. Poli), Permeabilità ionica selettiva delle membrane ed applicazione alle 

pellicole di vernice-, (con A. Nasini), Adesione delle pellicole di vernice su superfici di vetro e 
metallo, T Congr. Tecnico Intern. dell’Industria delle Pitture ed Industrie Associate, 1, 
1947, pp. 299-306, 309-313. 

• (con A. Nasini, G. Ostacoli), Le vernici considerate come membrane. Comunicazione al VI 

Congresso naz. di Chimica - XVII Congrès de Chimie Industrielle, Milano 1950, La 
chimica e l’Industria, 33, 1951, pp. 624-628. 


Chimica 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di carriera scolastica della Facoltà di Scienze 
MFN, n. matr. 817; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze MFN dal 12.1 1.1935 al 
14.1 1.1947, p. 123; Fascicolo personale. 


E.L., ET. 


Carola Maria Garelli 

1920 

Fisica 


Nata a Verzuolo (Cuneo) il 19 agosto 1920 da Felice e da Giulia Buttini, Carola 
Maria Garelli si laurea in Fisica il 25 giugno 1941 con una tesi di Fisica teorica, intitolata 
Casi di solubilità delle equazioni di Scbrodinger , di cui è relatore l’illustre Enrico Persi- 
co, riportando la votazione 110/110 e lode. Dal 1942 viene assunta come ricercatore 
all’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris, dove presta servizio fino al 1950. 
Poco dopo la laurea fa domanda per un posto da assistente al Politecnico. L’incarico di 
assistente era legato a una cattedra ed era il titolare della cattedra a scegliere i candidati 
più idonei: Carola Maria Garelli si presenta dunque al prof. E. Perucca per sostenere il 
colloquio e il risultato ce lo spiega lei, nell’intervista che gentilmente ci ha concesso: 

«Evidentemente gli sono sembrata troppo giovane e poco professorale, non in grado di 
tenere a bada tutti gli studenti (per lo più di sesso maschile) che frequentavano i corsi 
del Politecnico. Mi preferì Francesca Demichelis, altrettanto giovane, ma di aspetto 
certamente più imponente e severo.» 

La giovane svolge quindi la sua attività nella Facoltà di Scienze MFN dell’Università e 
in particolare nell’Istituto di Fisica, che fra l’altro era a poche decine di metri dal Galileo 
Ferraris, dove è assunta come assistente dal 1° giugno del 1950. Il 25 febbraio 1952 Ga- 
relli consegue la libera docenza in Fisica superiore, poi confermata il 28 maggio 1957, e 
dal 21 ottobre 1958 è nominata aiuto. Risultata vincitrice nel concorso a cattedre di Fisi- 
ca generale, dal 1 febbraio 1964 è chiamata dalla Facoltà di Scienze MFN dell’Università 
di Bari sulla cattedra di Struttura della materia. Ritorna a Torino il 1° novembre 1966, 
chiamata sulla cattedra di Complementi di fisica generale e dal 1° febbraio 1967 diventa 
professore ordinario, passando nel novembre 1969 alla cattedra di Fisica superiore. Nella 
Facoltà di Scienze dell’Università di Torino le vengono affidati, dal 1949 in poi, diversi 
incarichi di insegnamento: Esercitazioni di fisica sperimentale II e III, Spettroscopia, Fi- 
sica terrestre (raggi cosmici), Fisica delle particelle elementari, Fisica I e II, Complementi 
di fisica, Radioattività. Dal novembre 1990 è entrata nel fuori ruolo e due anni dopo in 
pensione. 

L’attività di ricerca di Carola Maria Garelli si svolge in un primo tempo all’Istituto 
Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris nel campo della fotometria. Ricorda così quel 
periodo della sua vita scientifica: 

«Erano gli anni della guerra e si lavorava come si poteva: le attrezzature erano limitate, 
dovevano essere protette e venivano quindi tenute in gran parte in cantina. Si lavorava 
a singhiozzo perché quando si sentiva la sirena dell’allarme si smetteva e si correva nei 


Fisica 




rifugi. Ciononostante le ricerche andavano avanti, anche se sovente dovevamo limitar- 
ci a semplici ricerche bibliografiche.» 


Dopo la guerra, sempre nel campo della fotometria, studia problemi più applicativi, 
fra cui un metodo di calcolo per il confronto tra fari di autoveicoli in condizioni di incro- 
cio. Studia inoltre alcune applicazioni dei filtri interferenziali alla fotometria, e dimostra 
la possibilità di ottenere dei filtri con fattore di trasmissione spettrale prefissato. 

Nel 1950, quando diventa assistente di Fisica sperimentale alfUniversità, inizia a 
interessarsi di fisica dei raggi cosmici sotto la guida di Gleb Wataghin. Con lui pubblica 
un lavoro sullo spettro dei mesoni a varie altezze nell’ atmosfera e un calcolo sulla attenua- 
zione del flusso della radiazione cosmica sottoterra a grandi profondità. Nel 1952, come 
è raccontato nel capitolo sul Gruppo Lastre a Fisica, Gleb Wataghin porta dagli Stati Uniti 
un pacco di emulsioni nucleari esposte ai raggi cosmici nella parte alta dell’atmosfera e 
lo fa analizzare da due neolaureate (Anna Debenedetti e Maria Vigone): vengono trovate 
alcune interazioni di particelle relativistiche ed è evidente a tutti che vale la pena di con- 
tinuare a sperimentare in questo campo e con questa tecnica. Carola Maria Garelli e le 
due neolaureate costituiscono così il primo gruppo che a Torino si occupa di fisica delle 
particelle elementari, e ottengono finanziamenti dall’Istituto Nazionale di Fisica Nuclea- 
re, fondato da poco, per organizzare il laboratorio. La responsabilità di questo gruppo, 
cui si aggiunge ben presto Lucia Tallone, viene affidata a lei. 

Nel 1953, ’54 e ’55 vengono lanciati, nella parte più alta dell’atmosfera, palloni con 
pacchi di emulsioni nucleari. Il gruppo di Torino esamina queste emulsioni e trova eventi 
molto interessanti: decadimenti del mesone K in tre pioni carichi (il cosiddetto deca- 
dimento x) e produzione associata di particelle strane. Studia inoltre la composizione 
chimica dei raggi cosmici primari, determinando per la prima volta la percentuale di 
elementi leggeri. Nel 1958 il gruppo ottiene un pacco di emulsioni esposte non più ai 
raggi cosmici, ma a un acceleratore, con il vantaggio di conoscere l’energia della particella 
interagente. Con queste emulsioni Garelli e colleghe mettono in evidenza l’esistenza di 
un K° a vita media lunga, previsto dalla teoria di Murray Gell-Mann e Abraham Pais. 
Con una seconda esposizione il gruppo di Torino determina le sezioni d’urto K-Nucleo 
in diversi canali e studia la produzione di iperoni. A Torino viene anche osservato in 
quelle emulsioni il primo esempio di decadimento radiativo della 2 + . 

All’inizio degli anni ’60 il laboratorio torinese subisce una profonda trasformazione: si 
passa infatti dalle emulsioni nucleari alle camere a bolle. Dai microscopi si passa ai proiet- 
tori; sono necessarie alte statistiche e si devono quindi automatizzare il più possibile le 
misure. Gli eventi vanno ricostruiti stereoscopicamente nello spazio e sono indispensabili 
calcolatori e potenti programmi di analisi. Carola Maria Garelli guida questa trasforma- 
zione, sapendo dosare bene gli impegni del gruppo: le ricerche si susseguono senza inter- 
ruzione e contemporaneamente il laboratorio migliora gradatamente le sue attrezzature. 

In camere a bolle il gruppo torinese si dedica allo studio sistematico dei decadimenti 
dei mesoni K + . Studia in dettaglio i decadimenti leptonici (soprattutto il Kp ), il decadi- 
mento non leptonico in un pione carico e due pioni neutri e alcuni decadimenti rari. Fra 
questi ultimi, la ricerca del decadimento Ke4 porta all’osservazione, nel 1963, dei primi 
esempi sicuri di questo decadimento. 


175 


1920 


Carola Maria Garelli 


Nel febbraio del 1964 Carola Maria Garelli è chiamata a Bari sulla cattedra di Strut- 
tura della materia e lì prosegue le ricerche avviate a Torino, iniziando a organizzare nel- 
l’Istituto di Fisica di Bari un gruppo di analisi di film di camere a bolle. Vengono messi 
a punto proiettori e macchine di misura digitalizzate e si forma un gruppo di ricercatori 
che sarà presto in grado di ricostruire e analizzare gli eventi. Il gruppo si inserisce nel- 
le grandi collaborazioni internazionali, in cui Torino era già presente, e i ricercatori di 
Bari iniziano a partecipare agli esperimenti del CERN. Nel periodo barese Carola Maria 
Garelli partecipa a una ricerca sulla polarizzazione del muone nel decadimento Kp 3 , e 
a uno studio delle interazioni K-deuterio a energie molto basse, che continua una volta 
ritornata a Torino. 

Negli anni successivi Carola Maria Garelli viene eletta direttore della Sezione INFN 
di Torino e poi direttore dell’Istituto di Fisica superiore: questi incarichi di grande re- 
sponsabilità e molto impegnativi, insieme con l’insegnamento, la assorbono compieta- 
mente e non le lasciano molto tempo per la ricerca, che pure ha continuato a seguire 
attraverso il lavoro dei colleghi. In questi anni è stata comunque un punto di riferimento 
per tutti, e in particolare per i giovani, che ha sempre aiutato e incoraggiato. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Rivelatore di corrente ad alta sensibilità e misura di temperatura dal colore, Ricerca Scientifica, 

13, 1942, p. 407. 

• Scala di temperatura e proprietà del tungsteno, Nuovo Cimento, 1, 9, 1943, p. 101. 

• ( et aliì). La fusione di stimoli luminosi intermittenti in alcune affezioni retiniche e delle vie a 

conduzione nervosa. Ricerca Scientifica, 14, 1943, p. 432. 

• Abbagliamento ed uniformità del campo abbagliante, L’Elettrotecnica, 32, 1945, p. 268. 

• Nuovo metodo per il controllo della curva della visibilità relativa. Atti Acc. Sci. Torino, 80, 

1944-45, p. 220. 

• Fotometria etero cromatica. Nuovo Cimento, 3, 1946, p. 152. 

• ( con alii). Guida d’onda a sezione rettangolare con più dielettrici. Atti del Congresso Interna- 

zionale per il cinquantenario della scoperta della radio, 1947, p. 14. 

• Il ciclotrone, L’Elettrotecnica, 3, 1948, p. 2. 

• {et alii). Determinazione dì una scala di sensazione visiva , Rendiconti dell’Accademia Nazio- 

nale dei Lincei, 5, 8, 1948, p. 405. 

• {et aliì), Contributo ai lavori della Commissione Internazionale della Illuminazione, Ricerca 

Scientifica, 18, 1948, p. 1309. 

• {et aliì), Trasformazione relativistica di onde elettromagnetiche cilindriche. Nuovo Cimento, 

6, 1949, p. 200. 

• Sullo spettro dei mesoni in funzione della profondità atmosferica, Nuovo Cimento, 6, 1949, 

p. 337. 

• On thè spectrum of mesoni function of thè atmospheric depth. Supplemento al Nuovo Cimen- 

to, 6, 1949, p. 518. 

• {et aliì), Cosmic Rays underground, Physical Review, 79, 1950, p. 718. 

• Radiazione cosmica a grandi profondità. Nuovo Cimento, 7, 1950, p. 695. 


• {et alii), Misure fotometriche , Rendiconto della riunione annuale AEI, Bologna, 1950. 

• {et alii), Eblouissement et visihilité pendant le croisement des automobiles, Revue d’Optique, 

30, 1951, p. 527. 

• {et alii). Applicazione di filtri interferenziali alla fotometria e alla colorimetria. Nuovo Ci- 

mento, 10, 1952, p. 827. 

• (con A. Debenedetti, G. Lovera, L. Tallone, M. Vigone), An analysis oftwo positive x me- 

sons. Nuovo Cimento, 11, 1954, p. 420. 

• (con A. Debenedetti, L. Tallone, M. Vigone), A V-event associated with a star from ivhich a 

K-meson is emitted, Nuovo Cimento, 12, 1954, p. 369. 

• (con A. Debenedetti, L. Tallone, M. Vigone), An analysis ofthree K-mesons ejected from stars. 

Nuovo Cimento, 12, 1954, p. 374. 

• (con A. Debenedetti, L. Tallone, M. Vigone) , An unstable fragment, a positive x-meson emit- 

ted in a nuclear disintegration, Nuovo Cimento, 12, 1954, p. 466. 

• (con A. Debenedetti, L. Tallone, M. Vigone), A negative Hyperon decaying in flight. Nuovo 

Cimento, 12, 1954, p. 952. 

• (con A. Debenedetti, L. Tallone, M. Vigone, G. Wataghin), On narroiv showers ofpairs of 

charged particles. Nuovo Cimento, 12, 1954, p. 954. 

• (con A. Debenedetti, L. Tallone, M. Vigone), Detailed analysis, discussion oftwo narrow 

showers ofpairs of charged particles, Nuovo Cimento, 2, 1955, p. 220. 

• (con A. Debenedetti, L. Tallone, M. Vigone), Two examples of a star emitting two heavy 

unstable particles. Nuovo Cimento, suppl. al voi. 2, 1955, p. 249. 

• (con A. Debenedetti, L. Tallone, M. Vigone, G. Wataghin), A high energy shower, Nuovo 

Cimento, 3, 1956, p. 226. 

• (con A. Debenedetti, L. Tallone, M. Vigone), A high energy nuclear interaction. Nuovo 

Cimento, 4, 1956, p. 1142. 

• (con A. Debenedetti, L. Tallone, M. Vigone), A study on electromagnetic showers in nuclear 

emulsions. Nuovo Cimento, 4, 1956, p. 1151. 

• (con A. Debenedetti, L. Tallone, M. Vigone), Data on some heavy particles, Nuovo Cimen- 

to, suppl. al voi. 4, 1956, p. 445. 

• (con R. Cester, A. Debenedetti, B. Quassiati, L. Tallone, M. Vigone), On thè charge, energy 

spectrum of heavy primaries in cosmic radiation. Nuovo Cimento, 7, 1958, p. 371. 

• (con B. Quassiati, M. Vigone), On thè energy determination ofthe heavy primaries. Nuovo 

Cimento, 8, 1958, p. 371. 

• Produzione di mesoni alle alte energie, Energia Nucleare, 5, 1958, p. 307. 

• (con V. Bisi, R. Cester, A. Debenedetti, B. Quassiati, L. Tallone, M. Vigone), Nuclear inte- 

ractions ofneutral K-mesons of long lifetime, Nuovo Cimento, 9, 1958, p. 864. 

• (con V. Bisi, R. Cester, L. Tallone), High Z nuclei in cosmic radiation, Nuovo Cimento, 10, 

1958, pp. 881-891. 

• (con V. Bisi, R. Cester, A. Debenedetti, N. Margem, B. Quassiati, M. Vigone), Nuclear 

interactions ofneutral K-mesons of long lifetime. Nuovo Cimento, 12, 1959, p. 16. 

• (con B. Quassiati, L. Tallone, M. Vigone), Interaction ofl.15 GeV/c K mesons in emulsions. 

Preliminary results. Nuovo Cimento, 13, 1959, p. 1294. 


1920 


Carola Maria Garelli 


• (con B. Quassiati, M. Vigone), On thè relative abundances of cosmic mys of charge Z>3, 

Nuovo Cimento, 15, 1960, p. 121. 

• (con B. Quassiati, M. Vigone), Possible interpretation ofan unusual hyperon decay, Nuovo 

Cimento, 16, 1960, p. 960. 

• (con B. Quassiati, M. Vigone), Interactions of 1.15 K mesons in emulsion, Part 1, Nuovo 

Cimento, 17, 1960, p. 786. 

• (con A. Marzari Chiesa, G. Rinaudo, M. Vigone), Interactions of 1.15 K mesons in emul- 

sion, Part III, Nuovo Cimento, 22, 1961, p. 1152. 

• (con M.I. Ferrerò, A. Marzari Chiesa, M. Vigone), Inelastic two prong interactions of 18 

GeV/c pions in propane bubble chambre. Nuovo Cimento, 27, 1963, p. 1066. 

• Collab. CERN, Padova, Paris, Torino, per Torino: G. Borreani, M.I. Ferrerò, M. Vigone, 

Correlations in strange particle pairs produced by nof6, 11, 18 GeV, Nuovo Cimento, 29, 
1963, p. 339. 

• (con V. Bisi, G. Borreani, R. Cester, A. Debenedetti, M.I. Ferrerò, A. Marzari Chiesa, B. 

Quassiati, G. Rinaudo, A. Trabucco, M. Vigone), Three examples ofthe Jt + Jt'Cv decay 
mode, Physical Review Letters, 10, 1963, p. 498. 

• (con V. Bisi, G. Borreani, R. Cester, A. Debenedetti, M.I. Ferrerò, A. Marzari Chiesa, B. 

Quassiati, G. Rinaudo, M. Vigone, A.E. Werbrouck), Study of thè K\a 3 decay spectrum, 
Physical Review Letters, 12, 1964, p. 490. 

• (con V. Bisi, G. Borreani, R. Cester, A. De Marco Trabucco, M.I. Ferrerò, A. Marzari Chie- 

sa, B. Quassiati, G. Rinaudo, M. Vigone, A.E. Werbrouck), Jt + Energy spectrum, branching 
ratio ofthex’ decay, Nuovo Cimento, 35, 1965, p. 768. 

• Collab. CERN, Éc. Polytech., Aachen, Bari, Bergen, Nijmegen, Orsay, Padova, Torino, 

Longitudinal Polarization of low-energy muons from Kp } decay, Physical Review, 140 B, 
1965, p. 1686. 

• Collab. CERN, Éc. Polytech., Aachen, Bari. Bergen, Nijmegen, Orsay, Padova, Torino, 

Measurement of thè total Muon Polarization in Kp ì decay, Proceedings of thè Berkeley 
Conference, 1965. 

• (con A. Caforio, S. Natali, G. Piscitelli, G. Gidal, V. Bisi, G. Borreani, M.I. Ferrerò), Inte- 

razioni K-N a basse energie, Comunicazione al Congresso SIF, ottobre 1966. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. 45, n. matr. 827; Verbali di Laurea della Facoltà di Scienze dal 12.11. 1935 al 
14.1 1. 1947, p. 113; Fascicolo personale. 


Francesca Demichelis 

1921-1995 

Fisica 


Francesca Demichelis nasce a Torino il 26 aprile 1921 da Lorenzo e da Giovanna 
Rivoltella. Si laurea in Matematica e Fisica il 18 dicembre 1943 con una tesi su Metodi 
approssimati usati da Maxwell nel Trattato di Elettricità e Magnetismo. 

Assunta come assistente alla cattedra di Fisica generale del Politecnico di Torino, 
diventa professore ordinario nel 1965. E direttore dell’Istituto di Fisica sperimentale e 
successivamente del Dipartimento di Fisica del Politecnico dal 1977 al 1989, direttore 
della Unità INFM (Istituto Nazionale di Fisica della Materia) al Politecnico di Torino dal 
1987 al 1993, e dal 1981 al 1995 ricopre la carica di coordinatore del dottorato di ricerca 
in Fisica del Politecnico di Torino e del Politecnico di Milano. 

La sua attività di ricerca si svolge interamente nell’Istituto di Fisica del Politecnico 
di Torino: in un primo tempo su problemi riguardanti la radioattività, la fisica nucleare 
e la strumentazione fisica, successivamente su problemi di fisica dello stato solido, in 
particolare sull’effetto fotovoltaico. 

La linea di ricerca più importante, cui Francesca Demichelis dedica molti anni della 
sua vita, e che ha dato origine a un’attività importante nel Dipartimento di Fisica del 
Politecnico di Torino, riguarda la fisica di semiconduttori e isolanti. I problemi affrontati 
sono i seguenti: 

- meccanismi di crescita di film a-SiC:H, pc-SiC:H, a-SiN:H e a-C:H depositati 
con deposizione e sputterìng di vapore favorito chimicamente dalla formazione di 
plasma; 

- proprietà ottiche, elettriche e strutturali di questi film; difetti e meccanismi di 
trasporto in semiconduttori amorfi e microcristallini; processi di ricombinazione 
radiativi in materiali a-SiC:Fi e a-C:H; 

- deposizione di celle solari, di device emettitori di luce e fonorivelatori basati su alloys 
idrogenati amorfi di silicio. 

Queste ricerche iniziano nel 1980, quando Francesca Demichelis fonda il gruppo 
Film Sottili, che guida fino alla sua morte, avvenuta il 14 dicembre 1995. L’attività si è 
incentrata sulla deposizione e la caratterizzazione di film amorfi e microcristallini basati 
su silicio e carbonio e sulle loro applicazioni in optoelettronica e meccanica. Sotto la sua 
guida, il gruppo si ingrandisce e dà ottimi frutti, con l’acquisizione di strumentazione 
adeguata, mantenendosi in contatto e collaborando con i migliori gruppi attivi in questo 
campo, sia accademici sia industriali. 

Nella commemorazione fatta dai colleghi e riportata sul “Philosophical Magazine”, 
Francesca Demichelis è ricordata con queste parole: 


1921-1995 


Francesca Demichelis 


«We would like to remember thè passion, enthusiasm and strength with which Fran- 
cesca Demichelis tackled physics and supported young researchers; and her uncom- 
plicated and direct character, which sometimes might have come across as harsh, but 
which cared deeply about thè essential.» 

La sua personalità scientifica e umana e il ruolo che svolse nel Dipartimento di Fisica 
del Politecnico di Torino è ben tratteggiata dal prof. Claudio Oldano nel necrologio: 

«Demichelis è stata per anni il simbolo del Dipartimento di Fisica del Politecnico 
di Torino, la personalità di maggior spessore umano, la presenza più forte. Presenza 
anche nel senso letterale del termine: noi sapevamo che tutti i giorni della settimana, 
sabato compreso, lei era là, nel suo studio del secondo piano, dalle 8 del mattino. 
Sapevamo anche che per qualunque problema potevamo entrare in quello studio, in 
qualunque momento, e che ne saremmo usciti con le idee più chiare, o addirittura 
con il problema risolto. Aveva quella dote rara di andare subito al cuore del proble- 
ma, di coglierne gli aspetti essenziali. Dote fatta di sensibilità, saggezza, intuizione, 
intelligenza, e di umanità. E proprio questo il punto che voglio sottolineare: la sua 
profonda umanità. Nessun aspetto, non solo della vita del Dipartimento, ma della vita 
di tutte le persone che in qualche modo vi afferivano, le era indifferente. Si interessava 
ai problemi di tutti: collaboratori, colleghi, studenti. Interesse fatto non di semplice 
curiosità, ma di reale partecipazione umana, di consiglio, di aiuto. In un certo senso il 
Dipartimento era la sua famiglia, e quando è rimasta sola, dopo la morte della madre, 
è diventato forse la sua unica famiglia, cui dedicò tutte le sue energie, la sua intelligen- 
za, la sua determinazione. Se avesse rivolto a se stessa ed alla sua salute le attenzioni 
e le energie che dedicava agli altri, forse non saremmo qui a commemorarla, perché 
sarebbe ancora fra noi.» 

Nel 2002 la Regione Piemonte ha riconosciuto ufficialmente quale persona giuridica 
privata la «Fondazione Demichelis» che, secondo le disposizioni testamentarie di Fran- 
cesca Demichelis: 

«ha lo scopo di aiutare giovani laureati, orientati a svolgere ricerche nel campo della fi- 
sica dei materiali, nel settore dei semiconduttori, con l’attribuzione di contributi sotto 
forma di borse di studio o analoghe forme di sostegno finanziario.» 


ELENCO DELLE PRINCIPALI E PIÙ RECENTI PUBBLICAZIONI 

• (con B. Chinaglia, A. Tartaglia), Range offission products in carbon, Lettere al Nuovo Ci- 

mento, 4 1970, p. 1185. 

• (con R. Liscia, A. Tartaglia), Range offission fragments in tight solid materials, Il Nuovo Ci- 

mento, 10 B, 1972, p. 53. 

• (con R. Liscia, A. Tartaglia), Channeling offission fragments in Silicon, Lettere al Nuovo 

Cimento, 5, 1972, p. 918. 

• (con G. Castagno, M. Coppo, L. Saitta, A. Tartaglia), A cold neutron spectrometer fior inela- 

stic scattering studies, Nuclear Instruments and methods, 1 14, 1974, p. 21. 

• (con G. Raia, A. Tartaglia), A method fior thè multiple scattering correction in double-diffe- 

rential neutron scattering measurements, Nuclear Instruments and Methods, 124, 1975, p. 
375. 


• (con D. Appendino, W. Giaretti, A. Giordana, A. Tartaglia), Scattering of 10 A neutrons 

from heavy water, Lettere al Nuovo Cimento, 14, 1975, p. 453. 

• (con A. Giordana, A. Tartaglia), Molecular dynamics in H20 and D20 analysis by inelastic 

scattering of 10 A neutrons. Il Nuovo Cimento, 37 B, 1977, p. 126. 

• (con S. Re Fiorentin, A. Tartaglia), Quasi-elastic and inelastic 10 A neutron scattering by 

nematic MBBA, 11 Nuovo Cimento, 43 B, 1978, p. 366. 

• (con G. Ferrari, E. Minetti-Mezzetti), Aplanatic doublé reflection System for tbermophotovol- 

taic applications: design, Applied Optics, 20, 1981, pp. 4190-4193. 

• (con N.M. Ravindra), Cody disorder: Absorption-edge relationship in Hydrogenated amor- 

phous Silicon, Physical Review, B 32, 1985, pp. 6591-6595. 

• (con G. Kaniadakis, A. Tagliaferro, E. Tresso), New approach to Optical analysis Absorbing 

thin solidfilms, Applied Optics, 26, 1986, p. 1737. 

• (con G. Kaniadakis, E. Mezzetti, P. Mpawenayo, A. Tagliaferro, E. Tresso, P. Rava, G. Della 

Mea), Physical properties and structure of a-Si J CyH alloy films. Nuovo Cimento, D 9, 
1987, pp. 393-408. 

• (con G. Kaniadakis, A. Tagliaferro, E. Tresso, P. Rava), Amorphous hydrogenated silicon-car- 

bon-tin alloy films, Physical Review, B 37, 1988, pp. 1231-1236. 

• (con G. Kaniadakis, A. Tagliaferro, E. Tresso, G. Della Mea, A. Paccagnella), Influence of 

carbon on amorphous hydrogenated carbon Silicon tin alloy, International Journal of Mo- 
dera Physics, B 2, 1988, pp. 237-254. 

• (con A. Carbone, G. Kaniadakis, G. Della Mea, F. Freire, P. Rava), Physical properties of 

amorphous silicon-carbon alloys produced by dijferent techniques, Journal of Material Resear- 
ch, 5, 1990, pp. 2877-2881. 

• (con C.F. Pirri, E. Tresso), Physical properties ofGermanium based alloys, International Jour- 

nal ofModern Physics, B 4, 1990, pp. 581-589. 

• (con C.F. Pirri, E. Tresso, G. Amato), Electron Spin Resonance and Photoacustic Spectroscopy 

of a-Csi:H and a-SiGe:H alloys, Thin Solid Films, 190, 1990, pp. 351-358. 

• (con D. Dasgupta, A. Tagliaferro), Electrical conductivity of amorphous carbon and amor- 

phous hydrogenated carbon, Philosophycal Magazine, B 63, 1991, pp. 1255-12 66. 

• (con C.F. Pirri, E. Tresso, G. Della Mea, V. Rigato, P. Rava), Physical properties of undoped 

hydrogenated amorphous Silicon Carbide, Semiconductor Science Technology, 6, 1991, pp. 
1141-1146. 

• (con A. Carbone, G. Kaniadakis, F. Gozzo, R. Murri, N. Pinto, L. Schiavulli, G. Della 

Mea, A. Drigo, A. Paccagnella), Physical properties of hydrogenated gallium arsenide. Nuo- 
vo Cimento, D 13, 1991, pp. 571-577. 

• (con C.F. Pirri, E. Tresso), Correlation between optical defect density and spin density in amor- 

phous Silicon Carbide, Modera Physics Letters, B 5, 1991, pp. 285-292. 

• (con C.F. Pirri, E. Tresso), Ejfects of thermal annealing in thè properties ofPECVD a-SIC 

layers, Phylosophical Magazine, B 66, 1992, p. 135. 

• (con C.F. Pirri, E. Tresso), Plausible interpretation of optical absorption spectra ofa a-SiC:H 

thin films, Journal of Applied Physics, 72, 1992, p. 1327. 

• (con C.F. Pirri, E. Tresso, H. Herremans, W. Grevendonk, G.J. Adriaenssens, G. Amato, 

U. Coscia), Investigation on Electronic Density of States in a a-SiC ' y.H Films, Applied 
Surface Science, 70-71, 1993, pp. 664-668. 


1921-1995 


Francesca Demichelis 


• (con C.F. Pirri, E. Tresso), Degree of crystallinity and electrical transport properties ofmicro- 

crystalline silicon-carbon alloys, Philosophycal Magazine, B 67, 1993, p. 331. 

• (con G. Crovini, C.F. Pirri, E. Tresso), Infrared vibrational spectra of hydrogenated amor- 

phous and microcrystalline silicon-carbon alloys, Philosophycal Magazine, B 68, 1993, p. 
329. 

• (con G. Crovini, F. Giorgis, C.F. Pirri, E. Tresso, G. Amato, H. Flerremans, W. Greven- 

donk, P. Rava), Electronic Density of States in a-SiC:H finis, Journal of non-Crystalline 
Solids, 164-166, 1993, pp. 1015-1018. 

• (con G. Crovini, C.F. Pirri, E. Tresso, G. Amato, U. Coscia, G. Ambrosone, P. Rava), Opti- 

mization ofa a-Si [ C :H Films Prepared by Ultra High Vacuum Plasma Enhanced Chemical 
Vapour Deposition for Electroluminescence Devices, Thin Solid Films, 241, 1994, p. 274. 

• (con C. De Martino, A. Tagliaferro, M. Fanciulli), Temperature dependance analysis of thè 

electron paramagnetic resonance signal and electrical conductivity in a-C and a-C:H, Dia- 
mond Related Materials, 3, 1994, pp. 844-848. 

• (con C.F. Pirri, E. Tresso), Electrical transport properties ofdiphasic amorphous-microcrystal- 

line Silicon carbon alloys, International Journal of Modera Physics, B 8, 1994, pp. 2059- 
2074. 

• (con G. Crovini, C.F. Pirri, E. Tresso, M. Fanciulli, T. Piesarkiewicz, T. Stapinski), Struc- 

tural and optoelectronic properties ofdoped microcristalline Silicon Carbide films, Semicon- 
ductor Science Technology, 9, 1994, pp. 1543-1548. 

• (con Y. Liu, S. Schreiter, A. Tagliaferro), High energy photoluminescence in low tauc gap a-C: 

H:N, Solid State Communications, 95, 1995, pp. 475-477. 

• (con F. Giorgis, C.F. Pirri, E. Tresso), Bonding stnicture and defects in wide band gap a-SiC: 

H films deposited in H ' diluted SÌH4+CH4 gas mixtures, Philosophycal Magazine, B 71, 
1995, p. 1015. 

• (con F. Giorgis, C.F. Pirri, E. Tresso), Compositional and structural properties of a-SiC.H 

films prepared by UHV-PECVD with dijferent carbon sources, Philosophycal Magazine, A 
72, 1995, p. 913. 

• (con F. Giorgis, C.F. Pirri, E. Tresso, G. Della Mea, V. Rigato, S. Zandolin), Structural 

and optoelectronic properties of carbon-rich hydrogenated silicon-carbon films, Diamond and 
related Materials, 4, 1995, p. 357. 

• (con G. Crovini, F. Giorgis, C.F. Pirri, E. Tresso), Comparison between methane and acetile- 

ne as carbon sources C-rich and a-SiC:H films, Diamond and related Materials, 4, 1995, p. 
457. 

• (con F. Giorgis, C.F. Pirri), Effects of hydrogen dilution of silane / methane gas misture on 

growth and structure of a-SiC alloys, Solid State Communications, 96, 1995, p. 17. 

• (con X. Rong, S. Schreiter, A. Tagliaferro, C. De Martino), Deposition and Characterization 

of amorphous carbon nitride thin films, Diamond Related Materials, 4, 1995, pp. 361- 
365. 

• (con G. Crovini, C.F. Pirri, E. Tresso, R. Galloni, C. Summonte, R. Rizzoli, F. Zignani, P. 

Rava), Boron and phosphorus doping ofa a-SiC:H thin films by means ofion implantation, 
Thin Solid Films, 265, 1995, pp. 113-118. 


• (con F. Giorgis, C.F. Pirri, E. Tresso, G. Amato, U. Coscia), Density ofgap States in a-SiC:H 

films by means of pbotoconductive and photothermal spectroscopies, Physica, B 205, 1995, p. 
169. 

• (con G. Crovini, F. Giorgis, C.F. Pirri, E. Tresso, V. Rigato, U. Coscia, G. Ambrosone, S. 

Catalanotti, P. Rava), Effects of power density and dwell time on compositional and optoe- 
lectronic properties ofa a-SiC:H alloys, Solid State Communications, 98, 1996, p. 617. 

• (con M. Fathallah, R. Gharbi, G. Crovini, F. Giorgis, C.F. Pirri, E. Tresso, P. Rava), Light- 

soaking in a-SiC:H films grown by PECVD in undiluted and bydrogen diluted SÌH4+CH4 
gas misture, Journal of non-Crystalline Solids, 198-200, 1996, p. 490. 

• (con F. Giorgis, C.F. Pirri, E. Tresso), Tbermal stability of a-SiC:H films grown by PECVD 

witb different gas sources, Physica, B 225, 1996, p. 103. 

• (con F. Giorgis, C.F. Pirri), Compositional and structural analysis of a-SiC:H alloys prepared 

by plasma-enhanced vapor deposition, Philosophycal Magazine, B 74, 1996, p. 155. 

• (con G. Crovini, F. Giorgis, C.F. Pirri, E. Tresso), Hydrogenated amorpbous silicon-nitrogen 

alloys, a-SiC:H, a wide band gap material fior optoelectronic devices, Journal of Applied 
Physica, 79, 1996, p. 1730. 

• (con F. Giorgis, P. Rava, R. Galloni, R. Rizzoli, C. Summonte, G. Crovini, C.F. Pirri, 

E. Tresso, V. Rigato), Compositional, optoelectronic and structural properties of amorpbous 
silicon-nitrogen alloys deposited by enhanced chimica vapor deposition, Journal of non-Cry- 
stalline Solids, 198-200, 1996, p. 596. 

• (con P. Rava, G. Crovini, F. Giorgis, C.F. Pirri), Characterization ofthe effect ofgrowtb con- 

ditions on a- SiC:H films, Journal of Applied Physica, 80, 1996, pp. 4116-4123. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze, Matematica e Fisica MF 1-201, n. matr. MF30; Verbali di Laurea della Facoltà di 
Scienze MFN dal 12.11.1935 al 14.11.1947, p. 170. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

C.F. Pirri, F. Giorgis, A. Tagliaferro, E. Tresso, Francesca Demicbelis, Phylosophycal Ma- 
gazine, Part B, 76, 3, 1997, p. 247. 


Bruna Fogagnolo 

1922 

Matematica 


Nata a Padova il 9 settembre 1922 da Arnoldo e da Maria Frugiuele, Bruna Fogagno- 
lo compie gli studi secondari al Liceo classico Cavour di Torino e si iscrive nel maggio del 
1941 al corso di laurea in Fisica dell’Università, che frequenta con esiti eccellenti, distin- 
guendosi soprattutto negli esami di Meccanica razionale, Analisi superiore e Geometria 
analitica, sostenuti con Renato Einaudi e Tommaso Boggio. 

Il 4 aprile 1946 si laurea in Fisica con lavorazione massima (100/100 e lode) discuten- 
do la tesi Sullo studio delle vibrazioni di un sistema di due travi ortogonali . . . , e le sottotesi / 
neutroni e Fluorescenza sensibilizzata provocata dalla radiazione di risonanza. Subito dopo 
la laurea intraprende la carriera universitaria come assistente incaricata alla cattedra di 
Meccanica razionale con elementi di statica grafica e disegno. Mantiene tale incarico fino 
al 1951, quando, in seguito a concorso, passa nel ruolo degli assistenti ordinari. La com- 
missione esaminatrice, composta da R. Einaudi, T. Boggio e C. Agostinelli, è unanime 
nell’esprimere un giudizio lusinghiero sulle sue pubblicazioni che (30 ottobre 1948): 



«dimostrano la buona preparazione nonché le sue spiccate attitudini alla ricerca scien- 
tifica e portano un notevole contributo allo studio delle vibrazioni dei sistemi a due 
gradi di libertà.» 


Nel 1954 Bruna Fogagnolo trascorre un periodo di studio negli Stati Uniti e nel 1958 
consegue la libera docenza in Meccanica razionale, che le viene confermata il 30 dicembre 
1963. Nella relazione consegnata alla Facoltà di Scienze MFN per la conferma, Cataldo 
Agostinelli sottolinea che, oltre ad aver pubblicato alcuni interessanti lavori, Fogagnolo 
«ha esplicato lodevolmente l’attività didattica come assistente e incaricata» (lettera del 
22.1 1.1963 nel Fascicolo personale). A lei, infatti, erano stati affidati per incarico gli inse- 
gnamenti di Esercitazioni di matematica nel 1947-48 e di Istituzioni di matematiche per 
i chimici nel 1962-63. Nominata professore associato di Istituzioni di matematiche nel 
1983 in seguito al giudizio di idoneità, Fogagnolo è in pensione dal 1° marzo 1988. 

La sua attività scientifica, che si snoda fra il 1946 e il 1972, comprende 17 pubbli- 
cazioni, fra cui spicca il pregevole saggio sulla Propagazione di onde elastiche in uno strato 
sferico ed applicazioni alla sismologia. L’obiettivo del lavoro è così delineato dall’autrice 
(1952, p. 367): 

«Immaginando di sostituire la litosfera con uno strato sferico costituito di materiale 
elastico ed omogeneo, si dimostra che le onde sismiche della fase principale di un 
terremoto sono interpretabili come vibrazioni proprie fondamentali di tale strato, cor- 
rispondenti a propagazioni ondose lungo i meridiani e caratterizzate da spostamenti 


184 


Matematica 


elastici soddisfacenti alle proprietà geometriche delle onde di Love e di Rayleigh. Lo 
spessore dello strato sferico e le costanti elastiche ed inerziali relative a tale strato cal- 
colate per questa via sono in buon accordo con i valori determinati studiando le onde 
P ed S provenienti direttamente dall’epicentro.» 

Fogagnolo ha anche fatto parte del Comitato per le Scienze matematiche del CNR e 
ha pubblicato alcuni libri di testo di Istituzioni di matematiche, frutto della sua decen- 
nale e apprezzata attività didattica all’Università di Torino. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Sulle vibrazioni forzate dei sistemi a due gradi di libertà. Rendiconti di Matematica e delle 

sue applicazioni, 5, 5, 1946, pp. 220-233. 

• Sulla stabilità di una configurazione di equilibrio di un sistema a due gradi di libertà. Atti 

dell’Accademia delle Scienze di Torino, 83, 1949, pp. 62-69. 

• Sugli esponenti caratteristici relativi ad una configurazione di equilibrio di un sistema a due 

gradi di libertà, Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 83,1 949, pp. 70-8 1 . 

• Sul moto di una sfera elastica. Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 84, 1950, pp. 

19-30. 

• Propagazione di onde elastiche in uno strato sferico ed applicazioni alla sismologia. Annali di 

Matematica pura e applicata, 4, 33, 1952, pp. 367-379. 

• Sul comportamento di un sistema dissipativo soggetto ad azioni ereditarie non lineari. Atti 

dell’Accademia delle Scienze di Torino, 90, 1956, pp. 462-471. 

• Onde di Gerstner generalizzate. Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 90, 1956, pp. 

611-632. 

• Sulle vibrazioni trasversali di uno strato elastico libero stdle basi ed appoggiato sui bordi. Ren- 

diconti del Seminario Matematico dell’Univ. e del Politecnico di Torino, 15, 1956, pp. 
163-174. 

• Sulle vibrazioni forzate di un sistema dissipativo, soggetto ad una forza di richiamo ritardata. 

Rendiconti del Seminario Matematico dell’Univ. e del Politecnico di Torino, 15, 1956, 
pp. 343-349. 

• Sulle vibrazioni quasi-armoniche di un sistema dissipativo con elasticità costante a tratti. Atti 

Sem. Mat. Fis. Univ. Modena, 7, 1953/54, 1956, pp. 167-181. 

• Sulla rappresentazione delle onde sismiche della fase di Rayleigh, Atti dell’Accademia delle 

Scienze di Torino, 91, 1957, pp. 20-39. 

• Sulle vibrazioni quasi-armoniche dei sistemi ad n gradi di libertà, Atti dell’Accademia delle 

Scienze di Torino, 91, 1957, pp. 429-444. 

• Sulla dinamica della trave. Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 91, 1957, pp. 546- 

568. 

• Sopra un criterio di stabilità totale. Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 97, 1963, 

pp. 380-390. 

• Sulle linee di discontinuità in alcuni moti magnetofluidodinamici piani, generati da un vortice 

puntiforme. Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 98, 1964, pp. 613-624. 


1922 


Bruna Fogagnolo 


• Sopra un’estensione di un teorema relativo ai sistemi anolonomi al caso più generale di vincoli 

variabili col tempo , Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 100, 1966, pp. 829-835. 

• Istituzioni di matematica per chimici, Torino, Levrotto & Bella, 1970, 2 a ed. 1978. 

• Propagazione di onde termoelastiche in un suolo isotropo indefinito, Rendiconti dell’Istituto 

Lombardo, A, 106, 1972, pp. 521-541. 

• Complementi di istituzioni di matematica, Torino, Levrotto & Bella, 1977, 2 a ed. 1981. 

• Istituzioni di matematica per il corso di chimica 2, Torino, Levrotto & Bella, 1981. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica, Facoltà di Scien- 
ze MFN, Fisica, F1-F201, p. 26, n. matr. F 26; Verbali di Laurea della Facoltà di 
Scienze MFN dal 12.11.1935 al 4.11.1947, p. 219; Fascicolo personale. 


Jole Scurti Ceruti 

1922-1981 

Botanica 


Nata a Torino il 29 aprile 1922 da Francesco e da Consolina Iachia, consegue la 
laurea in Scienze Naturali presso l’Ateneo torinese il 21 dicembre 1944, con la votazione 
100/100 lode e dignità di stampa, discutendo la dissertazione La produttività dei semi 
piccoli di frumento nei confronti di quelli grossi nelle colture granarie e due tesine: L’elettri- 
cità negli organismi animali e I colloidi naturali inorganici e loro importanza dal punto di 
vista geochimico. 

È allieva di Carlo Cappelletti presso l’Istituto botanico dell’Università di Torino e, 
dopo la laurea, opera per molti anni presso l’Osservatorio per le malattie delle piante 
del Ministero dell’Agricoltura. Ottiene la sua prima libera docenza in Patologia vegetale 
nel 1952, la maturità alla cattedra di Patologia vegetale presso l’Università di Catania 
nel 1959 e la docenza in Micologia nel 1963. In quello stesso anno ha anche l’incarico 
esterno per l’insegnamento di Micologia presso la Facoltà di Scienze MFN di Torino. Nel 
1980 è chiamata a coprire la cattedra di Micologia presso questo Ateneo. Dal 1965 era 
stata nominata socio corrispondente dell’Accademia di Agricoltura di Torino. 

Sin dai primi anni i suoi studi, partendo dalla solida preparazione e impostazione 
concettuale naturalistica, sono volti alla ricerca della comprensione di problematiche 
proprie delle scienze agrarie, coniugando interessi teorici e risvolti applicativi. Come si 
può ricostruire dalla ricca produzione scientifica di Jole Scurti, i suoi campi di interesse 
sono principalmente relativi ai rapporti tra funghi patogeni e vegetali superiori, inda- 
gati con tecniche di istologia e istochimica, atte a interpretare i meccanismi funzionali 
responsabili della malattia. Un secondo tema è quello inerente i meccanismi di accresci- 
mento dei miceli fungini. Esso trova un importante risvolto applicativo nella coltivazio- 
ne di funghi mangerecci e nel miglioramento della loro resa produttiva, e un riscontro 
didattico-divulgativo, che vede l’informazione scientifica trasferita ai suoi utilizzatori, 
mediante manuali chiari e scientificamente corretti. 

Dopo il conseguimento della docenza in Micologia e il ritorno all’Istituto botanico 
nella veste di ricercatore a tempo pieno - scelta che Scurti decide di fare quando sono 
emanati provvedimenti legislativi che rendevano incompatibile la didattica universitaria 
con l’impiego presso gli osservatori del Ministero dell’Agricoltura - le sue ricerche ri- 
guardano tre principali settori: quello della demolizione degli alti polimeri nei processi 
di humificazione, quello dell’isolamento di sostanze ad attività antibiotica e quello della 
dimostrazione della presenza, produzione e attività delle micotossine. 

Il primo ambito proponeva un approccio nuovo alla comprensione dei processi biolo- 
gici che, grazie all’attività dei funghi lignicoli e terricoli, portano alla formazione dell’hu- 
mus. Scurti studia gli enzimi che tali organismi utilizzano per demolire le lignine, saggia 


1922-1981 


Jole Scurti Ceruti 


numerosi miceti per valutarne le potenzialità ligninolitiche, e per molti di essi segnala 
tale capacità per la prima volta, ampliando in modo significativo il numero di organismi 
utilizzabili nei sistemi di riciclaggio e trasformazione delle cortecce. 

Il secondo settore di ricerca le ha permesso di individuare sostanze stupefacenti, an- 
tibiotici e citostatici, prodotti da miceti della flora italiana, con effetto biologico diretto 
sugli animali e sull’uomo. Sono di grande rilevanza, a questo proposito, le sue indagini 
su Calvario., che fornirono rilevanti informazioni teoriche sull’attività di sostanze cito- 
statiche prodotte da funghi superiori, al tempo indagati solo da alcuni gruppi di studiosi 
giapponesi. 

Infine sono da sottolineare le sue indagini sulle micotossine, sostanze tossiche per 
l’animale e per l’uomo, che possono essere presenti su materiali di interesse alimentare 
zootecnico e umano. Lo studio di questi pericolosi inquinanti era all’epoca seguito solo 
in alcuni paesi, fra cui l’Inghilterra, mentre nella maggior parte dell’Europa non si ri- 
teneva che essi avessero un ruolo di rilievo. Oltre alla segnalazione e alla descrizione di 
varie sostanze tossiche, appartenenti a differenti raggruppamenti chimici e prodotte da 
numerose specie fungine, Scurti individuò e segnalò dati che permisero di comprendere 
alcune delle interazioni fra substrato e fungo, capaci di indurre nel micete la produzione 
delle micotossine come metabolica secondario. 

L’attività di ricerca di Scurti è interrotta da una grave malattia, che la porta alla mor- 
te il 6 gennaio 1981. Jole Scurti in Ceruti è considerata una ricercatrice estremamente 
attenta e precisa, di grande cultura naturalistica e biologica, costantemente interessata 
alle ricadute applicative delle indagini teoriche, capaci di contribuire validamente allo 
sviluppo delle scienze agrarie: una disponibilità, quest’ultima, non molto comune in anni 
in cui la distanza fra scienza pura e applicata era ancora ampiamente sentita dalla maggior 
parte degli studiosi. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Sulle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche che i semi di frumento debbono possedere per 

la maggiore economia nella semina e il più elevato rendimento nella produzione. Annuario 
dell’Istituto di Sperimentazione per la Chimica agraria in Torino, ITER, 16, 1946, pp. 
33-61. 

• Sulle caratteristiche citologiche e microchimiche dei cavolfiori congelati. Annuario dell’Istituto 

di Sperimentazione per la Chimica agraria in Torino, ITER, 16, 1946, pp. 129-136. 

• Sulle caratteristiche citologiche e microchimiche degli spinaci congelati. Annuario dell’Istituto 

di Sperimentazione per la Chimica agraria in Torino, ITER, 16, 1946, pp. 137-142. 

• Insetti dannosi ricomparsi in Piemonte, La difesa delle piante, luglio-agosto 1946, pp. 1 50- 

152. 

• I microrganismi che pullulano sulla frutta e sulle verdure e le condizioni per il loro sviluppo. La 

difesa delle piante, settembre-ottobre 1946, pp. 168-170. 

• Contributo alla conoscenza dell’endodermide e del periciclo, in Onoranze prof. G. Gola, Pine- 

rolo, Alzani, 1948, pp. 235-249. 

• Sulla evaporazione dell’acqua dai legni, in Onoranze Prof. G. Gola, Pinerolo, Alzani, 1948, 

pp. 251-266. 


Botanica 


• Caratteristiche citologiche e microchimiche degli asparagi congelati , Annali della Sperimenta- 

zione Agraria, n.s., 2, 1, 1948, pp. 55-61. 

• Sulle variazioni che l’apparato conidico di alcuni aspergila subisce in substrati differenti. An- 

nali della Sperimentazione Agraria, n.s., 2, 1, 1948, pp. 101-106. 

• Chiave analitica per il riconoscimento delle piante infestanti attraverso i semi, Suppl. Annali 

della Sperimentazione Agraria, n.s., 2, 3, 1948, pp. i-xlv, 20 tav. 

• Sulla pseudosuberosi delle mele. Annali della Sperimentazione Agraria, n.s., 2, 2, 1948, pp. 

247-253. 

• Un caso di clorofillosi zonata in graminacee spontanee. Nuovo Giornale Botanico Italiano, 

n.s., 55, 1948, pp. 152-153. 

• Sulla oleocellosi delle arance e sulle modificazioni istologiche che la caratterizzano. Annali della 

Sperimentazione Agraria, n.s., 2, 1948, pp. 1-15. 

• Azione a distanza del micelio nelle neoformazioni da Ustilago maydis, Nuovo Giornale Bo- 

tanico Italiano, n.s., 56, 4, 1949, pp. 740-741. 

• Sulla istopatologia del mais parassitato «^//Ustilago maydis, Annali della Sperimentazione 

Agraria, n.s., 4, 1950, pp. 1-28. 

• Sulla Pseudomonas marginata del gladiolo. Annali della Sperimentazione Agraria, n.s., 4, 5, 

1950, pp. 819-826. 

• Sui deperimenti di alcuni frutteti della Valle d’Aosta per carenze di elementi necessari per il loro 

chimismo. Annali della Sperimentazione Agraria, n.s., 5, 1951, pp. 49-64. 

• Sul meccanismo d’azione dei diserbanti selettivi, Le modificazioni istologiche e citologiche che 

l’Agroxone produce sulle erbe infestanti. Annali della Sperimentazione Agraria, n.s., 6, 1 952, 

pp. 1-22. 

• Sul meccanismo d’azione dei diserbanti selettivi. Atti IX Congresso Inter. Ind. Agrarie, Roma 

27 maggio - 1° giugno 1952, 1952, pp. 1-7. 

• Contributo alla conoscenza del giallume dei gladioli, Annali della Sperimentazione Agraria, 

n.s., 7, 1952, pp. 1-10 (estratto). 

• L’ossichinolina nella lotta contro la malattia del giallume dei gladioli, Annali della Sperimen- 

tazione Agraria, n.s., 7, 1952, pp. 1-6 (estratto). 

• Sulla formazione delle gomme nel ciliegio. Nota I - Morfologia, Annali della Sperimentazione 

Agraria, n.s., 8, 1953, pp. 1-11 (estratto). 

• (con A. Ceruti), Sulla formazione delle gomme nel ciliegio. Nota II - Istochimica, Annali della 

Sperimentazione Agraria, n.s., 8, 1953, pp. 1-18 (estratto). 

• Sulla Botrytis gladiolorum Timm., Annali della Sperimentazione Agraria, n.s., 8, 1953, pp. 

1-13 (estratto). 

• Sulle cause di una malattia della Phoenix canariensis in Italia, Annali della Sperimentazione 

Agraria, n.s., 9, 1954, pp. 1-5 (estratto). 

• Le culture industriali dei gladioli e le malattie che le insidiano, Suppl. Annali della Sperimen- 

tazione Agraria, n.s., 9, 1954, pp. 1-10 (estratto). 

• L’action du froid artificiel sur les champignons comestibles, Vili Congrès Intérnat. de Botani- 

que, Paris, 1954. 

• Sulla degradazione dei legni delle piante forestali e da frutto per azione zZ?//Armillaria mellea, 

Annali della Sperimentazione Agraria, n.s., 10, 1955, pp. 1-18 (estratto). 


1922-1981 


Jole Scurti Ceruti 


• Sulla demolizione della cellulosa e della lignina per opera dei funghi lignicoli. Nuovo Giorn. 

Bot. Ital., n.s., 63, 1956, pp. 41 1-412. 

• Sul marciume del pioppo causato da Trametes albida var. serpens Fr. e osservazioni sull’attività 

biochimica del fungo, Boll. Lab. Sper. e Oss. di Fitopatologia Torino, n.s., 19, 2, 1956, pp. 
135-141. 

• (con G. Borzini), Méthodes pour obtenir des cultures monospores des champignons de conche, 

Mushroom Science, 3, 1956, pp. 138-145. 

• (con G. Borzini), Attacchi di Basidiomiceti e manifestazioni di “mal di piombo” nelle Prunoi- 

dee, Nota I, Scopo delle ricerche e rassegna bibliografica, Boll. Lab. Sper. e Oss. di Fitopato- 
logia di Torino, n.s., 20, 1957, pp. 43-58. 

• (con G. Borzini), Colture monosporiche di Prataiolo (Psalliota campestris fi coltivata ) e carat- 

teri dei ceppi ottenuti, Boll. Lab. Sper. ed Oss. di Fitopatologia Torino, n.s., 20, 1957, pp. 
173-192. 

• Le malattie delle piante, Malattie non parassitarie, da virus, e da parassiti vegetali, Torino, 

Loescher, l a ed. 1958; 2 a ed. 1967. 

• Attacchi di Basidiomiceti e manifestazioni di “mal di piombo” nelle Prunoidee, Nota II, Ge- 

neralità sulla malattia, sulla sua diffusione nel Saluzzese e caratteri dei Basidiomiceti isolati 
dalle piante colpite, Boll. Lab. Sper. e Oss. di Fitopatologia di Torino, n.s., 21, 1958, pp. 
19-39. 

• (con G. Borzini), Attacchi di Basidiomiceti e manifestazioni di “mal di piombo” nelle Prunoi- 

dee, Nota III, Trasmissione sperimentale della malattia e prove orientative sui sistemi di lotta, 
Boll. Lab. Sper. e Oss. di Fitopatologia di Torino, n.s., 21, 1958, pp. 41-56. 

• Aspetti fisiopatologici del “mal di piombo” del pesco, Nota I, Esami spettro-fotometrici nel visi- 

bile, Atti Acc. Sci. Torino, 93, 1958-59, pp. 95-1 16. 

• Contributo allo studio istopatologico delle foglie di pesco affette da “mal di Piombo”, Atti Acc. 

Sci. Torino, 93, 1958-59, pp. 382-394. 

• La fusariosi dei gladioli, Caratteri dei ceppi di Fusarium isolati e prove orientative di lotta. 

Notiziario sulle malattie delle piante n. 49, n.s., 28, 1959, pp. 1-16. 

• Sulla fruttificazione in coltura degli Lmenomiceti lignicoli, Aliionia, 5, 1959, pp. 5-25. 

• (con G. Borzini), Growing of monosporous strains o/Tsalliota campestris ( cultivated form), 

Mushroom Science, 4, 1959, pp. 132-135. 

• Sulla fruttificazione in cultura dello Stereum purpureum Pers., Giorn. Bot. It., 67, 1960, pp. 

293-296. 

• Le fusariosi dei gladioli, Informatore Fitopatologico, 17, 1961, pp. 352-355. 

• (con G. Borzini), La degenerazione infettiva della vite in Piemonte, Not. Mal. Piante, 55 

(n.s., 34), 1961, pp. 3-11. 

• Esami spettrofotometrici su viti affette da degenerazione infettiva, Not. Mal. Piante, 55 (n.s., 

34), 1961, pp. 3-5. 

• Osservazioni su Basidiomiceti agenti di decadimento del legno delle Prunoidee, Giorn. Bot. It., 

69, 1962, pp. 217-219. 

• (con L. Converso), Sulla struttura microscopica e ultramicroscopica degli sclerozi di Typhula 

sp.. Carpologia, 18, 1965, pp. 263-284. 

• (con G. Cantini), Prime indagini sulla tossicità di miceli isolati da mangimi , Allionia, 11, 

1965, pp. 29-40. 


Botanica 


• (con G. Borzini), Contrìbution a l’étude de Diehliomyces microsporus retrouvée récemment 

en Italie, Mushrooms Science, 6, 1965, pp. 523-528. 

• (con G. Cantini), Prime indagini sulla tossicità di miceli isolati da mangimi , Atti 2° Congres- 

so Int. di Medicina Veterinaria, Torino, 1965. 

• (con G. Borzini), Sui metaboliti tossici dei micromiceti dei mangimi. Annali Acc. di Agricol- 

tura di Torino, 108, 1965-66, pp. 85-108. 

• (con G. Cantini, V. Filipello Marchisio, M. Jorio), Relazione tra tossicità e antibiosi di miceti 

isolati da mangimi, da insilati, Allionia, 14, 1966, pp. 97-1 12. 

• (con G. Borzini), Situazione fitosanitaria e difesa ancrittogamica di coltivazioni di Psalliota 

bisporalange, Atti I Congr. delFUnione Fitopatologia Mediterr., Bari, settembre 1966. 

• (con M.A. Bianco, M. Bellando), Separazione elettroforetica di proteine di Fusaria, Atti Acc. 

Sci. Torino, 103, 1968, pp. 829-838. 

• Ricerche su miceli di foraggi conservati, sulla loro tossicità. Aliionia, 14, 1968, pp. 1 13-122. 

• (con G. Cantini, G. Di Modica, S. Tira), Patulina e griseoftdvinada da un Penicillium della 

serie Urticae isolato da mangime, Atti Acc. Sci. Torino, 104, 1969, pp. 171-178. 

• (con M.A. Bianco), Su alcuni Basidiomiceti lignicoli e di lettiera in relazione all’antibiosi, I, 

Caratteristiche colturali dei miceli, Allionia, 15, 1969, pp. 51-74. 

• (con M.A. Bianco, V. Filipello Marchisio), Su alcuni Basidiomiceti lignicoli e di lettiera in 

relazione all’antibiosi, II, Attività antibatterica dei miceli e dei liquidi di coltura. Aliionia, 

15, 1969, pp. 75-83. 

• (con M. Bellando, M.A. Bianco), Su alcuni Basidiomiceti lignicoli e di lettiera in relazione 

all’antibiosi. Nota III, Su un principio ad attività antibiotica isolato da Irpex pachyodon (R) 
Quél., Allionia, 16, 1970, pp. 1-6. 

• (con N. Fiussello), Attività cellulosolitica di miceli isolati da mangimi e da insilati, Aliionia, 

16, 1970, pp. 7-16. 

• (con N. Fiussello, G. Cantini), Metaboliti ad azione estrogena di miceti isolati da tnangimi. 

Aliionia, 16, 1970, pp. 43-47. 

• (con R. Jodice, N. Fiussello), Influenza dei funghi nei processi di umificazione, 1, Attività di 

Basidiomiceti lignicoli su cortecce di pioppo, Allionia, 16, 1970, pp. 91-99. 

• (con N. Fiussello, G. Cantini), Metaboliti ad azione estrogena prodotti da miceti. Aliionia, 

17, 1971, pp. 55-58. 

• (con R. Jodice, N. Fiussello), Influenza dei funghi nei processi dì umificazione, II, Attività dì 

Coprinus fìmetarius ( L ,) Fr., Allionia, 17, 1971, pp. 59-74. 

• (con N. Fiussello), Idrossindolderivati in Basidiomiceti, I, Presenza di Psilocibina e di 5-idros- 

si-indolderivati in Panaeolus retirugis Fr, Atti Acc. Sci. Torino, 106, 1972, pp. 725-735. 

• (con P. Fasolo Bonfante, F. Obert), Interazione di Tuber melanosporum con miceli di altri 

funghi, Allionia, 18, 1972, pp. 53-60. 

• (con M.A. Bianco), Su alcuni Basidiomiceti lignicoli e di lettiera in relazione all’antibiosi, IV, 

Caratteristiche colturali dei miceli. Aliionia, 18, 1972, pp. 61-78. 

• (con M.A. Bianco), Su alcuni Basidiomiceti lignicoli e di lettiera in relazione all’antibiosi, 

Nota V, Attività antibatterica dei miceli e dei liquidi di coltura, Allionia, 18, 1972, pp. 79- 
83. 

• (con N. Fiussello), Idrossindolderivati in Basidiomiceti, II, Psilocibina, Psilocina e 5-idrossi- 

indol derivati in Panaeolus e generi affini, Allionia, 18, 1972, pp. 85-90. 


1922-1981 


Jole Scurti Ceruti 


• (con N. Fiussello, R. Jodice), Idrossindolderivati in Basidiomiceti, III, Influenza del substrato 

sui metaboliti del micelio e dei carpofori di Panaeolus subbalteatus Berk. et Br., Allionia, 1 8, 

1972, pp. 91-96. 

• (con N. Fiussello, R. Jodice), Influenza dei funghi nei processi di umificazione, III, Utilizza- 

zione della lignina, lignosulfonato, acidi umici e fulvici da parte dei miceti in relazione alla 
presenza di fenolossidasi, Allionia, 18, 1972, pp. 117-128. 

• (con M.A. Bianco), Caratteristiche colturali di miceli di Panaeolus, Aliionia, 19, 1973, pp. 

5 - 12 . 

• (con A. Codignola, G. Nobili, O. Caputo), Un ceppo di Byssochlamys nivea Westl, isolato 

da insilato di mais integrale, producente patidina, Allionia, 19, 1973, pp. 39-42. 

• (con G. Cantini, N. Fiussello), Metaboliti ad azione estrogena di un ceppo di Gibberella zeae 

(Fusarium graminearum) coltivati su substrati diversi, Folia Veterinaria Latina, 3, 1973, 
pp. 203-214. 

• (con A. Gasco, A. Serafino, V. Mortarini, E. Menziani, M.A. Bianco), An Antibacterial and 

antifungal compound from Calvatia lilacina, Tetraedron letters, 15, 38, 1974, pp. 3431- 
3432. 

• (con M.A. Bianco), Attività antibiotica di Panaeolus in coltura. Atti Acc. Sci. Torino, 109, 

1974-75, pp. 297-300. 

• (con R. Jodice, R. Ferrara, N. Fiussello, F. Obert, G. Cantini Cortellezzi), Miceti termofili, 

I, Contributo sull’isolamento, sul metabolismo e sulla capacità di degradazione di materiali 
organici, Allionia, 20, 1974-75, pp. 53-74. 

• (con N. Fiussello, R. Jodice), Attività ligninolitica di Botrytis cinerea e di Penicillium cyclo- 

pium verificata con tecniche cromatografiche, Allionia, 20, 1974-75, pp. 103-108. 

• (con N. Fiussello, F. Obert, G. Cantini Cortellezzi, G. Grasso), Un caso di intossicazione di 

cani da pane ammuffito, Il Nuovo Progresso veterinario, 1976, pp. 3-8. 

• (con F. Obert, M.L. Gullino, N. Fiussello), Fruttificazione ed attività fenolossidasica nel 

genere Panaeolus, Aliionia, 21, 1976, pp. 5-11. 

• Isolamento e identificazione di miceli tossicogeni, Ind. Alimentari, 1977, pp. 104-106. 

• (con M.A. Coletto Bianco, L. Bianco Volterrani ), Attività antibiotica e fitotossica di un ceppo 

di Stereum purpureum Pers., Aliionia, 22, 1977, pp. 115-122. 

• (con G. Cantini Cortellezzi, A. Codignola, N. Fiussello, F. Obert, A. Vinai), Miceti termo- 

fili II, Tossicità e Anabiosi, Aliionia, 22, 1977, pp. 123-128. 

• (con N. Fiussello, M.L. Gullino, R. Ferrara), / Panaeolus e la degradazione delle cortecce di 

pioppo, Aliionia, 23, 1978-79, pp. 65-72. 

• (con A. Codignola, F. Obert), Influenza della cito chinina e della auxina sui miceli di alcuni 

Boleti in coltura, Allionia, 23, 1978-79, pp. 73-78. 

• (con N. Fiussello, M.L. Gullino), Inquinamento da cromo. II Azione sui funghi, Allionia, 23, 

1978- 79, pp. 83-90. 

• Attività antibatterica e antimicotica di Myriococcum albomyces, Atti Acc. Sci. Torino, 113, 

1979- 80, pp. 197-200. 

• (con M. Tozzi, G. Berta), Ricerche preliminari di sintesi tra Boletus edulis e Quercus pube- 

scens, Aliionia, 24, 1980-81, pp. 5-11. 

• (con M.A. Coletto Bianco, C. Riselli Barbera), Caratteristiche microscopiche di Panaelus 

fimicola, Aliionia, 24, 1980-81, pp. 55-60. 


Botanica 


• (con N. Fiussello, M.L. Gullino, F. Farina), Attività fenol-ossidasica e fruttificazione in alcuni 

basidiomiceti, Allionia, 24, 1980-81, pp. 61-67. 

• (con N. Fiussello, M.L. Gullino, I. Pedone), Precursori di N-Nitrosoamine I, I Miceti e l’ac- 

cumulo di Nitrito, Allionia, 24, 1980-81, pp. 69-77. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, Scienze Naturali dal 1 al 201, n. matr. SN 55, p. 55; Verbali di Laurea della 
Facoltà di Scienze MFN dal 12.1 1.1935 al 14.11.1947, p. 191; Fascicolo personale. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Silvano Scannerini, In memoria di Jole Ceruti Scurti, Annali dell’Accademia di Agricoltura di 
Torino, 124, 1981-82, pp. 163-177. 

Silvano Scannerini, Jole Scurti, in C.S. Roero (a cura di), La Facoltà di Scienze Matematiche, 
Fisiche Naturali dì Torino, 1848-1998, t. 2, I docenti, Torino, Deputazione Subalpina di 
Storia Patria, 1999, pp. 157-159. 

R.C. 



Jole Scurti. 


Piera Lovera 

1923 

Matematica 


Nata a Torino il 26 giugno 1923 da Costanzo e da Ernestina Musso, Piera Lovera 
consegue la laurea in Fisica il 15 dicembre 1951, discutendo la tesi Sopra una classe di 
equazioni dinamiche e presentando le sottotesi Accelerazione di proiettili nucleari e II set- 
tore logaritmico e suo impiego in spettrofotometria (votazione 84/110). Intraprende quindi 
la carriera di insegnante nella scuola secondaria. 

La sua produzione scientifica consta di tre pubblicazioni, una su temi di meccanica e 
due concernenti problemi di matematica finanziaria. 

Nel primo articolo, frutto della tesi di laurea, svolta probabilmente sotto la guida di 
Tommaso Boggio, Lovera ricorre a procedimenti vettoriali per fornire le dimostrazioni 
di alcuni risultati, stabiliti da Vito Volterra nel 1898, inerenti a sistemi dinamici le cui 
velocità sono lineari omogenee in un insieme dato di parametri. 

Nella sua seconda nota estende una dimostrazione della disuguaglianza di Jensen- 
Steffensen illustrata nel Compendio di Matematica attuariale di T. Boggio e Fernando 
Giaccardi Giraud (1954). 

All’ambito della matematica attuariale si rivolge invece la sua terza pubblicazione, 
apparsa nel 1956 sul “Giornale dell’Istituto Italiano degli Attuari”, in cui la giovane 
dimostra alcune diseguaglianze elementari che coinvolgono sequenze decrescenti di nu- 
meri positivi, riallacciandosi a una recente ricerca di Giuliana Mantellino, svolta presso 
l’Istituto di Matematica Finanziaria Università di Torino (1953). 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Sopra un problema dinamico studiato dal Volterra, Atti dell’Accademia delle Scienze di Tori- 

no, 86, 1951-52, pp. 100-106. 

• Sulla diseguaglianza di Jensen-Steffensen, Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 91, 

1956-57, pp. 348-352. 

• Sopra alcune diseguaglianze che si presentano nella matematica attuariale. Giornale dell’Isti- 

tuto Italiano degli Attuari, 19, 1956, pp. 131-139. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, Matematica-Fisica, da MF 202 a MF 400, n. matr. MF 388; Verbali di Laurea di 
Matematica e Fisica dal 12.11. 1948 al 14.3. 1960, p. 70. 


E.L., C.S.R. 


Ada Carpani Catellani 

1924 -? 

Matematica 


Ada Giuditta Vittoria Carpani nasce a Maggiora (Novara) il 7 maggio 1924 da Achil- 
le e da Lucia Fasola e, dopo aver compiuto gli studi al Liceo scientifico G. Ferraris di 
Torino, nel 1942 si iscrive al corso di laurea in Matematica. 

Il 29 gennaio 1948 discute la tesi, con relatore F.G. Tricomi, dal titolo Cercare di 
migliorare le rappresentazioni asintotiche degli autovalori ed autofunzioni di un sistema di 
Sturm-Liouville calcolando ulteriori termini di esse e, se ci si riesce, il termine generale, e 
presenta le sottotesi Sopra alcune curve di terzo ordine e Sopra alcune notevoli proprietà 
delle funzioni meromorfe. 

Impiegata come tecnica avventizia presso la Biblioteca di Matematica dal giugno del 
1948 al dicembre del 1952, svolge le funzioni di assistente straordinaria di Analisi mate- 
matica algebrica e infinitesimale dal 1950 al 1952, quando le subentra Maria Cambria. 

Frutto delle ricerche condotte sotto la direzione di Tricomi è la nota Sopra un nuovo 
sviluppo asintotico per la funzione ipergeometrica confluente T di Tricomi, nella quale si 
applica il procedimento di sviluppo asintotico già sviluppato da J. Hadamard e da G.N. 
Watson, rispettivamente, per la funzione di Bessel J (x) e per quelle di Hankel di argo- 
mento reale. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Sopra un nuovo sviluppo asintotico per la funzione ipergeometrica confluente T di Tricomi, 
Rendiconti del Seminario Matematico dell’ Università e del Politecnico di Torino, 11, 
1951-52, pp. 261-269. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, Matematica-Fisica, da MF 202 a MF 400, n. matr. MF 224; Verbali di Laurea 
in Chimica, Chimica industriale e Scienze Naturali dal 14.11.1947 al 12.7.1955, p. 4; 
Fascicolo personale. 


E.L., C.S.R. 


Elda Valabrega Gibellato 

1924-1993 

Matematica 


Nata a Torino il 12 febbraio 1924 da Achille e da Fiorina Pavese, Elda Valabrega, 
dopo aver sostenuto la maturità classica al Liceo Cavour, si iscrive nel novembre del 
1941 al corso di studi in Matematica e Fisica dell’Ateneo torinese, che frequenta con 
ottimo profitto. Il 28 gennaio 1946 si laurea con la votazione massima (100/100 e 
lode), discutendo una tesi di Analisi superiore, intitolata Problemi del calore ed equazioni 
integrali, e presentando le sottotesi Sulla giacitura di Peano relativa alle curve chiuse dello 
spazio e Sui problemi fondamentali della cosmogonia. Conseguita nel 1947 l’abilitazione 
all’insegnamento di Matematica nelle Scuole medie, a quello di Matematica e fisica negli 
Istituti tecnici industriali, commerciali e per geometri, a quello di Matematica, Scienze 
fisiche e naturali, Merceologia ed igiene nelle Scuole di avviamento professionale e a 
quello di Matematica negli Istituti tecnici industriali, dal 1947 al 1974 è insegnante 
di Matematica e Fisica in varie scuole, in particolare dal 1958 all’Istituto tecnico com- 
merciale Q. Sella di Torino. Per questo, quando nel 1974 è impegnata come docente 
nei corsi abilitanti all’insegnamento per le scuole secondarie, ritenendo di poter dare un 
contributo più valido, sceglie di operare sulle Matematiche applicate, rivolte agli Istituti 
tecnici commerciali. 

Nominata nel 1950 assistente ordinaria alla cattedra di Matematiche complementari 
dalla Facoltà di Scienze MFN dell’Università di Torino, su proposta del prof. Guido 
Ascoli, ricopre questa carica fino al 1958 in modo lodevole, come dichiara il preside R. 
Deaglio (lettera del 28.2.1958, Fascicolo personale ): 

«Ha sempre svolto i suoi compiti didattici con esemplare coscienza. Le sue notevoli 
capacità hanno contribuito aU’ottima preparazione degli studenti affidati alle sue cure. 

La sua ottima cultura nel campo delle scienze matematiche ha permesso di collaborare 
in notevolissima misura col compianto prof. Ascoli, alla pubblicazione di numerosi 
volumi per la preparazione dei candidati agli esami di concorso per le cattedre delle 
scuole medie.» 

A Elda Valabrega sono quindi affidati per incarico dalla Facoltà di Scienze MFN il 
corso di Esercitazioni di matematiche per chimici (1959/60-1961/62) e di Matematiche 
elementari da un punto di vista superiore dal 1962 al 1982, quando passa, con il giudizio 
di idoneità, nella fascia dei professori associati, dove resterà fino al collocamento a riposo 
nel 1988. 

Nel 1952 si era unita in matrimonio con Silvio Gibellato, giovane assistente al Poli- 
tecnico di Torino, che si era laureato in Fisica alla Scuola Normale di Pisa e che purtrop- 
po morirà dopo lunga malattia nell’aprile del 1957. 


Matematica 


Fin dagli anni Sessanta Elda Valabrega è fra gli allievi e collaboratori di Tullio Viola 
e compie ricerche nell’ambito della didattica e della storia della matematica, partecipan- 
do a convegni, corsi di aggiornamento per insegnanti e conducendo sperimentazioni 
nelle scuole medie. Sotto la guida di Viola approfondisce temi sulla geometria greca 
pre-euclidea ed euclidea, sulla storia dell’analisi, in particolare sul teorema di esistenza 
degli zeri, e sulle posizioni di J. D’Alembert nel calcolo delle probabilità. Nei suoi lavori 
sulla geometria classica Valabrega fornisce una possibile dimostrazione del teorema di 
Pitagora, discute alcune ipotesi interpretative sull’algebra geometrica, sul problema del- 
l’incommensurabilità in Euclide e nell’opera di Nicole Oresme. Di quest’ultimo studia 
anche altri argomenti, come quello delle serie (geometrica, armonica ecc.), sostenendo 
che il filosofo scolastico che operava a Parigi nel XIV secolo aveva intuito il criterio del 
rapporto per la convergenza di una serie, e su questi temi Valabrega guiderà due ricerche 
della sua allieva Luciana Gribaudo. Altri articoli sono dedicati alla storia delle geometrie 
non euclidee e ai fondamenti della matematica dell’Ottocento. 

Elda Valabrega si impegna soprattutto nell’ambito del rinnovamento della didattica 
della matematica, per quanto concerne sia le metodologie, sia i contenuti. A questo pro- 
posito una delle sue strette collaboratrici scrive (Mosca 1994, p. 240): 

«Parlare di Elda rispetto alla didattica credo significhi occuparsi di un aspetto essenzia- 
le della sua figura. Infatti nella didattica trovarono espressione sia la componente intel- 
lettuale che quella sociale, erica. [. . .] La varietà delle sue iniziative in campo didattico 
è segno della passione che Elda pose nel lavoro di docente: il suo impegno fu sempre 
motivato dalla convinzione sociale che, a qualsiasi livello di scolarità, lo studente, qua- 
le cittadino, avesse diritto a conoscenze corrette e attuali, coerenti con quanto la ricerca 
va via via elaborando.» 

Quando nel 1975/76, su proposta dell’UMI, prendono l’avvio i Nuclei CNR di ri- 
cerca e sperimentazione per la matematica, se ne fa promotrice a Torino, coinvolgendo 
un gruppo di docenti di diversi tipi di scuola superiore. Il nucleo opera per quasi un 
decennio, con l’obiettivo di rielaborare V iter formativo motivando ogni scelta sia sotto 
l’aspetto teorico, sia sotto quello didattico. 

Dal 1980 al 1989, in seguito alle dimissioni di Viola, assume la presidenza della se- 
zione torinese dell’Associazione subalpina Mathesis. 

Compatibilmente con alcuni problemi di salute che la spingono a dare le dimissioni 
dall’insegnamento universitario nell’ottobre del 1988, Elda Valabrega prosegue nell’ope- 
ra di coordinamento e messa a punto dei materiali di geometria per il piano d’aggiorna- 
mento dei docenti della Scuola elementare organizzato dall’IRRSAE Piemonte e colla- 
bora alla realizzazione del convegno «La logica come fondamento dell’Informatica», che 
si tiene a Torino nel 1990. 

Elda Valabrega si spegne quasi improvvisamente ad Avigliana il 14 dicembre del 1993 
e all’Ateneo torinese giungono le condoglianze dai rettori di numerose università italiane 
(Pavia, Perugia, Potenza, Lecce, seconda Università di Napoli, libera Università interna- 
zionale di studi sociali di Roma, Istituto universitario orientale di Napoli). 


1924-1993 


Elda Valabrega Gibellato 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Sui principali sviluppi della critica moderna relativi al concetto di numero, Rend. Circ. Cult. 

Univ. Polit. Torino 1947, pp. 39-41. 

• Riflessioni sull’atteggiamento di d’Alembert nei confronti del calcolo delle probabilità, Atti Acc. 

Sci. Torino, Ci. Sci. FMN, 96, 1961/62, pp. 644-653. 

• Il teorema dì esistenza degli zeri delle funzioni continue nell’analisi moderna, Atti Acc. Sci. 

Torino, Ci. Sci. FMN, 98, 1963/64, pp. 437-444. 

• Dalla aritmo-geometria alla geometria. Atti Acc. Sci. Torino, Ci. Sci. FMN, 101, 1966/67, 

pp. 433-444. 

• Fu Oresme precursore di Galileo?, Atti Simposio Int. G. Galilei nella storia e nella filosofia 

della scienza (Pisa, 1964), Firenze 1967, pp. 301-307. 

• La questione dell’incomtnensurabilità della diagonale in N. Oresme, Atti Acc. Sci. Torino, Cl. 

Sci. FMN, 105, 1970/71, pp. 245-250. 

• (con Paolo Valabrega), Dai “Grundlagen der Geometrie’’ di D. Hilbert all’Algèbre line aire et 

géométrie élémentaire” di J. Dieudonné: i reali di Dieudonné, Atti Acc. Sci. Torino, Cl. Sci. 
FMN, 106, 1971/72, pp. 119-127. 

• Relazione sul Nucleo di ricerca didattica di Torino, Convegno «Le sperimentazioni didattiche 

nell’ambito matematico ...» (Bologna, 1976), Notiziario UMI, 4, 1976, suppl. al n. 6, 

pp. 60-61. 

• (con Alberta Casana), Algebra per il biennio, voi. 2, Torino, Loescher, 1977. 

• Relazione sul Nucleo di ricerca didattica dell’Università di Torino (Bologna, 1977), Notiziario 

UMI, 5, 1977, suppl. ai nn. 8-9, pp. 49-51, 146. 

• Spazio fisico e spazio geometrico. La ricerca, Torino, Loescher, 15.3.1977. 

• L’insegnamento della geometria e il problema della deduzione. La ricerca, Torino, Loescher, 

15.11.1977. 

• L’insegnamento della geometria: rinnovamento della metodologia I, II, La ricerca, Torino, Loe- 

scher, 1.2.1978, 1.3.1978. 

• Un’ipotesi sull’origine dell’algebra geometrica di Euclide, Bollettino UMI, 5, 16/A, 1979, pp. 

190-200. 

• Ancora sui reali di Dieudonné, Atti Acc. Sci. Torino, Cl. Sci. FMN, 113, 1979, pp. 193-196. 

• Osservazioni sui libri III e IV di Euclide, Atti Acc. Fisiocritici Siena, 14, 12, 1980, pp. 627- 

630. 

• Considerazioni sull’insegnamento della geometria. Periodico di Matematiche, 5, 55, 1979, 

pp. 19-22. 

• (con Laura Manassi), Esplorando lo spazio. Avviamento alla geometria, Torino, Loescher, 

1979. 

• La geometria nella scuola secondaria superiore, V Convegno sull’insegnamento della Mate- 

matica (Ferrara 1979), Notiziario UMI, 6, 1979, suppl. ai nn. 8-9, pp. 1 10-1 12. 

• Matematiche elementari da un punto di vista superiore, Torino, Levrotto & Bella, 1980. 

• Contando e ricontando. Avviamento al calcolo delle probabilità, Torino, Loescher, 1980. 


Matematica 


• Relazione sul Nucleo di ricerca didattica dell’Università di Torino, VI Convegno sull’insegna- 

mento della Matematica (Montecatini, 1980), Notiziario UMI, 7, 1980, suppl. ai nn. 
8-9, pp. 88-90. 

• La geometria nell’area comune del biennio della Scuola secondaria superiore. Atti del Conve- 

gno «L’insegnamento della matematica nella scuola secondaria superiore: proposte e loro 
possibile concretizzazione» (Udine, 1983). 

• Unità di aggiornamento 2, Geometria (a cura di) IRRSAE Piemonte, Matematica, Piano 

pluriennale di aggiornamento sui Nuovi Programmi per la Scuola Elementare, Scuola e 
innovazione, Torino, SEI, 1988. 

• I nuovi programmi di matematica del biennio e il piano nazionale dell’informatica, Periodico 

di Matematiche, 6, 64, 1988, pp. 93-95. 

• Le trasformazioni geometriche nell’insegnamento alla luce della storia della geometria, L’Edu- 

cazione matematica, 4, 1989, pp. 135-141. 

• Didattica della Matematica e insegnamento della Matematica, Periodico di Matematiche, 6, 

65, 1989, pp. 80-82. 

• Le memorie di Eugenio Beltrami, Corrado Segre, Giovanni Vailati sul “Saccheri dimenticato”. 

Atti del Convegno «Pietro Riccardi e la storiografia delle matematiche in Italia» (Modena, 
1987), Bologna, Tecnoprint 1989, pp. 297-304. 

• La riscoperta Vailatiana nella Logica demonstrativa di Gerolamo Saccheri, in Giovanni Vai- 

lati nella cidtura del Novecento (a cura di Mario Quaranta), Sala Bolognese, Forni, 1989, 
pp. 53-56. 

• R. Trudeau, “La rivoluzione non euclidea”. Lettera Pristem, 6, 1992, p. 40. 

• Giuseppe Peano e la sua scuola in Storia Illustrata di Torino (a cura di Valerio Castronovo), 

voi. 5, Torino, Ed. Sellino, 1993, pp. 1401-1420. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, Matematica-Fisica, dal MF 1 al MF 201, n. matr. MF 153; Verbali di Laurea 
della Facoltà di Scienze MFN dal 12.1 1.1935 al 14.1 1.1947, p. 203; Fascicolo personale. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Miranda Mosca, Elda Valabrega Gibellato, Lettera Matematica Pristem, 14, 1994, pp. 24- 
25. 

Paolo Salmon, Un sodalizio torinese degli anni 50, in Associazione Subalpina Mathesis Confe- 
renze e Seminari 1994-1995, a cura di Elisa Gallo, Livia Giacardi, C. Silvia Roero, Torino, 
1995, pp. 224-239. 

Miranda Mosca, Elda Valabrega e la didattica della matematica, in Associazione Subalpina 
Mathesis Conferenze e Seminari 1994-1995, a cura di Elisa Gallo, Livia Giacardi, C. Silvia 
Roero, Torino, 1995, pp. 240-243. 


1924-1993 


Elda Valabrega Gibellato 


Silvio Maracchia, Le prime dimostrazioni non euclidee nella storia della matematica, in Asso- 
ciazione Subalpina Matbesis Conferenze e Seminari 1994-1995, a cura di Elisa Gallo, Livia 
Giacardi, C. Silvia Roero, Torino, 1995, pp. 244-251. 

Pascal Dupont, Elda Valabrega Gibellato e la storia della matematica, in Associazione Subalpina 
Matbesis Conferenze e Seminari 1995-1996, a cura di Elisa Gallo, Livia Giacardi, C. Silvia 
Roero, Torino, 1996, pp. 225-233. 

Clara Silvia Roero, Elda Valabrega, in Clara Silvia Roero (a cura di), La Facoltà di Scienze 
Matematiche, Fisiche e Naturali 1948-1998, t. 2, 1 docenti, Torino, Deputazione Subalpi- 
na di Storia Patria, 1999, pp. 663-666. 

E.L., C.S.R. 



Ada Carpani. 


Elda Valabrega. 


Maria Artom 

1926-1986 


Fisica 


Nata a Torino da Alberto e da Rita Sacerdote il 4 novembre 1926, compiuti gli studi 
classici al Liceo D’Azeglio, Maria Artom si laurea in Fisica all’Università di Torino il 13 
luglio 1950, discutendo una tesi su La teorìa di Dirac degli elettroni positivi e negativi. 
Poco dopo la laurea viene assunta all’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris, 
dove svolge tutta la sua attività di ricerca. 

Si occupa principalmente di colorimetria, della misura di masse con metodi fotome- 
trici e di filtri interferenziali. Si occupa poi di alcuni aspetti applicativi della fotometria, 
in particolare dell’illuminazione del tunnel del Gran San Bernardo e all’interno di edifici, 
della visibilità degli indicatori di direzione di un’autovettura e della caratterizzazione di 
materiali con metodi illuminotecnici. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Colorimetrìa e specificazione del colore, Ottica, 6, 1952, pp. 47-58; Pubbl. IEN, 13, 1952, 

n. 324. 

• (con C.M. Garelli, C. Gentile), Applicazione di filtri interferenziali alla fotometria e alla 

colorimetrìa, Nuovo Cimento, 10, 1953, pp. 827-834; Pubbl. IEN, 15, 1953, n. 362. 

• (con C. Gentile), Resa del colore di lampade fluorescenti, L’Elettrotecnica, 4 1 , 1954, pp. 215- 

220; Pubbl. IEN, 16, 1954, n. 382. 

• (con C. Gentile), Mesures des masses avec la métbode pbotométrique, Nuovo Cimento, 4 

(suppl.), 1956, pp. 254-257; Pubbl. IEN, 19, 1957, n. 463. 

• (con C. Gentile), Misure di distribuzioni spettrali con filtri interferenziali, L’Elettrotecnica, 

44, 1957, pp. 20-22; Pubbl. IEN, 19, 1957, n. 464. 

• (con C. Gentile), Controllo colorimetrico di segnali luminosi, L’Elettrotecnica, 44, 1957, pp. 

282-285; Pubbl. IEN, 19, 1957, n. 465. 

• (con C. Gentile), Spettrofotometria a filtri interferenziali, Rend. Accademia dei Lincei, 

Scienze Fisiche, 24, 1958, pp. 709-712; Pubbl. IEN, 21, 1958, n. 513. 

• (con V. Bisi, C. Gentile), Misure fotometriche di ionizzazione in emulsioni nucleari. Ricerca 

Scientifica, 28, 1958, pp. 287-295; Pubbl. IEN, 21, 1958, n. 512. 

• (con A. Frezet, C. Gentile, G. Robotti), L’illuminazione del traforo del Gran S. Bernardo, 

Rendiconti 65 a Riunione AEI, 1965, 2, n. 65; Pubbl. IEN, 36, 1966, n. 889. 

• Fotometria sierocromatica di sorgenti luminose, II Congresso Internazionale AIDI, Milano, 

ottobre 1966, Associazione Italiana d’illuminazione, 1967, pp. 139-144; Pubbl. IEN, 39, 
1968, n. 951. 

• Misura del fattore di luminanza e dì riflessione di superfici bianche campioni. Luce, 8, 1969, 

pp. 9-14; Pubbl. IEN, 43, 1970, n. 1075. 


1926-1986 


Maria Artom 


• Fattori che influiscono sul colore percepito degli oggetti. Definizione di resa dei colori e metodi 

per determinarla. Dimostrazione pratica , Atti Collegio Ingegneri Milano, 104, 1971, pp. 
9-11. 

• (con C. Gentile, M. Pasta, P. Soardo), Determinazione della visibilità dell’indicatore di dire- 

zione di una autovettura, ATA, 1971, 24, pp. 309-316; Pubbl. IEN, 51, 1972, n. 1272. 

• La fotometria dei catadiottri , 111 Congresso internazionale dell’Associazione italiana di Illu- 

minazione, Firenze, ottobre 1972. 

• (con M. Pasta, P. Soardo), Laboratorio di misura per catadiottri, III Congresso internaziona- 

le dell’Associazione italiana di Illuminazione, Firenze, ottobre 1972. 

• Illuminazione naturale all’interno di edifici, Luce, 14, 5, 1975, pp. 223-233. 

• Photometric measurement of retroreflection: a new calibration procedure, Research & Techno- 

logy, 13, 1, 1981, pp. 32-36. 

• Le pubblicazioni della CIE in campo internazionale e nazionale. La normativa nel campo della 

segnalazione visiva e della caratterizzazione fotometrica e colorimetrica dei materiali, Luce, 
20, 5, 1981, pp. 200-205. 

• (con P. Soardo), Caratteristiche fotometriche e colorimetriche della Santa Sindone, Atti del II 

Convegno Nazionale di Sindonologia, Bologna, novembre 1981, pp. 321-329. 

• (con P. Soardo), L’illuminazione della Santa Sindone durante l’ ostensione del 1978, Atti del II 

Convegno Nazionale di Sindonologia, Bologna, novembre 1981, pp. 331-335. 

• (con P. Soardo), I materiali dal punto di vista fotometrico, illuminotecnico e colorimetrico. 

Luce, 21, 4, 1982, pp. 131-138. 

• (con P. Soardo), A cosine corrected detector, Proceedings 20 th Session CIE, Berlino, settembre 

1983, 1, pp. E02, 1-2. 

• (con G. Bonicatto, A. Mentila, G. Perrone, P. Soardo), The mobile laboratory for dynamic il- 

luminante and luminance measurements in tunnels, Proceedings 85 th AEI Annual Meeting, 
Riva del Garda, ottobre 1984, 2, Paper 125. 

• (con P. Soardo), Perception metrology: photometry and vision, Exhibition on Metrology: 

Science and Technique of thè Measurement, Torino, ottobre-dicembre 1984, Monograph 
n. 6, p. 47. 

• Photometry ofretroflective devices used in road traffic, Luce, 22, 6, 1985, pp. 217-225. 

• (con M. Bonomo, P. Soardo), Day lighting in tunnels: cost optimization, Luce, 25, 1986, pp. 

15-20. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica di Ingegneria dal n. 
202 al n. 402, n. matr. 1303; Verbali di Laurea di Matematica e Fisica dal 12.11.1948 al 
14.3.1960, p. 37. 


Alessandra Arzone 

1926 

Botanica 


Nasce a Capriata d’Orba (Alessandria) il 10 dicembre 1926 da Andrea e da Maddale- 
na Moro. Sopravvive miracolosamente all’alluvione provocata dal cedimentro della diga 
di Molare, che colpisce Ovada il 13 agosto 1935, privandola dei genitori, ed è allevata 
dai nonni materni nell’azienda agricola a Predosa, dove apprende a conoscere e ad amare 
la vita agreste con i suoi ritmi e i suoi valori. Terminate le elementari a Sale, frequenta la 
scuola media ad Alessandria, preparando privatamente l’esame di quinta ginnasio, che 
supera brillantemente a Tortona. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il Li- 
ceo di Alessandria nel 1944, si iscrive all’Università di Torino, laureandosi in Chimica in- 
dustriale il 18 novembre 1949 con la tesi La chimica dell’etilene nell’industria. Il 13 luglio 
1951 si laurea anche in Farmacia, con votazione 94/110, discutendo la tesi Aminoacidi 
a configurazione D e proteine tumorali diretta da G. Tappi. Il 1° gennaio 1952 entra a far 
parte dell’Istituto di Entomologia agraria di Torino come assistente straordinaria, con il 
compito di indagare gli insetticidi che incominciavano a preoccupare il mondo agrico- 
lo e, in modo particolare, il destino degli equilibri naturali. Viene nominata assistente 
ordinaria il 16 marzo 1963, aiuto il 15 dicembre 1970, incaricata dell’insegnamento di 
Entomologia agraria per l’anno accademico 1975/76 e di quello di Zoologia generale dal 
1975/76 al 1978/79. Stabilizzata sull’incarico di Zoologia generale (1978-1993), dal 1° 
novembre 1980 è chiamata dalla Facoltà di Agraria a ricoprire la cattedra di Fitomizolo- 
gia come professore straordinario. Sin dai primi anni intreccia un importante sodalizio 
scientifico con il collega e amico Carlo Vidano. Diventata professore ordinario di Fito- 
mizologia dal 1° novembre 1983, si trasferisce sulla cattedra di Entomologia agraria dal 
novembre 1991. Dal 29 settembre 1989 al 24 gennaio 1995 è direttore dell’Istituto di 
Entomologia agraria e Apicoltura, poi divenuto il Dipartimento di Entomologia e Zoo- 
logia applicate all’ambiente «Carlo Vidano», e in seguito confluito nel Dipartimento di 
Valorizzazione e Protezione delle Risorse Agroforestali (DiVaPRA). È in quiescenza dal 
novembre 2002 ma, ad oggi, continua a frequentare attivamente la sezione di Entomo- 
logia e Zoologia applicate all’Ambiente in qualità di «-docente. 

Oltre all’attività di ricerca sperimentale e di didattica, ha collaborato attivamente alla 
gestione amministrativa e tecnica dell’Istituto di Entomologia agraria e della presidenza 
di Facoltà, del Centro di Entomologia alpina e forestale del CNR, del Gruppo di lavoro 
del CNR per le virosi delle piante, dell’Impresa centro nazionale virus dei vegetali del 
CNR, del contratto di ricerca CNR collaborazione scientifica Italia-USA e del Gruppo 
di lavoro del CNR per la lotta integrata contro i nemici animali delle piante. E interve- 
nuta in prima persona nella schedatura, nel riordino e nella sistemazione della biblioteca 
dell’Istituto e nel coordinamento delle memorie pubblicate negli “Annali di Facoltà”. 


1926 


Alessandra Arzone 


Ha fatto parte di commissioni didattiche della facoltà, di quelle per l’ammissione degli 
studenti stranieri, per l’assegnazione della medaglia d’argento dell’Università oltre che 
per le borse di studio NATO e per il dottorato di ricerca in Entomologia agraria. E stata 
presidente di commissioni per esami di direttore di ricerca del CNR e di dottore agro- 
nomo; presidente e membro di commissioni di numerosi concorsi a tecnico, ricercatore, 
docente di I e II fascia. È stata nominata revisore di lavori scientifici di riviste italiane e 
straniere e di giudizi di congruità di progetti di ricerca del Miur. Ha operato come re- 
sponsabile dell’UO di screening di Torino per il progetto finalizzato del CNR Fitofarmaci 
e fitoregolatori-, dell’UO del progetto finalizzato CNR-IPRA sull’ Indagine speciografica e fi- 
topato logica sugli Aucbenorrincbi delle piante agrarie e forestali in Italia-, di convenzioni con 
enti pubblici (Regione Piemonte, Comune di Torino) e aziende private (D.co Ulrich), 
devolvendo i proventi integralmente alla ricerca. E stata titolare di numerosi contributi 
del MURST, del CNR, di progetti finalizzati MAF e di convenzioni con enti pubblici 
e privati; membro di gruppi di lavoro dell’OILB (Organisation Internationale de Lutte 
Biologique), di comitati scientifici di riviste italiane di difesa delle piante; responsabile 
scientifico della sessione di entomologia agraria di congressi nazionali e internazionali; 
membro di numerosi comitati scientifici di congressi e mostre scientifiche. 

E associata alla Società Entomologica Italiana, accademico ordinario dell’Accademia 
di Agricoltura di Torino e dell’Accademia Nazionale Italiana di Entomologia, accademi- 
co corrispondente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino. E elencata nel Dictionary 
of International Biograpby, nel Who is Who in thè World, nel Best Europe, e nel Who is Who 
in Science and Engineering. 

Molto vasta è stata l’attività didattica di Arzone. Accanto ai corsi ufficiali, ha infatti 
svolto in diversi anni accademici, per affidamento gratuito, corsi di Patologia apicola, 
Entomologia agraria e Zoologia viticola presso la scuola di specializzazione in Scienze 
viticole ed enologiche, Lotta biologica e integrata, Entomologia urbana, Entomologia 
agraria ed Entomologia floricola nelle sedi distaccate della facoltà a Saluzzo e Sanremo, 
di Zoologia viticola nel corso di laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie, di Entomologia 
agraria nel corso di laurea in Biotecnologie e ha tenuto seminari su Biologia di insetti 
fitomizi e su Auchenorrinchi viticoli nel dottorato di ricerca in Entomologia agraria. Ha 
svolto inoltre lezioni e seminari in corsi di qualificazione di docenti e tecnici delle regioni 
Piemonte, Liguria, Lazio, di Istituti tecnici agrari, di camere di commercio, di enti di 
sviluppo e molte conferenze per operatori agricoli e apicoli in diverse regioni d’Italia su 
temi di attualità. 

L’attività scientifica è documentata dalle 338 pubblicazioni di Arzone, in parte frutto 
di lavori svolti in collaborazione, su vari argomenti di entomologia generale e speciale 
riguardanti eminentemente ricerche sperimentali. I temi di ricerca possono essere riuniti 
in alcuni filoni principali: 

1. Tassonomia, morfologia, fisiologia, etologia, corologia, epidemiologia di insetti fitofagi 
costantemente, saltuariamente o sporadicamente dannosi alle coltivazioni o alle piante 
forestali. 

2. Biologia di insetti esotici comparsi in Italia, con studio e impostazione di lotta biolo- 
gica. Di alcuni sono stati indagati i cicli biologici, acquisendo nozioni indispensabili per 
l’impostazione di corrette pratiche di contenimento. 


Botanica 


3. Introduzione, moltiplicazione e disseminazione in Italia di insetti entomofagi per con- 
trastare l’azione di altri insetti parassiti di specie di rilevante importanza economica (eu- 
calipti, agrumi, vite, meli, piante ornamentali). 

4. Indagini sui limitatori naturali di fitofagi preoccupanti di attualità dopo aver indi- 
viduato nella rottura degli equilibrii biologici, conseguenti a incaute o errate manipola- 
zioni degli agroecosistemi, le cause di improvvise pullulazioni di insetti autoctoni, che 
in precedenza non avevano destato preoccupazioni. La conoscenza dei nemici naturali 
che solitamente e tacitamente tengono in freno tali «fitofagi acquisiti» è stata ritenuta di 
estremo interesse sia dal punto di vista biologico sia da quello pratico-applicativo, così 
come il complesso dei limitatori indigeni che si erano adattati a fitofagi esotici. In questa 
ottica Arzone ha indagato le biocenosi di numerosi insetti. 

3. Prove biologiche e tossicologiche con nuovi analoghi degli ormoni giovanili degli insetti. 
Le ricerche sono state avviate nell’ambito del progetto finalizzato CNR Fitofarmaci e 
Fitoregolatori nel quale oltre 230 prodotti ad azione iuvenilizzante, sintetizzati nei labo- 
ratori di Chimica organica dell’Università di Torino, sono stati saggiati su stadi preimma- 
ginali allo scopo di accertarne l’attività iuvenilizzante e il possibile impiego in agricoltura. 
I composti più interessanti furono brevettati in Italia e in Giappone a cura del CNR. 

6. Esame dell’azione sull’ape di antiparassitari agricoli. Fin dal 1970, sono state con- 
dotte ricerche sull’azione di antiparassitari agricoli verso l’ape, saggiando una settantina 
di principi attivi fra cui insetticidi, acaricidi-insetticidi, acaricidi, fungicidi, fungicidi- 
acaricidi, erbicidi. La dimostrazione dell’elevata tossicità di parecchi prodotti ha portato 
al loro inserimento in differenti classi tossicologiche e al divieto di usarli nei periodi di 
fioritura delle specie di interesse apistico. 

7. Ampelopatie causate da omotteri cicadellidi. Sono state studiate considerandone, 
oltre la biologia, gli aspetti nutrizionali legati all’attività trofica mediante comparazione 
della morfologia degli apparati boccali, la dinamica di popolazione in vigneti del Pie- 
monte, la fenologia e la distribuzione spaziale nell’ambito di vigneti a diverse condizioni 
territoriali e ambientali. 

8. Auchenorrinchi accusati o sospettati di trasmettere gli agenti della flavescenca dorata e 
dì altri giallumi della vite. 

9. Rilevamento dì fitoplasmi e virus nei vegetali e nei vettori compiuto mediante colla- 
borazioni a livello nazionale e internazionale. 

Alessandra Arzone intreccia nei cinquantuno anni della sua attività scientifica ampi 
rapporti di collaborazione con numerose istituzioni internazionali fra cui possono essere 
citate la Station University of Wales di Cardiff, Regno Unito (nell’ambito del British 
Council); l’Agricultural University ofAthens, Grecia (nell’ambito del British Council); il 
Microbiology and Plant Pathology Laboratory del Plant Sciences Institute di Beltsville, 
Maryland, USA (nell’ambito del Progetto Flavescenza dorata della vite del MiRAAF); il 
Progetto di Cooperazione Italia-Ungheria, Budapest (nell’ambito del Progetto Vettori di 
fitoplasmi agenti dì giallumi in vite)-, la University of California, Department of Entomo- 
logy, Riverside CA, USA. 

Ha inoltre trascorso soggiorni di ricerca presso la Station de recherches sur les myco- 
plasmes et les arbovirus des plantes dell’INRA di Dijon, Francia; l’Agricultural Uni- 


1926 


Alessandra Arzone 


versity of Athens, Grecia; il Microbiology and Plant Pathology Laboratory and Insect 
Pathology Laboratory del United States Department of Agriculture (USDA) di Beltsville 
(MD) USA; il Central Service for Plant Protection and Soil Conservation di Budapest, 
Ungheria. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Cenobiosi di Philosamia cynthia Drury in Piemonte, I. Un parassita della larva: Pales pavida 

Meigen, Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 5, 1970, pp. 205-230. 

• Reperti ecologici ed etologici di Liodes cinnamomea Panzer vivente su Tuber melanosporum 

Vittadini (Coleoptera Staphylinoidea), Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 5, 1970, pp. 
317-357. 

• Cenobiosi di Philosamia cynthia Drury in Piemonte, II. Un Imenottero iperparassita: Eupte- 

romalus arzoneae Boucek., Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 6, 1971, pp. 73-86. 

• Biocenosi di Philosamia cynthia Drury in Piemonte, III. Anastatus bifasciatus Fourcroy pa- 

rassita delle uova, Boll. Soc. Ent. Ital., 103, 1971, pp. 87-97. 

• Dittero Sirfi.de rizofago, nemico nuovo della nostra orticoltura, Informatore fitopatol., 21, 

23/24, 1971, pp. 3-7. 

• Illustrazione del ciclo biologico di Centrotus cornutus L., in Piemonte (Hem. Hom. Mem- 

bracidae), Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 6, 1971, pp. 283-322. 

• Nuovi reperti sulla biologia di Liodes cinnamomea Panzer in Tuber magnatum Pico (Co- 

leoptera Staphylinoidea), Aliionia, 17, 1971, pp. 121-129. 

• Reperti biologici su Eumerus tricolor Meigen, nocivo alle coltivazioni di Tragopogon porrifo- 

lius L., in Piemonte (Dipt. Syrphidae), Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 7, 1971-72, pp. 
17-52. 

• Prunus laurocerasus L., nuovo ospite di Rhynchites auratus (Scopoli) (Col. Attelabidae 

Rhynchitinae), Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 7, 1971-72, pp. 123-146. 

• Reperti ecologici, etologici ed epidemiologici su Cicadella viridis (L.) in Piemonte (Hem. Hom. 

Cicadellidae), Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 8, 1972-73, pp. 13-38. 

• (con F. Marletto), Adattabilità e sviluppo larvale di Bombyx mori L., alimentato con Scor- 

zonera hispanica L., e Tragopogon porrifolius L., Boll. zool. agr. bachic., 2, 1 1, 1972, pp. 
125-139. 

• Tragopogon pratensis L., ospite naturale di Eumerus tricolor Meigen (Dipt. Syrphidae), 

Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 8, 1973, pp. 55-66. 

• (con O.I. Ozino Marletto, F. Marletto), Prove di infezione di Apis mellifera ligustica Spinola 

con dosi crescenti di Bacillus thuringiensis dendrolimus Talalaev, Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. 
Torino, 8, 1973, pp. 157-172. 

• (con C. Vidano), Action on Apis mellifera of certain pesticides considered as harmless to honey- 

bees, XXIV Int. Apic. Congr., Buenos Aires, 14-20 ottobre 1973, p. 355. 

• (con C. Vidano), Action on Apis mellifera of certain pesticides considered as harmless to honey- 

bees, Apicolt. mod., 64, 1973, pp. 184-186. 

• Corythucha cibata (Say) nuovo nemico dei Platani in Piemonte (Hemiptera Tingidae), Tori- 

no Municipalizzate, 11, 6, pp. 37-45. 


Botanica 


• (con F. Marletto), Produzione di seta e fecondità di Bombyx mori L ., alimentato con Scor- 

zonera hispanica L. fTragopogon porrifolius L., Boll. zool. agr. bachic., 2, 1 1, 1973, pp. 
167-175. 

• Indagini biologiche sui parassiti oofagi di Cicadella viridis (L.) (Hem. Hom. Cicadellidae). 

/. Gonatocerus cicadellae Nik, (Hym. Mymaridae), Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 9, 
1974, pp. 137-160. 

• (con C. Vidano), Comparative laboratory investigations on poisoning of Apis mellifera L., bees 

by arsene insecticides and by so-called insecticides unharmful to bees. Atti Simp. Int. Apic. 
Torino, 2-6 ottobre 1972, 1974, pp. 123-128. 

• (con C. Vidano), Comparative laboratory investigations on poisoning o/Apis mellifera L., 

bees by arsene insecticides and by so-called insecticides unharmful to bees, Apicolt. mod., 65, 
1974, p. 77. 

• (con C. Vidano), Verifica dell’azione sull’Ape di antiparassitari dichiarati innocui a insetti 

utili, Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 9, 1974, pp. 171-182. 

• Indagini biologiche sui parassiti oofagi di Cicadella viridis (L.) (Hem. Hom. Cicadellidae), 

II, Oligosita krygeri Gir (Hym. Trichogrammatidae), Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 9, 
1974, pp. 193-214. 

• (con F. Marletto), Allevamento precoce di Bombyx mori L., con Scorzonera hispanica L., 

Boll. zool. agr. bachic., 2, 12, 1974, pp. 29-32. 

• Indagini biologiche sui parassiti oofagi di Cicadella viridis (L.) (Hem. Hom. Cicadellidae). 

III. Polynema woodi Hincks (Hym. Mymaridae), Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 9, 
1974, pp. 297-318. 

• Indagini e proposte su antiparassitari presentati come non dannosi all’entomofiauna utile, Api- 

colt. mod., 66, 1975, pp. 16-25. 

• L’Acaro delle gemme del Nocciuolo: Phytoptus avellanae NaL. (Acarina, Eriophyidae). Reperti 

biologici e prove sperimentali di lotta chimica in Piemonte, Ann. Fac. Sci. Aer. Univ. Torino, 
9, 1975, pp. 371-388. 

• Tossicità per ingestione verso l’Ape di antiparassitari propagandati come non dannosi all’ento- 

mofauna utile, Apicolt. mod., 66, 1975, pp. 59-63. 

• Descrizione di due nuove specie di Edwardsiana dell’Ontano (Hom. Cicad. Typhlocybinae), 

Boll. Mus. Zool. Univ. Torino, 1975, pp. 85-94. 

• La Tingide del platano in Piemonte, Ciclo biologico e diffusione, Monti Boschi, 26, 3, 1975, 

pp. 19-27. 

• (con C. Vidano), Investigations and remarks on pesticides considered harmless to honeybees, 

XXV Int. Apic. Congr., Grenoble, 8-14 settembre 1975, pp. 403-406. 

• (con C. Vidano), Investigations and remarks on pesticides considered harmless to honeybees, 

Apicolt. mod., 66, 1975, pp. 163-167. 

• (con C. Vidano, F. Marletto), Ricerche sull’azione degli antiparassitari zineb e zolfo verso 

Tape, Apicolt. mod., 66, 1975, pp. 183-188. 

• (con C. Vidano), Contributo all’accertamento della qualifica d’innocuità di antiparassitari 

verso Tape, Atti Giorn. Fitopatol., 1975, pp. 121-124. 

• (con C. Vidano, F. Marletto, P. Ferrazzi), Indagini sulle cause di massicci apicidi in areali 

viticoli piemontesi. Atti Giorn. Fitopatol., 1975, pp. 125-129. 


1926 


Alessandra Arzone 


• (con C. Vidano, F. Marletto, P. Ferrazzi), Indagini sulle cause di massicci apicidi in areali 

viticoli piemontesi, Apicolt. mod., 67, 1975, pp. 85-91. 

• Indagini su infestazioni di aleirodidi nella riviera limre di ponente, Savona Economica, 7,11, 

1975, pp. 18-23. 

• (con C. Vidano), Api e antiparassitari, Terra Sole, 30, 397, 1975, pp. 447-449. 

• (con C. Vidano, F. Marletto), Antiparassitari agricoli e apicoltura. Annali Accad. Agric. 

Torino, 118, 1976, pp. 31-46. 

• Revisione del genere Fagocyba e descrizione di F. alnisuga n.sp, dell’Ontano, Boll. Mus. Zool. 

Univ. Torino, 1976, pp. 1-11. 

• Ricerche su Trialeurodes vaporariorum Westw, (Hem. Hom. Aleyrodidae) ed Encarsia trico- 

lor Foerst, (Hym. Aphelinidae) in serra. Colture protette, 5, 4, 1976, pp. 45-49. 

• (con C. Vidano), Osservazioni su piante officinali mellifere coltivate in Piemonte per liquore- 

ria, Apicolt. mod., 67, 1976, pp. 41-46. 

• (con C. Vidano), Tiflocibini infestanti piante officinali coltivate in Piemonte, Annali Accad. 

Agric. Torino, 118, 1976, pp. 195-208. 

• Nemici animali del garofano (Dianthus caryophyllus L.j, Giornate di Floricoltura su la 

coltivazione del Garofano, Terlizzi, 14-15 maggio 1976, 1976, pp. 97-104. 

• Nemici animali del garofano (Dianthus caryophyllus L.), Colture Protette, 5, 10, 1976, pp. 

37-39. 

• (con T. Sofi Bo), Impollinazione e produzione di seme nel crisantemo. Sementi elette, 22, 4, 

1976, pp. 31-37. 

• (con C. Vidano), Sidla collezione Spinola conservata nel Castello di Tassatolo, Atti XI Congr. 

Naz. It. Entomologia, Portici-Sorrento, 10-15 maggio 1976, 1976, pp. 253-260. 

• Indagini su Trialeurodes vaporariorum ed Encarsia tricolor in pienaria. Informatore fitopa- 

tol, 26, 11-12, 1976, pp. 5-10. 

• Un nemico dell’Eucalipto nuovo per l’Italia, Nota preliminare, Apicolt. mod., 67, pp. 173-177. 

• Indagini biologiche su Encarsia tricolor Foerst, (Hym. Aphelinidae) parassita endofago di 

Trialeurodes vaporariorum Westw (Hem. Hom. Aleyrodidae), Boll. zool. agr. bachic., 2, 
13, 1976, pp. 119-129. 

• (con C. Vidano), Azione sull’Ape di Carbaryl, Demeton-S-metile e Butocarboxim, Apicolt. 

mod., 68, 1977, pp. 37-43. 

• Nemici animali della Rosa, Atti Giornate di Floricoltura sulla Rosa, Sanremo, 6-7 maggio 

1977, 1977, pp. 97-103. 

• Ricerche sulla epidemiologia di Rhynchites auratus ( Scopoli ) (Col. Attelabidae Rhynchiti- 

nae). /., Segnalazione di due nuove specie di imenotteri parassiti, Boll. Lab. Ent. Agr. F. 
Silvestri Portici, 34, 1977, pp. 99-106. 

• Nuova blatta delle derrate alimentari in Italia, II Sim. Difesa antiparass. industrie alim. e 

protez. Alimenti, Piacenza, 28-30 settembre 1977, 1977, pp. 367-371. 

• (con F. Belliardo, G.M. Nano, C. Vidano), Rapid determination of carbaryl residues in ho- 

neybees by high-pressure liquid chromatography, J. Apic. Res., 16, 1977, pp. 197-200. 

• Reperti biologici ed epidemiologici su Conomelus dehneli Nast (Hom. Delphacidae), nuovo 

per l’Italia come un suo parassita, Tetrastichus mandanis Walk. (Hym. Eulophidae), Boll, 
zool. agr. bachic., 2, 14, 1977, pp. 5-16. 


Botanica 


• Esperimenti di lotta contro Phytoptus avellanae Nal. in Piemonte (Acarina , Eriopbyidae), 

Informatore fitopatol., 27, 12, 1977, pp. 29-32. 

• Ricerche sulla epidemiologia di Rhynchites auratus (Scopoli) (Col. Attelabidae Rhynchiti- 

nae). II, Indagini biologiche su Ophioneurus longiclavatus Viggiani (Hym. Trichogram- 
matidae), Redia, 60, 1977, pp. 61-374. 

• (con C. Vidano), Electron microscopy investigation ofstrange pathogenic particles in honeybees, 

XXVI Int. Congr. Apic., Adelaide, 13-19 ottobre 1977, 1978, pp. 483-485. 

• (con C. Vidano), Electron microscopy investigation ofstrange pathogenic particles in honeybees, 

Apicolt. mod., 69, 1978, pp. 1-4. 

• (con C. Vidano), Accertamento dell’azione sull’ape di carbaryl, demeton-S-metile e butocarbo- 

xim irrorati su lavanda, Atti Giorn. Fitopatol., 1, 1978, pp. 67-74. 

• (con C. Vidano), Accertamento dell’azione sull’ape di carbaryl, demeton-S-metile e butocarbo- 

xim irrorati su lavanda, Apicolt. mod., 69, 1978, pp. 81-87. 

• (con C. Vidano, F. Meotto), Fitofagi preoccupanti di attualità in frutteti piemontesi. Annali 

Accad. Agric. Torino, 120, 1978, pp. 65-78. 

• (con F. Meotto), Reperti biologici su Gonipterus scutellatus Gyll (Col. Curculionidaej infe- 

stante gli eucalipti della riviera ligure. Redia, 61, 1978, pp. 205-222. 

• (con C. Vidano), Azione sull’ape di etiofencarb, decamethrin e ciexatin, Apicolt. mod., 69, 

1978, pp. 157-162. 

• (con C. Vidano), Introduzione in Italia di Patasson nitens, parassita di un nuovo nemico 

dell’Eucalipto, Informatore Agr., 34, 1978, pp. 2741-2744. 

• (con C. Vidano), Typhlocybinae on officimi plants, Auchen, Workshop, Wageningen, 23-25 

agosto 1978, 1978, pp. 27-28. 

• L’Agromizide neartico Liriomyza trifolii (Burgess) nuovo nemico di Gerbera in Italia, Infor- 

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1926 


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15-24. 

• Cronaca di un’adunanza dell’Accademia di Agricoltura presso la Facoltà di Agraria in Gruglia- 

sco e celebrazione in onore dell’Accademico Carlo Vidano, Calendario Georgico, 1999, pp. 
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Botanica 


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• (con A. Alma, M. Conti), Gli auchenorrinchi della vite, in Contributo della Scuola Italiana 

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1926 


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• (con L. Tavella, A. Alma), Evoluzione dei problemi entomologici delle coltivazioni floricole e 

florovivaistiche, Informatore fitopat., 52, 2, 2002, pp. 22-30. 

• Gonipterus scutellatus Gyllenhal (Col. Curculionidae). Le schede di IF, Informatore fito- 

pat., 52, 4, 2002, p. 8. 

• Agromizidi (Diptera Brachycera). Le schede di IF, Informatore fitopat., 52, 5, 2002, p. 6. 

• (con A. Alma, L. Tavella), Problemi entomologici legati alle specie orticole. Informatore fito- 

pat., 52, 9, 2002, pp. 34-44. 

• (con S. Palermo, D. Bosco, A. Alma), Evaluation ofthe frequency of FD-positive leafhoppers 

in naturally infected populations o/Scaphoideus titanus Ball (Homoptera Cicadellidae) in 
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9 agosto 2002, Abstracts ofTalks and Posters, 2002, p. 88. 

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IF, Informatore fitopatol., 52, 10, 2002, p. 6. 

• Prologo alla Giornata culturale su “Alterazioni di origine entomatica nell’agroecosistema vigne- 

to”, Atti Accad. Naz. Ital. Entom., Rendiconti, 50, 2002, pp. 155-157. 

• Ampelopatie causate da auchenorrinchi. Giornata culturale su Alterazioni di origine entoma- 

tica nell’agroecosistema vigneto, Atti Accad. Naz. Ital. Entom., Rendiconti, 50, 2003, pp. 
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• In ricordo di Franco Marletto (1938-2002), Memorie Soc. entomol. it., 82, 1, 2003, pp. 3-12. 

• In memoria di Franco Marletto, Studi di museologia agraria, 39, 2003, pp. 79-80. 

• (con A. Actis Caporale), Introduzione al Convegno di Studio “Carlo Vidano: la figura e l’opera 

di un entomologo”, Caluso, 7 settembre 2002, Quaderni delle Purtasse, 9, 2004, p. 9. 

• L’Entomologo, Convegno di Studio Carlo Vidano: la figura e l’opera di un entomologo, 

Caluso, 7 settembre 2002, Quaderni delle Purtasse, 9, 2004, pp. 47-58. 

• (con F. Marletto), L’Apidologo, Convegno di Studio Carlo Vidano: la figura e l’opera di un 

entomologo, Caluso, 7 settembre 2002, Quaderni delle Purtasse, 9, 2004, pp. 75-86. 

• I viaggi di studio, Convegno di Studio Carlo Vidano: la figura e l’opera di un entomologo, 

Caluso, 7 settembre 2002, Quaderni delle Purtasse, 9, 2004, pp. 87-100. 

• In ricordo di Franco Marletto (1938-2002), Atti Accad. Naz. Ital. Entom., Rendiconti, 51, 

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• La cimice del platano. Nuovo Calendario Georgico dell’Accademia di Agricoltura di Torino, 

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Botanica 


• (con M. Dolci, P. Dolci), Variazione dell’attività iuvenilizzante indotta da sostituenti alcbi- 

lici. Atti XIX Congr. Naz. Ital. Entomologia, Catania 10-15 giugno 2002, I, 2004, pp. 
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• (con S. Palermo, C. Marzachi, D. Bosco), Il giallume dell’astro ( CY) e i cicadellidi vettori: un 

sistema sperimentale modello per lo studio delle relazioni fitoplasma-vettore, Atti XIX Congr. 
Naz. Ital. Entomologia, Catania 10-15 giugno 2002, 1, 2004, pp. 505-510. 

• Entomofauna asociada a la papa en Italia, II Taller internacional de pollila guatemalteca 

Teda solanivora, Quito (Ecuador), 2-7 giugno 2002, Memorias, in A. Pollet, G. Onore, 
F. Chamorro S., A.R. Barragàn (a cura di), Avances en investigación y manejo integrado de 
la polilla guatemalteca de la papa Teda solanivora, Publicación especial, 7, 2004, pp. 171- 
186. 

• (con G. Gay Eynard, M. Gobetto), Le trasformazioni della viticoltura piemontese causate da 

parassiti e insetti giunti dall’America: dopo l’oidio, la fillossera, in G. Mainardi, Il vino pie- 
montese nell’Ottocento, Atti Convegni Storici OICCE 2002-2003-2004, 2004, pp. 203- 
232. 

• Recensione, in A. Actis Caporale e A. Arzone (a cura di), Carlo Vidano: La figura e l’opera 

di un entomologo. Quaderni delle Purtasse, 9, Studi di museologia agraria, 42, 2004, pp. 
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• Riconoscimenti tributati all’Accademico Carlo Vidano, Nuovo Calendario Georgico dell’Ac- 

cademia di Agricoltura di Torino, 2005, pp. 57-64. 

• Riconoscimenti tributati all’Accademico Carlo Vidano, Api & Flora, 20, 114, 2, 2005, pp. 

6 - 8 . 

• (con M. Dolci, G. De Luca), Variazione dell’attività iuvenilizzante indotta dall’introduzione 

di un metossi sul fenile di un acefale del sesamolo, Atti XX Congr. Naz. Ital. Entom., Peru- 
gia-Assisi, 13-18 giugno 2005, 2005, p. 221. 

• Interessante iniziativa intrapresa dall’Accademia di Agricoltura di Torino nel settore della ba- 

chicoltura, Nuovo Calendario Georgico 2006 dell’Accademia di Agricoltura di Torino, 
2005, pp. 23-31. 

• (con A. Alma), La difesa entomologica in agricoltura dalla metà del XIX secolo ai giorni nostri. 

Annali dell’Accademia di Agricoltura di Torino, 147, 2005, pp. 131-153. 

• Aspetti bioetologici e tecniche di contenimento degli auchenorrinchi viticoli, Atti Convegno La 

difesa della vite dagli artropodi dannosi, Marsala, 10-1 1 ottobre 2005, 2005, pp. 45-66. 

• (con S. Barbagallo, P. Cravedi), Aggiornamento del panorama entomologico in agroecosistemi. 

Atti XXI Congr. Naz. Ital. Entom., Campobasso, 11-16 giugno 2007, 2007, pp. 1 59- 
162. 

• (con M. Dolci, G. De Luca), Variazione dell’attività iuvenilizzante indotta dall’introduzione 

di un etossi sul fenile di un acefale del sesamolo, Atti XXI Congr. Naz. Ital. Entom., Cam- 
pobasso, 11-16 giugno 2007, 2007, p. 173. 

• (con A. Alma, P.J. Mazzoglio), Carlo Vidano’s collection of Central European Auchenorrhyn- 

cha, 14, Tagung iiber Mitteleuropaische Zikaden, Ivrea, 7-9 settembre 2007, 2007, pp. 
15-16. 

• (con A. Alma, P.J. Mazzoglio), Carlo Vidano’s work on Auchenorrhyncha, 4* European 

Hemiptera Congress, Ivrea, 10-14 settembre 2007, pp. 7-8. 


1926 


Alessandra Arzone 


• (con A. Alma, P. J. Mazzoglio), Collections made by Prof. Carlo Vidano - Originai protocols, 
annotations, comments, observations , drawims, sketches, photographs, Annali Soc. ent. ital., 
87, 2007, p. 300. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico deU’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN C604-803, n. matr. C727; Verbali di Laurea in Chimica, Chimica industriale e 
Scienze Naturali dal 14.1 1.1947 al 12.7.1955, p. 54; Verbali di Laurea [della Facoltà di 
Farmacia] dal 16.12.1944 al 13.7.1951 , p. 295; Fascicolo personale. 


R.C. 



Alessandra Arzone. 



Cesarina Bordone 

1926 


Fisica 


Nata il 5 agosto 1926 a Torino, Cesarina Bordone consegue la maturità classica al 
Liceo Cavour nel 1945 e nel 1950 si laurea in Ingegneria elettrotecnica (cioè delle cor- 
renti deboli, poi divenuta elettronica) al Politecnico di Torino. Dopo un breve corso di 
perfezionamento ottiene una borsa di studio presso il Reparto di Acustica dell’Istituto 
Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris e nel 1951 viene assunta come ricercatore. Qui 
prosegue la sua attività di ricerca fino al 1985, dal 1975 in qualità di capo reparto. Nel 
1960 consegue la libera docenza in Acustica applicata. 

Nel Reparto di Acustica del Galileo Ferraris si occupa di problemi diversi di acustica 
applicata, più specificamente di elettroacustica, di taratura di microfoni campione, di 
acustica architettonica (in particolare di acustica teatrale), di fonetica, di riconoscimento 
vocale, di smorzamento di vibrazioni, di misura di parametri elastici. Testimoniano la 
sua varia attività in questi campi numerosi articoli su riviste specializzate nazionali e 
internazionali. 

Dal 1953 ha seguito, come delegato italiano, Fattività di normalizzazione acustica 
ed elettroacustica dell’UNI, del CEI, dell’International Electrotechnical Committee e 
dell’International Standard Organization. 

Inoltre ha svolto, in collaborazione con Gino Sacerdote, attività di consulenza di acu- 
stica architettonica per numerosi teatri e auditori, fra cui il Teatro alla Scala di Milano e il 
Regio di Torino. Negli ultimi anni è stata incaricata del restauro acustico del teatro lirico 
Solis di Montevideo, un teatro all’italiana su progetto italiano del 1840, del teatro de la 
Sena di Feltre, dell’auditorio Pollini di Padova, del teatro Sociale di Chiaverano, e di un 
grande complesso di auditori e sale a Isernia. 

Dal 1985 è consulente del Gruppo Modulo Uno, per il quale si è occupata essenzial- 
mente di acustica industriale, di corsi di qualificazione, di normalizzazione e di progetti 
specifici. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Il rumore bianco. Rendiconti 53 a Riunione A.E.I., Perugia, ottobre 1952. 

• (con G. Sacerdote), Distorsiometro analizzatore. Elettronica e Televisione Italiana, 1, 5, 

1952, p. 7. 

• Il “la” normale. L’illustrazione scientifica, 44, 1953, pp. 2-6. 

• (con G. Sacerdote), Potenza e rendimento di quadripoli passivi. Alta Frequenza, 22, 2, 1953, 

pp. 98-107. 


1926 


Cesarina Bordone 


• {et alii), I ricevitori serie ANIE (1951-1952), Elettronica eTelevisione Italiana, 1953. 

• (con G. Sacerdote), Rappresentazione delle proprietà acustiche di un ambiente. Elettronica e 

Televisione Italiana, 2, 6, 1953, pp. 3-12. 

• Misure sui rivestimenti antirombo. Rendiconti 55 a Riunione A.E.I., Bellagio, ottobre 1954. 

• Some aspects of nonlinear distortion of loudspeakers. Acustica, 4, 5, 1954, pp. 563-566. 

• Misure sui rivestimenti antirombo. Rendiconti 55 a Riunione A.E.I., Bellagio, ottobre 1954. 

• (con M. Caciotti, G. Sacerdote), Le pleurage dans les syst'emes de reproduction sonore, L’onde 

électrique, 25, 1955, pp. 62-70. 

• Rilievo delle proprietà meccaniche dei nastri magnetici, Elettronica, 4, 3, 1955, pp. 125- 

129. 

• La musica sintetica. L’illustrazione scientifica, 74, 1955. 

• (con G. Sacerdote), A method for thè measurement of thè directivity factor. Acustica, 6, 1, 

1956, pp. 45-48. 

• Sound deadeners testing, Akustische Beihefte, 6, 1, 1956, pp. 174-179. 

• Detecting sound fields, J. Acoust. Soc. Am., 29, 2, 1957, pp. 133-136. 

• (con G. Sacerdote), Panoramic representation of thè sound field, J. Acoust. Soc. Am., 29, 1 1, 

1957, pp. 1165-1168. 

• Statistical distribution of rime intervals, Acustica, 7, 6, 1957, pp. 349-354. 

• Measurements on dumping materials sprayed on Steel tubes. Acustica, 9, 2, 1959, pp. 75-78. 

• Measurement of elastic parameters of paper for loudspeakers, Proceedings 3° ICA Congress, 

Stuttgart, 1959. 

• Comparative tests on loudspeakers. Acustica, 1 1, 5, 1961, pp. 329-332. 

• Misure di rendimento di altoparlanti, Rapporto Tecnico IEC 146, nov. 1960, p. 10. 

• Measurements of power handling capacity of loudspeakers, Proceeding 4° ICA Congress, Co- 

penhagen, 1962. 

• (con G. Jona, G. Sacerdote), Rilievi di e.e.g. su soggetti il cui capo è sollecitato da vibrazioni 

meccaniche. Atti e Rassegna Tecnica della Società degli Ingegneri e degli Architetti in To- 
rino, settembre 1963. 

• (con G. Cervini, G. Righini, G. Sacerdote), A particular case of binaural hearing. Acustica, 

14, 3, 1964, pp. 182-183. 

• Puissance d’un hautparleur. Mesure et limites, Conférences des journées d’études du festival 

international du son, Paris, Chiron, 1965, pp. 93-115. 

• (con G. Sacerdote), Invesrigarions on thè mouvement ofthe glottis by ultrasounds, Proceedings 

5° ICA Congress, Liège, 1965. 

• (con G. Righini), The glottal waves detected as a high frequency modularion, Proceedings 5° 

ICA Congress, Liège, 1965. 

• Optical measurements on membranes ofmicrophones. Acustica, 17, 6, 1966, pp. 367-369. 

• (con G. Sacerdote), Statistical properties of individuai voices, 6° ICA Congress, Tokyo, 

1968. 

• (con G. Sacerdote), Aspects phonétiques du DAF (DelayedAuditory Feedback), Révue d’Acou- 

stique, 3-4, 1968, pp. 251-258. 

• (con F. Ferrerò, O. Schindler), Rilievi obiettivi sulla voce esofagea. Minerva Otorinolaringo- 

logica, 18, 5, 1968, pp. 250-254. 


• (con G. Sacerdote), Some spectral properties of individuai voices, Acustica, 21, 5, 1969, pp. 

199-210. 

• (con G. Sacerdote), Measurements ofthe bebaviour oftbe vocal chords ( Preliminary note). 

Acustica, 23, 4, 1970, pp. 46-47. 

• (con R. Pisani), Some aspects of thè transient bebaviour in linear circuits. Acustica, 23, 4, 

1970, pp. 233-237. 

• (con V. Fasano, G. Righini, R. (Jrciuoli), An acoustical approach to thè study ofpbonation in 

Parkinson’s desease, Acustica, 23, 4, 1970, pp. 276-287. 

• (con G. Sacerdote), The structure of eh orai sing, Proceedings 7° ICA Congress, Bucarest, 

1971. 

• (con G. Modena), Prove d’ascolto su sistemi di altoparlanti. Elettronica e Telecomunicazioni, 

6, 1971, p. 15. 

• (con G. Sacerdote), Statistiche Messungen des Koklearen Riickkoplungejfektes, Zeitung Hor- 

gerate Akustik, 10, 1, 1971, pp. 2-9. 

• (con G. Sacerdote), Lo studio del messaggio verbale nella lingua italiana. Atti XI Congresso 

Nazionale di Audiologia e Foniatria, Bari, 1971, pp. 45-90. 

• Noise, a problem of confort and health, 3° International conference of women engineers, 

Torino, 1971. 

• (con G. Sacerdote), A particular method of synthesizing vowels, Acustica, 27, 4, 1972, pp. 

228-231. 

• (con G. Sacerdote), La rumorosità degli elettrodomestici, Rendiconti 74 a Riunione A.E.I., 

Bari, 1973. 

• (con G. Sacerdote), Misure di potenza sonora in camera riverberante. Rendiconti 74 a Riunio- 

ne Annuale A.E.I., Bari, 1973. 

• Defence against noise pollution, ISO General Assembly, Washington, ottobre 1973, ISO 

Bulletin, 4, 10-11, p. 7. 

• Detection ofsplices in magnetic tapes. Acustica, 28, 4, 1973, pp. 248-249. 

• Norme sui rumori. L’unificazione, 28, 1, 1974, pp. 7-12. 

• (con G. Sacerdote), A method for measuring thè acoustic resistance of porous materials, 8° ICA 

Congress, London, 1974. 

• (con G. Benedetto), Continuous air-stream generated by loudspeakers, Acustica, 32, 5, 1975, 

pp. 187-192. 

• Dynamic determination ofthe variation ofload in strained metal wires. Acustica, 32, 5, 1975, 

pp. 321-324. 

• (con R. Pisani, G. Sacerdote), Rilievo e distribuzione statistica delle pause, Tavola rotonda 

«Sintesi della parola», Padova, maggio 1975, pp. 56-66. 

• (con G. Sacerdote), A tnethod for measuring thè acoustic resistance of porous materials, Acu- 

stica, 34, 2, 1975, pp. 77-80. 

• (con G. Sacerdote), Distribution of pauses as a characteristic of individuai voices. Acustica, 

34, 4, 1976, pp. 245-247. 

• (con G. Sacerdote), A criticai survey of thè damage criteria on noise exposure in industry, 

Noise Control Conference, Varsavia, 1976. 

• Altoparlanti e normalizzazione. L’elettrotecnica, 58, 10, 1976, pp. 849-860. 


1926 


Cesarina Bordone 


• Acustica: metrologia e applicazioni. Elementi per una didattica della matematica e delle scien- 

ze, Scienza e Ricerca, Torino, Stampatori Didattica, 1977. 

• (con G. Sacerdote), Some aspects ofloudness in speaker identification, 5° ICA Congress, Ma- 

drid, 1977. 

• (con G. Sacerdote), Sampling problem and traffic mise. Acustica, 37, 4, 1977, pp. 203- 

205. 

• Round Robin measurements on loudspeakers System, Acustica, 38, 3, 1977, pp. 187-192. 

• (con P. Pinna Pintor, G. Sacerdote), Nuove metodiche per la rappresentazione e l’analisi dei 

fonocardiogrammi, Vili Congresso ANMCO, Firenze, 1977, pp. 347-351. 

• (con P. Pinna Pintor, G. Sacerdote), Nuovi metodi per lo studio e la rappresentazione grafica 

dei toni e dei soffi cardiaci. Bollettino della Soc. Italiana di Cardiologia, 22, 1977, pp. 
1616-1621. 

• (con R. Gavitelli), Il rumore nelle incubatrici. Minerva Pediatrica, 30, 2, 1978, pp. 185-186. 

• (con G. Sacerdote), Considerazioni sul problema del riconoscimento del parlatore. Tavola Ro- 

tonda L’identificazione della persona per mezzo della voce, Padova, 1978. 

• Elementi di acustica generale ed industriale. Dispensa per il 2° ciclo di formazione per gli 

addetti alle Unità di Base organizzato dalla Regione Piemonte, Torino, 1978. 

• La technique impulsionnelle appliquée aux systemes linéaires et non linéaires, Conférences des 

Journées d’études 1979, Paris, Fréquences (L’Audiophile), 1979. 

• Considerazioni sull’inquinamento da rumore negli ambienti di lavoro, L’Ingegnere, 54, 1-2, 

1979, pp. 11-19. 

• (con G. Sacerdote), Some considerations on impulsive mise, 10° ICA Congress, Sydney, 

1980. 

• (con G. Sacerdote), Acoustical behaviour oflow rooms, Acustica, 44, 1, 1980, pp. 73-77. 

• A peculiar vocal signal: thè choral sing, Proceedings Fourth FASE Symposium on Acoustics 

and Speech, Venezia, 1981. 

• Sound absorption coefficient oftwo layers of porous material. Acustica, 51,3, 1982, pp. 182- 

186. 

• Improvement of Transmission Loss of partitions by means ofadded structures, 11° ICA Con- 

gress, Parigi, 1983. 

• Considerations on thè revised ISO Recommendation “Assessment of occupational mise exposure 

for hearing conservation purposes”, Audiological Acoustics, 24, 4, 1985, pp. 110-1 12. 

• (con G. Cerrato, L. Maffei), A computerized method of preventing thè auditory effects of occu- 

pational mise exposure, Audiological Acoustics, 27, 3, 1988. 

• (con G. Elia), Le sale di spettacolo: aspetti di progettazione acustica. Costruire in laterizio, 1 1 , 

2, 1998, pp. 130-143. 


Maria Luisa Gentile 

1926-2002 


Matematica 


Nata a Torino il 1° gennaio 1926 da Giulio e da Carmela Sabbia, Maria Luisa Gentile 
compie gli studi superiori al Liceo classico P. Verri di Lodi, iscrivendosi nell’ottobre del 
1944 al corso di laurea in Matematica e Fisica dell’Università di Torino, che frequenta 
con ottimo profitto. Al terzo anno, nel 1946, chiede e ottiene il passaggio al corso di 
studi in Matematica, dove si distingue soprattutto negli esami di Analisi superiore e di 
Geometria superiore, sostenuti con F. Tricomi e A. Terracini. 

Il 13 luglio 1950 Gentile si laurea in Matematica, con la votazione massima (110/110 
e lode), discutendo sotto la direzione di A. Terracini la dissertazione Sistemi di curve 
dotate della proprietà proiettiva in vari gradi di approssimazione e presentando le sottotesi 
Equazioni di Jacobi: caso di integrabilità di Stàckel e Serie trigonometriche e di Fourier. Ter- 
racini ha parole di elogio per i risultati ottenuti nella sua tesi, confluiti poi nell’articolo 
Una formula sull’incidenza dì piani infinitamente vicini con applicazione alle lìnee princi- 
pali di una superficie (Terracini 1968, p. 203): 

«Tutta la tesi della sig.na Gentile è del resto degna di elogio; per essa si svolse una scena 
curiosa e contraria alle abitudini, in quanto i miei colleghi mi spronavano a proporre 
la lode, cosa che io non ritenevo di fare, dato che nella tesi mancava una formula che 
secondo me avrebbe dovuto esserci, e contro la sua assenza io mi incaponivo. Alla fine 
mi lasciai convincere, e la tesi ebbe la lode.» 

Nel novembre-dicembre del 1952 Gentile è nominata assistente supplente alla cat- 
tedra di Geometria analitica di Terracini, in sostituzione di Silvia Noto Negri, ma suc- 
cessivamente preferisce passare all’insegnamento nelle scuole medie, che impartisce per 
lunghi anni dedicandovi grande passione e pubblicando alcuni innovativi manuali di 
aritmetica, algebra e geometria. 

Maria Luisa Gentile muore a Torino il 27 marzo 2002. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Una formula sull’incidenza di piani infinitamente vicini con applicazione alle linee principali 

di una superficie, Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 87, 1952-53, pp. 43-50. 

• Aritmetica per la scuola media, Torino, Marietti, 1966. 

• Algebra per la scuola media, Torino, Marietti, 1967. 

• Geometria per la scuola media, Torino, Marietti, 1968. 

• Matematica nuova: aritmetica e algebra per la scuola media, Casale Monferrato. 


1926-2002 


Maria Luisa Gentile 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, Matematica-Fisica, dal MF 202 al MF 400, n. matr. MF 331; Verbali di Laurea 
di Matematica e Fìsica dal 12.11.1948 al 14.3.1960, p. 36; Fascicolo personale. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Alessandro Terracini, Ricordi di un matematico. Un sessantennio di vita universitaria, Roma, 
Cremonese, 1968, p. 203. 


E.L., C.S.R. 


Matematica 


Silvia Noto Negri 

1926 -? 


Nata a Santo Stefano Roero (Cuneo) il 3 agosto 1926 da Benedetto e da Ines Deltet- 
to, Silvia Noto compie gli studi secondari al Liceo classico G. Baldessano di Carmagnola 
e nel novembre 1944 si iscrive all’Università di Torino, optando per il corso di laurea in 
Matematica e Fisica, che frequenta con ottimi esiti. 

Il 18 dicembre 1948 consegue la laurea in Matematica con la votazione massima, 
lode e dignità di stampa, discutendo la tesi Ricerche geometriche sulle equazioni differen- 
ziali del tipo y ,r = A y'" 2 + B v'" + C e presentando le sottotesi Cinque lettere sulla teoria 
degli insiemi: Hadamard, Baire, Lebesgue, Borei e Applicazione dei polinomi di Laguerre 
alla trasformazione di Laplace. 

Intraprende quindi la carriera universitaria, dapprima in qualità di assistente volonta- 
ria (1949-50) alla cattedra di Geometria superiore tenuta da A. Terracini, poi come assi- 
stente incaricata alla cattedra di Geometria analitica con elementi di proiettiva e geome- 
tria descrittiva con disegno (febbraio-maggio 1950), subentrando a Giacinta Andruetto, 
e infine come assistente ordinaria alla stessa cattedra dal giugno 1950 all’ottobre 1957. 
Negli anni in cui opera presso l’Istituto di Geometria si fa apprezzare per le sue ottime 
doti, tuttavia, forse per la volontà di dedicarsi maggiormente alle sue figlie e al marito 
Paolo, nell’ottobre del 1957 lascia l’Università per l’insegnamento nelle scuole secondarie 
presso l’Istituto magistrale di Casale Monferrato. All’atto delle sue dimissioni Terracini 
indirizza al Rettore parole di elogio sull’attività da lei svolta sotto la sua direzione ( Fasci- 
colo personale, lettera del 31.10.1956): 

«Posso qualificare il servizio da lei prestato ottimo sotto tutti gli aspetti. Essa ha di- 
mostrato ottima preparazione, ottima capacità didattica, ottima comunicativa nei ri- 
guardi degli studenti, diligenza nell’adempimento dei suoi doveri di ufficio. Ha svolto 
con notevole efficacia le esercitazioni a lei affidate, e cioè non solo quelle di geometria 
analitica, ma anche quelle di geometria superiore. Anche nelle occasioni in cui ha do- 
vuto sostituirmi in lezioni di geometria analitica, lo ha fatto in modo efficace e degno 
di elogio.» 

Nella sua produzione scientifica, sviluppatasi sotto la guida di Terracini, Silvia 
Noto affronta questioni di geometria differenziale inerenti le equazioni differenziali del 
tipo Q. Nella sua prima pubblicazione, frutto delle ricerche condotte per la redazio- 
ne della tesi di laurea, Noto prende le mosse dagli studi di E. Kasner sull’equazione 
y ,v = A(x,y,y',y”)y'" 2 + B(x,y,y',y")y"' + C(x,y,y',y") e sui sistemi di tipo Q, ovvero sui 
sistemi oo di linee rappresentati dalla precedente equazione in un piano e, più general- 
mente, su una superficie. Noto completa la teoria geometrico-proiettiva di tali sistemi 


1926-? 


Silvia Noto Negri 


nel piano e su una superficie dello spazio ordinario, adattando un procedimento usato da 
Terracini nel 1942 per le cosiddette equazioni di tipo G. I risultati ottenuti dalla giovane 
sono interessanti, anche se il ricercatore statunitense della Gold Coast, W.W. Sawyer, 
pubblica pochi mesi dopo un intervento assai critico sull’articolo di Noto, osservando 
che (1950, p. 173): 

«while her geometrical theorems are simple, they are all reached by means of an extre- 
mely complicate calculation [. . .] . The object of thè present paper is to show that some 
at any rate of purely geometrical results of Miss Noto’s can be verified without heavy 
calculations, and that this method leads to a new result as well.» 

Nonostante tale critica, Noto prosegue le sue ricerche sulle equazioni differenziali 
del tipo Q, dedicando a tale argomento un secondo lavoro apparso nel 1952, nel quale 
fornisce una diversa caratterizzazione proiettiva di tali equazioni, nuovamente «secondo 
un punto di vista analogo a quello adottato dal prof. Terracini», in un suo più recente 
scritto sulle equazioni del tipo G. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Proprietà geometriche delle equazioni differenziali del tipo y" = A(x,y,y',y")y"' 2 

+ B(x,y,y',y")y'" + C(x,y,y',y") , Rendiconti del Seminario Matematico dell’Univer- 
sità e Politecnico di Torino, 8, 1949, pp. 209-221. 

• Sulle equazioni differenziali del tipo (Q), Bollettino dell’Unione Matematica Italiana, 3, 7, „ 

1, 1952. pp. 298-301. <$> 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, Matematica-Fisica, da MF 202 a MF 400, n. matr. MF 339; Verbali di Laurea di 
Matematica e Fisica dal 12.1 1.1948 al 14.3.1960, p. 12; Fascicolo personale (lettera di A. 
Terracini al Rettore, 31.10.1956). 

FONTI BIBLIOGRAFICHE 

W.W. Sawyer, On some theorems of Silvia Noto, Rendiconti del Seminario Matematico del- 
l’Università e Politecnico di Torino, 9, 1950, pp. 173-177. 

E.L., C.S.R. 


234 


Emilia Poma Rapp 

1926 


Botanica 


Emilia Luigia Bice Anna Poma nasce a Biella il 29 aprile 1926 da Filippo e da Lisetta 
Bora e nel 1944 consegue la maturità classica presso il Liceo statale Quintino Sella di 
Biella. 

Si iscrive alla Facoltà di Scienze MFN dell’Università di Torino, conseguendo la lau- 
rea in Scienze Naturali il 19 novembre 1949, con una tesi dal titolo La colorazione vitale 
della cellula vegetale e due tesine I giganti del mare ed Effetti tettonici della plasticità dei 
carboni, riportando lavorazione 85/100. 

Dopo la laurea, Beniamino Peyronel, allora direttore dell’Istituto botanico, propone 
la sua nomina ad assistente volontaria: tale incarico diviene effettivo a partire dal 1° 
novembre 1955 e dura fino al 31 ottobre 1957, quando Poma rassegna le dimissioni 
per accettare la nomina, su proposta di G. Mottura, ad assistente volontaria alla cattedra 
di Anatomia e Istologia patologica. Su sua richiesta decade dall’incarico il 1° novembre 
1963. 

Durante il periodo di attività presso l’Istituto botanico si occupa di simbiosi micorri- 
zica e di funghi ipogei, collaborando alle ricerche condotte da Peyronel. 

Sposa Carlo Rapp nel 1963 e si trasferisce a Biella dove tuttora vive. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• La simbiosi micorrìzica nelle piante annue, Allionia, 2, 2, 1954-55, pp. 429-442. 

• Micorrize endotroficbe in alcune piante annue. Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 

89, 1954-55, pp. 61-63. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, Scienze Naturali dal 1 al 201, n. matr. SN 151, p. 1 5 1 ; Verbali di Laurea in Chi- 
mica, Chimica industriale e Scienze Naturali dal 14. 1 1. 1947 al 12.7. 1955, p. 69; Fascicolo 
personale. 


R.C. 


Ada Balzanelli Ascoli 

1927 

Matematica 


Nata a Mantova il 16 luglio 1927 da Mario, ingegnere comunale, e da Elena De 
Lorenzi, insegnante di matematica, Ada Maria Euridice Balzanelli si laurea in Ingegneria 
industriale elettrotecnica presso il Politecnico di Torino il 13 marzo 1931, discutendo 
una tesi sotto la direzione del prof. A. Pinciroli. Assistente straordinaria alla cattedra di 
Meccanica razionale tenuta da Renato Einaudi dal 1951 al 1958, svolge attività didattica 
per i corsi di Esercitazioni di statica grafica e disegno (1955-56), di Analisi per il biennio 
di ingegneria con il prof. Bonaparte Colombo e di Fisica sperimentale (1956-57), come 
assistente volontaria di Gleb Wataghin, passando infine all’insegnamento di Matematica 
e Fisica nei licei statali. Nel 1952 sposa Renato Ascoli, all’epoca anch’egli assistente uni- 
versitario, e dal loro matrimonio nasceranno i figli Cristina, Davide e Irene. 

Le ricerche scientifiche di Ada Balzanelli Ascoli sono condotte nell’Istituto di Fisica 
dell’Università e nella sezione torinese dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, in colla- 
borazione con il marito e sotto la direzione di G. Wataghin. Esse danno luogo ad alcune 
pubblicazioni, apparse sul “Il Nuovo Cimento”, concernenti l’effetto éerenkov prodotto 
da singole particelle in moto negli aeriformi con velocità prossime a quella della luce, e 
cioè l’analogo elettromagnetico dell’onda d’urto prodotta da un oggetto che percorra un 
mezzo con velocità ipersonica. I due ricercatori affrontano in generale il problema della 
rivelazione mediante fotomoltiplicatori dell’effettto Cerenkov, mostrando che è possibile 
costuire rivelatori di dimensioni non eccessive aventi un elevato rendimento, purché 
si riveli ogni impulso dovuto anche a un solo fotoelettrone. Essi descrivono i risultati 
ottenuti da numerosi esperimenti con fotomoltiplicatori e rivelatori ad aria a pressione 
atmosferica, esperimenti condotti in collaborazione con A. Ferrerò e con i laboratori 
della Carello Fausto. 

In anni più recenti, la sensibilità per le tematiche spirituali e religiose ha indotto Ada 
Ascoli Balzanelli a partecipare con il marito a vari incontri delle Equipes Nòtre Dame, per 
i quali ha curato la preparazione di temi di studio su argomenti biblici, e a prestare la sua 
opera come accompagnatrice per l’Opera Diocesana Pellegrinaggi di Torino. Nominata 
Titulaire nell’ Hospitalité de Nòtre Dame de Lourdes, è autrice con Piero Gribaudi del 
libro Ricette per il corpo e l’anima. Mettendo a frutto le sue competenze linguistiche, che 
annoverano il francese, l’inglese, il tedesco e il russo, Ada Ascoli Balzanelli è apprezzata 
traduttrice di libri per le edizioni Paoline. Dal 2004 dipinge icone secondo la tradizione 
ortodossa. 


Matematica 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con R. Ascoli), Effetto Cerenkov in sostanze aeriformi. Il Nuovo Cimento, 10, 1953, pp. 

1345-1346. 

• (con R. Ascoli), Esperienze sull’effetto Cerenkov nell’aria, Il Nuovo Cimento, 1 1, 1954, pp. 

562-564. 

• (con R. Ascoli), The Cerenkov effect produced by single particles in gases, Il Nuovo Cimento, 

6, 1957, pp. 1392-1408. 

• (con P. Gribaudi), Ricette per il corpo e l’anima. Ricette semplificate e briciole di saggezza per 

uomini e donne che lavorano, Cantalupa, Effatà Editrice, 2001. 

TRADUZIONI A CURA DI ADA ASCOLI BaLZANELLI 

• Y. Raguin, La sorgente : la meditazione orientale e l’esperienza mistica cristiana, Cinisello 

Balsamo, ed. San Paolo, 1990. 

• B. Sesboué, Dopo la vita : il credente e le realtà ultime, Cinisello Balsamo, ed. San Paolo, 

1992. 

• J.F. Catalan, Esperienze spirituali e psicologia, Cinisello Balsamo, ed. San Paolo, 1993. 

• P. Grelot, La donna nel Nuovo Testamento, Cinisello Balsamo, ed. San Paolo, 1996. 

• T. Magnin, Parabole scientifiche : meditazioni di un cristiano a partire dalla scienza d’oggi, 

Cinisello Balsamo, ed. San Paolo, 2000. 

• N. Gratton, Dormire bene-, l’arte di addormentarsi e di vincere l’insonnia, Cinisello Balsa- 

mo, ed. San Paolo, 2002. 

• B. Rancourt, L’ombra del passato-, come guarire dalle ferite dell’infanzia, Cinisello Balsamo, 

ed. San Paolo, 2002. 

• C. Perrot, Ministri e ministeri. Indagine nelle comunità cristiane del Nuovo Testamento, 

Cinisello Balsamo, ed. San Paolo, 2002. 

E.L., C.S.R. 



Ada Balzanelli. 


Bruna Griseri Tira 

1927 

Matematica 


Bruna Griseri nasce a Mondovì (Cuneo) il 1° febbraio 1927 da Policarpo e da An- 
gela Ferrerò ed è sorella della nota storica dell’arte Andreina. Dopo aver conseguito la 
maturità al Liceo scientifico di Torino, si iscrive il 20 ottobre 1945 al corso di laurea in 
Matematica, che frequenta con ottimi voti, ottenendo la dispensa totale delle tasse per 
l’intera durata degli studi. Si laurea il 10 dicembre 1949, con la votazione massima, 
110/110 lode e dignità di stampa, discutendo una tesi di Meccanica superiore dal titolo 
Soluzioni meromorfe delle equazioni del moto di un solido pesante intorno a un punto fisso 
col baricentro situato sull’asse di una delle sezioni circolari deU’ellissoide d’inerzia relativo al 
punto fisso e presentando le sottotesi Applicazioni del concetto di media nella teoria delle 
funzioni armoniche e analitiche e Fasci di elementi differenziali nel piano proiettivo. La dis- 
sertazione di laurea, diretta da Cataldo Agostinelli, illustra uno studio sulle soluzioni uni- 
formi e meromorfe, nel piano della variabile complessa, delle equazioni del moto di un 
corpo rigido soggetto a particolari condizioni. I risultati più significativi in essa contenuti 
confluiscono in una nota, dal medesimo titolo, apparsa nel 1950 sui “Rendiconti del Se- 
minario matematico dell’Università e del Politecnico di Torino”. Questo brillante esordio 
la porta a intraprendere la carriera accademica, dapprima come assistente incaricata alla 
cattedra di Matematiche complementari, tenuta da Guido Ascoli, e poi a quella di Anali- 
si matematica, algebrica e infinitesimale di Francesco Tricomi. Nel 1950 risulta vincitrice 
del concorso per assistente ordinaria sulla stessa cattedra. Il giudizio elogiativo espresso 
in quest’occasione dalla commissione sottolinea la «notevole eleganza di metodo», la 
«prontezza di intuito» e la «notevole abilità nella scelta dei mezzi dimostrativi», oltre alle 
sue capacità didattiche, emerse nelle lezioni, condotte «con rigore e buon senso». 

Durante il periodo di assistentato in ruolo, dal giugno del 1950 al settembre del 
1956, Griseri svolge un’intensa attività d’insegnamento, tenendo le esercitazioni per i 
corsi di Analisi algebrica e infinitesimale e per quelli di Analisi superiore di Guido Ascoli. 
I suoi interessi di ricerca si spostano in questi anni sul versante più prettamente analitico: 
nel settembre del 1954 partecipa infatti a Varenna al terzo dei corsi sulle equazioni diffe- 
renziali non lineari, organizzati dall’Unione Matematica Italiana e dal Centro Internazio- 
nale di Matematica Estiva. Dal 1951 tiene le esercitazioni per i corsi di Analisi superiore 
di F. Tricomi, dedicati a temi monografici, quali le equazioni differenziali ordinarie, le 
equazioni alle derivate parziali, le equazioni integrali, le funzioni speciali, le funzioni 
ipergeometriche confluenti e le serie ortogonali di funzioni. L’esito del dialogo scientifico 
con Tricomi è costituito dalla pubblicazione della seconda nota di Griseri: un articolo 
presentato all’Accademia delle Scienze di Torino nel 1956, in cui confluiscono alcuni 
risultati originali sulle funzioni speciali. Utilizzando le relazioni generali fra i coefficienti 


Matematica 


dei polinomi ortogonali P b (x) che soddisfano la relazione generalizzata di Rodriguez e 
quelli delle corrispondenti equazioni differenziali di P :i (x) sono qui espressi alcuni di 
questi numeri in funzione degli altri. 

Parallelamente all’attività scientifica, in ambito analitico, l’assistente Griseri svolge 
una serie di esercitazioni per il corso di Cultura matematica per laureati, istituito presso 
l’Università di Torino da Giuseppe Peano a partire dal 1927 e diretto, negli anni Cin- 
quanta, da Guido Ascoli. 

Per il resto, la pluridecennale esperienza didattica, come incaricata dei corsi di Istitu- 
zioni di matematiche per gli studenti di Scienze biologiche dal 1954 al 1991 e per quelli 
di Scienze naturali dal 1980 al 1983, è testimoniata nei manuali Appunti di Istituzioni 
di Matematiche e Nozioni di Statistica , editi rispettivamente nel 1968 e nel 1970. Dal 
1956 al 1970, inoltre, Griseri insegna anche Matematica e Fisica nelle scuole secondarie 
(fra cui il Liceo classico di Pinerolo e quello scientifico G. Ferraris di Torino), e tiene 
volontariamente cicli annuali di lezioni per studenti lavoratori dal 1973-74 al 1979-80. 
Negli ultimi anni della sua attività, conclusasi nel 1991 con le dimissioni volontarie, 
Griseri si orienta verso lo studio delle approssimazioni di trascendenti elementari, al cui 
esame sono dedicati i due ultimi lavori di ricerca, svolti in collaborazione con Giampietro 
Allasia. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Soluzioni meromorfe delle equazioni del moto di un solido pesante intorno ad un punto fisso 

col baricentro situato sull’asse di una delle sezioni circolari dell’ellissoide d’inerzia relativo al 
punto fisso, Rendiconti del Seminario Matematico Univ. e Politecnico di Torino, 9, 1949- 
50, pp. 225-243. 

• Semplificazione nella determinazione di alcune costanti della teoria dei polinomi ortogonali 

classici, Atti Acc. Sci. Torino, 90, 1955-56, pp. 359-361. 

• (con Giampietro Allasia), Approssimazione bilaterale di alcune trascendenti elementari, Uni- 

versità di Torino, Facoltà di Scienze MFN, Quaderni di Matematica n. 30, Torino, Le- 
vrotto e Bella, giugno 1981. 

• (con Giampietro Allasia), Approximations bilatérales de quelques trascendentes élémentaires. 

Atti dell’Accademia di Scienze lettere ed arti di Palermo, 5, 2, 1981-82, parte I. 

• Appunti di Istituzioni di Matematiche, Torino, Tirrenia, T ed. 1962, 2 a ed. 1968. 

• Nozioni di statistica, Torino, Tirrenia, 1970. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, Matematica, daM 1 aM 1 99, n. matr. M 69; Verbali di laurea Fisica-Matematica 
dal 12.1 1.1948 al 14.3.1960, p. 24; Fascicolo personale. 


E.L., C.S.R. 


Carla Guerzoni 

1927-2005 

Botanica 


Nata a Torino il 17 giugno 1927 da Pietro e da Cesarina Amelotti, Carla Nella Guer- 
zoni consegue nel 1946 la maturità scientifica, con indirizzo inorganico, chimico-fisico, 
presso il liceo Galileo Ferraris di Torino. 

Si laurea in Chimica presso l’Ateneo torinese il 4 marzo 1953 con una tesi sulla Dif- 
fusione della luce da parte di soluzioni dipolimeri e di sospensioni di aerosoli e due tesine dal 
titolo Conteggio di precisione delle particelle alfa con speciale riferimento alla determinazione 
di sorgenti standard e Influenza del pH sul trattamento delle emulsioni fotografiche per le 
ricerche nucleari. 

Ottiene l’abilitazione provvisoria alla professione di chimico nel 1957. Su proposta 
di Ettore Castellani, docente della Facoltà di Agraria di Torino, viene proposta come 
assistente straordinaria alla cattedra di Patologia vegetale. Mantiene tale incarico dal 1° 
novembre 1955 al 31 dicembre 1958. 

Muore a Torino il 5 gennaio 2005 ed è sepolta nel Cimitero monumentale. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con E. Castellani, A. Matta), Effetti patologici dei raggi beta su un fungillo fitopatogeno. 

Minerva Nucleare, 2, 1958, pp. 56-59. 

• (con E. Castellani, A. Matta), Pathological ejfects of beta rays on a phytopathogenic fungus. 

Atti 2° Congresso Internazionale di Fitobiologia, 1957, pp. 167-170. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, C 1 006-1203, n. matr. C 1 1 30; Verbale degli esami dì laurea in Chimica, Chimica 
industriale e Scienze Naturali dal 14.1 1.1947 al 12.7.1955, p. 206; Fascicolo personale. 


Maria Teresa Navale Baudino 

1927 

Architettura 


Maria Teresa Navale nasce a Bibbiena (Arezzo) il 10 aprile 1927 e, dopo vari trasferi- 
menti, nel 1932 si stabilisce definitivamente a Torino, città della famiglia paterna. 

Dopo aver conseguito la maturità classica presso il Liceo M. D’Azeglio, si iscrive al 
Politecnico di Torino, laureandosi in Architettura il 20 novembre 1953. Maria Teresa 
Navale intraprende fin dall’inizio l’attività didattica, dapprima in qualità di assistente 
volontaria di Enrico Pellegrini, titolare delle cattedre di Disegno I e II e di Disegno e 
Rilievo, e ancora nell’area dei Disegni, in qualità di assistente ordinaria, professore in- 
caricato, professore incaricato stabilizzato e infine professore associato. Nel 1958 sposa 
Antonio Baudino, con cui adotterà i figli Michele e Roberto. 

Contemporaneamente alla carriera accademica, Navale svolge attività professionale 
presso vari studi di ingegneria e architettura, fino all’iscrizione, nel 1955, all’Albo degli 
Architetti delle Province di Torino, Asti e Valle d’Aosta. In questo campo, a seguito di 
un concorso per titoli, opera dapprima per la ditta SYCOMATIC di Zurigo, fornitrice 
di apparecchiature per l’esecuzione di Autosilos e di carpenteria metallica per i Comuni 
di Genova, Bologna, Firenze, Napoli e Taranto, svolgendo progetti, preventivi e calcoli. 
Realizza case di civile abitazione, cooperative edilizie, ville uni-plurifamiliari, capan- 
noni industriali, palazzi per uffici, edilizia funeraria, piani di urbanizzazione, comples- 
si turistico-alberghieri con relative piscine e campi sportivi, curando calcoli, collaudi, 
arredamenti e ottimizzazione degli spazi di alloggi, studi professionali, negozi, uffici, 
stand pubblicitari, aree espositive e arredo urbano. Nel 1962 è inserita nell’Annuario 
dell’Antiquariato e dell’Arredamento Italiano; ottiene quindi l’iscrizione aH’Albo Gescal, 
Sezione Edilizia, a seguito del I Concorso (1964) e l’iscrizione all’Albo Nazionale dei 
progettisti per il programma decennale di costruzione di alloggi per lavoratori, a seguito 
del II Concorso per l’aggiornamento dell’Albo stesso (1970). Riceve inoltre premi a 
concorsi per edifici pubblici tra cui quello per la Biblioteca Nazionale di Torino (1957). 
L’attività privata viene ufficialmente interrotta con le dimissioni dall’iscrizione all’Albo 
il 27 febbraio 1983, a seguito dell’opzione per il tempo pieno presso la I Facoltà di 
Ingegneria del Politecnico di Torino, Dip. ISET. 

All’inizio dell’ zVer didattico, contemporaneamente al servizio di assistente volontaria, 
Maria Teresa Navale tiene per incarico annuale e triennale, dal 1958 al 1963, insegna- 
menti di Educazione artistica, di Materie tecniche maschili e di Disegno tecnico presso 
scuole medie statali e istituti professionali. Negli anni 1960-63 svolge inoltre corsi pa- 
rauniversitari e in campi collaterali, come il corso di Aggiornamento Professionale per 
Artigiani del Legno, indetto dall’Ente Artigianato e Piccole Industrie, di cui pubblica 
le dispense nel 1960, il corso di Storia del Manifesto Murale, ad uso degli allievi delle 


1927 


Maria Teresa Navale Baudino 


Professioni Nuove, sez. pubblicità, e quello di Disegno Meccanico presso la Scuola di 
Arti Grafiche, sotto il patronato della Facoltà d’Architettura. 

Correlati a tali attività sono da considerarsi gli impegni in qualità di membro della 
Commissione Artistica per le Universiadi di Torino del 1959, per cui svolge ricerche, 
sviluppo e messa in opera di diorami sulla storia degli sport, per la V Mostra piemon- 
tese del Mobile e dell’Arredamento, per incarico del Comitato organizzatore (1962) e 
l’organizzazione e l’allestimento della Mostra di Cartelloni pubblicitari in Torino, in 
occasione del Convegno Internazionale dei Pubblicitari. Maria Teresa Navale ha inol- 
tre partecipato nel 1961, su invito del sottosegretario all’istruzione Elkan, al seminario 
“Docenti Lezioni Televisive” ed è intervenuta in dibattiti televisivi e radiofonici sui pro- 
blemi della Nuova Media Unificata. 

Nel 1961 ottiene l’abilitazione all’insegnamento del Disegno e l’anno successivo 
consegue l’idoneità al concorso per assistente di ruolo per le discipline Disegno dal vero 
ed Elementi d’Architettura e Rilievo Monumenti presso la Facoltà d’Architettura del 
Politecnico di Torino. Nel 1963 è nominata presso la Facoltà di Scienze MFN assistente 
di ruolo nella Scuola di Disegno del biennio d’ingegneria e vi rimane fino al 1983, svol- 
gendo per incarico i corsi di Disegno II (1972-1976) e di Disegno I (1976-1983). Sono 
questi gli anni in cui il Disegno è consigliato e inserito nei piani di studio anche per quei 
corsi di laurea, quali per esempio quelli in Geologia, Scienze naturali e Chimica pura, 
che non lo comprendevano fra le materie obbligatorie per la formazione professionale. 
Nel contempo è affidata a Maria Teresa Navale la direzione delle Scuole di Disegno e 
di Disegno di elementi di macchine per Chimici Industriali, e delle relative Bibliote- 
che, dotate di libri rari e pregevoli, fino all’istituzione del Dipartimento di Matematica, 
nel quale confluiscono tali Scuole. L’attività didattica prosegue presso il Politecnico di 
Torino, I Facoltà d’ingegneria, fino al pensionamento avvenuto il 1° novembre 1997. 

In questi anni il quotidiano esercizio all’uso della geometria proiettiva e descrittiva 
(base indispensabile alla didattica del Disegno a qualunque livello, per qualsivoglia uti- 
lizzazione e metodo di esecuzione), l’incontro con i Prof. Tullio Viola, Augusto Cavallari 
Murat, Enrico Pellegrini e Mario Oreglia, tutti di grande cultura, impegnati in meticolo- 
se, puntuali, serie ricerche, e la continua cura dei testi delle biblioteche, sollecitano curio- 
sità e impongono studi, approfondimenti, verifiche di intuizioni matematiche, cui Maria 
Teresa Navale si dedica con grande entusiasmo. Nell’intervista che gentilmente ci ha 
concesso così ci confida il suo attuale stato d’animo, sul percorso scientifico compiuto: 

«Nel vivo desiderio d’illustrare quel poco di positivo che posso aver ottenuto, quel 
molto di lavoro che ho cercato d elaborare, mi trovo a trarre un bilancio che ancor 
oggi mi stupisce. Sono costretta a prendere atto che, fino a quando ho guardato al 
futuro, ho accantonato quello che pensavo potersi al momento considerare compiuto: 
l’entusiasmo per ciò che di volta in volta mi ripromettevo di indagare annullava il 
tempo, rendeva la meta sempre egualmente distante non essendovi limite all’indagine 
programmatica che si sviluppa nel tempo e con il tempo. 

Quando in età avanzata ci si trova a ripercorrere il cammino trascorso, ci si rende 
conto che questo è stato lungo anche se è parso trascorrere velocemente, costellato 
d’impegni che solo a volte si sono esplicitati in precise attuazioni compiute, ciascuna 
delle quali poteva dar adito a nuovi impegni per attuare programmi da affiancare a 
quelli già indagati. 


Architettura 


Ho puntato ad impegnarmi per il continuo rinnovamento della didattica del disegno 
ma, appunto perché continuo, tale rinnovamento si è espresso di volta in volta con 
l’introduzione di filoni di ricerca collaterali, alcuni dei quali ho avuto l’opportunità 
di pubblicare, moltissimi altri meriterebbero d’esser indagati e vanno arricchendosi 
di giorno in giorno di postille, osservazioni, annotazioni determinate dal continuo 
maturare e del pensiero e delle tecniche rappresentative in base alle quali viene cam- 
biata financo la normativa del disegno tecnico. Pertanto le varie opere pubblicate sono 
dovute alle circostanze, circostanze che ho la presunzione di considerare, a posteriori, 
positive. 

I filoni di ricerca sugli elementi matematici presenti nell’arte figurativa, dettati oltre 
che dalla connaturale curiosità, dalla passione per la storia del pensiero, fanno parte del 
percorso lungo una direttrice che coinvolge plurimi caratteri umani: intuitivi, istintivi, 
speculativi, ragionativi, fisiologici. Ne deriva un approfondimento dei metodi di rap- 
presentazione usati attraverso i tempi al variare dell’ambiente, della cultura, dei mate- 
riali e delle tecniche, del gusto indotto che a sua volta induce, delle nozioni acquisite, 
degli scambi culturali, degli operatori e dei fruitori, delle finalità dell’opera: disegno 
rappresentativo, di rilievo, di progetto, esecutivo, meccanico, didascalico, di restau- 
ro, del territorio e del suo recupero, sull’importanza dell’ambiente e sul suo rispetto 
per un organico sviluppo del vivere umano. (E se è inevitabile che ogni struttura od 
intervento modifichi l’ambiente, è pur vero che l’ambiente stesso determina in modo 
irreversibile la maniera di vivere, di impegnarsi e quindi di pensare di ogni comunità 
umana, in un percorso ciclico senza fine e perciò delicatissimo, ogni punto del quale è 
termine ed inizio di un nuovo tragitto a senso unico). 

La consapevolezza delle sempre nuove necessità cui deve rispondere il disegno tecnico 
nello sviluppo della società contemporanea determina un’ulteriore evoluzione del suo 
insegnamento, un aggiornamento pressoché continuo delle norme, dei mezzi, delle 
metodiche e dell’uso della scienza geometrica che ne approfondisce la conoscenza, 
l’indagine e la progressiva ricerca. 

L’interdipendenza e l’interdisciplinarietà degli studi che convergono tutti nella didatti- 
ca e nell’applicazione del disegno fa sì che moltissimi altri filoni si dipanino dal vario- 
pinto gomitolo di tale materia, filoni che tutti meriterebbero d’essere approfonditi, per 
quell’unicità della cultura che non prevede sbarramenti o cesure.» 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (oon M. Rollino), Il Disegno per il Tecnico, Bergamo, Juvenilia, 1967. 

• (con M. Rollino), Disegno per Geometri e per Periti Edili, Bergamo, Juvenilia, l a ed., 1970. 

• (con M. Rollino), La tecnica del Disegno, Bergamo, Juvenilia, l a ed., 1970. 

• (con M. Rollino), Corso di Disegno Meccanico, Bergamo, Minerva Italica, 1971, 3 voli. 

• (con A. Moretti), Il Disegno ad uso dei Licei Scientifici, Torino, Roma, Marietti, l a ed. 

1971. 

• (con A. Moretti), Il Disegno ad uso dei Corsi Magistrali, Torino, Roma, Marietti, l a ed. 

1971. 

• Il Disegno Tecnico Edile, Bergamo, Juvenilia, 1975. 

• Il Santuario di S. Maurizio in Riva Ligure (ovvero della espressività architettonica in ambiente 

poetico, esempio di visibilità pura), Torino, Levrotto e Bella, 1980. 

• Enna, il Castello di Lombardia, Torino, Levrotto e Bella, 1980. 


1927 


Maria Teresa Navale Baudino 


• (con S. Manzoni), Ontologia del segno, della linea e linea nell’Industrial Design, Torino, 

Levrotto e Bella, 1980. 

• (con T. Viola, S. Manzoni), Problemi geometrici applicati alle tecniche costruttive e rappre- 

sentative, con particolare riguardo al tunnel di Samo, Appendice 1 , Il Capolavoro di Gudea, 
Appendice 2, Complemento alla progettazione geometrica, Torino, Levrotto e Bella, 1980. 

• (con T. Viola), Le volute joniche nei capitelli della Grecia classica: saggio di un’analisi struttu- 

rale oggettiva. Atti Acc. Sci. Torino, 1 14, 1980, pp. 303-317. 

• (con S. Manzoni), Su talune proprietà matematiche di un bassorilievo di Fidia, Atti Acc. Sci. 

Torino, 114,1980, pp. 453-468. 

• (con C. Colosi, S. Manzoni), Metodi analitici e grafici nella soluzione di alcuni problemi 

assonometrici, Torino, Levrotto e Bella, 1981. 

• (con. T. Viola), Nuove ricerche sulle volute dei capitelli j onici della Grecia classica, Atti e 

Rassegna Tecnica, n.s., 36, 9, 1982, pp. 489-512. 

• Applicazioni della geometria descrittiva e proiettiva al disegno, Quaderni della Scuola di 

Disegno, n. 83/1, 1983. 

• Nuovo Corso di Disegno, Bergamo, Juvenilia, 1984. 

• (con T. Viola, S. Manzoni), Problemi geometrici applicati alle tecniche costruttive e rappresen- 

tative (l’esempio dì una ipotesi di triangolazione topografica nel VI sec. a. C.J, Imago et men- 
sura mundi, Ist. Enc. Italiana, Atti del IX Congresso intera, di storia della Cartografia, 
1985, voi. 2, pp. 505-513. 

• Impressioni di viaggio: i caravanserragli dell’Anatolia, Il Rinnovamento, 1, gennaio-marzo 

1985. 

• (con T. Viola), Il profilo della tavolozza di Narmer, Memorie dell’Acc. Sci. di Torino, Cl. 

Scienze morali, storiche e filologiche, 5, 10, 1-2, 1986. 

• Il Disegno nelle Facoltà d’ingegneria, in Catalogo della mostra didattica dei Corsi di Disegno 

nelle Facoltà d’ingegneria Italiane, nota illustrativa sui contenuti didattici dei materiali 
esposti, Roma, Gangemi, 1991, pp. 195-203. 

• Corso di Disegno, Bergamo, Ed. Scolastiche Walk-Over, 1988. 

• Considerazioni sulla necessità della cultura del costruito nel recupero dei centri urbani. Il 

Recupero, cultura e tecnica, Ed. BEMA, 1989, pp. 54-56. 

• Quel ponte di Torino: la città dell’800 che persiste, in C. Visentini, G. Ceiner (a cura di), 

Disegno e Immagine della città nell’800, voi. 2, St. Disegno Fac. Ingegneria, Univ. Trieste, 
1990, pp. 643-655. 

• Michelangelo e la pavimentazione della p.zza del Campidoglio: le regole geometriche di base al 

progetto, Abacus, 7, 25, 1991, pp. 8-15. 

• Il disegno per la pavimentazione della piazza del Campidoglio attribuito a Michelangelo, come 

misura della qualità, Atti del V Seminario di primavera, Palermo, maggio 1991, pp. 465- 
476. 

• Sempre il dio fa geometria. Diario di una ricerca, Atti del XIII Convegno Int. Docenti della 

rappresentazione nelle Facoltà di Arch. e Ing., 10-13 ottobre 1991, pp. 1 1-20. 

• Le scoperte astronomiche e l’impianto ellittico nel Barocco Piemontese, in II Disegno di progetto 

dalle origini al XVIII sec., Ed. Gangemi, 1993, pp. 185-189. 

• Disegno di base, Bergamo, Juvenilia, l a ed. 1994. 

• Disegno Tecnico Edile, Bergamo, Juvenilia, l a ed. 1994. 


Architettura 


• Applicazioni di Disegno e Architettura, Bergamo, Juvenilia, l a ed. 1994. 

• Curso de Diseho Arquitectonico, Parigi, Trillas, 1994. 

• Memoria e realtà all’intorno del ponte di pietra, in II Disegno luogo della memoria. Atti del 

Convegno, Firenze, settembre 1995, Alinea ed., pp. 710-715. 

• Andante scherzoso ma non troppo: io centro dell’infinito, in Disegno e sentimento per parlare 

ai ragazzi e non solo agli studenti. Atti XX Conv. Int. Docenti della rappresentazione nelle 
Fac. di Arch. e Ing., Lerici 1997, pp. 74-75. 

• Carpenteria metallica. Dispense dei Corsi di Disegno per Ingegneria Civile, Ing. Edile, Ing. 

Civile a distanza del Politecnico di Torino tenuti dal prof. Giuseppe Moglia, 2006. 

• Diario di una collaborazione interdisciplinare alla ricerca della geometria latente, in L. 

Giacardi, C.S. Roero (a cura di), Matematica, Arte e Tecnica nella Storia, in memoria di 
Tullio Viola, Torino, Kim Williams Books, 2006, pp. 141-148. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Albo degli Architetti delle Province di Torino, Asti e Valle d’Aosta, 1955, n. matricola 221. 


FONTI BIBLIOGRAFICHE 

I Concorso Sezione Edilizia, G. U. parte 11° n. 304 del 9.12.1964, p. 78. 


E.L., C.S.R. 


Enza Santagostino Arduino 

1927-2005 

Botanica 


Nata a Torino il 27 aprile 1927 da Giovanni e da Maria Baiardo, consegue la maturità 
classica presso il Liceo E. de Amicis di Imperia nel 1945. Si iscrive quindi alla Facoltà 
di Scienze MFN dell’Università di Torino, laureandosi in Chimica il 27 febbraio 1951 
con una tesi su II boro nella chelazione della sostanza vegetale e due tesine dal titolo Gli 
idruri di Boro e Acidimetria in solventi organici, riportando la votazione 95/110. Si sposa 
nel 1952 con Antonio Arduino e dal loro matrimonio nasceranno i figli Giuseppe e 
Chiara. 

E assistente volontaria alla cattedra di Chimica agraria nel biennio 1959-6 1 e assistente 
straordinaria dal 1961 al 1967, quando risulta vincitrice del concorso per assistente 
ordinaria sulla stessa cattedra. Mantiene tale incarico fino alla nomina a professore 
associato nel 1983. Nel 1969 aveva conseguito la libera docenza in Chimica agraria, 
confermatale nel 1976. Nel 1974 le viene inoltre conferita la qualifica di aiuto, motivata 
dal fatto che, nell’ambito dell’Istituto di Chimica agraria, il settore della Chimica 
padologica era completamente e autonomamente controllato da lei. Diventa professore 
straordinario di Chimica agraria nel 1986 e ordinario nel 1989. 

Nel corso di quasi quarant’ anni di vita universitaria tiene numerosi insegnamenti fra 
cui quelli di Chimica generale e inorganica con applicazioni di analitica (1971-1975), 
Chimica agraria II (1974-1979), Chimica forestale (1979-80) e Chimica del suolo (1986- 
1991). Tiene inoltre per affidamento, per alcuni anni accademici, corsi di Analisi chimico- 
agrarie e di Chimica enologica nell’ambito della Scuola speciale di specializzazione in 
viticoltura e enologia e di Controllo degli inquinamenti in agricoltura. Ricopre la carica 
di direttore dell’Istituto di Chimica agraria e quella di vicepreside della Facoltà di Agraria 
dal maggio 1995 al novembre 1996. 

Collocata a riposo il 1° novembre 1997, muore il 9 luglio 2005. 

All’inizio degli anni Settanta, Enza Arduino è stata tra i primi studiosi a occuparsi 
di inquinamento dei suoli da metalli pesanti, evidenziando le relazioni esistenti tra il 
contenuto nella pedosfera e negli altri comparti ambientali, quali idrosfera e atmosfera, 
e l’effetto che il complesso ciclo biogeochimico dei metalli può avere nell’influenzare la 
qualità dei prodotti destinati all’alimentazione umana. 

Dalle prime valutazioni quantitative, la sua attività di ricerca si è poi orientata, all’inizio 
degli anni Ottanta, verso lo studio dei meccanismi che regolano il trasferimento dei 
metalli ai vegetali, con la determinazione delle forme assimilabili in suoli rappresentativi 
della realtà piemontese. I risultati ottenuti e la sua formazione chimica la spingono alla 
valutazione comparativa dei metodi d’estrazione dei metalli assimilabili in uso all’estero e 
in Italia, contribuendo quindi all’armonizzazione dei metodi analitici in Chimica agraria. 


Botanica 


Il successo di tale impegno è evidente dalla prefazione ai Metodi normalizzati di analisi 
del suolo, scritta in collaborazione con la collega milanese Linda Federico Goldberg nel 
1985. Tale manuale di metodi, in uso fino al 2000, nasceva, infatti, dalle conclusioni cui 
era giunto il Convegno della Società Italiana di Scienza del Suolo, organizzato a Torino 
da Arduino e dai suoi collaboratori nel 1980. Il concetto di suolo «rappresentativo», 
introdotto nei suoi lavori dei primissimi anni Ottanta, ha dominato le linee di ricerca 
di quel decennio. L’idea che le proprietà del suolo che influenzavano i meccanismi di 
trasferimento dei metalli agli altri comparti ambientali fossero a loro volta influenzate 
dai fattori di formazione del suolo, apriva la strada a studi di tipo territoriale, in cui il 
suolo agrario non veniva più considerato come entità a sé stante, bensì come parte di un 
paesaggio o di una sequenza di suoli. Se in tale sequenza le proprietà chimiche dei suoli 
non erano certo omogenee, la conoscenza delle relazioni tra i suoli oggetto della sequenza 
poteva, in qualche misura, permettere di prevederle. Quindi lo studio di sequenze di 
suoli, tanto in ambienti ben noti e produttivi per l’agricoltura piemontese quanto in zone 
marginali, permetteva, attraverso tutti gli strumenti cognitivi e descrittivi tipici di chi 
di suolo si occupa, di arrivare alla caratterizzazione della risorsa e alla divulgazione delle 
conoscenze anche al di fuori dell’ambiente universitario. Risalgono infatti alla prima metà 
degli anni Ottanta le numerose valutazioni di attitudine all’uso irriguo, alla coltivazione 
del riso o le valutazioni di capacità d’uso che spaziano dalla baraggia vercellese alle vallate 
dell’Appennino ligure. 

Le zone baraggive e le particolarità dei suoli di quegli alti terrazzi hanno fornito 
lo spunto per una sua ulteriore evoluzione scientifica, segnata anche dal passaggio a 
pubblicazioni prevalentemente redatte in lingua inglese. La sommersione delle risaie e 
le conseguenze che tale pratica ha sulla dinamica del ferro del suolo sono, infatti, temi 
ricorrenti nella linea di ricerca prevalente nella seconda metà degli anni Ottanta. Se da un 
lato venivano studiati gli ossidi di ferro e i minerali argillosi in funzione dell’evoluzione 
del suolo, quale tappa di conoscenza propedeutica alle applicazioni in campo agrario, 
dall’altro venivano approfonditi gli effetti della sommersione sugli ossidi di ferro 
pedogenetici e le conseguenze sul ciclo degli elementi della fertilità del suolo che dalla 
superficie degli ossidi sono influenzati, primo tra tutti il fosforo. 

Il suo interesse per le fasi minerali del suolo non è però limitato agli ossidi ed è di 
questo periodo la prima pubblicazione relativa ai fillosilicati: un’ampia panoramica della 
variabilità dei minerali del suolo in Piemonte. 

La sua competenza in mineralogia del suolo è stata riconosciuta a livello di associazioni 
scientifiche: Arduino ha fatto parte del Consiglio direttivo del gruppo Italiano AIPEA 
(Association Internationale Pour l’Etude des Argiles) e ha presieduto la Commissione di 
Mineralogia del Suolo della Società Italiana di Scienza del Suolo. 

All’inizio degli anni Novanta affianca allo studio delle proprietà della fertilità chimica 
dei suoli, anche la valutazione di proprietà fisiche, quali la struttura e i fenomeni di 
aggregazione e gli effetti che la riduzione del ferro e la conseguente dissoluzione degli ossidi 
hanno sugli aggregati del suolo. Non abbandona per questo gli aspetti più propriamente 
chimici, continuando gli studi sulla disponibilità fosfatica e sull’adsorbimento, e 
affiancando alle precedenti ricerche su sistemi naturali complessi, valutazioni più 
approfondite su singole fasi del suolo, o ancora su ossidi di ferro sintetici. 


1927-2005 


Enza Santagostino Arduino 


Anche lo studio dei fillosilicati del suolo è proseguito, soprattutto con valutazioni di 
tipo metodologico per la corretta interpretazione dei dati. Durante gli ultimi anni della sua 
carriera accademica, tale tematica di ricerca si è arricchita di valutazioni all’avanguardia 
per la scienza del suolo italiana, con studi relativi alla carica dei fillosilicati e alle loro 
proprietà colloidali. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con S. Cecconi), Gli interventi meccanici di intasamento di un terreno permeabile di risaia. 

I. caratteristiche del terreno, Ann. Fac. Se. Agr. Univ. Torino, 3, 1964-1966, pp. 187-202. 

• (con S. Cecconi), Gli interventi meccanici di intasamento di un terreno permeabile di risaia. 

II. Influenza degli interventi sulle caratteristiche chimiche, fisiche e mineralogiche del terreno, 
Ann. Fac. Se. Agr. Univ. Torino, 3, 1964-1966, pp. 303-320. 

• (con S. Cecconi), I terreni dei pascoli montani del Piemonte. I. I pascoli di vetta della F.D. di 

Monte L’Eco ( Alessandria ), Ann. Fac. Se. Agr. Univ. Torino, 3, 1964-1966, pp. 349-370. 

• (con S. Cecconi), Gli interventi meccanici di intasamento di un terreno penneabile di risaia. 

III. Variazioni delle caratteristiche chimiche e fisiche a seguito di interventi meccanici di una 
lunga sommersione e della coltivazione, Ann. Fac. Se. Agr. Univ. Torino, 4, 1966-1968, pp. 
121-136. 

• (con S. Cecconi), L’azoto nel terreno. La frazione più facilmente assimilabile, Ann. Fac. Se. 

Agr. Univ. Torino, 4, 1966-1968, pp. 137-148. 

• (con G. Piccone), I terreni dei pascoli montani del Piemonte. IL. I pascoli di mezza costa e i 

prati pascoli della F.D. Monte L’Eco ( Alessandria ), Ann. Fac. Se. Agr. Univ. Torino, 4, 1966- 
1968, pp. 359-374. 

• (con C. Sapetti, P. Durio), Inqidnamento da piombo: il piombo nel latte di bovine alimentate 

con foraggi inquinati, Folia Veterinaria Latina, 3, 1973, pp. 74-86. 

• (con C. Sapetti), Inquinamento da piombo lunvo l’autostrada Torino Milano, Agrochimica, 

17, 1973, PP . 540-545. 

• (con S. Cecconi, G. Piccone), Variazioni delle proprietà chimico-fisiche di suoli di risaia a 

seguito di un triennio di coltivazione preceduto da diversi metodi di compattazione meccanica. 
Riso, 23, 1974, pp. 227-238. 

• (con C. Sapetti, E. Zanini), Inquinamento da Pb nell’atmosfera, nei vegetali e nel suolo del- 

l’area urbana e periurbana di Torino, Atti I Conv. int. sull’ambiente e la crisi dell’energia, 
Relazioni, Torino, 8-9 maggio 1974, 4, 7, 1974, pp. 1-36. 

• (con E. Barberis, E. Zanini), Seminario di Chimica Agraria: il parco della collina di Rivoli nel 

sistema delle aree agricole e a verde dell’area metropolitana torinese, Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. 
Torino, 10, 1975-76, pp. 313-357. 

• (con E. Zanini, F. Ajmone Marsan, R. Palamenghi), Distribuzione delle forme estraibili di 

Fe, Al, Mn, Zn, Cu, Co, Ni, Pb e Cr nei suoli della piana alluvionale a sud-ovest di Torino, 
Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 12, 1979-82, pp. 7-23. 

• (con V. Boero, E. Zanini), Applicazione di un metodo di scambio controllato ( metodo Baker ) 

per la determinazione di K, Ca, Mg e microelementi disponibili. I. Confronto con i metodi 
normalizzati della SISS, Agrochimica, 26, 1982, pp. 495-508. 


Botanica 


• (con F. Ajmone Marsan, E. Zanini, E. Barberis), Classificazione dei suoli della Baraggia di 

Verrone {Vercelli), Ann. Fac. Sci. Agr. Univ. Torino, 12, 1979-82, pp. 297-338. 

• (con E. Zanini, traduzione a cura di), Introduzione ai principi e all’applicazione della scienza 

del suolo, in R.E.White, Introduction to thè principles and practice ofsoil Science, Torino, 
Cortina, 1982, 201 p. 

• (con E. Zanini, F. Ajmone-Marsan, V. Boero), Attitudine all’uso irriguo dei suoli di un’area 

di alta pianura {Baraggia di Verrone, Vercelli), Agrochimica, 27, 1983, pp. 455-463 

• (con E. Zanini, V. Boero, F. Ajmone Marsan), Valutazione delle risorse naturali disponibili 

per uso agricolo e forestale in ambienti marginali. Consiglio Nazionale delle Ricerche - 
Advances Terre Marginali, Roma, Partenone, 1983, pp. 46-101. 

• (con E. Zanini, F. Ajmone Marsan, V. Boero), Attitudine all’uso irriguo dei suoli di un’area 

di alta pianura. Agrochimica, 27, 5-6, 1983, pp. 455-463. 

• (con E. Zanini, F. Ajmone Marsan, V. Boero, S. Barbera, M. Ramotti), La Baraggia di 

Verrone {Vercelli) - Adattabilità alle colture ed all’irrigazione. Atti del Convegno S.I.S.S. 
«Metodologie di rilevamento e rappresentazione cartografica per la valutazione del terri- 
torio», Palermo, 12-15 ottobre 1982, Sviluppo Agricolo, 17, 1983, pp. 8-9. 

• (con E. Barberis, M. Franchini, E. Zanini), Clay minerals and Fe oxides fiorms distribution 

as indicators fior soil cbronosequences: a significant pedologie situation in thè piedmontese area 
{Italy), 5 th Meeting of thè European Clay Group, Proceedings, Poster session, Praga, 31 
agosto-3 settembre 1983, 1983, p. 11. 

• (con E. Zanini, V. Boero), Uso del calcolatore nell’individuazione di aree omogenee per litologia, 

clivometria, uso del suolo e altitudine allo scopo di facilitare la stesura di una carta dei suoli su- 
perficiali, CNR-PF Promozione della qualità dell’ambiente AGI Al 134-164: La problematica 
delle terre marginali. Convegno su «Le terre marginali nell’ambiente insulare italiano: il loro 
recupero in Sardegna», Sassari, 11-12 dicembre 1980, 1983, pp. 197-207. 

• (con E. Zanini, F. Ajmone Marsan, R. Fortina, F. Petrella), Proposta di un sistema a bas- 

so rapporto costo/ beneficio per la caratterizzazione dei suoli superficiali in zone marginali: 
l’esempio dell’alta valle Taro e Ceno, Convegno SISS «Metodologie di rilevamento e rappre- 
sentazione cartografica per la valutazione del territorio», Sessione poster, Palermo, 12-15 
ottobre 1982, 1983. 

• (con E. Zanini, F. Ajmone Marsan), Carta dell’uso attuale e carta dei suoli del complesso 

irriguo dell’Ingagna {Consorzio di Bonifica della Baraggia Vercellese), Serie cartografica e 
di caratterizzazione dei suoli, Ed. Ist. Chim. Agr. Univ. Torino, 1983, I, 1, 7 p. e 2 carte 
1 : 10 . 000 . 

• (con E. Zanini, F. Ajmone Marsan, V. Boero), Carta delle isopache e carta dell’attitudine 

irrigua del complesso irriguo dell’Ingagna { Consorzio di Bonifica della Baraggia Vercellese), 
Serie cartografica e di caratterizzazione dei suoli, Ed. Ist. Chim. Agr. Univ. Torino, 1983, 
I, 2, 6 p., 1 carta 1:10.000 e 1 carta 1:25.000. 

• (con E. Zanini, F. Ajmone Marsan, R. Fortina, F. Petrella), Proposta di un sistema a bas- 

so rapporto costo/ beneficio per la caratterizzazione dei suoli superficiali in zone marginali. 
L’esempio dell’Alta Valle del Taro e del Ceno, Serie cartografica e di caratterizzazione dei 
suoli, Ed. Ist. Chim. Agr. Univ. Torino, 1983. 

• (con E. Barberis, F. Carrara, M.G. Forno), Estimating relative ages firom iron-oxide/total-iron 

ratios ofsoils in thè western Po Valley, Italy, Geoderma, 33, 1984, pp. 39-52. 


1927-2005 


Enza Santagostino Arduino 


• (con E. Zanini, E. Barberis, V. Boero, F. Ajmone Marsan), On thè effectiveness of thè ex- 

tractable forms of Fe, Al, and P in identijying soil chronosequence terms, Miner. Petrogr. 
Aera, 29-A, 1985, pp. 473-481. 

• (con E. Zanini, E. Barberis, F. Ajmone Marsan, V. Boero), Phosphorus sorption in relation 

to iron oxides in a soil chronosequence in northern Italy, in G. Giovannozzi-Sermanni e 
P. Nannipieri (a cura di), Current perspectives in Environmental Bioveochemistry, Roma, 
C.N.R.-I.P.R.A., 1985. 

• (con E. Barberis, G. Piccone, M. Franchini, F. Ajmone Marsan, V. Boero), Clay Mineralogy 

ofthe Piedmont soils {Italy): a survey, I Congresso italo-spagnolo «Clays and Clay mine- 
rals», Seiano di Vico Equense e Amalfi, 24-28 settembre 1984, 1985. 

• (con F. Ajmone Marsan, E. Barberis, E. Roletto), Interazione tra materiale vegetale umificato 

ed ossidi di ferro del suolo. Atti V Convegno Nazionale S.I.C.A., Perugia, 27-29 settembre 
1985, 1985. 

• (con E. Zanini, E. Barberis), Relazioni sistematiche tra gli orizzonti di profili di una sequenza 

di suoli con elevato impedimento al movimento dell’acqua. Convegno SISS «I suoli carat- 
terizzati da particolare regime idrologico», Sessione poster, Napoli, 10-13 giugno 1985, 
1985, pp. 97-102. 

• (con G. Piccone, E. Barberis, V. Boero), Alterazione della sostanza organica di un ranker di 

montagna a seguito di apporti di lettiera di larice e faggio. Agrochimica, 30, 1986, pp. 289- 
300. 

• (con E. Barberis, F. Ajmone Marsan, E. Zanini, M. Franchini), Iron oxides and clay minerals 

within profiles as indicators ofsoil age in northern Italy, Geoderma, 37, 1986, pp. 45-55. 

• (con E. Zanini), Dinamica della nutrizione minerale di foraggere prative in ambienti margi- 

nali, Riv. di Agronomia, 21, 2, 1987, pp. 134-145. 

• (con E. Zanini, E. Barberis), Possibilità di quantificazione dei flussi di elementi nutritivi nella 

sequenza suolo-pianta: esempi di agrosistemi intensivi. Convegno SISS «Fertilità del suolo 
e nutrizione delle piante», Sessione poster, Sorrento, 6-7 maggio 1987, 1987, pp. 531- 
539. 

• (con E. Zanini, F. Petrella, F. Ajmone Marsan), The soils on thè flysch area of Western Liguria 

{Italy), Catena, 15, 1988, pp. 381-392. 

• (con F. Ajmone Marsan, E. Barberis), A soil chronosequence in north western Italy: morpho- 

logical, physical amd chemical characteristics. Geoderma, 42, 1988, pp. 51-64. 

• (con E. Zanini, E. Barberis), Nutrient transferts in a tornato greenhouse agrosystem, AIONP 

7 th Colloquium, Poster session, Nyborg (Danimarca), 28 agosto-2 settembre 1988, 1988, 
p. 479. 

• (con E. Zanini, F. Petrella, G. Collo), Caratteristiche pedogenetiche e fertilità dei suoli del- 

l’Alta Valle Arroscia {Liguria Occidentale): note illustrative della carta dei suoli 1:25.000, 
CNR-PF IPRA, Documenti cartografici di analisi degli scenari, n. 3, Suppl. Atti Ist. Bot. 
Lab. Critt. Univ. Pavia, 7, 6, 1988. 

• (con E. Barberis, V. Boero), Iron oxides and particle aggregation in B horizons of some Italian 

soils, Geoderma, 45, 1989, pp. 319-329. 

• (con E. Barberis, F. Ajmone Marsan, V. Boero), Ejfects ofselective dissolution ofiron oxides on 

clay aggregation in some Italian soils, Proc. 9 th International Clay Conference, Strasburgo, 
28 agosto-2 settembre 1989, 1989. 


Botanica 


• (con E. Zanini), Classificazione dei suoli, in P. Sequi (a cura di), Chimica del Suolo, Bologna, 

Patron, l a ed. 1989, pp. 99-106; 2 a ed. 1991. 

• (con E. Barberis, F. Ajmone Marsan, V. Boero), Aggregation ofisoil particles by iron oxides in 

various size fractions ofisoil B horizons, Journal of Soil Science, 42, 1991, pp. 535-542. 

• (con F. Ajmone Marsan), Composition ofisoil aggregates: a study by sequential selective dissolu- 

tion, Proc. of thè 7* Euroclay Conference, Dresda, 26-30 agosto 1991, 1991. 

• (con F. Ajmone Marsan), Studio della composizione degli aggregati del suolo mediante dis- 

soluzioni selettive. Atti IX Convegno Nazionale S.I.C.A., Torino, 9-11 settembre 1991, 
1991. 

• (con V. Boero, A. Premoli, P. Melis, E. Barberis), Influence ofclimate on thè iron oxide mi- 

neralogy of terra rossa, Clays Clay Miner., 40, 1992, pp. 8-13. 

• (con E. Bonifacio), Ejfiects of some chemical pretreatments on soil clay mineralogy, Miner. 

Petrogr. Acta, 35, 1992, pp. 261-267. 

• (con E. Bonifacio), Alterazioni indotte in fillosilicati del suolo nella fase di separazione della 

frazione argillosa. Atti X Convegno della Società Italiana di Chimica Agraria, Roma, 15- 
18 settembre 1992, 1992, pp. 111-114. 

• (con E. Barberis, B. Badamchian, F. Rooyani), Phosphorus status ofcertain agricidtural soils 

ofLesotho, southern Africa, Comm. Soil Sci. Plant Anal., 24, 1993, pp. 1021-1031. 

• (con E. Barberis, A. Eynard), Adsorbimento fosfatico di miscele ferridrite-smectite e ferridrite- 

caolinite, XI Convegno SICA, Cremona, 22-24 settembre 1993, 1993. 

• (con V. Boero, M. Franchini- Angela), Influenza della goethite sul rilascio di P in sistemi suo- 

lo-zeolite-fiosfiorite, 2° Convegno Nazionale «Scienza e tecnologia delle zeoliti», Modena, 
7-8 ottobre 1993, 1993. 

• (con B. Fabbri, G. Guarini, M. Coghe), Significato del fosforo nei reperti ceramici di scavo, 

in F. Burragato et alii (a cura di), Atti 1° European Workshop on archeological ceramics, 
Roma 1994, pp. 183-192. 

• (con C. Scarnecchia), Caratterizzazione della carica dei colloidi del suolo mediante la misura 

del potenziale zeta. Atti Convegno PANDA «Tecnologie chimiche avanzate per l’agricol- 
tura», Roma, 10-11 aprile 1995, 1995, pp. 101-108. 

• (con E. Barberis, V. Boero, G. De Luca), Efficacia dell’estraente Olsen nei confronti del P 

adsorbito su ferridrite, ematite e goethite di sintesi. Proc. XIII Convegno S.I.C.A., Firenze, 
2-4 ottobre 1995, 1995. 

• (con R. Scalenghe, E. Barberis, F. Ajmone Marsan), Rilascio di fosforo da suoli sottoposti a 

fenomeni periodici di riduzione. Proc. XIII Convegno S.I.C.A., Firenze, 2-4 ottobre 1995, 
1995. 

• (con V. Boero, E. Zanini), L’alluvione del novembre 1994 nel Piemonte meridionale: de- 

scrizione dell’evento e valutazione dei parametri chimico-mineralogici e fisico-meccanici dei 
sedimenti fini, XIII Convegno SICA, Firenze, 2-4 ottobre 1995, sessione poster «Chimica 
del suolo e Pedologia», 1995, pp. 13-14. 

• (con F. Ajmone Marsan, C. Scarnecchia, E. Barberis), Zeta potential oftwo smectites in thè 

presence ofdiffierent cations as measured by LDV-PCS, The 1 l th International Clay Confe- 
rence, Ottawa (Canada), 15-21 giugno 1997. 


1927-2005 


Enza Santagostino Arduino 


• (con E. Barberis, E Ajmone-Marsan), Determination ofphospbate in solution at different io- 
nie composition usine malachite ereen, Communications in soil Science and plant analysis, 
29, 1998, PP . 1167 1175. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, Chimica 805-1005, n. matr. C970; Verbale degli esami di laurea in Chimica, 
Chimica industriale e Scienze Naturali dal 14.1 1.1947 al 12.7.1955, p. 117; Fascicolo 
personale. 


R.C. 


Irene Gentile Abbattista 

1928 

Botanica 


Nata a Villa S. Giovanni (Reggio Calabria) il 9 ottobre 1928 da Pietro e da Iolanda 
Barbuto, dopo la maturità classica si iscrive alla Facoltà di Scienze MFN dell’Università 
di Messina, dove consegue la laurea in Chimica il 22 luglio 1954 con punti 104/110, di- 
scutendo una tesi sperimentale dal titolo Determinazione del mercurio in composti organici 
e inorganici. Iscritta all’ordine professionale dei chimici, si trasferisce a Torino nell’anno 
accademico 1955-56 e presta la sua opera presso la Facoltà di Ingegneria del Politecnico, 
prima come assistente volontaria alla cattedra di Chimica organica industriale e, nell’an- 
no accademico successivo, come assistente straordinaria alla cattedra di Chimica generale 
e applicata, interessandosi di problemi analitici attinenti ai materiali da costruzione. Nel 
1957 per alcuni mesi svolge la sua attività, come ricercatore del CNR, presso l’Istituto 
Dinamometrico di Torino. Dal 1958 al 1963 è assistente straordinaria alla cattedra di Pa- 
tologia vegetale della Facoltà di Agraria dell’Università di Torino e nel 1964 è nominata, 
in seguito a concorso, assistente ordinaria. Sposata con Fedele Abbattista, professore or- 
dinario di Scienza dei materiali al Politecnico di Torino, dal loro matrimonio nasceranno 
i figli Daniele, Ornella e Ruben. 

Incaricata dal 1976-77 del corso di Chimica dei prodotti usati in agricoltura, Irene 
Gentile diventa nel 1983, superato il giudizio di idoneità per gli incaricati stabilizzati, 
professore associato di Fitofarmaci e sin dalla sua istituzione nel 1991 afferisce al Dipar- 
timento di Valorizzazione e Protezione delle Risorse agro-forestali. 

Per motivi di salute chiede l’aspettativa dal 1° ottobre 1991 al 31 marzo 1992 e nel 
gennaio 1995 presenta le dimissioni volontarie, andando in pensione, a causa della pro- 
gressiva riduzione delle capacità visive, fino alla cecità. 

L’attività scientifica di Irene Gentile, documentata in una sessantina di pubblicazioni, ha 
riguardato inizialmente studi sui meccanismi patogenetici delle tracheomicosi, dei rapporti 
della malatitia con la produzione di ormoni e la presenza di sostanze fenoliche nei tessuti. 

Un secondo tema di ricerca era volto a indagare il meccanismo di azione di nuovi 
ritrovati antiparassitari (fungicidi sistemici, fumiganti, diserbanti), con particolare atten- 
zione alla loro traslocabilità e persistenza, nonché all’entità dei residui lasciati nel terreno, 
come premessa per l’adozione di tali biocidi su vasta scala. 

Altre ricerche hanno preso in considerazione argomenti vari, ma sempre connessi con 
l’azione di agenti esogeni sulla biologia delle piante e sulla loro rilevanza ecologica. 

Dopo il pensionamento Irene Gentile aderisce all’Unione Italiana Ciechi, nell’ambito 
della quale svolge incarichi istituzionali nel Consiglio direttivo ed è responsabile del Co- 
mitato per lo studio della retinite pigmentosa e componente di un comitato scientifico 
della Clinica oculistica e di Genetica medica dell’Università di Torino. 


1928 


Irene Gemile Abbattista 


Presidente della sezione torinese dell’Unione Provinciale Ciechi, in questa veste opera 
coraggiosamente e con entusiasmo, proponendo e collaborando a numerose iniziative 
volte a favorire l’integrazione e la socializzazione dei ciechi, con pubblicazioni scientifico- 
divulgative sulle malattie e sulla situazione dei ciechi e degli ipovedenti. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con A. Matta), Su una mucillagine prodotta da alcuni isolamenti di Cycloconium oleagi- 

num Cast., Nuovo Giornale botanico Italiano, 67, 1960, pp. 291-293. 

• (con A. Matta), Variazioni del contenuto in auxine indotte nel pomodoro da Fusarium oxy- 

sporum f. lycopersici, Rivista di Patologia Vegetale, 4, 1964, pp. 3-31. 

• (con A. Matta), Sul meccanismo di accumulo dell’acido indolilacetico in piante di pomodoro 

infette da Fusarium oxysporurn f. lycopersici, Phytopathologia mediterranea, 4, 1965, pp. 
129-137. 

• (con A. Matta, I. Giai), Variazioni del contenuto in fenoli solubili indotte dal Fusarium oxy- 

sporum f. lycopersici in piante di pomodoro suscettibili e resistenti. Annali della Facoltà di 
Scienze agrarie della Università di Torino, 1967, pp. 4-. 

• Ulteriori ricerche sulla iperauxinia nelle tracheofusariosi del pomodoro: variazioni del contenu- 

to in triptofano libero, Phytopathologia mediterranea, 6, 1967, pp. 168-170. 

• (con A. Garibaldi), Aumentata suscettibilità alla Botrytis cinerea Pers. dei fiori di garofano 

presentanti sintomi di virosi, Phytopathologia mediterranea, 7, 1968, pp. 79-82. 

• (con A. Matta), The relation between polyphenoloxidase activity and ability to produce indo- 

leacetic in Fusarium -infected tornato plants, Netherland Journal of Plant Pathology, 21, 
1968, pp. 47-51. 

• (con A. Matta, M. Palenzone), Ricerche sull’assorbimento del Difolatan in piante di garofano 

e di pomodoro. Notiziario delle Malattie delle piante, 78-79, 1968, pp. 4-11. 

• Residui del bromo totale in piante allevate in terreno fumigato con Bromuro di Metile, Atti 

Giornate fitopatologiche, 1969, pp. 79-81. 

• (con A. Matta, I. Giai), Accumulation ofphenols in tornato plants infected by dijferent forms 

o/Tusarium oxysporurn, Phytopathology, 59, 1969, pp. 512-513. 

• (con A. Matta, I. Giai), Variazioni postinfezionali del contenuto in fenoli solubili in relazione 

alla resistenza «/Fusarium oxysporurn f. lycopersici, Annales de phytopathologie, 1, 1970, 
pp. 223-228. 

• (con A. Matta, I. Giai), Ejfect ofmixed inoculations with Fusarium oxysporurn/' lycopersici 

and Fusarium oxysporurn f. dianthi on thè fenols content of tornato plants, Netherland 
Journal of Plant Pathology, 16, 1970, pp. 144-146. 

• (con A. Matta), Differential inhibition and activation of poliphenoloxidase activity in healthy 

and Fusanum-infected tornato plants, Phytopathologia mediterranea, 9, 1970, pp. 1 68- 
175. 

• (con A. Matta), Activation of thè thiophanate systemic fungicide by plant tissues, 23 rd Interna- 

tional Symposium on Crop Protection, Gent, Olanda, 1971, pp. 1151-1158. 

• Residui di bromo in piante allevate in terreni di natura diversa fumigati con bromuro di metile. 

Atti Giornate fitopatologiche, 1971, pp. 65-69. 


Botanica 


• (con A. Matta), Indolacetic acid oxidase in relation to hyperauxiny in Fusarium wilt of tornato , 

Phytopathologia mediterranea, 12, 1973, pp. 43-47. 

• (con A. Bonzano), Sistematicità del fungicida Difolatan nel pomodoro e sua persistenza nella 

pianta e nel terreno, Informatore fitopatoloqico, 24, 1974, pp. 13-18. 

• (con A. Matta), Production of and some effects of ethylene in relation to Fusarium wilt of to- 

rnato, Physiological Plant Pathology, 5, 1975, pp. 27-35. 

• (con R. Cullet), Sistematicità e persistenza nel Prothiocarb in piante di peperone. Atti delle 

Giornate fitopatologiche, 1975, pp. 605-608. 

• (con A. Matta), Preliminary observations on thè presence ofrisbitin in Fusarium infected to- 

rnato plants, Phytopathologia mediterranea, 15, 1976, pp. 65-66. 

• (con M. Coghe), Ammoniaca gassosa emessa da piante di pomodoro affètte da tracbeofusarìosi. 

Annali della Facoltà di Scienze agrarie deU’Università di Torino, 10, 1976, pp. 231-238. 

• (con L. Azzardi), Sistematicità del Bentazon in piante di riso. Informatore fitopatoloqico, 

27, 1977, pp. 17-20. 

• (con P. Caciagli), Ricerche sul contenuto in bromo in una zona orticola della Riviera ligure 

trattata con bromuro di metile. Colture protette, 6, 1977, pp. 41-44. 

• (con M. Gennari), Azione fitotossica dei filtrati colturali di Gnomonia platani; indagini pre- 

liminari, Informatore fitopatologico, 28, 1978, pp. 29-35. 

• Danni alla vegetazione da inquinanti fenolici nell’atmosfera. Rivista di Patologia vegetale, 15, 

1979, pp. 149-155. 

• (con A. Matta, G. Mancini, P.F. Capello), La tecnica dell’applicazione in dose unica del Cap- 

tafol nella lotta contro la ticchiolatura del melo, sperimentata in Piemonte, La difesa delle 
Piante, 3, 1979, pp. 147-156. 

• (con M. Gennari, A. Matta), Antifungal substances in pepper plants infected by virulent or 

avirulent strains o/Verticillium dahiiae, Rivista di Patologia vegetale, 15, 1979, pp. 127- 

132. 

• (con M. Coghe), II bromuro di metile in agricoltura. I. Effètti collaterali e considerazioni 

igìenico-sanitarie. L’agricoltura italiana, 109, 1980, pp. 1-33. 

• (con E. Accati, S. Mayak), The role of bacterial metabolite in affècting water uptake by carna- 

tion flowers, Acta Horticulturae, 113, 1980, pp. 137-142. 

• (con M. Coghe), Il bromuro di metile in agricoltura. II. Problemi connessi con la contamina- 

zione dell’ambiente, Atti del Convegno regionale di Marsala (1980), Annali della Facoltà 
di Scienze agrarie, Università di Torino, 12, 1981, pp. 97-107. 

• (con G. Soverchia), Analisi quantitativa del metalaxyl in pomodoro e vite. La Difesa delle 

Piante, 1, 1981, pp. 3-14. 

• (con E. Accati), Partial characterization ofa bacterial metabolite responsible for causing wil- 

ting of carnation. Rivista della Ortoflorofrutticoltura italiana, 65, 1981, pp. 1-7. 

• (con G. Soverchia, L. Milone), Persistenza del metalaxyl nell’uva e nel mosto. La Difesa delle 

Piante, 6, 1981, pp. 343-350. 

• (con E. Passera), Separation and detection ofpropamocarb by tbin-layer cbromatography, Jour- 

nal of Chromatography, 236, 1982, pp. 254-257. 

• (con M. Coghe, A. Matta), Phenols, polypbenol oxidase and peroxidase in pepper plants in- 

fected by virulent and avirulent strains o/Verticillium, Rivista di Patologia vegetale, 18, 
1982, pp. 5-12. 


1928 


Irene Gemile Abbattista 


• (con L. Ferraris, E. Accati), Pectolytic enzymes activity and senescence of cut carnation flowers, 

Rivista della Ortoflorofrutticoltura italiana, 66, 1982, pp. 135-145. 

• (con D. Montesano, G. Soverchia), Adsorbimento, migrazione verticale e persistenza del me- 

talaxyl nel terreno, La Difesa delle Piante, 1, 1982, pp. 143-158. 

• (con E. Passera), Dosaggio del fungicida propamocarb e indagine sul suo comportamento in 

piante di pomodoro. La Difesa delle Piante, 4, 1982, pp. 207-220. 

• (con M. Gennari, L. Cugudda), Variazioni quantitative indotte dal metalaxyl su contenuto 

idrico relativo, pigmenti, proteine e attività polifenolossidasica e perossidasica di piante di 
pomodoro, Rivista di Patologia vegetale, 19, 1982, pp. 141-149. 

• (con S. Pennazio, P. Roggero), Effects ofsalicylate on virus-infected tobacco plants, Phytopa- 

thol., 114, 1982, pp. 203-213. 

• (con L. Ferraris, M. Gennari), Attività cellulosolitica e pectolitica dei filtrati da colture di 

Phytophthora capsici in presenza di metalaxy, Rivista di Patologia vegetale, 4, 1983, pp. 
14-20. 

• (con M. Gennari, M. Coghe), Variazioni del contenuto in DNA, RNA e proteine indotte dal 

metalaxyl in Phytophthora capsici, Annali della Facoltà di Agraria di Torino, 13, 1983, 
pp. 129-136. 

• (con M. Bovio), Fusarium wilt severity and etbylene evolution in tornato plants after treatment 

witb trifluralin and naphtbylacetic acid, Zeitschrift pflanzenkrankheiten, 93, 1986, pp. 
624-631. 

• (con M. Gennari, L. Cugudda), Activity of sesquiterpene-lattone against phytopatbogenic fun- 

gi, Z. Pflanzen. pflanzschuts, 94, 1987, pp. 68-73. 

• (con L. Ferraris, A. Matta), Activation of glycosidases as a consequence of infection stress in 

Fusarium wilt of tornato, J. Phytopathology, 118, 1987, pp. 317-325. 

• (con A. Cignetti) Fitofarmaci, Padova, Piccin, 1987, 293 p. 

• (con M. Perucca, A. Matta), Azione dei sali di metalli pesanti sulla tracheofusariosi del Pomodoro 

(Fusarium oxysporum fi lycopersici), La Difesa delle Piante, 10, 1987, pp. 389-398. 

• (con L. Ferraris, A. Matta), Variations ofpbenols concentration as a consequence of stress tbat 

induce resistance to Fusarium wilt of tornato, Z. Pflanzkh Pflanzensch., 94, 1987, pp. 624- 
629. 

• (con M. Bovio, A. Matta), Release of etbylene following abiotic and biotic stimali tbat induce 

resistance in Fusarium wilt of tornato, Phvtopath. Medit., 26, 1987, pp. 177-182. 

• (con L. Ferraris, A. Matta), Variation ofphenoloxidase activities as a consequence of stress tbat 

induce resistance to Fusarium wilt of tornato, J. Phytopath., 122, 1988, pp. 45-53. 

• (con L. Ferraris, A. Matta), Stimulation of 1-3 -B-glucanase and chitinase by stresses tbat 

induce resistance to Fusarium wilt in tornato, Phytopath. Medit., 22, 1988, pp. 45-50. 

• (con L. Ferraris, S. Crespi, A. Beligno), The degradation ofmetbyl bromide in some naturai 

fresh waters. Influence of temperature, pH and light, Pest. Sci., 25, 1989, pp. 264-272. 

• (con L. Ferraris, A. Matta), Comparative analysis of biotic and abiotic stress in relation to 

induced resistance to Fusarium wilt in tornato, First Israel-Italian Phytopathological Sym- 
posium, 13-15.2.1988, Bet Dagan (Israele), 1989. 

• Quella sottile nebbia esperienze con la retinite pigmentosa, Torino, Mille, 1991, 83 p. 

• (con L. Ferraris), II bromuro di metile nelle acque dolci naturali, Symposium on Methyl 

Bromide, Bari, 16-17 gennaio, 1992. 


Botanica 


• (con L. Ferraris, M. Sanguineti, M. Tripigan, G. Fisichella), Metbyl Bromide in naturly fresb 

waters: Hydrolysis and volatilisation, Pestic. Sci., 34, 1992, pp. 297-301. 

• (con L. Ferraris, N. Amateis, P. Aiassa, G. Tamietti, A. Matta), Variation of pbytoalexin 

content in Phytophthora-/x?/>/>ÉT leaf interactions with different compatibility levels , Phyto- 
pathologia Mediterranea, 32, 1993, pp. 121-128. 

• (con L. Ferraris, G. Tamietti, A. Matta), Pbysiological responses of tornato plants groivn in 

Fusarium suppressive soil, J- of Phytopathology, 131, 1993, pp. 66-76. 

• (con A. Cignetti, M. Gennari, D. Vindrola), Emissioni di bromuro di metile durante i trat- 

tamenti di fumigazione in pieno campo e in serra, La difesa delle piante, 17, 3-4, 1994. 

• (con A. Cignetti, M. Gennari, D. Vindrola), Irradation on tbe degradation of metbyl bromide 

in air. Role of misture and oxygen concentration, Pestic. Sci., 45, 1995, 221 p. 

• Ci hanno chiesto 50 risposte a 50 domande, Torino, UIC, 1996, 29 p. 

• (con B. Lanati, F. Martini), Non vedo perché: la rappresentazione cinematografica della cecità, 

Milano, Mondadori, 2003, 167 p. 

• Il volto della cecità nella Bibbia, Torino, Morea, 2006, 1 17 p. 

R.C. 



Irene Gentile. 



Rosanna Pilleri Falcini 

1928 

Chimica 


% 


Nata a Torino il 27 maggio 1928, da Felice e da Anna Varvello, Rosanna Pilleri fre- 
quenta TUniversità di Torino, dove si laurea in Chimica pura il 4 marzo 1953, discuten- 
do la dissertazione guidata da Guido Saini Proprietà fisiche e chimico fisiche del politene e 
del politetrafluoroetilene e le sottotesi Le proprietà fisiche e chimiche degli acidi nucleinici e 
Costituzione e sintesi della citrinina, riportando la votazione 100/110. 

E assistente straordinaria alla cattedra di Merceologia tenuta da Angelo Castiglioni fra 
il 1955 e il 1964; quindi, per sua esplicita richiesta, dal 1964 al 1975 diventa assistente 
volontaria alla stessa cattedra, di cui il nuovo titolare era Dino Airoldi. 

Insegnante di ruolo di Chimica e merceologia presso flstituto tecnico commerciale 
di Bra e Quintino Sella di Torino, è abilitata alla libera docenza in Merceologia presso la 
Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino nel 1962 e ottiene la con- 
ferma nel 1967. 

L’attività di ricerca di Rosanna Pilleri in Falcini riguarda inizialmente l’applicazione 
di metodi cromatografici alla bromatologia e viene poi estesa al campo delle essenze. 
In quest’ultimo settore, in particolare, sono seguiti due filoni: i composti naturali e i 
composti modello, che permettono di affrontare con maggior cognizione i naturali. Pil- 
leri pubblica numerosi lavori, per la maggior parte sull’organo di diffusione dell’Unione 
Nazionale dei Chimici Italiani, la “Rassegna Chimica”, e sui prestigiosi “Zeitschrift fur 
Analytische Chemie”. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con M. Vietti Michelina), Sur le dosage de l’atophan, Analytica Chimica Acta, 15, 1956, 

pp. 324-325. 

• (con A. Castiglioni), Papierchromatograpbiscber Nachweis der Saccharose in der Milch, Frese- 

nius’ Zeitschrift fur Analytische Chemie, 154, 1957, pp. 187-188. 

• Komplexometrische Kaliumbestimmung, Fresenius’ Zeitschrift fur Analytische Chemie, 1 57, 

1957, pp. 1-2. 

• La cromatografia su carta e la ricerca del piombo nella conserva di pomodoro, Rassegna Chi- 

mica, 9, 1957, pp. 14-. 

• (con M. Vietti Michelina), Separazione e dosamento di benzene, tiofene, solfuro di carbonio e 

toluene con metodo cromatografico gas-liquido. Rassegna Chimica, 10, 1958, pp. 19-20. 

• (con M. Vietti Michelina), Sul dosamento del cloro nel vino e nel burro, Rassegna Chimica, 

11, 1959, pp. 19-20. 


258 


Chimica 


• Isoterme di adsorbimento di acido salicilico ed acetilsalicilico su allumina , Rassegna Chimica, 

11, 1959, pp. 21-, 

• Cromatografia su carta di miscele di cicloesanone e cicloesanolo, Rassegna Chimica, 1 1 , 1959, 

pp. 22-. 

• Brucina e acido picrico, ricerca cromatografica. Rassegna Chimica, 12, 1960, pp. 24-25. 

• Isoterme di adsorbimento di acido salicilico e atofian su allumina, Rassegna Chimica, 12, 

1960, pp. 25-26. 

• Ricerca cromatografia di piridina e nicotina, Rassegna Chimica, 12, 1960, pp. 26-27. 

• (con M. Vietti Michelina), Analisi gascromatografica di miscele di piridina e omologhi. Ras- 

segna chimica, 12, 1960, pp. 30-31. 

• Gascromatografia di miscele di cicloesanolo e metilcicloesanolo, Rassegna Chimica, 12, 1960, 

pp. 34-35. 

• Gascromatografia di miscele di eugenolo e geraniolo e di eugenolo e terpineolo. Rassegna Chi- 

mica, 12, 1960, pp. 37-39. 

• Gascromatografia di miscele di linaiolo e citronellolo, Rassegna Chimica, 12, 1960, pp. 38- 

39. 

• (con A. Castiglioni), Cromatographische Trennungdes Geraniol vom Linalool, Fresenius’ Zei- 

tschrift fùr Analytische Chemie, 174, 1960, pp. 278-279. 

• (con M. Vietti Michelina), Gaschromatographische Analyse von Pyridin-nicotin-mischungen, 

Fresenius’ Zeitschrift fùr Analytische Chemie, 174, 1960, pp. 172-174. 

• (con M. Vietti Michelina), Gascromatografia di miscele di aldeide benzoica ed alcol benzilico. 

Rassegna chimica, 13, 1961, pp. 13-14. 

• (con M. Vietti Michelina), Chromatographische Trennung der Isomere Pyridyl-3-und-4-acryl- 

saure, Fresenius’ Zeitschrift fùr Analytische Chemie, 196, 1963, pp. 190-191. 

• (con M. Vietti Michelina), Gaschromatographie der Isomeren Pyridin-2-und-4-carbonsàure- 

n-butylester, Fresenius’ Zeitschrift fùr Analytische Chemie, 196, 1963, pp. 268-270. 

• Separazione mediante cromatografia su carta degli isomeri 2-picolilcloridrato, 3-picolilcloridra- 

to, 4-picolilcloridrato, Rassegna Chimica, 16, 1964, pp. 183-184. 

• (con M. Vietti Michelina), Ricerche sugli anetoli commerciali, Atti del I Convegno regionale 

dell’ alimentazione e del IV Convegno nazionale della qualità, Trieste, 11-12 settembre 
1965, pp. 602-613. 

• L’EDTA nell’analisi dello xerofiormio, Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 94, 1 959- 

60, pp. 726-728. 

FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di carriera scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. matr. C 1155; Verbali di Laurea in Chimica dal 14.1 1.1947 al 12.7.1955, p. 
208; Fascicolo personale. 


E.L., F.T. 


Lucia Tallone 

1928 

Fisica 


Lucia Felicita Tallone nasce a Villafalletto (Cuneo) il 19 marzo 1928 da Filippo e 
Felicita Tosco. Il 9 dicembre 1952 si laurea in Fisica presso l’Università di Torino, di- 
scutendo una tesi dal titolo Riflessione e Rifrazione di un’onda da una superficie ondulata, 
svolta presso l’Istituto Elettrotecnico Galileo Ferraris, con relatori i professori Romolo 
Deaglio e Giancarlo Sacerdoti. 

Subito dopo, nel 1953, entra a far parte del Gruppo Lastre, diretto da Carola Maria 
Garelli (v. Introduzione), che all’epoca era formato da Maria Vigone, Anna Debenedetti 
e da un certo numero di tecnici. Con lei il gruppo acquisisce la quarta ricercatrice. 

Dal ’58 al ’59 Lucia Tallone trascorre un periodo presso il Centro di Ricerca di Alte 
Energie di Berkeley, nel gruppo del prof. E. Segrè, usufruendo di una borsa di studio 
del CNR e di un contratto USA, mentre dal ’59 al ’61 trascorre un periodo al CERN 
di Ginevra per specializzarsi nel campo dei fasci di particelle, e nell’uso delle camere 
a bolle. 

Nel 1959 per ragioni di famiglia (è sposata, con due figlie) si trasferisce all’Università 
di Milano, dove le vengono affidati vari corsi di Fisica nella Facoltà di Scienze MFN e dal 
’67 l’insegnamento di Fisica medica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia. Dal 1980, 
in seguito al giudizio di idoneità, è nominata professore associato e il 10 maggio 1988, 
risultata vincitrice di un concorso a cattedra di Fisica sperimentale, è chiamata dalla 
Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano come professore straordinario 
di Fisica Medica, e ricopre dal settembre del 1990 la qualifica di professore ordinario. 
Ha fatto parte del Consiglio delle Scuole di specializzazione in Radiobiologia Medica, 
Oftalmologia, Otorinolaringoiatria e ha svolto per queste scuole corsi specialistici di 
Fisica. In pensione a partire dal novembre 2000, ha continuato fino al 2004 l’attività di 
ricerca con un incarico di associazione scientifica nell’ambito del Gruppo 5 dell’INFN, e 
l’attività didattica come docente di corsi pareggiati per le scuole di specializzazione presso 
la Facoltà di Medicina. 

L’attività di ricerca di Lucia Tallone inizia a Torino dove, con le colleghe del Gruppo 
Lastre, studia processi di alta energia utilizzando emulsioni nucleari esposte alla radiazio- 
ne cosmica in quota. Analizza lo spettro di carica e di energia dei raggi cosmici primari e 
studia interazioni di particelle di alta energia. In quel momento era importante segnalare 
l’esistenza di particelle nuove, a volte messe in evidenza da un singolo evento: il gruppo 
di Torino ha pubblicato almeno due articoli in cui viene dimostrata l’esistenza di processi 
visti per la prima volta. Fra questi, il primo esempio di decadimento radiativo della 2 + . 
Con questo gruppo di ricerca, e successivamente a Milano, Tallone studia le proprietà di- 
namiche delle interazioni, con pacchi di emulsioni nucleari esposte ai nuovi acceleratori 


Fisica 




e poi con film di camere a bolle: misura sezioni d’urto per processi elastici e anelastici, 
mette in evidenza e caratterizza nuovi stati risonanti. 

Vista l’importanza che le radiazioni ionizzanti vanno assumendo nel campo medico e 
la mancanza di dati sugli effetti biologici indotti dalle radiazioni, inizia con alcuni colle- 
ghi un’attività di ricerca nel campo della fisica medica finalizzata a studi di radiobiologia. 
Nell’intervista che gentilmente ci ha concesso così descrive le sue sperimentazioni: 

«Presso il laboratorio Ciclotrone del Dipartimento di Fisica dell’Università di Mila- 
no, su un fascio di protoni di energia fino a 31 MeV, viene realizzato un apparato 
sperimentale in cui è inserito un microdosimetro del tipo “Rossi” per determinare la 
quantità di energia ceduta dal fascio incidente, e il modo con cui è ceduta, in volumi 
simulati di tessuto. Dall’analisi di questi dati si ricava un insieme di parametri pura- 
mente fisici in grado di caratterizzare l’efficacia biologica della radiazione in studio.» 


Sorta l’esigenza di verificare questi dati direttamente su colture cellulari, il gruppo di 
Lucia Tallone avvia una collaborazione con il gruppo di biologia cellulare del Diparti- 
mento di Biologia dell’Università di Milano: 


«Sono state esposte agli stessi fasci colture cellulari umane EUE e la linea murina 
C3H10T1/2, su cui in seguito si faranno i primi esperimenti di oncogenesi. Si è de- 
terminata su queste colture la frequenza di mortalità in funzione della dose per varie 
energie del fascio incidente. Poiché gli effetti biologici della radiazione sono in gran 
parte originati da danni primari al patrimonio cromosomico, si sono determinate e 
analizzate le frequenze di aberrazione cromosomica in funzione della dose. Quest’ana- 
lisi fu fatta in collaborazione con il gruppo di Radiobiologia dell’Università di Napoli, 
che aveva raggiunto un alto grado di specializzazione nel settore.» 


Lucia Tallone e i suoi collaboratori sentono la necessità di realizzare, presso il Di- 
partimento di Fisica, un laboratorio di colture cellulari da utilizzare unicamente per 
questo tipo di esperimenti. Nel 1983 nasce un laboratorio per studi radiobiologici e si 
attiva un gruppo interdisciplinare di ricercatori fisici e biologi, costituito da un nucleo 
permanente di due fisici (Lucia Tallone e Daniela Bettega) e di un biologo (Paola Cal- 
zolari), coadiuvati da studenti che svolgono tesi e da borsisti annuali. Così ricorda quel 
periodo intenso: 


«È iniziata così una ricerca affascinante, molto apprezzata in campo medico per la 
sua versatilità (è possibile studiare molti e diversi eventi allo stesso tempo) e per la 
sua capacità di fornire dati sistematici sulle interazioni radiazione-cellula. Lo studio 
degli effetti prodotti fu condotto in sistemi cellulari normali e tumorali, asincroni 
e sincroni, in funzione dell’energia depositata e del tipo di particella usata. Si sono 
determinate le frequenze di mortalità sulle cellule direttamente irraggiate o sulla loro 
progenie (eventi a breve e lungo termine), gli effetti del frazionamento della dose, gli 
effetti sul ciclo cellulare e le aberrazioni cromosomiche. Intorno al 1980 erano state 
messe a punto negli Stati Uniti nuove colture cellulari che permettevano di studiare la 
trasformazione oncogena in tempi più rapidi e con maggiore riproducibilità rispetto 
alla linea C3EU0T1/2. Tra queste la linea CGL1, studiata da J.L. Redpath nel Ra- 
diation Oncology Department della California University, era posta a disposizione di 
tutti i laboratori. Questo sistema cellulare fornì un mezzo straordinario per lo studio 
dell’oncogenesi a livello della singola cellula, permettendo così di determinare l’in- 


261 


1928 


Lucia Tallone 


fluenza dei diversi parametri che concorrono all’evento di trasformazione. La tecnica 
di coltura e osservazione presentava molte difficoltà e richiedeva molte attenzioni e per 
questo era stata usata da pochi.» 

Il gruppo di Milano inizia così una proficua collaborazione con il gruppo di Redpa- 
th e riesce in poco tempo ad attrezzare il proprio laboratorio e a inserirvi questa linea 
cellulare imparando i dettagli necessari per la coltura e l’uso durante l’irraggiamento. 
Nel 1985 il gruppo ha a disposizione un laboratorio di colture cellulari con una buona 
strumentazione, con personale che ha ottime conoscenze di colture cellulari, delle loro 
regole e protocolli, in grado anche di affrontare problemi e sperimentazioni importanti, 
e variazioni ai vari protocolli. Il gruppo inizia così un interessante e produttivo periodo 
dedicato agli studi di radiobiologia, in cui un particolare peso è dato alla carcinogenesi. 

Grazie alla cortesia di Lucia Tallone si riporta nel seguito la descrizione gentilmente 
fornitaci dei campi in cui sono state effettuate le sperimentazioni e i risultati ottenuti. 

Effetti prodotti da radiazione a da radioisotopi, particolarmente importanti perché 
molti sono gli elementi a-radioattivi presenti normalmente nelfambiente. Viene con- 
dotto uno studio della trasformazione oncogena di cellule esposte a una sorgente di a 
(Curio-244), eseguendo misure a dosi molto basse (intorno ai 0.002 Gy). Si trova che 
l’andamento della frequenza in funzione della dose presenta un andamento complesso: 
una crescita lineare seguita da una regione di quasi costanza, seguita ancora da un aumen- 
to lineare. Non si è trovato un limite inferiore alla dose: anche dosi piccolissime (0.002 
Gy) possono portare a frequenze di trasformazione non trascurabili. La sperimentazione 
su colture sincronizzate ha dimostrato che vi sono zone nel ciclo cellulare di elevata sen- 
sibilità alla trasformazione e meccanismi di riparazione inducibili o saturabili a seconda 
della dose. Confronti con analoghi risultati relativi a radiazioni a basso trasferimento 
di energia (protoni fino a 31 Mev), e con risultati sugli effetti del frazionamento della 
dose, hanno permesso di sviluppare modelli simulativi del meccanismo di azione delle 
radiazioni ionizzanti sulle strutture cellulari e subcellulari, e dei processi di evoluzione del 
danno radioindotto e del meccanismo di riparo. 

Radioterapia. Si studia l’efficacia biologica di fasci di radiazioni quali protoni e ioni 
carbonio le cui caratteristiche fisiche sono attualmente di grande interesse per le applica- 
zioni cliniche. Infatti queste particelle depongono quantità di energia sempre più grande 
a mano a mano che penetrano nel mezzo e hanno quindi un percorso nel mezzo ben 
definito e dipendente dall’energia iniziale che permette di raggiungere e colpire tumori 
in profondità con poco danno ai tessuti circostanti. Vengono fatti esperimenti su fasci 
di protoni di 65 MeV usati nella terapia dei tumori degli occhi, su fasci di ioni carbo- 
nio, radiazioni che sono usate per la cura dei tumori profondi. Si sono determinate le 
caratteristiche ottimali per l’irraggiamento in dipendenza del tipo di cellule trattate, sia 
per l’effetto diretto sia per quello a lungo termine Gli esperimenti si sono svolti presso i 
grandi acceleratori HIMAC in Giappone, INFN-LNI a Legnaro, CAL a Nizza, INFN- 
LNS a Catania. 

Radiazione ultravioletta. La diminuzione dell’ozono nella stratosfera, e il conseguente 
aumento della quantità di radiazione UVB dello spettro solare che raggiunge la Terra, ha 
reso necessario uno studio sistematico degli effetti biologici indotti da questa radiazione. 


Fisica 




Ciò ha richiesto la preparazione di speciali attrezzature sperimentali per la rivelazione e la 
misura. I primi esperimenti sono stati condotti con un simulatore di radiazione solare nel 
laboratorio di Milano. Si è iniziata in seguito una collaborazione con il gruppo del prof. E. 
Burattini dei Laboratori Nazionali di Frascati. Allo scopo di poter determinare l’efficacia 
biologica della radiazione UVB in funzione delle frequenze si sono esposte cellule della 
linea CGL1 a fasci monocromatici di radiazione UVB messi a punto presso la linea UV 
di luce di sincrotrone dell’acceleratore DAFNE dei LNF. Si è trovato che l’efficacia della 
radiazione per l’induzione di effetti a lungo termine (oncogenesi, morte riproduttiva ri- 
tardata) ha un andamento in funzione delle frequenze diverso da quello di eventi a breve 
termine, in quanto presenta una crescita decisamente maggiore aumentando la frequenza. 
Questo si rivela in particolare per le trasformazioni oncogene. Ne deriva che i fattori di peso 
sulla distribuzione spettrale usati nella valutazione dei massimi di dose permessi, calcolati 
in passato sulla base degli andamenti degli eventi a breve termine, sono sottovalutati. 

Radioprotezione degli astronauti. Lucia Tallone e i suoi collaboratori hanno partecipa- 
to al programma di ricerca della radiobiologia spaziale, focalizzato sullo studio degli ef- 
fetti genetici dei raggi cosmici, in particolare della componente pesante costituita essen- 
zialmente da ioni fino al Ferro. Sono usati per questo scopo fasci di ioni ferro accelerati 
all’HIMAC (Giappone) e al AGS-BNL (USA), e i risultati indicano che la progenie delle 
cellule (fibroblasti umani) irradiate con gli ioni pesanti presenta effetti ritardati nella for- 
ma di morte riproduttiva ritardata per tutti i fasci studiati e che l’efficacia biologica dei 
diversi fasci è maggiore per gli effetti ritardati rispetto a quella per effetti a breve termine. 
Con gli stessi fasci di ioni sono inoltre studiati i materiali più idonei per la protezione 
degli astronauti, confrontando materiali diversi, tra cui lucite e alluminio. 

Dal 1983 al 1989 Lucia Tallone ha fatto parte del Consiglio dell’International As- 
sociation for Radiation Research e dal 1989 del Program Committee for thè workshop 
on celi transformation di Dublino; dal 1980 al 2000 è stata membro del Consiglio della 
Associazione Italiana di Radiobiologia Medica e dal 1984 al 1988 del Consiglio della 
Società Italiana per la Ricerca sulle Radiazioni. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, M. Vigone), A V-event associated with a star from which 

a K-meson is emitted , Nuovo Cimento, 12, 1954, pp. 369-373. 

• (con G. Bertolino, D. Pescetti), Sulla distribuzione angolare nei getti, Suppl. Nuovo Cimen- 

to, 12, 1954, pp. 338-339. 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, M. Vigone), An Analysis ofthree K-mesons ejected from 

stars, Nuovo Cimento, 12, 1954, pp. 374-37. 

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267 


1928 


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FONTI ARCHIVISTICHE 

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ze, Fisica F1-F201, n. matr. F143; Verbali di Laurea di Matematica e Fisica dal 12.1 1.1948 
al 14.3. 1960, p. 90. 


A.M.C. 


Maria Vietti Michelina 

1928 

Chimica 


Maria Vietti nasce a Torino il 19 luglio 1928 da Michele, commerciante, e da Rosa 
Chiantore, casalinga. Si laurea in Chimica, con indirizzo organico-biologico, il 1 5 luglio 
1953, con punti 105/110 e dignità di stampa, discutendo la tesi Sulla chimica analitica 
delle miscele di vaniglina e cumarìna, diretta da A. Castiglioni, e presentando le sottotesi 
Termodinamica del legame fosforico e Struttura del nucleo tiofenico comparata con quella 
pirrolica. Consegue quindi anche la laurea in Scienze Naturali il 14 marzo 1957, con 
punti 100/110 e dignità di stampa. 

È assistente straordinaria dal 1953 al 1955, assistente incaricata fino al novembre 
1955 ed è assistente di ruolo alla cattedra di Merceologia tenuta da A. Castiglioni, nella 
Facoltà di Economia e Commercio di Torino, dal novembre 1955 fino all’ottobre 1975. 
Il 30 giugno 1959 aveva nel frattempo ottenuto la libera docenza in Merceologia, con- 
fermata nel 1964. 

Maria Vietti Michelina tiene per incarico l’insegnamento di Merceologia sia all’Uni- 
versità di Torino, dal 1967-68 al 1969-70 e nel 1975-76, sia presso l’Ateneo di Caglia- 
ri, dal 1971-72 al 1974-75. Risultata vincitrice di un concorso a cattedra nel 1974, 
è chiamata dalla Facoltà di Economia e Commercio di Cagliari. Nominata ordinario 
di Merceologia dal 1978, nel 1980 ottiene il trasferimento dalla Facoltà di Economia 
e Commercio di Cagliari a quella di Torino. E direttore del Dipartimento di Scienze 
Merceologiche dell’Università di Torino per un decennio (1988-1998), direttore della 
Biblioteca della Facoltà di Economia e Commercio dal marzo 1984 al gennaio 1989, e 
presidente della stessa fino al 1998. Dal novembre 1999 è in pensione. 

I suoi interessi di ricerca riguardano la messa a punto di metodi nuovi per la sepa- 
razione di composti isomeri, di composti omologhi e di composti presenti in miscele 
commerciali mediante cromatografia su carta, su colonna e su strato sottile, mediante 
gascromatografia ed elettroforesi. Si è occupata dello studio delle sofisticazioni, in parti- 
colare della ricerca di conservativi e edulcoranti, della caratterizzazione di prodotti natu- 
rali mediante lo studio degli oli essenziali, dei lipidi, delle proteine e delle micotossine. 
Nelle sue ricerche ha affrontato anche l’analisi della pericolosità dell’infungamento delle 
derrate alimentari e dei mangimi e del relativo danno economico, e infine ha affrontato 
problemi legati all’impiego, alla sostituzione e allo smaltimento dell’amianto. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Uber die Chromatographische Analyse von Mischungen aus 2-Phenyl-chinolin-4-carbonsàure 
und Salicylsdure, Fresenius’ Zeitschrift fùr analytische Chemie, 142, 1954, pp. 15-17. 


269 


1928 


Maria Vietti Michelina 


• (con A. Castiglioni), Uber die Piperazinbestimmung , Fresenius’ Zeitschrift fùr analytische 

Chemie, 142, 1954, pp. 18-, 

• Uber die Papierchromatographische Analyse der Mischungen von Cojfein, Aspirin und Phena- 

cetin, Fresenius’ Zeitschrift fiir analytische Chemie, 144, 1954, pp. 112-113. 

• Sulla separazione analitica degli acidi salicilico ed acetilsalicilico dalle loro miscele. Atti del- 

l’Accademia delle Scienze di Torino, Classe di Scienze FMN, 89, 1955, pp. 383-386. 

• Riconoscimento cromatografico dell’acido salicilico nelle conserve di pomodoro. Industria con- 

serve, 30, 1955, pp. 116-, 

• Analisi di miscele di acido salicilico e atofan mediante elettroforesi su carta, Il farmaco, 1 1 , 

1956, pp. 92-93. 

• (con R. Pilleri), Sur le dosage de l’atophan, Analytica Chimica Acta, 15, 1956, pp. 324- 

325. 

• Séparation de caféine, aspirine et phénacétine par électrophorese sur papier, Pharmaceutica 

Acta Helvetiae, 31, 1956, pp. 347-349. 

• Riconoscimento cromatografico della saccarina e della dulcina nei biscotti e nel cioccolato. La 

Chimica e l’Industria, 38, 1956, pp. 392-. 

• Ricerca dell’acido salicilico nelle conserve di pomodoro mediante elettroforesi su carta. Annali 

della Facoltà di Agraria dell’Università cattolica del S. Cuore, 63, 1957, pp. 95-96. 

• Trennung der a-, jì-und y- dinitrophenole durch Papierelektrophorese, Fresenius’ Zeitschrift 

fiir analytische Chemie, 157, 1957, pp. 266-267. 

• Trennung des m-und p-nitrophenols durch Papierelektrophorese, Fresenius’ Zeitschrift fùr 

analytische Chemie, 157, 1957, pp. 267-268. 

• Uber die analytische Trennung der Salicylsdure von der Sulfosalicylsàure, Fresenius’ Zeitschrift 

fùr analytische Chemie, 157, 1957, pp. 346-347. 

• Sul dosamento di piccole quantità di acido salicilico e solfosalicilico in miscela, Rassegna chi- 

mica, 9, 1957, pp. 16-17. 

• Chromatograpische Trennung des m-aminophenols von natrium-p-aminosalicylat, Fresenius’ 

Zeitschrift fùr analytische Chemie, 162, 1958, pp. 1 16-1 17. 

• Separazione degli acidi o-, m-,p-aminobenzoici mediante elettroforesi su carta, Rassegna chimi- 

ca, 10, 1958, pp. 13-, 

• (con R. Pilleri), Separazione e dosamento di benzene, tiofene, solfuro di carbonio e toluene con 

metodo cromatografico gas-liquido. Rassegna chimica, 10, 1958, pp. 19-20. 

• Cromatographische Trennung von Thioharnnstoff und Thiouracil, Fresenius’ Zeitschrift fùr 

analytische Chemie, 167, 1959, pp. 352-353. 

• (con R. Pilleri), Sul dosamento del cloro nel vino e nel burro, Rassegna Chimica, 11, 1959, 

pp. 19-20. 

• (con R. Pilleri), Analisi gascromatografica di miscele di piridina e omologhi. Rassegna chimi- 

ca, 12, 1960, pp. 30-31. 

• (con R. Pilleri), Gaschromatographische Analyse von Pyridin-nicotin-mischungen, Fresenius’ 

Zeitschrift fùr Analytische Chemie, 174, 1960, pp. 172-174. 

• Separazione cromatografia del salicilato e delTacetilsalicilato di urea. Rassegna chimica, 13, 

1961, pp. 13-, 


Chimica 


• (con R. Pilleri), Gascromatografia di miscele di aldeide benzoica ed alcol benzilico, Rassegna 

chimica, 13, 1961, pp. 13-14. 

• Gascromatografia delle piridinaldeidi, Rassegna chimica, 13, 1961, pp. 23-. 

• Sulla separazione analitica degli isomeri 2 e 3 della piridìn-aldossima, del picolil-cloridrato e 

del piridincarbinol-n-ossido, Rassegna chimica, 14, 1962, pp. 144-. 

• (con R. Pilleri), Cbromatographische Trennungder Isomere Pyridyl-3-und-4-acrylsàure, Frese- 

nius’ Zeitschrift fiir Analytische Chemie, 196, 1963, pp. 190-191. 

• (con R. Pilleri), Gaschromatographie der Isotneren Pyridin-2-und-4-carbonsàure-n-butylester, 

Fresenius’ Zeitschrift fùr Analytische Chemie, 196, 1963, pp. 268-270. 

• Gaschromatographische Trennung von Mischungen von 2-methyl-und-2-aethyl-piperidin, Fre- 

senius’ Zeitschrift fiir Analytische Chemie, 204, 1964, pp. 110-1 12. 

• Separazione cromatografica degli isomeri: 2-benzoilpiridina, 3-benzoilpiridina 4-benzoilpiri- 

dina, Rassegna Chimica, 16, 1964, pp. 133-. 

• (con R. Pilleri), Ricerche sugli anetoli commerciali , Atti del I Convegno regionale dell’ali- 

mentazione e del IV Convegno nazionale della qualità, Trieste, 11-12 settembre 1965, 
1966, pp. 602-613. 

• Ricerche sul metabolismo dei Sali, Annali dell’Accademia di Agricoltura di Torino, 108, 

1965-66, pp. 247-. 

• Presenza dell’etere benzilico nell’anetolo. Nota 2, Atti del V Convegno della qualità, Messina 

10-12 settembre 1966, Annali della Facoltà di Economia e Commercio, Università degli 
Studi di Messina, 4, 1966, pp. 733-738. 

• Sull’estrazione delle proteine dei funghi. Atti del VI Convegno della qualità, Genova 11-13 

settembre 1967, 1968, pp. 733-738. 

• (con N. Fiussello), Nuovo metodo rapido per il dosamento delle proteine del latte. 1) Dosamen- 

to delle proteine totali. Quaderni di Merceologia, 7, 1968, pp. 1 19-126. 

• (con N. Fiussello), Nuovo metodo rapido per il dosamento delle proteine del latte. 2) Dosamen- 

to della caseina. Rassegna chimica, 21, 1969, pp. 229-232. 

• (con N. Fiussello), Contenuto di triptofano in grani teneri e duri. Annali dell’Accademia di 

Agricoltura di Torino, 112, 1969-70, pp. 177-188. 

• (con P. Barolo), Produzione di tartufi in Piemonte, Atti del VII Convegno internazionale 

della qualità, Cagliari, Sassari, 17-22 maggio 1971, Cagliari, 1972, pp. 143-160. 

• (con N. Fiussello), Sulla eventuale presenza di proteine di origine animale nella pasta alimen- 

tare, Annali dell’Accademia di Agricoltura di Torino, 116, 1973-74, pp. 235-. 

• (con P.F. Rossi), Sulla differenza di composizione lipidica tra il Tuber magnatum Pico e il 

Tuber melanosporum Vitt. , Rassegna chimica, 27, 1975, pp. 231-233. 

• (con P.F. Rossi, P. Barolo), Teoria e realtà del miglioramento qualitativo nel settore mangimi. 

Atti dell’VIII Convegno sulla qualità, Annali della Facoltà di Economia e Commercio, 
Università di Perugia, a.a. 1975-76, 3, pp. 819-. 

• (con P. Barolo), Alluminio: situazione e prospettive del settore in Italia, Rassegna chimica, 30, 

1978, pp. 375-380. 

• (con P. Barolo), Alluminio in Italia, Atti del Congresso internazionale di Mercelologia sulle 

Risorse naturali, Trieste, 21-23 settembre 1978, pp. 445-. 

• (con N. Fiussello), Sul dosamento delle proteine nel latte, Rassegna chimica, 31, 1979, pp. 

127-130. 


1928 


Maria Vietti Michelina 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di carriera scolastica della Facoltà di Scienze 
MFN, n. matr. C 1371; Verbali di Laurea in Chimica dal 14.1 1.1947 al 12.7.1955, p. 
222; Fascicolo personale. 

E.L., F.T. 



Maria Vietti. 



Giovanna Dal Vesco 

1929 

Botanica 


Nata a Broni (Pavia) il 22 luglio 1929, da Giuseppe e da Giuseppina Pedrazzi, 
Giovanna Dal Vesco consegue la maturità classica presso il liceo D’Azeglio di Torino e si 
laurea in Scienze Naturali nel 1952, con punti 1 10/ 1 10 e dignità di stampa, discutendo 
una tesi di Botanica sull’embriologia di Prunus persica, diretta da Arturo Ceruti. 

Dal 1952 al 1957 è assistente volontaria alla cattedra di Botanica presso l’Università 
di Torino, dal 1957 al 1960 assistente incaricata, dal 1960 al 1964 assistente straordinaria 
e dal 1964 assistente ordinaria, fino alla nomina a professore associato di Botanica 
sistematica nel 1983. E stata inoltre incaricata dell’insegnamento di Botanica sistematica 
per la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino negli anni accademici 1960-62, dal 1963 
ha ricoperto il medesimo incarico per la Facoltà di Scienze MFN per i corsi di laurea in 
Scienze Naturali e Biologiche e, dal 1967, per il solo corso di laurea in Scienze Naturali. 
Nel 1965 ha conseguito la libera docenza in Micologia, confermatale nel 1970. In seguito 
alla vincita del concorso a cattedra di Botanica, nel 1990 è chiamata dalla Facoltà di 
Scienze MFN di Torino. Da allora ha tenuto il corso di Botanica sistematica per il corso 
di laurea in Scienze Naturali fino alla fine del 1999, anno del suo pensionamento. 

L’attività didattica di Giovanna Dal Vesco è stata intensa nei normali doveri, ma ha 
anche a lungo fatto parte della Commissione didattica di Scienze Naturali e ha sempre 
partecipato, fin dalla loro istituzione, alle escursioni multidisciplinari, importanti per la 
formazione naturalistica degli studenti. 

L’attività scientifica è rivolta quasi esclusivamente alla Sistematica, prima micologica, 
poi delle piante superiori. Sotto l’esperta guida di Beniamino Peyronel acquista una 
buona conoscenza dei micromiceti del suolo: le ricerche in questo campo si riferiscono 
sia a questioni strettamente sistematiche, come la descrizione di un nuovo genere, lo 
studio del ciclo vitale di un ascomicete con l’individuazione della sua forma anamorfica, 
la segnalazione di specie poco comuni, sia di tipo ecologico. In questo campo studia 
diverse micoflore, di terreni agrari italiani e somali, di bosco, di luoghi acquitrinosi e 
di due isole del Pacifico meridionale, con l’obiettivo di giungere a una caratterizzazione 
delle micocenosi del suolo. 

Si occupa inoltre della coltivazione in vitro di Basidiomiceti, ottenendo buoni 
risultati anche con alcune specie simbionti del genere Boletus. L’ottenimento del micelio 
in coltura pura porta un contributo alla conoscenza delle strutture vegetative di miceti 
saprotrofi e simbionti, ed è anche un’utile premessa alla sperimentazione sul fenomeno 
della micorrizia. 

Successivamente, Dal Vesco sposta il suo campo di ricerca sulla conoscenza della flora 
vascolare delle Alpi, con particolare riguardo alla segnalazione e alla caratterizzazione 


1929 


Giovanna Dal Vòsco 


di specie endemiche, rare o critiche delle Alpi Occidentali, e in particolare del settore 
aostano. Studia stazioni classiche e segnala nuove stazioni di un interessante endemita 
della Valle di Cogne, Aetbionema thomasianum, e di altre rarità valdostane quali Potentilla 
pensylvanica, P. nivea, P. grammopetala, Astragalus alopecurus, Androsace septentrionalis 
e anche piemontesi, come Carex atrofusca e C. bninnescens. E responsabile di un 
programma di ricerca 60% del MURST relativo all’ Indagine sull’ecologia e distribuzione 
di specie rare o minacciate in Valle d’Aosta. Altre ricerche riguardano la flora di ambienti 
altomontani e in particolare di zone umide. In collaborazione con Bruno Peyronel studia 
l’evoluzione della vegetazione di campi abbandonati di montagna: tali ricerche, oltre 
all’interesse floristico e fitogeografico, sono utili anche dal punto di vista applicativo, 
per seguire il destino delle aree non più coltivate e programmare interventi per la loro 
riqualificazione. Nel caso studiato in Val di Cogne si è potuto constatare che l’evoluzione 
della vegetazione è abbastanza rapida e passa attraverso una fase pseudosteppica per 
tendere a un bosco climacico di Pino silvestre, quindi con fenomeni di erosione molto 
limitati. Dal Vesco collabora fra l’altro alla realizzazione di una sintesi della flora della 
Valle d’Aosta, completando l’opera lasciata incompiuta da L. Vaccari nel 1904-11 con il 
Catalogne raisonné des plantes vasculaires de la Vallèe d’Aoste, ottenuto studiando l’erbario 
di Vaccari, custodito al Dipartimento di Botanica dell’Università di Firenze. Prende 
poi parte a un’indagine sulle Pteridofite del Piemonte, in collaborazione con il Museo 
Regionale di Scienze Naturali di Torino. 

Un altro settore di ricerca si riferisce allo studio e all’ identificazione di tipi 
nomenclaturali a cui fare riferimento e alla segnalazione di « loci classici », entrambi 
argomenti fondamentali in campo sistematico e tassonomico. Il materiale studiato 
proviene in particolare dall’Erbario C. Allioni, conservato a Torino. 

Ha inoltre preso parte alla compilazione delle Liste Rosse nazionali e regionali, per il 
Piemonte e la Valle d’Aosta, a cura della Società Botanica Italiana e del WWF. 

Durante gli anni di insegnamento e di ricerca, Dal Vesco e B. Peyronel hanno raccolto 
una cospicua quantità di campioni di erbario (poco meno di 4.000), in maggioranza 
relativi alla Valle d’Aosta, frutto delle numerose ricerche fatte in collaborazione, con i 
quali è stato allestito un Herbarium Alpium Occidentalium che è stato donato all’Erbario 
del Dipartimento di Biologia Vegetale di Torino. 

L’ attività scientifica di Dal Vesco si esplica anche nella collaborazione con l’Associazione 
Internazionale Chanousia, che gestisce lo storico Giardino Alpino Chanousia al Colle del 
Piccolo San Bernardo. Dal 1976, anno dell’inizio della sua ricostruzione dopo i disastri 
della guerra e il lungo successivo abbandono, è membro del Consiglio scientifico e, dal 
1 982 al 2004, è vicedirettore del Giardino. Dal Vesco è socia della Società Botanica Italiana 
dal 1957 ed è stata per alcuni anni presidente della Sezione Piemonte- Valle d’Aosta. Dal 
1972 è socia della Société de la Flore Valdótaine e dal 1973 fa parte della redazione 
della “Revue Valdótaine d’Histoire Naturelle”. E membro fondatore dell’Associazione 
Italiana Naturalisti, istituita a Torino nel 1974 da Bruno Peyronel, per rappresentare i 
laureati in Scienze Naturali e seguire le problematiche del loro inserimento nell’attività 
lavorativa. Dal 1988 collabora con l’Università della Terza Età di Torino, tenendo il corso 
di Botanica. 


Botanica 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con B. Peyronel), Ricerche sulla mico flora di un terreno agrario presso Torino, Allionia, 2, 2, 

1955, pp. 357-417. 

• (con B. Peyronel), Premieres recherches sur la mycoflore des cultures diverses et des pres naturels 

dune localité des environs de Turin (Piemoni), Rapports Présentés au 6 ème Congrès de la 
Science du sol, Paris III, 9, 1956, pp. 51-55. 

• Geomyces vinaceus n. sp., forma conidica di Pseudogymnoascus vinaceus Raillo, Allionia, 4, 

2, 1957, pp. 1-15. 

• (con B. Peyronel), Ricerche sulla micoflora di alcuni terreni agrari somali, Allionia, 3, 2, 

1956-57, 1957, pp. 113-132. 

• Contributo alla conoscenza della micoflora di boschi di Pino Laricio della Sila, Allionia, 6, 

1960, pp. 201-226. 

• //Mimulus moschatus Dougl. in vai Pellice, Nuovo Giornale Botanico Ital., 3-4, 1960, pp. 

560-563. 

• Una nuova Demaziacea isolata dal suolo-. Stephanosporium atrum n. gen. et n. sp.: descrizione 

ed osservazioni, Allionia, 7, 1961, pp. 181-193. 

• (con G. Cantini), Prime ricerche sulla micoflora del cavo prepuziale di alcuni tori, Atti Soc. 

Ital. delle Scienze Veterinarie, 15, 1961, pp. 286- 289. 

• Osservazioni su Basidiomiceti in coltura. I - Fistulina epatica (Huds) Fr., Allionia, 9, 1963, 

pp. 92-102. 

• Osservazioni su Basidiomiceti in coltura. II Boletus Satanas Lenz e Boletus luridus Schaeff, 

Aliionia, 9, 1963, pp. 199-207. 

• Isolamento dal terreno di due Mondiali nuove per l’Italia, Giornale Bot. Ital., 70, 1963, pp. 

637-639. 

• Caratteristiche del micelio di Boletus Bellinii Inz. in coltura. Giornale Bot. Ital., 72, 1965, 

pp. 671-673. 

• Osservazioni su Basidiomiceti in coltura. Ili Boletus granulatus, B. felleus, B. versicolor, 

Boletinus cavipes, Allionia, 12, 1966, pp. 19-29. 

• Notizie sulle piante rare o critiche della vai di Cogne (Gran Paradiso ). V- Nuova stazione di 

Aethionema thomasianum Gay., Riassunti di comunicazioni presentate al Congresso di 
Perugia della Soc. Bot. Italiana, ottobre 1967, Giornale Bot. Ital., 101, 1967, pp. 293- 
294. 

• (con B. Peyronel, M.T. Barge, N. Volpiano), Sulla micoflora dello sterco di Coniglio (Orycto- 

lagus cuniculus), Allionia, 13, 1967, pp. 107-127. 

• (con B. Peyronel), Funghi isolati dal suolo di due isole del Pacifico meridionale. Aliionia, 14, 

1968, pp. 31-39. 

• Mycological analysis ofasoil profile, Giornale Bot. Ital., 103, 6, 1969, pp. 606-607. 

• Osservazioni su Amblyosporium Botrytis Fres., Allionia, 16, 1970, pp. 79- 86. 

• (con N. Fiussello, M. Vietti Ramus), Utilizzazione di gallotannini ed acido gallico da parte 

di alcuni Aspergilli e Penicilli, Allionia, 17, 1971, pp. 25- 40. 

• (con B. Peyronel), Notes sur les plantes rares ou critiques du vai de Cogne (Grand Paradis ) VI 

Stations nouvelles d’Astragalus centralpinus Br. Bl., Bull. Soc. Flore Valdótaine, 25, 1971, 
pp. 11-19. 


1929 


Giovanna Dal Vòsco 


• Segnalazione di Hydrurus foetidus [Vili.) Kirch., una Crisoficea poco comune nella Stura di 

Val Grande di Lanzo, Informatore Bot. Ita!., 4, 2, 1972, pp. 119-120. 

• (con B. Peyronel), Vegetazione di campi abbandonati in Val di Cogne (Aosta), Giornale Bot. 

Ital., 106, 5, 1972, pp. 295-296. 

• (con B. Peyronel), Proposta di istituzione di una riserva naturale orientata sulla collina di 

Torino: il Bosco del Vai in comune di Castagneto Po, Informatore Bot. Ital., 4, 3, 1972, pp. 
215-219. 

• (con B. Peyronel), Effètti dello spopolamento della montagna sulla vegetazione: osservazioni 

su campi abbandonati in Val di Cogne (Aosta), Bull. Soc. Flore Valdòtaine, 27, 1973, pp. 
5-34. 

• Schede micologiche valdostane. 1° Rhodopaxillus nudus, Bull. Soc. Flore Valdòtaine, 27, 

1973, p. 47. 

• Funghì del suolo di un pianoro acquitrinoso in valle di Cogne (Aosta), Aliionia, 20, 1974-75, 

pp. 81-92. 

• Schede micologiche valdostane. 2° Boletus elegans, Bull. Soc. Flore Valdòtaine, 28, 1974, p. 

97. 

• Schede micologiche valdostane. 3° Amanita phalloides, Bull. Soc. Flore Valdòtaine, 29, 1975, 

p. 175. 

• Schede micologiche valdostane. 4° Crucibulum laeve, Rev. Valdòtaine Hist. Naturelle, 30, 

1976, p. 41. 

• Schede micologiche valdostane, 5° Amanita muscaria, Rev. Valdòtaine Hist. Naturelle, 31, 

1977, p. 79. 

• (con B. Peyronel), Un hybride rare: Achillea Schroeteri Wolf. nm. Vaccarii nm. nova (A. no- 

bilis L ssp. nobilis A. tomentosa LI), Rev. Valdòtaine Hist. Naturelle, 31, 1977, pp. 93-96. 

• (con A. Poletti), Schede micologiche valdostane. 6° Craterellus cornucopioides, Rev. Val- 

dòtaine Hist. Naturelle, 32, 1978, p. 111. 

• (con B. Peyronel), Nouvelle station de Salvia Aethiopis L. en Vallèe dAoste et considérations 

sur son origine, Rev. Valdòtaine Hist. Naturelle, 32, 1978, pp. 157-165. 

• (con B. Peyronel), Première observation de Solidago serotina Aiton dans la vallèe de Cogne 

(Vallèe dAoste, Alpes Graies), Rev. Valdòtaine Hist. Naturelle, 32, 1978, pp. 167-169. 

• Notizie sulle piante rare o critiche della Valle di Cogne (Gran Paradiso). VII - Considerazioni 

su Aethionema thomasianum Gay, Rev. Valdòtaine Hist. Naturelle, 33-34, 1979-80, pp. 
71-76. 

• Schede micologiche valdostane. 7° Spathularia fiavida Pers. Ex Fr. e Calvatia maxima (Schaefifi) 

Morg, Rev. Valdòtaine Hist. Naturelle, 33-34, 1979-80, pp. 221-224. 

• (con B. Peyronel), Nuove stazioni dì Androsace septentrionalis L. in Val dAosta e in Piemon- 

te, Rev. Valdòtaine Hist. Naturelle, 35, 1981, pp. 130-142. 

• Bruno Peyronel Commemorazione, Rev. Valdòtaine Hist. Naturelle, 36-37, 1982-83, pp. 

5-16. 

• (con G. Badino, R. Camoletto), Popolamenti fianerogamici del bacino di Candia e assetto 

idrobiologico del lago, Revue Valdòtaine Hist. Naturelle, 36-37, 1982-83, pp. 43-126. 

• (con M. Bovio), Una stazione di Cypripedium Calceolus L. in Valle dAosta, Rev. Valdòtaine 

Hist. Naturelle, 39, 1985, pp. 85-89. 


Botanica 


• (con I. Ostellino), Sulla presenza di Gentiana utriculosa L. in Valle d’Aosta , Rev. Valdòtaine 

Hist. Naturelle, 39, 1985, pp. 91-96. 

• (con G. Forneris, F. Montacchini), La presenza di Erica cinerea L., specie atlantica sul terri- 

torio piemontese , Aliionia, 27, 1985-86, pp. 71-74. 

• (con D. Rosenkrantz), Una stazione di Carex atrofusca Scbkhur nell’alta Valle d’Aia ( Val di 

Lanzo,Alpi Graie), Allionia, 27, 1985-86, pp. 65-70. 

• Tipi nell’Erbario Allioni, Allionia, 27, 1985-86, pp. 91-99. 

• (con R. Camoletto), Contributo alla conoscenza della flora del M. Fraìteve ( Alpi Cozie, Pie- 

monte), Boll. Mus. Reg. Sci. Nat. Torino, 4, 2, 1986, pp. 523-535. 

• (con I. Ostellino), Contributo alla conoscenza della flora del Piccolo San Bernardo: il Vallone 

del Breuil [La Thuile, Aosta), Rev. Valdòtaine Hist. Naturelle, 41, 1987, pp. 5-30. 

• (con M. Bovio, E Rosset), Potentilla pensylvanica L. in Valle d’Aosta: nuovi ritrovamenti, 

Rev. Valdòtaine Hist. Nat., 41, 1987, pp. 31-38. 

• (con B. Peyronel, S. Filipello, R. Camoletto, F. Garbari), Catalogne des plantes récoltées par 

le professeur Lino Vaccari dans la Vallèe d’Aoste, Aoste, Soc. de la Flore Valdòtaine, Librairie 
Valdòtaine, 1988, 444 p. 

• (con G. Forneris, A. Pistarino), Loci classici e tipi nelle opere e negli erbari di Allioni e di 

Balbis, Allionia, 28, 1987-88, pp. 5-20. 

• (con G. Buffa), Contributo alla conoscenza della flora del Piccolo San Bernardo: il Vallone di 

Chavannes {La Thuile, Aosta), Rev. Valdòtaine Hist. Nat., 42, 1988, pp. 5-30. 

• (con M. Bovio, P. Rosset), Potentilla grammopetala Moretti in Valle d’Aosta, Rev. Valdòtai- 

ne Hist. Nat., 43, 1989, pp. 5-16. 

• (con R. Camoletto Pasin), Note sulle raccolte di Lino Vaccari in valle d’Aosta: primo contribu- 

to, Rev. Valdòtaine Hist. Nat., 43, 1989, pp. 99-102. 

• (con P. Rosset, F. Fenaroli, M. Bovio), Segnalazioni Floristiche Valdostane, n. 50. Aethione- 

ma thomasianum Gay, Rev. Valdòtaine Hist. Nat., 43, 1989, p. 106. 

• (con G. Buffa), Barbarea bracteosa Guss. {Brassicaceae) , prime segnalazioni per la Valle d’Ao- 

sta ed il Piemonte, Rev. Valdòtaine Hist. Nat., 45, 1991, pp. 87-91. 

• (con M. Bovio), Lino Vaccari a 40 anni dalla scomparsa, Rev. Valdòtaine Hist. Nat., 45, 

1991, pp. 159-160. 

• LI Giardino di Castel Savoia, Rev. Valdòtaine Hist. Nat., 45, 1991, pp. 171-172. 

• Escursione sociale S.B.I. {Parco nazionale Gran Paradiso, 24-28 Giugno 1991), Informatore 

Bot. Ital., 23, 1991, pp. 75-76. 

• Il lectotipo di Trifolium saxatileH//., Candollea, 47, 1992, pp. 577-581. 

• La Chanousia, in F.M. Raimondo (a cura di), Orti botanici. Giardini alpini. Arboreti italia- 

ni, Palermo, Grifo, 1992, pp. 381-389. 

• Il Giardino botanico alpino di Castel Savoia in F.M. Raimondo (a cura di), Orti botanici. 

Giardini alpini. Arboreti italiani, Palermo, Grifo, 1992, p. 391. 

• Il Giardino botanico alpino "Bruno Peyronel", in F.M. Raimondo (a cura di), Orti botanici. 

Giardini alpini. Arboreti italiani, Palermo, Grifo, 1992, p. 399. 

• Lectotipificazione di Arenaria lanceolata All., Allionia, 31, 1992, pp. 101-106. 

• (con R. Camoletto Pasin), Il genere Galinsoga {Compositae Heliantheae) in Italia, Boll. Mus. 

Reg. Sci. Nat. Torino, 10, 2, 1992, pp. 387-391. 


1929 


Giovanna Dal Vòsco 


• (con D. Aeschimann, M. Bovio, G. Buffa), Le zone umide del Parco Naturale Regionale del 

Mont Avic [ Champdepraz , Aosta), Dimostrazione presentata al 88° Congresso della SBI, 
Tor Vergata, ottobre 1993, Giornale Bot. Ital., 127, 3, 1993, p. 576. 

• (con R. Camoletto, G. Buffa), La Palude dei Marescbi di Avigliana [Torino), 88° Congresso 

della SBI, Tor Vergata, ottobre 1993, Giornale. Bot. Ital., 127, 3, 1993, p. 579. 

• (con L. Vilizzi), Carex curvula All. ssp. rosae Gilomen in Valle dAosta e in Piemonte, Atti 

del congresso Ecologie et Biogéographie alpines, La Thuile, settembre 1990, Suppl. Rev. 
Valdótaine Hist. Nat., 48, 1994, pp. 391-394. 

• (con M. Montemurro), Il Giardino Alpino Chanousia, Piccolo San Bernardo, m 2.170, Atti 

del congresso Ecologie et Biogéographie alpines, La Thuile, settembre 1990, Suppl. Rev. 
Valdótaine Hist. Nat., 48, 1994, pp. 461-462. 

• (con R. Camoletto, G. Buffa), Flora della Palude dei Mareschi di Avigliana [Torino), Boll. 

Mus. Reg. Sci. Nat. Torino, 12, 1, 1994, pp. 201-219. 

• (con R. Camoletto, L. Miserere, D. Rosenkrantz), Segnalazioni Floristiche Italiane 789- 

Carex diandra Schrank., Informatore Bot. Ital., 27, 1, 1995, pp. 39-40. 

• (con R Zaccara Bertolini), Notizie sulle piante rare o critiche della Valle di Cogne [Gran 

Paradiso). Vili- Verifica di stazioni segnalate da L. Vaccari, Rev. Valdótaine Hist. Nat., 49, 
1995, pp. 59-89. 

• (con R. Camoletto, P. Zaccara), Valorizzazione dei campioni d’erbario di Lino Vaccari, 10° 

Congresso dell’ANMS, Bologna, ottobre 1994, Museol. Sci., 13, 1-2 suppl., 1996, pp. 
239-243. 

• (con R. Camoletto Pasin), Dalla conoscenza alla coscienza: il ruolo degli Orti Botanici nella 

divulgazione delle moderne problematiche protezionistiche. Convegno «Orti Botanici e con- 
servazione del patrimonio vegetale in Italia», Soc. Botanica Italiana, Riv. Mus. Civ. Se. 
Nat. E. Caffi, Bergamo, 18, 1996, pp. 69-74. 

• (con B. Barisani, R. Camoletto Pasin), Educazione naturalistica e didattica botanica nell’am- 

biente internazionale del Giardino Alpino Chanousia, Colloquio italo-francese II giardino 
informa, educa, insegna. Villa Hanbury, marzo 1996, Inform. Bot. Ital., 28, 3, 1996, pp. 
509-511. 

• (con L. Miserere, G. Buffa, A. Capo), Flora e vegetazione di due ambienti umidi dell’alta 

valle di Viù [Val di Lanzo, Alpi Graie), Allionia, 35, 1997, pp. 1 17-136. 

• (con G. Cantatore, C. Ollino), Segnalazioni floristiche valdostane n. 180 Potentilla nivea L., 

Rev. Valdótaine Hist. Nat., 51, 1997, p. 116. 

• Chanousia nel centesimo anniversario della nascita e nei ricordi di Lino Vaccari, Rev. Valdòtai- 

ne Hist. Nat., 51, 1997, pp. 129-132. 

• (con R. Camoletto Pasin), Dati d’erbario per la flora delle Alpi: saggio d’indagine sulle Pteridofite 

di TO-HP [Università di Torino), Atti del 2 ème Congrès Ecologie et Biogéographie Alpines, La 
Thuile, settembre 1997, Suppl. Rev. Valdótaine Hist. Nat., 51, 1997, pp. 119-124. 

• (con G. Buffa, L. Miserere), Scorpidium turgescens and Splachnum sphaericum, rediscove- 

red in Italy, Journal of Bryology, 20, 1, 1998, pp. 243-245. 

• (con A. Cabiati, A. Garabello), Nasce a Torino l’associazione dei naturalisti, Piemonte Parchi 

(Regione Piemonte), 79, 1998, pp. 21-22. 

• (con B. Barisani), Chanousia Guida al Giardino Alpino, Cascine Vica Rivoli (To), Neos, 

1998, 37 p. 


Botanica 


• (con G. Cantatore, L. Miserere, C. Ollino), Segnalazioni floristiche valdostane: n. 181 : Al- 

lium lineare L., Rev. Valdótaine Hist. Nat., 52, 1998, pp. 159-160. 

• (con R. Camoletto Pasin, P. Bensì), Contributo alla conoscenza della distribuzione e della 

biologia di Osmunda regalis L. var. regalis ( Pteridophyta , Osmundales) in Piemonte , Boll. 
Mus. Reg. Sci. Nat. Torino, 17, 1, 2000, pp. 163-186. 

• (con B. Barisani), Chanousia , Guide dujardin alpin au Col du Petit-Saint-Bernard, Cascine 

Vica Rivoli (To), Neos, 2000, 64 p. 

• Cenni storici sui giardini alpini , in Seminario della Società Botanica Italiana sez. Piemonte 

Valle d’Aosta: “ Giardini alpini ed educazione ambientale ”, Rev. Valdótaine Hist. Nat., 54, 

2000, pp. 133-140. 

• (con B. Barisani), Chanousia , giardino alpino al Colle del Piccolo San Bernardo, in Seminario 

della Società Botanica Italiana, sez. Piemonte-Valle d’Aosta “Giardini alpini ed educazione 
ambientale”, Rev. Valdótaine Hist. Nat., 54, 2000, pp. 141-145. 

• (con E. Noussan), Pierre Chanoux (1828-1909), in Les cent du Millenarie, Aosta, Conseil 

de la Vallèe, Musumeci, 2000. 

• (con L. Miserere, G. Buffa), Ecologia e distribuzione di Carex brunnescens ( Cyperaceae ) nelle 

Alpi Occidentali Italiane, Allionia, 38, 2001, pp. 175-180. 

• Efisio Noussan e la Chanousia, Rev. Valdótaine Hist. Nat., 55, 2001, p. 13. 

• Il contributo di Lino Vaccari allo studio della flora valdostana, Rev. Valdótaine Hist. Nat., 55, 

2001, pp. 23-24. 

• (con E Montacchini), Ricordo del prof. Bruno Peyronel ( 1919-1982 ), Rev. Valdótaine Hist. 

Nat., 56, 2002, pp. 121-123. 

• (con R. Caramiello), L’Alpineto dell’Orto Botanico. Dipartimento di Biologia Vegetale, Uni- 

versità di Torino, Cascine Vica Rivoli (To), Neos, 2002. 

• (con E Garbari, A. Giordani), Il genere Allium L. (Alliaceaé) in Italia. XX: Album strictum 

Schrad., Webbia, 58, 2, 2003, pp. 401-410. 

• Ricordo del prof. Uberto Tosco, Informatore Bot. Ital., 34, 1, 2003, p. 239. 

• (con B. Barisani, L. Vespa), Educazione ambientale e comunicazione botanica a Chanousia, 

Poster presentato al convegno I giardini della Sapienza organizzato dalla Soc. Bot. Italiana 
a Campo Ligure, Informatore Bot. Ital., 37, 2, 2005, pp. 1230-1231. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scienze 
MFN, Scienze Naturali n. 2, n. matr. SN 287; Verbale degli esami di laurea in Chimica, Chimi- 
ca industriale e Scienze Naturali dal 14.11.1947 al 12.7.1955, p. 191; Fascicolo personale. 


Claudia Gentile 

1929 

Fisica 


Nata a Torino il 13 aprile 1929 da Giulio e da Carmela Sabbia, Claudia Gentile 
si laurea in Fisica all’Università di Torino il 9 dicembre 1952, discutendo una tesi su 
Metodi fisici per la misura di radiazioni elettromagnetiche nella regione infrarossa, diretta 
da Romolo Deaglio. 

Poco dopo la laurea viene assunta all’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Fer- 
raris, dove svolge tutta la sua attività di ricerca, che riguarda molti aspetti della fotome- 
tria e delle sue applicazioni. Si è occupata di colorimetria, di spettrofotometria a filtri 
interferenziali e di metrologia fondamentale in campo fotometrico. In particolare ha 
realizzato, con metodi radiometrici, l’unità di misura candela, unità campione nazionale 
di intensità luminosa. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con M. Artom, C.M. Garelli), Applicazione di filtri interferenziali alla fotometria e alla 

colorimetria, Nuovo Cimento, 10, 1953, pp. 827-834; Pubbl. IEN, 15, 1953, n. 362. 

• (con M. Artom), Resa del colore di lampade fluorescenti, L’Elettrotecnica, 41, 1954, pp. 215- 

220; Pubbl. IEN, 16, 1954, n. 382. 

• (con M. Artom), Mesures des masses avec la méthode photométrique. Nuovo Cimento, 4, 

(Suppl.), 1956, pp. 254-257; Pubbl. IEN, 19, 1957, n. 463. 

• (con M. Artom), Controllo colorimetrico di segnali luminosi, L’Elettrotecnica, 44, 1957, pp. 

282-285; Pubbl. IEN, 19, 1957, n. 465. 

• (con M. Artom), Misure di distribuzioni spettrali con filtri interferenziali, L’Elettrotecnica, 

44, 1957, pp. 20-22; Pubbl. IEN, 19, 1957, n. 464. 

• (con M. Artom), Spettrofotometria a filtri interferenziali. Atti dell’Accademia Nazionale dei 

Lincei, R.C. Scienze Fisiche, 24, 1958, pp. 709-712; Pubbl. IEN, 21, 1958, n. 513. 

• (con M. Artom, V. Bisi), Misure fotometriche di ionizzazione in emulsioni nucleari, Ricerca 

Scientifica, 28, 1958, pp. 287-295; Pubbl. IEN, 21, 1958, n. 512. 

• (con E. Perucca), Expression des lois du rayonnement thermique, Ricerca Scientifica, 22, 

1962, pp. 208-216; Pubbl. IEN, 29, 1962, n. 718. 

• (con E. Perucca) , Espressione delle leggi d’irraggiamento termico. Note I e II, Atti dell’Accade- 

mia Nazionale dei Lincei, R.C. Scienze Fisiche, 32, 1962, pp. 275-280, 441-444. 

• Problemi relativi al campione primario in Fotometria, II Congresso Internazionale AIDI, 

Milano 1966, Associazione Italiana d’illuminazione, 1967, pp. 145-147; Pubbl. IEN, 39, 
1968, n. 952. 


Fisica 


• (con M. Artom, M. Pasta, P. Soardo), Determinazione della visibilità dell’indicatore di dire- 

zione di una autovettura , ATA, 24, 1971, pp. 309-316; Pubbl. IEN, 51, 1972, n. 1272. 

• (con R. Deaglio), Considerazioni sulla situazione attuale della fotometria. III Congresso in- 

ternazionale dell’Associazione italiana di Illuminazione, Firenze, ottobre 1972. 

• The international System ofunits. Luce, 22, 4, 1983, pp. 171-175. 

• (con M.L. Rastello, G. Rossi, P. Soardo), Goniopbotometric measurement of luminous flux, 

Proceedings 85 th AEI Annual Meeting, Riva del Garda, 1984, voi. 2, Paper 127. 

• (con M.L. Rastello, G. Rossi, P. Soardo), The radiometrie realization ofthe candela, Procee- 

dings 85 th AEI Annual Meeting, Riva del Garda, 1984, voi. 2, Paper 158. 

• (con A. Calcatelli, M. Ravagnan), The international System ofunits. International and Italian 

organization ofmetrology, Exhibition on Metrology: Science and Technique of thè Measu- 
rement, Monograph n. 3, Torino, 1984, 31 p. 

• (con M.L. Rastello, G. Rossi, P. Soardo), The measurement of luminous flux at IEN, Li- 

ghting Research and Technology, 20, 1988, pp. 189-193. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, Fisica F1-F201, n. matr. FI 02; Verbali di Laurea di Matematica e Fisica dal 
12.11.1948 al 14.03.1960, p. 90. 

A.M.C. 




281 


Maria Teresa Gemella 

1929-1973 

Chimica 


Nata a Torino il 7 settembre 1929 da Arturo e da Maria Formento, dopo aver com- 
piuto gli studi superiori, si iscrive al corso di laurea in Chimica industriale e discute il 10 
luglio 1953 la tesi Ricerche sperimentali sulla desolforazione della tiourea e le sottotesi Lie- 
vito dalle liscivie bisolfiticbe e Teorie sul fenomeno della precipitazione ritmica , riportando 
la votazione 106/ 1 10. La dissertazione di laurea, svolta sotto la guida di Michele Giua, è 
di ottimo livello e sfocia in un lavoro, di cui Giua è coautore, pubblicato sugli “Annali di 
Chimica”. Assunta in qualità di assistente straordinaria alla cattedra di Chimica organica 
industriale per l’anno accademico 1953-54, Maria Teresa Gonella passa a insegnare nella 
Scuola del Cuoio, ovvero nel prestigioso Istituto Tecnico G. Baldracco, dal quale è invia- 
to il suo ultimo articolo. Muore a Milano il 4 agosto 1973. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con M. Giua), Azione solforante della tiourea, Annali di Chimica, 44, 1954, pp. 305-312. 

• (con F.G. Abbattista), Esteri dell’alcool cinnamico con acidi grassi. Gazzetta Chimica Italiana, 

85, 1955, pp. 561-568. 

• (con R. Stratta, G.B. Ferraris), Corrosione dei metalli nelle soluzioni tanniche. Cuoio, Pelli, 

Materie Concianti, 32, 1956, pp. 163-170. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico deU’Università di Torino: Registro di carriera scolastica della Facoltà di Scienze 
MFN, n. matr. C 1470; Verbali di Laurea in Chimica dal 14.11.1947 al 12.7.1955, p. 
211; Fascicolo personale. 


E.L., F.T. 


Albertina Libero Tolu 

1929 

Chimica 


Nata Casale Monferrato (Alessandria) il 7 agosto 1929 da Giovanni e da Angiolina 
Coggiola, dopo aver conseguito la maturità classica presso il Liceo Cesare Balbo di Casale 
Monferrato, Albertina Libero Tolu si iscrive alla Facoltà di Farmacia dell’Ateneo torinese. 
Dopo aver frequentato il primo anno di corso, passa alla Facoltà di Scienze MFN e si 
laurea in Chimica il 17 marzo 1955, con la votazione 94/110, discutendo la tesi La deco- 
lorazione e la deodorazione delle sostanze grasse e presentando due tesine intitolate Chimica 
del coranene e Meccanismo dell’azione biologica delle radiazioni visibili ed ultraviolette. 

Consegue il certificato di abilitazione provvisoria alla professione di Chimico l’8 set- 
tembre 1955 e contemporaneamente è nominata assistente volontaria alla cattedra di 
Chimica organica industriale, per il periodo dal 1° aprile 1955 al 31 ottobre 1955. Nel 
successivo anno accademico è assistente volontaria alla cattedra di Chimica agraria. Dal 
1956 al 1961 riveste il ruolo di assistente straordinaria alla stessa cattedra e dal 1956- 
57 al 1963-64 tiene per incarico l’insegnamento di Chimica organica per la facoltà di 
Agraria. 

Nell’aprile del 1961, essendo risultata idonea nel concorso di Chimica agraria, di- 
venta assistente ordinaria alla cattedra di Industrie agrarie, enologia, caseificio e oleificio, 
sostituendo il titolare, Clemente Tarantola, che aveva optato per il posto di direttore della 
stazione enologica sperimentale di Asti. 

Nell’autunno del 1964 sceglie la carriera di insegnante negli Istituti tecnici indu- 
striali, ricoprendo la cattedra di Chimica e laboratorio nell’Istituto tecnico industriale di 
Massa. Continua per alcuni anni a collaborare, come assistente volontaria, con l’Istituto 
di Industrie agrarie dell’Università di Torino. Nel 1983 ottiene il pensionamento. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con C. Tarantola), I microelementi nei vini. II II piombo , Rivista di Viticoltura e Enologia, 

1958, pp. 47-60. 

• (con C. Tarantola), I microelementi nei vini. Ili II manganese, Rivista di Viticoltura e Eno- 

logia, 1960, pp. 67-75. 

• Il metanolo nelle acqueviti di vinaccia. Annali Facoltà Scienze Agrarie dell’Università di 

Torino, 1, 1961, pp. 199-202. 

• I microelementi nei vini. IV il molibdeno. Rivista di Viticoltura e Enologia, 1968, pp. 16- 

23. 


1929 


Albertina Libero Tolu 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN C1605-1797, n. matr. CI 7 19; Verbali di Laurea in Chimica, Chimica industriale 
e Scienze Naturali dal 14.11.1947 al 12.7.1955, p. 292; Fascicolo personale. 


Valeria Marchionni 

1929-1982 

Zoologia 


Nata a Cogne il 13 novembre 1929 da Luigi, impiegato tecnico e da Urania Mucci, 
Valeria Marchionni si laurea in Scienze Naturali presso l’Università di Torino il 6 luglio 
1956 con una tesi sperimentale sul popolamento planctonico del Lago di Candia, con 
particolare riguardo ai Copepodi, redatta sotto la guida del prof. Leo Pardi, riportando 
lavotazione88/110. 

Dal novembre 1956 è assistente volontaria alla cattedra di Zoologia della Facoltà di 
Scienze MFN dell’Università di Torino e dal 1958 al luglio 1966 è assistente straordi- 
naria presso la stessa cattedra, poi assistente di ruolo, in seguito al concorso espletato 
nel luglio del 1966, con una commissione composta da Guido Bacci, Eugenio Meda e 
Lucia Rossi, che nella loro relazione sottolineano le competenze culturali e di laboratorio 
manifestate. 

Nell’anno accademico 1968-69 Valeria Marchionni è incaricata dell’insegnamento 
di Zoologia I (generale) per il corso di Laurea in Scienze Naturali e tale incarico le viene 
riconfermato fino al 1982, quando passa nella fascia dei professori associati, in seguito al 
giudizio di idoneità. 

Dal 25 maggio 1976 al 16 maggio 1977 è eletta presidente del Consiglio di corso di 
laurea in Scienze Naturali e direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Torino 
dal 3 luglio 1980 al dicembre 1981. 

Valeria Marchionni muore a Torino, per una grave malattia, il 14 dicembre 1982, 
all’età di soli cinquantatré anni. 

La sua attività di ricerca si è svolta principalmente nell’ambito dell’etologia di Antìpo- 
di litorali, della biologia dei Gregarinidi e della metamorfosi negli animali marini, della 
biologia riproduttiva e della genetica di popolazione. 


ELENCO DELLE PRINCIPALI PUBBLICAZIONI 

• (con L. Pardi, A. Ercolini, C. Nicola), Ricerche sull’orientamento degli Anfipodi del litorale: il 

comportamento degli individui allevati in laboratorio sino dall’abbandono del marsupio , Atti 
dell’Accademia delle Scienze di Torino, 92, 1958, pp. 308-315. 

• Modificazione sperimentale della direzione innata di fuga in Talorchestia Deshayesei Aud. 

(Crustacea Anphipoda), Boll. Ist. e Mus. di Zoologia, Univ. Torino, 6, 3, 1958, pp. 1- 

11 . 

• La spermatogenesi tipica e atipica di Ampullaria Cuprina (Lamarck), Boll. Zool. UZI, 32, 2, 

Atti XXXII Conv. UZI, 1965, pp. 1059-1066. 


1929-1982 


Valeria Marchionni 


• Labilità sessuale in Ampullaria Cuprina Lamarck, Archivio Zool. Italiano, 52, 1967, pp. 

257-269. 

• Nuove ricerche sull’ermafroditismo di Ampullaria Cuprina Lamarck, Boll. Zool., 34, Atti 

XXXIV Conv. UZI, 1967, p. 138. 

• (con A. Rolando), Influence ofBonellin on thè time ofsex inversion and on fertility in Ophryo- 

trocha Puerilis, Atti Soc. Toscana Scienze Nat., Memorie, s. B, 86, 1980, pp. 355-362. 

• (con E. Lodi), The Karyotypes of Gambusia Affinis Holbrooky Gir from Viverone lake.... 

Atti Soc. It. Scienze Nat. Mus. Civ. Storia Nat. di Milano, 121, 3, 1980, pp. 211-220. 

• (con E. Lodi), Chromosome Complement ofthe masked Loach Sabanejewia Larvata (De Fil.) 

(Pisces, Osteichthyes), Caryologia, 33, 1980, pp. 435-440. 

• (con A. Rolando), Sex reversai in Ophryotrocha Puerilis (Polychaeta, Dorvilleidae) induced 

by ethereal extracts offemale phase individuai, Boll. Zool., 48, 1981, pp. 91-96. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, n. matr. SN 317; Verbali di Laurea in Chimica, Scienze Naturali e Biologiche dal 
12.7.1955 al 12.7.1962, p. 44; Fascicolo personale. 

FONTI BIBLIOGRAFICHE 

Gabriella Sella, Ricordo di Valeria Marchionni, Bollettino di Zoologia, 1983, pp. 307-308. 

Pietro Passerin d’Entrèves, Valeria Marchionni, in Clara Silvia Roero (a cura di), La Facoltà 
di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali 1948-1998, t. 2, 1 docenti, Torino, Deputazione 
Subalpina di Storia Patria, 1999, pp. 792-793. 


E.L., C.S.R. 


Anna Maria Mosca Luppi 

1929 

Botanica 


Nasce a Torino il 21 dicembre 1929 da Carlo e da Ester Brizio. Consegue la maturità 
classica presso il Liceo D’Azeglio di Torino e si laurea in Scienze Naturali il 20 novembre 
1952, con punti 110/110, lode e dignità di stampa, discutendo una tesi sperimentale 
sull’embriologia di Pyrus communis L, diretta da Arturo Ceruti. Il 10 ottobre 1959 sposa 
Gaetano Luppi. 

Dal dicembre dello stesso anno fino al pensionamento (1° novembre 2000) Anna 
Maria Mosca svolge la sua attività scientifica e didattica nell’Istituto botanico dell’Uni- 
versità di Torino (dal 1983 Dipartimento di Biologia vegetale), prima in qualità di assi- 
stente volontaria (1952-1956), poi come assistente straordinaria (1956-19 64), assistente 
di ruolo (1964-1983) e infine professore associato di Micologia (1983-1986). Nel 1965 
aveva conseguito la libera docenza in Micologia, confermatale nel 1970. In seguito alla 
vincita del concorso a cattedra, è nominata professore straordinario di Micologia nel 
1986 e dal 1989 è professore ordinario. Negli anni 1956-83 è inoltre professore incari- 
cato, poi stabilizzato, di Botanica farmaceutica nella Facoltà di Farmacia dell’Università 
di Torino e dal 1980-81 al 1983-84 è incaricata dell’insegnamento di Micologia generale 
e tecniche micologiche nella Scuola di specializzazione in Microbiologia della Facoltà di 
Medicina e Chirurgia dell’Università di Torino. 

Mosca è stata membro del consiglio scientifico del Centro di studio sulla micologia 
del terreno del CNR e del collegio docenti del dottorato di ricerca in Biologia e biotec- 
nologia dei funghi. E socio ordinario dell’Accademia di Agricoltura di Torino. 

L’attività di ricerca, iniziata sotto la guida di Beniamino Peyronel, suo illustre Mae- 
stro, si svolge pressoché interamente in campo micologico. Il filone principale riguarda 
i funghi saprotrofi del suolo e della rizosfera, la loro biodiversità, la loro auto- e sine- 
cologia, le interazioni con le altre componenti fungine a diversa biologia nutrizionale. 
L’analisi micologica dei terreni più diversi (foreste equatoriali, savane, foreste temperate 
di conifere e latifoglie, pascoli alpini, vallette nivali, tundre e suoli artici, grotte naturali, 
fumarole, terreni agrari e orticoli, agrumeti, arenili parco giochi) permette di delineare 
micocenosi caratteristiche: tali indagini saranno di riferimento per molti altri ricercatori 
in Italia e all’estero. Delle migliaia di ceppi fungini isolati e identificati, molti vanno a 
costituire il primo e fondamentale nucleo delle collezioni della micoteca del Dipartimen- 
to di Biologia vegetale dell’Università di Torino, ora Mycotheca Universitatis Taurinensis 
(MUT). Quattordici entità sono riconosciute e descritte come nuove specie, due come 
nuovi generi. 

Le ricerche successive si incentrano sulle diverse regioni rizosferiche, e portano alla 
definizione di specifici microhabitat, dove le interazioni e le dinamiche di colonizzazione 


1929 


Anna Maria Mosca Luppi 


trovano la loro massima espressione. In questo contesto si inseriscono la verifica di feno- 
meni di antagonismo tra funghi a diversa valenza ecologica e mutualistica, lo studio della 
diversità molecolare di endofiti fungini sterili associati a diversi tipi di micorrize (micor- 
rize eri coidi, ectomicorrize e micorrize arbuscolari), e la caratterizzazione filogenetica, su 
basi molecolari, di specie di Oidiodendron poco definite su basi morfologiche. Di parti- 
colare interesse appaiono le implicazioni ecologiche (possibili connessioni interpianta e 
dinamismo della vegetazione) dei risultati ottenuti. 

Ancora in questo filone si inseriscono le ricerche relative ai possibili effetti, sulla com- 
ponente fungina benefica della rizosfera, di batteri agenti di lotta biologica geneticamen- 
te modificati e di piante transgeniche. Gli effetti di diserbanti e di trattamenti biologici 
e chimici su funghi del suolo e sulle comunità microfungine naturali delle ceppaie, le 
strategie di sopravvivenza e/o di crescita di funghi psicrotrofi e psicrooligotrofici, il ruolo 
dei funghi nel biodeterioramento delle opere d’arte (affreschi in particolare) e dei mate- 
riali usati nel restauro rappresentano ulteriori temi d’indagine. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con F. Sappa), Ricerche sulla micoflora dei terreni forestali somali , Allionia, 2, 1954, pp. 145- 

193. 

• (con F. Sappa), Ricerche sulla micoflora dei terreni della savana spinosa somala. Aliionia, 2, 

1954, pp. 195-238. 

• (con F. Sappa), Premiers résidtats de recherches sur la composition de la mycoflore de quelques 

sols tropicaux en climat aride ( Somalie Italienne ), VI Congrès International Sciences du 
Sol, Paris III, 1956, p. 11. 

• Ricerche sulla micoflora del suolo in un piceeto del Parco Nazionale del Gran Paradiso, Aliionia, 

3, 1956, pp. 23-67. 

• Ricerche sulla micoflora del terreno di una valletta nivale nel Parco Nazionale del Gran Para- 

diso, Aliionia, 3, 1956-57, pp. 83-107. 

• Sulla micoflora del terreno di un pascolo alpino in Val di Lanzo {Alpi Graie), Aliionia, 6, 1 960, 

pp. 17-34. 

• Investigaciones sohre la micoflora de terrenos espaholes, Anales I. Bot. A.I. Cavanilles de Ma- 

drid, 18, 1960, pp. 69-90. 

• Sobre la micoflora del terreno de un bosque de Pinus nigra Arnold, var. Laricio Poir., Anales I. 

Bot. A.I. Cavanilles de Madrid, 18, 1960, pp. 91-108. 

• Primo contributo alla micologia della copertura morta dei boschi di latifoglie, Allionia, 7, 

1961, pp. 39-58. 

• Funghi sulle foglie morte di Betulla e di Castagno, Aliionia, 8, 1962, pp. 19-25. 

• (con F. Campanino), Analisi micologiche del terreno di grotte piemontesi, Allionia, 8, 1962, 

pp. 27-43. 

• (con A. Fontana), Una nuova specie di Penicillium sclerotigeno : Penicillium pedemontanum, 

Aliionia, 9, 1963, pp. 35-41. 

• Azione del filtrato colturale di Myrothecium Verrucaria sui primi stadi di sviluppo del grano. 

Aliionia, 9, 1963, pp. 103-112. 


Botanica 


• Simbiosi micorrizica tra Betula alba L. var. pendula Rotb ed Hebeloma mesophaeum {Pers. 

ex Fr.) Kummel, Giornale Botanico Italiano, 70, 1963, pp. 641-643. 

• Micoflora di un terreno agrario a Poirino {Torino), Allionia, 10, 1964, pp. 7-16. 

• (con A. Fontana), Sulla coltura di miceli isolati da micorrize. I. Boletus luteus L., Aliionia, 

11, 1965, pp. 63-71. 

• Physalidium elegans, nuovo genere e nuova specie di Demaziacee, Aliionia, 1 1, 1965, pp. 73- 

79. 

• (con A. Fontana), Sulla nutrizione del Boletus luteus L. in coltura. Aliionia, 12, 1966, pp. 

31-38. 

• (con A. Fontana), Funghi saprofiti isolati da ectomicorrize. Aliionia, 12, 1966, pp. 39-46. 

• (con C. Gautero), Ricerche sulle micorrize di Quercus Robur, Q. petraea e Q. pubescens in 

Piemonte, Aliionia, 13, 1967, pp. 129-148. 

• (con A. Fontana), Sulla utilizzazione dell’azoto ammoniacale e dell’azoto nitrico da parte del 

Boletus luteus L. in coltura, Allionia, 13, 1967, pp. 195-200. 

• Azione dei diserbanti sui funghi del terreno. Ricerche preliminari, Giornale Botanico Italiano, 

102, 1968, pp. 568-569. 

• (con A. Fontana), Una specie di Paecilomyces nuova per l’Italia, Aliionia, 14, 1968, pp. 41- 

44. 

• (con C. Foa Mortarino), Azione “in vitro” di alcuni diserbanti su funghi del terreno. Aliionia, 

15, 1969, pp. 85-98. 

• (con M. Polimeno), Azione “in vitro” di alcuni diserbanti su Aspergillii e Penicillii del terreno. 

Aliionia, 16, 1970, pp. 25-42. 

• (con L. Gribaldi, G. Jaretti Sodano), La micoflora della rizosfera nelle tartufaie. II. Analisi 

micologiche di terreni tartufiferi piemontesi, Allionia, 16, 1970, pp. 1 15-132. 

• (con A. Ceruti, N. Fiussello), I flavonoidi dei petali di Lotus corniculatus L. in rapporto 

all’altitudine. Atti Acc. Sci. Torino, 106, 1971-72, pp. 333-350. 

• (con A. Ceruti), Nuovo metodo per l’isolamento rapido dei funghi del suolo e di altri substrati. 

Aliionia, 17, 1971, pp. 41-45. 

• La micoflora della rizosfera nelle tartufaie. III. Analisi micologiche di terreni tartufiferi francesi. 

Aliionia, 18, 1972, pp. 33-40. 

• (con A. Fontana), Fonti non usuali di carbonio per il Boletus luteus L. in coltura. Aliionia, 

18, 1972, pp. 163-166. 

• La micoflora della rizosfera nelle tartufaie. IV. Microfunghi da radici di pioppo micorrizate da 

Tuber magnatum, Allionia, 19, 1973, pp. 29-32. 

• Una nuova specie di Aspergillus: A. aureofulgens, Allionia, 19, 1973, pp. 33-37. 

• (con A. Fontana), Sull’utilizzazione dell’azoto proteico da parte del micelio di Boletus luteus 

L„ Allionia, 20, 1974-75, pp. 47-51. 

• (con A. Fontana), Azione del Nitrofen sul Boletus luteus L. in coltura, Aliionia, 20, 1974-75, 

pp. 75-80. 

• (con V. Filipello Marchisio, A. Fontana), Micoflora di un terreno orticolo, Allionia, 21, 1976, 

pp. 13-32. 

• (con V. Filipello Marchisio, A. Fontana), Azione dell’erbicida Trifluralin sulla micoflora di un 

terreno orticolo, Aliionia, 21, 1976, pp. 33-43. 


1929 


Anna Maria Mosca Luppi 


• (con V. Filipello Marchisio, A. Fontana), Anthopsis deltoidea, a new genus and species of 

Dematiaceae from soil, Canadian Journal of Botany, 55, 1977, pp. 1 15-1 17. 

• (con A. Fontana), Studi sull’ecologia del Tuber melanosporum. IV. Analisi micologiche di 

terreni tartufiferi dell’Italia centrale, Allionia, 22, 1977, pp. 105-1 13. 

• (con V. Filipello Marchisio, A. Fontana), Azione del Trifluralin “in vitro" su specie di Fusa- 

rium, Atti Acc. Sci. Torino, 1 13, 1979, pp. 277-282. 

• (con M.P. Colombi Costanzo), Azione antifungina “in vitro” di Arnica montana L., Allio- 

nia, 24, 1980-81, pp. 85-90. 

• (con V. Filipello Marchisio), Attività cheratinolitica “in vitro” di miceti isolati dalle sabbie di 

un arenile in un parco giochi, Allionia, 24, 1980-81, pp. 127-131. 

• (con V. Filipello Marchisio), Mycological analysis of thè sands of a box for children’s play, 

Mycopathologia, 80, 1982, pp. 43-54. 

• (con A. Fontana), Micromiceti da ectomicorrize di Abies alba Mill., Allionia, 25, 1982, pp. 

27-30. 

• (con V. Filipello Marchisio), Micoflora di fumarole dell’isola di Pantelleria ( Sicilia , Italici), 

Aliionia, 25, 1982, pp. 31-36. 

• (con C. Ponzone, N. Fiussello), Biodegradazione dei flavonoli di Betula alba, Allionia, 25, 

1982, pp. 87-93. 

• (con A. Fusconi, V. Filipello Marchisio, S. Scannerini), The initial stage of in vitro invasion 

ofthe hair as a demonstration ofthe keratinolytic nature ofthe fungus Chrysosporium tropi- 
cum Carmichael, Giornale Botanico Italiano, 118, 1-2, 1984, pp. 94-96. 

• (con F. Marzetti Mannina), Su una nuova specie di Malbranchea, M. multicolor, Allionia, 

26, 1983-84, pp. 19-27. 

• (con V. Filipello Marchisio), Interazioni tra micromiceti della micorrizosfera di Abies alba 

Mill., Allionia, 26, 1983-84, pp. 29-38. 

• (con A. Ceruti, A. Piscozzi) , Azione dei metaboliti di Aspergillus terreus su funghi del terreno, 

Allionia, 27, 1985-86, pp. 19-24. 

• (con A. Piscozzi, M. Collino), Funghi del suolo di agrumeti siciliani, Allionia, 27, 1985-86, 

pp. 25-30. 

• (con V. Filipello Marchisio), Mycorrhizoplane fungal population of Abies alba seedlings, Al- 

lionia, 27, 1985-86, pp. 31-39. 

• (con A. Ceruti, R. Benvenuti), Micorrize di Fagus sylvatica con specie di Lactarius, Russula, 

Laccaria e Cortinarius, Allionia, 28, 1987-88, pp. 125-134. 

• (con A. Ceruti, R. Benvenuti), Ricerca micocenologica nella faggeta di Palanfré {Cuneo, Pie- 

monte), AWioma, 28, 1987-88, pp. 135-164. 

• (con S. Sampò), Fungi from thè walls ofa fiat in Turin, Aliionia, 28, 1987-88, pp. 175-184. 

• (con S. Caramello, G. Amisano, R. Bruno, S. Demarie, A. Moiraghi Ruggenini), Flora 

micotica delle mani di addetti alla preparazione di alimenti, Microbiologie-Aliments-Nu- 
trition, 6, 1988, pp. 147-152. 

• (con S. Sampò), A study of fungi occurring on 15th century frescoes in Florence, Italy, Interna- 

tional Biodeterioration, 25, 1989, pp. 343-353. 

• (con M. Fieschi, A. Codignola), Mutagenic flavonol aglycones in infusions and in fresh and 

pickled vegetables, Journal of Food Science, 54, 6, 1989, pp. 1492-1495. 


Botanica 


• (con S. Sampò, M. Girelli), Comunità fungine del suolo nella faggeta naturale di Palanfrè 

(' CN Piemonte), Allionia, 29, 1989, pp. 5-10. 

• Evoluzione delle ricerche sui funghi del suolo nel Centro di Studio sulla Micologia del Terreno, 

in Funghi, Piante e Suolo. Quarantanni di ricerche del Centro di Studio sulla Micologia del 
Terreno nel centenario della nascita del suo fondatore Beniamino Peyronel, Centro di studio 
sulla micologia del terreno, C.N.R., 1991, pp. 263-275. 

• Interazioni fungine nel suolo. Giornale Botanico Italiano, 125, 3, 1991, pp. 152-159. 

• (con M. Girlanda), In vitro antagonistic interactions between saprotrophic microfungi associa- 

ted with thè roots o/Pinus halepensis Rosmarinus officinalis, Allionia, 31, 1992, pp. 
67-76. 

• (con G.C. Varese), Temperature-dependent in vitro antagonism of three rhizoplane fungi 

against six fungal plant pathogens, Allionia, 31, 1992, pp. 77-85. 

• (con D. Airaudi, V. Filipello Marchisio), Ectomycorrhiza types in Alnus viridis ( Chaix ) DC., 

Aliionia, 32, 1993-94, pp. 65-76. 

• (con M. Girlanda, G.C. Varese), In vitro interactions between saprotrophic microfungi and 

ectomycorrhizal symbionts, Allionia, 33, 1995, pp. 81-86. 

• (con M. Girlanda), Microfungi assocìated with ectomycorrhizae o/’Pinus halepensis Mill., 

Aliionia, 33, 1995, pp. 93-98. 

• (con R. Bergero, M. Girlanda, S. Perotto), Mycorrhizal fungal diversity in a Mediterranean 

ecosystem. Quaderni di Botanica Ambientale Applicata, 7, 1996, pp. 177-182. 

• (con G.C. Varese, S. Portinaro, A. Trotta, S. Scannerini, M.G. Martinotti), Bacteria associa- 

ted ivith Suillus grevillei sporocarps and ectomycorrhizae and their effects on in vitro growth 
ofthe mycobiont, Symbiosis, 21, 2, 1996, pp. 129-147. 

• (con G.C. Varese), Microfungi from ectomycorrhizae of Fagus sylvatica with Xerocomus su- 

btomentosus, Cortinarius violaceus <?WRussula aeruginea, Aliionia, 35, 1997, pp. 1 65- 
170. 

• (con M. Girlanda, D. Isocrono, C. Bianco), Two foliose lichens as microfungal ecological 

niches, Micologia, 89, 4, 1997, pp. 531-536. 

• (con S. Sampò, R. Bergero, G. Buffa), Soil fungal communities in a young and an old Alnus 

viridis coenosis, Mycologia, 89, 6, 1997, pp. 837-845. 

• (con R. Bergero, M. Girlanda, G.C. Varese, D. Intili), Funghi del suolo di tre isole della 

“Terra di Francesco Giuseppe ”, Il Polo, voi. 2, giugno 1997, pp. 76-86. 

• (con M. Girlanda), Monocillium ligusticum, a new species from mycorrhizal roots in Medi- 

terranean North Italy, Mycotaxon, 67, 1998, pp. 265-274. 

• (con R. Bergero, M. Girlanda, G.C. Varese, D. Intili), Psychrooligotrophic fungi fromArctic 

soils of Franz Joseph Land, Polar Biology, 21,6, 1999, pp. 361-368. 

• (con G.C. Varese, G. Buffa, P. Gonthier, G. Nicolotti, G.P. Cellerino), Effects of biological 

and chemical treatments against Heterobasidion annosum on thè microfungal communities 
o/Picea abies stumps, Mycologia, 91, 5, 1999, pp. 747-755. 

• (con R. Bergero, S. Perotto, M. Girlanda, G. Vidano), Ericoid tnycorrhizal fungi are com- 

mon root associates of a Mediterranean ectomycorrhizal plant (Quercus ilex), Molecular 
Ecology, 9, 2000, pp. 1639-1649. 


1929 


Anna Maria Mosca Luppi 


• (con I. Lacourt, M. Girlanda, S. Perotto, M. Delpero, D. Zuccon), Nuclear ribosomal se- 

quences analysis o/Oidiodendron: towards a redefinition ofecologically-relevantspecies, New 
Phytologist, 149, 3, 2001, pp. 565-576. 

• (con M. Girlanda, S. Perotto, Y. Moenne-Loccoz, R. Bergero, A. Lazzari, G. Defago, P. 

Bonfante), Impact o/Pseudomonas fluorescens CHAO and a GM derivative on thè diversity 
of culturable microfungal assemblages in thè cucumber rhizospbere , Applied and Environ- 
mental Microbiology, 67, 4, 2001, pp. 1851-1864. 

• (con M. Girlanda, S. Ghignone), Diversity of sterile root-associated fungi oftwo Medìterra- 

nean plants, New Phytologist, 155, 3, 2002, pp. 481-498. 

• (con R. Bergero, M. Girlanda, F. Bello, S. Perotto), Soil persistente and biodiversity ofericoid 

mycorrbizal fungi in tbe absence ofthe bost plant in a Mediterranean ecosystem , Mycorrhiza, 
13, 2, 2003, pp. 69-75. 

• (con M. Girlanda, S. Perotto), Molecular diversity and ecological roles of mycorrbiza-associa- 

ted sterile fungal endopbytes in Mediterranean ecosystems in Schulz, Boyle, Sieber (a cura di), 
Microbial Root Endopbytes, Heidelberg, Springer, Series on Soil Biology, voi. 9, 2006, pp. 
207-226. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, Scienze Naturali n. 2, matricola n. SN 287; Verbale degli esami di laurea in 
Chimica, Chimica industriale e Scienze Naturali dal 14.11.1947 al 12.7.1955, p. 194; 
Fascicolo personale. 

R.C. 



Giovanna Dal Vesco. 


Anna Maria Mosca. 



Aurelia Trabucco 

1929 

Fisica 


Nata ad Agliè (Torino) il 7 novembre 1929 da Domenico e Domenica Brusso, Au- 
relia Trabucco, dopo aver compiuto gli studi secondari presso il Liceo scientifico G. 
Ferraris, si laurea in Fisica all’Università di Torino il 17 dicembre 1953 con la tesi sul 
Mesone x. Dopo la laurea trascorre un periodo in Inghilterra, a Chemfford, nella Mar- 
coni’s Company. Dal 1956 è al CERN di Ginevra e nel 1962 si stabilisce a Torino, dove 
prende servizio all’Università come tecnico laureato. Dal 1° novembre 2000 è professore 
associato. 

Le ricerche di Aurelia Trabucco riguardano soprattutto la biofisica, anche se all’inizio 
si era occupata delle proprietà del Silicio (a Chemfford) e la fisica delle particelle elemen- 
tari. Fra le sue prime pubblicazioni ricordiamo lo studio in camere a bolle dello spettro di 
energia del jt + nel decadimento del mesone K in un pione carico e due pioni neutri (il co- 
siddetto x’) e la ricerca di decadimenti Ke4 ( K + — > n + n e\ ). Successivamente, Aurelia 
Trabucco si interessa esclusivamente di biofisica e dall’inizio degli anni Settanta fa parte 
dell’Unità di Cibernetica e Biofisica del CNR presso l’Istituto di Fisica Superiore (in 
seguito Dipartimento di Fisica Sperimentale) dell’Università di Torino. Oltre a svolgere 
rilevanti compiti organizzativi all’interno dell’Unità, Trabucco si occupa di psicofisica 
della percezione visiva. Di particolare importanza, perché a quei tempi si trattava di una 
ricerca d’avanguardia, sono stati gli studi sulla distribuzione dei tempi di inversione delle 
figure ambigue. È noto infatti che esistono immagini che il sistema visivo non riesce a 
interpretare in modo univoco, ma che lo forzano a oscillare fra due rappresentazioni: la 
determinazione dei tempi di inversione offre importanti indizi sulla natura dei processi 
che sottostanno al fenomeno delle figure ambigue. Il lavoro del gruppo di Cibernetica 
e Biofisica dell’Università di Torino ha permesso di determinare la forma delle distribu- 
zioni di probabilità dei tempi di inversione, per pattern di differenti dimensioni, da cui è 
stata derivata un’interpretazione teorica del processo. 

In seguito, Aurelia Trabucco si è occupata dello sviluppo di un microscopio ottico a 
effetto tunnel e delle sue possibili applicazioni per lo studio delle membrane biologiche. 
Si è anche occupata di reologia Doppler applicata al flusso dei vasi sanguigni. Per questo 
ha progettato e realizzato, in collaborazione con la Clinica Ginecologica dell’Università, 
un apparato sperimentale per la determinazione dell’errore delle misure della velocità del 
sangue nei vasi sanguigni mediante effetto Doppler. 


1929 


Aurelia Trabucco 


ELENCO DELLE PRINCIPALI PUBBLICAZIONI 

• (con V. Bisi, G. Borreani, R. Cester, A. Debenedetti, M.I. Ferrerò, C.M. Garelli, A. Marzari 

Chiesa, B. Quassiati, G. Rinaudo, M. Vigone, A.E. Werbrouck), Three examples of thè 
decay mode K + — >7t + 7t ~e + V , Physics Rev. Letters, 10, 1963, pp. 498-. 

• (con V. Bisi, G. Borreani, R. Cester, M.I. Ferrerò, C.M. Garelli, A. Marzari-Chiesa, B. 

Quassiati, G. Rinaudo, M. Vigone, A.E. Werbrouck), j[ + energy spectrum and branching 
ratio of thè x‘ decay, Nuovo Cimento, 35, 1965, pp. 768-, 

• (con A. De Marco, P. Penengo, A. Borsellino, F. Carlini, M. Piani, M.T. Tuccio), Stochastic 

models and fluctuations in reversai time of ambigous figures, Perception, 6, 1977, pp. 645- 
656. 

• (con A. Borsellino, F. Carlini, M. Piani, M.T. Tuccio, A. De Marco, P. Penengo), Ejfects of 

visual angle of perspective reversai for ambiguous patterns, Perception, 11, 1982, pp. 263- 
273. 

• (con A. De Marco, R. Micheletto, P. Violino), Development ofan optical scanning tunneling 

microscopy, Optics Communications, 95, 4-6, 1993, pp. 210-214. 

• (con C. Bonazzola, G. Ciocchetti, E. Conte, A. De Marco, M. Maringelli), Possible appli- 

cation ofthe optical tunnel effect to membrane biophysics, Eur. Biophys. J., 12, 1985, pp. 
51-55. 

• (con T. Todros, C. Rosso, R. Pisani, I. Gagliardi), Analysis ofDoppler signal in fetal blood 

flow measurement: a reproducibility study, Journal d’échographie et de médecine ultra-so- 
nore, 6, 1985, pp. 297-299. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di 
Scienze MFN, F1-F201, n. matr. F132, p. 132; Verbali di Laurea di Matematica e Fisica 
dal 12.11.1948 al 14.3.1960, p. 122. 


A.M.C. 


Maria Vigorie 

1929 

Fisica 


L’inizio della carriera di Maria Vigone è raccontato nell’introduzione {Gruppo lastre): 
è infatti una delle due neo laureate che nel 1952 analizzano lo stack di emulsioni nucleari 
portate a Torino da Gleb Wataghin, dando così origine al gruppo che per primo a Torino 
svolse attività di ricerca nel campo della fisica sperimentale delle particelle elementari. 

Nata a Chivasso il 30 giugno 1929 da Emilio e da Carolina Casale, si laurea in Fisica 
il 10 luglio 1952 con una tesi sulla Produzione di neutroni nell’atmosfera per effetto dei 
raggi cosmici, relatore il prof. Gleb Wataghin. Ha una media di 108.5 ma si laurea con 
110/110 senza lode perché il prof. Wataghin, che era un grande fisico e un ricercatore 
entusiasta che sapeva anche comunicare entusiasmo, ma viveva in un mondo tutto suo, 
nel giorno della laurea era assente. 

E assunta come dipendente dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) dal 1° 
luglio 1954 e dall’Università di Torino come assistente dal 1° dicembre 1955. Il 20 aprile 
1960 consegue la libera docenza in Fisica Superiore, poi confermata il 28 luglio 1966. 

Ricopre, fino al 1996/97, diversi incarichi di insegnamento e nel 1981 viene nomi- 
nata professore associato di Fisica Sperimentale. 

Inizia l’attività di ricerca, come si è detto, nel 1952, analizzando emulsioni nucleari 
esposte ai raggi cosmici e studiando in particolare le interazioni dei mesoni di alta energia. 

Insieme con Anna Debenedetti e Carla Maria Garelli organizza un laboratorio per 

10 scan e la misura delle emulsioni che in poco tempo è in grado di essere competitivo. 
Contemporaneamente, nel 1953, ’54 e ’55 partecipa ai lanci di palloni con pacchi di 
emulsioni nucleari e collabora al loro sviluppo nel laboratorio di Bristol. Fra i risultati 
più importanti ottenuti in questi primi lavori va citata l’osservazione di decadimenti t, 
l’evidenza di produzione associata e lo studio della composizione della parte “leggera” 
dei raggi cosmici. Partecipa anche alla collaborazione internazionale organizzata dal prof. 
Schein per lo studio di interazioni di elevatissima energia (10 12 -10 13 eV). 

Nel frattempo stavano entrando in funzione, prima negli Stati Uniti e poi al CERN, a 
Ginevra, acceleratori di particelle fino a energie di qualche GeV: i raggi cosmici non era- 
no più l’unica sorgente di particelle elementari di alta energia, e con gli acceleratori c’era 

11 grandissimo vantaggio di conoscere l’energia del fascio. Nel 1958 Torino riesce ad avere 
un pacco di emulsioni esposte al Bevatrone di Berkeley (California, USA) con cui Maria 
Vigone e le sue colleghe studiano un problema allora di grande attualità e cioè l’esistenza 
di un K° a vita media lunga, previsto dalla teoria di Murray Gell-Mann e Abraham Pais. 
Una seconda esposizione di emulsioni viene fatta, sempre al Bevatrone di Berkeley, l’an- 
no successivo, al fascio di K' di 1,15 GeV/c, con lo scopo di studiare sistematicamente 
le interazioni dei K\ Il gruppo di Torino determina le sezioni d’urto K-Nucleo in diversi 


1929 


Maria Vigone 


canali e studia in particolare la produzione di iperoni. A Torino viene anche osservato in 
quelle emulsioni il primo esempio di decadimento radiativo della 27. 

Nel 1960 risulta evidente che per avere statistiche maggiori e per poter misurare 
meglio le interazioni è necessario passare alla tecnica delle camere a bolle. Maria Vigone 
dedica un paio d’anni, fra il ’60 e il ’61, alla riorganizzazione del laboratorio, che andava 
attrezzato con proiettori e macchine per la misura stereoscopica delle tracce. Lungo il 
percorso delle particelle cariche si formano infatti nel liquido della camera delle bolle, 
che possono essere fotografate contemporaneamente da più macchine fotografiche, in 
modo da poter ricostruire il percorso della particella nello spazio. 

A parte un primo lavoro sulle interazioni di jt di 6, 11 e 18 GeV/c, Maria Vigone si 
dedica per diversi anni, insieme con il gruppo di Torino che nel frattempo si era ingran- 
dito, allo studio dei decadimenti dei mesoni K + . Vengono usati film di camera a bolle a 
idrogeno e liquido pesante e si studiano in grande dettaglio i decadimenti leptonici, il 
decadimento non leptonico in un pione carico e due pioni neutri e alcuni decadimenti 
rari. Fra questi ultimi, la ricerca del decadimento Ke4 porta all’osservazione, nel 1963, 
dei primi esempi sicuri di questo decadimento. 

I primi studi sui K vengono portati avanti interamente a Torino, ma per analizzare 
con dettaglio ancora maggiore i decadimenti leptonici e ottenere quindi risultati che po- 
tessero confermare o meno le teorie sulle interazioni deboli, erano necessarie statistiche 
non più ottenibili in un laboratorio solo. Torino entra così a far parte di collaborazioni 
internazionali sempre più grandi. Per lo studio dei K + in particolare, la collaborazione X2 
comprendeva nove laboratori europei per un totale di circa 30 fisici. Adesso sembrano 
numeri piccoli, ma allora voleva dire cambiare completamente il modo di lavorare. Non 
erano più i tempi in cui si seguiva l’esperimento dal lancio dei palloni, allo sviluppo delle 
emulsioni, alla loro analisi: il lavoro diventava più impersonale, ci si sentiva sempre meno 
coinvolti e sovente si dovevano subire decisioni sulle quali non si era d’accordo. 

A causa di questo cambiamento, che ha poi portato alle attuali collaborazioni di deci- 
ne di laboratori e migliaia di fisici, l’interesse di Maria Vigone per la fisica delle particelle 
si indebolisce tanto che decide di non partecipare ad altre ricerche e, nel 1995, anticipa 
il pensionamento. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con G. Bertolino, A. Debenedetti, G. Lovera), Sui jets di mesoni nelle emulsioni nucleari. 

Nuovo Cimento, 10, 1953, pp. 991-. 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, G. Lovera, L. Tallone), An analysis oftwo positive x 

mesons, Nuovo Cimento, 11, 1954, pp. 420-, 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, L. Tallone), A V-event associated u>itb a star from which 

a K-meson is emitted, Nuovo Cimento, 12, 1954, pp. 369-. 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, L. Tallone), An analysis of three K-mesons ejected from 

stars. Nuovo Cimento, 12, 1954, pp. 374-. 


• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, L. Tallone), An unstable fragment and a positive x-meson 

emitted in a nuclear disintegration, Nuovo Cimento, 12, 1954, pp. 466-. 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, L. Tallone), A negative Hyperon decaying in flight. Nuo- 

vo Cimento, 12, 1954, pp. 952-. 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, L. Tallone, G. Wataghin), On narrow showers ofpairs ofl 

charged particles. Nuovo Cimento, 12, 1954, pp. 954-. 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, L. Tallone), Detailed analysis and discussion ofltwo nar- 

row showers ofpairs of charged particles. Nuovo Cimento, 2, 1955, pp. 220-. 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, L. Tallone), Two examples ofa star emitting two heavy 

unstable particles. Nuovo Cimento, Suppl. al voi. 2, 1955, pp. 249-. 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, L. Tallone, G. Wataghin), A high energy shower, Nuovo 

Cimento, 3, 1956, pp. 226-. 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, L. Tallone), A high energy nuclear interaction, Nuovo 

Cimento, 4, 1956, pp. 1142-. 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, L. Tallone), A study on electromagnetic showers in nu- 

clear emulsions, Nuovo Cimento, 4, 1956, pp. 1 151-. 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, L. Tallone), Data on some heavy particles. Nuovo Ci- 

mento, Suppl. al voi. 4, 1956, pp. 445-. 

• (con R. Cester, A. Debenedetti, C.M. Garelli, B. Quassiati, L. Tallone), On thè charge and 

energy spectrum of heavy primaries in cosmic radiation. Nuovo Cimento, 7, 1958, pp. 371-. 

• (con C.M. Garelli, B. Quassiati), On thè energy determination ofthe heavy primaries. Nuovo 

Cimento, 8, 1958, pp. 371-. 

• (con V. Bisi, R. Cester, A. Debenedetti, C.M. Garelli, B. Quassiati, L. Tallone), Nuclear 

interactions ofneutral K-mesons oflong lifetime. Nuovo Cimento, 9, 1958, pp. 864-, 

• (con V. Bisi, R. Cester, A. Debenedetti, C.M. Garelli, N. Margem, B. Quassiati), Nuclear 

interactions ofneutral K-mesons oflong lifetime. Nuovo Cimento, 12, 1959, pp. 16-. 

• (con C.M. Garelli, B. Quassiati, L. Tallone), Interaction of 1.15 GeV/c K mesons in emul- 

sions. Preliminary results. Nuovo Cimento, 13, 1959, pp. 1294-. 

• (con C.M. Garelli, B. Quassiati), On thè relative abundances of cosmic rays of charge Z&3, 

Nuovo Cimento, 15, 1960, pp. 12 1-. 

• (con C.M. Garelli, B. Quassiati), Possibile interpretation ofan unusual hyperon decay. Nuovo 

Cimento, 16, 1960, pp. 960-. 

• (con C.M. Garelli, B. Quassiati), Interactions of 1.15 K mesons in emulsion I, Nuovo Ci- 

mento, 17, 1960, pp. 786-. 

• (con C.M. Garelli, A. Marzari Chiesa, G. Rinaudo), Interactions of 1.15 K mesons in emul- 

sion III, Nuovo Cimento, 22, 1961, pp. 1152-, 

• Co-operative Emidsion Flight (I.C.E.F. Collaboration), Nuovo Cimento, 1, Suppl. al voi. 4, 

1963, p. 1039. 

• (con M.I. Ferrerò, C.M. Garelli, A. Marzari Chiesa), Inelastic two prong interactions of 18 

GeV/c pions in propane bubbole chamber. Nuovo Cimento, 27, 1963, pp. 1066-, 

• (collab. CERN, Padova, Paris, Torino: con G. Borreani, M.I. Ferrerò, C.M. Garelli), Cor- 

relations in strange particle pairs produced by n of6, 11 and 18 GeV, Nuovo Cimento, 29, 
1963, pp. 339-, 


1929 


Maria Vigorie 


• (con V. Bisi, G. Borreani, R. Cester, A. Debenedetti, M.I. Ferrerò, C.M. Garelli, A. Mar- 

zari Chiesa, B. Quassiati, G. Rinaudo, A. Trabucco), Three examples oftbe K*—> n* Jt'Cv 
decay mod, Physical Review Letters, 10, 1963, pp. 498-. 

• (con V. Bisi, G. Borreani, R. Cester, A. Debenedetti, M.I. Ferrerò, C.M. Garelli, A. Mar- 

zari Chiesa, B. Quassiati, G. Rinaudo, A. Werbrouck), Study oftbe K\y 3 decay spectrum, 
Physical Review Letters, 12, 1964, pp. 490-. 

• (con V. Bisi, G. Borreani, R. Cester, A. Trabucco De Marco, M.I. Ferrerò, C.M. Garelli, 

A. Marzari Chiesa, B. Quassiati, G. Rinaudo, A. Werbrouck), Jt + Energy spectrum and 
branchìng ratio oftbex’ decay. Nuovo Cimento, 35, 1965, pp. 768-. 

• (con V. Bisi, G. Borreani, A. Marzari Chiesa, G. Rinaudo, A. Werbrouck), Kp branching 

ratio and p* energy spectrum, Physical Review, 139, 1965, p. B1068. 

• (con V. Bisi, R. Cester, A. Marzari Chiesa), K* rare decay modes, Physics Letters, 25B, 1967, 

pp. 572-, 

• (collab. Bonn, Durham, Nijmegen, Paris E.P., Strasbourg, Torino: con B. Quassiati, G. 

Rinaudo, A. Werbrouck), Test of quark model predictions in doublé resonance production by 
5 GeV/cTi* mesons on protons, Physics Letters, 28B, 1962, pp. 72-. 

• (collab. Bonn, Durham, Nijmegen, Paris E.P., Strasbourg, Torino: con B. Quassiati, G. Ri- 

naudo, A. Werbrouck), Test ofabsorption model predictions in doublé resonance production 
by 5 GeV/cTi* mesons on protons, Nuclear Physics B7, 1968, pp. 681-. 

• (collab. Bonn, Durham, Nijmegen, Paris E.P., Strasbourg, Torino: con B. Quassiati, G. 

Rinaudo, A. Werbrouck), Decay properties oftheA 2 meson, Nuclear Physics, B16, 1970, 
pp. 221-238. 

FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scienze, 
Fisica F1-F201, n.. matr. FI 13; Verbali di Laurea di Matematica e Fisica dal 12.11. 1948 al 
14.3.1960, p. 83; Fascicolo personale. 


A.M.C. 


Laura Vota Pugni 

1929 

Matematica 


Nata a Torino il 1° agosto 1929 da Cesare e da Vittoria Blandina Migliorerò, seconda 
di quattro figli, Laura Vota consegue la maturità presso il Liceo scientifico di Mortara. 
Nel luglio 1948 si iscrive al corso di laurea misto in Matematica e Fisica dell’Università 
di Torino ma, al terz’anno, chiede e ottiene il passaggio a quello in Matematica pura, che 
frequenta con esiti ottimi, ricevendo due borse di studio dell’Opera universitaria negli 
a.a. 1950-51 e 1951-52. 

Il 15 dicembre 1952 consegue la laurea in Matematica, riportando il punteggio mas- 
simo (110/110), con la tesi Sopra alcune questioni riguardanti le medie e illustrando le 
sottotesi Equilibrio di temperatura nella sfera e formula di Poisson e Cubiche sghembe in 
posizione ottaedrica. Subito dopo è assunta come tecnica avventizia addetta alla Bibliote- 
ca di Matematica per l’anno 1953-54: mantiene tale incarico per un anno, diventando 
quindi assistente incaricata supplente (1954-55). Dal 1° gennaio 1956, in seguito alla 
vincita del concorso, Vota è assistente ordinaria alla cattedra di Matematica finanziaria e 
attuariale tenuta da Ferdinando Giaccardi-Giraud presso la Facoltà di Economia e com- 
mercio dell’Università di Torino. La sua successiva carriera accademica si svolge intera- 
mente in seno a questa Facoltà, ad eccezione di una breve parentesi presso il Politecnico 
di Torino, dove le sono affidati per incarico gli insegnamenti di Geometria analitica con 
elementi di proiettiva (1959-60) e di Geometria I (1960-61). 

Nel 1959 Laura Vota consegue la libera docenza in Matematica finanziaria e attua- 
riale, poi confermatale nel marzo del 1966, con lusinghiera relazione del prof. Giaccardi 
che sottolinea come la sua assistente abbia: 

«adempiuto ai propri impegni scolastici, da quando conseguì la libera docenza, in 
modo soddisfacente, con assiduità e capacità, ed avendo essa pubblicato recentemente 
un importante lavoro che conferma le doti di serietà e di preparazione già riconosciu- 
tele dalla commissione di libera docenza.» 

Presso la Facoltà di Economia e commercio Vota tiene per incarico anche l’insegna- 
mento di Matematica finanziaria nel 1969-70, in seguito alla scomparsa di F. Giaccardi- 
Giraud, e quello di Matematica generale dal 1968 al pensionamento nel 1972. 

Al settore della matematica attuariale e della statistica si riferisce la maggior parte 
della sua produzione scientifica, che consta di una quindicina di lavori su temi di mate- 
matica finanziaria, sulle medie integrali e sul calcolo grafico delle medie, estendendo al 
caso di più variabili la rappresentazione geometrica di Oscar Chisini, oltre a un’elegante 
generalizzazione degli indici di concentrazione. 


1929 


Laura Vota Pugni 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• Medie integrali, Rendiconti del Seminario Matematico dell’Università e del Politecnico di 

Torino, 12, 1952-53, pp. 283-292. 

• Alcune osservazioni: 1) sulla formula di Hattendorf 2) sulla "funzione capitale di ammorta- 

mento vitalizio " e riserva matematica. Quaderni dell’Istituto di Matematica Finanziaria, 
1953. 

• Di una generalizzazione degli indici di concentrazione. Quaderni dell’Istituto di Matematica 

Finanziaria, 51, 1955. 

• Sul calcolo grafico delle medie. Quaderni dell’Istituto di Matematica Finanziaria, 56, 1955. 

• Sulla estensione dei concetti di media e di composizione delle medie ai punti di un Sn, Quader- 

ni dell’Istituto di Matematica Finanziaria, 68, 1958. 

• Estensione all’ammortamento vitalizio della formula di Makeham sui prestiti. Quaderni del- 

l’Istituto di Matematica Finanziaria, 69, 1958. 

• Note su alcune disuguaglianze. Quaderni dell’Istituto di Matematica Finanziaria, 70, 1958. 

• Di alcune limitazioni che interessano la matematica finanziaria. Quaderni dell’Istituto di 

Matematica Finanziaria, 71, 1958. 

• Alcune osservazioni inerenti al premio unico necessario per garantire la corresponsione di una 

rendita vitalizia in caso di sopravvenuta invalidità, Quaderni dell’Istituto di Matematica 
Finanziaria, 72, 1958. 

• Relazioni su due tipi particolari di medie, Quaderni dell’Istituto di Matematica Finanziaria, 

74, 1958. 

• Sul calcolo del tasso di una rendita certa. Quaderni dell’Istituto di Matematica Finanziaria, 

75, 1959. 

• Applicazioni finanziarie della disuguaglianza di Tchebycheff, Quaderni dell’Istituto di Mate- 

matica Finanziaria, 76, 1959. 

• Applicazioni finanziarie di alcune disuguaglianze ed andamento di alcune funzioni attuariali. 

Quaderni dell’Istituto di Matematica Finanziaria, 77, 1959. 

• Generalizzazione di un teorema di Sibirani, Quaderni dell’Istituto di Matematica Finanzia- 

ria, 81, 1959. 

• Osservazioni su un noto problema di minimo. Quaderni dell’Istituto di Matematica Finan- 

ziaria, 20, 1965. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, Matematica-Fisica, da MF 401 a MF 597, n. matr. MF 532; Verbali di laurea 
Fisica-Matematica dal 12.1 1.1948 al 14.3.1960, p. 97, Fascicolo personale. 


Liliana Zappi 

1929 

Scienze della Terra 


Liliana Zappi nasce a Torino il 30 novembre 1929, secondogenita di Alberto Zappi, 
maestro elementare, e di Maria Giuseppina Cazzano. Svolge quasi tutto il suo percorso 
scolastico a Torino, fino all’università, ad eccezione del periodo di sfollamento dal 1943 
al 1945. Di famiglia antifascista, in questi anni partecipa, insieme alla madre e al fratello, 
alla lotta partigiana per la liberazione nelle file della VI Divisione Giustizia e Libertà, che 
operava nel Canavese, ottenendo per questo la Croce al Merito di Guerra. 

Il grande interesse per il campo naturalistico la porta a iscriversi alla Facoltà di Scienze 
MFN, scegliendo il corso di studi in Scienze Naturali, dove si laurea il 30 novembre 1954 
con punti 106/110 e dignità di menzione, discutendo una tesi di carattere geo-paleonto- 
logico dal titolo Stratigrafia e fauna di Castel Verrua-Savoia ( Crescentino, VC), diretta da 
Costantino Socin dell’Istituto di Geologia e Paleontologia dell’Università di Torino. 

Appassionata di sci, negli anni 1950-53 partecipa a numerose competizioni in Italia e 
all’estero, tra cui i campionati universitari italiani e internazionali, e dal 1951 è chiamata 
a far parte della squadra azzurra di sci alpino, che però abbandonerà dopo la laurea. 

Dal 1° novembre 1954 al 30 novembre 1958 è nominata assistente volontaria presso 
la cattedra di Geologia della Facoltà di Scienze MFN dell’Università di Torino, diventa 
poi assistente straordinaria dal dicembre del 1958 al 31 gennaio 1962 e infine assistente 
volontaria presso la cattedra di Paleontologia dal 15 maggio 1963 al 31 ottobre 1965. 
Durante il periodo di assistentato, oltre al lavoro di ricerca in campo geologico e paleon- 
tologico, svolge attività didattica con gli studenti del corso di laurea di Scienze naturali, 
seguendo soprattutto i laboratori di Micropaleontologia. Esegue rilevamenti sul terreno 
nella Valle di Champorcher e nella Valle Vermenagna (l’area rilevata è situata sul fianco 
sinistro della valle da Vernante fino a Palanfrè e Roaschia ed è inserita nella Carta del 
Massiccio dell’ Argenterà). Partecipa, inoltre, a convegni e congressi in campo geologico 
e micropaleontologico. 

Contemporaneamente all’attività universitaria, sia per la difficoltà di avanzamento 
nella carriera universitaria per le donne (siamo negli anni 1955-60), sia per motivi eco- 
nomici, porta avanti l’insegnamento in vari tipi di scuola media superiore. Nel 1961 
vince il concorso per l’insegnamento di Scienze, chimica e geografia nei licei, viene no- 
minata a Sassari ed è costretta a interrompere l’attività universitaria, che riprenderà solo 
parzialmente dal 1963 al 1965, per poi abbandonarla definitivamente e dedicarsi a un 
altro tipo di ricerca: quella in didattica dell’insegnamento scientifico. Nel 1963 ottiene il 
trasferimento al Liceo classico V. Alfieri di Torino, dove rimane fino al 1983, anno in cui 
vince il concorso per l’Istituto Regionale di Ricerca, Sperimentazione e Aggiornamento 
educativo (IRRSAE, attuale IRRE). Qui lavora fino al pensionamento nel 1992. 


1929 


Liliana Zappi 


Nel periodo successivo all’ingresso in ruolo Zappi continua l’attività scientifica, che 
si sviluppa in due direzioni: l’una nel campo dell’innovazione dell’insegnamento delle 
discipline scientifiche (biologia, chimica e geografia-geologia), un insegnamento di tipo 
sperimentale incentrato soprattutto sull’uso didattico del laboratorio, sull’osservazione 
diretta e sulle uscite sul territorio; l’altra nell’ambito di ricerche con gli studenti su temi 
di attualità. 

Per innovare il metodo di insegnamento partecipa a vari corsi di aggiornamento, 
realizza corsi-pilota autorizzati dal Ministero della P.I. e fa parte del gruppo di lavoro 
formato da docenti universitari e di scuola secondaria torinesi interessati ai problemi 
della didattica delle discipline scientifiche costituitosi all’inizio del 1977 per iniziativa del 
Cedospea (Centro di documentazione, sperimentazione e aggiornamento) della Provin- 
cia di Torino. Collabora inoltre con il CeSeDi (Centro Servizi Didattici) della Provincia 
di Torino (di cui è stata anche membro del Comitato scientifico), con gli Assessorati 
alla Cultura e all’Ambiente della Regione Piemonte e con Associazioni disciplinari quali 
l’ANISN (Associazione Nazionale Insegnanti Scienze Naturali) e l’AIIG (Associazione 
Italiana Insegnanti Geografia), partecipando ai loro convegni e congressi, nei quali pre- 
senta comunicazioni di esperienze e proposte innovative di insegnamento. Fra l’altro, 
organizza e partecipa alle attività della sezione torinese della FNISM (Federazione Nazio- 
nale Insegnanti Scuola Media) riguardanti la ricerca didattica, la professionalità docente, 
i problemi di grande attualità per la scuola e la società e fa parte del gruppo Ambiente, 
che si occupa soprattutto di educazione all’ambiente e alla sostenibilità. 

Nel lavoro con gli studenti nell’anno 1973-74 svolge, con la classe III D del Liceo 
classico Alfieri, insieme al collega di storia e filosofia Carlo Ottino, una ricerca dal titolo: 
Torino: sviluppo e contraddizioni di una città industriale, raccolta in un volume datti- 
loscritto di 140 pagine. Nell’anno scolastico successivo, sempre con una terza e con il 
collega Ottino, porta avanti un altro studio dal titolo Torino: problemi dell’emarginazione 
sociale, presentato in un volume dattiloscritto di 129 pagine. 

Durante il servizio all’IRRSAE/IRRE fa parte sia del gruppo che si occupa dell’Educa- 
zione all’ambiente, partecipando all’organizzazione dei corsi a Pracatinat in collaborazione 
con l’assessorato all’ambiente della Regione Piemonte, sia del gruppo di lavoro per il piano 
pluriennale di aggiornamento sui nuovi programmi della scuola elementare, di cui è il 
coordinatore e curatore delle pubblicazioni {Materiali per il corso introduttivo-. Scienze, libro 
e dossier), sia infine del progetto Innovazione e metodologia della ricerca didattica e del Con- 
siglio di redazione del giornale IRRSAE Scuola e Innovazione, dove pubblica vari articoli. 

Negli ultimi anni continua a interessarsi di educazione all’ambiente e di innovazione 
metodologico-didattica. Come membro del direttivo della sezione torinese della FNISM 
partecipa all’organizzazione di convegni e giornate di studio rivolti agli insegnanti dei 
vari ordini di scuola e di tutte le discipline su differenti tematiche: «Il diritto all’appren- 
dimento nella scuola che cambia» (ottobre 2003), «L’uomo e gli altri animali, Verso un 
cambiamento culturale e comportamentale» (novembre 2004), «Catastrofi: L’uomo e i 
grandi eventi che ne sconvolgono l’esistenza» (marzo 2006), «Note ... sul registro, Cul- 
tura musicale a scuola: la grande assente» (marzo 2007). 

Rivolge anche la sua attenzione ai corsi di aggiornamento per gli insegnanti e come 
docente partecipa ai corsi organizzati dalla FNISM in alcune province, in collaborazione 


Scienze della Terra 


con l’Assessorato all’ambiente della Regione Piemonte: «Le metodologie interattive, in 
particolare la metodologia dei giochi di ruolo nell’educazione all’ambiente» (1996) e 
«Mettiamoci in gioco. Metodologie per l’educazione all’ambiente. I rifiuti: un problema 
di tutti» (1998). Inoltre partecipa all’organizzazione e al coordinamento di altri corsi di 
aggiornamento per insegnanti di scuola superiore, preparando materiali didattici da uti- 
lizzare con i docenti partecipanti al corso o, successivamente, dagli stessi a scuola con gli 
studenti, tra cui: «Bioetica, Ambiente, Informazione. Dalla ricerca alla didattica» (mar- 
zo-aprile 2002); «Nuove questioni di bioetica: frontiere biologiche e libertà individuali» 
(settembre-novembre 2004). 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• II Cretaceo subbrìanzonese dell’Alta Val Grande (Alpi Marittime), Atti dell’Accademia Nazio- 

nale Lincei, Rend. Scienze FMN, 28, 1960, pp. 876-882. 

• Il Pliocene di Castel Verrua, Atti Società Italiana Scienze Nat., C, 1961, pp. 73-204, tav. 

IX-XIV. 

• (con A. Alesina, F. Campanino), La “Zona dei Flyscb” compresa tra l’Alta Val Vermenagna e 

la Valle di Roaschia (Alpi Marittime — Cuneo), Bollettino della Società Geologica Italiana, 
83, 1, 1964, pp. 1-20, tav. I-III. 

• (con M. Sampò, P.G. Caretto), Les Foraminifères de “l’Astien”, Giornale di geologia, 35, 

1968, pp. 277-293. 

• Partecipazione al rilevamento sul terreno per la costruzione della Carta geologica del Mas- 

siccio dell’Argentera, scala 1:50.000, pubblicata in occasione del 64° Congresso della 
Società Geologica Italiana (settembre 1967), in R. Malaroda, Memorie Società Geologica 
Italiana, 9, 1970, pp. 557-663. 

• (con A. Bertolino, M. Caccia, L. Campanaro), La zona allo sbocco della Valle di Susa: geo- 

grafia fisica, economica ed umana. Lezione itinerante n. 1 nel campo delle Scienze Naturali, 
Centro Servizi Didattici, Assessorato all’Istruzione della Provincia di Torino, 1982, pp. 
1 - 66 . 

• (con C. Binelli), Gli aspetti fisico-geografici, Itinerari didattici sperimentali nel Parco Orsie- 

ra-Rocciavré, Assessorato alla Cultura Regione Piemonte, 1982, pp. 57-73. 

• (con A. Bertolino, M. Caccia, L. Campanaro), Val Vermenagna — Val Grande di Vernante 

— Bosco di faggio di Palanfré: geografia fisica, economica ed umana di una zona del Cuneese, 
Lezione itinerante n. 2, Laboratorio della Riforma, Assessorato all’Istruzione della Provin- 
cia di Torino, 1985, pp. 1-208. 

• (con M. Caccia), Bussola in mano e mappa sul banco, La vita scolastica, Firenze, Giunti 

Marzocco, 10, 1988, pp. 9-11. 

• (con M. Mondino, a cura di), Progetto Ambiente Pracatinat 1985-1986, IRRSAE Piemon- 

te, Regione Piemonte, 1990, Quaderno n. 7, 1, pp. 1-180, 2, pp. 1-175. 

• (con M. Caccia, L. Campanaro), L’insegnamento della biologia. Terra e dintorni, suppl. n. 

3, 1990, pp. 16-21. 

• (con A. Giannetti Ossola, a cura di), Un tema interdisciplinare: i concetti di modello, IRR- 

SAE Piemonte, Casale M.to (Al), ed. Piemme, 1990, pp. 1-1 15. 


1929 


Liliana Zappi 


• (M.T. Colonna, M. Mondino, A. Ravasio, a cura di), Educazione ambientale. Convegno Ln- 

ter IRRSAE, Torino-Pracatinat (13-14 novembre 1989), IRRSAE Piemonte, Casale M.to 
(Al), ed. Piemme, 1991, pp. 1-143. 

• (con L. Campanaro, B. Ricci), L’acqua e il fiume Po, Centro Servizi Didattici, Assessorato 

all’Istruzione della Provincia di Torino, 1992, pp. 1-315. 

• (con il Gruppo Ambiente FNISM, C. Calcagno, A. Ballone, L. Brizzolara, M. Caccia, E. 

Camino, G. Helmann, L. Poli), I rifiuti: un problema di tutti, Gioco di ruolo sullo smal- 
timento dei rifiuti, Torino, ed. Gruppo Abele, 1993, pp. 1-58. 

• (con M. Caccia), La didattica della biologia: spunti per un dibattito, Naturalmente, 6, 3, 

1993, pp. 47-51. 

• (con G. Pozzo, a cura di), La ricerca-azione. Metodiche, strumenti, casi, Torino, Bollati Bo- 

ringhieri, 1993, pp. 1-124. 

• (con C. Calcagno, M. Caccia), Perché un gioco di ruolo?. Naturalmente, 9, 1, 1996, pp. 29- 

30. 

• (con M. Caccia), Lntorno alla scuola e ... oltre, Gioco di ruolo per un ambiente sostenibile, 

ed. Talia, 1998, pp. 40-68. 

• (con M. Caccia), Educazione ambientale: proposte didattiche, in Progetto Gev (Guardie Eco- 

logiche Volontarie), Assessorato Ambiente Regione Piemonte, quaderno GEV, 9, 1998, 
pp. 1-34. 

• (con M. Caccia), L’educazione ambientale e il progetto GEV ( Guardie Ecologiche Volontarie), 

Naturalmente, 11, 4, 1998, pp. 53-55. 


FONTI ARCHIVISTICHE 

Archivio Storico dell’Università di Torino: Registro di Carriera Scolastica della Facoltà di Scien- 
ze MFN, SN 202-400, n. matr. SN 327; Verbali di Laurea in Chimica, Chimica industriale 
e Scienze Naturali dal 14.1 1.1947 al 12.7.1955, p. 274; Fascicolo personale. 


Ottavia Borello 

1930 

Fisica 


Nata a San Paolo (Brasile) il 25 agosto 1930, si laurea in Fisica alPUniversità di San 
Paolo nel dicembre 1952. Il 27 novembre 1959 consegue il dottorato in Fisica con una 
tesi dal titolo Adsorbimento dì fotoni nella zona 10-20 MeV. Dal giugno 1952 al settem- 
bre 1961 è dipendente del Dipartimento di Fisica di San Paolo, dove svolge attività di 
insegnamento e di ricerca. Dal marzo 1960 all’agosto 1961, con una borsa di studio del 
Conselho Nacional de Pesquisas del Brasile, trascorre un periodo di studio alPUniversità 
di Torino, per condurre ricerche sulle reazioni fotonucleari. Nel settembre 1961, per 
ragioni di famiglia, rassegna le dimissioni dal ruolo di «assistente dottore» dell’Università 
di San Paolo e si trasferisce definitivamente a Torino. 

Qui è assunta dall’Università come assistente straordinario dal 1° novembre 1961. 
Si trasferisce poi al Politecnico di Torino, dal novembre 1967, prima come assistente e 
professore incaricato, e successivamente, dal 31 luglio 1985, come professore associato. 
Al Politecnico tiene per molti anni il corso di Fisica I per gli studenti di Ingegneria Elet- 
tronica. Dal 1° novembre 1997 è fuori ruolo e dal 1° novembre 2000 è in pensione. Per 
circa tre anni dopo la pensione continua la collaborazione con il Politecnico, facendo 
parte della Commissione Orari e Aule. 

L’attività di ricerca di Ottavia Borello, iniziata in Brasile, riguarda in un primo tempo 
problemi di fisica nucleare. Gran parte dei suoi lavori, fino all’inizio degli anni Sessanta, 
è dedicata in particolare allo studio di reazioni fotonucleari. Dopo il trasferimento al Po- 
litecnico, sposta gradatamente la sua attività sullo studio dei raggi cosmici, interessandosi 
soprattutto alla variazione della radiazione cosmica in relazione ai cicli solari. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con M.D. De Sousa Santos, J. Goldenberg), Estudio dereacoes 70 Ge(y,n) 69 Ge e 76 Ge(y,n) 75 Ge, 

An. Academia Brasil Ciencias, 27, 1955, pp. 413-. 

• (con M.D. De Sousa Santos, J. Goldenberg), Estudio dereacoes 39 K(y,nf s K e 3S K(y,nf 4 K, 

An. Academia Brasil Ciencias, 27, 1955, pp. 417-. 

• (con J. Goldenberg, J.L. Lopes, M.D. De Sousa Santos, R.R. Pieroni, S.S. Villaca), Studies 

on thè nuclear Photo-effect, An. Academia Brasil Ciencias, 27, 1955, pp. 437-. 

• Ahsorcao de fotons na regiao de 10-20 MeV.Medicoes no 1S P 31 e no 59 Pd 41 , Revista de la Union 

Matematica Argentina y de la Associacion Fisica Argentina, 19, 1961, pp. 25 1 -. 

• (con S. Costa, F. Ferrerò), The E.C./fì Ratio in Pr 159 , Nuclear Physics, 27, 1961, pp. 25- 

27. 


1930 


Ottavia Borello 


• (con F. Ferrerò, R. Malvamo, A. Molinari), Forward asymmetry in thè photoneutron angular 

distribution, Nuclear Physics, 31, 1962, pp. 53-64. 

• (con G.C. Bonazzola, S. Costa, S. Ferroni), Photodisintegration ofSulphur in th 30-80 MeV 

range , Nuclear Physics, 34, 1962, pp. 637-643. 

• (con R. Dall’Acqua, G. Lovera, P.G. Tedde), Studio dosimetrico, sperimentale e teorico, delle 

isodosi nella tecnica pendolare applicata alla regione mammaria in telecobaltoterapia, Nun- 
tius radiologicus, 25, 10, 1969, pp. 913-934. 

• (con G. Lovera, E. Mezzetti-Minetti, P.G. Tedde), The effect of mutuai overlap ofadjacent 

grans in grain countingìn nuclear emulsion, Nuclear Instruments and Methods, 87, 1970, 
pp. 93-99. 

• (con G. Lovera, E. Mezzetti-Minetti, V. Mussino, P.G. Tedde), Reazione 69 Cu(n,a) 60 Co 

prodotta da neutroni da 14 MeV, Atti e Memorie dell’Accademia Nazionale di Scienze, 
Lettere ed Arti di Modena, 6, 16, 1974, pp. 57-75. 

• (con G. Lovera, C. Oldano, P.G. Tedde), Variation ofthe cosmic ray intensity and data in 

thè solar activity cycle N.19, Lettere al Nuovo Cimento, 1 1, 1974, pp. 29-32. 

• (con G. Lovera, V. Mussino, P.G. Tedde), Periodicità nell’intensità della radiazione cosmica 

e l’indice geomagnetico K p durante il ciclo solare 1954-1964, Rivista Italiana di Geofisica e 
Scienze affini, 3, 1-2, 1976, pp. 49-55. 

• (con G. Lovera, V. Mussino, P.G. Tedde), Oscillazione di 27 giorni nell’intensità della radia- 

zione cosmica e nell’indice geomagnetico durante l’ultimo ciclo solare, Rivista Italiana di 
Geofisica e Scienze affini, 4, 1977, pp. 23-33. 

• (con G. Lovera, V. Mussino, P.G. Tedde), L’attività solare e i suoi effetti sulla radiazione 

cosmica. Atti e Rassegna tecnica della Società degli Ingegneri ed Architetti in Torino, 32, 
1978, pp. 173-176. 

• (con G. Lovera, V. Mussino, P.G. Tedde), Recurrence ofabout 27 days in thè Forbush decrease 

ofthe cosmic-ray intensity. Rivista Italiana di Geofisica e Scienze affini, 5, 1978-1979, pp. 
134-144. 

• (con G. Lovera, V. Mussino, P.G. Tedde), Periodicità nell’intensità della radiazione cosmica 

e l’indice geomagnetico ff durante il ciclo solare N.20, Atti e Memorie dell’Accademia Na- 
zionale di Scienze, Lettere ed Arti di Modena, 6, 20, 1978, pp. 63-73. 

• (con G. Lovera, V. Mussino, P.G. Tedde), Periodicity ofabout 27 days in thè cosmic-ray inten- 

sity and in thè K data during thè solar cycle N. 18, Revista Brasileira de Fisica, 11,2, 1981, 
pp. 359-373. f 

• (con G. Lovera, V. Mussino), 13 days Oscillation in thè cosmic-ray Intensity, Revista Brasilera 

de Fisica, 11,3, 1981, pp. 653-656. 

• (con G. Lovera, V. Mussino), Cosmic-ray 13 days Oscillation and Two-sector Interplanetary 

Magnetic Field, Lettere al Nuovo Cimento, 35, 1982, pp. 327-330. 

• (con V. Mussino), Periodicity ofabout 13 days in thè cosmic-ray intensity during thè solar cycle 

N.18, 19 and 20, Revista Brasileira de Fisica, 12, 4, 1982, pp. 599-610. 

• (con G. Lovera, V. Mussino), Correlation of cosmic-ray intensity with geomagnetic K in- 

dex and Solar-Magnetic-Field-Reversal, Lettere al Nuovo Cimento, 37, 8, 1983, pp. 312- 
314. 


Fisica 


(con G. Lovera, O. Filisetti, V. Mussino), Decrementi di Forbish e Oscillazioni di 27 giorni 
della Radiazione Cosmica, Atti e Memorie dell’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere ed 
Arti di Modena, 7, 2, 1985, pp. 143-149. 

(con G. Lovera, V. Mussino, M. Parisi, M. Storini), Geomagnetic respons to high-speed solar 
wind streams, Terra Cognita, 7, 2-3, 1987, pp. 552-. 

(con G. Lovera, V. Mussino, M. Parisi, M. Storini), On thè geomagnetic response to high- 
speed solar wind streams, Annales Geophysicae, 6, 1988, pp. 627-634. 

(con M. Storini, V. Mussino, M. Parisi), Correlative analysesfor Geomagnetic indices, cosmic- 
ray Intensities and Sunspots numbers recorded since 1937, Revista Brasileira de Geofisica, 8, 
1990, pp. 53-58. 

(con V. Mussino, M. Parisi, M. Storini), Long-term variation in thè geomagnetic activity 
level: A connection with solar activity, Annales Geophysicae, 10, 1992, pp. 668-675. 

(con V. Mussino, M. Parisi, M. Storini, H. Nevan Linna), Long term variation in thè geo- 
magnetic activity level, Part II. Ascending phases ofSunspot cycles, Annales Geophysicae, 12, 

1994, pp. 1065-1070. 

(con M. Storini, V. Mussino, J. Sykora), Aspects of thè long term cosmic ray modulation, 
Part I. Solar Cycle ascending phases and associated green corona features. Solar Physics, 157, 

1995, pp. 375-387. 

(con V. Mussino, M. Storini), Testing Halo cycles effects on cosmic-ray modulation , Procee- 
dings of thè I6 th European Cosmic-Ray Symposium, Alcalà de Henores (Spagna), 20-24 
luglio 1998, pp. 91-94. 

(con V. Mussino), Cosmic ray diurnal variation during thè 1964-1992 Epoch, XXIV Inter- 
national Cosmic Ray Conference, Roma 1995, contributed papers n. 592, 595, p. 592. 


A.M.C. 


307 


Rosanna Cester 

1930 

Fisica 


Nata a Cordovado (Pordenone) il 9 settembre 1930 da Giovanni e da Amelia Guerra, 
si laurea in Fisica all’Università di Padova nel 1953 con una tesi di fisica nucleare teorica, 
diretta da E. Clementel. Dopo la laurea ottiene una borsa di studio per gli Stati Uniti, 
e trascorre un periodo di studio e ricerca a Rochester. Tornata in Italia nel 1956, viene 
assunta come ricercatore dall’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) nella Sezione 
di Torino. 

Il 20 luglio 1962 consegue la libera docenza in Fisica superiore; nello stesso anno 
passa all’Università di Torino, in un primo tempo come professore incaricato e poi (dal 
1964) come assistente. Nel 1969 ottiene la conferma della libera docenza. Nella Facoltà 
di Scienze di Torino le vengono affidati diversi incarichi di insegnamento, fra cui quelli 
di Fisica superiore, Calcolo delle probabilità e statistica e Fisica generale. 

Dall’ottobre 1973 al dicembre 1977 è visiting associate professor e researcb pbysicist 
all’Università di Princeton (Stati Uniti). Nel 1978 torna a essere dipendente INFN. Dal 
novembre 1983 al maggio 1984 è scientific associate al CERN. Nel 1987, essendo risul- 
tata vincitrice di un concorso a cattedra, viene chiamata dalla Facoltà di Scienze MFN 
dell’Università di Torino sulla cattedra di Fisica delle particelle elementari. Dal 1990 è 
professore ordinario. Dal 1993 al 1995 è direttore del corso di perfezionamento in Fisica 
e Astrofisica nucleare e subnucleare dell’Università di Torino. 

Svolge attività di ricerca soprattutto nel campo della fisica sperimentale delle particel- 
le elementari e dei raggi cosmici. 

Fra il 1960 e il 1967 studia con tecniche visualizzanti (emulsioni nucleari e film di 
camere a bolle) la componente pesante dei raggi cosmici e le proprietà delle particelle 
strane. Lo studio della fenomenologia della stranezza costituiva allora uno dei soggetti di 
ricerca più interessanti e di frontiera. 

Durante il periodo di permanenza all’Università di Princeton e a Torino partecipa a 
esperimenti agli acceleratori di Brookhaven e del CERN, per studiare le proprietà degli 
Ipernuclei, le caratteristiche del sistema K°-(anti)K° e le proprietà delle particelle con 
numero quantico cbarm, allora di recente scoperta. Lo studio degli ipernuclei, ossia di 
nuclei nei quali un protone o un neutrone è sostituito da un barione strano, allora nella 
sua fase pionieristica - alla quale i gruppi di Brookhaven e Torino hanno dato contributi 
fondamentali - costituisce tuttora un mezzo assai potente per comprendere la struttura 
dell’interazione forte. Lo studio dei mesoni K neutri, inizialmente motivato dalla stu- 
pefacente fenomenologia del mixing, aveva ricevuto un grande impulso dalla scoperta, 
avvenuta pochi anni prima per merito di un gruppo di Princeton guidato da V.L. Fitch 
e J.W. Cronin, della violazione della simmetria CP fra materia e antimateria, uno degli 


Fisica 




aspetti più misteriosi e affascinanti di tutta la fenomenologia delle interazioni deboli. 
Lo studio del cbarm costituisce un caso quasi unico di ponte fenomenologico fra l’inte- 
razione forte e quella debole: di uno degli esperimenti su questo soggetto, svolto preso 
l’acceleratore del Fermilab, Rosanna Cester è stata spokesperson. 

Dal 1979 è a capo di un gruppo di ricerca presso l’Università di Torino, che ha preso 
parte a una serie di esperimenti al CERN e al Fermilab (USA). Questi esperimenti, il cui 
scopo è lo studio della spettroscopia del cbarmonio, utilizzano una tecnica innovativa che 
ha dato risultati particolarmente significativi. La nuova tecnica, consistente nell’utilizzo 
di un fascio di antiprotoni raffreddati e di un bersaglio a idrogeno gassoso, è stata svi- 
luppata in larga misura dal gruppo di Rosanna Cester in una serie di esperimenti svolti 
fra il 1980 e il 2002 prima al CERN e poi al Fermilab, e ha consentito un notevole salto 
di qualità nella misura accurata dei parametri principali di diversi stati legati dei quark- 
antiquark con cbarm. Rosanna Cester è spokesperson dell’esperimento al Fermilab fra il 
1985 e il 2002. 

Dal 1991 al 1999 Cester partecipa con il suo gruppo all’esperimento NA48 del 
CERN che studia i meccanismi di violazione di CP nel sistema K°-(anti)K°. L’esperimen- 
to, svolto con tecniche raffinate e con un’attenzione particolare alla riduzione degli effetti 
sistematici, ha confermato, con elevato significato statistico, che la violazione di CP è 
presente nelle interazioni deboli, risolvendo un’annosa questione trascinatasi per un paio 
di decenni e consentendo di completare un settore importante del Modello Standard. 

Dal 1997 Rosanna Cester è entrata a far parte del progetto Auger, per lo studio della 
componente di altissima energia dei raggi cosmici. Anche in questo caso, il progetto, cui 
ha contribuito sin dalla fase iniziale con la costruzione di prototipi del rivelatore a fluore- 
scenza e di altre parti importanti dell’apparato sperimentale, si propone di chiarire alcune 
questioni fondamentali legate ad aspetti centrali della teoria del Big Bang, come l’intera- 
zione fra i raggi cosmici di energia ultraelevata e il fondo di radiazione fossile. A questo 
esperimento lavora attivamente ancora adesso, pur essendo in pensione dal 2002. 

Rosanna Cester ha fatto parte per molto tempo di diversi comitati scientifici di confe- 
renze internazionali. Fra gli aspetti caratteristici della sua attività di ricerca ci sono sempre 
stati il profondo interesse per le questioni fondamentali, accompagnato da una notevole 
cura per i dettagli. Si occupa con grande entusiasmo di tutti gli aspetti degli esperimenti, 
dal progetto alla costruzione dell’apparato sperimentale, fino alla raccolta dei dati e al- 
l’analisi dei risultati e alla stesura di rapporti e pubblicazioni scientifiche. La sua capacità 
di attrarre giovani di talento nell’attività del gruppo ha prodotto come risultato una fitta 
schiera di fisici brillanti, da tempo in piena attività in diverse Università ed Enti di ricerca 
italiani, così come al CERN e negli Stati Uniti. 


ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

• (con A. Debenedetti, C.M. Garelli, B. Quassiati, L. Tallone, M. Vigone), On thè charge 

and energy spectrum ofheavy primaries in cosmic radiation. Nuovo Cimento, 7, 1958, pp. 
371-. 

• (con V. Bisi, A. Debenedetti, C.M. Garelli, B. Quassiati, L. Tallone, M. Vigone), Nuclear 

interactions ofneutral K-mesons oflonglifetime. Nuovo Cimento, 9, 1958, p. 864. 


309 


1930 


Rosanna Cester 


• (con V. Bisi, A. Debenedetti, C.M. Garelli, N. Margem, B. Quassiati, M. Vigone), Nuclear 

interactions ofneutral K-mesons oflong lifetime, Nuovo Cimento, 12, 1959, pp. 16-, 

• (con G. Ciocchetti, A. Debenedetti, A. Marzari Chiesa, G. Rinaudo, C. Deney, K. Gott- 

stein, W. Pushel), A “s from Kcapture in emulsion, Nuovo cimento, 22, 1961, pp. 1069-. 

• (con V. Bisi, G. Borreani, A. Debenedetti, M.I. Ferrerò, C.M. Garelli, A. Marzari Chiesa, 

B. Quassiati, G. Rinaudo, A. Trabucco, M. Vigone), Three examples ofthe K*->n* ne*V 
decay mode, Physical Review Letters, 10, 1963, pp. 498-. 

• (con V. Bisi, G. Borreani, A. Debenedetti, M.I. Ferrerò, C.M. Garelli, A. Marzari Chiesa, 

B. Quassiati, G. Rinaudo, M. Vigone, A.E. Werbrouck), Study ofthe K\i } decay spectrum, 
Physical Review Letters, 12, 1964, pp. 490-. 

• (con V. Bisi, G. Borreani, A. De Marco Trabucco, M.I. Ferrerò, C.M. Garelli, A. Marzari 

Chiesa, B. Quassiati, G. Rinaudo, M. Vigone, A.E. Werbrouck), ir* Energy spectrum and 
branching ratio ofthex’ decay, Nuovo Cimento, 35, 1965, pp. 768-. 

• (con V. Bisi, A. Marzari Chiesa, M. Vigone), K* rare decay modes, Physics Letters, 25B, 

1967, pp. 572-, 

• (con R.K. Carnegie, V.L. Fitch, M. Strovink, L.R. Sulak), KfKf mass dijference, Phys. 

Rev., D4, 1971, pp. 1-6. 

• (con R.K. Carnegie, V.L. Fitch, M. Strovink, L.R. Sulak), Selfcontained determination ofthe 

phase ofr\+, Phys. Rev., D6, 1972, pp. 2335-2346. 

• (con C.M. Hoffman, F.C. Shoemaker, M. Strovink), Feasible search far heavy rientrai muons 

predicted by gauge theories, Fermilab-Proposal 0203, Marzo 1973, 103 p. 

• (con R.K. Carnegie, V.L. Fitch, M. Strovink, L.R. Sulak), A self contained determination of 

thè phase ofr\+, PURC-4 159-52, luglio 1973, 39 p. 

• (con L.B. Auerbach, J.M. Dobbs, A.K. Mann, W.K. McFarlane, D.H. White, P.T. Esch- 

struth, G.K. O’Neill, D.E. Yount), Measurement ofthe branching ratios ofK+ (mu2), K+ 
(pi2), K+ (e3), andK*p.3, Phys. Rev., 155, 1967, pp. 1505-, Erratum, ibid., D9, 1974, pp. 
3216-3217. 

• (con, V. Fitch, M. Witherell, R. Turlay), Test of C at small distances, Fermilab-Proposal- 

0302, maggio 1974, 19 p. 

• (con G.C. Bonazzola, T. Bressani, E. Chiavassa, G. Dellacasa, A. Fainberg, M. Gallio, 

N. Mirfakhrai, A. Musso, G. Rinaudo), A Doublé Magnetic Spectrometer for thè Study of 
Hypernuclei Production by K, in Flight, Nucl. Instrum. Meth., 123, 1975, pp. 269-. 

• (con G.C. Bonazzola, T. Bressani, E. Chiavassa, G. Dellacasa, A. Fainberg, M. Gallio, N. 

Mirfakhrai, A. Musso, G. Rinaudo), Production ofC-12 (Lambda) Lambda by K, in Flight, 
Phys. Lett. B53, 1974, pp. 297-. 

• (con A.R. Clark et alit), Exploration of rare muon, induced processesi Addendum II to Fermi- 

lab proposai 203, Fermilab-Proposal-0391, febbraio 1975, 35 p. 

• (con V.L. Fitch, R.W. Kadel, R.C. Webb, J.D. Whittaker, M.S. Witherell, M. May), Limits 

on Production of Charmed Particles by anti-Protons and Pions, Phys. Rev. Lett., 37, 1976, 
pp. 1178-. 

• (con V.L. Fitch, R.C. Webb, M.S. Witherell, R. Turlay, M. May), Search for charm produc- 

tion in 200 GeV/c hadron interactions, Fermilab-Proposal-0567, 1977, 1 1 p. 

• (con V.L. Fitch, R.C. Webb, M.S. Witherell), Search for charm production in 400-GeV/c 

proton interactions, Fermilab-Proposal-0530, gennaio 1977, 8 p. 


• (con V.L. Fitch, R.W Radei, R.C. Webb, J.D. Whittaker, S. Michael Witherell, M. May), Sear- 

ch For Production OfD*, By Pions Near Threshold, Phys. Rev. Lett., 40, 1978, pp. 139-. 

• (con V.L. Fitch, M. Isaila, R.W. Kadel, R.C. Webb, J.D. Whittaker, S. Michael Witherell), 

Description OfA Drift Cbamber System Employed In An Experiment At Brookbaven Natio- 
nal Laboratory, IEEE Trans. Nucl. Sci., 25, 1978, pp. 53-55. 

• (con M. May), A Liquid Hydrogen Cherenkov Counter, IEEE Trans. Nucl. Sci., 25, 1978, 

pp. 522-524. 

• (con V.L. Fitch, R.W Kadel, R.C. Webb, J.D. Whittaker, S. Michael Witherell, M. May), 

Design And Performance OfA Broadband Focusing Cherenkov Counter, IEEE Trans. Nucl. 
Sci., 25, 1978, pp. 525-527. 

• (con V.L. Fitch, R.W Kadel, R.C. Webb, J.D. Whittaker, S. Michael Witherell, M. May), 

Test OfCharge Conjugation Invariance In Anti-P P Interactions, Phys. Rev., DI 7, 1978, 
pp. 1706-1708. 

• (con A.S. Carroll, I.H. Chiang, R.A. Johnson, T.F. Kycia, K.K. Li, L.S. Littenberg, M.D. 

Marx, R.C. Webb, S. Michael Witherell), A Search Por Six Quark States , Phys. Rev. Lett., 
41, 1978, pp. Ili-, Erratum, ibid., 41, 1978, p. 1002. 

• (con R.E. Chrien et alii) , States of C-12(Lambda) formed in thè reaction C-12 (K-,pi-), Phys. 

Lett. B89, 1979, pp. 31-. 

• (on A.S. Carroll, I.H. Chiang, R.A. Johnson, T.F. Kycia, K.K. Li, L.S. Littenberg, M.D. 

Marx, R.C. Webb, S. Michael Witherell), Search For Narrow Anti-P P States, Phys. Rev. 
Lett., 44, 1980, pp. 1572-1575. 

• (con V.L. Fitch, A. Montag, S. Sherman, R.C. Webb, S. Michael Witherell), Results On The 

Performance OfA Broadband Focusing Cherenkov Counter, IEEE Trans. Nucl. Sci., 28, 
1981, pp. 425-428. 

• (con M. May et ali!), Observation OfLevels In (Lambda) C-13, (Lambda) N-14, And (Lamb- 

da) 0-18 Hypernuclei, Phys. Rev. Lett., 47, 1981, pp. 1106-1109. 

• (con V.L. Fitch et alii), Measurement of thè D* production in pion-nucleon interactions at 200 

GeV/c, Phys. Rev. Lett., 46, 1981, pp. 76 1-. 

• (con M. May et alii), Experimental study of thè 2 nucleon System through thè reaction 

d(K,x)2N, Phys. Rev., C25, 1982, pp. 1079-1081. 

• (con W. Bartl et alii), DELPHI: Technical Proposai, DELPHI-83-66-1, CERN-LEPC-83-3, 

LEPC-P-2, maggio 1983, 237 p. 

• (con H. Blumenfeld, M. Bourdinaud, H. Buhrmeister, P. Checchia, G. Zumerle), An 

electromagnetic calorimeter prototype modale using scintillating fibers immersed in a Bi-Pb 
Alloy, Nucl. Instrum. Meth., A225, 1984, pp. 51 8-. 

• (con H. Blumenfeld et alii), Construction And Test OfA Shower Calorimeter Prototype Con- 

sisting Of Scintillating Fibers Immersed In A Heavy Metal Alloy, Nucl. Instrum. Meth., 
A235, 1985, pp. 326-331. 

• (con C. Biino, G. Borreani, F. Marchetto, E. Menichetti), A Very Short Threshold Cherenkov 

Counter OperatedWith Freon At Atmospheric Pressure, Nucl. Instrum. Meth., A235, 1985, 
pp. 488-496. 

• (Annecy (LAPP), CERN, Genova, Lione, Oslo, Roma, Strasburgo, Torino, C. Baglin et 

alii), Upper limits ofthe proton magnetic form-factor in thè timelike regionfrom (anti)p-p^ 
e+e, at thè CERN ISR, Phys. Lett. B163, 1985, pp. 400-, 


1930 


Rosanna Cester 


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